>Più fondi per la dis-educazione

>Peter Thiel finanzia con 100.000 dollari gli studenti che abbandonano il Collage per aprire un’ impresa.

Siamo all’ incentivo del dropping out!

Recentemente sia il Corriere (Dario Di Vico) che il sole (Marraffa) si sono occupati dei lavori vittima di un’ ideologia tra le più perniciose: quella dell’ istruzione superiore per tutti a tutti i costi.

Chi oggi non si sente “incompleto” senza una laurea?

Ebbene, costoro sappiano che con quella laurea forse avrebbero avuto una vita diversa. Difficilmente avrebbero però delle competenze in più.

>Learning how to learn

>Teachers of useless information often seek refuge in the “learning how to learn” story. But the facts are not on their side. The psychological literature on “fade out” essentially finds that mental atrophy is the rule. You can temporarily raise IQ, but it “fades out” in a few years. Furthermore, the psychological literature on “transference” of learning from one area to another finds surprisingly weak evidence of it. Since education has a long-run effect on earnings, but only a short-run effect on learning ability, we’ve got to look elsewhere for answers…

Se la scuola insegna cose perlopiù inservibili, se non puo’ insegnare ad imparare, a cosa serve? Forse a lanciare segnali.

Cosa significa “lanciare segnali”.

Quando regalo un anello di fidanzamento alla mia morosa non lo faccio perchè ci piacciono i brillanti. Infatti, se per qualsiasi ragione il prezzo dei brillanti dovesse crollare, non sarei più interessato ad un anello del genere.

Detto in altri termini:

“Which would do more for your career: A Princeton education, but a Phoenix diploma, or a Princeton diploma, but a Phoenix education?”

>Sorprendenti uguaglianze

>Il benessere delle regioni meridionali è inferiore o uguale a quello delle più ricche regioni settentrionali?

Guardando ai redditi non c’ è storia: se la nostra vita è dura, il sud è di fatto alla fame.

Quando scoppierà la rivolta, mi chiedo?

In realtà basta fare i conti un po’ meglio, considerare tre elementi che di solito sfuggono:

1) costo della vita;

2) sussidi ricevuti;

3) tempo libero…

… per accorgersi che il tenore di vita al sud e al nord è praticamente lo stesso.

P.S. il terzo elemento vi lascia perplessi? In realtà noi italiani lo conosciamo bene!

>Cos’ è la musica?

>Oggi, le ipotesi più accreditate sono cinque:

1. un modo per suscitare emozioni nell’ ascoltatore;

2. un modo per esprimere le emozioni del compositore;

3. un modo per rappresentare le emozioni;

4. un modo per contenere emozioni;

5. una struttura slegata da ogni emozione;

La massima autorità in materia, Peter Kivy, opta decisamente per 4: il suo obiettivo è di conservare i pregi del formalismo (5) senza togliere alle emozioni ogni ruolo, il che sarebe contro il minimo buon senso.

E così, per lui, l’ emozione, per esempio l’ ira, è una proprietà della musica, qualcosa che appartiene ad essa: una certa musica puo’ essere “iraconda”, per esempio.

Ma così facendo forse compromette la sua teoria estetica; ovvero, non riesce più a dirci con chiarezza cosa sia la bellezza.

Se una musica è “calma” nello stosso modo in cui puo’ essere “calmo” il mare di stamattina, in un certo senso sarà solo cio’ che è; infatti il mare, tanto per dire, non è nè bello nè brutto: è cio’ che è, ovvero calmo.

Se il proprio compito si limita ad essere cio’ che si è, si puo’ ben dire in anticipo che sarà sempre svolto in modo inappuntabile.

Forse non possiamo trattare la musica alla stregua di un fenomeno naturale, e la strada imboccata da Kivy rischia pericolosamente di farlo.

Del resto Kivy è molto convincente nei suoi libri quando disintegra “1”-“2”-“5”, molto meno quando attacca “3”; io propendo proprio per “3”, penso che la musica sia un linguaggio, per quanto primitivo, ed abbia quindi un minimo di semantica.

“3” mi apre la strada verso una teoria estetica facile facile: una musica è bella quando rappresenta correttamente cio’ che vorrebbe rappresentare.

Ma “3” implica platonismo (ahi ahi ahi): se la musica indica la “calma”, allora la “calma” deve esistere come esiste un oggetto.

Il platonismo ripugna a molte menti; in più, quand’ anche la calma esistesse di per sè, come oggetto è piuttosto sfocato; sarà per queste sfocature che la musica è un linguaggio tanto grossolano? Tra il lusco e il brusco tutte le vacche sono grigie, eppure noi conosciamo musiche la cui raffinatezza andrebbe irreparabilmente perduta se il loro unico scopo fosse quello di indicare una vacca avvolta nella nebbia. Uno spreco imperdonabile.

Ma se abbandoniamo le nebbie del platonismo non resta che ammettere che la musica rinvia ciascuno di noi a quelle situazioni concrete di “calma” che abbiamo esperito nella nostra vita.

E a questo punto mi sorge un dubbio: posso ascoltare un brano calmo, trovarlo molto bello, e accorgermi che questo appagamento estetico non si è mai accompagnato durante l’ ascolto al pensiero di “situazioni concrete di calma da me esperite”.

Forse l’ essenza della musica sta proprio e solo in questo “rinvio” a situazioni concrete: basta sentire questa sollecitazione senza la necessità di pensare fino in fondo ad una situazione reale. La musica ci dà una spintarella senza condurci a nessuna meta, la sensibilità musicale sta nel lasciarsi solleticare da queste spintarelle senza che poi esista alcuna necessità di approdare in nessun porto che “completi” il riferimento.

Cio’ spiegherebbe anche la vaghezza della musica: ci spinge verso significati vaghi che non è nemmeno necessario chiarire per catturare tutto il godimento che essa puo’ procurarci.

Rettifichiamo allora la teoria estetica: una musica bella è una musica ricca di sollecitazioni che mi “rinviano” astrattamente ad una serie di mie esperienze concrete ed autentiche che non mi occorre comunque specificare.

Aggiungerei allora un 3bis): la musica è un modo di evocare vagamente le emozioni.

Un pensatore vicino a “3 bis” potrebbe essere Jankelevitch.

>L’ uomo del futuro

>Giù il cappello alla Scienza.

Perchè?

Innanzitutto perchè la scienza funziona: conferisce all’ uomo armi formidabili, lo rende più forte e più adatto ad affrontare le difficoltà su questo pianeta. Chi ha “più scienza” ha più opportunità, chi ha più scienza comanda.

Giù il cappello anche alla Religione.

Perchè?

Per le stesse identiche ragioni.

La religione favorisce l’adattamento dell’ uomo al suo ambiente.

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Questo parallelo imbarazza molti, eppure… come spiegare altrimenti l’ ubiquita della Religione nella storia dell’ umanità?

In realtà una spiegazione alternativa ci sarebbe, la religione non come elemento adattivo ma come virus:

Religion is by-products of cognitive mechanisms that evolved for other reasons. The idea is that religions, like viruses, are costly to those infected with them. They demand large amounts of money and time, impose health risks and make people believe things that are demonstrably false or contradictory. Like viruses, they contain instructions to “copy me”, and they succeed by using threats, promises and nasty meme tricks that not only make people accept them but also want to pass them on.

Ma oggi non tiene più, alcuni shocking data l’ affossano:

This was all in my mind when Michael Blume got up to speak on “The reproductive advantage of religion”. With graph after convincing graph he showed that all over the world and in many different ages, religious people have had far more children than nonreligious people. The exponential increase in the Amish population might be a one off, as might Catholics having lots of children, but a comparison of religious and nonaffiliated groups in the USA, China, Sweden, France and other European countries showed that the number of children per woman in religious groups ranged from close to zero (for the Shakers) to between six and seven for the Hutterites, Amish and Haredim, while the nonaffiliated averaged less than two per woman – below replacement rate…

E poi:

Ryan McKay presented experimental data showing that religious people can be more generous, cheat less and co-operate more in games such as the prisoner’s dilemma, and that priming with religious concepts and belief in a “supernatural watcher” increase the effects.

Wow!

Alla luce di quanto detto chi è l’ uomo del domani?

Semplice: lo scienziato credente.

Ma si puo’ essere scienziati e anche credenti?

Certo! Ce ne sono già stati tanti e il nostro futuro è legato alla proliferazione di questa figura.

p.s. il resoconto di una conversione di prestigio nel corso del convegno Explaining religion.

>Mitra per tutti

>http://video.ted.com/assets/player/swf/EmbedPlayer.swf
Nel suo secondo intervento al TED (dopo quello del 2007, qui con sottotitoli italiani), Sugata Mitra fa il bilancio della sperimentazione avviata nel 1999, con l’esperimento “A Hole in the Wall”.
Le scuole e i professori migliori, nei luoghi del mondo dove non esistono e ce n’è più bisogno. Si può fare.
Un progetto è partito anche in Italia, e i bambini italiani vanno forte.
Ce li racconta il professore indiano, al minuto 14’13” (con sottotitoli inglesi – cliccando sotto la finestra).

qui l’esperienza degli insegnanti italiani che hanno aderito al progetto.

Parole chiave:
minimally invasive education, peer to peer learning, auto-apprendimento, outdoctrination, self-organizing systems