Lo “squallido” Burioni

Ricercatori del CERN scoprono il Burione, la particella al cui passaggio le altre si fanno da parte intimorite. “Inizialmente pensavamo di intrappolare il Burione grazie a un potentissimo campo magnetico”, raccontano gli autori della straordinaria scoperta, “invece è bastato farlo parlare delle sue ex. Per quanto ne sappiamo, è ancora lì.”

Antonio Iannizzotto

Questo post non è una difesa di Burioni, è piuttosto un tentativo di capirlo e giustificare il suo squallore, così simile al nostro. Il passo essenziale consiste nel non associarlo alla Scienza ma agli scienziati.

La scienza è il nostro sapere più affidabile, tuttavia Il novecento ha portato alla luce almeno un paio di limiti:

1) la logica che adotta (induttiva) è inaffidabile. Rischia sempre di farle fare la fine del tacchino che per 364 giorni all’anno riceve un pasto mentre il 365 esimo, ovvero Natale, quando si presenta dal contadino per mangiare scopre di essere lui il pasto del contadino.

2) Il  suo metodo sperimentale è illusorio, puo’ verificare solo ipotesi prese in gruppo. Ovvero: quando crede di verificare una corrispondenza sta in realtà verificando una coerenza.

Morale: l’impresa scientifica non può dirsi né pienamente razionale, né pienamente sperimentale. Chi è in cerca di certezze per alimentare la sua tracotanza si affidi al senso comune, non alla scienza.

I limiti di cui sopra producono almeno tre conseguenze: 1) la scienza non si eleva mai oltre lo stato di “credenza“; 2) la scienza è una discussione infinita senza barriere all’entrata; 3) per avere le idee chiare su cosa sia meglio guardare alla sua storia e alla sua sociologia più che la sua metodologia.

Le tre conseguenze sono sintetizzabili in una parola: umiltà!

Se questo è vero, la divulgazione scientifica è tenuta ad esorcizzare due demoni su tutti: positivismo e relativismo.

Fortunatamente, la scienza è un’impresa collettiva, cosicché il suo spirito più autentico – aperto, tollerante, inclusivo – non deve necessariamente coincidere con quello degli scienziati impegnati in prima persona, spesso così inclini alla testardaggine, all’intolleranza e alla sicumera. A cominciare dall’esimio Galileo. Come mostrato da Paul Feyerabend, nel confronto con il suo inquisitore, San Bellarmino, è quest’ultimo – aperto, tollerante e ben disposto all’ascolto – ad incarnare al meglio lo spirito della scienza.

Sembra un paradosso ma si tratta di un corto circuito che ricorre anche altrove, pensate solo al  rapporto tra  mercato e imprenditore: il primo un ambiente aperto, flessibile e proteso verso concorrenza, il secondo animato da fede incrollabile che sogna di continuo extra-profitti monopolistici.

Tutta questa pappardella per spiegare il mio contenuto stupore di fronte agli spettacolini “squallidi” che certi rappresentanti della scienza come Burioni offrono a getto continuo sui social.

Cosi come Briatore è un ottimo imprenditore che con la sua tracotante avidità non giova all’immagine del libero mercato, Burioni è un buon medico che con la sua boria divulga più il suo spirito anti-scientifico che altro.

Che fare? La bacheca di Burioni in effetti è strapiena di troll e rintronati che meritano di essere sfanculati, ma occorre farlo in nome del senso comune, come facciamo tutti noi “squallidi comuni”, non della Scienza. Solo il primo possiede lo statuto di certezza che legittima l’operazione.

Qui l’ ultima terrificante performance dello “squallido”  che battibecca a suo modo con Simone Ragazzoni:

Risultati immagini per il burione

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