PERCHE’ DIO CI HA ABBANDONATO?

PERCHE’ DIO CI HA ABBANDONATO?

Cos’è l’inconscio te lo insegna Freud, cos’è la coscienza te lo insegna la mamma. Sì, la mente è una teoria che si insegna e si impara.

Espressioni come: “l’abuso che ho subito da piccolo è un fardello che sto ancora elaborando” sarebbe incomprensibile prima di Freud, un po’ come se negli anni ottanta vi avessero chiesto di “cliccare con il mouse sull’icona”: ogni parola è sensata ma la frase è assurda.

Quando la mamma ti dice “a cosa stai pensando?”, oppure “mi sembri triste”, ti sta insegnando indirettamente una teoria della mente, con osservazioni del genere imparerai presto che la mente è uno spazio immaginario che contiene cose come pensieri, emozioni e desideri. Se intendi concepire un pensiero, basta che tu lo voglia e ci riuscirai, l’energia necessaria la chiamerai forza di volontà. Tutto questo è per noi così ovvio che sembra puro buon senso, invece è una teoria della mente relativamente recente che risale a circa 3500 anni fa, prima non riscontriamo nessun riferimento alla mente. La mente non c’era, c’erano le “voci”.

Se ho in testa qualcosa potrei descrivere il fenomeno come un pensiero che sto pensando, oppure come una voce che sto ascoltando. Perché no? Oggi la prima soluzione è scontata, ieri la seconda era invece più comune. Se i nostri antenati ci appaiono come dei dissociati mentali, noi appariremmo a loro come egoisti e presuntuosi in preda a demoni pervertiti.

Senti una voce che ti dice cosa fare, che ti loda per i tuoi successi, che ti critica per i tuoi fallimenti e ti dice quali decisioni prendere in situazioni difficili. La moderna teoria della mente ti dice che questa è la TUA voce, sei TU che stai pensando i tuoi pensieri. Ma senza la teoria della mente che ti ha insegnato la mamma potresti interpretare diversamente la cosa. I bambini, per esempio, non hanno una teoria della mente ben formata, per questo spesso pensano che l’amico immaginario parli con loro. I Santi e i profeti hanno Dio. Noi stessi, nei sogni, facciamo parlare altre persone. Io a volte sento la Madonna rispondere alle mie preghiere. Sulla rete ci sono gruppi di persone che si incontrano per coltivare l’idea della multipersonalità (ometto i link perché pericolosi). Conosco un tale che scrive racconti e nella febbre della creatività parla con i suoi personaggi. Ecco, orientarsi verso una personalità multipla ci appare innaturale ma è in realtà abbastanza facile in contesti culturali che lo favoriscono o addirittura lo richiedono.

Gli antichi avevano una teoria della mente che privilegiava le voci. Omero anelava a trascrivere il canto delle Muse. Proprio come noi insegniamo ai nostri figli che la voce nella loro mente è la LORO, così gli antichi insegnavano ai loro figli che la voce nella loro testa era un DIO che dava loro dei comandi. Tutti erano continuamente nello stesso tipo di trance in cui si trova oggi uno schizofrenico che ascolta le voci, anche se c’erano alcuni fuoriclasse ammirati da tutti, mi riferisco a mistici, santi e profeti.

Ma quando c’è stata la svolta? Forse con l’emergere dell’individualismo. In questo caotico tutti contro tutti si contava solo sulle proprie forze e l’idea di un demiurgo che ci guidava in quanto parti di un progetto armonioso suonava sempre meno promettente. Gli antichi avvertivano il cambiamento è si chiedevano “perché Dio ci abbandona?”, “perché gli dei si sono ritirati?”. Gli Assiri inventarono addirittura l’idea di Paradiso. Prima era inutile, Dio dimorava stabilmente presso gli uomini, ma ora si è nascosto lassù e dobbiamo essere noi ad andare da lui.

L'immagine può contenere: una o più persone

NOSTALGIA DELLE FAKE NEWS.

 

Il NYT dice che che l’uso della forza da parte della polizia contro i neri è sette volte più frequente. Si resta perplessi ripensando a quella dozzina di studi empirici che concludono come la razza non incida su fenomeni come l’azione della polizia, la custodia cautelare, il patteggiamento, la condanna o la durata della pena.

Il mistero della discrasia è presto svelato, la letteratura sul razzismo della polizia di solito si chiede se i tassi relativi di arresto e condanna sono sproporzionati rispetto ad alcuni gruppi razziali, ma controlla questo dato con altri fattori rilevanti come la propensione al crimine degli appartenenti a quella razza. Il NYT non controlla con nulla. Già che c’era avrebbe potuto dire con tono scandalizzato che TUTTE le esecuzioni capitali sono inflitte a esseri umani. Qui il vuoto di contenuto informativo è macroscopico ma, sia chiaro, la logica sottostante è la medesima.

Già, il NYT non controlla con nulla e fornisce così una distorsione informativa nello stile vellutato dei “giornaloni” rispettabili. Non sarebbe stata meglio una bella fake news? Di sicuro, nella sua patente assurdità, sarebbe stata più innocua.

Immagina di essere un poliziotto chiamato ad arginare il crimine nel tuo quartiere. Che fai? Cerchi di perseguire le persone più facili da incastrare e della cui condanna sei più certo. E’ forse questa una scelta razzista? Chiedo perché è proprio quello che fa la polizia americana di molte città.

Le persone povere, non qualificate e impulsive fanno meno sforzi per cancellare le tracce, hanno meno competenze, pianificano con meno zelo il loro misfatto. Di conseguenza, è probabile che lo sforzo della polizia contro di loro abbia più successo. E’ forse sbagliato impegnarsi laddove le possibilità di successo sono maggiori? Puo’ esistere un razzismo razionale?

Alcuni crimini sono di fatto più facili da perseguire e condannare, il che potrebbe essere una iattura per i neri. Ma vogliamo davvero sostenere che i crimini dei bianchi siano socialmente più nocivi? Sarebbe un azzardo pensarlo.

COS’E’ LA VERITA?

COS’E’ LA VERITA?

Se lo chiedeva Ponzio Pilato al cospetto del Cristo. Oggi si chiederebbe cos’è la post-verità, e sarebbe un interrogativo non meno provocatorio. Alla fine dello scavo si troverebbe di fronte ad un bivio con due strade:

prima strada: trattasi di un vecchio concetto rispolverato dalle élite politiche e dai media ortodossi per spiegare quelli che considerano i disastri del 2016: la Brexit e l’elezione di Trump. In parole povere, saremmo di fronte ad una massiccia distorsione della realtà a cui una persona sana di mente non abboccherebbe mai. Insomma, il solito titanico scontro dei “buoni contro i cattivi” o “illuminati contro oscurati” in versione riveduta e aggiornata.

Posso dirlo? la trovo una strada poco promettente. Molto meglio la seconda:

Seconda strada: trattasi di un caotico “confronto” di prospettive infinitamente divergenti su ogni argomento o interpretazione del reale, un corpo a corpo ideologico che si tiene in assenza di un’autorità riconosciuta in grado di dirigere il traffico o anche solo di farsi sentire dai contendenti. Essendo la verità una funzione della fiducia, quando la fiducia evapora cede il passo alla chiassosa post-verità.

L’ipotesi 2 spiega molte più cose. Spiega, per esempio, la funzione di questi assalti verbali che qualcuno, con tenera terminologia novecentesca, chiama ancora diatribe: raggruppare i fedelissimi e consentire loro di segnalare la propria lealtà al gruppo. Non ci interessa più convincere, vogliamo imporre la nostra visione e annichilire il prossimo accompagnando l’ultima mazzata con un “vaffa” ben assestato. E’ una guerra santa delle idee, un Signore delle mosche urbano, e ogni giorno che dio manda in terra è un giorno perfetto per riattaccare il mini-melodramma della post-verità. Da qualche parte c’è sempre un tweet di Salvini o di Trump in grado di dare la stura al rito. Poiché l’obbiettivo primario è quello di esibire fedeltà al proprio gruppo, la verità viene espulsa dall’orizzonte dei contendenti, e l’omino che si appella ancora ad un pedante fact-checking – fin da subito visto come non meno arbitrario e distorto delle affermazioni che vorrebbe soppesare – risulta figura talmente patetica che viene da chiedersi se c’è o ci fa.

LA RESPONSABILITA’ AL TEMPO DEL COVID.

LA RESPONSABILITA’ AL TEMPO DEL COVID.

La pandemia ci trasforma in bambini, siamo talmente abituati a veder calare salvagenti (DPCM) dall’alto che l’idea di affrontare diversamente le relazioni umane non ci sfiora. Il “tiranno” democratico ci seduce, la sudditanza è un magnete, chiediamo solo di uniformarci. Lui ci salva dalla scelta garantendoci la critica, e infatti siamo qui tutti ad insultarlo il nostro “papà governo”, ma solo per dire che se i genitori fossimo stati noi avremmo fatto tutt’altro. Ci basta brontolare e sentiamo che l’onore è salvo. Eppure, il diritto dei padri ha da secoli forgiato almeno due armi idonee per trasformare il bamboccione in cittadino, si chiamano: PROPRIETA’ E RESPONSABILITA’.

Con questi due vecchi arnesi il potere viene delegato agli individui: il primo ci spiega chi decide, la seconda chi paga i danni. Combinandole in modo opportuno possiamo andare lontano anche senza tiranni eletti. Scegliamo e critichiamoci. Forse è una pratica meno soddisfacente ma più da persone mature. Capisco che senza esempi queste sono parole vuote, faccio allora due esempi.

Esempio 1: Prendiamo il rapporto tra padroni e lavoratori. Come andrebbe improntato? Se un lavoratore si ammala chi deve essere ritenuto responsabile? Preferite che pensi a tutto un bel DPCM oppure che il legislatore si limiti ad assegnare in modo opportuno PROPRIETA’ e RESPONSABILITA’?

Nel secondo caso, occorre porsi due domande fondamentali: 1) “chi decide?”, e 2) “chi paga?”. La prima domanda vuole capire chi ha il diritto di prendere le decisioni sui comportamenti da tenere nella relazione, la seconda chi rifonde gli eventuali danni alle vittime.

Tenuto conto che anche i soggetti in campo sono due – Padrone (P) e Lavoratore (L) – vediamo le quattro possibili combinazioni che si creano.

1A: decide P e paga P. Non funziona: P puo’ decidere solo nella relazione lavorativa di L (8 ore per 5 giorni la settimana), un tempo minimo della vita di L. Come puo’ P essere responsabile di un contagio che puo’ verificarsi in tempi e luoghi in cui lui non esercita alcun controllo?

1B: L decide e L paga. Non funziona, L è spesso un soggetto collettivo e le varie preferenze potrebbero entrare in conflitto. E poi, anche guardando a L come soggetto unico, si tratta pur sempre di un soggetto che non partecipa agli utili dell’impresa, le sue decisioni deresponsabilizzate sarebbero inefficienti poiché finirebbero per trascurare variabili cruciali.

1C: decide P e paga L. Potrebbe funzionare. In fondo, anche P è interessato alla buona salute di L, ed L puo’ sempre rivolgersi ad altri P qualora sia scontento del trattamento ricevuto.

1D: decide L e paga P. Non ci siamo. I malfunzionamenti rilevati in 1B e 1C sarebbero ancora più esasperati.

Esempio 2: veniamo ora al rapporto tra commerciante (Co) e cliente (Cl). Le domande sono sempre quelle: “chi decide?”, “Chi paga?”. Ed ecco le quattro combinazioni:

2A: decide Co e paga Co. Non funziona, sarebbe impossibile sapere se Cl si è infettato nel mio negozio o altrove. I difetti visti in 1A si ripropongono amplificati.

2B: decide Cl e paga Cl. Impossibile, le decisioni dei tanti Cl possono entrare facilmente in conflitto tra loro: io, che sono molto prudente, potrei accedere al negozio perché vuoto, nel frattempo un cliente meno prudente di me potrebbe entrare successivamente pregiudicando la mia prudenza.

2C: decide Co e paga Cl. Fattibile, in fondo se Cl è scontento di come si organizza l’accesso al negozio puo’ sempre rivolgersi altrove.

2D: decide Cl e paga Co. I difetti di 2B e 2A sarebbero ancora più macroscopici.

Alla fine penso che 1C e 2C siano le uniche soluzioni sensate.

GLI INAFFIDABILI

 

Come riconoscerli? Propongono 15 criteri, se ne verificate 4 cessate di ascoltare chi vi parla.

1) Chi dice cose in conflitto con fonti indipendenti e affidabili, di solito è inaffidabile.

2) Se sai che uno mente agli altri, mentirà anche a te.

3) Se le affermazioni di Tizio hanno sempre probabilità a priori molto basse di essere vere, allora Tizio potrebbe essere inaffidabile.

4) Cambiare la propria narrazione non appena viene messa in discussione è un brutto segno.

5) Se Tizio afferma cose che è nel suo interesse affermare, allora è inaffidabile.

6) Chi ti racconta quel che vuoi sentirti dire è inaffidabile.

7) Chi generalizza continuamente, di solito è inaffidabile.

8) Chi diffida degli esperti quando discutono della loro materia di competenza è inaffidabile, almeno quanto chi dà retta agli esperti quando discutono fuori dalla loro materia di competenza (quasi sempre quando sono in TV).

9) Ci sono poi professioni intrinsecamente “disoneste”: politici, avvocati, pubblicitari, commercialisti religiosi. Se parla chi esercita queste professioni, meglio non fidarsi.

10) Quando una persona dice la verità, in genere mette molti dettagli nel suo resoconto. Quando invece una storia viene inventata, la persona avrà difficoltà a inserire i dettagli al posto giusto.

11) Se fai domande su una storia falsa, l’altro temporeggia. A volte chiede di ripetere o precisare la domanda.

12) Il vero bugiardo non dice mai bugie, avrebbe vita breve. E’ piuttosto reticente, ipocrita ed evasivo. Praticamente tutte le risposte di un politico, per esempio, sono di questo tipo. Discutere con un politico abbassa il tuo IQ di 30 punti.

13) I bugiardi esperti ti fissano, questo perché pensano che guardarti negli occhi sia un segno di sincerità e stanno provando a inviarti un falso segnale. Le persone normali non ti fissano continuamente in faccia mentre parlano, lo fanno di tanto ij tanto per sincerarsi che ascolti. I bugiardi si mostrano sicuri e parlano a voce alta perché pensano che chi dice la verità sia sicuro di sé.

14) Le persone che pensano in modo indipendente, profondo e intelligente di solito non d’accordo con gli altri. Pertanto, se incontri qualcuno che sembra costantemente concordare con qualsiasi punto di vista popolare nel gruppo sociale che frequenta, ci sono buone probabilità che sia inaffidabile.

15) Chi sa auto ingannarsi, anche a fin di bene, è sommamente inaffidabile.

L’ARGOMENTO MORTARA.

L’ARGOMENTO MORTARA.

E’ difficile controbattere ad un integralista cattolico preparato, propongo l’argomento di Mortara.

Antefatto: Papa Pio IX, in quanto sovrano dello stato pontificio, prelevò Edgardo Mortara, un ragazzo ebreo, dalla sua famiglia. Lo fece quando scoprì che il ragazzo era stato battezzato dal servitore cattolico della famiglia. Il bambino, per legge, doveva avere un’educazione cattolica, e Pio IX se ne occupò allevando Edgardo come fosse suo figlio. L’integralista coerente sostiene che Pio IX abbia agito in modo lecito; gli altri cattolici non sono d’accordo. Quindi, ecco l’argomento:

1) se l’integralismo è vero, deve essere moralmente permesso a Papa Pio IX sottrarre il piccolo Edgardo ai suoi genitori.

2) Ma tutti noi pensiamo che questo sia un atto malvagio.

3) Pertanto, l’integralismo cattolico è falso.

P.S. Ricordo solo che Pio IX era, per gli standard integralisti, il legittimo sovrano degli stati papali, e come tale aveva il dovere di preparare i suoi sudditi alla beatitudine eterna. La legge morale proibisce il battesimo forzato, ma una volta che il battesimo si realizza, i battezzati sono sotto la giurisdizione della Chiesa.

PICCOLE FALLACIE CRESCONO.

 

L’assunto fondamentale dell’economia è che lo scambio avvantaggi entrambe le parti. Si tratta di una mera tautologia che discende da definizioni comunemente accettate, tipo: se faccio A piuttosto che B, è perché preferisco A a B. Ma le persone spesso non scorgono questa natura reciprocamente vantaggiosa dello scambio, sposando invece la convinzione che solo una delle parti ne approfitti. La negazione del win-win è pervasiva, con i compratori spesso visti nei panni delle vittime sacrificali.

Si potrebbe obiettare che i risultati empirici che linko non neghino del tutto il win-win dal momento che una parte delle cavie non cade nel tranello. Tuttavia, la teoria afferma che tutte (o quasi tutte) le transazioni dovrebbero essere considerate reciprocamente vantaggiose, una posizione che nessuna persona interpellata è disposta a sostenere. Secondo me ce n’è abbastanza per considerarla una fallacia cognitiva in piena regola. Una fallacia quanto mai nociva per le politica di un paese: questa gente vota!

CONTRO I MULINI A VENTO.

 

Fanno bene i media a riferire le sciocchezze? Se le boicottassero non sarebbero mai confutate ma se le segnalano finiscono per pubblicizzarle. Inoltre, le persone che diffidano dei media potrebbero schierarsi dalla parte delle sciocchezze proprio per fare il contrario di cio’ che consiglia l’arci-nemico. Inoltre, più tempo perdi a “coprire” i fake, meno tempo hai a disposizione per notizie più interessanti.

Il creazionismo è un buon caso di studio: combattuto con clamore all’inizio e trascurato dopo. L’esito? Nullo. Nullo in entrambi i casi, il creazionismo e i creazionisti se ne stanno ancora oggi lì impavidi come il primo giorno in cui si sono fatti vivi.

Vedo persone disposte a tutto pur di combattere la jihad contro i propagatori di stupidaggini: censura, vergogna sociale, no-platforming, declinazione delle generalità, responsabilizzazione penale dei social, denuncia facile. La giustificazione è sempre la stessa: se non teniamo l’informazione sotto controllo, la scienza perderà la sua battaglia contro le cazzate e sprofonderemo in un mondo da incubo.. Ecco, se la barbarie della censura funzionasse, forse potrei anche prendere in considerazione lo scambio, nella mia esperienza non funziona affatto, quindi il discorso è chiuso.

L’IDOLATRIA DELLA SALUTE.

L’IDOLATRIA DELLA SALUTE.

Cosa ci manca oggi nella lotta al virus? Pensiamoci bene.

Ci mancano mascherine? Ormai direi di no. Ci mancano i test? Sono sempre più scettico che ci portino fuori dalla palude. Ci mancano i tamponi? Mah. Ci mancano studi seri? Ne siamo sommersi? Ci mancano i leader? In epoca social nessuna autorevolezza dura. Ci mancano letti in rianimazione? Persino in Lombardia ci sono interi ospedali vuoti pieni di letti con rianimazione. Ci manca il personale medico? Non ce n’è mai abbastanza, ma noi vogliamo risolvere il problema, non tamponarlo alla buona. Ci mancano i donatori di sangue? Calma, non alimentiamo false speranze. Ci manca l’app? Non sapremmo come usarla.

Una cosa ci manca su tutte: le cavie umane per sperimentare i vaccini e sfondare su quel fronte.

Mentre si va ovunque verso la “riapertura”, sta diventando sempre più chiaro che la vera ripresa dalla peggiore crisi dagli anni ’30 sarà impossibile fino a quando non verrà trovato un vaccino. La “domanda” di molti servizi resta e resterà sospettosa, i consumatori si affacceranno timidamente agli esercizi commerciali, i controlli della temperatura e le regole di distanziamento sociale intralceranno a lungo le operazioni nei luoghi di lavoro, nei ristoranti, nelle scuole, negli aeroporti, negli stadi e un po’ ovunque.

La fine anticipata della pandemia potrebbe farci risparmiare centinaia di miliardi di euro, ecco perché sostenere l’utilizzo di cavie umane per la sperimentazione del vaccino, solo così una reale accelerazione sarà possibile.

Ma poi c’è un secondo fatto: molte cavie umane moriranno da eroi e la loro sarà una testimonianza contro il vero idolo ateo del nostro tempo: la salute. In questo intervento di Aldo Maria Valli – che allego – nulla condivido (mi capita di rado con lui), tranne che questa accorata denuncia: dietro la desacralizzazione della vita umana occhieggia l’idolatria della salute. La salute si è mangiata tutto, le nostre libertà innanzitutto. Ecco, la libertà di essere cavia e morire per gli altri, oltre a creare il bene comune di cui dicevo sopra, puo’ fornire in modo sano un capovolgimento di valori quanto mai auspicato.

QUA LA MANO

 

Nel patteggiamento ci si accorda per uno sconto di pena a fronte di una sentenza immediata. La critica comune è che in tal modo ce la si cava con poco. In effetti, uno pensa, l’imputato accetta solo quando gli conviene, l’istituto è ritagliato sulle sue esigenze. Dopodiché, parte la canonica indignazione giustizialista.

Mi sembra che le cose non stiano esattamente in questi termini, lo vedo nelle commissioni tributarie dove non accordarsi con l’Ufficio e intraprendere un contenzioso è diventato ormai un azzardo mortale. E, del resto, l’Ufficio non manca mai di ricordartelo con mille allusioni. In parole povere, l’imputato stava molto meglio prima, altro che “istituto ritagliato sulle sue esigenze”.

La dinamica che ci sta sotto è piuttosto controintuitiva, provo a descriverla con un esempio. Considerate la situazione di un ipotetico PM che ha sulla scrivania cento casi all’anno con un budget di 100.000 euro da spendere. Cio’ significa solo mille euro da spendere per indagare e perseguire ogni caso. Ebbene, se il PM riuscisse a spingere novanta imputati al patteggiamento, potrebbe poi concentrare tutte le sue risorse sui dieci che rifiutano, spendere diecimila euro per ogni caso e ottenere un tasso di condanne del 90 percento. Cio’ significa che rifiuterà qualsiasi patteggiamento in cui la prospettiva di condanna sia per lui peggiore a quota 90%. Tutti gli imputati, del resto, starebbero molto meglio se nessuno di loro accettasse l’offerta di patteggiamento – che è poi la condizione precedente all’introduzione dell’istituto – ma poiché prima o poi la slavina partirà, l’istituto finirà per danneggiare le prospettive di quasi tutti gli imputati. Come tutte le leggi, anche il patteggiamento sembra fatto su misura per la burocrazia, che del resto questo leggi le scrive e le consegna nelle mani del politico utile idiota.