La latitanza delle economiste

IL PROBLEMA. Non vi è consenso sulla penuria di donne economiste. Anche dopo l’ aggiustamento con fattori che rappresentano il background familiare e la produttività, una parte considerevole del divario tra economiste ed economisti rimane inspiegabile.

TESI. Qui mi concentro sulla possibilità che la bassa rappresentazione delle donne in economia sia parzialmente dovuta a differenze genetiche tra i sessi in grado di influenzare gusti e abilità.

CRUCIALE LA VARIANZA. Soprattutto in un campo come quello del mondo accademico, dove essenzialmente tutti i lavoratori presentano abilità ben sopra la media, è probabile che le varianze intorno all’abilità media pesino.

LETTERATURA SCIENTIFICA. Fortunatamente gli studi sulla varianza nelle ablità cognitive separate per sesso abbondano. Tanto per dare qualche riferimento: Munger (2007), Allen e Gorski (2002), Zup e Forger (2002), Pinker (2002), e in particolare Hyde (2005) e Cahill (2006); la più importante confutazione delle opinioni espresse da questi autori è Spelke (2005). La bibliografia dettagliata disponibile su richiesta.

I FATTORI RILEVANTI PER LA CONTROVERSIA. Sono parecchi i fattori che spingono a enfatizzare la componente genetica. Ci sono considerazioni che riguardano le analogie con altri mammiferi. Ci sono gli studi sulle differenze registrate nella prima infanzia. C’è l’impatto documentato degli ormoni sessuali sulla struttura cerebrale maschile e femminile. Infine ci sono i numerosi test che confermano ripetutamente, spesso a parità di media, le varianze più elevate in certe abilità cognitive (specialmente nelle abilità matematiche) da parte maschile, indicano così la possibilità reale che uomini e donne differiscano geneticamente in un modo che puo’ plausibilmente riflettersi sulla carriera accademica in certe materie.

Evoluzione come ragione per una credenza a priori

ADATTAMENTO DIVERSO PER UOMO E DONNA. La sopravvivenza del più adatto – il concetto per cui la selezione naturale filtra il patrimonio genetico più adatto al contesto – è al centro della moderna teoria dell’evoluzione ed è difficile immaginare che gli uomini e le donne abbiano affrontato circostanze identiche nel corso dei millenni. Ovviamente, uomini e donne hanno affrontato sfide sistematicamente diverse che si riflettono nella loro biologia. Se solo si pensa al fatto che una donna puo’ avere al massimo una ventina di figli mentre un uomo ben oltre il migliaio, si capisce bene come i problemi che i due sessi affrontano per massimizzare il passaggio dei loro geni siano molto diversi.

 

IL DILEMMA DELL’ACCADEMICA. In effetti, quando un economista come Brad DeLong (2005) espone in modo neutrale il terribile dilemma che affligge le economiste nel mondo accademico, espone involontariamente anche un dilemma evolutivo. Il processo di scalata verso l’alto della professione è strutturato come un torneo in cui i premi maggiori vanno ai più intelligenti che sono disposti a concentrare i loro sacrifici tra i 25 e i 30 anni. Data la nostra società (e la nostra biologia), un uomo può partecipare a questo torneo senza precludersi molte possibilità di vita [gode di una flessibile sostituibilità intertemporale della paternità]. E’ evidente a tutti che una donna ha molti più problemi.

IL RISCHIO È MASCHIO. Considerato il diverso potenziale di filiazione, gli uomini si trovano così di fronte ad un maggiore guadagno atteso che consente loro di correre grossi rischi nella giovinezza. La cosa è confermata empiricamente: gli uomini hanno maggiori probabilità di intraprendere comportamenti rischiosi rispetto alle donne. Per gli uomini (e per i loro geni), c’è quasi sempre “un altro giorno”, e in ogni caso se l’impresa va in porto il guadagno è stratosferico. Per le donne, il trade-off è molto più crudele.

DIFFERENZE NEL GENOMA. David Page: uomini e donne differiscono dall’1 al 2 per cento nel loro genoma, che è la stessa differenza tra un uomo e uno scimpanzé maschio o tra una donna e uno scimpanzé femmina. Tutti noi recitiamo il mantra che siamo identici al 99 per cento e questo ci conforta da un punto di vista politico, ma la realtà è che la differenza genetica tra maschi e femmine “nanifica” tutte le altre differenze presenti nel genoma umano. Questo, all’incirca, è Page citato da Wade 2003.

 

Anatomia del cervello e differenze sessuali

ORMONI. Le scoperte di Allen e Gorski (2002) sembrano riassumere bene il consenso odierno sugli ormoni: “Per quanto riguarda i mammiferi, alti livelli di ormoni sessuali, siano essi secreti dai testicoli o somministrati da uno scienziato, determinano un peculiare sviluppo del cervello maschile”.

ORMONI E PERFORMANCE. Halpern (2000): “Esistono parecchi studi in cui il testosterone basso per i maschi e l’alto testosterone per le femmine sono associati a prestazioni con meno divari su diversi test spaziali”. Kimura (1999) conclude che “il livello” ottimale “di Testosterone, per affrontare prove legate alla capacità spaziale” è quello associato al maschio tipico con livelli medio/bassi”. Infine, quando uomini anziani e donne anziane hanno ricevuto una terapia ormonale sostitutiva, o quando le persone ricevono la terapia ormonale come parte di un’operazione di cambio di sesso, i “cambiamenti cognitivi attesi si sono puntualmente verificati” (Kimura 1999).

ECONOMISTI E ABILITÀ SPAZIALE. Gli economisti fanno abbondante uso nel loro ragionamento geometrico e topologico delle “abilità spaziali”, quindi queste differenze possono aiutare a spiegare perché la frazione di economiste è così esigua (fino a un 50% in meno).

DIMORFISMI. Il dimorfismo sessuale meglio documentato nei mammiferi si presenta nella zona pre-ottica dell’ipotalamo, situata proprio di fronte al tronco encefalico. Questa parte è circa il doppio nei maschi umani rispetto alle femmine – una differenza visibile ad occhio nudo – e riguarda una parte pesantemente coinvolta nei comportamenti legati alla riproduzione.

HIPPOCAMPUS. Anche l’ippocampo, un sito legato alla memoria e all’organizzazione spaziale, differisce tra i sessi (Cahill 2006); è più grande nelle femmine umane se normalizzato con le dimensioni del cervello, una scoperta relativamente recente. La scoperta non sorprende dal momento che le donne generalmente prevalgono nei test legati alla memoria pura e a quella  spaziale.

ROTAZIONE E MEMORIA SPAZIALE. Quindi, mentre le donne di solito si comportano peggio nelle attività di rotazione spaziale, come ad esempio la valutazione del profilo della lettera “F” quando ruota su tre dimensioni, adempiono meglio i compiti di memoria spaziale, come nel caso in cui si tratta di dover rintracciare le chiavi perse nella macchina (o il burro in frigo).

PESO DEL CERVELLO. Il cervello degli uomini pesa circa il 15 percento in più rispetto a quello delle donne.

DIMENSIONI DEL CERVELLO E IQ. Le scansioni MRI  indicano che all’interno di un determinato sesso esiste una correlazione positiva tra dimensione del cervello e punteggio QI (sono comuni correlazioni pari a 0,3/0,4), vi sono solo prove deboli che uomini e donne differiscano in media sull’intelligenza generale.

DONNE CON EMISFERI PIÙ CONNESSI. Nella letteratura neuroscientifica, si osserva comunemente che il cervello delle donne è “più equilibrato” o “meglio collegato” nei sui due emisferi.

ORMONI E CERVELLO. L’impatto degli ormoni sullo sviluppo cerebrale del feto sono abbastanza chiari e in letteratura c’è poco dibattito sul fatto che alcune differenze strutturali tra il cervello maschile e quello femminile siano dovute alla diversa esposizione ormonale.

PROBLEM SOLVING. Le scansioni MRI mostrano che i cervelli maschili e femminili utilizzano costantemente diverse strutture per risolvere lo stesso tipo di problemi: “ogni volta che esegui una risonanza magnetica mentre la “cavia” è sottoposta a un test cognitivo qualsiasi,  parti diverse del cervello si accendono a seconda che sia uomo o donna”, afferma Florence Haseltine.

I punteggi dei test come indicatore di abilità mentale

VARIANZA NEI PUNTEGGI DEI TEST. Un’osservazione comune è che gli uomini hanno una maggiore variabilità di prestazione rispetto alle donne. Halpern (2000). È stato riscontrato che i maschi sono più “variabili” delle femmine in generale,  in particolare nel ragionamento meccanico, ma anche nelle quantificazioni, nell’ abilità di visualizzazione spaziale e topologica. Le elevate differenze nei test matematici sono  le più rilevanti: sul SAT-Math, Feingold ha trovato che le varianze maschili superavano del 20-25% quelle femminili, mentre nei punteggi SAT-Verbal, le varianze maschili erano più alte del 5%.

ECONOMIA E MATEMATICA. E’ opportuno concentrarsi su quell’ abilità che probabilmente è più rilevante per la professione economica attualmente esistente: l’abilità matematiche. Jonung e Ståhlberg, per esempio, affermano nel loro lavoro: “troviamo l’economia più vicina alla matematica che alle altre scienze sociali”.

DIFFERENZE IN MATEMATICA. L’usuale stereotipo tratto dalla letteratura psicologica è che gli uomini sono più dotati delle donne nelle abilità matematiche e visuli-spaziali, specialmente nella parte superiore della distribuzione statistica. I caveat cruciali a questa generalizzazione sono che le donne sono costantemente migliori (in media) nell’aritmetica e nella computazione.

CONTABILITÀ. Il fatto che le donne siano più brave nel mero calcolo è particolarmente intrigante alla luce dei recenti cambiamenti nella professione contabile: in un campo che era precedentemente dominato dagli uomini, più della metà di tutti i titoli di studio sono ora ora conferiti alle donne (Koretz 1997, Briggs 2007).

MATEMATICA: ATTITUDINE E AVANZAMENTO. Secondo Kimura (1999) i ragazzi fanno meglio nei test attitudinali di matematica (con la solita eccezione nell’abilità contabile), mentre le ragazze fanno meglio nei compiti di matematica durante l’anno. Una distinzione molto interessante. Precisazione di Kimura: poiché la matematica è in questi casi insegnata dalla stessa persona, è improbabile che fattori legati all’insegnamento spieghino molto. Neanche altri fattori più connessi con la “socializzazione”, come il pregiudizio di genere, oppure l’ansia della matematica o l’aspettativa dei genitori e così via, spiegano adeguatamente le profonde differenze.

FORSE IL FRAMING? Gli psicologi hanno effettivamente considerato la possibilità che i test approntati siano di parte: hanno fatto di tutto per formulare quesiti in modo da agevolare la comprensione femminile (ad esempio, “Marta sta facendo biscotti quadrati”, Kimura, 1999) ma i maschi continuano a prevalere.

L’INDIZIO DEI DISORDINI MENTALI. AUTISMO. Una fonte di indizi probanti sulle differenze cognitive tra uomo e donna sono i disturbi neurologici. Molti di questi disturbi sono più comuni tra gli uomini che tra le donne; quello che merita particolare attenzione è l’autismo. Simon BaronCohen e i suoi coautori (2004, 2005) hanno teorizzato che l’autismo può essere ben descritto come una forma di “mente mascolinizzata all’estremo”.

META-STUDI SUI CARATTERI. Un’altra fonte informativa sono i meta-studi (sintesi della produzione scientifica su un certo tema). In una rivista di meta-studi intitolata “L’ipotesi gender”, Hyde (2005) ha raccolto dozzine di meta-studi sulle differenze di genere nelle abilità cognitive e nei tratti della personalità. Ha scoperto che nei test legati alla rotazione tridimensionale, alla visualizzazione spaziale e alla percezione spaziale, i maschi performano costantemente meglio delle femmine, con una stima media di deviazione standard pari a 0,44 al di sopra dell’altro sesso. Il predominio femminile nei test di fluidità verbale, lingua e ortografia sono dello stesso ordine di grandezza. I maschi sono molto più aggressivi delle femmine, e le femmine sono più empatiche e (importante, a mio avviso) più coscienziose per una media di deviazione standard pari a 0,2 punti. Il vantaggio femminile nella coscienziosità è probabilmente di importanza primaria, in particolare nel mondo accademico, dove i docenti di ruolo godono di molta autonomia e possibilità di impostare il loro programma.

QUANTIFICARE LA DIFFERENZA. Se gli uomini hanno effettivamente un vantaggio nella capacità spaziale – un vantaggio, basandosi su Hyde (2005), che aumenta la loro deviazione standard media di 0.5 punti rispetto a quella femminile – e anche assumendo che uomini e donne abbiano la stessa capacità media su queste abilità, allora, a due punti di deviazione standard sopra la media femminile,  il rapporto uomini/donne sarà di 2.4/1; a tre punti sarà di 4/1; a quattro punti di 6.5/1. Insomma, più ci muoviamo verso l’eccellenza, più le sproporzioni si acuiscono (Deary 2003).

Conclusione

POLICY INUTILI. Nell’attuale comprensione scientifica, le differenze maschio-femmina sulle abilità matematiche sembrano persistere anche in presenza di interventi sociali nella didattica, come per esempio i metodi di insegnamento neutrali rispetto al genere. La cosa rappresenta un robusto indizio sulla natura biologica alla base di certe differenze nella varianza.

UNICA VIA: DEVE CAMBIARE LA MATERIA. PIU’ STORIA, MENO ANALISI. Resta comunque una via: l’economia potrebbe cambiare se stessa in modo da valorizzare le competenze più congegnali alle donne. Un’economia più “letteraria” e storica, più orientata all’esposizione narrativa e al lavoro di archivio coscienzioso, sarebbe un’economia in grado di creare più opportunità di lavoro per le donne.

Lettura consigliata: What is the Right Number of Women? Hints and Puzzles from Cognitive Ability Research, di Garett Jones

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