Una donna sbagliata

Dall’America non arrivano solo le icone del femminismo ma anche quelle dell’anti-femminismo, Camille Paglia si è battuta in solitudine per anni contro quello che definirei con un eufemismo “un ambiente accademico ostile”. Dall’omaggio che le rende Mark Bauerlein nell’articolo “Force of nature” traggo qualche spunto di meditazione.

 

Anni ottanta. La regola numero uno per i prof in carriera nei campus americani: mai accennare alla natura parlando di differenze tra i generi.

Incipit di  “Sexual Personae” (1990) della Paglia: “In principio era la natura”. Scandalo.

Ricordo di un’epoca con la sinistra in crisi: l’ala marxista tarpata dal crollo del muro, l’ala decostruzionista, almeno in America, tarpata dall’aver scoperto i libelli antisemiti del suo mentore principale, Paul de Man. Solo il femminismo era in piena salute. Si puntò tutto lì.

Tesi Paglia: la civiltà è stata eretta contro i nostri istinti di base, ovvero contro la natura.

La visione contraria è quella di Jean-Jacques Rousseau e William Wordsworth. Immaginavano la natura come consolatrice materna e gli individui nel loro stato primitivo come tanti “innocenti”.

Degni eredi di Rousseau: i liberal e le femministe, almeno quelle che pensano di poter espellere l’aggressività e la diseguaglianza dal mondo “raddrizzando” le teste come si raddrizzano le banane.

Paglia: tutta la grandezza umana è una sfida vincente alla natura… che pur tuttavia non sparisce mai del tutto da noi. Altrettanto “grande” è l’averne coscienza.

Decostruzionisti: la civiltà – lungi dall’essere la nostra grandezza – non è che soggiogamento e sorveglianza.

La provocazione di Paglia: le biologie di uomini e donne sono distinte e ci fanno reagire diversamente nelle varie situazioni. Il genere inizia nei nostri corpi ed è ben più radicato di un costrutto sociale.

Tesi: la donna, rispetto all’uomo, è più legata alla natura, più propensa ad accoglierla e ad accettarla.

Paglia si ispira ad Harold Bloom, il relatore della sua tesi di dottorato: la donna nasce da donna ma l’uomo nasce da donna e non si riprende mai da questo trauma. Tutta la sua vita è una reazione in cui risponde “proiettando” se stesso attraverso atti sessuali con donne o atti culturali con oggetti, costruendo chiese, componendo canzoni, conducendo esperimenti, scrivendo poesie, formando governi e dipingendo quadri. Tutti i generi di filosofia, scienza, arte, atletica e politica sono stati inventati dagli uomini.

Paglia: il fardello della natura cade più pesantemente su un sesso, ma non è possibile trascurare questo fatto fingendo che derivi dall’ingiustizia sociale.

L’errore del liberalismo sinistrorso: l’ ambizione di poter occultare le turbolenze che la natura produce in uomini e donne.

Paglia si unisce a  Sant’Agostino nel condannare la Grande Madre, ovvero la dea oscura della natura, il nemico più formidabile del cristianesimo.

L’entrata in campo della Paglia all’epoca fu uno shock. La tipica erudita attivista femminista era abile nell’esprimere disprezzo per tutto ciò che bollava come “sessista”,  ma non era abituata ad avere le proprie compiaciute certezze  sdegnosamente respinte dagli altri.

Editoriale del 1990: “Madonna. Finalmente, una vera femminista“. “Madonna espone il puritanesimo e l’ideologia soffocante del femminismo americano, che è bloccato in una modalità piagnona adolescenziale ….”.

Paglia sulle campagne contro lo stupro del 1991: un prodotto artificiale sfornato da femministe accademiche, noiose e stremate, oltre che da studenti viziati e benestanti”.

Sette editori hanno rifiutato Sexual Personae  prima che la Yale University Press lo accettasse. La carriera della Paglia si svolse sempre ai margini.

“La Dissidenza sessuale”, “Da Augustine a Wilde, da Freud a Foucault”, “Sodometrie”… gli studiosi della sessualità allora erano molto trasgressivi e scrivevano libri con titoli come questi. La svolta “conservatrice” della Paglia spiazzò molti.

Paglia si interessa al travestitismo. Sostiene che sorga nei momenti di collasso culturale: “siamo in una decadenza, come quella della Roma imperiale?”. E accusa le sue colleghe che ne parlano con il criptico linguaggio lacaniano dimenticandosi completamente la storia.

A proposito di linguaggi criptici, ecco Judith Butler Gender Trouble: Feminism and the Subversion of Identity): “… una volta che il tabù dell’incesto è soggetto alla critica di Foucault dell’ipotesi repressiva elaborata in “Storia della sessualità”, quella struttura proibitiva e giuridica viene mostrata sia per instillare l’eterosessualità obbligatoria all’interno di un’economia sessuale mascolina sia per consentire una sfida critica a quell’economia”. La reazione di Paglia: “Perché prendere sul serio gente che scrive in questo modo? E’ dilettantismo, non creatività…”.

Diana Fuss, un’altra femminista che parla ostrogoto su argomenti che non conosce bene come l’arte, la pubblicità e la cultura popolare.

I professori di letteratura nelle università americane all’inizio degli anni novanta secondo Paglia: “persone alla moda che credono che il mondo sia stato creato da Foucault nel 1969″.

Consiglio agli studenti: educatevi da soli, riscoprite il canone della tradizione letteraria, trascurate i vostri insegnanti “frignoni”.

Il vero punto di forza dei professori decostruzionisti: la politica accademica, in quel campo si sono rivelati veramente lungimiranti e hanno giocato molto bene la loro partita occupando tutti i posti e cooptando nel mondo universitario i loro adepti.

Risposta al femminismo accademico che insiste sull’omosessualità di Shakespeare (ma anche di Alessandro Magno e Eleonor Roosvelt): “chi promuove l’omosessualità di Shakespeare al solo fine di promuovere la propria agenda ideologica trascura il fatto che nessuna delle sue trentasette opere affronta l’omosessualità o allude ad essa in termini che non siano negativi”.

Il peggior crimine dell’ideologia femminista? Aver ridotto la storia delle donne a una litania di lamentele infiammatorie.

Per Paglia la donna è estranea al concetto di civiltà: “… se la civiltà fosse stata lasciata nelle mani delle donne, vivremmo ancora in capanne di erba”.

Contraddizione radical chic: quello sgomento snobistico misto a sdegno verso i valori religiosi della classe operaia, quella stessa classe che intendevano difendere. Una simile estraneità tra protetti e protettori non poteva che sfociare in un turbo-paternalismo lontano anni luce da qualsiasi valore liberale.

La religione per la non credente Paglia: “… non devi credere necessariamente in Dio, solo capire che la religione è “una poesia più alta”, la prima e fondamentale risposta alla bassezza della natura”. Al progressista manca il senso profondo del male.

I dogmi liberal: il genere è socialmente costruito, uomini e donne sono intercambiabili, la religione è oscurantismo, fare tabula rasa del passato, i docenti universitari  sono i nuovi saggi…

La difesa di quei dogmi contorti ha reso il liberalismo moderno più repressivo del cristianesimo conservatore, più inquisitore del puritanesimo.

Ricordiamo chi era Paglia: una professoressa d’ arte con la passione per il rock-and-roll, rumorosamente bisessuale, solidamente democratica, pro-pornografica che adorava la libera espressione. Insomma, era una “del gruppo”, veniva dalle facoltà giuste.

Paglia ha l’arte e la religione dalla sua parte, entrambe testimoniano di quel tumulto emotivo che sta al di sopra e al di sotto della politica. Cercare di annullarlo con la politica è una crociata vana, come vane sono le crociate contro la “tossicità mascolina“.

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