Gesù di Nazaret. Parte seconda

Gesù, il profeta apocalittico – Gesù è davvero esistito?: Un’inchiesta storica – Bart D. Ehrman and Elisabetta Valdré

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Trigger warning: – criteri storici: pluralità, indipendenza e dissimiglianza – profeta del conflitto e del rovesciamento – guerra alla famiglia – regno terreno – re dei giudei –

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Quanto al fatto che Gesù sia un apocalitticista, quale sarebbe la versione alternativa? Potrei presentare le prove addotte da altri studiosi che interpretano in modo diverso la sua figura. Quale versione alternativa dovrei scegliere: quella che vede in Gesù un rivoluzionario sul piano politico? Un proto-marxista? Un proto-femminista? Un eroe della controcultura? Un sant’uomo dell’ebraismo? Una versione giudaica dei filosofi cinici? Un uomo sposato con prole?

Note:VERSIONI DI GESÙ

mi concentro sull’interpretazione che sembra la più accettata dai critici del settore, quella resa popolare da Albert Schweitzer: Gesù fu un profeta apocalittico che predisse la fine imminente della propria epoca dominata dal male, e la venuta sulla terra, entro la propria generazione, di un giudice inviato da Dio, il Figlio dell’uomo, che avrebbe annientato le forze del male e chi si era schierato dalla loro parte, e avrebbe instaurato un regno giusto qui sulla terra.

Note:ORTODOSSIA STORICA

Le prove che dimostrano la visione apocalitticista di Gesù

contestualmente credibile che Gesù fosse un apocalitticista, poiché abbiamo le prove che il pensiero apocalittico era diffuso ai suoi tempi tra i farisei,1 tra gli autori dei Manoscritti del mar Morto, tra gli estensori delle tante apocalissi ebraiche dell’epoca, e tra certi leader profetici quali Giovanni Battista, di cui parleremo tra breve.

Note:CONTESTO

le enunciazioni apocalittiche di Gesù trovano ampio spazio in tutte le fonti più antiche.

Note:PLURALITÀ DELLE FONTI INDIPENDENTI

Le prime fonti indipendenti

Dal Vangelo di Marco: Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi … In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza (Mc 8,38; 9,1) In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà e la luna non darà più il suo splendore e gli astri si metteranno a cadere dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo … In verità vi dico: non passerà questa generazione prima che tutte queste cose siano avvenute (Mc 13,24-27; 30).

Note:MARCO

Dalla Fonte Q: Perché come il lampo, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno … Come avvenne al tempo di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece perire tutti … Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si rivelerà (Lc 17,24; 26-27; 30; cfr. Mt 24,27; 37-39). Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate (Lc 12,40; cfr. Mt).

Note:FONTE Q

Dalla Fonte M: Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro (Mt 13,40-43).

Note:FONTE M

Dalla Fonte L: State bene attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso improvviso; come un laccio esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo (Lc 21,34-36).

Note:FONTE L

L’inizio e la fine come chiavi di interpretazione

Sappiamo con certezza come iniziò il ministero pubblico di Gesù. Fu battezzato da Giovanni Battista. È un dato rilevante per comprenderne l’apocalitticismo. Il fatto che Gesù avesse rapporti con Giovanni Battista trova molteplici attestazioni

Note:GIOVANNI BATTISTA

sembra che il battesimo di Gesù soddisfi il criterio della dissomiglianza. I primi cristiani che raccontarono le vicende di Gesù erano convinti che chi riceveva il battesimo fosse spiritualmente inferiore a chi lo somministrava,

Note:DISSIMIGLIANZA

Gesù aveva commesso peccati che dovevano essere perdonati? Chi può aver escogitato una storia simile? La ragione per cui in certi resoconti Gesù viene battezzato da Giovanni è che si tratta di un dato storicamente attendibile. Gesù fu realmente battezzato da Giovanni, come attestano diverse fonti indipendenti.

Note:GESÙ PECCATORE

È noto che Giovanni Battista trasmetteva un messaggio apocalittico di distruzione e salvezza imminente. Marco lo raffigura come un profeta che vive nel deserto e annuncia l’adempimento di ciò che aveva profetizzato Isaia, secondo cui Dio avrebbe portato nuovamente il suo popolo dal deserto alla Terra Promessa (Mc 1,2-8). La Fonte Q ci offre ulteriori informazioni, comunicandoci che Giovanni diffondeva esplicitamente alle folle che si recavano presso di lui il messaggio di un giudizio apocalittico: «Chi vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? …Quando era previsto il giorno del giudizio? Era proprio dietro l’angolo. La scure era già stata posta alla radice dell’albero.

Note:L’APOCALISSE DI GIOVANNI

Non sappiamo soltanto in che modo cominciò, ma anche, contando su certezze ancora più solide, cosa accadde fra i seguaci dopo la sua morte. Iniziarono a fondare comunità di credenti in tutto il Mediterraneo. La prima lieve traccia dell’esistenza di tali comunità la ricaviamo dagli scritti dell’autore cristiano più antico di cui abbiamo notizia, Paolo. Non ci sono dubbi sulle caratteristiche di quelle comunità (e sulle opinioni dell’apostolo). Erano percorse dall’aspettativa di essere ancora in vita (loro, i cristiani dell’epoca) quando Gesù avesse fatto ritorno dai cieli come giudice della terra (cfr., per esempio, la Prima lettera ai Tessalonicesi [1 Ts 4,13; 5,12] e la Prima lettera ai Corinzi [1 Cor 15]). In altre parole, dopo la morte di Gesù il cristianesimo prese avvio come movimento apocalittico.

Note:PRIME COMUNITÀ

Per meglio dire, se Gesù fosse partito con un indirizzo apocalitticista ma, dopo la sua morte, le comunità dei seguaci non avessero conservato quell’orientamento, si potrebbe sostenere che Gesù, dopo essersi accompagnato a Giovanni, si era allontanato da quella visione del mondo. Così non è: le comunità createsi all’indomani della sua morte erano di natura apocalittica,

Note:COERENZA

Le dichiarazioni apocalittiche di Gesù

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo» (Mc 1,15).

Note:LE PRIME INEQUIVOCABILI PAROLE DI GESÙ

Il regno di Dio

Oggi, all’espressione regno di Dio si associa di solito il paradiso, il luogo dove si recano le anime dopo la morte. Non era al paradiso che pensavano gli apocalitticisti, come abbiamo visto. Per Gesù il regno era un luogo fisico,

Note:NON UN REGNO CELESTE

Figlio dell’uomo

La venuta del regno futuro sarebbe stata opera di un giudice cosmico che Gesù definì il Figlio dell’uomo.

Note:GIUDICE COSMICO

Le dichiarazioni in cui Gesù parla di sé definendosi il Figlio dell’uomo non soddisfano il criterio della dissomiglianza; quelle in cui, con tale espressione, Gesù sembra alludere a qualcun altro, al contrario, superano l’esame. I cristiani convinti che Gesù fosse il Figlio dell’uomo non avrebbero sicuramente creato ad arte discorsi che sembravano stabilire una differenza tra quest’ultimo e il Figlio dell’uomo.

Note:NON ERA GESÙ IL FIGLIO DELL’UOMO

Il giudizio futuro

ci sarà un rovesciamento delle sorti. Chi oggi è ricco e potente sarà umiliato…chi detiene il potere ha avuto successo nella vita soltanto schierandosi con le forze del male,

Note:ROVESCIAMENTO

Il giudizio imminente non coinvolgerà soltanto gli esseri umani: avrà una dimensione cosmica. Il mondo intero si è corrotto

Note:DIMENSIONE COSMICA

I preparativi in vista della fine: osservare la Torah e vivere in modo etico

Gesù non lasciò dubbi sulla fonte alla quale attingere per conoscere la volontà di Dio. È esposta per filo e per segno nella Torah.

Note:TORAH

«Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti».)

Note:I COMANDAMENTI

A differenza di certi farisei, Gesù non pensava che la cosa più importante, al cospetto di Dio, fosse l’osservanza scrupolosa della Legge.

Note:LA LEGGE NON È IL BENE SUPREMO

Contrariamente a taluni esseni, non riteneva che fosse necessario conservare la propria purezza rituale

Note:PUREZZA RITUALE

Ciò che premeva a Gesù – e ad altri ebrei suoi contemporanei, sui quali siamo meno informati (cfr., per esempio, Mc 12,32-34) – erano i comandamenti di Dio che costituivano, ai suoi occhi, l’essenza stessa della Legge, ovvero i comandamenti che imponevano di amare Dio sopra ogni altra cosa (come si legge in Dt 4,4-6) e di amare gli altri

Note:COMANDAMENTO DELL‘AMORE

Oggi molti credono che sia necessario, sul lungo periodo, comportarsi in modo etico per il bene della società o per andare d’accordo con gli altri. Gesù, tuttavia, non pensava di avere davanti a sé molto tempo.

Note:NESSUNA FUNZIONE SOCIALE

Le attività apocalittiche di Gesù

L’uomo che compie i miracoli

se lo storico vuole sapere che cosa fece Gesù, con un certo grado di probabilità, i miracoli non entrano a far parte della lista, poiché per natura – e per definizione – sono gli eventi più improbabili.

Note:LO STORICO DI FRONTE AI MIRACOLI

L’elemento importante in questa parte della nostra analisi, tuttavia, è che Gesù fu considerato dai più un guaritore e un esorcista, e che tale reputazione calza a pennello con una cornice apocalittica.

Note:GUARITORE ED ESORCISTA

I compagni di Gesù

persone di cui era solito circondarsi: i poveri, gli emarginati, i peccatori. Altri leader religiosi lo sbeffeggiarono apertamente per aver preferito la compagnia degli individui spregevoli

Note:AMICI INFAMI

non è difficile capire perché. Gesù annunciò che nel regno venturo tutti i ruoli sociali sarebbero stati rovesciati,

Note:ROVESCIAMENTO

Perché non nove o quattordici? Il numero dodici era importante per Gesù, probabilmente perché l’antica nazione di Israele era composta da dodici tribù.

Note:12 APOSTOLI

Gli avversari di Gesù

Durante il suo ministero pubblico in Galilea, viene ritratto mentre suscita le ire dei farisei, che lo attaccarono severamente per non aver osservato la Legge

Note:GUERRA CON I FARISEI

Non abbiamo testimonianze di un suo aperto conflitto con gli esseni, anche se dovrebbe essere evidente che la sua interpretazione delle realtà apocalittiche che gravavano sul mondo era molto diversa da quella degli esseni.

Note:GUERRA AGLI ESSENI

L’altro terreno di opposizione al ministero pubblico di Gesù non coinvolge un gruppo ebraico, ma una diffusa entità sociale: la famiglia. Per quanto assurdo possa sembrare agli odierni fautori dei «valori familiari», i quali citano spesso Gesù quale simpatizzante delle loro opinioni, sembra che egli si sia opposto all’idea di famiglia, e che sia entrato in conflitto con i membri della propria. …L’opposizione di Gesù al nucleo familiare appare evidente nella richiesta ai seguaci di abbandonare la casa per amore del regno futuro. Lasciando i familiari in una situazione di difficoltà, li costrinsero quasi certamente a enormi privazioni…

Note:GUERRA ALLA FAMIGLIA

nel Vangelo di Tommaso. «Chi non odierà suo padre e sua madre non potrà essere mio discepolo»

Note:ODIO

Ci sono chiare testimonianze che la famiglia di Gesù ne rifiutò il messaggio durante il suo ministero pubblico,

Note:RIPUDIATO DALLA SUA FAMIGLIA

padre contro figlio, e figlio contro padre, madre contro figlia, e figlia contro madre, suocera contro nuora, e nuora contro suocera

Note:CONFLITTO TOTALE

Gesù e il Tempio

Gesù è raffigurato nelle prime tradizioni come un violento oppositore di una delle istituzioni centrali della vita religiosa giudaica, il Tempio di Gerusalemme.

Note:GUERRA AL TEMPIO

Durante il processo, per esempio, si presume che un falso testimone abbia sostenuto: «Noi lo abbiamo udito mentre diceva: Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo» (Mc 14,58),

Note:DISTRUZIONE

Che il Tempio di Dio e i sacrifici compiuti al suo interno, secondo quanto prescriveva la stessa Legge di Mosè, fossero contrari a Dio era, ovviamente, una posizione radicale. Non c’è da meravigliarsi che a Gerusalemme i capi del giudaismo si siano sentiti oltraggiati e abbiano considerato Gesù un potenziale sobillatore.

Note:OLTRAGGIO

I primi resoconti narrano che Gesù scacciò i venditori di animali destinati al sacrificio e rovesciò i tavoli dei cambiavalute,

Note:MERCANTI

Se gli ebrei convenivano lì da ogni parte per celebrare Pesah, non potevano portare con sé gli animali sacrificali durante il lungo viaggio. Il personale del Tempio doveva metterli a disposizione in loco. Non avrebbe avuto senso costringere gli ebrei a comprare gli animali con la valuta romana. Le monete romane recavano l’immagine di Cesare e le immagini non erano consentite, soprattutto nel Tempio. Di conseguenza, serviva un ufficio dei cambi che permettesse l’acquisto degli animali sacrificali con la valuta del Tempio.

Note:L’IMPORTANZA DEI CAMBIAVALUTE

Era un messaggio davvero radicale, e pare che le autorità giudaiche l’abbiano capito benissimo.

Note:RADICALITÀ DEL GESTO

La morte di Gesù

Quello che possiamo dire è che probabilmente Gesù fu denunciato alle autorità ebraiche da uno dei suoi seguaci;

Note:TRADITO

È plausibile, tuttavia, pensare che a quel punto Gesù sospettasse che il suo tempo era finito. Non serve una rivelazione divina per capire cosa può succedere se ci si scaglia con violenza contro le autorità costituite in un contesto sedizioso, e c’era una lunga storia di profeti ebraici che avevano trovato la morte per aver superato i limiti del confronto civile.

Note:SENTIRE LA FINE

Non fu giustiziato per essersi definito il Figlio di Dio, o il Figlio dell’uomo, o il Signore, o addirittura Dio. Fu giustiziato per aver sostenuto di essere il messia, l’unto da Dio, il re dei giudei. Può essere stato Giuda a informarne le autorità.

Note:RE DEI GIUDEI

È improbabile che Gesù abbia negato di essere il re dei giudei. Pensava di esserlo. Pertanto, si rifiutò di rispondere all’accusa, oppure rispose in modo affermativo. In entrambi i casi, era tutto quello che serviva a Pilato. Aveva ben altro di cui occuparsi e doveva dedicare il proprio tempo a esigenze di diverso genere. Essendo il governatore, aveva potere di vita e di morte sui sudditi. In presenza di sobillatori, la misura più semplice da adottare era sbarazzarsene. Così fece. Ordinò che Gesù fosse crocifisso. L’intero processo non deve essere durato più di un paio di minuti.

LA FRETTA DI PILATO… UN PAIO DI MINUTI

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Gesù di Nazaret. Parte prima.

Il ritratto del personaggio storico – Gesù è davvero esistito?: Un’inchiesta storica – Bart D. Ehrman and Elisabetta Valdré.

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Trigger warning: accordi e disaccordi tra gli studiosi – gli ebrei dei I secolo – Gesù profeta apocalittica – il metodo storico –

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non sappiamo chi fossero gli autori dei vangeli: di certo non erano i contadini poveri e di lingua aramaica che formavano il gruppo dei discepoli terreni di Gesù.

Note:AGLI AUTORI DEI VANGELI

i diversi vangeli non offrono il medesimo ritratto di Gesù, né dei suoi insegnamenti o delle sue massime, e che i racconti neotestamentari che lo riguardano contengono grandi discrepanze

Note:DISCREPANZE

gran parte del materiale presentato nei vangeli, benché apparentemente fedele alle vicende della vita di Gesù, non è affidabile sul piano storico.

Note:AFFIDABILITÀ

Dati certi e incerti sulla vita di Gesù

fonti a nostra disposizione. Ci siamo resi conto che esse stabiliscono, con grande dovizia di particolari, l’identità di Gesù quale maestro ebreo, vissuto nella Palestina romana del I secolo e crocifisso sotto Ponzio Pilato. Come vedremo tra poco, le fonti stabiliscono, con altrettanta dovizia di particolari, altri dati sulla sua vita che trovano d’accordo quasi tutti i ricercatori. Non sono, tuttavia, altrettanto esaurienti quando si tratta di sapere, in modo più approfondito e dettagliato, che cosa Gesù disse, fece e provò.

Note:ACCORDO E DISACCORDO IN BREVE

Tutti, tranne ovviamente i miticisti, concordano sul fatto che Gesù sia stato un ebreo proveniente dalla Palestina settentrionale (Nazaret) e abbia vissuto la sua vita adulta negli anni Venti dell’èra volgare. In una certa fase della sua esistenza fu seguace di Giovanni Battista; in seguito divenne un maestro e si mise a predicare agli ebrei nelle aree rurali della Galilea. Diffuse un messaggio sul «regno di Dio» che rese noto attraverso le parabole. Riunì un certo numero di discepoli e si guadagnò la reputazione di persona capace di guarire gli infermi e scacciare i demoni. Al termine della sua vita, probabilmente nell’anno 30, compì un viaggio a Gerusalemme dove suscitò l’avversione delle autorità giudaiche locali, che riuscirono a farlo processare al cospetto di Ponzio Pilato, il quale ne ordinò la crocifissione accusandolo di essersi definito «re dei giudei».

Note:ACCORDO ANALITICO

Alcuni hanno detto che bisogna pensare a Gesù principalmente come a un rabbi ebraico del I secolo, il cui interesse fondamentale era insegnare ai seguaci quale fosse il modo migliore di attenersi alla Legge di Mosè. Altri hanno sostenuto che fosse un sant’uomo ebraico, simile a quelli di cui abbiamo notizia da Giuseppe Flavio, una sorta di sciamano ritenuto capace di compiere gesta spettacolari per gli insoliti poteri che possedeva. Altri ancora hanno affermato che il modo migliore per interpretarlo è pensare che sia stato un rivoluzionario che predicava la rivolta armata contro l’Impero romano. Certi studiosi hanno asserito che fosse un riformatore sociale che esortava gli ebrei suoi contemporanei ad adottare uno stile di vita diverso scegliendo, per esempio, nuovi principi economici, quasi fosse una sorta di proto-marxista, o diversi rapporti sociali, quasi fosse una specie di proto-femminista. Certuni hanno suggerito di considerarlo una versione ebraica degli antichi filosofi cinici, che esortavano i loro seguaci ad abbandonare l’attaccamento ai beni materiali per vivere in povertà, liberi dalle necessità della vita terrena. Altri lo hanno indicato come mago, non nel senso che fosse un uomo capace di compiere trucchi di magia, ma una persona in grado di manipolare le leggi di natura al pari di altri operatori di magia della sua epoca.

Note:BUON EBREO. SCIAMANO. MAGO. RIVOLUZIONARIO. RIFORMISTA. FEMMINISTA. CINICO

nel corso dell’ultimo secolo la maggior parte degli studiosi europei e statunitensi si è convinta che Gesù debba essere considerato un predicatore ebreo apocalittico che prefigurò un imminente intervento divino nella storia per rovesciare il dominio delle forze del male, al fine di instaurare un nuovo ordine, un nuovo regno, il regno di Dio. Era questa, in buona sostanza, l’interpretazione che Schweitzer rese popolare …Gesù prefigurò un’interruzione catastrofica del corso della storia in cui Dio avrebbe giudicato il mondo e l’avrebbe rimesso in sesto,

Note:AVVENTO STORICO DI UN NUOVO REGNO

Unità e diversità nel giudaismo del I secolo

Tanto per cominciare, tutti gli ebrei erano monoteisti. Ai nostri giorni non sembra un fatto straordinario, ma nel mondo antico era una delle caratteristiche principali che rendevano la religione ebraica tanto diversa dagli altri culti praticati nell’Impero romano. Tutte le altre religioni erano politeistiche;

Note:EBREI MONOTEISTI

Gli ebrei (e nessun altro) credevano che il loro Dio avesse creato il mondo e ne avesse completa sovranità.

Note:DIO CREATORE E SOVRANO

La Legge fu donata al popolo ebraico non come una sorta di gravoso fardello da sopportare – come oggi sembrano pensare molti cristiani –, ma per il motivo opposto: offrire al popolo di Dio le norme con cui venerarlo e regolare i rapporti all’interno della loro comunità. …La Legge fu trascritta e fu possibile leggerla nei libri di Mosè che, nell’insieme, sono chiamati semplicemente Torah,

Note:LA LEGGE

La Legge comprendeva anche le norme sulla circoncisione – il «segno» che gli ebrei erano un popolo eletto e distinto da tutte le nazioni –, le regole per il cibo kasher, l’osservanza del sabato, le feste e le procedure cui attenersi per adorare Dio. L’adorazione di Dio prevedeva, tra l’altro, sacrifici di animali e offerte di cibo alla divinità, da attuarsi in momenti diversi e in varie circostanze.

Note:POPOLO ELETTO

All’epoca di Gesù, il Tempio era una struttura enorme e spettacolare, che svolgeva un importantissimo ruolo sociale, politico ed economico – per non dire religioso – nella vita degli ebrei, in particolare in quella degli abitanti di Gerusalemme e delle aree circostanti.

Note:IL TEMPIO

Non era permesso compiere quei sacrifici al di fuori di Gerusalemme, pertanto, se avevano tempo a disposizione e potevano sostenere la spesa, gli ebrei si recavano in città per partecipare al culto divino officiato nel Tempio.

Note:IL MONOPOLIO DEL TEMPIO

Le comunità ebraiche presenti in tutto il mondo romano si riunivano nelle sinagoghe, assemblee locali dove udivano la lettura e l’interpretazione delle Sacre Scritture …Gli ebrei si riunivano nelle sinagoghe il sabato, il loro giorno settimanale di riposo, distinto da tutti gli altri.

Note:SINAGOGHE

il credo in un solo Dio, il patto stretto dalla divinità con il suo popolo che comprendeva la circoncisione dei neonati di sesso maschile, la Legge donata da Dio, il Tempio di Gerusalemme dove i sacrifici dovevano essere celebrati, l’osservanza del sabato, le sinagoghe dove gli ebrei si riunivano per approfondire le loro tradizioni e levare preghiere a Dio.

Note:IL GIUDAISMO CONDIVISO

Dagli scritti dello storico ebreo Giuseppe Flavio, che abbiamo già utilizzato come principale fonte di informazioni sul giudaismo palestinese del I secolo, apprendiamo che in Palestina vi erano quattro gruppi ai tempi di Gesù: i farisei, i sadducei, gli esseni e un gruppo denominato dall’autore «Quarta filosofia».

Note:I QUATTRO GRUPPI

I farisei

Sembra che per gli odierni cristiani la caratteristica principale che li descrive sia l’ipocrisia, in gran parte per via delle nefandezze loro attribuite in alcuni passi del Nuovo Testamento (cfr. per esempio Mt 23).

Note:L’INCOMPRENSIONE CHE CIRCONDA I FARISEI

I farisei erano un gruppo caratterizzato da un’intensa religiosità, che dava risalto alla necessità di attenersi alla Legge donata da Dio.

Note:INTENSA RELIGIOSITÀ E RISPETTO PER LA LEGGE

Il problema che pone la Legge di Mosè, tuttavia, è la sua genericità…Supponete che l’osservanza del giorno di riposo si traduca, di comune accordo, nell’astensione dal lavoro, come dichiara la Torah. Mi sembra giusto. Ma quali attività rientrano in quella definizione? Mietere i campi va considerato un lavoro? Forse sì. Non bisogna mietere il sabato. E, se invece di lavorare tutto il giorno, vi recaste nei campi a mietere quel tanto che vi serve per mangiare un boccone, lo potremmo definire un lavoro?

Note:GENERICITÀ DELLA LEGGE… ESEMPI

I maestri ebraici discutevano di argomenti di questo tenore. Le loro discussioni non avevano lo scopo di rendere la vita difficile, ma di aiutare la gente a capire come attenersi alla Legge. Osservare la Legge era la cosa più importante.

Note:MAESTRI EBRAICI

nelle pagine dei vangeli, i farisei occupano un posto importante perché Gesù è spesso in conflitto con loro.

Note:GESÙ CONTRO I FARISEI

Apparentemente Gesù non riteneva che a Dio importasse granché l’eccessiva preoccupazione di attenersi letteralmente alla Legge.

Note:GESÙ E LA LEGGE

È importante ricordare, tuttavia, che, quando Gesù contestò l’interpretazione farisaica della Legge – per esempio, che cosa fosse o non fosse consentito fare durante il sabato –, non era sua intenzione opporsi al giudaismo. Si limitò a opporsi a un’interpretazione del giudaismo.

Note:GESÙ RESTA UN BUON EBREO

I sadducei

sappiamo con certezza che il loro campo di interessi era completamente diverso da quello dei farisei e che erano i detentori del potere in Giudea. I sadducei erano strettamente legati ai sacerdoti che officiavano i culti nel Tempio…Sembra che, a differenza dei farisei, i sadducei fossero aristocratici facoltosi.

Note:SADDUCEI UOMINI DI POTERE. ARISTOCRATICI

sembra che i sadducei fossero, nel complesso, disposti a giungere a compromessi con i romani pur di mantenere la pace e godere della libertà di esercitare le loro prerogative religiose.

Note:COMPROMESSI

Con l’eccezione delle pene capitali, sembra che i romani abbiano lasciato mano libera alle autorità locali. Il consiglio ebraico, autorizzato a gestire gli affari politici e civili di Gerusalemme, era denominato Sinedrio. Era capeggiato dal sommo sacerdote e pare comprendesse soprattutto altri sadducei, poiché tendenzialmente erano costoro gli ebrei facoltosi che godevano di buone relazioni.

Note:AUTONOMIA DEL SINEDRIO

Sembra siano stati loro a far arrestare Gesù e a consegnarlo, perché fosse sottoposto a processo, al governatore romano Pilato, che si trovava in città per mantenere la pace durante il periodo infuocato della festa di Pesah.

Note:L‘ARRESTO DI GESÙ

Gli esseni

Per ironia della sorte, l’unico gruppo ebraico dei tempi di Gesù di cui siamo ben informati non viene neppure menzionato nel Nuovo Testamento. Sappiamo dell’esistenza degli esseni grazie a scrittori ebrei quali Giuseppe Flavio e, soprattutto, a un’intera biblioteca dei loro scritti scoperta per un caso fortunato nel 1947 da un giovane pastore errante. Si tratta dei famosi Manoscritti del mar Morto,

Note:ESSENI… I PIÙ CONOSCIUTI

Uno dei loro gruppi viveva in una comunità di tipo monastico a Qumran, una località appena a ovest della parte settentrionale del mar Morto,

Note:MONACI

I Manoscritti del mar Morto sono testi giudaici al cento per cento e non contengono nulla di cristiano, ma sono impagabili per comprendere Gesù e i suoi primi seguaci, poiché sono testi coevi o di poco precedenti,

Note:COEVI

Credevano che tutti gli altri ebrei fossero corrotti e avessero frainteso e applicato erroneamente la Legge ebraica, al punto da contaminare il Tempio …Per preservare la propria santità, quello specifico gruppo di esseni (ce n’erano altri, ma ne sappiamo molto meno) si recò nel deserto per vivere collettivamente una vita di stampo monastico

Note:OSSESSIONATI DALLA PUREZZA… MISTICI

Una delle ragioni, e non la meno importante, che li spinse a compiere quella scelta fu la loro convinzione di vivere alla fine dei tempi.

Note:MILLENARISTI

Secondo la visione essena, ben presto sarebbe scoppiata una guerra in cui Dio e il suo popolo avrebbero trionfato sui sozzi romani,

Note:LA GRANDE GUERRA

Gesù non era un esseno. Non c’è nulla che colleghi lui o Giovanni Battista al gruppo. Proprio il contrario. A Giovanni, come vedremo, non interessava preservare la propria purezza. Predicava ai peccatori di pentirsi, per convincerli ad abbandonare la loro condotta malvagia. Gesù, per parte sua, scandalizzò i devoti ebrei dediti alla conservazione di una vita pura, lontana dal sudiciume del mondo circostante, perché preferì accompagnarsi ai peccatori,

Note:LA DISTANZA DEL BATTISTA E DI GESÙ DAGLI ESSENI

La Quarta filosofia

Era composto da ebrei convinti che i romani avessero preso possesso in modo ingiustificato della Terra Promessa. Il gruppo – o meglio i gruppi, messi insieme indistintamente da Giuseppe Flavio – credeva di dover impugnare la spada, opporsi ai romani e fomentare una rivolta politica e militare,

Note:I RIBELLI ANTI ROMANI

Secondo la visione di chi aderiva a tale filosofia, era Dio stesso a chiamare all’azione

Note:GUERRA DIVINA

L’interesse principale della Quarta filosofia era, infatti, la terra, promessa da Dio a Israele.

Note:LA TERRA PROMESSA

Alcuni studiosi hanno ritenuto che anche Gesù predicasse la ribellione armata contro i romani, ma non sembra sia un tema dominante nelle tradizioni primitive sulla sua figura. Con questo non si vuole sostenere che Gesù fosse un collaborazionista al pari dei sadducei. Tutt’altro. Anch’egli si opponeva a questi ultimi e ai loro padroni romani.

Note:LA DISTANZA DI GESÙ DA QF

Per le sue posizioni apocalittiche, Gesù era forse più simile agli esseni che agli altri gruppi ebraici, ma non era membro di quella comunità, e molte sue opinioni divergevano da quelle essene.

Note:GESÙ ESSENA

La sua visione era stata plasmata soprattutto dalla frequentazione di Giovanni Battista, un predicatore apocalitticista che… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:L’ASCENDENZA DEL BATTISTA

L’apocalitticismo

circa un secolo e mezzo prima della nascita di Gesù, un buon numero di ebrei si sentì profondamente scosso dalla situazione politica e militare. Da secoli la nazione giudaica era controllata dalle potenze straniere: prima i babilonesi nel VI secolo a.C., poi i persiani, dopodiché i greci e infine i siriani. Per opporsi alle atrocità siriane perpetrate nel 167 a.C., scoppiò una rivolta indigena capeggiata dalla famiglia ebraica dei Maccabei. La rivolta dei Maccabei portò alla formazione dello Stato… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:LO SHOC DELL’OCCUPAZIONE ROMANA

Per secoli taluni profeti ebraici avevano dichiarato che la nazione stava soffrendo a causa della punizione inflitta da Dio a coloro che si erano allontanati da lui (parliamo di profeti quali Osea, Amos, Isaia, Geremia… in… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:I GUAI POLITICI COME PUNIZIONE DIVINA

Nel periodo del giogo siriano, tuttavia, molti ebrei erano tornati a Dio e seguivano alla lettera le prescrizioni della Torah. Eppure, le loro sofferenze erano addirittura peggiorate. Com’era possibile? Il pensiero apocalittico sorse in quel contesto. Alcuni arrivarono alla conclusione che le sofferenze del popolo di Dio non erano un castigo inflitto dalla divinità. Al contrario, erano una punizione per la… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:APOCALITTICI: I GUAI VENGONO DALLE FORZE DEL MALE CHE DIO SCONFIGGERÀ NEL GIORNO DELL’APOCALISSE

Con il tempo e con il perdurare delle sventure, questa visione divenne assai popolare tra gli ebrei. All’epoca di Gesù era l’opinione dei farisei, degli esseni e di alcuni gruppi… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:DIFFUSIONE UBIQUA

Secondo una versione sintetica, Dio, per ragioni misteriose, aveva temporaneamente ceduto il controllo di questo mondo a potenti forze cosmiche che si opponevano a lui, ai suoi scopi e al suo popolo. Quella era la ragione per cui il popolo di Dio era costretto a patire tanto dolore e… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:CESSIONE DI SOVRANITÀ

Troviamo tale interpretazione in un buon numero di scritti ebraici di quel periodo, compresi, per esempio, i Manoscritti del mar Morto e le apocalissi ebraiche che… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits.

Note:SCRITTI

quattro principi

Gli apocalitticisti erano fondamentalmente dualisti. Credevano nell’esistenza di due componenti essenziali della realtà: le… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits….Dio aveva un nemico personale, cui furono attribuiti vari nomi: il… Some highlights have been hidden or truncated due to export limits….

Note:BENE E MALE

Il dualismo cosmico si traduceva in uno scenario storico, altrettanto dualistico, che comprendeva l’epoca presente e quella futura.

Note:DUALISMO TEMPORALE

Chi fosse entrato nella nuova èra sarebbe stato ricompensato con la pace, la gioia e la beatitudine.

Note:LA NUOVA ERA

Pessimismo

Benché per gli apocalitticisti il quadro a lungo termine fosse splendido, la situazione sul breve periodo si presentava molto tetra.

Note:VISIONE TETRA SUL BREVE

Rivincita

Molti apocalitticisti non sognavano di sconfiggere le potenze del male con le proprie forze. Le avrebbe sgominate Dio.

Note:DIO VINCITORE

Quando la situazione si fosse guastata al punto che un peggioramento fosse diventato inconcepibile, Dio avrebbe inviato la figura di un salvatore con il compito di emendare tutto il male. Gli apocalitticisti attribuirono appellativi diversi a quel salvatore. Abbiamo già visto che alcuni lo chiamarono messia…«Figlio dell’uomo»

Note:IL SALVATORE

I deboli, i poveri, gli oppressi e i giusti stavano soffrendo perché avevano preso le parti di Dio. Ma i loro diritti sarebbero stati rivendicati quando fosse giunta la fine e Dio avesse riaffermato il proprio volere, instaurando sulla terra un regno giusto. Il giudizio futuro avrebbe riguardato anche i defunti.

Note:GIUDIZIO DIVINO

Fu quello, pertanto, il periodo in cui gli ebrei cominciarono a sostenere la dottrina della risurrezione futura che sarebbe avvenuta alla fine dei tempi, come ho spiegato nel capitolo precedente. Prima che il pensiero apocalittico diventasse popolare, la maggioranza degli ebrei pensava che, dopo la morte, l’essere umano continuasse a vivere in un mondo infero denominato Sheol, oppure morisse insieme al proprio corpo. Non era questa l’opinione degli apocalitticisti, che credevano in una futura vita eterna per i giusti,

Note:RESURREZIONE DEI MORTI

Imminenza

Quando era prevista la venuta di quel regno? Gli apocalitticisti ebrei credevano che il suo arrivo fosse imminente. Era proprio dietro l’angolo. Poteva verificarsi in qualsiasi momento.

Note:DIETRO L’ANGOLO

«vi sono alcuni qui presenti, che non morranno senza aver visto il regno di Dio venire con potenza.» Sono parole di Gesù, tratte dal vangelo più antico (Mc 9,1).

Note:UNA DECINA D’ANNI

Da apocalitticista ebreo qual era, Gesù era persuaso che il mondo fosse controllato dalle potenze del male, presenti in gran numero. Dio, però, avrebbe scagliato il suo giudizio su questo mondo facendo scendere dai cieli il Figlio dell’uomo e provocando un rivolgimento assoluto, una resa dei conti con il male e con chiunque si fosse schierato dalla sua parte. Nel regno venturo i forti e i potenti sarebbero stati umiliati, e i poveri e gli oppressi innalzati. Tutto questo sarebbe avvenuto quando la generazione cui apparteneva Gesù sarebbe stata ancora in vita. Gesù, come molti altri ebrei palestinesi del suo tempo, era un apocalitticista e attendeva la fine della storia così come la conosceva.

Note:IL CREDO DI GESÙ

Quali metodi usano gli storici per determinare le parole pronunciate e le azioni compiute da Gesù, indipendentemente dal fatto che abbia o non abbia aderito a una visione apocalitticista?

Note:IL PROBLEMA DEL METODO STORICO

I metodi per determinare l’autenticità di una tradizione

Per stabilire la probabilità storica di una frase, di un’azione o di un’esperienza vissuta da Gesù, serve un gran numero di fonti indipendenti di cui si possa dimostrare che non hanno incorporato nel racconto il proprio atteggiamento parziale…E più le fonti sono vicine al tempo degli eventi narrati, tanto meglio.

Note:FONTI INDIPENDENTI VICINE E NON INTERESSATE

Credibilità contestuale

Se un racconto che vede come protagonista Gesù – che narra, per esempio, qualcosa che si presume egli abbia detto o fatto – non si adatta al contesto storico a noi noto, è improbabile che sia storicamente esatto.

Note:COERENTE CON IL CONTESTO STORICO NOTO

è quasi certo che le frasi impossibili da ritradurre in aramaico non siano state pronunciate da Gesù. È il caso dell’esempio tratto dal terzo capitolo del Vangelo di Giovanni, dove Gesù sostiene che, se una persona non rinasce anothen, non può vedere il regno di Dio. Con la parola anothen, Gesù intendeva «dall’alto» o «una seconda volta»? Tutta la conversazione è messa in predicato dal doppio significato del termine, che ha senso in greco, ma non in aramaico.

Note:COERENZA CON L’ARAMAICO

vedremo che vi sono buoni motivi per credere che Gesù fosse un apocalitticista. Le tradizioni sulla sua persona che si inseriscono in un contesto apocalitticista, pertanto, hanno buone probabilità di essere autentiche.Read more at location 4344

Note: COERENZA CON L’APOLITTICISMO Edit

nulla lascia pensare che il credo abbracciato dai cristiani gnostici di epoca più tarda fosse presente nella Palestina rurale del I secolo. Di conseguenza, è quasi certo che i detti di Gesù riportati nei vangeli gnostici, quali per esempio il Vangelo di Filippo o il Vangelo di Maria, non si possano ascrivere a Gesù, ma gli siano stati messi in bocca dai suoi seguaci (gnostici).Read more at location 4346

Note: COERENZA CON LO GNOSTICISMO Edit

Se una tradizione che riguarda Gesù soddisfa il primo criterio, essa è ritenuta possibile, ma non è necessariamente probabile. Per determinarne la probabilità, bisogna ricorrere agli altri due criteri.Read more at location 4350

Note: POSSIBILE E PROBABILE Edit

Attestazioni multiple

se una tradizione compare in una molteplicità di fonti indipendenti, essa ha maggiori probabilità di essere storicamente affidabile di quella che compare in una sola fonte.Read more at location 4353

Note: FONTI INDIPENDENTI Edit

Una vicenda riportata da Matteo, Marco e Luca non ha, evidentemente, un’attestazione multipla, benché sia reperibile in tre fonti. Matteo e Luca trassero molti racconti dal Vangelo di Marco,Read more at location 4358

Note: EVANGELISTI Edit

C’è, tuttavia, un’abbondanza di tradizioni che si trovano una volta sola nelle nostre diverse fonti indipendenti – il Vangelo di Marco, le Fonti Q, M e L, il Vangelo di Giovanni e le sue fonti, le lettere di Paolo, le epistole di altri autori, il Vangelo di Tommaso e persino gli scritti di Giuseppe Flavio e di Tacito –, ed esse risalgono a un periodo che non supera i cento anni dalla morte di Gesù.Read more at location 4360

Note: FONTI DELLA VITA E DEI DETTI DI GESÙ Edit

La crocifissione di Gesù sotto Ponzio Pilato è, mi pare ovvio, contestualmente credibile.Read more at location 4363

Note: CRDIBILE Edit

il Vangelo di Marco, le Fonti M e L, il Vangelo di Giovanni, i discorsi degli Atti, per non parlare di Giuseppe Flavio e di Tacito. Anche la Prima lettera di Timoteo contiene un accenno indipendente all’episodio. La crocifissione in quanto tale (escludendo l’accenno a Pilato) è attestata dalle lettere paoline e da una gran varietà di altre fonti indipendenti: la Prima lettera di Pietro, la Lettera agli Ebrei e così via.Read more at location 4365

Note: FONTI DELLA CROCIFISSIONE Edit

Oppure, considerate il tema dei fratelli di Gesù. Come abbiamo constatato, molteplici fonti indipendenti affermano che Gesù aveva fratelli, e la maggior parte attribuisce il nome Giacomo a uno di loro: lo affermano Marco, Giovanni (che non nomina Giacomo), Paolo e Giuseppe Flavio. Paolo conosceva addirittura Giacomo. Tali attestazioni determinano una ragionevole probabilità in favore della tradizione.Read more at location 4369

Note: IL FRATELLO DI GESÙ Edit

Si afferma, inoltre, che Gesù veniva da Nazaret, e non lo dicono soltanto Marco e Giovanni, ma anche alcuni racconti indipendenti provenienti dalle Fonti M e L.Read more at location 4372

Note: NAZARET Edit

Il criterio della dissomiglianza

Si fonda sull’idea che sia indispensabile tener conto della faziosità di una fonte e di quella della fonte da cui essa attinge.Read more at location 4376

Note: DISSIMIGLIANZA Edit

Le storie che ritraggono Gesù come un bambino di cinque anni capace di compiere miracoli, e che fulmina i compagni di gioco quando lo irritano – come racconta il Vangelo dell’infanzia di Tommaso –, non sono storicamente affidabili, dal momento che assolvono il fine cristiano di dimostrare che Gesù era il potente Figlio di Dio ancor prima del suo ministero pubblico.Read more at location 4377

Note: INFANZIA Edit

Abbiamo constatato che il racconto della nascita di Gesù narrato da Luca non ha senso, poiché non sussiste alcuna documentazione di un censimento generale e, in ogni caso, non avrebbe potuto svolgersi ai tempi in cui Quirino governava la Siria, se è vero che Gesù nacque sotto il regno di Erode, in quanto i due regni non sono contemporanei.Sembra assai probabile che sia stata inventata da Luca, o dalla sua fonte, per far sì che la nascita di Gesù avvenisse a Betlemme, la località che i profeti – in questo caso, Michea – avevano indicato come luogo di provenienza del salvatoreRead more at location 4383

Note: LUCA E LA NASCITA Edit

Abbiamo constatato che la crocifissione creò enormi grattacapi alla missione cristiana, perché nessun ebreo si aspettava un messia crocifisso. È evidente che quella tradizione soddisfa il criterio della dissomiglianza.Read more at location 4388

Note: CROCIFISSIONE Edit

L’idea che avesse fratelli non è funzionale ad alcun indirizzo cristiano ben definito.Read more at location 4393

Note: FRATELLI Edit

Vale la stessa considerazione per la provenienza da Nazaret. Dal momento che Nazaret era un minuscolo villaggio segnato dalla povertà,Read more at location 4395

Note: NAZARET Edit

I primi anni di Gesù

non c’è alcuna possibilità che uno storico affermi che Gesù è nato da una vergine. A prescindere dalla scarsa plausibilità dell’evento (notevolmente scarsa, a mio avviso), resta il fatto che, nelle due fonti che riferiscono la nascita miracolosa, le spiegazioni addotte sono alquanto azzardate.Read more at location 4412

Note: NATO DA UNA VERGINE Edit

Nel Vangelo di Matteo, Gesù nasce da una vergine perché così aveva predetto il profeta Isaia,Read more at location 4415

Note: MATTEO Edit

Luca fa nascere Gesù da una vergine per un altro motivo. Nel suo resoconto, Gesù è il Figlio di Dio perché è stato lo Spirito di Dio a renderla gravida.Luca si sente investito del compito di mostrare che Gesù è unicamente un Figlio di Dio, e la sua nascita da una vergine ne è la prova.Read more at location 4424

Note: LUCA Edit

gli storici non hanno mezzi a disposizione per esprimere giudizi sulla verginità della madre di Gesù, se non la generica improbabilità di un evento simile e il fatto che i due racconti che riportano la tradizione lo facciano per motivi diversi, ma assolutamente interessati…. i due resoconti sull’accaduto si contraddicono irreparabilmente l’un l’altro.Read more at location 4428

Note: LO STORICO Edit

Abbiamo anche ottime ragioni per dubitare che Gesù sia nato a Betlemme.Read more at location 4427

Note: BETLEMME Edit

Gesù, dunque, era nato ebreo, e come tale era stato educato. I genitori vivevano nella Galilea rurale. Gli scavi archeologici compiuti a Nazaret dimostrano che si trattava di un piccolo villaggio privo della minima traccia di qualsivoglia ricchezza.9 Gesù fu quasi certamente allevato in una condizione di relativa povertà. Aveva fratelli e forse sorelleRead more at location 4431

Note: POVERO Edit

Il primo resoconto giunto fino a noi indica che Gesù era un tekton (Mc 6,3), una parola solitamente tradotta come «carpentiere», benché possa riferirsi a chiunque svolga un lavoro manuale, per esempio uno scalpellino o un maniscalco. Era un mestiere esercitato da persone di basso ceto….E se con quel termine si intendeva specificare che Gesù lavorava il legno, invece della pietra o del metallo, i suoi non erano di certo prodotti di fine ebanisteria, ma oggetti rozzamente lavorati quali le porte o i gioghi necessari a una comunità rurale.Read more at location 4437

Note: CARPENTIERE Edit

Per ragioni che ho già esposto, sembra più probabile che non sapesse scrivere e, in effetti, non c’è alcuna testimonianza antica di un suo scritto o della sua capacità di scrivere. Che avesse imparato a leggere è una questione interessante e difficile da risolvere. L’idea, un tempo comune tra gli studiosi, che ai bambini ebrei insegnassero quasi sempre a leggere si è dimostrata errata….Se tuttavia, come sembra probabile, Gesù era considerato dai suoi seguaci un interprete esperto della Torah, è possibile che sapesse leggere e studiare i testi. Forse un maestro del posto gliel’aveva insegnato di nascosto. Insomma, non possiamo saperlo.Read more at location 4448

Note: LEGGERE E SCRIVERE Edit

Le due teologie del cristianesimo

Classical theism Edward Feser

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Trigger warning: il great divide che forse aiuta meglio a capire la teologia contemporanea è quello tra classical theism (CT) e personal theism (PT). La prima deriva direttamente dal razionalismo di San Tommaso D’ Aquino, la seconda è più legata al soggettivismo.

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Le quattro differenze

TC sostiene la semplicità assoluta di Dio. Come la semplicità è premessa per la composizione, così Dio è la premessa per l’ esistenza del mondo. La semplicità di Dio ha diverse conseguenze. Per esempio, poiché Dio è semplice è anche immutabile e impassibile. TP deriva invece l’ idea di Dio da quella dell’ uomo grazie ad analogie: Dio è un “uomo” senza limiti (eterno, onnipotente, onnisciente, perfetto…) ed è causa dell’ universo nel senso che ne è l’ architetto (ID). In questo senso Dio non è “semplicità assoluta”. …Classical theists insist that God is absolutely simple or without partstheistic personalists tend to reject the doctrine of divine simplicity.

1: SEMPLICITA’

TC crede nel principio di “conservazione”: il cosmo cesserebbe all’ istante di essere qualora Dio non lo sostenesse secondo un piano pre-ordinato. TP vede Dio come creatore che osserva, interviene e giudica la sua libera creatura. I miracoli, per esempio, sono una forma d’ intervento divino. Per TC il rapporto di Dio con la sua creatura è molto più “intimo”. L’uomo cerca di penetrare la realtà divina ma anche Dio in qualche modo cerca di comprendere l’uomo, reso misterioso dalla sua libertà.

2: DIALOGO E INTERVENTO

Il Dio perfetto della TP assomiglia ad un uomo perfettamente virtuoso che non commette mai il male. Ma questo è un concetto assurdo per TC poiché attribuire a Dio un comportamento morale non ha senso. Il Dio perfetto di TC è una realtà piena, e quindi perfettamente buona poiché il male è definibile come una diminuzione della realtà. TC enfatizza cio’ che Dio è, PT è più interessato a  cio’ che dio fa da cui inferire una definizione.

3: PERFEZIONE MORALE

TC e TP utilizzano il linguaggio in modo differente. Poiché TC descrive un agente collocandolo fuori dal tempo, cadrebbe continuamente in contraddizione se non precisasse che utilizza il linguaggio secondo “analogia tomistica”. TP è più libero di arguire utilizzando le analogie semplici del discorso quotidiano.

4: TEMPO

The classical theist tends to start from the idea that whatever else God is, he is essentially that reality which is absolutely ultimate or fundamental, and the source of all other reality.   Different classical theists might spell this basic idea out in different ways.  The Aristotelian will emphasize the thesis that unlike everything else that exists, God is not a mixture of actuality and potentiality but is instead pure actuality or actus purus.  Neoplatonism emphasizes that unlike everything else in reality, God is in no way composed of parts, either physical or metaphysical, but is absolutely One, simple, or non-composite.  Thomists will emphasize that God is not “a being” alongside other beings, and does not merely “have” existence; rather his essence just is existence.

DIO FONDAMENTO

Theistic personalists, by contrast, tend to begin with the idea that God is “a person” just as we are persons, only without our corporeal and other limitations.  Like us, he has attributes like power, knowledge, and moral goodness; unlike us, he has these features to the maximum possible degree.  The theistic personalist thus arrives at an essentially anthropomorphic conception of God.

DIO PERSONA

Classical theists also insist that God is immutable, impassible, and eternal in the sense of outside time altogether, while theistic personalists tend to reject these claims as well

IMMUTABILE E IMPASSIBILE

These differences also affect how the two views interpret claims about God’s omniscience, will, goodness, and sovereignty, with theistic personalists tending to interpret these in a more anthropomorphic Paley-style “design arguments” have at least a tendency in the theistic personalist direction.

ANTROPOMORFISMO, ONNISCIENZA E ONNIPOTENZA

I vantaggi di TC: solida tradizione, aggancio con le filosofie razionaliste… I vantaggi di TP: appello al buon senso, aggancio con la teologia naturale

PRO E CONTRO

Inno al soggettivismo

1. AMV s’incazza

Aldo Maria Valli è il mio vaticanista di riferimento. In realtà è il mio riferimento in molte cose che riguardano il cattolicesimo contemporaneo e le sue spaccature. Perché? Non lo so esattamente, forse perché ha cambiato idea… Ha cambiato idea senza averne una convenienza materiale, anzi. Sono abbastanza certo che lo abbia fatto per una questione di coscienza, il che lo rende ai miei occhi in qualche modo più attendibile.

Ha cambiato idea su papa Francesco: prima accoglieva e difendeva il suo messaggio, ora è più scettico. Non che la virata sia decisiva ma perlomeno offre una garanzia: conosce bene sia gli argomenti “pro” che quelli “contro”. Entrambi sono o sono stati nel suo arsenale retorico.

Gli stimoli che offre il suo blog sono molti e qui mi limito a coglierne uno. In un suo recente intervento l’insigne giornalista mostrava un certo disappunto nel leggere su un foglietto della Messa cio’ che considerava “un inno al soggettivismo”. Si trattava di un breve commento all’esortazione apostolica “Amoris laetitia”. Titolo: “prima la coscienza, poi le regole”.

Il papa – secondo il “foglietto” – insiste sul “discernimento” di fronte al peccatore che chiede il perdono, non tutti i peccatori sono uguali, nemmeno se hanno commesso lo stesso peccato. Se così stanno le cose, le regole servono a ben poco…

… per il discernimento infatti, più che le regole, serve l’impegno personale. Perché il discernimento, che si adatta alla situazione concreta della persona, è più esigente delle regole. Ogni persona ha una “sua” situazione. Pensare di stabilire tante “regole” quante sono le situazioni vissute dalle persone nella loro vita di relazione vuol dire infilarsi in un ginepraio inestricabile, tanto rischioso quanto ingiusto…

Il concetto espresso sul foglietto della Messa è chiaro: poiché ogni persona vive una sua situazione, pensare di stabilire tante regole quante sono le singole situazioni vorrebbe dire “infilarsi in un ginepraio inestricabile, tanto rischioso quanto ingiusto”. Ciò che il testo sembra sostenere è che la singola situazione non può essere normata, ma solo osservata attraverso la lente del discernimento.

Commenta Valli:

… siamo dunque in quella che si chiama morale della situazione, caratterizzata dal fatto che il giudizio sulle scelte non avviene in base a una verità universale, espressa da una legge, ma in base al modo in cui la singola situazione è vissuta dal soggetto che ne è protagonista…

Andando avanti ecco come conclude il foglietto…

… «Il discernimento personale è più rispettoso, ma anche più impegnativo. La “regola” è più comoda, il discernimento più severo. Dio non pretende da noi un bene in generale, ma quel bene che rappresenta ciò che è meglio per noi in quella determinata situazione, alla luce della nostra vita di relazione. Quindi il “massimo bene possibile”, che si può realizzare solo con il discernimento…

Commenta ancora Valli stupito…

… Quanto all’idea secondo cui la regola sarebbe più comoda, mentre il discernimento sarebbe più severo, ancora una volta viene da chiedersi: che vuol dire? In che senso la regola sarebbe più comoda? Dobbiamo concludere che il buon Dio, con i dieci comandamenti, avrebbe scelto la via della comodità?… Sarebbe stato meglio se si fosse scomodato e avesse aggiunto ai comandamenti svariate postille per ogni singolo caso? E che significa che Dio non pretende un bene in generale ma ciò che è meglio per noi in una certa situazione? Vuol dire che il bene oggettivo non esiste, ma esiste solo il bene soggettivo? Ma se non esiste il bene oggettivo, come facciamo a sapere che cosa è bene e che cosa è male in una data situazione? Su che cosa fondiamo la valutazione? Di nuovo, la conclusione a cui arriviamo è che vale solo l’esperienza soggettiva, la quale è buona in sé, al di là di ogni norma e ogni legge universale oggettiva…

Valli è disorientato, e il problema che solleva – come al solito – di rilievo.

Da parte mia vorrei contribuire nel districare la matassa segnalando il pericolo di due “confusioni” in cui è facile incappare.

2. Confusione tra soggettivismo e relativismo

Soggettivismo e relativismo non sono la stessa cosa, anche se spesso vengono indebitamente accomunati.

Pensiamo solo al padre del soggettivismo: Cartesio. Vi sembra un relativista?

Il “soggettivista” sostiene che noi percepiamo la realtà filtrandola attraverso qualcosa che appartiene intimamente al soggetto. L’uomo giudica sulla base di un’immagine mentale che si fa delle cose.

C’è sempre questo filtro che separa il mondo reale da quello percepito.

Esempio: Gino e Pino guardano una mela, per Gino è rossa mentre per Pino è verde. Qual è il reale colore della mela? Per rispondere dobbiamo sapere qualcosa di più sui filtri.

Magari uno dei due è daltonico e l’altro no. Ma questo come incide sulla valutazione della realtà? Bisogna avere una teoria dei colori per abbozzare una risposta.

La scienza riconduce i colori ad un sistema di frequenza d’onda all’interno di uno spettro luminoso.

Ma si tratta di una teoria palesemente incompleta poiché noi sappiamo che cio’ che chiamiamo “rosso” è qualcosa di ben diverso da una frequenza d’onda, tanto è vero che un cieco dalla nascita, benché sappia descrivere con dovizia di particolari le frequenze del colore rosso, non ha la minima idea di cosa sia il colore rosso, questo perché non è in grado di farsene una propria immagine mentale.

Inoltre, la lunghezza d’onda incontra un filtro soggettivo e il colore “rosso” deriva da questo incontro: se due soggetti hanno filtri diversi emergono colori diversi.

Una teoria meramente oggettiva dei colori va allora completata introducendo i soggetti e le modalità di percezione.

Noi diciamo che il “rosso” ha una certa frequenza d’onda solo perché i daltonici sono una minoranza. Se prevalessero quella sarebbe la frequenza d’onda del verde!

Fin qui il soggettivista. Difficile negare le sue ragioni.

Si noti a questo punto che lo scettico e il relativista vanno ben oltre: sostengono sostanzialmente che il filtro soggettivo di cui disponiamo ci precluda una conoscenza della realtà, cosa che un soggettivista come Cartesio si guardava bene dal dire.

Soggettivismo e realismo sono compatibili, basta postulare l’affidabilità del filtro della conoscenza. Lo si fa, per esempio, con il principio di credulità: le cose sono come ce le rappresentiamo (fino a prova contraria, per esempio la prova che esistono i daltonici).

Noi non viviamo in un matrix per il semplice fatto che a me non sembra affatto, la mia capacità di percepire il reale mi dice il contrario, se non è così che lo si provi.

A questo punto bisogna spiegare la cattiva fama del soggettivismo in certi circoli che preferiscono tenersi stretto il realismo diretto, ovvero l’oggettivo e senza filtri.

I motivi sono due, innanzitutto è ben vero che  da un punto di vista storico – non logico – i relativisti moderni sono dei fuoriusciti dalle schiere del soggettivismo. Tra Cartesio e Derrida c’è un filo rosso.

E qui sottolineo con un esempio la natura storica di questa filiazione. Il soggettivismo ha scalzato l’oggettivismo poiché spiega al meglio fenomeni quali le illusioni e le allucinazioni. Ok? Allora mi chiedo: il realista diretto come spiega, per esempio, il fatto che un bastone semi-immerso nell’acqua sembri spezzato per effetto della rifrazione? Come mai lo crediamo tale pur avendo – per l’oggettivista – un accesso diretto e senza filtri  all’oggetto reale (che non è affatto spezzato)? Di solito ricorre al concetto di “apparenza”: in casi del genere, dice lui, noi abbiamo accesso diretto all’apparenza e non alla realtà.

Ma a questo punto lo scettico puo’ giocare sul concetto di “apparenza” esattamente come gioca con il concetto di “rappresentazione”: tutto rischia di essere apparenza, ecco come il dubbio radicale mina anche l’oggettivismo più oggettivo.

Per queste ragioni  rimarcavo come il relativismo sia solo un portato storico del soggettivismo, non una conseguenza logica. Dal punto di vista logico l’oggettivismo non è meno vulnerabile del soggettivismo agli attacchi dello scettico. Tanto è vero che esiste anche uno scetticismo antico (Pirrone) quando nell’antichità il soggettivismo cartesiano era di là da venire.

In secondo luogo, è ben vero che una posizione soggettivista induce ad una posizione dualista che riconosce due realtà a se stanti: mente e corpo. Dove risiederebbero infatti le rappresentazioni attraverso cui conosciamo la realtà? In uno spazio parallelo a quello fisico, ovvero lo spazio mentale.

Questo “inconveniente” di dover introdurre uno spazio parallelo ha scatenato discussioni infinite ma in questa sede ci basti notare che non è affatto un inconveniente nel nostro caso specifico: il credente non ha alcun problema a riconoscere una realtà ulteriore rispetto a quella fisica. Lui magari la chiama “spirituale” anziché “mentale” ma poco cambia. Nell’abbracciare il dualismo fede cristiana e soggettivismo sono solidi alleati.

Ma torniamo ora al nostro peccatore di fronte al quale è bene “discernere”. Così come Pino e Gino giudicano il colore della mela sulla base delle “lenti” che indossano nel contatto con la realtà, anche il peccatore agisce sulla base del filtro che possiede. Per esempio il filtro della sua esperienza cumulata: nessuno di noi cumula la medesima esperienza.

La cosa è così trascurabile nel momento in cui veniamo chiamati a giudicare il peccatore?

No, non puo’ esserlo, non puo’ esserlo anche se assumiamo che i filtri di cui disponiamo siano affidabili. Abbiamo appena visto che prendere in considerazione l’elemento soggettivo non significa scadere nel relativismo.

Quando Dio si troverà di fronte e dovrà giudicare un contadino dell’antica Roma, un mistico indiano del X secolo e un villico feudale, non si limiterà certo a verificare la regolarità nella frequenza della messa (dato oggettivo), dovrà “discernere” poiché la condizione soggettiva dei tre sarà molto differente.

Domanda: se due individui compiono le stesse azioni condivideranno necessariamente lo stesso destino soprannaturale? Non è detto: uno puo’ salvarsi e l’altro no. Il caso di Giovanni e Giacomo di cui sopra è chiaro: Dio ci conferisce i mezzi per superare ogni tentazione dannatrice ma l’ostacolo che dobbiamo superare non è oggettivo, dipende dal contesto. Al contadino indiano del X secolo non puo’ essere richiesta la frequenza regolare della messa cattolica per la salvezza della sua anima. Affermarlo è solo buon senso.

Possedere una teoria oggettiva del peccato è un po’ come per lo scienziato possedere la teoria dei colori, ci dice molto ma non tutto sul nostro destini, manca l’essenziale. Il peccato si forma nella nostra interiorità in modo imperscrutabile, qualcosa sui cui solo Dio puo’ e deve avere l’ultima parola. Solo lui è in grado di discernere, il che non ci esenta dal farlo secondo le nostre capacità.

Ora, è vero che il soggettivismo si accorda meglio ad alcune teologie piuttosto che ad altre. E’ anche vero che Tommaso non fu certo un soggettivista e la filosofia della chiesa cattolica vede in lui un solido baluardo. Ma la sua ascendenza non è esclusiva, il fatto è che introdurre elementi di soggettivismo non dovrebbe essere visto come una rivoluzione copernicana per almeno tre motivi: 1) già esistono 2) il soggettivismo si coniuga con il buon senso e 3) tra soggettivismo e relativismo c’è tutta la distanza appena delineata.

3. Confusione tra colpa e pena

Il secondo aspetto riguarda la possibile confusione tra colpa e sanzione.

Cerchiamo di inquadrarla fuori dall’ambito religioso.

La legge civile stabilisce delle regole che se violate comportano una sanzione, dopodiché vengono fissate delle attenuanti.

La legge è oggettiva: una certa azione è malvagia in sé e merita di essere sanzionata. Le attenuanti sono in qualche modo soggettive: se quella azioni malvagie sono condotte con un certo animo, allora la cosa è ancora più grave.

Torniamo al regno della morale: un certo peccato puo’ essere descritto oggettivamente ma la forza esercitata dalla tentazione sull’animo dei potenziali peccatori è differente. Da uno a cento, puo’ essere di 80 per Giovanni e di 20 per Giacomo. Supponiamo che entrambi pecchino, le colpe di Giacomo sarebbero maggiori, ha ceduto di fronte a una tentazione lieve. Chi puo’ negarlo? A lui si chiedeva molto meno per non peccare.

In una situazione del genere c’è sia l’ambito oggettivo (il peccato) che quello soggettivo (la condizione del peccatore). L’oggettività influisce sull’attribuzione della colpa, la soggettività sull’attribuzione della pena.

Nei discorsi comuni, spesso, le due cose si mescolano indebitamente.

In via teorica – specie in ambito morale – le attenuanti possono superare l’entità della colpa e dare origine ad una pena negativa (ovvero a un premio).

D’altronde, pensiamo a questo semplice fatto: perché esiste il Giudizio Universale se già qui ed ora la Chiesa puo’ giudicare in modo infallibile con tanto di sanzioni appropriate? Dobbiamo credere che il giudizio divino sia una pedissequa replica senza correzioni del giudizio già dato della chiesa? Una specie di formalità?

Più sensato ritenere che la parte soggettiva del giudizio, quella relativa alle sanzioni, è più suscettibile di errore poiché noi difficilmente abbiamo accesso all’animo umano nei suoi recessi più intimi.

Proclamare l’oggettività morale significa proclamare l’ esistenza e la conoscibilità di alcune regole morali e delle loro attenuanti.  Una certa azione è sbagliata, ma va soppesata con le attenuanti che in ambito morale sono molto complesse e difficili da formalizzare.

Naturalmente il “discernimento” sulla sanzione/premio si presta ad arbitri che si possono arginare attraverso una regola (tanto è vero che le attenuanti sono in genere descritte nei codici in modo oggettivo). Ma questo è un pragmatismo per tenere in piedi il sistema e dare certezza al diritto, e non rimuove il fatto che per avere una sanzione ideale bisognerebbe entrare invece nell’animo del colpevole, di ogni singolo colpevole, cosa possibile solo in sede di giustizia divina.

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La catechesi di Giacomo Biffi. Parte quarta: l’enigma del male

Un tema ostico. Obbiettivo: mettere ordine in pensieri già maturati in noi. Nessuno può diventare adulto senza aver pensato il male.

Male: ciò che ci suscita disgusto e sofferenza.

Euripide a Zeus: o sei stupido o sei ingiusto. Ecco il problema del male in estrema sintesi.

Leopardi: tutto è male. Il male esiste ma non si spiega.

Genesi: il Dio di Abramo è anche un Dio creatore. Ecco allora che già si profila il nostro problema: un Dio buono che crea il male.

Possibile giustificazione: nel male il carattere si tempra. Geremia.

In Genesi il male vince. Il male è più ingegnoso e intraprendente rispetto al bene. Il male dà prosperità.

La contraddizione del Dio buono che introduce il male è in parte risolta con la disubbidienza di Adamo: il male è frutto della libertà umana.

Il male è così sovrabbondante sulla terra che Dio si pente della creazione e manda il diluvio. Poi capisce che “punire” è inutile. Proverà a modificare le cose con l’amore.

Dio sfrutta la malvagità umana per adempiere ai suoi progetti. E questa è un altra funzione del male.

Il Dio biblico è collettivo: punisce nei figli le colpe dei padri. Il male è allora una punizione agli uomini intesi in senso lato e non in senso specifico.

Contro questa mentalità i primi a ribellarsi saranno Geremia e Ezechiele. Quest’ultimo introdusse in nuce il principio della responsabilità personale.

Giobbe ed Ecclesiaste introducono il male senza colpa diretta come ingiustizia a cui si chiede ragione a Dio.

Gli amici di Giobbe: o l’uomo non soffre, o ha peccato, o Dio è ingiusto. Ma Giobbe sente false queste alternative.

A Giobbe che si lamenta Dio non risponde e chiede sottomissione.

La scoraggiante vicenda di Giobbe ci fa capire che l’unica via d’uscita sta nell’ introdurre quella dimensione ultraterrena che manca agli ebrei e che comincerà a fare capolino in Daniele e nei Maccabei

Nel deutero Isaia viene presentato il concetto per cui il dolore del giusto riscatta il peccatore.

Conclusione: per vincere l’assurdità del male bisogna introdurre una dimensione ultraterrena.

La catechesi di Giacomo Biffi. Parte terza: l’enigma di Cristo

Rendiamo omaggio alla verità cercando di capirla.

Il disegno di Dio è Cristocentrico, unitario e ontologicamente limitato.

Ontologicamente limitato: la creatura non può essere totalmente perfetta, altrimenti avrebbe natura divina.

Il nostro limite vanifica certe domande: perché questo e non quello.

Per comprendere meglio il disegno guardiamo alla sua fine. E alla fine c’è il Cristo Redentore crocifisso e risorto. Cristo è modello per l’uomo, per questo lo consideriamo “fine”. Cristo è modello per l’uomo indipendentemente dalla sua venuta, che si è realizzata per facilitare la salvezza di ogni singolo uomo.

Perché questo ordine tra gli infiniti possibili? Per evidenziare la misericordia (amore). Il nostro Dio ha un gran gusto a perdonare.

L’ordine prevede creature che liberamente peccassero (da qui la necessità di redenzione).

Dio non permette il peccato, Dio permette la libertà. Dio desidera solo il bene che porta con sé la possibilità di male.

Gesù: ci sarà più gioia per un peccatore pentito che per 99 giusti. Ma che significa? I 99 giusti non ci sono, l’ordine divino prevede per tutti peccato e pentimento.

A questa idea era già arrivato il Mersch: nel Cristo si riassume la creazione, da sempre Dio ha voluto per l’uomo un immenso perdono. L’uomo è il vertice dell’evoluzione e il Cristo il vertice dell’umano.

Esempi di centralità della misericordia. Il Manzoni sui Santi peccatori e la loro “caduta in grembo a un’immensa pietà”.

Il finale dell’ Esamerone di Sant’Ambrogio: Dio crea l’uomo per perdonare i suoi peccati in un atto di amore.

Il peccato non è al centro, come in Agostino, ma è la redenzione al centro.

Quali sono i rapporti tra il Cristocentrismo e il  Dio di Israele? Gesù è il Figlio.

Notiamo la formula di fede di Paolo nella Lettera ai Corinti: noi veniamo dal  Padre nostro Dio e siamo destinati a nostro Signore Gesù Cristo. Israele (creazione) e la Pasqua (Pasqua) sono unite. Dio e Signore vengono distribuiti al Padre e al Figlio. A Dio spetta la preposizione “da”, l’origine. Al Figlio spetta la preposizione “di”, nel senso di “per mezzo di“.

L’altro testo è l’Inno ai Colossesi: Egli è l’immagine, in lui sono create tutte le cose, tutte sussistono in lui… egli è il principio (modello), il primeggiante e per mezzo di lui tutte le cose saranno rappacificate in Cielo.

Cristo è il Primo. Lo stampo originale. La totalità entra in relazione con lui al fine della sua salvezza.

Tutto ciò cosa vuol dire? Come si traduce l’esegesi in teologia? L’esegesi d’altronde è strumentale alla teologia! Non siamo Giansenio che esauriva la teologia con la memoria e la contemplazione: il ragionamento, pdr lui, annacquava il vino della fede. Contro: San Tommaso: il ragionamento trasforma l’acqua in vino di fede, come nelle nozze di Cana.

Molta teologia di fine XX secolo cerca di de-ellenizzare il cristianesimo: impresa impossibile. Il cristianesimo nasce in ambiente irrimediabilmente ellenico.

La teologia si è avvalso largamente del concetto di causa, un concetto dominato bene anche dal profano.

Causa finale. Cristo è il fine dell’uomo. In che senso. Nel senso che l’uomo perfetto si comporta come Cristo. Cristo è inviato da Dio per aiutare l’uomo a riconoscere questo modello. L’ invio del Cristo è un interferenza di Dio nella storia allorché ci si rende conto delle debolezze dell’uomo e s’impone la necessità di un aiuto.

La condizione mondana dell’uomo è un mix di tentazioni e di aiuti. Ma qual è il giusto mix? Il Mondo con Cristo si rivela un giusto mix.

A cosa siamo destinati? A Cristo. La gloria di Cristo è la causa secondaria finale (la prima è sempre Dio).

Ma la creazione che fine ha? Cristo esiste per il mondo o viceversa?

All’apparenza  Cristo è inviato a redimere ed è quindi  funzionale alla redenzione (e quindi al mondo). Ma Scoto compie una rivoluzione copernicana: è il mondo ad essere in funzione di Cristo. Il perché è evidente da quanto dicevamo prima: l’uomo buono è fatto per la santità, per uniformarsi al “Cristo eventuale”. La redenzione è un intervento successivo voluto una volta costatata la debolezza umana.

  Il Cristo è il modello, viene dunque prima (primato di Cristo). Il Figlio, ricordiamolo, nasce per necessità dal Padre, quindi nello stesso istante. L’uomo è creato per adeguarsi al Cristo che è suo modello.

Causalità esemplare: Cristo è il modello dell’uomo. Ci insegna la perfezione. Se esiste un uomo/Dio possiamo aspettarci una sua perfezione con i limiti della natura umana.

Cristo è modellato su Adamo o viceversa? Il modello è sempre il più perfetto.

COMMENTO PERSONALE

Perché l’uomo? Qualcuno dice che siamo creati per amore. In realtà questo bisogno del Dio d’amore è soddisfatto con la generazione del Figlio che consente l’atto d’amore pieno, ovvero quello tra pari. L’uomo per Dio non è un “pari”, è piuttosto un bambino, un cucciolo che va aiutato. L’uomo è creato per la misericordia, ovvero per quell’amore speciale fatto di aiuto e affiancamento. Ecco allora a cosa puo’ serivire avere in famiglia un cucciolo: a far crescere un amore asimmetrico fatto di misericordia e impegno quotidiano.

Dio dialoga con noi: miracoli e preghiere.

Abbiamo visto che probabilmente esiste un Dio, che probabilmente coincide con il Dio cristiano e che, anche se parliamo di un Dio d’amore, la presenza del male sulla terra è giustificato. Un Dio del genere probabilmente ci starà vicino facendosi uomo, allevierà la nostra condizione, ci indicherà un modello di perfezione conservandolo intatto nel tempo. Ma come renderà viva la sua presenza?

In altri termini, Dio interagisce con noi?

Sembrerebbe di sì, altrimenti che senso avrebbero preghiere e miracoli?

… if there is a God, who, being perfectly good, will love his creatures, one would expect him to interact with us occasionally more directly on a personal basis, rather than merely through the natural order…

La risposta divine alle nostre preghiere è parsimoniosa; ecco perché…

… answer our prayers and to meet our needs. He will not, however, intervene in the natural order at all often, for, if he did, we would not be able to predict the consequences of our actions…

Dio non vuole disturbare la conoscenza umana dell’ordine naturale attraverso interventi miracolosi frequenti che lo turbino.

Dio interviene nel mondo attraverso i miracoli. Definizione…

…A miracle is a violation or suspension of natural laws, brought about by God…

Quando siamo di fronte ad un miracolo? Ci sono dei parametri per capirlo, la conoscenza pregressa è essenziale. Facciamo un esempio…

… we ourselves might have apparently seen someone levitate (that is, rise in the air, not as a result of strings or magnets or any other known force for which we have checked). Many witnesses, proved totally trustworthy on other occasions where they would have had no reason to lie, might report having observed such a thing. There might even be traces in the form of physical effects which such an event would have caused… But against all this there will still be the background knowledge of what are the laws of nature, in this case the laws of gravity…

Fa parte della conoscenza pregressa anche ritenere che probabilmente esiste un Dio e che ha ragioni per intervenire nel mondo.

Scoprire un miracolo richiede un’opera investigativa che coinvolge conoscenza dei fatti e delle anime…

… Note that in all such cases what we are doing is to seek the simplest theory of what happened in the past which leads us to account for the data (what I have here called the detailed historical evidence), and which fits in best with our background knowledge…

Molto probabilmente dei miracoli reali sono davvero accaduti…

… I am, however, inclined to think that we do have enough historical evidence of events occurring contrary to natural laws of a kind which God would have reason to bring out to show that probably some of them (we do not know which) are genuine miracles… (See for example, the cure of the Glasgow man from cancer described in D. Hickey and G. Smith, Miracle (1978), or some of the cases discussed in Rex Gardiner, Healing Miracles, (1986)… Or, rather, we have enough detailed historical evidence in some such cases given that we have a certain amount of background evidence to support the claim that there is a God, able and willing to intervene in history…

Forse domani saremo smentiti, tuttavia, un investigatore razionale deve puntare sull’opzione più probabile al momento…

… It is so often said in such cases that we ‘may be mistaken’. New scientific evidence may show that the event as reported was not contrary to natural laws… Maybe. But the rational enquirer in these matters, as in all matters, must go on the evidence available…

Gli storici dicono di lavorare senza assunzioni religiose, e nel dire questo si vedono come neutrali: sbagliato! Fare come se i miracoli non ci fossero significa di fatto assumere una posizione anti-religiosa…

… Historians often affirm that, when they are investigating particular claims about past events important to religious traditions—for example, about what Jesus did and what happened to him—they do so without making any religious or anti-religious assumptions. In practice most of them do not live up to such affirmations. Either they heavily discount such biblical claims as that Jesus cured the blind on the grounds that such things do not happen…

La conoscenza pregressa, e quindi anche tutto l’apparato di argomenti del catechismo, deve essere assunto anche dall’investigatore

… But what needs to be appreciated is that background evidence ought to influence the investigator—as it does in all other areas of enquiry. Not to allow it to do so is irrational…

Attenzione: la presenza probabile di miracoli è un’ ulteriore indizio della presenza divina…

… The existence of detailed historical evidence for the occurrence of violations of natural laws of a kind which God, if there is a God, would have had reason to bring about is itself evidence for the existence of God…

Di solito, a questo punto, di grida all’argomento circolare: si indaga sui miracoli assumendo Dio e si rinforza la fede in Dio assumendo il miracolo.

Non è così, questa analogia lo dimostra…

… Consider, by analogy, a detective investigating a crime and considering the hypothesis that Jones committed the crime. Some of his clues will be evidence for the occurrence of some event, an event which, if it occurred, would provide evidence in its turn for the hypothesis that Jones committed the crime. The former might, for example, be the evidence of witnesses who claim to have seen Jones near the scene of the crime. Even if Jones was near the scene of the crime, that is in its turn on its own fairly weak evidence that he committed the crime. Much more evidence is needed. But because the testimony of witnesses is evidence for Jones having been near the scene of the crime, and Jones having been near the scene is some evidence that he committed it, the testimony of the witnesses is nevertheless some (indirect) evidence for his having committed the crime. Likewise, evidence of witnesses who claim to observe a violation of natural laws is indirect evidence for the existence of God, because the occurrence of such violations would be itself more direct evidence for the existence of God. If the total evidence becomes strong enough, then it will justify asserting that God exists…

Una ragione per l’intervento divino nella storia: fornire una rilevazione più completa.

Dio guarda l’uomo, lo vede più debole di quanto credeva e lo aiuta.

Cio’ comporta un Dio diverso rispetto a quello della scolastica, un Dio che vede la sua onniscienza limitata dalla libertà umana; in altre parole, la libertà radicale dell’uomo sorprende Dio che modifica i suoi piani.

Questo genere di intervento riguarda un po’ tutte le religioni monoteiste.

Come giudicare le diverse rivelazioni?…

… How are we to judge between these competing claims? In two ways. First, by the plausibility on other grounds of what they claim to be the central revealed doctrines…

Una rivelazione è più attendibile se si presenta con la firma di Dio. Il miracolo è una firma divina…

… The point of revelation is to tell things too deep for our unaided reason to discover. What we need also is some guarantee of a different kind that what is claimed to be revealed really comes from God. To take an analogy, non-scientists cannot test for themselves what physicists tell them about the constitution of the atom… In the case of a purported revelation from God, that guarantee must take the form of a violation of natural laws which culminates and forwards the proclamation of the purported revelation… God’s signature…

La rivelazione cristiana è quella più intimamente legata al miracolo. Prendiamo la rivelazione induista, cosa manca?…

… Eastern religions (e.g. Hinduism) sometimes claim divine interventions, but not ones in historical periods for which they can produce many witnesses or writers who have talked to the witnesses…

Ebrei

… Judaism claims divine interventions connected especially with Moses and the Exodus from Egypt, our information about them was written down long after the events…

Rivelazione cristiana e resurrezione di un uomo…

… The Christian religion, by contrast, was founded on the purported miracle of the Resurrection of Jesus. If this event happened in anything like the way the New Testament books record it as the coming to life of a man dead by crucifixion thirty-six hours earlier, it clearly involved the suspension of natural laws, and so, if there is a God, was brought about by him, and so was a miracle… Here we have a serious historical claim of a great miracle for which there is a substantial evidence…

Per calcolare le probabilità di questo miracolo bisogna tenere a mente alcuni punti cardine, innanzitutto la conoscenza pregressa… 

… The first point is that it is a mark of rationality to take background knowledge—other evidence about whether there is a God able and willing to intervene in history—into account…

In altri termini: non ha nessun senso chiedersi se il sig. Gesù è risorto senza prima essersi chiesti se esiste Dio eccetera, eccetera. L’indagine va fatta con ordine!

Secondo punto: la plausibilità. Avrebbe senso il miracolo la cui esistenza stiamo valutando?…

… The second is that, given that God does have reason to intervene in history, partly in order to reveal truths about himself, evidence for the truth of the Resurrection must include the plausibility…

Per esempio, l’incarnazione di Dio ha senso: un Dio buono vuole stare il più vicino possibile a chi soffre…

… the sort of reason I have in mind may be illustrated very briefly in the case of the Incarnation… A good parent who has to make his child endure hardship for the sake of some greater good will often choose voluntarily to endure such hardship along with the child in order to express solidarity with him and to show him how to live in difficult circumstances. For example, if the child needs to have a plain diet for the sake of his health, the parent may voluntarily share such a diet…

Terzo punto: bisogna valutare le alternative. Possiamo anche essere insoddisfatti della nostra ipotesi ma se è la migliore che passa il convento va presa per buona…

… Thirdly, the claims of the Christian revelation must be compared with those of other religions. If there is reason (of intrinsic plausibility, or historical evidence for a foundation miracle) to suppose that God has revealed contrary things in the context of another religion, that again is reason to suppose that the Christian revelation is not true, and so that its founding event did not occur…

Prendiamo ad esempio la dottrina del Paradiso

… My own view—to repeat—is that none of the great religions can make any serious claim on the basis of particular historical evidence for the truth of their purported revelations, apart from the Christian religion… One item of purported revelation common to Western religions (though not taught by all branches of Judaism) is the doctrine of life after death… This doctrine seems to me intrinsically plausible—a perfectly good God might be expected in the end to respect our choice as to the sort of person we choose to be and the sort of life we choose to lead…

Ma Dio non interagisce solo con “gli uomini” in generale, lo fa anche con i singoli. Prendiamo il caso delle preghiere

… He has reason, as we have seen, to interact in the public world—occasionally making a difference to it in response to our prayers for particular needs…

Anche la libertà radicale del singolo rende l’uomo sorprendente e Dio voglioso di rispondere a certe preghiere.

Prendiamo poi il fenomeno delle apparizioni.

Alcune sono verosimili ma altre volte, specie se si presentano in massa, lasciano dei dubbi. Ricordiamoci allora che l’apparizione puo’ essere anche un fenomeno interiore: reale, miracolosa ma interiore. Questa sua dimensione non ne diminuisce l’importanza…

… We may describe our experiences (perceptions) of things either in terms of what they are of; or—being careful in case we may be mistaken—in terms of what they seem or appear (general words)… An apparent experience (apparent in the epistemic sense) is a real experience… My apparent perception of the desk is a real perception if the desk causes (by reflecting them) light rays to land on my eyes… Now it is evident that, rightly or wrongly, it has seemed (in the epistemic sense) to millions and millions of humans that at any rate once or twice in their lives they have been aware of God and his guidance…

Un libro con il giusto approccio su un tema tanto delicato…

… David Hay, Religious Experience Today (1990)…

Ricordiamo il già citato principio di credulità: quel che sembra, è, fino a prova contraria…

… They may be mistaken, but that is the way it has seemed to them. Now it is a basic principle of rationality, which I call the principle of credulity, that we ought to believe that things are as they seem to be…

Senza il principio di credulità non potremmo stare al mondo, e non parlo solo delle persone religiose: è un principio razionale a tutti gli effetti…

…  it is important to realize that the rational person applies the principle of credulity before he knows what other people experience…

E’ vero, alcune persone sono scettiche per natura. Ma ricordiamo che ci sono anche persone daltoniche per natura: ognuno parte da com’è e deve poi indagare in buona fede: il daltonico si metterà gli occhiali e lo scettico pure…

… If some people do not have these experiences, that suggests that they are blind to religious realities—just as someone’s inability to see colours…

Sintesi…

… So in summary in the case of religious experiences, as in the case of all other experiences, the onus is on the sceptic to give reason for not believing what seems to be the case. The only way to defeat the claims of religious experience will be to show that the strong balance of evidence is that there is no God…

Dubbio: ma solo i religiosi hanno esperienze religiose.

Non è del tutto vero. In ogni caso: solo chi sa cos’è un telefono vede il telefono nella stanza.

Esempio

… a famous story of someone who could not recognize an experience of God for what it was until he was told something about God, see the story of the child Samuel in the Temple…

Tesi:

… I suggest that the overwhelming testimony of so many millions of people to occasional experiences of God must, in the absence of counter-evidence of the kind analysed, be taken as tipping the balance of evidence decisively in favour of the existence of God