FAQ Anarchia

L’anarchismo è la dottrina secondo cui tutte le forme di governo sono oppressive e non necessarie.

Problema: due anarchici potrebbero non concordare su nulla ma mantenere il loro pensiero compatibile con la definizione di anarchismo. Per questo la definizione di cui sopra è corretta ma praticamente inservibile.

Perché dobbiamo prendere sul serio gli anarchici? Bè, solo nel XX secolo, gli stati hanno assassinato ben oltre 100.000.000 di esseri umani, sia in guerra, campi di concentramento o carestie provocate dall’uomo. Una volta sorti, gli stati, permisero a una classe dominante di vivere al di fuori del lavoro della massa della gente comune.

Forse lo stato è un male necessario che non possiamo eliminare. Ma forse è piuttosto un male inutile che accettiamo per inerzia quando un sistema alternativo costituirebbe un grande miglioramento.

Sgombriamo il campo dai soliti equivoci. Gli anarchici si oppongono semplicemente al governo, non all’ordine o alla società. “La libertà è la madre, non la figlia dell’ordine” scrisse Proudhon.  E’ vero, c’è un filone anti-intellettuale nell’anarchismo che favorisce il caos e la distruzione come un fine-in-sé, ma è un filone marginale.

Famiglia, proprietà e religione. Per alcuni anarchici, sono solo altre forme di oppressione e dominazione. Per altri ancora, sono le istituzioni intermedie vitali che ci proteggono dallo stato.

Anarchici di sinistra. Comprende anarco-socialisti, anarco-sindacalisti e anarco-comunisti. Credono che in una società anarchica, le persone o dovrebbero o dovrebbero abbandonare la proprietà privata. Il sistema economico sarebbe organizzato attorno a cooperative di lavoratori. Un valore chiave in questa linea di pensiero anarchico è l’egualitarismo.

Anarchici di destra.  Altrimenti noti come “anarco-capitalismo”. Credono che la proprietà privata sia il criterio per affrontare qualsiasi problema sociale. Nessun anarco-capitalista nega legittimità alle cooperative, purché convivano con altre forme di proprietà. L’anarco-capitalista esalta la giustizia e non dà alcun peso all’eguaglianza.

Gli anarchici socialisti hanno sempre pensato di essere gli unici titolari del pensiero autenticamente anarchico. Carl Landauer: come si puo’ mantenere la proprietà privata senza tribunali o polizia? In realtà, già in quell’epoca (1959), autori come Tucker e Spooner scrivevano sulla capacità del mercato di fornire spontaneamente servizi legali e di protezione.

Libertarismo. In Europa nel diciannovesimo secolo, il libertarismo era un eufemismo popolare per l’anarchismo di sinistra. Dopo la seconda guerra mondiale, specie negli USA, molti intellettuali vicini all’idea del libero mercato ma in opposizione anche al conservatorismo tradizionale cercavano un’etichetta per descrivere la loro posizione e alla fine sceglievano “libertarismo”. Al momento attuale, l’uso americano ha sostanzialmente preso il sopravvento nella teoria politica accademica. Successivamente, alcuni libertari hanno adottato il termine “anarco-capitalismo” per differenziarsi dal libertarismo più moderato.

Anarchici e socialisti.  C’è stata una lunga relazione storica tra i socialisti più ortodossi che sostengono un governo socialista e i socialisti anarchici che desiderano una sorta di socialismo decentrato e volontario. Entrambi i gruppi vogliono limitare o abolire severamente la proprietà privata. I secondi, come ho detto, escludono qualsiasi ruolo di governo.

Marx vs Bakunin.  Gli anarchici socialisti e i socialisti di stato concordano che una società egualitaria è desiderabile, ma si accusano a vicenda di proporre mezzi inefficaci per raggiungerla. Ma c’è anche una questione di valori:  gli anarchici socialisti sottolineano la necessità di autonomia e i mali dell’autoritarismo, mentre i socialisti tradizionali hanno spesso sminuito tali preoccupazioni come “borghesi”.

Anarchismo anti-socialista, qualche nome “storico”. In GB  Auberon Herbert e Herbert Spencer. USA: Josiah Warren, Lysander Spooner e Benjamin Tucker. Come si vede, la parte del leone la fa il milieu anglosassone.

Ma la geografia non è tutto.  L’anarchico francese Proudhon e il tedesco Max Stirner hanno entrambi abbracciato forme modificate di individualismo. Noam Chomsky e Murray Bookchin, due dei più influenti teorici del moderno anarchismo di sinistra, risiedono entrambi negli Stati Uniti.

Anarchici storici della sinistra: Mikhail Bakunin e Peter Kropotkin. Moderni: Emma Goldman, Murray Bookchin e Noam Chomsky. Pierre Proudhon è in una posizione ambigua, specie per la sua difesa dell’eredità  e la sua enfasi sul genuino antagonismo tra potere statale e diritti di proprietà privata.

L’anarco-capitalismo è molto più recente, nasce nella seconda metà del XX secolo. I due nomi principali: Murray Rothbard e David Friedman. Per “padri adottivi” si sono scelti Benjamin Tucker e Lysander Spooner, anche se si tratta di un’adozione contestata a sinistra.

Come funziona l’anarchismo di sinistra? Due visioni. Ci sono alcuni che immaginano di tornare a un modo di organizzazione sociale preindustriale. Altri sembrano intenzionati a mantenere la tecnologia e la civiltà moderne.

Anarco-sindacalismo: trasformare le imprese in cooperative di lavoratori. Non è chiaro come il sindacalista intenda organizzare l’assistenza egualitaria ai bisognosi o la fornitura di beni pubblici. Qualcuno suggerisce che le aziende eleggerebbero rappresentanti per una più ampia organizzazione  di meta-impresa.

Tom Wetzel è di parere diverso. Per lui l’obbiettivo dell’anarco-sindacalismo è la creazione di una struttura democratica dominante, piuttosto che una moltitudine di democrazie non coordinate e centrate sulle imprese.  L’autogestione dei lavoratori richiede strutture di controllo democratico (diretto) sulla produzione sociale e gli affari pubblici in generale. Non deve esserci concorrenza ma coordinamento democratico.

Molti osserverebbero che non c’è nulla di anarchico nel modello Wetzel, si adatta facilmente alla tradizione ortodossa statale-socialista. Probabilmente Bakunin avrebbe ridicolizzato idee come quella di Wetzel come socialismo marxista autoritario sotto mentite spoglie. Ma forse, forzando un po’ la terminologia, quel che gli anarco-sindacalisti storici stavano proponendo non era tanto l’eliminazione del governo ma la sua radicale democratizzazione. In questo senso non erano veri anarchici.

Ronald Fraser, quando descrive l’ideologia degli anarchici spagnoli (storicamente il più grande movimento anarchico europeo), sembra descrivere una realtà differente. L’abolizione del governo era il dogma. Le imprese dovevano essere trasformate in cooperative. La concorrenza veniva smussata dall’imperativo morale e dal fatto che le imprese dovevano essere meno specializzate. Le conseguenze di questa idea si videro nella rivoluzione di Barcellona del 1936; la produzione capitalista e le relazioni di mercato continuarono ad esistere nell’industria collettivizzata. L’economista Roger A. McCain ha esplorato il socialismo di gilda, qualcosa di simile alla Barcellona anarchica.

Kropotkin “Legge e autorità”. La fonte di ispirazione sono le società primitive che vivevano  secondo leggi consuetudinarie sostenute dalla pressione sociale. Per lui  i crimini violenti sono in realtà causati dalla povertà e dalla disuguaglianza create dalla legge imposta dall’alto. Inoltre, gli sforzi per gestirlo attraverso canali legali sono futili. Perché? Perché la punizione non ha alcun effetto sul crimine. Il criminale va curato, non punito.

Restano comunque molti misteri.  I dissidenti che disprezzano tutte le forme di vita comunitaria sono  autorizzati a creare le proprie società separate e inegualitarie? Qualcuno ha detto che i piccoli agricoltori e simili non sarebbero stati collettivamente forzati, ma si è sempre restati sul vago.

Gli anarco-capitalisti sono economisti accademici, quindi nella loro opera i dettagli abbondano. Considerano che la loro visione sia semplicemente una versione leggermente più estrema del libertarismo proposto ad es. da Robert Nozick.

I cosiddetti “minarchi” (Nozick) hanno sostenuto che il governo deve limitarsi alla protezione degli individui e della loro proprietà privata contro l’invasione fisica; di conseguenza fornirà solo polizia, tribunali, un codice legale e difesa nazionale.

Gli anarco-capitalisti tengono in grande considerazione economisti classici come Adam Smith, David Hume e Jean-Baptiste Say, nonché economisti più moderni come Joseph Schumpeter, Ludwig von Mises , FA Hayek, Milton Friedman, George Stigler e James Buchanan. Il problema con questi economisti, affermano gli anarco-capitalisti, non è che difendono il libero mercato, ma semplicemente non applicano le loro idee fino in fondo e in modo coerente.

[… Anche a sinistra non c’è un disprezzo unanime per gli economisti del libero mercato. Noam Chomsky in particolare ha ripetutamente elogiato alcune delle intuizioni politiche di Adam Smith e anche Peter Kropotkin ha avuto cose positive da dire su Smith come scienziato sociale e moralista…]

L’anarco-capitalista immagina che i servizi di polizia potrebbero essere venduti da imprese liberamente competitive; che emergerebbe un sistema giudiziario per arbitrare pacificamente le controversie tra imprese; e un codice giuridico ragionevole potrebbe essere sviluppato attraverso abitudini, precedenti e contratti. Fa notare che una grande quantità di legge moderna (come la legge anglo-americana) ha la sua origine non nei Parlamenti ma nelle decisioni decentralizzate dei giudici.

L’anarco-capitalista di solito si ispira alle guardie di sicurezza private, ai resort recintati, all’arbitrato e alla mediazione, nonché alle altre  dimostrazioni della capacità del mercato libero di fornire servizi normalmente considerati un monopolio del governo. Questi servizi di polizia istituirebbero quindi delle reti per gestire pacificamente le controversie tra i membri delle rispettive agenzie. In alternativa, i servizi di polizia potrebbero essere “raggruppati” con i servizi di alloggio, proprio come i proprietari spesso abbinano acqua e energia con alloggi in affitto. Poiché la guerra è troppo costosa l’accordo diventa l’unica alternativa.

Forse il modo migliore per capire perché l’anarco-capitalismo sarebbe molto più pacifico del nostro attuale sistema è per analogia. Consideriamo il nostro mondo come sarebbe se il costo di trasferirsi da un paese all’altro fosse zero, se tutti vivessero in una casa mobile e parlassero la stessa lingua: un giorno il presidente della Francia annuncia che a causa di problemi con i paesi limitrofi, vengono imposte nuove tasse militari e la coscrizione inizierà a breve. La Francia si troverà presto  a governare un paesaggio pacifico ma vuoto.

Anarco-capitalismo e mafia. La mafia non può che prosperare nella nicchia del mercato artificiale creata dal divieto di alcol, droghe, prostituzione, gioco d’azzardo e altri “crimini senza vittima”. La loro competenza consiste nel vivere nell’illegalità, per questo spesso delinquono. Le bande mafiose a volte si uccidono tra loro ma i proprietari di negozi di liquori generalmente no.

Il modo di rapportarsi al crimine non rappresenta un problema, a differenza di alcuni anarchici di sinistra, l’anarco-capitalista non ha obiezioni a punire i criminali; e trova la tesi del primo che la punizione non scoraggia il crimine come il culmine dell’ingenuità. Un criminale condannato dovrebbe il risarcimento alla vittima, e sarebbe costretto a lavorare fino a quando non ripagherà il suo debito.

Probabilmente la principale divisione tra gli anarco-capitalisti deriva dalle apparenti differenze tra l’anarchismo di Rothbard incentrato sulla legge naturale e l’approccio più economistico di David Friedman. Rothbard pone l’accento sulla necessità di un codice giuridico libertario mentre Friedman si concentra sulla possibilità di pluralismo di sistemi legali coesistenti.

L’anarco-capitalismo “contiene” l’anarco-sindacalismo.  In teoria, una società “anarco-capitalista” potrebbe essere costituita solo di cooperative, purché queste associazioni siano formate volontariamente. L’anarco-capitalista semplicemente dubita, a causa della loro inefficienza, che sarebbero molto diffuse.

Quali sono le critiche rivolete al pensiero anarchico? La critica più comune, condivisa da tutta la gamma di critici (da Thomas Hobbes, a Friedrich Engels e Ludwig von Mises), è fondamentalmente che l’anarchismo degenererebbe rapidamente in una caotica guerra hobbesiana di tutti contro tutti: una società anarchica non è mai esistita se non tra i “selvaggi”.

Gli anarchici di sinistra contro-obietteranno che queste critiche si basano su presupposti culturali contingenti derivanti da un’economia competitiva che fomenta le diseguaglianze. Contesterebbero l’affermazione che la guerra è lo stato naturale degli esseri umani non governati; per l’essere umano, come molte altre specie di animali, la cooperazione è più comune, naturale e probabile.

L’anarco-capitalista direbbe di essere frainteso: lui crede che la polizia e le leggi siano necessarie e desiderabili e si limita a sostenere che potrebbero essere fornite dal libero mercato piuttosto che dal governo. Più fondamentalmente, dubita delle basi teoriche dell’argomento di Hobbes, poiché ignora la probabilità che individui o imprese aggressivi possano tenere conto delle ritorsioni che potrebbero provocare. Nel “gioco” della guerra la pace sarebbe la strategia dominante.

Marx vs Bakunin. Mentre i marxisti-leninisti talvolta collaboravano con gli anarchici durante le prime fasi delle rivoluzioni russa e spagnola, la lotta violenta tra loro era la regola piuttosto che l’eccezione.

Mentre lo sviluppo del socialismo secondo Marx doveva seguire un suo “corso naturale” dal punto di vista storico e avere presupposti ben precisi, gli anarchici credevano erroneamente che potesse essere creato solo con la forza della volontà. Questa differenza, probabilmente, oggi è solo di interesse storico, alla luce della grossolana imprecisione nelle previsioni marxiste.

Marx ha ridicolizzato l’affermazione di Bakunin che un governo socialista sarebbe diventato un nuovo dispotismo da parte degli intellettuali socialisti. Ma qui Bakunin è stato profetico: la “dittatura del proletariato” marxista divenne rapidamente una spietata “dittatura sul proletariato”.

Bakunin sosteneva che che il capitalista ha il suo capitale solo per la grazia dello stato: il capitalismo andrà a fuoco di se stesso una volta abbattuto lo stato. Per i marxisti, al contrario, abolire il capitale, concentrare i mezzi di produzione nelle mani di pochi manderà gambe all’aria lo stato.

Anche la relazione tra miniarchi e anarco-capitalisti degenerò in scontri. Il primo attacco può essere trovato nel saggio di Ayn Rand “The Nature of Government”: il rapporto tra le imprese di polizia anarco-capitaliste si sarebbero trasformato in guerra non appena si fosse aperta una disputa seria.

Altra accusa di Ayn Rand agli anarchici di destra:  l’anarco-capitalismo è l’espressione di un’epistemologia soggettivista  che avrebbe permesso a ciascuna persona di decidere autonomamente se l’uso della forza fisica fosse giustificato o meno.

Risposta di Roy Childs ad Ayn Rand:  un individuo potrebbe essere razionale o irrazionale nel suo giudizio, proprio come potrebbe esserlo un governo.

Critica di Robert Nozick agli anarchici di destra. Nozick sosteneva che la fornitura di servizi di polizia e legali erano un monopolio naturale e che come tali sarebbero emersi dai tipici processi di mano invisibile. Nozick ha affermato che l’agenzia di protezione dominante in una regione potrebbe legittimamente vietare la concorrenza e diventare così uno “stato minimo”. Ma a questo punto, sarebbe obbligata a risarcire in natura i consumatori a cui ha vietato l’acquisto di servizi in concorrenza dando loro accesso gratuito alla propria polizia e ai propri servizi legali. Nessuno di questi passaggi, secondo Nozick, viola i diritti libertari.

Risposta anarco-capitalista: per cominciare, nessuno stato è emerso nel modo descritto da Nozick, quindi tutti gli stati esistenti sono illegittimi e meritano l’abolizione. In secondo luogo, gli anarco-capitalisti contestano l’ipotesi secondo cui la difesa sia un monopolio naturale, osservando che le moderne guardie di sicurezza e le imprese di arbitrato sono estremamente decentralizzate e competitive. Infine, respingono il principio di indennizzo di Nozick come eccezione assurda.

Critiche da destra all’anarchismo. Vedi autori come Edmund Burke, Russell Kirk ed Ernest van den Haag (è interessante notare che gli studiosi di Burke stiano ancora discutendo se il libello quasi anarchico “A Vindication of Natural Society” di Burke sia stato un lavoro serio o una satira sottile).

Burke probabilmente direbbe che gli anarchici attribuiscono troppa fiducia alla loro ragione imperfetta e non abbastanza alla saggezza accumulata della tradizione. Il probabile risultato di ogni tentativo di realizzare i principi anarchici sarebbe un breve periodo di zelo rivoluzionario, seguito dal caos e dalla disgregazione sociale derivanti dall’impraticabilità delle politiche rivoluzionarie, e infine da un brutale dittatore.

Molti anarchici accettano di fatto la critica di Burke alla rivoluzione violenta, motivo per cui favoriscono il gradualismo dell’educazione e la protesta nonviolenta. Bakunin: sono sempre gli individui assetati di potere che favoriscono la rivoluzione violenta come una via pratica al potere assoluto a cui anelano.

Il disaccordo con Burke.  Molte forme di sofferenza derivano dalla cieca adesione alla tradizione; e il pensiero razionale ha innescato innumerevoli miglioramenti nella società umana sin dal declino del dispotismo tradizionale. Inoltre, gli anarchici non propongono di abolire le tradizioni preziose, ma semplicemente richiedono la prova che particolari tradizioni siano preziose. Inoltre, per lo stato difendere la tradizione significa strangolare il processo competitivo che tende a rendere la tradizione ragionevole. Come spiega Vincent Cook: “È proprio perché la saggezza deve essere accumulata in passi incrementali che non può essere pianificata centralmente da nessuna singola autorità politica o religiosa.

La critica di Russell Kirk ai libertari: primo, negano l’esistenza di un “ordine morale trascendente”. Secondo, l’ordine viene prima della libertà, e la libertà è possibile solo dopo che il governo ha stabilito un ordine costituzionale. In terzo luogo, i libertari ritengono che l’interesse personale sia l’unico legame sociale possibile.  Quarto, i libertari presumono erroneamente che gli esseri umani siano naturalmente buoni. In quinto luogo, il libertario attacca scioccamente lo stato in quanto tale, piuttosto che semplicemente i suoi abusi.

Il disaccordo con Kirk. Si sottolineava che c’erano stati anarchici sia religiosi che non religiosi;  inoltre, molti anarchici non religiosi continuano ad abbracciare l’oggettivismo morale (in particolare gli anarchici nella più ampia tradizione della legge naturale). La maggior parte degli anarchici, poi, negherebbe di rendere l’interesse personale l’unico possibile legame sociale. Quanto all’ordine, gli anarco-capitalisti probabilmente indirizzerebbero Kirk ai teorici dell’ “ordine spontaneo” come Hayek, Hume, Smith e persino Edmund Burke stesso.

Un’altra critica all’anarchismo, quella “per assurdo”. Pper molti critici l’anarchismo è assurdo perché viviamo già in un mondo anarchico: i governi governano perché hanno la forza di mantenere il loro potere.

Replica. Una cosa è sostenere che l’anarchia porterebbe alla regola dal più forte; questa è un’affermazione causale sui probabili risultati del tentativo di creare una società anarchica. Un’altra cosa è sostenere che l’anarchia significhi il dominio del più forte.

Una variante della critica “per assurdo” viene rivolta spesso agli anarco-capitalisti: se le agenzie di protezione concorrenti potessero impedire la creazione di un’impresa abusiva e dominante, perché non lo fanno ora? Se la cosa funzionasse, funzionerebbe già ora e non avremmo lo stato.

Risposta 1. Gli anarco-capitalisti stanno pensando a una società in cui la maggior parte delle persone condanni l’esistenza di un tale monopolista. Una cosa è sopprimere una “società criminale” quando è condannata dall’opinione pubblica, un’altra cosa sopprimere lo stato quando l’istituzione gode del sostegno schiacciante della popolazione. Quando una classe dirigente perde la fiducia nella propria legittimità – dall’Ancien Régime in Francia al Partito comunista in Unione Sovietica – diventa vulnerabile e debole.

Risposta 2. La critica ignora la possibilità di equilibri multipli: se tutti guidano sul lato destro della strada, i tentativi isolati di passare a sinistra saranno pericolosi e probabilmente fallimentari. Ma se tutti guidano sul lato sinistro della strada, lo stesso pericolo esiste ma rovesciato.

*** Altri anarchici 

Ci sono anarchici di altro tipo? Sì: per alcuni, “anarchico” è solo una dichiarazione di ribellione contro regole e autorità di qualsiasi tipo. Questa sorta di anarchismo è più un atteggiamento emotivo, un sentimento. C’è poco da spiegare. Max Stirner è un rappresentante di questa corrente “emotiva”.

Per l’anarchico emotivo, l’opposizione allo stato è solo un caso speciale della sua opposizione a quasi tutto: alla famiglia, all’arte tradizionale, alla cultura borghese, alle persone di mezza età, alla monarchia britannica, ecc.

Una sottospecie dell’anarchia emotiva e l’anarchia nichilista. Gli anarco-nichilisti combinano l’opposizione a tutto campo dell’emotivo con una teoria morale ed epistemologica particolare.

C’è poi l’anarchismo morale. L’anarchismo di questo tipo è una sorta di sogno ideale, bello e stimolante da contemplare mentre perseguiamo obiettivi più concreti. Si tratta di un pensiero frammentario che evita i sistemi. Spesso si concentra sull’azione e disapprova la teorizzazione.

Ci sono poi gli “anarchici filosofici”, che vedono poche implicazioni pratiche della loro posizione intellettuale. Per l’anarchico filosofico la persona razionale non può e non deve offrire la cieca obbedienza all’autorità che i governi spesso sembrano esigere; ma questa intuizione non deve scatenare alcuna azione politica se i decreti del proprio governo non sono insolitamente immorali. Esponente: Paul Wolf.

Ci sono poi gli anarco-cristiani alla Leone Tolstoj. Attingendo ai temi dei vangeli della non violenza e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, questi anarchici condannano il governo come contrario all’insegnamento cristiano. Sono non violenti e contrari alla guerra (Tolstoj: “Patriottismo o Pace”).

Frattaglie anarchiche a sinistra. Esiste una fazione di femministe, che si definisce “anarcofemminista”. I movimenti verdi e ambientalisti hanno ali anarchiche che fondono l’opposizione allo stato e la difesa dell’ambiente. Il loro teorico principale è probabilmente Murray Bookchin.

Ma perché l’anarchismo è giusto? Un argomento popolare a sinistra è che l’anarchismo è l’unico modo per realizzare il vero socialismo. Il socialismo di stato non è in grado di stabilire un’uguaglianza effettiva.

A destra si dice invece che solo sotto l’anarco-capitalismo possono essere pienamente rispettati i diritti di Locke così fortemente sostenuti anche dai libertari più moderati. Per Rothbard l‘affermazione del governo di difendere la proprietà privata è ironica, perché pretende di farlo con la coercizione unilaterale proprio contro la proprietà privata, nota come tassazione. David Frieman, per contro, non ama l’appello ai diritti naturali di Locke, e si assume invece il compito di di dimostrare che il caso pragmatico fatto da Adam Smith regge anche per i “servizi pericolosi” (difesa, polizia, tribunali…).

Lysander Spooner, Benjamin Tucker e Proudhon hanno sostenuto che l’anarchismo azzererebbe gli interessi e la rendita attraverso la libera concorrenza. Dal loro punto di vista, solo il reddito da lavoro è legittimo.

Un’intuizione morale di base che probabilmente gli anarchici di tutte le specie condividono è che nessuno ha il diritto di governare un’altra persona. A sinistra però questa relazione di dominio viene vista anche tra datore di lavoro/lavoratore.

Diatribe tra anarchici. Senza dubbio, il dibattito più ripetuto tra gli anarchici moderni è combattuto tra gli anarchici di sinistra e gli anarco-capitalisti dall’altra. Questi ultimi si dividono tra chi ha un approccio più economicista e chi invece punta sui diritti naturali.

Il dibattito più ozioso è quello che viene tenuto a suon di “non sei veramente un anarchico”, perché gli anarchici devono favorire l’abolizione della proprietà privata, o dell’ateismo, o del cristianesimo, ecc. Spesso il dibattito è viziato anche da gaffe. Esempio, molti “padri riconosciuti”, come l’anticomunista viscerale Proudhon, erano ardentemente a favore di privati proprietà, semplicemente credevano che alcuni tipi di proprietà esistenti fossero illegittimi (monopoli garantiti dallo stato), senza opporsi però alla proprietà privata in quanto tale. La cosa puo’ sorprendere chi si ferma alla famosa dichiarazione “la proprietà è un furto”.

Un dibattito più fruttuoso è quello che affronta chi sostiene che l’anarchismo avversario sarebbe instabile e portare alla rapida riemergenza del governo. Esempio: gli anarchici di sinistra sostengono spesso che le imprese di difesa immaginate dagli anarco-capitalisti sarebbero in guerra tra loro fino a quando non ne uscirà il nuovo governo (Noam Chomsky). Gli anarchici di destra rispondono come già abbiamo visto: 1) chi massimizza il profitto evita la guerra e 2) colludere è difficile.

Gli anarco-capitalisti, da parte loro, accusano gli anarchici di sinistra di voler imporre una visione comunitaria a tutti; poiché non tutti aderiranno volontariamente, sarà necessario un governo autoritario. La sinistra risponde che 1) nascerà l’uomo nuovo, 2) i dissenzienti avrebbero il diritto di non entrare nelle cooperative, purché non sfruttino il loro prossimo 

Altra diatriba. Gli anarchici di sinistra hanno sostenuto che se i lavoratori potessero decidere se andare sotto padrone o in una cooperativa di lavoratori, opterebbero per la seconda alternativa.

Per gli anarco-capitalisti funziona esattamente al contrario: cosa è una cooperativa di lavoratori se non un’impresa di proprietà dei lavoratori in cui gli operai detengono congiuntamente tutte le azioni? Ora questo è un portafoglio particolarmente irrazionale che prima o poi salterà in aria. Avrebbe molto più senso per i lavoratori scambiare le proprie azioni nella propria impresa con azioni in altre imprese al fine di assicurarsi contro il rischio. Pertanto, un lavoratore razionale venderebbe le sue quote della cooperativa per migliorare il suo portafoglio. Il risultato finale sarà probabilmente la forma standard di organizzazione capitalista. Ma c’è di più. I lavoratori considererebbero il loro lavoro come una sorta di diritto di proprietà e si rifiuterebbero di assumere nuovi lavoratori a parità di condizioni, perché così facendo diluirebbero le loro quote nei profitti dell’impresa con i lavoratori entranti. Si creerebbero due o più caste di lavoratori. Esempio, vediamo cosa succede nelle società esistenti “controllate dai lavoratori” come gli studi legali: normalmente consistono in due livelli di lavoratori, uno dei quali lavora e possiede l’impresa (“i partner”), mentre i restanti sono semplicemente dipendenti (“i soci”).

Per l’anarchico di sinistra, la società immaginata dagli anarco-capitalisti spesso sembra molto peggiore di quella che abbiamo ora. Perché è proprio alla disuguaglianza, allo sfruttamento e alla tirannia del capitalismo moderno che si oppongono. Gli anarchici di sinistra identificano spesso l’anarco-capitalismo con il darwinismo sociale e persino con il fascismo, sostenendo che l’idea crudele di “sopravvivenza del più adatto” è alla base di tutto.

L’anarco-capitalista, a sua volta, spesso sospetta che il mondo anarchico di sinistra sarebbe peggiore del mondo di oggi. L’anarco-capitalista sospetta che l’anarchico di sinistra non si accontenti di chiedere libertà per adottare il suo stile di vita (in effeti già lo possiede) ma lo voglia imporre a tutti.

Il problema dei beni pubblici. Il cosiddetto problema dei “beni pubblici” è sicuramente il più frequentemente espresso quando si intende perorare la necessità di un governo. Come rispondono i diversi anarchici?

Gli anarco-capitalisti, che vengono dalla tradizione neo-classica, hanno spesso molta familiarità con questa linea di pensiero e passano molto tempo a cercare di confutarla; gli anarchici di sinistra sono generalmente meno interessati, ma è comunque utile vedere come anche l’anarchico di sinistra ha le sue risposte.

Argomento dei beni pubblici: presumibilmente, esistono servizi importanti, come la difesa nazionale, che va a vantaggio di tutti (non escludibilità). Il risultato è che gli agenti opportunisti potrebbero rifiutarsi di contribuire, portando al disastro. L’unico modo per risolvere questo problema è quello di realizzare una raccolta forzosa di fondi. Affinché questa coercizione funzioni, deve essere monopolizzata da una singola agenzia, lo stato.

Di solito si considerano beni pubblici la difesa nazionale, la polizia, le strade, l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo, la ricerca scientifica e molti altri beni e servizi. La caratteristica essenziale dei beni pubblici è la “non escludibilità”; poiché i benefici non possono essere limitati ai contributori, non vi è alcun incentivo a contribuire.

Prima risposta. Semplicemente non è vero che le persone agiscono sempre nel loro stretto interesse personale. La carità esiste, e non c’è motivo di pensare che l’impulso caritatevole non possa essere coltivato per gestire volontariamente i problemi dei beni pubblici. Rinvio a Social Contract, Free Ride di Anthony de Jasay. In breve, gran parte del problema dei beni pubblici nasce da assunzioni irrealistiche degli economisti sulla natura umana. Gli anarchici sarebbero sicuramente in disaccordo tra loro su tale natura, ma quasi tutti sarebbero d’accordo sul fatto che il carattere umano contenga di più dell’ossessione per il proprio interesse personale.

Molti economisti hanno testato sperimentalmente le previsioni della teoria dei beni pubblici. Il risultato quasi universale è che la previsione centrale della teoria dei beni pubblici è totalmente falsa. Mentre il livello dei contributi raramente eguaglia il livello Pareto-ottimale, non si avvicina nemmeno al livello di dalla teoria dei beni pubblici. Ci si attesta su livelli pari al 40/60% (Douglas Davis e Charles Holt).

Seconda risposta. Non è vero che il governo sia l’unico modo per gestire i problemi dei beni pubblici e delle esternalità. Perché una comunità anarchica di sinistra o una compagnia di polizia anarco-capitalista non potrebbe fare altrettanto? Gli anarco-capitalisti sottolineano come il mercato potrebbe prendere il controllo dei servizi governativi – in effetti, i centri commerciali e le comunità chiuse mostrano come le strade, la sicurezza e le esternalità possono essere gestite dal contratto piuttosto che dalla coercizione.

Terza risposta: privatizzare. Gli anarco-capitalisti metterebbero in evidenza che un gran numero di presunti “beni pubblici” ed “esternalità” potrebbero facilmente essere gestiti privatamente da imprese a fini di lucro se solo il governo si limitasse a definire i diritti di proprietà. Se certi allevatori brucano eccessivamente i beni comuni, perché non privatizzare i beni comuni? Se i pescatori spopolano gli oceani, perché non privatizzarlo battendo all’asta il diritto a pescare in certe zone? E perché la scuola dovrebbe creare esternalità maggiori rispetto ad ogni altro tipo di investimento? Eccetera.

A sinistra si sottolinea che molte esternalità sono causate dalle imprese commerciali sostenute dallo stato. Le imprese inquinano perché è più economico che produrre in modo pulito; ma le ditte anarco-sindacaliste potrebbero perseguire scopi diversi oltre al profitto.

Quarta risposta: il problema dei beni pubblici è inevitabile. Se crei un governo per risolvere i tuoi problemi di beni pubblici, crei semplicemente un nuovo problema di beni pubblici: il bene pubblico di frenare e controllare che il governo abusi del suo potere. Dopotutto, il voto intelligente e informato è un bene pubblico; tutti beneficiano se l’elettorato raggiunge giudizi politici saggi, ma non vi è alcun incentivo personale e materiale a “investire” nell’informazione politica. Poiché non vi è alcun incentivo a monitorare il governo, le democrazie devono fare affidamento su donazioni volontarie di intelligenza e virtù. Perché allora un doppio standard?: mentre le esternalità non governative devono essere corrette dallo stato, perché dobbiamo semplicemente sopportare le esternalità inerenti al processo politico.

David Friedman: sotto le istituzioni governative la buona legge è un bene pubblico e la cattiva legge è un bene privato. Cioè, c’è un piccolo incentivo personale diretto a fare lobby per leggi a beneficio di tutti, ma un forte incentivo personale a fare lobby per leggi che beneficiano interessi particolari a scapito di tutti gli altri. Al contrario, sotto le istituzioni anarco-capitaliste, la buona legge è un bene privato: devo spendere tempo e denaro per determinare quale agenzia di protezione mi servirà meglio – ma avendo deciso quello che voglio, ottengo quello per cui pago. Il beneficio del mio saggio acquisto va a me, quindi ho un incentivo ad acquistare con saggezza.

Sono esistite società anarchiche? Gli anarchici di sinistra citano le comuni anarchiche della guerra civile spagnola. Il dibattito è aperto. James Donald sostiene che le organizzazioni e i sindacati anarchici spagnoli, anche se inizialmente furono democratici, rapidamente si trasformarono in oligarchie dittatoriali una volta che la guerra ebbe inizio.

Anche i kibbutzim israeliani sono stati ammirati come esempi di lavoro del socialismo volontario. Kropotkin e Bakunin sostenevano il mir, il tradizionale sistema di agricoltura comunale nella Russia rurale.

L’esempio preferito degli anarco-capitalisti, al contrario, è l’Islanda medievale. David Friedman ha scritto ampiamente sull’offerta competitiva dei servizi di difesa e sul carattere anarchico di quel periodo della storia islandese.

È stato anche affermato che un lungo tratto della storia medievale irlandese ha offerto istituzioni anarco-capitaliste. Altri anarco-capitalisti hanno sostenuto che il “selvaggio West” americano offre un’eccellente illustrazione delle istituzioni anarco-capitaliste che sorgono solo per essere poi soppresse e soffocate dal governo.

Gli anarco-capitalisti spesso osservano anche che, mentre gli Stati Uniti non sono mai stati una società anarchica, si avvicinarono ai loro ideali di puro laissez-faire nel periodo coloniale e rivoluzionario. In particolare viene isolato un breve periodo della storia della Pennsylvania, quando il governo dello stato si dissolse per mancanza di interesse.

Un caso che ha ispirato entrambi i tipi di anarchici è quello delle città libere dell’Europa medievale. Il primo anello debole nella catena del feudalesimo, queste città libere divennero i centri di sviluppo economico, commercio, arte e cultura dell’Europa. Fornivano anche un rifugio per i servi della gleba in fuga, e offrono molti esempi di come le persone possono formare associazioni di mutuo soccorso di protezione e assicurazione sociale.

L’uomo nuovo. Alcuni anarchici di sinistra liquidano molti problemi parlando di “uomo nuovo”. Questa supposizione spiega in parte la frequente mancanza di spiegazioni su come una società anarchica gestisca il crimine, gli individualisti dissenzienti e così via.

Gli anarco-capitalisti hanno un’immagine molto diversa della natura umana. Mentre normalmente credono che le persone abbiano una forte capacità di azione virtuosa, credono comunque che sia saggio e necessario cementare la virtù morale con incentivi materiali.

Come arrivare all’anarchia? La maggior parte degli anarchici moderni concorda pienamente sul fatto che l’istruzione e la persuasione siano il modo più efficace per spostare la società verso la sua destinazione finale. C’è la convinzione che “le idee contano”.

Gli anarco-capitalisti generalmente vedono ogni riduzione del potere e dell’attività del governo come un passo nella giusta direzione. Di conseguenza, di solito supportano qualsiasi misura per deregolamentare, abrogare le leggi e tagliare la tassazione e la spesa.

L’anarchico di sinistra è più in difficoltà: non puo’ “smontare” lo stato pezzo a pezzo. E’ difficile, per esempio, difendere l’abolizione dei programmi di welfare quando sono un importante mezzo di sussistenza per le classi inferiori oppresse della società capitalista.

Gli anarchici erano terroristi? Diversi capi di stato furono assassinati dagli anarchici, insieme a uomini d’affari, industriali, agenti di borsa e così via. Uno dei casi più famosi è stato quando il giovane Alexander Berkman ha cercato di uccidere l’industriale dell’acciaio Henry Frick. In quell’epoca gli anarchici di sinistra erano divisi sulla liceità del terrorismo. Gli anarchici individualisti come Benjamin Tucker vedevano quasi sempre le attività terroristiche come controproducenti e immorali.

Argomento dei terroristi anarchici: il terrorismo anarchico avrebbe provocato i governi inducendoli a ricorrere a misure sempre più dure per ristabilire l’ordine. Con l’aumentare della crudeltà dei governi sarebbe aumentata anche la loro impopolarità, fino al crollo. Ma come ci si potrebbe aspettare, contrariamente alle speranze dei terroristi, era la reputazione dell’anarchismo – anche quello pacifico – che ne risentì.

Il terrorista moderno più famoso nella tradizione della “propaganda dell’azione” è il cosiddetto Unabomber, che si definisce esplicitamente un anarchico ambientalista nel suo ormai famoso manifesto.

Molti anarchici di destra e sinistra sono stati ispirati da personaggi nonviolenti. Per esempio dagli scritti del francese del XVI secolo Etienne de la Boetie, il cui quasi anarchico “Discorso sulla Servitù”” Volontaria” enunciava una teoria dettagliata della rivoluzione nonviolenta. Un altro personaggio fu Henry David Thoreau, che ha influenzato molti movimenti di protesta nonviolenta attraverso il suo saggio “On the Duty of Civil Disobedience”.

Gli anarchici sono pacifisti? L’ispirazione pacifista degli anarchici viene da Leo Tolstoy. Traendo i suoi temi dai Vangeli, Tolstoj ha sostenuto che la violenza è sempre sbagliata, compresa la violenza difensiva. L’appello contro la violenza difensiva sembrerebbe escludere non solo la pena contro i criminali, ma anche l’autodifesa contro un attacco imminente.

L’anarco-capitalista generalmente distingue tra la forza “iniziatica” contro la persona o la proprietà (che considera errata) e la forza di ritorsione (che considera accettabile e possibilmente meritoria). L’anarco-capitalista condanna lo stato proprio perché istituzionalizza l’inizio della violenza.

Quasi tutti gli anarchici, al contrario, sarebbero d’accordo nella loro condanna della guerra, cioè nel conflitto violento tra i governi. Gli anarchici di sinistra e gli anarco-capitalisti considerano le guerre come grottesche lotte tra le élite dominanti, le quali vedono la vita del “loro” popolo come sacrificabile. Gli anarchici di entrambi i fronti accetterebbero prontamente l’osservazione di Randolph Bourne secondo cui “la guerra è la salute dello stato”.

Per gli anarchici di sinistra la guerra è creata dal capitalismo, in particolare dalla lotta per l’accesso ai mercati nel Terzo mondo. Noam Chomsky è quasi certamente il rappresentante più influente dell’approccio anarchico di sinistra alla politica estera.

La visione della guerra degli anarco-capitalista attinge pesantemente sia ai liberali classici contro la guerra del XVIII e XIX secolo, sia alla tradizione isolazionista americana di vecchia data. I primi teorici liberali classici come Adam Smith, Richard Cobden e John Bright sostenevano che la guerra era causata dal mercantilismo, dall’alleanza prevalente tra i governi e le loro élite economiche preferite. La soluzione, a loro parere, era di porre fine alla connessione incestuosa tra imprese e governo. A parte la condanna morale, Il punto contro la guerra dell’ anarco-capitalista è che il suo unico risultato sicuro è quello di aiutare l’espansione interna del potere statale; e prevedibilmente, quando le guerre finiscono, la potenza dello stato non si contrae mai entro i confini originali.

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