Il Dio dell’universo

INTRODUZIONE

Per quanto ho letto in merito, non solo penso che non esista alcun conflitto tra l’idea di Dio e quanto sappiamo dell’universo, ma arrivo a dire che l’evidenza della cosmologia contemporanea rende in realtà l’esistenza di Dio molto più probabile.

Detto questo sto attento a non cadere nella classica trappola, sarebbe ingenuo affermare che la cosmologia contemporanea “dimostri” l’esistenza di Dio, non vi è alcun ragionamento sul Dio-tappabuchi qui. Ogni discorso scientifico è un discorso intorno alle probabilità.

Gli argomenti sulla base dei quali giungo a queste affermazioni sono essenzialmente due: 1) quello dell’inizio (big bang) e 2) quello della sintonizzazione (fine tuning).

ARGOMENTO DELL’INIZIO

All’incirca funziona così: UNO, se l’universo ha cominciato ad esistere, allora c’è una causa trascendente che l’ ha portato ad esistenza. DUE, l’universo ha cominciato ad esistere. TRE, quindi, c’è una causa trascendente che l’ ha portato ad esistenza.

C’è chi ha contestato la premessa UNO dicendo che il concetto di causa ha senso per spiegare quanto accade nell’universo ma non per spiegare l’universo. Tuttavia, perché mai fare eccezioni ad hoc? L’obiezione appare pretestuosa.

La premessa su cui di solito ci si concentra  è invece DUE. Tuttavia, ciò che è emerso durante il XX secolo è una conferma empirica notevole di questa premessa. In particolare due fatti: l’espansione universale e la seconda legge della termodinamica.

Forse vale ancora una volta la pena di aggiungere che la scienza non prova niente, sto solo parlando di fatti che rendono più probabile l’ipotesi dell’inizio, che a sua volta rende più probabile l’ipotesi teistica. La scienza aggiudica la sua palma sulla base di semplicità, chiarezza, completezza e adattamento ai dati fattuali disponibili. E la cosa più facile da ottenere è proprio l’adattamento ai fatti: puoi sempre inventarti ogni sorta di schemi elaborati per spiegare qualsiasi cosa vedi.

EVIDENZA DELL’ESPANSIONE

Poiché osserviamo un universo che si espande, i modelli più chiari e semplici che lo descrivono finiscono per implicare un inizio. Ma cosa c’era prima di questo inizio? O il nulla o una qualche forma di realtà quantica. Ma anche quest’ultima presenza non può essere estesa indietro all’infinito nel tempo, perché tale stato quantistico non è stabile e quindi prima o poi perde il suo equilibrio che è impossibile immaginare come eterno. È molto difficile escogitare un sistema – soprattutto di tipo quantistico – che se ne stia lì quieto “per sempre”. Uno stato quantico veramente stazionario o periodico, che durerebbe per sempre, non si evolverebbe mai. Quindi, l’era della gravità quantistica ha dovuto avere un inizio per poi generare 13 miliardi di anni fa il nostro universo.

In realtà, il XX secolo è una parata di modelli cervellotici che tentano di evitare l’inizio assoluto del modello standard senza molto successo.

EVIDENZA TERMODINAMICA

Per la seconda legge della termodinamica l’entropia in un sistema chiuso non diminuisce quasi mai, e l’universo è un sistema chiuso. Implicazione: dato un tempo sufficiente, l’universo raggiungerà uno stato di “morte termica”. Domanda ovvia: perché, se l’universo è esistito da sempre come ritengono alcuni, non è ora in uno stato freddo, oscuro, diluito e senza vita?

Certi scienziati cercano di aggirare la difficoltà immaginando un universo-madre come in perenne stato di equilibrio termico (caos) che, oscillando, di tanto in tanto produce degli universi-figli casualmente ordinati e destinati poi a tornare in equilibrio collassando nel caos originario. Il nostro sarebbe proprio uno di questi universi-figli.

Un tale scenario viola la cosiddetta unitarietà della teoria quantistica consentendo la perdita di informazioni dall’universo all’universo figlio, ma esiste un problema ancora più serio: i cervelli di Boltzmann (cdB).

Il cdB è un aggeggio in grado di riprodurre tutte le sensazioni che producono i cervelli veri degli uomini di fronte alla realtà. Noi ci riteniamo uomini “normali” frutto dell’evoluzione biologica ma, se accettiamo lo scenario degli universi-figli, sarebbe molto più ragionevole considerarci dei cdB: la produzione casuale di un cdB è molto più probabile della produzione casuale del nostro universo. Non c’è alcuna spiegazione nel modello per cui esista un vero universo a bassa entropia intorno a noi piuttosto che la semplice “apparizione” di un tale mondo, un’illusione prodotta da cdB.

Aggiungo che per avere un universo-figlio, si deve postulare un’inversione della freccia del tempo (dal caos, all’ordine) in qualche punto nel passato, una violazione gratuita del buon senso.

ARGOMENTO DELLA SINTONIZZAZIONE (O FINE TUNING)

La presenza di vita intelligente nel nostro universo dipende da un complesso e delicato equilibrio di costanti e quantità fondamentali, come la costante gravitazionale e la quantità di entropia nell’universo primordiale, tutte grandezze che sono “sintonizzate” in misura difficile da pensare come casuale.

Di fronte a questa realtà si possono fare tre ipotesi: necessità fisica, caso, disegno.

La prima ipotesi cade subito poiché le costanti di cui parliamo anticipano l’azione delle leggi di natura, non la seguono. L’ipotesi del caso, come dicevo, è letteralmente impossibile da immaginare. Non resta che l’ipotesi di un progetto.

CONCLUSIONE

Qualcuno potrebbe restare impressionato dal fatto che molti cosmologi sono comunque atei: come è possibile visto che dall’universo vengono tanti indizi di una presenza divina? Qui pesa un conflitto di interesse ben noto: i cosmologi restano comunque scienziati e quindi desiderosi di mantenere un monopolio del sapere, di essere la nuova classe sacerdotale. Questo è possibile solo adottando una filosofia “scientista”, e quindi atea.

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1 commento su “Il Dio dell’universo”

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