L’INCONSCIO MAMMESCO.

L’INCONSCIO MAMMESCO.

Una volta messo da parte Freud, resta comunque da chiarire a che cavolo serva l’inconscio. Quello sì che non possiamo metterlo da parte.

E’ innegabile che l’inconscio talvolta guidi le nostre azioni. Non sarebbe meglio che la natura avesse affidato questo compito unicamente al cervello? Perché escludere la coscienza quando si tratta di prendere certe scelte? Siamo forse “costruiti” male?

Certo, per decidere ogni cosa in coscienza ci occorrerebbe un grande cervellone in grado di sopportare enormi carichi cognitivi, ma non è quello il motivo per cui la natura ha preso altre vie. No. Agire inconsciamente ci dà dei vantaggi strategici. Affidarsi all’istinto è infatti una garanzia che offriamo ai terzi: se faccio qualcosa perché manipolato da una “forza esterna”, tutti avranno la garanzia che adempierò alle mie promesse volente o nolente. Se la faccio perché decido di farla, il tradimento sarà sempre dietro l’angolo, gli altri lo sapranno e non mi accorderanno la loro fiducia.

Molta della nostra comunicazione si basa sui “segnali”, la presenza dell’inconscio fornisce segnali non falsificabili, quelli di maggior valore! E’ questo il motivo per cui la natura ha “inventato” l’istinto.

L’istinto della vendetta, per esempio, è garanzia di pace tra gli uomini. Certo, la vendetta crea tanti guai, ci sono faide interminabili con una scia di sangue spaventosa. Condanniamo pure la vendetta ma non l’istinto della vendetta, perché a questo istinto dobbiamo molto. Chi pianifica un crimine verso di noi si trattiene poiché sa per certo che questo istinto guiderà la mia reazione al di là do ogni mio calcolo. Meglio quindi lasciarmi in pace!

L’inconscio è un modo per delegare certi compiti a “terzi” senza possibilità di revoca. Gli altri lo constatano e cessano di sospettare un ripensamento. Un po’ come fanno i governi quando delegano la politica monetaria ai tecnici. E’ il modo in cui i politici fanno capire ai terzi che la moneta di un paese è affidabile poiché non verrà mai stampata per a go go per vincere le elezioni. L’istinto di vendetta è un po’ il banchiere centrale dell’anima.

Era difficile far ragionare mia mamma, e questo comportava molti inconvenienti, specie quando era malata. Ti diceva A, e poi faceva B, era più forte di lei, era come dominata da certi istinti “mammeschi” irrefrenabili. Eppure, devo riconoscere, che per tutta la vita quella sua ottusità ha costituito per me una grande garanzia di protezione: potevo contare su di lei, so che non poteva fare altrimenti.

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