A scopo di lucro

La parola stessa “lucro” suscita diffidenza. Evoca forse avidità e grettezza.

L’espressione “non a scopo di lucro” invece ci rassicura. Sentiamo le trombe dell’ “arrivano i nostri”, che noi interpretiamo come “arrivano i buoni”.

Non sono solo sensazioni: sono leggi e decreti. Alle associazioni “senza scopo di lucro” vengono concessi privilegi sensibili per il solo fatto di dirsi ed essere tali.

Il guadagno è lo sterco del diavolo.

Non conta chi fa meglio, conta la motivazione per cui si agisce.

Se un’organizzazione profit fa meglio di una no-profit verrà “punita” a prescindere.

Esempio: se con lo stesso budget una profit salva 100 vite e una no profit ne salva 90, la seconda viene premiata più della prima.

Vi sembra normale? No. Eppure viviamo in questo mondo. Non conta chi fa bene, conta chi usa le parole giuste, quelle che meno ci inquietano.

A chi interessa se chi salva 100 vite poi  distribuisce un utile tra i soci? E a chi interessa se chi salva 90 vite poi non distribuisce nulla?

A una persona normale che vuole salvare più vite possibile dovrebbero interessare le vite salvate a parità di risorse disponibili, non altro. Questo per premiare chi fa meglio e punire chi fa peggio.

E invece la nostra legge premia e punisce solo guardando all’irrilevante.

L’economista Arnold Kling cerca di difendere il profit conto il no profit. Vediamo i punti che mette in evidenza.

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Il profit è più sostenibile: si mantiene da sé.

Il profit è più trasparente: sappiamo dove reperisce le risorse, deve rendere conto ai soci innanzitutto.

Risultati. La povertà nel mondo è diminuita molto nell’ ultimo quarto di secolo ma le ONG non hanno giocato un ruolo rilevante in questo miglioramento epocale. Tutto o quasi lo dobbiamo al settore profit.

Il no profit è essenzialmente al servizio dei donatori: sono loro a decidere a chi dare, cosa dare, quanto dare. Il mondo profit non puo’ permettersi simili arbitri, deve verificare le preferenze dei potenziali destinatari (sovranità del consumatore).

Ma perché tanti privilegi al no profit? Ipotesi: per segnalare la propria generosità. Dire “non faccio e non prendo utili” suona bene, ci rende degni di ammirazione.

Come cambiare le cose? Proposta: si diano soldi (o i buoni) ai bisognosi e si lasci concorrere i vari soggetti per servirli al meglio. In breve tempo il no profit sarà fuori gioco causa inefficienza.

Un problema tipico del no-profit: il legame patologico con la burocrazia per ottenere accreditamenti e rimborsi adeguati. In questo senso i voucher al pubblico garantiscono una salutare distanza tra  politica e no profit.

Detto questo, la logica del dono (e quindi del no profit) puo’ anche essere difesa, ecco tre punti chiave: 1) fa bene a chi lo riceve (che incassa) 2) fa bene a chi dà (che si realizza) 3) fa bene alla fiducia del gruppo (che sa su chi contare in caso di bisogno). Per sfruttare al meglio 2 e 3 favorire soprattutto il dono di prossimità.

Memento sul falso problema della diseguaglianza

Concetti da tener presente quando si comincia una discussione su questo tema eterno.

  1. Una foto emblematica dello stato delle diseguaglianze scattata da Branko Milanovic, visiting presidential professor alla City University New York, autore di “The Haves and the Have-Nots”: l’ 80 per cento della diseguaglianza si produce a livello globale ed è quindi il risultato di diseguaglianze tra nazioni ricche e nazioni povere. Solo il  20 per cento delle diseguaglianze è prodotto all’ interno delle nazioni. Se le cose stanno in questi termini la globalizzazione è una buona ricetta (diminuisce le diseguaglianze tra nazioni e le aumenta all’interno delle nazioni). Altra conseguenza: favorire l’immigrazione è lo strumento più affidabile per combattere il problema.
  2. Una causa del problema che va per la maggiore: l’istruzione non tiene il passo delle innovazioni tecnologiche e la massa degli acculturati perde terreno rispetto a un’ élite ristretta che lavora sulle nuove tecnologie.
  3. Altra causa: i beni di rete predominano, e quindi anche i mercati cosiddetti win-take-all. Mi spiego meglio, se Google è il miglior motore di ricerca, prevarrà in tutto il mondo visto che le unità marginali necessarie di quel prodotto possono essere fornite a costo zero. Chi si assicura un mercato win-take-all puo’ contare su rendite cospicue.
  4. Altra causa. La leva della globalizzazione moltiplica occasioni e profitti. Specie quelli finanziari, frutto di investimenti che si muovono in tempo reale. Avere un manager efficiente oggi è molto più remunerativo, anche per questo sono strapagati. La globalizzazione fa lievitare i compensi dei manager per almeno due motivi: 1) richiede all’ impresa strategie allocative, un compito demandato ai manager 2) Mercati più ampi (globalizzati), spingono la specializzazione del lavoro, il che aumenta la domanda di “coordinatori”, ovvero di manager.
  5. Ma c’ un altro motivo per cui i manager sono strapagati. Gli incarichi più delicati nelle grandi corporation hanno esiti alquanto aleatori e scarsamente monitorabili (non c’è modo di vedere se un manager dà il massimo). Come è noto, per incentivare al meglio chi è chiamato a compiere una missione incerta e scarsamente controllabile occorre un compenso molto più elevato.
  6. Altra causa. La globalizzazione favorisce l’ immigrazione e l’ immigrazione dei pezzenti che spinge verso l’ alto la diseguaglianza nei paesi dove giungono.
  7. Altra causa. Emerge sempre di più la cosiddetta O-ring production. La logica sottostante è chiara: se due individui iper-produttivi si associano, per non rovinare il loro lavoro, conviene che anche le mansioni di contorno siano svolte dal personale più qualificato in circolazione. In questo modo le elites si concentrano staccandosi dalla massa.
  8. Altra causa. Con la donna al lavoro il matrimonio diventa una relazione in cui dividere i consumi più che il lavoro. Cerchiamo un partner simile a noi e i matrimoni-Cenerentola diminuiscono. Ma i matrimoni-Cenerentola erano anche una via per diminuire le diseguaglianze. Ci si sposa sempre di più tra ricconi. Non sono sottigliezze: metà del nostro reddito dipende dal matrimonio.
  9. La tempra morale della classe medio-bassa è decaduta, e così l’ argine che essa costituiva a comportamenti dispendiosi e inefficienti. Oggi gli idraulici divorziano più delle star di Hollywood, i padri finiscono sotto i ponti e le madri-single tirano la carretta sempre sul filo del rasoio. I ceti privilegiati invece vanno in controtendenza, la loro morale migliora, il calo dei divorzi è sintomatico. In poche parole, oggi divorziare è da “sfigati” ma gli “sfigati” non lo sanno e continuano a farlo.
  10. Difficile coniugare “etica del lavoro” e reddito di cittadinanza: se l’etica del lavoro si sgretola il salvagente per le classi basse si sgonfia. Il lavoro di Charles Murray è esemplare su questo punto.
  11. Per Charles Murray una buona parte delle diseguaglianze è dovuta alla decadenza morale della classe medio bassa. Molti istituti, faccio solo l’esempio del divorzio, erano a disposizione solo delle classi più elevate, poi, da quando sono state rese più accessibili, le classi elevate hanno continuato a farne un parco uso mentre invece sono esplose tra i più poveri contribuendo a corrodere i valori familiari. Un tempo dio, la famiglia, il lavoro duro facevano parte di un bagaglio etico che consentiva a chi è dietro di tenere il passo, oggi questo bagaglio si sta sfaldando.
  12. Conseguenze. Il fenomeno della diseguaglianza genera violenza? Il fenomeno della crescente diseguaglianza di reddito è tipico degli USA anni 80. Quello è anche il periodo in cui la sicurezza è cresciuta di più in America. New York è una delle città più “diseguali” al mondo, ma anche una delle più sicure.
  13. Produttività e diseguaglianza. Greg Mankiw: se la produttività fosse rimasta costante le diseguaglianze non sarebbero certo un problema. Esempio.  The Economic Report of the President was released today.  Table 1-3 on page 34, which presents several historical counterfactuals.  It finds: 1. If productivity growth had not slowed after 1973, the median household would have $30,000 of additional income today. 2. If income inequality had not increased after 1973, the median household would have $9,000 of additional income today. So, which is the bigger problem?
  14. La diseguaglianza che conta non è quella di reddito ma quella nei consumi. Quest’ultima probabilmente si riduce: l’orologio del povero e quello del ricco hanno le medesime funzioni anche se il ricco lo paga mille volte di più.
  15. Oggi il problema più preoccupante è la disgregazione della comunità. Megan McArdle: Non guardiamo alla diseguaglianza per sé ma alle conseguenze negative che implicano in termini di segmentazione sociale.
  16. Il mondo d’ oggi presenta un’ insidia: mentre i vantaggi in termini di qualità della vita sono facili da misurare, gli svantaggi lo sono assai meno: ansia, disagio, stress, invidia, alienazione. Brink Lindsey è un autore che ha approfondito il punto.
  17. Chi secondo una certa scala di valori arriva ultimo, tende a costruirsene una alternativa dove è meglio piazzato. Questo è facile, specie in una società libera. Se nella classifica della ricchezza materiale sono piazzato male, darò più importanza alla religione, o alla gang, o all’ hip hop. Una volta che ho investito il mio capitale morale altrove gli aiuti per piazzarmi meglio su una scala di valori che ho rifiutato sono mero spreco. Le nicchie valoriali contribuiscono al fallimento dello strumento redistributivo quando si affrontano “problemi relativi”. Il povero vive in un quartiere “relativamente” degradato? Ok, tuttavia è lì che ha costruito la sua socialità e il mondo dove esprime al meglio i valori che per lui più contano, è difficile spingerlo a spostarsi concedendo un mutuo agevolato.
  18. On inequality di Harry Frankfurt. La lotta contro le diseguaglianze distrugge il capitalismo più che la povertà. La diseguaglianza in sé non puo’ essere un problema, dimostrazione: imagine a policy wherein all incomes and personal wealth are kept equally below the poverty line. Everybody is now exactly as poor as everybody else. If this does not look like a solution, then inequality, as such, cannot be the problem.
  19. Ma se la diseguaglianza non è un problema perché a noi interessa sanare le diseguaglianze di reddito e ci ripugna invece intervenire sulle altre? Una risposta: la lotta contro le diseguaglianze di reddito è un modo per legittimare una facile rapina: vogliamo arraffare senza sentirci indegni.
  20. I problemi relativi sono difficili da risolvere. Esempio: i quartieri degradati: ci vuole una bella ingegneria sociale per rimischiare in modo più omogeneo la popolazione! Ma soprattutto fanno da ostacolo due rigidità: 1) genetica e 2) valoriale. Il governo puo’ funzionare per risolvere i “problemi assoluti” (es. malnutrizione), molto meno per risolvere i problemi relativi (es. quartieri degradati). Questo perché per i primi spesso basta una redistribuzione mentre i secondi richiedono una società flessibile. Megan McArdle
  21. L’ invidia è un problema? No se miglioriamo la nostra condizione personale, vedi il lavoro Benjamin Friedman. Il guaio di oggi è che il miglioramento non si ha nel reddito ma nella disponibilità di merce, il che crea un effetto illusorio di stagnazione.
  22. Molte differenze sono spiegate, non tanto dalla erendie dei lavoratori più pagati, quanto dalle preferenze dei meno pagati: I would put it this way: very often when workers switch jobs, they take a pay cut, voluntarily, in return for better amenities.  In this regard “true inequality” is lower than measured income inequality would suggest.
  23. Tyler Cowen: non guardare alla diseguaglianza ma alla mobilità (assoluta) dei più poveri. La loro condizioni migliora? Poco sul piano del reddito, di più sul piano delle opportunità di consumo. Immigrazione e liberalizzazioni spingono la mobilità dei più poveri. Se questo è vero il coefficiente Gini non misura il progresso sociale di una nazione.
  24. Il problema filosofico dell’ eguaglianza viene puo’ essere affrontato da un punto di vista assiologico (confronto tra sistemi) o deontologico (confronto tra comportamenti).
  25. Tyler Cowen is asked a good question: are there any goods someone on a median income can afford which are the very best of their kind? The answer, as Tyler shows, is plenty – including some important ones such as books and recorded music. To this we might add that even where the very best goods are unaffordable, the median income earner can afford pretty decent ones, such as cars, TVs and sound systems. Which poses the question: if someone on a median income can afford such a luxurious cornucopia, what can’t he buy? The obvious answer, in the UK, is a decent house. The average house costs over £208,000, equivalent to 7.5 times median annual earnings. Given that the bestschools tend to be in the most expensive areas, this means that our median earner can’t afford the best education for his kids either. However, I suspect that most of the best things that the median income-earner can’t buy are non-material goods. One is financial security. 49% of people, and most 35-44 year-olds live in households with less than £5000 of net financial wealth (pdf). They are only a pay cheque or two away from trouble. Another is status. Our wages are related to our sense of worth – which is one reason why most people would prefer (pdf) a lower but above-average income to a higher but below-average one. A median income, by definition doesn’t provide much status. You might reply that this problem would be solved if we could shake off envy. Not entirely. Status is one mechanism whereby income leads to political power.
  26. Anche se molte diseguaglianze salgono la felicità delle persone sembra decisamente convergere. Possibile spiegazione: in una società ricca ognuno trova un suo ambito dove costruirsi uno status. 
  27. La diseguaglianza percepita si discosta da quella reale e questa discrepanza ha profonde implicazioni: una diseguaglianza non percepita non crea problemi né inconvenienti di sorta
  28. Vuoi più innovazione? Accetta più diseguaglianze. Welfare e innovazione sono in alternativa tra loro. Se la povertà, e non la diseguaglianza, è cio’ che conta, la scelta è obbligata.
  29. Perché non redistribuire. In ordine sparso: Gli incentivi contano, il governo è inefficiente, i costi del risentimento pesano, esiste un effetto dotazione per cui chi perde soffre più di quanto non goda chi guadagna, probabilmente l’utilitarismo è falso e redistribuire rappresenta un rischio etico.
  30. Jeffrey Miron. I 3 metodi d’intervento contro le diseguaglianze: sussidi anti-povertà, progressività fiscale, regolamentazione privilegiata. I sussidi antipovertà sono difficili da contestare eticamente. Il loro costo, inoltre, è modesto. La modalità preferita di erogazione è la “Negative Income Tax”. La progressività nelle imposte non convince: come giustificare per esempio la redistribuzione dai ricchissimi ai ricchi? E poi la tassazione è tanto più distorsiva quanto più la si concentra sui  ricchi poiché per loro è più facile rinunciare al lavoro o agli investimenti produttivi. C’è anche una falla comunicativa: si crea l’idea  per cui il povero sia tale per colpa del ricco. Intervenire con regole ad hoc sui mercati ha effetti ambigui: prendi solo la legge sul salario minimo, tra le sue vittime ci sono proprio i lavoratori a bassa specializzazione, ovvero i più bisognosi.

  31. Gran parte delle diseguaglianze ha un portato genetico, di conseguenza, si sabbia, il welfare è mera “elemosina coercitiva”.

  32. Da un punto di vista etico esistono poveri meritevoli e poveri non meritevoli. Bisogna distinguere quando aiutiamo. Evitare le misure a pioggia.

  33. Il welfare perpetua comportamenti patologici.

  34. Casey Mulligan: i sussidi e il welfare perpetuano le conseguenze delle crisi economiche.

  35. Josh Rau: i megaricchi di oggi sono onesti.

  36. Ma nella storia cosa sana veramente le diseguaglianze? Guerra, carestie ed epidemie. Tutto il resto ha sempre fallito.

  37. I tentativi di sospingere la mobilità sociale si sono sempre rivelati illusori: questa variabile è costante nel corso della storia umana. Perché sprecare ancora energie laddove non si cava un ragno dal buco?

  38. Soluzioni contro la lotta alle diseguaglianze: favorire l’immigrazione, e l’immigrazione qualificata in generale.

  39. Soluzioni contro la lotta alle diseguaglianze: deregolamentare le professioni di alto livello liberando gli accessi.

  40. Soluzioni contro la lotta alle diseguaglianze: deregolamentare le licenze edilizie nei quartieri esclusivi.

Vangelo & Ricchezza

Il messaggio evangelico puo’ convivere con la ricchezza materiale di chi lo pratica e lo diffonde?

Qualcuno risponde: “purché si usi bene quella ricchezza”. Ma cosa significa “usare bene la ricchezza”?

Farla fruttare? Donarla ai poveri? Donarla alla città? Metterla in circolo? Non pensarci in modo ossessivo?

Il problema resta aperto: della ricchezza di solito si giudica provenienza e origine, raramente l’essenza.

Una personalità che si è impegnata a fondo su questo dilemma è Padre Angelo Tosato, molto del suo lavoro si ritrova sintetizzato nel libro “Vangelo e ricchezza: nuove prospettive esegetiche”.

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L’attacco è brutale, si parte con la constatazione di quanto sia inquietante il progetto sociale di Gesù come emerge dai Vangeli: indifferenza per il proprio sostentamento, astensione dal lavoro, rinuncia al risparmio, rottura dei rapporti familiari, affidamento alla provvidenza e alla speranza del Regno.

E’ stato l’economista Ludwig von Mises ad evidenziare meglio le assurdità dell’economia messianica: una comunità non fa molta strada con questi precetti.

C’è una lettura piuttosto naif di tutto cio’: il vangelo annunzia una ricchezza nuova svalutando così quella terrena e condannandola, insieme a chi la detiene.

Tuttavia, un insegnamento del genere sarebbe 1. dannoso per il vivere sociale e 2 inattendibile.

Perché dannoso? La laboriosità di chi valorizza le cose del mondo diverrebbe un vizio, e tutto cio’ spingerebbe verso una società indigente e mendicante. Un destino disumano.

Perché inattendibile? Perché contraria al buon senso altrove apprezzato nelle Scritture. Contraria all’ insegnamento della tradizione (la Chiesa ha sempre combattuto il pauperismo).

Eppure, nel Nuovo Testamento – inutile negarlo – la ricchezza è condannata in più punti. Come reagire a questo fatto di per sé incontestabile?

Alcuni imbracciano il buon senso: basta non farsi schiavi della ricchezza e i precetti sono assolti.

Altri si attaccano alla storia: nessuno in realtà si fece veramente povero, tranne casi eccezionali.

Altri introducono un doppio standard: certe parole che ci suonano radicali sono rivolte in realtà solo agli adepti più stretti.

Altri vedono nel Cristo Re il nuovo imperatore. Allora uno dei titoli dell’imperatore era “difensore dei poveri”. I poveri sono gli indifesi per eccellenza, e allorché Israele perse il suo re divenne perseguitato e detto “povero” (o umile o soggiogato). Termini interscambiabili. L’esaltazione dei poveri non è che un modo per esaltare la regalità di Cristo.

Altri considerano il desiderio di essere ammirati dagli ellenisti, notoriamente vicini alla perfezione di una società comunista. Tuttavia, certe pratiche sono pompate. Per esempio, la cassa comune non esisteva nella realtà, si trattava di una semplice elemosina residuale. L’ esaltazione di episodi di eccezionale generosità ha catturato l’ attenzione facendo pensare che fossero la norma.

Altri considerano l’insegnamento sulla ricchezza iperbolico: Gesù non puo’ chiedere tanto! E poi gli  insegnamenti iperbolici non mancano: se la tua mano ti scandalizza tagliala.

Qualcuno pensa ai “poveri” come agli israeliti perseguitati.

Per alcuni la povertà evangelica è povertà di spirito, ovvero umiltà.

Per molti, la “ricchezza” di quei tempi va reinterpretata come “disonestà“. Nelle società primitive ci si arricchiva smisuratamente solo tramite rapina e la mentalità corrente identificava la ricchezza diseguale come un segnale di disonestà e prepotenza. Oggi non è più così, occorre prenderne atto aggiornando l’ ermeneutica evangelica.

Infine, c’è chi si lascia andare ad una franca ammissione: stando all’insegnamento di Gesù ricchezza e Vangelo sono incompatibili.

Quest’ultima posizione sembra la più fruttuosa: senza l’ammissione che esiste un problema di base relativo alla compatibilità tra etica dei Vangeli e Capitalismo, non restano che mediazioni elusive e sempre attaccabili.

Il Gesù dei Vangeli sembra allora adoperarsi per distruggere l’ ordine sociale senza costruire un’ alternativa minimamente credibile. Dobbiamo accettarlo.

Ma esiste una via per riabilitare le sue parole?

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Ricordiamo, del resto, che le Scritture in molti passaggi sembrano non essere poi così ostili alla ricchezza: c’è la parabola dei talenti, quella del fico oltre all’olio di Marta. Gesù stesso è accusato di essere un “mangione e un beone”: ama la compagnia dei ricchi e si accompagna spesso a loro senza ostilità. La cosa sarebbe inspiegabile. Invita spesso a fare festa senza astenersi dai godimenti: “deve forse stare in lutto il festeggiato?”. Non risulta che Gesù abbia venduto i suoi averi o rinunciato ad alcunché, nemmeno lo chiese agli apostoli (si limitò a dire loro “seguitemi”). Non lo chiese ai suoi genitori. Sappiamo invece che vestiva abiti curati: la sua veste venne giocata ai dadi e non divisa equamente tra i centurioni, questo per non deprezzarne il valore che, evidentemente, era notevole.

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Da una parte condanne inappellabili, dall’altra qualche spiraglio. Come uscirne?

Non ci resta che forzare sul pedale dell’interpretazione! Si ma quale?

Diventano cruciali due passaggi: interpretare ricorrendo a esegesi (interpretazione nel contesto) ed ermeneutica (traduzione in altri contesti).

Altro fatto cruciale di cui tener conto: Gesù è calato in un contesto.

Probabilmente è un profeta apocalittico come molti altri allora, in questo caso le norme che introduceva sono da vedere come transitorie e dettate dall’ emergenza dell’imminente apocalissi.

Altro elemento decisivo: il Regno incombente probabilmente era, secondo la cultura ebraica, un regno materiale. La cultura ebraica e i profeti affini a Gesù avevano una visione molto materialista delle cose, l’ipotesi più plausibile è che Gesù non si distanziasse molto da loro.

In altre parole, la nuova ricchezza annunziata dal Vangelo è terrena, in coerenza con l’ animo israelita. Non si svaluta la ricchezza terrena in sé ma si ritiene che quella attuale sia destinata a rovina per l’ avvento di un nuovo regno. È necessario allora “convertirla” al più presto.

Pensiamo ad un imminente crollo di borsa: “non accumulare tesori perché sono destinati alle tarme”. Sono parole che filano. Investire invece in beni che avranno corso nel nuovo regno di Dio in terra: il nuovo Paradiso Terrestre. la nuova Gerusalemme in Terra. Siamo di fronte quindi ad una oculata consulenza finanziaria o d’ investimento.

Oggi sappiamo che l’ imminenza del regno non esiste, quindi il consiglio di vendere puó essere tralasciato. Quel che resta è la sensibilizzazione all’ investimento oculato.

L’equalizzazione tra Regno dei cieli e Regno di Dio potrebbe metterci in imbarazzo ma è un’ espressione che ricorre solo in Marco. Più diffusi i passaggi riferiti al “venga il tuo regno in terra”, in questo senso molto espliciti e concordanti con la nostra interpretazione.

E l’espressione “il mio regno non è di questo mondo“? Sembrerebbe chiara.

Ma qui c’è un palese errore di traduzione. L’espressione corretta è “il mio regno non è da questo mondo”, che caratterizzerebbe il progetto materiale di Gesù: rigenerare l’ Israele corrotta.

Con l’esegesi abbiamo contestualizzato l’insegnamento di Gesù, con l’ermeneutica possiamo/dobbiamo attualizzarlo. Molta dottrina è mutata grazie all’ermeneutica, il caso più noto è quella intorno all’usura.

Vediamo proprio questo caso. Senso della proibizione: evitare la schiavizzazione del debitore. Oggi sappiamo che la via migliore non è la proibizione (abbandonata) bensì la concorrenza tra prestatori. Da qui il ritiro della condanna del prestito a interesse.

Altro esempio: la condanna della proprietà privata: nell’ Antico Testamento appare ma nella storia della Chiesa è ormai solo un ricordo, specie nella difesa accorata della Rerum Novarum.

Qui occorre ricordare che Gesù è un buon ebreo, non rinuncia alla legge dei Padri, chiede al limite nuove interpretazioni (esempio sul Sabato). Allo stesso modo è lecito supporre che non chieda ai seguaci una rinuncia definitiva al patrimonio ma solo una rinuncia strategica in vista di una distruzione imminente.

Cosa implica un’ipotesi del genere? Semplice: la rinuncia alla ricchezza accumulata in un sistema ingiusto si traduceva in un oculato investimento in vista dell’ avvento di un nuovo ordine più giusto.

Aderire al cristianesimo esponeva ai rischi cosicché non si rinunciava per rinunciare ma per convertire la ricchezza in forme più pratiche di possesso.

Non accumulare poiché con la venuta del regno e la fine dell’ordine presente la ricchezza consueta è in pericolo. Sarebbe questo un insegnamento profetico(contingente) più che sapienziale (permanente).

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Ma è davvero necessaria un’ esegesi e un ermeneutica tanto radicali?

Probabilmente sì: la condanna della ricchezza fatta dalle scritture appare irredimibile per altra via, è troppo netta.

Ci sono infatti casi molto problematici, per esempio nelle beatitudini: “beati i poveri”. Ancora peggio il “guai ai ricchi”!

In Matteo si precisa poveri di spirito Ma Luca no: “beati i poveri” punto e basta. “Guai ai ricchi” punto e basta.

Altri dicono che Matteo è più attendibile: 1) collima con l’ impostazione ebraica 2) collima col resto dell’ insegnamento: è la fede innanzitutto che salva. Il pauperismo è più di Luca, però, resta insormontabile senza la genesi/ermeneutica proposta.

C’è poi il caso del giovane ricco, ovvero la questione del cammello. Secondo gli ottimisti Gesù esprime la metafora estrema come sfogo di fronte all’ insistita ipocrisia e avarizia di un riccone. Inoltre, la metafora tratta di una difficoltà non di un’impossibilità. Qui ci puo’ anche stare.

Per quanto la si rigiri, comunque, le difficoltà si accavallano e i problemi sembrano insormontabili poiché la ricchezza sembra comunque demonizzata in sé in molti passaggi: 1 nelle tentazioni, 2 nell’alternativa tra Dio e Mammona 3 nella parabola del seminatore… Ci sono poi alcuni punti fissi che si ripetono:

1: la ricchezza ha una provenienza demoniaca,

2: il ricco è condannato per natura a farsi schiavo della sua ricchezza.

Insomma, Gesù sembra condannare i ricchi in quanto tali e li invita caldamente a liberarsi della nuova ricchezza.

Poi ci sono gli Atti degli Apostoli, in cui si predica un’organizzazione comunista dei rapporti sociali.

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La soluzione deve dunque essere senza compromessi: il rapporto tra Gesù e ricchezza va rivisto in modo radicale.

Ma questo non è possibile!, dirà qualcuno.

No, è possibile, talmente possibile che è già stato fatto.

Prima abbiamo visto il caso dell’usura, ora vediamo quello relativo al rapporto tra i coniugi nel matrimonio. Qui si è realizzata una reinterpretazione che adattato lo spirito con cui certe norme furono scritte alla realtà contemporanea.

Il comando della sottomissione è semplice e inequivoco, unanimemente interpretato da padri pontefici e teologi fino a metà del ‘900, allorché è stato ribaltato. Un caso di scuola per l’ innovazione del magistero e per l’ adozione di criteri empirici induttivi anziché dogmatici e deduttivi.

La tradizione riteneva che ogni società richiedesse un capo (destinato da Dio). Nella famiglia il capo designato era l’ uomo.

Giovanni XXIII mutò l’approccio: ogni società richiede un ordine e per desumerlo non guardiamo tanto alle scritture quanto alla natura umana. Il diritto delle donne viene constatato nella realtà quotidiana come segno dei tempi. La Chiesa DEVE scrutarlo e interpretarlo alla luce delle scritture. La parola di Dio del libro viene letta alla luce della parola di Dio nel mondo.

Per giustificare il cambiamento vengono enfatizzati passi alternativi a quelli prima considerati, per quanto l’operazione sia esegeticamente una forzatura.

La sottomissione diventa così reciproca. Il riferimento ad Efesini è forzato se non palesemente improprio. I passi imbarazzanti del Nuovo Testamento vengono bollati come un residuo dell’ Antico Testamento. Si confonde l’ esegesi con l’ ermeneutica dando luogo ad un’ esegesi scorretta solo perché ossessionati da preoccupazioni ermeneutiche.

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Parte del Vangelo va allora abbandonata come superata. Il “beati i poveri” va trattato come “stia la donna sottomessa all’ uomo“. La Chiesa Cattolica serve anche a questo, a far vivere il Vangelo nel tempo, ovvero a mutarne gli insegnamenti. Non ci serve a nulla un Corpo Vivo che non vivifica l’insegnamento di cui è depositario.

La dottrina sociale della Chiesa oggi non sembra affrontare il problema della ricchezza in modo adeguato poiché non fa altro che opporsi ad un generico “economicismo” (economia come fine) per promuovere l’ uomo come fine.

Astrazioni.

Percorrendo questa via si è arrivati alla simmetria tra socialismo e capitalismo (senza nulla togliere alla zampata di GPII  con la Centesimus, subito rintuzzata dall’ “economia che uccide” di Francesco).

Non sarebbe meglio allora che la dottrina sociale puntasse su un problema concreto, per esempio la diminuzione della povertà nel mondo?

E il profitto che fine fa? Nell’ottica proposta puo’ essere giustificato in vari modi.

Innanzitutto assolve al comando di fecondare la terra (presente nel Nuovo Testamento nella parabola dei talenti e in quella del fico).

In secondo luogo realizza la solidarietà: la competizione è la più alta forma di cooperazione!

Ma è possibile una solidarietà non intenzionale?

Stando alle beatitudini sì: “avevo fame e mi avete dato da mangiare”, “ma quando mai ti abbiamo visto affamato, Signore?”. Il bene puo’ essere fatto senza intenzione.

Detto questo, sia chiaro, un imprenditore puo’ anche fare il suo lavoro consapevole dei benefici che apporta alla città. Questo consapevolezza aggiunge ma non determina.

Inoltre, bisogna considerare l’ovvio: una società ricca puo’ realizzare più bene. La speranza dei poveri – da sempre – sono i ricchi più che gli altri poveri. Sono i ricchi che possono alleviare le sofferenze dei poveri, non altri.

Da ultimo, chiediamoci la funzione del Giudizio Universale, forse serve proprio perché noi non sappiamo chi ha fatto veramente del bene: Norman Barlaug ha giovato più di Madre Teresa? Il cuore di Madre Teresa era senz’altro più ispirato ma Norman Barlaug ha di fatto salvato più vite e prodotto più sollievo per il mondo in cui viviamo. Non sarebbe bene che entrambi abbiano una chace di primeggiare tra i buoni del genere umano?

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Molti obbiettano che la ricchezza materiale non è sinonimo di felicità e realizzazione. Vero: ma la ricchezza materiale collegata alla “povertà di spirito” (umiltà) puo’ molto.

La povertà di spirito infatti annienta l’ invidia che – come ci spiegano gli psicologi evoluzionisti – è il fattore principale di infelicità nel mondo materialmente ricco. Noi sappiamo da tempo che la ricchezza non porta automaticamente felicità (paradosso di Easterline), ma sappiamo anche cosa occorra per ristabilire un saldo legame tra le due variabili, serve una maggiore “povertà di spirito”, ovvero: serve più umiltà, ovvero: serve vaccinarsi contro l’ invidia. In questo modo auspicare un mondo più ricco e più umile non solo è compatibile con l’ azione della Chiesa ma è anche la ricetta più razionale per il non credente.

Bellezza

Nel suo “Beauty: A Very Short Introduction”, Roger Scruton si occupa della bellezza artistica: esiste? Come si misura? E’ relativa o assoluta? Eccetera.

Si tratta di una bellezza “recente”…

… Only in the course of the nineteenth century, and in the wake of Hegel’s posthumously published lectures on aesthetics, did the topic of art come to replace that of natural beauty as the core subject-matter of aesthetics…

Comparso tardi come concetto, sembra anche sparito presto: l’arte contemporanea lo snobba

… Art picked up the torch of beauty, ran with it for a while, and then dropped it in the pissoirs of Paris… Joking apart A century ago Marcel Duchamp signed a urinal with the name ‘R. Mutt’…

Ma cos’è l’arte se non è arte del bello?…

… One immediate result of Duchamp’s joke was to precipitate an intellectual industry devoted to answering the question ‘What is art?’…

Le ambizioni di generare una  bellezza assoluta sembra acqua passata

… searches for objective values and lasting monuments to the human spirit, this is dismissed out of hand…

Forse il peso della cultura è faticoso e il relativismo estetico offre una via di fuga…

… The argument is eagerly embraced, because it seems to emancipate people from the burden of culture, telling them that all those venerable masterpieces can be ignored with impunity, that TV soaps are ‘as good as’ Shakespeare and Radiohead the equal of Brahms, since nothing is better than anything and all claims to aesthetic value are void. The argument therefore chimes with the fashionable forms of cultural relativism…

Ma Duchamp ripetuto all’infinito stufa…

… There is a useful comparison to be made here with jokes. It is as hard to circumscribe the class of jokes as it is the class of artworks. Anything is a joke if somebody says so. A joke is an artefact made to be laughed at. It may fail to perform its function, in which case it is a joke that ‘falls flat’. Or it may perform its function, but offensively, in which case it is a joke ‘in bad taste’. But none of this implies that the category of jokes is arbitrary, or that there is no such thing as a distinction between good jokes and bad…

E così la questione del bello torna a riproporsi.

Molti fruitori cercano elevazione spirituale, consolazione, ispirazione… obiettivi alti che all’apparenza domandano bellezza…

… They may fulfil this function in a rewarding way, offering food for thought and spiritual uplift, winning for themselves a loyal public that returns to them to be consoled or inspired…

Si sviluppa un gusto personale

… Good taste is as important in aesthetics as it is in humour, and indeed taste is what it is all about…

Quando l’arte punta in alto arte ed etica vanno a braccetto…

… When it comes to art, aesthetic judgement concerns what you ought and ought not to like, and (I shall argue) the ‘ought’ here, even if it is not exactly a moral imperative, has a moral weight…

Ma valorizzare il gusto è un’arma a doppio taglio: se il gusto e la preferenza viene trattato alla stregua di un diritto da non discutere, se il mio gusto non puo’ essere peggiore del tuo altrimenti mi sento offeso, allora si ripiomba nel relativismo…

… increasingly many teachers of the humanities agree with their incoming students, that there is no distinction between good and bad taste, but only between your taste and mine…

Tutto puo’ piacere, tutto è spettacolo, tutto è legittimato e tutto viene estremizzato per far spettacolo: arte e circo si toccano. Siamo nel mondo di Mao…

… Mao Ze Dong burst into laughter: it was at the circus, when a tight-rope walker fell from the high wire to her death… Imagine a world in which people laughed only at others’ misfortunes…. It would be a degenerate world, a world in which human kindness no longer found its endorsement…

Duchamp ha vinto……

… Imagine now a world in which people showed an interest only in replica Brillo boxes, in signed urinals…

Un mondo senza ideali, senza trascendenza, un mondo dove l’arte è divertimento…

… What would such a world have in common with that of Duccio, Giotto, Velazquez, or even Cézanne? Of course, there would be the fact of putting objects on display, and the fact of our looking at them through aesthetic spectacles. But it would be a world in which human aspirations no longer find their artistic expression, in which we no longer make for ourselves images of the transcendent, and in which mounds of rubbish cover the sites of our ideals. Art and entertainment…

In questo senso Croce poneva già all’epoca una distinzione molto attuale…

… Benedetto Croce pointed to a radical distinction, as he saw it, between art properly so-called, and the pseudo-art designed to entertain, arouse or amuse…

Siamo nell’era dell’effettistica. Conta l’effetto…

… When seeking entertainment, however, I am not interested in the cause but in the effect. Whatever has the right effect on me is right for me…

Ma Croce esagerava: arte e intrattenimento non sono opposti, anche se non si identificano.

Esagerazioni di questo genere impediscono a Croce di elaborare un’estetica credibile…

… It is not surprising, therefore, if, from their exaggerated dismissal of entertainment art, Croce and Collingwood each derived aesthetic theories as implausible as any in the literature…

Anche l’arte genuina ci intrattiene. Tuttavia, è giusto distinguere tra interesse estetico ed interesse effettistico…

… illustrates the distinction between aesthetic interest and mere effect: the first creating a distance that the second destroys…

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Nell’arte conta di più la forma o il contenuto?

Lo stile consente all’artista di distinguersi formalmente…

… ability to turn a shared repertoire in a personal direction, so that a single character is revealed in each of them. That is what we mean by style…

A cosa ci rinvia, per esempio, una sedia disegnata da Van Gogh?…

… Suppose you ask me what is the content of Van Gogh’s famous painting of the yellow chair…

Dov’è qui la forma e dove il contenuto? Puo’ una foto sostituirla, magari meglio?

No. Quella sedia ha qualcosa di particolare, è tutt’uno con la forma che la riproduce, una foto non la sostituisce…

… I am likely to argue that this painting is saying something special about this particular chair, and also about the world as seen through the image of this chair…

Ma perché se in quella sedia c’è tanto, Van Gogh non ha dettagliato il suo messaggio in uno scritto?…

… But couldn’t he have written that message on the bottom of the canvas? Why does he need a chair to communicate a thought like that? I am likely to respond that my words are only a gesture; that the real meaning of the painting is bound up with, inseparable from, the image…

Il fatto è che quella sedia è arte e l’arte non si puo’ tradurre.

Il significato dell’arte esiste ma…

… We want to say that works of art are meaningful—they are not just interesting forms in which we take an unexplained delight. They are acts of communication, which present us with a meaning; and this meaning must be understood…

Scorgiamo l’esistenza del significato anche laddove diciamo di “non capire” certa arte…

… We listen to abstract music, like the quartets of Bartók and Schoenberg, and perhaps say that we do not understand them…

Certa arte muta la nostra visione del mondo. Questo fatto dovrebbe suggerirci la potenza insita nell’arte, l’impossibilità di ridurla a formalismo…

… Some works have changed the way we see the world—Goethe’s Faust, for example, Beethoven’s late quartets, Shakespeare’s Hamlet, Vergil’s Aeneid, Michelangelo’s Moses, the Psalms of David and the Book of Job…

Tuttavia, olismo e vaghezza dominano in questa semantica…

… Yet, when it comes to saying, of any particular work of art, just what its content might be, we find ourselves very soon reduced to silence…

Forma e contenuto sembrano inseparabili: una sedie fotografata non ha il riferimento della sedia di Van Gogh…

… Thus we arrive at what has become a critical commonplace, which is the thesis of the inseparability of form and content…

L’arte non sopporta la parafrasi…

… particular version of this thesis in the realm of literary criticism goes by the name of the ‘heresy of paraphrase’—an expression due to the critic Cleanth Brooks…

Cio’ dovrebbe dirci qualcosa sul senso dell’opera, sull’inestricabilità di forma e contenuto…

… The heresy to which Brooks referred is that of thinking that the meaning of a poem can be contained in a paraphrase…

La simultaneità che realizza l’opera si perde nella sua parafrasi…

… Brooks is pointing to several distinct features of poetry. First, there is the fact that a line of poetry can express several thoughts simultaneously, whereas a paraphrase will at best lay them out in succession. For instance, the line ‘bare ruin’d choirs, where late the sweet birds sang’…

Così come la sua polisemia

… Secondly, there is the fact that poetry is ‘polysemous’, developing its meaning on several levels—the levels of image, of statement, of metaphor, of allegory and so on…

Ma soprattutto si perde il significato

… Thirdly meaning is lost in any paraphrase. You could paraphrase the first line of Hamlet’s famous soliloquy as ‘To live or to die: that’s the choice’; or ‘to exist or not to exist; there’s the problem’. But Shakespeare wanted the verb ‘to be’, with all its metaphysical resonance, as touching the very mystery of the universe…

Suono, sintassi e significato sono tutt’uno…

… It is not just the meaning and association of words that count towards their sense in poetry. The sound too is important—and not just sound: sound as organized by syntax, and shaped as language. So, finally, there is the sheer untranslateability of the semantic atmosphere in poetry…

Cio’ pone anche un limite alla possibilità di spiegare l’arte…

… For the most part you can say much about the meaning of a poem, a painting—even a work of music. But what you say will not explain the particular intensity of meaning…

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L’arte rappresenta o esprime?

Per Croce questa era la domanda cruciale…

… The distinction goes back to Croce and Collingwood, though it corresponds to thoughts that have been around for far longer…

Il realismo sembra più vicino alla rappresentazione…

… Representation can be judged to be more or less realistic—in other words, more or less in conformity with the generality of the things and situations described. It admits of translation and paraphrase… Mantegna’s and Grünewald’s Crucifixions both represent the crucifixion of Jesus…

Ma un’ accurata rappresentazione potrebbe non avere alcun contenuto artistico, altrimenti la fotografia avrebbe scalzato le arti visive.

Cos’è invece l’espressione?

L’espressione è movimento. Si esprimono le emozioni, obbero le cause dell’azione umana. Per Croce è qui che sta l’elemento artistico…

… According to Croce, therefore, the burden of artistic meaning lies not with representation but with expression…

L’emozione, l’umanità e la simpatia sarebbero al centro dell’opera…

… works of art express emotion, and that this is of value to us because it acquaints us with the human condition, and arouses our sympathies for experiences that we do not otherwise undergo…

Ma spesso la bellezza di un’opera sfugge al suo creatore (intentional fallacy). Se l’opera fosse pura espressione, il creatore dell’opera dovrebbe essere il dominus…

… Even when artists refer to the emotion that is allegedly conveyed by their work, we may not believe that their description is the correct one…

Facciamo un esempio…

… Beethoven prefaced the slow movement of Op. 132 with the description ‘Hymn of thanksgiving from the convalescent to the Godhead in the Lydian mode’. Suppose you respond by saying ‘To me it is just a serene expression of contentment… Why is Beethoven any better placed than you, to put words to the feeling conveyed by his music? Maybe you, as critic, are better able to describe the emotional content of a piece of music than the composer. There are plenty of artists who are awoken by criticism to the meaning of their own works: such, for example, was T. S. Eliot’s response to Helen Gardner’s book about his poetry—namely, at last I know what it means… attempts to describe the emotional content of works of art seem to fall short of their target. The feeling does not have an independent life: it is there in the notes…

Come risponde Croce a questa obiezione? L’artista si limita ad intuire, puo’ quindi non sapere…

… Expression does not deal in concepts but in intuitions—particular experiences, that are conveyed by communicating their uniqueness. Two works of art can represent the same thing; but they cannot express the same thing—for a work expresses an intuition only by presenting its individual character, the character that requires just these words, or just these images, if it is to be put across… it presents us with the unconceptualized uniqueness of its subject-matter… to say that a work of art expresses an intuition is like saying that it is identical with itself…

Sembra una soluzione artificiosa: come puo’ qualcuno esprimere qualcosa che lui stesso non conosce?

Ci sono teorie recenti dell’espressione che cercano di rianimare Croce ma senza successo. Meglio ringraziarlo (per la sua lotta contro i rappresentazionisti) e abbandonarlo.

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Torniamo alla bellezza e vediamo come si lega al significato dell’opera…

… Art moves us because it is beautiful, and it is beautiful in part because it means something. It can be meaningful without being beautiful; but to be beautiful it must be meaningful…

Da dove diavolo esce la tremenda espressività dell’ Adagio di Samuel Barber?…

… Consider Samuel Barber’s solemn Adagio for Strings—surely one of the most expressive pieces in the instrumental repertoire. How do we understand its expressive power? It is not telling a story…

Il problema da risolvere…

… what is the difference between the one who understands the expression, and the one who does not?…

Nella musica l’espressione da transitiva diventa intransitiva

… there are two uses of the term ‘expression’: a transitive use, which invites the question ‘expression of what?’, and an intransitive use, which forbids that question… Espressivo in a musical score is always understood intransitively…

Anche per questo ha poco senso chiedere all’artista cosa stia esprimendo. La sua è un’espressione intransitiva.

L’arte va capita ma non si sa bene cosa debba essere capito…

… Performers show their understanding of an expressive work of music not by identifying some state of mind which it is ‘about’, but by playing with understanding…

La comprensione di una musica assomiglia ad un adattamento ad essa…

… They must fit themselves into the groove of the work. This process of ‘fitting’ is mirrored too in the audience…

Croce, pur nella sua incompletezza, ci mette di fronte al vero problema…

… Hence although Croce’s theory of art as intuition is far too stringent, it is pointing to a puzzle about beauty in art. Why are we so often tempted to speak of expression in this intransitive way? And why is expression a part of beauty?…

Molti pensatori hanno ritenuto di superare il problema concentrandosi sulla forma (di fatto il problema è liquidato più che risolto)…

… Hanslick’s essay On the Musically Beautiful of 1854 was to become a pivotal document in the dispute between the followers of Brahms, for whom the art of music was essentially architectural, consisting in the elaboration of tonal structures, and the followers of Wagner, who had defended the view that music is a dramatic art, giving form and coherence to our states of mind…

La posizione formalista…

… music is an abstract art, incapable of presenting definite thoughts. Hence the assertion that a piece of music is expressive of some emotion becomes empty: nothing can be said in answer to the question ‘expressive of what?’…

Per Hanslick la musica è…

… forms moved through sound’…

Che cosa significa “capire la musica” per un formalista?…

… Musical understanding is not a matter of lapsing into a self-centred reverie, prompted by the music, perhaps, but in no way controlled by it. Understanding consists in appreciating the various movements contained in the musical surface… The pleasure that this causes is not unlike the pleasure of pattern in architecture…

Il formalista usa delle metafore per negare validità alle metafore

… Hanslick’s theory is not really distinguished from that of the romantics whom he attacks. They agree that music moves, but add that, granted that metaphor, why not help yourself to another—namely, that music moves as the heart moves, when it is moved by feeling? In other words, beauty in music is not just a matter of form: it involves an emotional content…

C’è una solida tradizione formalista in architettura, per esempio…

… there is a tradition in architectural thinking going back to Alberti’s Ten Books of Architecture (De re aedificatoria, 1452) which sees architectural beauty (concinnitas) as the appropriate fitting of part to part. This parallels the formalist approach advocated by Hanslick and is just as incomplete and just as unsustainable in architectural criticism as in the discussion of music…

Facciamo l’esempio di Ruskin e di Santa Maria della Salute…

Ruskin saw in the forms and aspect of this church the theatrical insincerity of the Counter-Reformation…

La risposta del formalista Geoffrey Scott

… Geoffrey Scott, in his great work of criticism, The Architecture of Humanism (1914), responded with what he took to be a purely formal account of the church’s beauty and perfection… Scott says nothing—or nothing clear—about the content of the church, not mentioning its ostensible invocation of the Virgin queen of the sea…

Eppure anche il formalista Scott deve spiegarsi ricorrendo a continue metafore che contraddicono il suo credo…

… On the other hand, when we look at the detail of Scott’s description, we see that it is a sequence of metaphors and similes: ‘their heaped and rolling form (two metaphors) is like that of a heavy substance (simile) … the great statues and pedestals … seem to arrest the outward movement (simile) … the essential simplicity and dignity of the baroque (metaphors) …’. This purely ‘formal’ description, in other words, is logically on a par with the most adventurous attempt to describe the meaning of the church, and could easily be pushed in that direction…

Quel che si verifica in architettura si verifica anche in musica: forma e contenuto sono inestricabili, impossibile affermare la prima rinnegando il secondo…

… To point to these analogies and symbolic connections is as legitimate in the criticism of architecture as it is in the expressionist criticism of music. Browning produced a celebrated instance of such expressionist criticism… It seems odd to make a radical distinction between form and content, when the attempt to describe either involves the same recourse to metaphor

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L’opera artistica è  una metafora del nostro mondo emotivo…

… It seems therefore that our best attempts at explaining the beauty of works of abstract art like music and architecture involve linking them by chains of metaphor to human action, life and emotion…

Un linguaggio figurato e arcano…

… If we are to understand the nature of artistic meaning, therefore, we must first understand the logic of figurative language. Figurative uses of language aim not to describe things but to connect them, and the connection is forged in the feeling of the perceiver…

Una connessione tra due mondi…

… The connection may be made in many ways: through metaphor, metonymy, simile, personification or a transferred name…

La vaghezza dei termini che si connettono  non basta a negare l’esistenza di questa connessione. L’assenza di un codice non nega la presenza di un nesso…

… The connection between music and emotion is not established by conventions or a ‘theory of musical meaning’. It is established in the experience of playing and hearing…

La metafora non ha termini. L’espressione è intransitiva e diventa transitiva solo grazie all’immaginazione di chi ascolta, una facoltà a sua volta alimentata dal vissuto e dall’umanità dell’ascoltatore..

L’esperienza dell’ascoltatore diviene centrale…

… We understand expressive music by fitting it to other elements in our experience, drawing connections with human life, ‘matching’ the music…

Torniamo all’Adagio di Barber…

… Thus we praise the Barber Adagio for Strings for its noble solemnity. The metaphor is not arbitrary, since it makes a connection with the moral life which explains why we feel at home with the piece, and elevated by it….

Croce sbagliava il suo fuoco: l’arte è sì espressione ma al centro sta l’ascoltatore più che il compositore.  Al centro sta chi comprende l’opera  e non chi la produce. Ecco quindi che si spiega l’intentional fallacy…

… This suggests a different model of expression from the one presented by Croce and his followers. The Crocean model is of an inarticulate inner state (an ‘intuition’) becoming articulate and conscious through its artistic expression. The rival model is of an artist fitting things together so as to create links which resonate in the audience’s feelings

La comprensione dell’opera si manifesta in una familiarità con la stessa, in una convivenza che ci riempie lo spirito…

… The question what is being expressed ceases to be relevant. What matters is whether this belongs (emotionally speaking) with that… This does not mean that dissonance and conflict have no part in the artistic enterprise: of course they do…

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Se l’arte ha un significato, l’arte ha anche un valore. Eppure l’avvento della “bruttezza” sembra innegabile: sgorbi, rumore…

… Although beauty and meaning are connected in art, some of the most meaningful works of recent times have been downright ugly and even offensive…

Ci sono opere che difficilmente potremmo definire “belle”…

… think of Schoenberg’s A Survivor from Warsaw, Gunther Grass’s Tin Drum, Picasso’s Guernica. To call such works beautiful is in a way to diminish and even to trivialize what they are trying to say…

Come riconciliare questo paradosso?

Il problema è noto da sempre…

… Some insight is provided by the connection made by Schiller, in his Letters on the Aesthetic Education of Man, between art and play…

Forse giova meditare sul male e il bene nella religione cristiana: non sono termini che si oppongono (come nella gnosi) ma il secondo comprende il primo. Così, nell’arte, il bello comprende anche il brutto…

… In play, elevated by art to the level of free contemplation, reason and sense are reconciled, and we are granted a vision of human life in its wholeness…

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L’arte è anche un gioco

… In appreciating art we are playing; the artist too is playing in creating it… this ludic attitude is fulfilled by beauty, and by the kind of orderliness which retains our interest and prompts us to search for the deeper significance of the sensory world…

Unire i puntini.

Un gioco che si basa sulla nostra mania per l’ordine, per il senso. la nostra voglia di dare una forma sensata alle nuvole ha un nome: apofenia

… order and meaning on human life, through the experience of something delightful, is the underlying motive of art in all its forms. Art answers the riddle of existence: it tells us why we exist by imbuing our lives with a sense of fittingness… logic which connects the end of things with their beginning, as they are connected in Paradise Lost, in Phèdre and in Der Ring des Nibelungen…

E’ un istinto che spesso ci trae in inganno ma ci fa anche scoprire i segreti del cosmo come apprezzare Bach.

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Che nesso c’è tra bellezza e verità?

Keats…

… Keats’s vision of the Grecian urn, with its message that ‘Beauty is truth, truth beauty—that is all | Ye know on earth, and all ye need to know’…

L’arte rinvia alla nostra condizione umana. Lo abbiamo visto: il suo significato emerge una volta che è filtrata dall’umanità di un ascoltatore…

… Our favourite works of art seem to guide us to the truth of the human condition…

Esempio…

… We know what it is to love and be rejected, and thereafter to wander in the world infected by a bleak passivity. This experience, in all its messiness and arbitrariness, is one that most of us must undergo. But when Schubert, in Die Winterreise, explores it in song, finding exquisite melodies to illuminate one after another the many secret corners of a desolated heart, we are granted an insight of another order…

Nella bellezza c’è qualcosa di necessario, un qualcosa difficile da esprimere. E’ qualcosa che tocca la nostra natura.

La bellezza è un’esperienza in cui è coinvolto il nostro personale vissuto ma anche la nostra natura umana.

Tra verità e necessità il nesso è più evidente…

… To refer to a truth contained in a work of art is always to risk the corrosive effect of the question: what truth?…

Il dare senso appartiene alla nostra condizione umana…

… The insight that art provides is available only in the form in which it is presented: it resides in an immediate experience whose consoling power is that it removes the arbitrariness from the human condition—as the arbitrariness of suffering is overcome in tragedy, and the arbitrariness of rejection in Schubert’s song-cycle…

Possiamo fare giudizi comparativi e sentirli come veri…

… For example we can ask whether that which is captured by Schubert is captured also by Mahler in his Lieder eines fahrenden Gesellen. And the answer is surely ‘no…

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Che nesso c’è tra bellezza e morale?

Nessuno, risponde chi vede l’arte come qualcosa di autonomo…

… During the nineteenth century there arose the movement of ‘art for art’s sake’: l’art pour l’art. The words are those of Théophile Gautier, who believed that if art is to be valued for its own sake…

Il messaggio moralistico – questo è innegabile – danneggerebbe qualsiasi lavoro…

… It is certainly a failing in a work of art that it should be more concerned to convey a message than to delight its audience. Works of propaganda, such as the socialist realist sculptures of the Soviet period or (their equivalent in prose) Mikhail Sholokhov’s Quiet Flows the Don, sacrifice aesthetic… On the other hand, part of what we object to in such works is their untruthful quality…

Ma cio’ non significa che l’arte sia neutrale

… Art is not morally neutral, but has its own way of making and justifying moral claims….

Esempio di Anna Karenina…

… By eliciting sympathy where the world withholds it an artist may, like Tolstoy in Anna Karenina, oppose the bonds of a too constrictive moral order…

Errori artistici ed errori etici…

… Many of the aesthetic faults incurred by art are moral faults—sentimentality, insincerity, self-righteousness, moralizing itself…

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In democrazia l’arte tende a democratizzarsi

… In a democratic culture people are inclined to believe that it is presumptuous to claim to have better taste than your neighbour… You like Bach, she likes U2; you like Leonardo, he likes Mucha; she likes Jane Austen, you like Danielle Steele. Each of you exists in his own enclosed aesthetic world…

Gusto e identità personale

… If it is so offensive to look down on another’s taste, it is, as the democrat recognizes, because taste is intimately bound up with our personal life and moral identity…

Attentare al gusto di una persona è come attentare alla sua incolumità, ai suoi diritti.

Gli gnomi nel giardino del vicino vanno tollerati…

… This we discover as soon as we take into account the public impact of private tastes. Your neighbour fills her garden with kitsch mermaids and Disneyland gnomes, polluting the view from your window; she designs her house in a ludicrous Costa Brava style, in loud primary colours that utterly ruin the tranquil atmosphere of the street, and so on. Now her taste has ceased to be a private matter…

Ma fino a che punto la bellezza è relativizzabile? Fino a che punto è una questione privata?

La bellezza si connette a forme di vita che noi non riteniamo relativizzabili. In questo senso neanche lei lo è mai del tutto. Vediamo più nel dettaglio.

C’è una chiara relazione tra comunità e bellezza…

… Implicit in our sense of beauty is the thought of community—of the agreement in judgements that makes social life possible and worthwhile. That is one of the reasons why we have planning laws—which, in the great days of Western civilization, have been extremely strict… Think of clothes, interior décor, and bodily ornaments: here too we can be put on edge, excluded or included, made to feel inside or outside the implied community… Many of the clothes we wear have the character of uniforms, designed to express and confirm our inoffensive membership…

Decoro e appropriatezza facilitano il vivere insieme…

… We begin to see why concepts like decorum and propriety are integral to the sense of beauty: but they are concepts that range equally across the aesthetic and the moral spheres…

La bellezza è qualcosa di privato… ma fino ad un certo punto…

… However, there are also private arts like music and literature. Why are we so concerned that our children should learn to like the things that we regard as beautiful?…

C’è poi la questione educativa

… Why do we worry when children are drawn to literature that is, in our eyes, ugly, stupefying, sentimental or obscene?… Plato believed that the various modes of music are connected with specific moral characteristics…

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Infine c’è il legame tra ragione e bellezza: se relativizziamo la prima, o relativizziamo anche la seconda o scindiamo le due sfere.

Ma perché certe opere si affermano?…

… You like Brahms, say, and I detest him. So you invite me to listen to your favourite pieces, and after a while they ‘work on me’. Maybe I am influenced by my friendship for you, and make a special effort on your behalf….

Cambiare gusto non è cambiare testa, bellezza e ragione sembrerebbero scisse…

… A change of taste is not a ‘change of mind’, in the way that a change of belief or even of moral posture is a change of mind…

Eppure si cambia gusto anche discutendo, restando esposti a certi argomenti.

Dalle patatine ai broccoli: si diventa grandi…

… justify the child’s graduation from burgers to broccoli. Greens are far more healthy, maybe part of a superior lifestyle, maybe even a spiritual improvement, as the Vegans argue…

Fino ad un certo punto noi abbiamo la facoltà di scegliere arbitrariamente

… As our discussion proceeds, unfolding the two rival interpretations of the painting, as pure impression and as social comment, the aspect of the picture will perhaps shift from one to the other—so that the painting seems to contain a lesson, reminding us that we can to some extent choose how the new world of industry should be seen… On the contrary, in every perspective picture there are choices to make, concerning what size to attribute to which figure, and what distance to see between the various grounds…

Anatra o coniglio?…

… We can find simpler, and logically more transparent, cases of this kind of change in aspect—like the celebrated duck-rabbit discussed by Wittgenstein…

Tuttavia, nel tentare di convincere, noi mettiamo in campo delle ragioni

… The poetry is not a means to its meaning, as though a translation would do just as well. I want you to experience the poem differently, and my critical argument is aimed precisely at a change in your perception… In every case we recognize that there is such a thing as reasoning, which has a changed perception as its goal…

Scegliere un senso nell’arte significa andare verso una cultura e non tutte le culture sono uguali. A noi piace il vino per ragioni culturali.

Relativizzare la cultura è già più impegnativo che relativizzare un’arte svincolata da tutto.

Vivere la bellezza, poi, è vivere un’esperienza. Ci sono modi più o meno corretti per farlo…

… is the Grand Canyon breathtaking or corny? Is Bambi moving or kitsch? Is Madame Bovary tragic or cruel? Is The Magic Flute childish or sublime? These are real questions, and hotly disputed too. But to argue them is to present an experience and to present it as appropriate or right…

Riassumendo, l’esperienza della bellezza coinvolge la ragione…

… there is a kind of reasoning that has aesthetic judgement as its goal, and that this judgement is bound up with the experience of the one who makes it…

Ma si tratta di un ragionamento oggettivo?…

… You might still question whether this kind of reasoning is objective…

I relativisti pensano di no, il contesto pesa troppo

… Indeed, there are important considerations to the contrary. First, taste is rooted in a broader cultural context… significant differences between the forms of human life, and the satisfactions that people take in them…

Facciamo l’esempio dei raga indiani…

… Consider the ragas of Indian classical music: these belong to a longstanding tradition of listening and performance, and this tradition is dependent on the discipline associated with religious rituals and a devout way of life…

D’altronde, i ragionamenti di cui sopra non fanno appello alla logica

… Secondly, as noted in Chapter 1, there is no deductive relation between premises and conclusion when the conclusion is a judgement of taste…

D’altronde, gli standard sono fragili in queste materie, gli universali latitano…

… Finally, we must recognize that any attempt to lay down objective standards threatens the very enterprise that it purports to judge… Rules and precepts are there to be transcended… How might we respond to such arguments? First, it is important to recognize that cultural variation does not imply the absence of cross-cultural universals…Symmetry and order; proportion; closure; convention; harmony, and also novelty and excitement: all these seem to have a permanent hold on the human psyche… The early medievals regarded the fourth as harmonious, the third as dissonant: for us, if anything, it is the other way round… Harmonia for the Greeks consisted in the relation between successive sounds in a melody, and not the consonance of simultaneous notes…

Ma oggettività e universalità forse vanno distinte in campo estetico. C’è una differenza tra l’oggettività scientifica e quella estetica…

… In science and morality, the search for objectivity is the search for universally valid results—results that must be accepted by every rational being. In the judgement of beauty the search for objectivity is for valid and heightened forms of human experience…

Il bello fa fiorire la vita umana. Ecco allora la domanda…

… forms in which human life can flower according to its inner need…

La bellezza è un’esperienza ma quali esperienze fanno fiorire la nostra personalità?

Il ruolo della critica in questi problemi…

… Criticism is not aiming to show that you must like Hamlet, for example: it is aiming to expose the vision of human life which the play contains, and the forms of belonging which it endorses, and to persuade you of their value…

Non esiste una ricetta universale…

… It is not claiming that this vision of human life is universally available…

Anche se i confronti restano possibili…

… This does not mean that no cross-cultural comparisons can be made: it is certainly possible to compare a play like Hamlet with a puppet play by Chikamatsu…

L’arte è civiltà: se riteniamo che le civiltà siano tutte uguali, allora possiamo relativizzare l’arte. In caso contrario il relativismo estetico diventa un problema.

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Esistono delle regole per il bello?…

… There may be rules of taste, but they do not guarantee beauty, and the beauty of a work of art may reside precisely in the act of transgressing them…

L’obbedienza deve essere creativa

… Bach’s Forty-Eight illustrate all the rules of fugal composition: but they do so by obeying them creatively, by showing how they can be used as a platform from which to rise to a higher realm of freedom… Merely obeying them would be a recipe for dullness…

Le regole del 700…

… Eighteenth-century thinkers, who wished to take natural beauty as their paradigm of the object of taste, were therefore quick to adopt Burke’s contrast between the sublime and the beautiful…

Ordine e trasgressione…

… So too in art, we might usefully distinguish those works that please us on account of the order, harmony, and rule-governed perfection which they display, like the fugues of Bach, the Holy Virgins of Bellini, or the lyrics of Verlaine, and those which, on the contrary, please us by challenging and disturbing our routines…

La trasgressione puo’ essere un ripudio della regola o una forma di riconoscimento creativo della stessa. Le cose cambiano molto…

… But as soon as we make this distinction we realize that, even in the most orderly and rule-governed work, there is no way of fixing a ‘standard of taste’ by appeal to the rules. It is not the rules, but the use of them, that appeals in a Bach fugue or a Bellini Virgin…

***

E il gusto?

Per Hume è una preferenza…

… Hume tried to shift the focus of the discussion, arguing roughly as follows: taste is a form of preference, and this preference is the premise, not the conclusion of the judgement of beauty…

Una guida al gusto è però necessaria…

… To fix the standard, therefore, we must discover the reliable judge, the one whose taste and discriminations are the best guide…

Attenzione agli argomenti circolari

… There is a potential circle here: beauty is what the reliable critic discerns, and the reliable critic is the one who discerns beauty…

L’unico standard credibile non risiede nelle proprietà dell’opera ma nella qualità umana che fa maturare chi è esposto a quell’opera. Più in particolare: se una musica ci rende persone migliori, allora è bella…

… The standard, if it exists, does not lie in the qualities of the object but in the sentiments of the judge. So, Hume suggests, let us get away from the fruitless discussion of beauty, and simply concentrate on the qualities we admire…

Non polemizziamo su cosa è bello e cosa non lo è: concentriamoci sulle qualità umane che ammiriamo e che la musica induce.

Ma quali sono le qualità umane da considerare?

Esempi…

… it seemed natural, in the Scotland of Hume’s day, to admire delicacy and discernment, it seems less natural today, when facetiousness and ignorance, so unfairly left out by the austere sages of the Enlightenment, are demanding, and receiving, their share of attention… For Hume’s argument suggests that the judgement of taste reflects the character of the one who makes it, and character matters. The characteristics of the good critic, as Hume envisaged them, point to virtues which, in Hume’s thinking, are vital to the good conduct of life, and not just to the discrimination of aesthetic…

In sintesi: l’oggettività del giudizio estetico è parente dell’oggettività del giudizio su vizi e virtù…

… In the last analysis there is as much objectivity in our judgements of beauty as there is in our judgements of virtue and vice…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Legge di Natura

Are the Laws of Nature Fixed? The Science Delusion: Feeling the Spirit of Enquiry by Rupert Sheldrake

Esistono leggi di natura immutabili? Lo si dà per assodato ma il campione da cui si ricava l’inferenza è esiguo…

… On the basis of two or three hundred years of earthbound research, how can we be sure that the laws were always the same and always will be, everywhere?…

L’evoluzionismo è il paradigma delle scienze naturali. Perché mai non dovrebbero evolvere anche le leggi stesse della natura?…

… For most of science’s history, eternal laws of nature made sense. Either the universe was eternal and had needed no God to create it, or it had been made by God and stayed the same thereafter, guaranteed by God’s eternity. But in an evolutionary cosmos, does the theory of fixed laws make sense?…

Ma l’uomo sembra ossessionato con l’idea di legge fissata per sempre…

… First, the very idea of a law of nature is anthropocentric. Only humans have laws. For the founders of modern science, the metaphor of law was appropriate because they thought of God as a kind of cosmic emperor whose writ ran everywhere, and whose omnipotence acted as a cosmic law-enforcement agency…

Ma l’inclinazione non è unanime, c’è chi respinge questa presenza trascendentale…

… Some philosophers of science avoid these awkward questions by denying that scientific laws are transcendent, eternal realities; they argue instead that they are generalisations based on observable behaviour. But this amounts to an admission that the laws of nature evolve and may not be fixed for ever…

Anche se la stragrande maggioranza di noi porta incorporata questa idea…

… Nevertheless, whatever some philosophers may say, eternal laws are deeply embedded in the thinking of most scientists. They are implicit in the scientific method… Observations should be replicable. Why? Because the laws of nature are the same at all times…

***

Il nostro bisogno di eterno nasce già con i greci

… The materialists thought that changeless atoms of matter were eternal, while Pythagoras and his followers believed that the entire universe, especially the heavens, was ordered according to eternal non-material principles of harmony…

Platone e la matematica lo riflettono in modo chiaro…

… Plato (428–348 bc) was strongly influenced by the Pythagoreans but went further. He generalised the notion of eternal mathematical truths to a wider vision of Forms or Ideas (Platonic Forms and Ideas are traditionally written with initial capitals), or archetypes or universals, including not only mathematics…

Il cosmo è ordinato e la matematica lo descrive trascendendolo.

L’esperienza diretta è ingannevole quanto un’ombra intravista dall’uomo imprigionato nella caverna. E’ questa la famosa metafora prescelta da Platone…

… Plato famously compared the objects of sense experience to shadows in a cave experienced by prisoners, permanently chained so they can watch only the blank cave wall, with their backs to a fire…

I cristiani ereditarono questa visione nel Vangelo di Giovanni: “in principio fu il Logos”…

… Many elements of Platonic philosophy were incorporated in Christian theology, and are implicit in the opening of St John’s gospel, which, like the rest of the New Testament, was written in Greek. ‘In the beginning was the Word.’ ‘Word’ with a capital W is the translation of logos…

Filone d’ Alessandria: Dio è un giardiniere…

… He compared God to a gardener forming the world according to the pattern of the logos…

I fondatori della scienza moderna? Tutti neoplatonici…

… The founding fathers of modern science, Copernicus, Galileo, Descartes, Kepler and Newton, were all essentially Platonists or Pythagoreans. They thought that the business of science was to find the mathematical patterns underlying the natural world…

Platone e la teoria della relatività

… Albert Einstein’s general theory of relativity was firmly in this tradition, and Arthur Eddington, who provided the first evidence in favour of the theory, concluded that it pointed to the idea that ‘the stuff of the world is mind stuff…

Platone e la meccanica quantistica

… Werner Heisenberg, one of the founders of quantum mechanics:   [M]odern physics has definitely decided for Plato. For the smallest units of matter are not physical objects in the ordinary sense of the word: they are forms, structures…

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Oggi, il mondo immaginato dai fisici è soggetto alle costante universali

… Some constants are considered to be more fundamental than others, including the velocity of light, c, the Universal Gravitational Constant, known to physicists as Big G, and the fine-structure constant, ?, which is a measure of the strength of interaction between charged particles, such as electrons, and photons of light…

Si tratta di parametri fissi calcolati in laboratorio…

… Unlike the constants of mathematics, such as ?, the values of the constants of nature cannot be calculated by mathematics alone: they depend on laboratory measurements…

Ma quanto sono fissi questi parametri fissi? Una cosa è certa: vengono aggiustati periodicamente.

Gli aggiustamenti di Paul Dirac

… However, some physicists, notably Paul Dirac (1902–84), speculated that at least some of the fundamental constants might change with time. In particular, Dirac proposed that the Universal Gravitational Constant might decrease slightly as the universe expands… he was merely proposing that a mathematical law might govern the gradual variation of a constant…

La costante gravitazionale di Newton sembra crescere, per esempio…

… the disparity in measurements of G by different laboratories increased, rather than decreased.10 Between 1973 and 2010, the lowest value of G was 6.6659, and the highest 6.734, a 1.1 per cent difference…

La causa dei cambiamenti? Si ipotizza vagamente l’ambiente astronomico

… What if G really does change? Maybe it does so because measurements are affected by changes in the earth’s astronomical environment, as the earth moves around the sun and as the solar system moves within the galaxy. ..

Uno studioso che si è speso molto in queste materie: Mikhail Gershteyn del MIT.

Tipi di variazione: giornaliere, di lungo periodo e di lunghissimo periodo…

… Gershteyn’s team looked only for daily fluctuations, but G may well vary over longer time periods as well…

La velocità della luce sembrerebbe in calo…

… Finally, what about the speed of light, c? According to Einstein’s theory of relativity, the speed of light in a vacuum is an absolute constant, and modern physics is based on this assumption. Not surprisingly, early measurements of the speed of light varied considerably, but by 1927, the measured values had converged to 299,796 kilometres per second. At the time, the leading authority on the subject concluded, ‘The present value of c is entirely satisfactory and can be considered more or less permanently established.’20 However, all around the world from about 1928 to 1945, the speed of light dropped by about 20 kilometres per second.21 The ‘best’ values found by leading investigators were in impressively close agreement with each other…. How can the drop in c between 1928 and 1945 be explained?…

Implicazioni: se le costanti non sono costanti il corso della natura evolve ed evolvono anche le leggi che la governano…

… The implications of varying constants would be enormous. The course of nature would no longer seem blandly uniform; there would be fluctuations at the heart of physical reality…

***

Il miracolo della vita: niente vita se le costanti del nostro universo fossero state differenti…

… According to the Anthropic Cosmological Principle, the fact that the ‘laws’ and ‘constants’ of nature are just right for human life on this planet requires an explanation. If these laws and constants had been even slightly different, carbon-based life would not exist…

Una simile considerazione supporta il teismo: non può essere un caso se la vita esiste…

… One response is to suggest that an Intelligent Designer fine-tuned the laws and constants of nature at the moment of the Big Bang so they were exactly right for the emergence of life and human beings. This is a modern version of deism…

L’alternativa dei molti universi

… many cosmologists prefer to think that there are innumerable actually existing universes besides our own, each with different laws and constants. In these ‘multiverse’ models the fact that we occupy a universe that is just right for us is explained very simply. This is the only universe that we can actually observe precisely because it is the only one right for us…

Le teorie inflazionistiche come ipotesi per la nascita di molti universi

… The multiverse model is popular among cosmologists for two other reasons. First, models of an ultra-rapid period of inflation in the earliest stages of the Big Bang suggest that if this period of inflation could generate one universe, our own, it could also generate many others, and go on generating them…

Altre speculazioni sui molti universi: le superstringhe

… The other theoretical reason for the popularity of the multiverse is superstring theory. This ten-dimensional theory and the related eleven-dimensional M-theory generate far too many possible solutions, which could correspond to different universes, as many as 10500…

Mark Tegmark e l’universo matematico…

… Some theorists go even further. The cosmologist Max Tegmark proposes that any mathematically possible universe must exist somewhere: ‘Complete mathematical democracy holds – mathematical existence and physical existence are equivalent, so that all mathematical structures exist physically as well…

Sia chiaro: si tratta di mere speculazioni non testabili

… Some physicists and cosmologists are unhappy with these speculations. A vast number of unobserved universes violates the canon of scientific testability…

Lee Smolin: nessuna evidenza a supporto…

… Lee Smolin summarised the situation in 2006:   Hundreds of careers and hundreds of millions of dollars have been spent in the last 30 years in the search for signs of grand unification, supersymmetry, and higher dimensions. Despite these efforts, no evidence for any of these hypotheses has turned up…

Altra ipotesi: l’universo in serie, o ciclico

… Another class of speculative theories suggests that the universe is part of a series of universes, the progeny of a previous one and the progenitor of the next… In modern cosmology, this ancient cyclic theory takes the form of the ‘bouncing universe’ model. After the Big Bang the universe expands for billions of years until its expansion slows down; it finally stops, and then begins to contract again under the force of gravity, finally collapsing in on itself in a Big Crunch. This in turn is the beginning of a new universe – a Big Bounce…

L’elemento comune: in tutte le ipotesi la matematica è messa al centro. Platone domina.

***

Esiste un approccio alternativo? Sì, il panevoluzionismo…

… The alternative to Platonism is the evolution of the regularities of nature…

Precursori: Pierce…

… In the late nineteenth century, the American philosopher Charles Sanders Peirce (1839–1914; pronounced ‘purse’) pointed out that fixed laws imposed upon the universe from the outset are inconsistent with an evolutionary philosophy. He was one of the first to propose that the ‘laws of nature’ are more like habits, and suggested that the tendency to form habits grows spontaneously…

Nietzsche…

… The German philosopher Friedrich Nietzsche (1844–1900), writing around the same time, went so far as to suggest that the ‘laws of nature’ underwent natural selection…Ma merita una citazione anche William James (1842–1910)…

Più di recente va segnalata l’opera di Whitehead…

… Likewise, Alfred North Whitehead suggested, ‘Time is differentiated from space by the acts of inheriting patterns from the past.’ This inheritance of pattern meant that habits built up. Whitehead said, ‘People make the mistake of talking about “natural laws”. There are no natural laws. There are only temporary habits of nature.’…

Tuttavia, negli anni sessanta, la teoria del Big Bang divenne la prevalente.

***

Un’ipotesi alternativa: la risonanza morfica. La materia ha una memoria, delle sue abitudini…

… My own hypothesis is that the formation of habits depends on a process called morphic resonance.41 Similar patterns of activity resonate across time and space with subsequent patterns. This hypothesis applies to all self-organising systems, including atoms, molecules, crystals, cells, plants, animals and animal societies. All draw upon a collective memory and in turn contribute to it…

Esempio…

… A growing crystal of copper sulphate, for example, is in resonance with countless previous crystals of copper sulphate, and follows the same habits of crystal organisation, the same lattice structure…

E’ come se la materia avesse delle abitudini che conserva e trasmette nel vuoto quantico…

… resonance may pass through the quantum-vacuum field, also known as the zero-point energy field, which mediates all quantum and electromagnetic processes…

Un esempio concreto: la cristallizzazione. E’ difficile ottenere nuovi composti ma una volta ottenuti, i tentativi successivi sono più semplici. E’ come se la materia si abituasse…

… The hypothesis of morphic resonance predicts that when chemists make a new compound for the first time, it might be difficult to obtain crystals of this compound because a morphic field for this crystal-form does not yet exist. When the crystals appear for the first time, a new pattern of organisation comes into being. The second time the compound crystallises, there will be an influence from the first crystals by morphic resonance all over the world. The third time, there will be an influence from the first and the second crystals, and so on…

 

Ma per avere evoluzione occorre qualcosa che produca cambiamento, occorre anche un elemento creativo

… Habits alone cannot explain evolution. They are by their very nature conservative. They account for repetition, but not for creativity. Evolution must involve a combination of these two processes: through creativity, new patterns of organisation arise; those that survive and are repeated become increasingly habitual…

Dove reperire creatività autentica? Mistero fitto…

… Creativity is a mystery precisely because it involves the appearance of patterns that have never existed before…

Nella concezione platonica la creatività è una novità preesistente che viene scoperta. Una creatività per modo di dire, una creatività già implicita…

… Our usual way of explaining things is in terms of pre-existing causes: the cause somehow contains the effect; the effect follows from the cause. If we apply this way of thinking to the creation of a new form of life, a new work of art, or a new idea, we infer that the new pattern of organisation was already present: it was a latent possibility. Given the appropriate circumstances, this latent pattern becomes actual. It is discovered rather than created…

Occorre una concezione più radicale.

Il filosofo della creatività: Henri Bergson.

… Bergson (1859–1941) was an evolutionary philosopher…

La sua concezione di creatività è ben più radicale

… Bergson argued that we need not attribute to these possibilities, which are unknowable until they actually happen, a pre-existent reality transcending time and space… Henri Bergson attributed this creativity to the élan vital or vital impetus. Like Darwinians, Marxists and other believers in emergent evolution, he denied that the evolutionary process was designed and planned in advance in the mind of a Platonic God…

Big Bang: l’unico momento creativo è all’inizio, il resto è svolgimento…

… The Big Bang theory locates cosmic creativity at the beginning. In the original miracle, all the laws of nature and all the matter and energy in the universe suddenly arose from nothing, or from the wreckage of a previous universe…

Bergson: creatività e menti ovunque, anche la materia ha una sua coscienza e una sua libertà…

… By contrast, a radically evolutionary view of nature implies an ongoing creativity, establishing new habits and regularities as nature evolves….

COMMENTO PERSONALE

L’Autore discrimina due partiti: quello platonico (per la legge di natura fissa) e quello panevoluzionsta (per la legge di natura mutevole). C’è davvero bisogno di dividersi filosoficamente per preferire la legge fissa? A me pare di no: basta preferire la semplicità alle complicazioni. La soluzione della “legge fissa” è più semplice: basta enunciarla. Una legge mutevole è più complessa: bisogna enunciarla e poi anche spiegare come cambia. Se facciamo della semplicità un criterio guida della scienza, allora la legge fissa s’impone come soluzione ottimale (a parità di capacità esplicativa).

aaaa

Parlar bene è pensar bene. O no?

La Presidenta della Camera dei Deputati Laura Boldrini ci tiene molto ad essere chiamata “Presidenta”.

Perché?

Per una questione di correttezza linguistica? Non penso proprio che il suo sia un ossequio all’ Accademia della Crusca.

Probabilmente ritiene che “il linguaggio conta”, che incida cioè sul pensiero.

Dire “Presidenta” ci indurrebbe a pensare in modo diverso la “questione di genere”.

La Presidenta Boldrini ha in mente l’ideologia più che il vocabolario.

***

Ma il linguaggio conta veramente? E’ in grado di modellare il nostro pensiero?

John H. McWhorter è persona titolata a rispondere, e in realtà lo ha già fatto nel libro The Language Hoax

… MY GOAL IN THIS manifesto is straightforward. I wish to show the flaws… in our intellectual culture over whether and how language shapes thought…

Chi pensa che il linguaggio influisca sul pensiero ha – nel mondo accademico – un nome ben preciso: Neo-Whorfiano.

La Boldrini, senza saperlo, è una neo-whorfiana.

Oggi cosa sappiamo?…

… Whorfian work has shown some modest effects…

Ma i “boldriniani” si attendono molto di più. Si attendono che la neo-lingua cambi la nostra visione del mondo.

***

I neo-whorfiani sono degli ottimi sperimentatori, molto creativi. Ecco una loro invenzione…

… In English we say a long time. In Spanish, one says mucho tiempo, a lot of time… In English, time is a distance… Greek is the same way: you don’t have a long night in Athens, you have a big one, a “lot of” night… As in Spanish, time is stuff, something there can be a lot of… in Indonesian it’s as in English… Italian is like Spanish and Greek… show an English speaker—who says a “long” time—a line slowly lengthening toward an end point on a screen, and then a square slowly filling up from bottom to top, and she’s better at guessing how long it will take the line to hit the end than for the square to be full. Yet a Spanish speaker is better with the square filling up… the metaphor for time in people’s language determined their performance on the test… Spanish, Greek, and Italian… Mediterranean culture… Then, good luck figuring out what cultural trait they have in common… This guessing experiment was constructed by Daniel Casasanto… people are not asked about language during the experiment and thus were not primed… Speaking Greek creates a distinct mental world in which, well, you’re a little better at predicting how quickly a space will fill up…

Cavolo, a quanto pare parlare in un certo modo ci fa agire in un certo modo.

Esperimenti del genere finiscono subito sui giornali, anche se l’”azione” di cui si narra è piuttosto assurda e le differenze riscontrate sono nell’ordine dei millesimi di secondo.

Il tacito assunto è che micro-scoperte del genere siano in realtà il preludio a qualcosa di grandioso che arriverà.

***

I neo whorfiani lavorano molto sui colori. In particolare sui russi e sul loro senso del blu

… Russian word for “gay” is goluboj, but as it happens the word’s basic meaning is “light blue.” Not just blue, because there is another Russian word for the darker, navy, Prussian version of blue, siniy… A neat Neo-Whorfian experiment presented Russian speakers with various tableaus of three squares on a computer screen: one on top, the other two right below it… The Russians were given a task: to hit a button when they identified which bottom square was the same shade as the top one… the researchers were trying to get at something: whether having different terms for dark blue and light blue has any effect on perception… And they found that it did… Russians hit the button in a flash, while if the stray square was just a different shade of dark blue the average time before hitting the button was longer… Yet English speakers had the same response time wherever the stray square happened to fall in the blueness spectrum… This shows, in a really ingenious way, that having different terms for light blue and dark blue makes people differentiate those colors more quickly than people whose language has a single term…

Chi ha tante parole per dire blu è più sensibile al blu.

blue

Ma la speculazione neowhorfiana non termina qui, va oltre. L’esperimento continua…

… The second experiment had the subjects not only distinguish the stray square, but at the same time recite a random string of numbers… that… puts a temporary block on the processing of language, and in this version of the experiment, suddenly whether the stray square was of the other kind of blue made no difference in the response times…

Conclusione ingenua:

… A current fashion advertises this kind of test as showing that what your language is like makes you see the world…

***

Si ha come l’impressione che la montagna abbia partorito un topolino. Il dubbio mi sembra chiaro: forse il linguaggio – anziché cambiarci la visione della vita – modifica solo leggermente alcune nostre reazioni istintive in situazioni contingenti.

124 millisecondi non cambiano la vita e il modo di vederla. Forse…

… Russians hit the button just one tenth of a second more quickly… They didn’t linger for half a minute, or even a whole second…

Non penso che il can can della Boldrini sia messo in piedi per guadagnare qualche millisecondo in situazioni irrilevanti.

Difficile capire su cosa si basino le speranze dei neo whorfiane…

… upon what grounds are we to take a 124-millisecond difference in reaction time as signaling something about the way Russians experience life?…

Il linguaggio non sembrerebbe proprio essere l’occhiale attraverso cui vediamo il mondo.

***

Gli Herero sono una popolazione della Namibia che non ha parole per i colori. Giusto un paio: grigio e blu. Questo nonostante siano consapevoli che esistano vari colori. Sanno anche che esistono lingue in grado di nominarli tutti o quasi. Eppure loro restano fermi al loro rudimentale sistema binario.

Sui colori si puo’ fare una classifica di “sensibilità”…

… there is a scale of sensitivity to color upon which Russians are high up, English speakers are middling, and the Herero are down on the bottom. That ranking will feel distasteful to most of us…

Scommetto che gli Herero, con il loro misero linguaggio, impiegano qualche millisecondo in più nelle gare da laboratorio che tanto appassionano i neo whorfiani…

… it may well be that an experiment could show that the Herero language wires the brain in some way that leaves its speakers a few milliseconds slower to distinguish…

Ma la cosa è rilevante?

Deutscher sembra aver scoperto che chi parla certe lingue “supercolorate” è più sensibile a Chagall

… “As strange as it may sound, our experience of a Chagall painting actually depends to some extent on whether our language has a word for blue.”…

Ai media questo genere di scoperte piace…

… As I have long experienced, the media (including publishers) tend to encourage academics to put things in that kind of way, in an endless quest for “eyes” (web hits)…

Resta la domanda:

… Would lacking a word for blue really impact one’s experience of a Chagall more than education?…

Non è che gli Herero sono cresciuti in un ambiente dove predominano giallo e grigio?

Non è che per loro nominare gli altri colori non è poi così essenziale?

Magari il linguaggio non affatto un limite per loro, magari è stato costruito in modo funzionale alla vita che conducono! E se non vincono ai tornei dei neo whorfiani, pazienza.

Magari – in poche parole – è la cultura che si riflette nel linguaggio, e non viceversa…

… There have been some claims about language affecting thought and culture, which, if valid, would indicate much more dramatic effects than infinitesimal differences in mental processing. However, what they demonstrate is cultural traits that language reflects, like Thai words for you, not linguistic traits magically shaping the culture…

Lo strano caso della tribù senza numeri che non sapeva contare…

… endless media reports of the people who can’t do math because their language has no numbers…

Non sono i Monty Python, è la realtà…

… The coverage was sparked by Columbia University psychologist Peter Gordon’s work on the language of a tiny Amazonian tribe called the Pirahã, and the result was that today an obscure language of the Brazilian rain forest has been discussed in various books written for the general public, and was especially publicized by Daniel Everett… “Tribe without names for numbers cannot count” (Nature, August 19, 2004). “Experts agree that the startling result provides the strongest support yet for the controversial hypothesis that the language available to humans defines our thoughts” (New Scientist, same day)….

Tanto gli esperimenti sono rigorosi, quanto le interpretazioni lasciano perplessi…

… It’s not that the Pirahã of the Amazon have been misportrayed. They really do not count and are all but hopeless at learning math…

Sarebbe come dire: la tribù senza lettere che non sa scrivere. Dov’è la notizia?

Probabilmente a quella gente scrivere non serve. Non è la carenza lessicale a bloccarli.

Si ha come l’impressione che i neo-whorfiani considerino il linguaggio una variabile indipendente

… Certainly not having numbers in your language will make learning math difficult. However, the fact that the language lacks numbers is not an independent variable…

Ai Pirahã, molto semplicemente, i numeri non servono, con buona pace dei neo whorfiani…

… Pirahã lacks numbers for a reason: an isolated hunter-gatherer culture has no need for a word for 116, or to do long division, or to speculate about the nature of zero…

D’altronde, il loro non è certo un caso eccezionale…

… small hunter-gatherer groups quite often have no numbers…

La lezione da portare a casa…

… Rather, the lesson is that counting, as humanity goes, is an accessory, despite how fundamental it seems to us…

Avete notato che le tribù senza auto non guidano? O che quelle senza strumenti musicali non suonano?

***

Sul cibo si ripete la bufala: certi popoli hanno un vocabolario molto ricco in cucina, il che farebbe di loro dei gourmet.

Italia vs Romania è un classico. Tanto raffinati i primi, quanto scannati i secondi.

Ma…

… Suppose we encountered a tribe whose approach to food was relatively utilitarian, and found that in their language there was a single word that covered meat, vegetables, starches, and fruit… the reason these people weren’t gourmands was that they didn’t have words… Obviously, the cultural trait created the linguistic one…

Sapete quanti nomi hanno gli eschimesi per nominare la neve?…

… Steven Pinker gets it just right: “The idea that Eskimos pay more attention to varieties of snow because they have more words for it is so topsy-turvy…

Ho come la sensazione che li abbiano perché vivono in mezzo alla neve e quei nomi servono. Ho come l’impressione che non vivano bene in mezzo alla nave perché è capitato loro di parlare quella particolare lingua..

***

Alcune popolazioni aborigene dicono nord e sud anziché avanti e indietro…

… There are groups in Australia who don’t think of things being in front of, behind, to the left of, or to the right of them. Rather, they think of north, south, west, and east… if a tree is in front of them and to the north, then they say it’s north of them, and even when they turn around, they do not say it’s behind them—they say it’s north, which it still is…

Anche qui si parla di whorfismo…

… However, the scholars who have publicized this aspect of the Guugu Yimithirr call it stunning evidence for Whorfianism… To them it’s not that the Guugu Yimithirr process direction differently than others do—it’s that their language forces them to…

Ma l’ipotesi ricorda quelle più assurde…

… “Tribe with no words for clothing do not wear clothes.” Imagine: according to Scientific American, “Previously elusive evidence that language shapes thought has been discovered in Papua New Guinea, where the Stnapon tribe, who habitually wear no clothes, have been found to exhibit this trait because their language has no words for clothing.”…

Infatti…

… In the same way, a Guugu Yimithirr man processes direction the way he does because his environment forces him to. The language part is just a result…

Dicono nord e sud perché vivono nel deserto. Se avessero sempre vissuto in città probabilmente non userebbero quelle espressioni.

Proprio come gli eschimesi…

… just as Eskimos have a reason to focus on snow, the Guugu Yimithirr have a reason to rely heavily on geographical coordinates: they live on flat land in the bush…

Controprova…

… there are similar cultures that do not rely on geographical coordinates…

E non parliamo di uovo e gallina, per favore. Qui le cose sono chiare…

… All evidence shows that people like the Guugu Yimithirr process the world as they do because of their environment, not their language. It is not even, as some might wonder, a chicken and egg case in which both sides are right…

Le prove del nesso in una certa direzione sono almeno tre e sono chiare.

Primo…

… Exhibit A: There is no language like Guugu Yimithirr spoken in, for example, a rain forest or a town…

Secondo…

… Exhibit B: It is documented that among generations of Guugu Yimithirr who grow up outside of the indigenous environment, the geographical orientation quickly falls apart—this seems to have happened with countless Aboriginal groups…

Terzo…

… Exhibit C: Next door to the Tzeltal live the Tzotzil, in the same kind of mountainside environment. As you might guess from the similarity of the names (one must guiltily admit they sound like two groups created by Dr. Seuss!), Tzeltal and Tzotzil are essentially variations on the same language…

***

Il linguaggio incide allora sul nostro pensiero?

Per quanto ne sappiamo finora sì. In modo trascurabile

… But can’t language play a part? Possibly, but the evidence suggests that it doesn’t in any significant way…

Il nesso robusto va dalla cultura al linguaggio e non viceversa…

… Processing direction geographically is something about culture, which can occur whether it penetrates language or not…

Prendere troppo sul serio il caso contrario ci proietta diretti nel mondo dei Monty Python…

… “Legless Tribe Incapable of Walking Because They Have No Word for Walk.”…

Le differenze comportamentali indotte dal linguaggio sono minime…

… The studies themselves are always intriguing, but if they are showing anything like different lenses on life, then the difference between the lenses is like the one between the two lenses that your optometrist shows you during an exam for glasses or contacts when you have to have her alternate between them several times to decide whether you see better through one or the other, because really, the chart looks the same through both. “Better? Or better? Better? Or better?” she says. “Well, uh …,” one ventures…

I neo whorfiani sono sperimentatori geniali e mediaticamente seducenti ma i risultati da loro prodotti non incidono…

… My praise of these studies in themselves is not a backhanded compliment. For example, there is work on Japanese that gets less attention than it should because it came along before the media happened to pick up on Neo-Whorfianism. It perfectly illustrates how Neo-Whorfianism can be great work despite offering little or nothing to those of a mystical bent…

Altro esempio, prendiamo i giapponesi e il loro modo di esprimere i numeri

… In Japanese, when you talk about a number of something, the number has to come with a little suffix… Two is ni, dog is inu. However, two dogs is not ni inu, but ni-hiki no inu. Hiki is used when you are talking about small animals and using a number. But if you say “two beers,” ni biru is incomplete, and ni-hiki no biru would make the beer into a small animal. One neither pats, feeds, nor swats at a beer. You say ni-hon no biru, because hon is used for long, thin things, like bottles… Dog and bottle are treated as substances… There are dozens of these suffixes in Japanese… In any case, the Whorfian seeks to see if this grammatical trait, where everything is marked as stuff instead of as an object, has any reflection beyond. In fact, it does… Whorfian experiment yet, Mutsumi Imai and Dedre Gentner laid out for their subjects triads of objects: say, a C-shaped mass of Nivea (have you ever smelled Nivea? Truly heaven, I’ve always thought), a C-shaped mass of Dippity-Do (a hair gel more popular in the old days, which smells pretty good too, although currently they push an unscented kind, anyone’s preference of which reminds me of people who poo-poo mackerel and sardines as “tasting like fish” as if that’s a minus), and scattered little dapples of Nivea. Or a porcelain lemon juicer, a wooden lemon juicer, and then some pieces of porcelain (that part was just plain nice to look at). Yes, all of this did apply to Whorfianism. Asked which two things go together out of the three, Japanese children were more likely to group the mass of Nivea with the little clumps of it, while American kids were more likely to group the similarly shaped masses of Nivea and Dippity-Do. The Japanese kids thought of the porcelain lemon juicer as forming a pair with the pieces of porcelain, while American kids grouped the two juicers and left those crummy shards of porcelain to the side. Americans group by shape, Japanese by material…

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Torniamo alla domanda: il linguaggio modella il nostro pensiero?

Cosa intendiamo per “modellare”?

Se intendiamo indirizzare verso una visione del mondo, allora no. Se intendiamo qualche millisecondo nei tempi di reazione in un laboratorio di psicologia, allora forse.

Qualche tempo fa andava di moda il mandarino

… For example, in Mandarin Chinese next month is “the month below” and last month was “the month above.” Does that mean Chinese people think of time as stretching vertically rather than horizontally?… Stanford University psychologist Lera Boroditsky (last encountered heading that study of blueness in Russian) taught us that Chinese people do sense time as up and down, and the study comes up often in conversations about Whorfianism’s plausibility…. Mandarin speakers were faster to answer a question like “August comes earlier than October… various researchers have not been able to replicate Boroditsky’s findings….

Dopo lo smacco si è cambiata versione alla tesi…

… Boroditsky has refined her experimentation. In the latest rendition, subjects are asked to hit early/late buttons arranged vertically as well as horizontally in response to pictures (such as of a young and an old Woody Allen). Mandarin speakers are quicker when the buttons are vertical… That is certainly a result. But then, English speakers are almost 300 milliseconds quicker at nailing what their language marks as previous, “left” over “right.”…

300 millisecondi. Evvai! Per i giornali è sufficiente.

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Le culture dell’uomo sono molte e i linguaggi riflettono in parte questa diversità. Ci sono anche linguaggi con dieci parole.

Ma la meraviglia sta nella somiglianza. Scopriamo sempre più “universali”…

… But the wonder is how in all of their diversity, these languages convey the same basic humanity. The cultural aspects qualify as scattered decoration…

E si puo’ dire di più: i linguaggi si somigliano più delle culture

… If you want to learn about how humans differ, study cultures. However, if you want insight as to what makes all humans worldwide the same, beyond genetics, there are few better places to start than how language works…

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Morale: se la Boldrini vuole cambiare la cultura facendo leva sul linguaggio ho paura abbia imboccato l’autostrada contromano, i tir vanno in senso inverso. Auguri.

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Altri studiosi impegnati su questo fronte sono Geoffrey K. Pullum (Keith Chen, Whorfian economist), Julie Sedivy (Thought experiments on language and thought) e Elizabeth Spelke (Which comes first, language or thought?). Che ci dicono?

Partiamo dalla domanda che si sono posti:

… Do we learn to think before we speak, or does language shape our thoughts?…

E qui la risposta sperimentale – della Spelke – è abbastanza chiara:

… “Infants are born with a language-independent system for thinking about objects,”…

Si è sperimentato con bambini inglesi e coreani

… For example, when Koreans say that one object joins another, they specify whether the objects touch tightly or loosely. English speakers, in contrast, say whether one object is in or on another…

Il concetto prescelto è quello di “vicinanza tra oggetti”: i termini coreani sono costruiti per specificare meglio il tipo d’incastro, i termini inglesi la spazialità. Differenze linguistiche simili ingenerano un sospetto di apprendimento differenziati…

… Because languages differ this way, many scientists suspected that children must learn the relevant concepts as they learn their language…

Tuttavia, le modalità in cui la lingua coreana insiste di più sono ben presenti anche al bambino inglese e viceversa…

… Infants of English-speaking parents easily grasp the Korean distinction between a cylinder fitting loosely or tightly into a container. In other words, children come into the world with the ability to describe what’s on their young minds in English, Korean, or any other language… differences in niceties of thought not reflected in a language go unspoken when they get older…

Gli esperimenti si fondano sull’attenzione: i bambini manifestano attenzione per le novità, poi si annoiano. E in effetti i bambini che parlano inglese rilevano come una novità il passaggio dalla dimensione spaziale a quella relativa all’incastro, ma questo effetto svanisce nel tempo non presentandosi più tra i ragazzi…

… When babies see something new, they will look at it until they get bored. Hespos and Spelke used this well-known fact to show different groups of 5-month-olds a series of cylinders being placed in and on tight- or loose-fitting containers. The babies watched until they were bored and quit looking. After that happened, the researchers showed them other objects that fit tightly or loosely together. The change got and held their attention for a while, contrary to American college students who failed to notice it. This showed that babies raised in English-speaking communities were sensitive to separate categories of meaning used by Korean, but not by English, adult speakers. By the time the children grow up, their sensitivity to this distinction is lost

Conclusioni

… Their findings suggest that language reduces sensitivity to thought distinctions not considered by the native language… but only for a while…

I bambini, dunque, non notano d’istinto alcune realtà che il loro linguaggio non enfatizza, ma questa lacuna si colma rapidamente.

I bambini, poi, sono predisposti ad imparare ogni lingua, almeno nel primo anno di vita…

… before babies learn to talk for themselves, they are receptive to the sounds of all languages. But sensitivity to nonnative language sounds drops after the first year of life…

Dopo imparano ad ignorare i suoni estranei (è quello che rende difficile imparare una lingua da adulti).

Ma qui bisogna fare attenzione: imparare concetti estranei non è come imparare lingue estranee

… Speech is for communicating so once a language is learned nothing is lost by ignoring sounds irrelevant to it. However, contrasts such as loose-versus-tight fit help us make sense of the world. Although mature English speakers don’t spontaneously notice these categories, they have little difficulty distinguishing them when they are pointed out…

i concetti non enfatizzati nella lingua vengono facilmente appresi e dominati anche in età successive.

La lingua nativa stabilisce delle priorità temporali che non si traducano mai in gerarchie di importanza

… Even if babies come equipped with all concepts that languages require, children may learn optional word meanings differently…

Le idee pre-esistono alla lingua e il nostro cervello le accoglie tutte con la medesima naturalezza a prescindere dai tempi osservati dalla lingua per introdurle: alcune lingue facilitano l’espressione di alcune idee piuttosto che di altre ma questo non significa affatto che facciamo più fatica a pensare alcune idee piuttosto che altre…

… Bloom points out, “is that there exists a universal core of meaningful distinctions that all humans share, but other distinctions that people make are shaped by the forces of language. On the other hand, language learning might really be the act of learning to express ideas that already exist”…

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Keith Chen crede invece nell’influenza del linguaggio sul pensiero…

… Chen’s paper alleges that a certain simple grammatical property of languages correlates robustly with indicators of profligacy and lack of prudence…

Nel suo lavoro empirico più ambizioso si sostiene che le lingue che marcano il futuro inducono a comportamenti miopi (meno prudenti)…

… if your language has clear grammatical future tense marking (and thus is a strong future time reference or strong FTR language), then you and your fellow native speakers have a dramatically increased likelihood of exhibiting high rates of obesity, smoking, drinking, debt, and poor pension provision, as if they had little concern for the future…

I poteri magici del linguaggio suggestionano tutti: l’erre moscia dà un senso di pigrizia, il tedesco un senso di disciplina…

…To many people, it’s intuitively obvious that dropping consonants in pronunciation is the mark of a lazy culture, that romancing someone is easiest in a language that’s intrinsically as soothing and soft as French, and that the disciplined German mind is in part a product of the strictly rigid and orderly German language…As noted by Guy Deutscher, in his book Through the Language Glass, “the industrious Protestant Danes have dropped more consonants onto their icy, windswept soil than any indolent tropical tribe….

L’ Italia è forse un paese corrotto perchè non ha una parola con cui tradurre accountability?

In realtà non sembra che l’uguaglianza uomo/donna sia particolarmente avanzata in Afghanistan per il solo fatto che la lingua parlata sia neutra sui generi.

Niente di più facile che trovare cose che si correlano con la lingua. Questo è il grande ostacolo…

… I bet you’d find a correlation between tonal languages and the use of chopsticks at mealtimes, simply because both of these spread throughout a particular geographic region….

La magia della lingua resta un mistero e periodicamente salta fuori un lavoro che dice: “chi parla così agisce così“…

… If language structure has quite a limited effect on the way we think and act, why then do we have these sturdy impressions that some languages are inherently more romantic, slovenly, logical, or fussy than others?…

Un classico è quello di proporre il dilemma del prigioniero in diverse lingue volendo dimostrare che chi lo affronta in inglese è più egoista…

… A particularly nice illustration comes from a study by Dirk Akkermans and colleagues, in which bilingual Dutch subjects played a business variant of the Prisoner’s Dilemma game, intended to test the degree of cooperative versus competitive behavior. (The game is set up so that you reap the highest profits if both you and your partner choose a cooperative strategy of keeping prices for your products high, and the lowest profits if you play cooperatively but your partner chooses to undersell you.) Half of the subjects played the game in English, and half played the game in Dutch—the idea being that the English language is more closely associated with highly individualistic and competitive cultures than Dutch… the effects of language on strategy choice really depended on how much direct exposure to Anglophone culture the subjects had…

Tutto bello. Finchè si scopre che

… Actual proficiency in English had no discernible impact…

Difficile pensare che l’inglese conti quando conoscere meglio l’inglese non conta. Forse, più che la grammatica, a contare è il portato culturale che si trascina il linguaggio che stiamo parlando.

Tutti questi esperimenti finiscono allo stesso modo: forse è la cultura a pesare e non la lingua.

Del resto è difficile apprendere una lingua senza subire l’influsso culturale di chi parla quella lingua.

Una cosa è certa: se l’ipotesi Chen fosse vera sarebbe terribilmente interessante. Vale la pena di riformularla…

… The main finding is that there is a robust correlation such that families who speak a language in which future tense marking is classified as obligatory tend to also engage in self-sabotaging behaviors like saving less money, exercising less and smoking more….

Ci sono parecchie variabili che minacciano la purezza della correlazione ipotizzata. Chen ne considera alcune…

… country of birth and residence, sex and age of family members, family structure, income, number of children, and religion…

L’assunto di Chen è che un confronto a livello familiare neutralizzi l’influsso della cultura.

Ma forse Chen sottovaluta quanto cultura e linguaggio viaggino insieme: un controllo come il suo non è molto rassicurante

… very similar families would choose to speak different languages…

Il divario generazionale all’interno della famiglia, per esempio, si esprime proprio adottando linguaggi differenti.

Il linguaggio è un modo di aderire ad una cultura

… Labov suggested that people adopt specific patterns of pronunciation as a way of subconsciously signaling solidarity with a particular community and its attitudinal mindset… vowel-raising had become a sort of identity badge for broadcasting one’s attitudes

Un vero e proprio marchio d’identità: per questo padri e figli parlano in modo diverso.

Quando non è la lingua a travolgerci con i valori della cultura che veicola, siamo noi ad essere attratti d quei valori e a cercare quindi quel linguaggio specifico.

E che dire poi di quelle paroline che messe lì cambiano i nostri comportamenti…

… a well-known study by John Bargh and colleagues has famously shown that you can prime meek behavior by having subjects unscramble sentences laced with words like graciously, respect, and honor, and that undergraduates exposed to words like gray, Florida, and bingoundergo accelerated aging, performing badly on memory tests, and walking more slowly…

Si puo’ anche incentivare la partecipazione al voto usando le parole giuste…

…  David Beaver has discussed a particularly interesting study in which people were more likely to vote in an election depending on the wording of a question they’d been asked the previous day: If subjects were asked “how important is it to you to be a voter?” they were dramatically more likely to cast their ballot than if they’d been asked “how important is to you to vote?”…

Ma anche qui: non sono le parole a far scattare il meccanismo, bensì il loro portato culturale. In una cultura che disprezza il voto l’esperimento di cui sopra ripetuto alla lettera non darebbe lo stesso esito.

La spinta non è allora linguistica ma deriva da associazioni culturali

… It’s true that you can elicit rude or polite behavior with certain words. But you can also prime behavior with just about any stimuli that elicit social stereotypes—people become more aggressive after seeing images of African Americans, perform better on tests after being primed with thoughts of professors rather than soccer hooligans… All of this should lead us to worry that our hypothetical research subjects are being primed less by the grammar of their languages, and more by the cultural associations of their languages…

Gli esperimenti con soggetti bilingue sarebbero il gold standard, eppure abbiamo appena visto quanto siano difettose.

Chi parla in inglese si comporta in modo più egoista di chi parla olandese?Con l’esposizione alle bandiere nazionali non sarebbe andata molto diversamente…

… I suspect you would get very similar results if you primed subjects with images of American versus Dutch flags

Quando siamo noi a scegliere ci lasciamo guidare dai nostri valori, quando è la lingua che ci sceglie è perché viviamo immersi in certi valori: i valori sono onnipresenti, districarli dalla lingua è operazione inane. E se proprio devo scommettere, i valori incidono molto più della mera grammatica sui miei comportamenti.

 

 

 

 

 

 

I filistei del queer

Sohrab Ahmari si scaglia contro il mondo dell’arte accusandolo di filisteismo. Il libro “The New Philistines” rappresenta il suo j’accuse.

L’ operazione ha illustri precedenti…

… Leo Tolstoy railed against the ‘perversion’ of art in his day…

Tuttavia, è sempre un po’ sospetta. Ahmari sembra però superare l’ardua prova.

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Cosa caratterizzava l’arte del passato?…

… art in the late nineteenth century still sought after beauty and truth…

Anche il modernismo concedeva un riconoscimento più o meno indiretto al connubio “bellezza & verità”…

… Modernist art promoted radical ideas about what counts as beautiful and about how to convey truth, and it rebelled violently against old aesthetic and moral standards. But the modernists felt acutely the weight of those standards…

Oggi, invece, l’indifferenza alla bellezza dilaga…

… By contrast, today’s art world isn’t even contemptuous of old standards – it is wholly indifferent to them. The word ‘beauty’ isn’t part of its lexicon…

L’ alfa e l’omega della nuova arte è la politica identitaria.

La politicizzazione dell’arte te la ritrovi ovunque…

… a set of all-purpose formulas about race, gender, class and sexuality, on one hand, and power and privilege, on the other. Contemporary art is obsessed with articulating those formulas in novel ways…

All’artista viene chiesto di trasformarsi in militante.

Viene chiesto anche di prendere la parola solo nelle “sezioni di partito” ignorando i “non iscritti”…

… as the American critic Camille Paglia has written, artists today ‘are too often addressing other artists and the in-group of hip cognoscenti’…

Si crea così un circuito esoterico e autoreferenziale. L’altro deve essere allontanato avvalendosi di un gergo intimidatorio.

La folla (e l’universalismo) è il nemico…

… contemporary identitarian art rejects the very possibility of objective, universally accessible beauty and truth…

Un tempo ci si dissociava sugli esiti dei vari tentativi ma la bellezza restava il fine comune. Oggi ci si dissocia anche sui fini.

Una volta precisato questo concetto sarà ancora più chiaro come l’accusa all’arte moderna non è un’accusa ai vari stili attraverso cui si puo’ giungere al bello…

… I believe, after the great art historian and populariser E. H. Gombrich, that ‘it is possible to achieve artistic perfection within any style’…

L’arte contemporanea è una delusione, almeno per chi è alla ricerca di certi valori…

… What I long for is art – in any medium or style – that reflects formal rigour and intellect along with genuine mystery and individuality

Ma perché questo fallimento?

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Prendiamo come riferimento una delle maggiori riviste d’arte…

… Founded in 1962, Artforum is the leading US contemporary arts magazine and the intellectual home of America’s tenured avant-garde…

Esprime forse un gusto? No, esprime una linea politica

… Identity politics is the lens through which the magazine views not just what happens in the arts, but in the world at large…

Il fondamento è la teoria queer

… Queer theory grew out of the work of the French philosopher Michel Foucault (1926–84) and the academic feminism of the 1980s and ’90s. Today it reigns supreme over the humanities. Queer theorists hold that identity, and especially gender and sexual identity, is a kind of performance…

Secondo la teoria tutti noi viviamo su un palco con un ruolo in commedia di cui altri hanno scritto la sceneggiatura. L’arte ha il compito di scrivere una contro-sceneggiatura…

… structures that regulate modern life, chief among them language, provide the scripts for those performances. Queer theory calls for resistance to those scripts and their stock characters, such as male/female, gay/straight and so on…

Con l’arte  costruiamo la nostra identità. Per questo si parla di “politiche identitarie”…

… ‘Queer’ is as much an identity as an activity aimed at disrupting stable identity…

Il progetto è politico, ogni ambizione estetica deve essere sconfessata…

… To ‘queer art’ means to disavow aesthetic achievement as a primary aim of the artist…

La bellezza stessa è sospetta…

… ‘Beauty’ is whatever those in power – straight, wealthy white men, basically – say it is…

Le parole di Grayson Perry possono fungere da manifesto…

… ‘To judge a work on its aesthetic merit is to buy into some discredited, fusty hierarchy, tainted with sexism, racism, colonialism and class privilege.’…

Su cosa si concentra l’artista? Sulla giustizia sociale, ovvio…

… The identitarians of Artforum, however, see themselves pursuing social justice…

Ma quale giustizia? Al centro c’è il concetto di “minoranza”…

… ‘I am a model minority,’ wrote the magazine’s editor-in-chief, Michelle Kuo, in her editorial statement introducing the identity politics issue…

Il tentativo di rendere in questi termini la teoria non verrebbe mai sottoscritto da un aderente poiché condizione necessaria per parlare del queer è adottare un linguaggio involuto (vedremo dopo perché)…

… A warning: my attempts to render these ideas in plain language will inevitably run up against Artforum’s preference for convoluted prose…

Ai maligni viene in mente Orwell…

… language ‘becomes ugly and inaccurate because our thoughts are foolish…

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Nel mondo dell’arte queer si parla tanto ma non c’è mai dibattito. Perché? Perché tutto è e deve essere incommensurabile

… ‘The sheer incommensurability of [the participants’] voices,’ wrote Kuo in her introduction, ‘shows us something of the impossibility and the infinitude of who we think we are.’…

Si discute solo con chi è già d’accordo e partecipa al piano…

… discussions among in-the-know artists…

Una serie di cose vengono date per scontate

… everyone knows that ‘neoliberalism’ is something bad; that liberal democracy is merely a more subtle form of tyranny; that Western societies are racist and sexist by design…

L’argomentazione è retorica, mai razionale: la razionalità è ideologia violenta. Ci si appella all’empatia e il non empatico è escluso…

… participants did little more than telegraph their own emphatic approval…

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Ma qual è la funzione dell’arte nel progetto politico?

Cominciamo col dire che certo esoterismo linguistico nasconde la voglia di potere…

… Laugh at it if you will, but the abstruse language disguised something very raw and simple – the desire for political mastery…

Potete anche ridere di certe astrusità pittoresche ma poi vi ritrovate un decreto legge che vi costringe ad avere nel vostro locale 14 bagni separati per quanti sono i generi sessuali ritenuti tali dal* Ministr* del momento. E la cosa vi farà chiudere tutto. Allora riderete meno.

Oppure vi ritroverete con una denuncia perché sul vostro blog avrete scritto “ricchione”. Anche allora riderete meno.

Insomma, lo scopo ultimo è il potere. E l’arte deve collaborare a questa presa del potere. Tutto è politica politicante.

Cosa NON interessa all’artista? Meglio ripeterlo…

… The question is never, ‘Does this piece of art express something true, beautiful or good?’…

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Se non c’è un criterio della bellezza, quali sono i criteri con cui si giudica un’opera?

Innanzitutto quello della “intersezionalità”.

In ogni contesto bisogna individuare una minoranza da privilegiare, e l’intersezionalità aiuta…

… describes a method of investigating various social situations to determine which group is more oppressed and therefore has the better moral claim…

E’ una specie di “olimpiade del lamento”: qual è il lamento vincente? Tra le varie lagne, quale merita di più?

L’opera che esprime la lagna più meritevole è l’opera da privilegiare.

Sei gay? Hai buone possibilità. Ma se sei un gay e nero ne hai di migliori. Se poi sei un gay, comunista, nero ed ebreo vinci facile…

… Take a hypothetical classroom conflict in, say, France, between a lesbian art history professor and a male heterosexual student of Tunisian heritage. All else being equal, intersectionality tells you that the student’s identity beats the professor’s…

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Un altro criterio è la visibilità.

Tutto deve essere reso visibile. Ad ogni concetto anti-discriminatorio bisogna “dedicare un giorno”. Ma bisogna farlo per Legge…

… ‘International Day of Transgender Visibility’…

L’imperativo è rendere visibile il marginale

… Hitherto, certain groups of people have been marginalised or excluded from the culture on account of their race, sex, class and so on, and the injustices committed against them have likewise remained hidden. The marginalised have been invisible, because the powerful have preferred to keep them out of the cultural frame and because the rest of us have been complacent…

E la libertà concessa a tutti i cittadini nelle società liberali? In fondo il progetto liberale puo’ essere funzionale allo scopo!

No, il liberalismo non basta

… The Artforum identitarians are deeply suspicious of liberal visibility and representation…

Paradosso: l’ossessione per le minoranze conduce i militanti queer verso una società totalitaria. Tutti gli spazi devono essere calcolati sulla carta millimetrata per non rischiare penalizzazioni che potrebbero passare inosservata.

Il “vaffa”, si sappia, non l’ha inventato Grillo ma l’arte queer. E’ il modo in cui il marginale rifiuta il mainstream e al contempo si rende visibile…

… ‘Fuck you … is a way of making yourself visible and audible,’ wrote Ara Osterweil in ‘Fuck You! A Feminist Guide to Surviving the Art World’, an essay featured in Artforum’s identity issue….

L’arte deve essere esibizionista in modo da spaventare, anche per questo l’artista queer ha sempre le tette di fuori…

… Osterweil cited a 1969 piece of performance art by Valie Export, which involved the artist donning a pair of crotchless pants and walking around a Munich art-house theatre. Osterweil interpreted Export’s ‘art’ this way: ‘Export says, Why don’t you suck it? On second thought, she says, You ain’t never gonna suck it. This cunt is a weapon that will detonate your culture.’…

La visibilità è un fine in sé.

Uno non conosce al mondo una persona autoginefila ma sa che esiste perché esiste ovunque la toilette per gli autoginefili

… Wesleyan University in Connecticut, for example, offers something called the Open House, ‘a safe space for Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Transsexual, Queer, Questioning, Flexual, Asexual, Genderfuck, Polyamorous, Bondage/Disciple, Dominance/Submission, Sadism/Masochism (LGBTTQQFAGPBDSM)…

Il bizzarro diventa la norma.

Su questo fronte però c’è stato un colpo di scena: di punto in bianco si è decisa una svolta ad U. Il criterio era diventato pericoloso.

Perché? Perché il mercato, il vero nemico dell’arte contemporanea, si era impadronito di questa dinamica: il mercato, si sa, è sempre alla ricerca della novità trasgressiva e questa impostazione faceva il suo gioco. Quindi, contrordine compagni! A.K. Burns…

… ‘We have a black president and black principal ballerina as well as trans visibility in sitcoms and reality shows,’ wrote artist A. K. Burns in Artforum’s identity issue. ‘But new is what capitalism feeds on.’…

Il mercato è una carta assorbente che mette in pericolo il progetto politico…

… For the identitarians, however, liberal capitalism’s seemingly infinite capacity to absorb and dilute shows how sinister it is. Hence the disdain for gay, lesbian and trans people who are actually visible in the culture – people like Caitlyn Jenner, the onetime paterfamilias of the Kardashians turned transgender icon, who also happens to be a Republican…

D’altronde, la visibilità ha forse giovato agli ebrei degli anni trenta?…

… ‘The Jews were extremely visible in 1930s Europe, how much good did it do them?’…

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Un altro criterio dell’arte queer è la negazione dell’individuo

… queer theory denies the existence of a true, immutable self that is separate from the material body or from language…

Facciamo un esempio di critica  letteraria considerando la Austen

… the moral awakening of Jane Austen’s protagonist in Emma (1815), the growth of the soul, so important in the nineteenth-century English novel, isn’t worthy of serious study. What matters to the identitarians is how, by the end of the novel, Emma learns to position herself within a ‘gendered order’, how she comes to ‘perform’ femininity and so forth…

L’individuo e la sua espressività rappresentano il nemico…

… ‘Art is not a space of pure self-expression,’ wrote the artist Hannah Black…

Purtroppo, il mondo delle minoranze è pieno di Zio Tom che vogliono “esprimersi” mettendo in evidenza il loro “io” anziché ridursi a formichine operaie che lavorano per il Partito: costoro vanno trattati come “traditori”….

… For all their odes to difference, moreover, the identitarians are deeply intolerant of members of marginalised groups who stray from ideological orthodoxy…

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L’ultimo valore su cui si misura l’arte contemporanea è la capacità dell’opera di presentarsi come oscura.

Io e te siamo diversi. Ebbene, se ci “capiamo” non rendo onore alla mia “diversità” e finsco per tradire la mia causa. Insomma, non sono più “incommensurabile” rispetto a te.

I nemici supremi allora diventano  l’arte commerciale e quella tradizionale: si tratta di cose che quasi tutti capiscono.

L’ universalismo è da combattere…

… o say that a piece of art is legible means that it appeals to a broad audience, or that the mainstream culture can appreciate and understand it….

L’incommensurabile non va mai negato…

… art world is bringing together diverse and potentially incommensurable practices or artworks as though they’re all of a piece’….

E’ un punto di vista sconcertante, in effetti…

… This was an astonishing reproach. Why does any creator address himself or herself to a potential reader, viewer or audience?…

L’impulso alla reciproca comprensione è un impulso nobile, come si fa ad ostracizzarlo?…

… The desire to be universally legible is thus among art’s oldest and noblest impulses…

La cultura dell’incontro e della reciproca comprensione è la cultura liberale, ha informato molta arte in passato. Mark Twain…

… Those liberal sentiments are expressed in, say, the unlikely friendship forged by a white teenager named Huckleberry and a black slave named Jim as they drift down the Mississippi…

L’arte contemporanea tradisce qui la sua vena anti-liberale

… In assailing universalist culture, the identitarians are continuing an anti-liberal campaign that was first launched in the nineteenth century with the rise of historicism, especially its Marxist variety…

Ma perché l’universalismo è tanto temuto? Perché minaccia la purezza del relativismo queer: se due realtà si confrontano una delle due finirà per prevalere, a questo punto l’incommensurabilità diviene una barriera protettiva…

… Put another way: there are many opinions about life; so all of them must be equally true (or none is)…

L’arte deve quindi essere oscura, riservata ad una minoranza “diversa” e respingere la folla…

… Universalist, legible art still brings throngs of reverent, beauty-starved people to the museums, galleries, theatres and cinemas…