Non c’è vista senza punto di vista

I valori dello scienziato influenzano il lavoro scientifico? Mi interessa il caso degli economisti cosicché qui di seguito metto in fila alcuni spunti di riflessione, anche per scoprire se l’economia possa essere considerata una scienza.

***L'immagine può contenere: una o più persone, occhiali e primo piano

  1. Nelle università moderne gli economisti sono addestrati a pensare il loro lavoro come “wertfrei”, ovvero non inquinato dai valori (Heilbroner 1973: Economics as a Value‐Free Science).
  2. Questo rende tutto complicato poiché eventuali interferenze sono tacite e quindi difficile da rilevare in modo diretto.
  3. La mescolanza di fatti, teoria e valori sembrerebbe evidente nell’economista consigliere del politico (politica economica). Vedi Colander e Su, Huei‐Chun: Making Sense of Economists’ Positive‐Normative Distinction.
  4. Tuttavia, queste intuizioni non sembrano essere condivise dalla maggior parte degli economisti. La maggior parte degli economisti affermerebbe che il loro giudizio è basato sulla scienza, senza ricorso alcuno all’etica. (Lawson: Why are so Many Economists so Opposed to Methodology?).
  5. Spesso si discute e gli economisti vengono messi sul banco degli imputati come fossero dei moderni stregone ma la prova empirica di come la professione sia interessata da questo problema latita.
  6. C’è una correlazione tra le affermazioni scientifiche dell’economista e i suoi valori personali? Questa sarebbe una cosa molto interessante da sapere. Il sondaggio sembrerebbe l’unico strumento utile in casi del genere.
  7. Gli economisti ci appaiono spesso come alieni separati dalla gente comune, tendono a sottolineare l‘efficienza, mentre nella pratica quotidiana le persone enfatizzano l’equità (Rees: The Role of Fairness in Wage Determination).
  8. Le persone comuni non sembrano fidarsi troppo degli economisti, la loro reputazione non brilla granché (Zingales: Economic Experts versus Average Americans).
  9. Rispetto al cittadino medio gli economisti si preoccupano meno delle tradizioni, dell’ambiente e sono più proni all’interesse pubblico (welfare economic).
  10. Ma come possiamo definire i “valori”? I valori esprimono ciò che le persone credono sia buono e cattivo o ciò che credono che dovrebbe o non dovrebbe essere fatto. Nella psicologia sociale è ben stabilito quanto siano importanti i valori. I valori orientano anche l’interpretazione dell’informazione disponibile (Verplanken: Motivated Decision Making: Effects of Activation and Self‐centrality of Values on Choices and Behavior).
  11. Un esempio: alcuni potrebbero vedere la libertà di scegliere e il perseguimento di un interesse personale illuminato come la pietra angolare del funzionamento del capitalismo. Altri potrebbero invece vedere l’interesse personale come una causa di fallimento del mercato.
  12. Gli economisti del passato, come Mill e Senior, hanno fatto una distinzione tra l’arte e la scienza dell’economia politica riconoscendo che la scienza dell’economia non ti fornisce una guida sufficiente per dare consigli ai politici (Senior: An Outline of the Science of Political Economy).
  13. L’ ipotesi della  neutralità dello scienziato si basa sul fatto che gli economisti hanno accesso oggettivo al mondo empirico attraverso la loro esperienza sensoriale esattamente come gli altri scienziati. Cio’ consentirebbe di separare fatti e valori (ghigliottina di Hume).
  14. Questo approccio è stato respinto da Kuhn (La struttura delle rivoluzioni scientifiche). Sosteneva che il mondo empirico può essere conosciuto solo attraverso il filtro di una teoria; i fatti sul mondo reale sono quindi sempre “carichi” di teoria. Le visioni del mondo influenzano il paradigma con cui si lavora e i giudizi di valore sono strettamente associati alla propria visione del mondo.
  15. Per Boulding la conoscenza delle scienze sociali è una parte essenziale del sistema sociale stesso (Economics as a Moral Science).
  16. I valori dell’economista potrebbero “inquinare” i suoi giudizi nel merito ma anche e soprattutto i principi metodologici prescelti a monte dell’indagine, ovvero il modo di svolgere la propria professione. Per esempio, uno potrebbe concentrarsi sui suoi interessi di carriera oppure  servire l’interesse pubblico della scienza. Una forma di egocentrismo di casta potrebbe supportare una visione dell’economia come “regina delle scienze sociali”.
  17. Vediamo di chiarire con un esempio. Nel bel mezzo della recente crisi Krugman (How did Economists get it so Wrong?) ha accusato i chicagoani di aver diffuso i semi della crisi rendendo l’economia una scienza bella ma irrilevante. Avevano scambiato la bellezza matematica con la verità. Il dibattito che ne è seguito – soprattutto con Cochrane (How did Paul Krugman get it so Wrong?) – ha messo sul banco degli imputati il metodo friedmaniano (The Methodology of Positive Economics) che concepiva l’economia come mero strumento da giudicare solo in base ai risultati trascurando ogni giudizio sulle ipotesi di partenza (es: egoismo umano, razionalità dell’agente…).
  18. C’è chi ha sostenuto che l’approccio strumentalista di Friedman precluda una seria ricerca sulla validità delle ipotesi di partenza (“perché guardare sotto il cofano?”), un’ operazione mai presa in considerazione da nessuna delle scienze tradizionali (Hausman: Why Look under the Hood. The Philosophy of Economics).
  19. Una seconda e diversa critica è espressa da Coase che osserva che il saggio di Friedman non è tanto una teoria positiva, ma una teoria normativa: non come gli economisti operano ma come dovrebbero operare (How Should Economists Choose?).
  20. John Maynard Keynes una volta affermò che “L’economia è una scienza che si esprime con modelli rigorosi ma anche l’arte di scegliere il modello più appropriato per il contesto che si sta valutando”. Questa unione di scienza e arte potremmo denominarla “disciplina”, un po’ come la teologia. E’ chiaro che nelle discipline i valori hanno un ruolo.
  21. Sono stati in effetti realizzati dei sondaggi presso gli economisti per capire se ci fosse un nesso tra valori (carriera, interesse pubblico, rigore scientifico…) e alcune scelte riguardanti le policy e la metodologia (Van Dalen: Values of Economists Matter in the Art and Science of Economics).
  22. I valori personali risultano correlati a talune affermazioni che vengono considerate “scientifiche” (è solo nelle questioni di politica monetaria che i valori non sembrano avere molta importanza). Viene quindi confermato il detto di Myrdal: “non c’è vista senza punto di vista”.
  23. Un esempio per quanto riguarda il nesso valori-metodologia: gli economisti più votati al successo carrieristico e quindi predittivo hanno maggiori probabilità di adottare lo strumentalismo e di pensare il mondo in termini di efficienza, razionalità e competizione, credendo che la conoscenza economica sia oggettiva. Insomma, sono dei positivisti friedmaniani.
  24. Altro esempio: le economiste donne sono meno convinte dalle soluzioni di mercato e hanno più fiducia nello stato. Sono anche i soggetti che mettono al centro dei loro valori l’interesse pubblico.

Una lettura consigliata su questi argomenti: Values of Economists Matter in the Art and Science of Economics di Hendrik P. van Dalen

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