Neoilluminismo bayesiano

Il teorema del Reverendo Thomas Bayes è alla base del Manifesto per un nuovo Illuminismo.

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Il teorema di Bayes, di per sé, è solo un’equazione.

Ma è anche un modo di ragionare.

In realtà, probabilmente, è l’unico modo corretto di ragionare. E uso quel “probabilmente” proprio per attenermi ai dettami bayesiani.

Per conseguenza, il teorema di Bayes è anche una descrizione indiretta della razionalità umana.

La scienza, tanto per dire, è un caso particolare del teorema di Bayes. La filosofia un altro, la teologia un altro… Dove c’è la “ragione”, c’è Bayes.

Per tutti questi motivi è buona cosa capire cosa dice il teorema, e il miglior modo per farlo è di meditare la guida di Elizer Yudkowsky: “An Intuitive Explanation of Bayes”.

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Ma perché le persone si entusiasmano tanto per il teorema di Bayes? Perchè esiste una loggia di bayesiani-duri? Perché circolano t-shirt con il teorema stampato sopra? Perché si ritiene che il reverendo Bayes abbia spiegato il segreto dell’universo? Perché l’equazione di Bayes ha superato in popolarità quella di Einstein? Come può un semplice concetto matematico generare tanto entusiasmo?

Tra poco lo saprete e potrete unirvi alla loggia dei bayesiani.

Per ora anticiperei così: Bayes descrive la nostra ragione nel modo più completo e più sintetico allo stesso tempo. E la ragione è forse la cosa più importante che possediamo, specie quando attinge al nostro cuore (come nella formula di Bayes).

Il teorema  è piuttosto semplice da descrivere ma non altrettanto da capire. Magari, sì, uno lo capisce in teoria ma non in pratica… Magari mescola un po’ le cose facendo un minestrone che dà la sensazione di aver capito. E anche se uno lo capisce, trascuratolo per qualche mese, deve correre a ripassarselo.

Il teorema è controintuitivo, un po’ come la meccanica quantistica, solo che, diversamente dalla meccanica quantistica (per tutti noi una mera curiosità), trova applicazione nei nostri problemi pratici tutti i santi giorni almeno tre volte al giorno.

Il suo essere controintuitivo lo rende importante: se fosse già incorporato nel nostro cervello sarebbe solo un meccanismo che già utilizziamo e che ci viene esposto con dovizia di particolari. Bello! Ma non è così: quando uno scopre Bayes, è solo da quel momento che inizia ad utilizzarlo (ovvero a ragionare correttamente).

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Chiedo umilmente perdono per questa breve sezione, l’unica dove compare qualche simbolo, ma si tratta di passaggi semplici, comprensibili a chi ha fatto la scuola dell’obbligo (ed è interessato all’argomento di come ragionare correttamente). Partiamo.

Nel mondo bayesiano tutto è probabilità.

Ad ogni evento (A, B…) è associata una probabilità: pA, pB,…

Particolarmente importanti sono le probabilità degli eventi che si verificano contemporaneamente p(A&B).

La probabilità di un evento va da 0 (impossibile) a 1 (certo). La probabilità che due eventi si verifichino contemporaneamente è il prodotto delle probabilità che ciascun evento si verifichi. Diciamo che p(A&B)=pA*pB. Perché? E’ una comodità.

Pensate solo di lanciare in aria una moneta: la probabilità di fare testa è di 0.5. Se ne lanciate due, la probabilità di fare contemporaneamente due “teste” è 0.5*0.5=0.25. Quadra?

Ma c’è un altro modo interessante per esprimere la contemporaneità di due eventi.

Vediamola: p(A&B)=p(A<=B)*pB, dove la freccetta significa “implica”. Il concetto è semplice: ci cono due eventi, il primo è B, il secondo è B=>A. Se i due eventi si verificano contemporaneamente allora anche A e B si verificheranno contemporaneamente. 

Che poi equivale (ragioniamo in una dimensione atemporale) a scrivere p(A&B)=p(B<=A)*pA. Tradotto: se si Verifica A e (contemporaneamente) quell’ A implica B, allora B e A si verificano contemporaneamente.

Se le tre esperessioni sono equivalenti, posso procedere alle opportune sostituzioni che mi consentono di formulare il teorema di Bayes: p(A<=B)=p(B<=A)*(pA/pB). Finito. Semplice!

Ma così facendo abbiamo formalizzato la relazione “implica”, ovvero la relazione più importante per chi fa logica, scienza, filosofia, teologia, economia, diritto…e in generale per tutta la gente che ragiona. Non solo: la formulazione ottenuta è sorprendente, chi l’avrebbe creduto? Ma vediamo meglio perché è sorprendente e controintuitiva. Vediamo perché ci chiede di cambiare il nostro modo di ragionare.

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Vediamolo meglio con una storiella, che è anche un indovinello…

… 1% of women at age forty who participate in routine screening have breast cancer. 80% of women with breast cancer will get positive mammographies. 9.6% of women without breast cancer will also get positive mammographies. A woman in this age group had a positive mammography in a routine screening. What is the probability that she actually has breast cancer?…

Insomma, l’1% delle donne che fanno lo screening è malata di cancro.

Se avete il cancro il test ve lo dice nell’80% dei casi.

Se non avete il cancro il test dice che lo avete nel 9.6% dei casi.

Il test ora dice che avete il cancro. Qual è la probabilità di essere effettivamente malati?

I dottori, ovvero gli specialisti in materia, rispondono regolarmente in modo errato terrorizzando le donne quando non ce n’è bisogno. Ma anche molti di noi sbagliano (specie se il problema viene introdotto causalmente senza la mega-premessa che ho fatto io e che ovviamente mette in allarme il solutore).

Cosa significa questo? Significa che non siamo dei bayesiani naturali.

Con Bayes tutto diventa semplice perché conosciamo come calcolare p(A<=B). Basta porre A=essere malati e B=esito positivo del test, e calcolare la probabilità corretta dell’implicazione applicando la formula. Tutti i dati sono disponibili.

Solo il 15% dei dottori c’azzecca. E non si tratta di un numero sparato lì a spanne…

… See Casscells, Schoenberger, and Grayboys 1978; Eddy 1982; Gigerenzer and Hoffrage 1995…

È una percentuale facile da replicare (e infatti è stata replicata più volte).

La maggioranza dei dottori spara percentuali a vanvera tra il 70% e l’ 80% 🙂

Di fronte ad una formulazione alternativa del medesimo problema, fanno un po’ meglio…

… 10 out of 1000 women at age forty who participate in routine screening have breast cancer. 800 out of 1000 women with breast cancer will get positive mammographies. 96 out of 1000 women without breast cancer will also get positive mammographies. If 1000 women in this age group undergo a routine screening, about what fraction of women with positive mammographies will actually have breast cancer?…

Ma è la seguente versione che aiuta quasi metà dei dottori a cogliere il punto…

… 100 out of 10,000 women at age forty who participate in routine screening have breast cancer. 80 of every 100 women with breast cancer will get a positive mammography. 950 out of 9,900 women without breast cancer will also get a positive mammography. If 10,000 women in this age group undergo a routine screening, about what fraction of women with positive mammographies will actually have breast cancer?…

Per noi che conosciamo Bayes e la sua formula la risposta corretta è facile: 7.8%. Anche se la mammografia ci dice che abbiamo il cancro è quasi certo che non siamo malati.

Il ragionamento corretto da fare…

… Out of 10,000 women, 100 have breast cancer; 80 of those 100 have positive mammographies. From the same 10,000 women, 9,900 will not have breast cancer and of those 9,900 women, 950 will also get positive mammographies. This makes the total number of women with positive mammographies 950 + 80 or 1,030. Of those 1,030 women with positive mammographies, 80 will have cancer. Expressed as a proportion, this is 80/ 1,030 or 0.07767 or 7.8%….

Bisogna tenere a mente che ci sono 4 gruppi di persone: 1) sani con esito negativo 2) sani con esito positivo 3) malati con esito positivo e 4) malati con esito negativo. È con queste grandezze che bisogna trafficare. Ci si dimentica che…

… If you administer a mammography to 10,000 patients, then out of the 1030 with positive mammographies, 80 of those positive-mammography patients will have cancer….

Solo 1 donna su 13 che ricevono l’infausto esito è realmente malata.

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L’errore più comune che si commette affrontando il problemino ci fa capire l’importanza di Bayes…

… The most common mistake is to ignore the original fraction of women with breast cancer, and the fraction of women without breast cancer who receive false positives, and focus only on the fraction of women with breast cancer who get positive results. For example, the vast majority of doctors in these studies seem to have thought that if around 80% of women with breast cancer have positive mammographies, then the probability of a women with a positive mammography having breast cancer must be around 80%…

… dimenticare le probabilità di partenza: pA e pB. Si chiamano probabilità “a priori”, e sono il cuore della faccenda.

Quando consideriamo l’implicazione tra due eventi dobbiamo pensare a tre dati: 1) probabilità del primo evento, 2) probabilità del secondo 3) probabilità dell’implicazione rovesciata tra i due eventi. Basta ricordarsi la formula di Bayes per avere i dati chiave del problema. Ebbene, due dati chiave sono probabilità apriori.

Il messaggio è chiaro: l’esito della mammografia non rimpiazza la nostra conoscenza a priori ma l’aggiorna. Per questo la conoscenza a priori è tanto importante e non cessa mai di esserlo.

Il sapere tradizionale non viene mai spazzato via ma solo aggiornato.

Nel nostro caso l’1%  viene aggiornato al 7,8%. Molti medici invece lo rimpiazzano con l’80% o qualcosa di simile, e questo solo perché l’esito della mammografia è attendibile all’ 80%.

Non colgono il fatto che ci sono due problemi differenti

… “The probability that a woman with a positive mammography has breast cancer” is not at all the same thing as “the probability that a woman with breast cancer has a positive mammography”; they are as unlike as apples and cheese…

Risolvono quello meno interessante equivocando su quello cruciale.

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Oltre ai falsi positivi pesano i falsi negativi. Lo capiamo da questa variazione sul tema…

… consider an alternate test, mammography +. Like the original test, mammography + returns positive for 80% of women with breast cancer. However, mammography + returns a positive result for only one out of a million women without breast cancer – mammography + has the same rate of false negatives, but a vastly lower rate of false positives. Suppose a patient receives a positive mammography +. What is the chance that this patient has breast cancer?…

La soluzione diventerebbe 99.98%. Leggermente diversa, dunque.

Naturalmente nella formula di Bayes i falsi negativi sono impliciti nella variabile p(B<=A): la probabilità che un malato abbia un test positivo, infatti, dipende infatti dai falsi negativi del test.

Se i falsi negativi e i falsi positivi si parificano al 50%, la probabilità aggiornata equivale a quella da aggiornare. Il test è come se non ci fosse. Diciamo che l’evento non aggiunge informazioni al nostro sapere. Quando  p(B<=A)=pB, non si procede ad aggiornare le proprie credenze.

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Ma dove si reperiscono le probabilità a priori?

Non fate mai questa domanda.

Qualcuno risponde pudico: nei manuali di chimica e fisica.

Ma c’è una risposta più rigorosa: nei nostri cuori. Solo lì c’è la probabilità più “apriori” di tutte.

Si parte da lì, da un’intuizione soggettiva da aggiornare continuamente tramite la formula di Bayes ad ogni incontro con un fatto nuovo.

La razionalità ha insomma un fondamento soggettivo che ci deriva dalla nostra natura e dalla nostra esperienza pregressa.

Anche per questo tutti crediamo cose diverse: proveniamo da “posti” diversi senza essere necessariamente irrazionali.

Si è irrazionali solo se si rinuncia ad aggiornare le proprie credenze, solo se si rinuncia a farlo in modo corretto. Le persone razionali alla fine andranno necessariamente d’accordo.

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Gigerenzer e Hoffrage sono stati i primi a scoprire che il framing dei problemi ci aiuta ad applicare Bayes.

Formulare il problema in termini di probabilistici (l’ 1% delle donne) ci frega.

Formularlo con frequenze normalizzate (1 donna su 100) ci fa andare un po’ meglio.

Ma è con le frequenze naturali (1030 donne su 10000) che diamo il massimo. Forse la cosa ci aiuta a formare i 4 gruppi di persone di cui sopra….

… A natural frequencies presentation is one in which the information about the prior probability is included in presenting the conditional probabilities… When problems are presented in natural frequences, the proportion of people using Bayesian reasoning rises to around half…

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Ma chi era il Reverendo Bayes, ovvero l’eroe di questa storia e il patrono del Neoilluminismo? Forse è giunto il momento di fare la sua conoscenza…

… The Reverend Thomas Bayes, by far the most enigmatic figure in mathematical history. Almost nothing is known of Bayes’s life, and very few of his manuscripts survived. Thomas Bayes was born in 1701 or 1702 to Joshua Bayes and Ann Carpenter, and his date of death is listed as 1761. The exact date of Thomas Bayes’s birth is not known for certain because Joshua Bayes, though a surprisingly wealthy man, was a member of an unusual, esoteric, and even heretical religious sect, the “Nonconformists”. The Nonconformists kept their birth registers secret, supposedly from fear of religious discrimination; whatever the reason, no true record exists of Thomas Bayes’s birth. Thomas Bayes was raised a Nonconformist and was soon promoted into the higher ranks of the Nonconformist theosophers, whence comes the “Reverend” in his name. In 1742 Bayes was elected a Fellow of the Royal Society of London, the most prestigious scientific body of its day, despite Bayes having published no scientific or mathematical works at that time. Bayes’s nomination certificate was signed by sponsors including the President and the Secretary of the Society, making his election almost certain. Even today, however, it remains a mystery why such weighty names sponsored an unknown into the Royal Society. Bayes’s sole publication during his known lifetime was allegedly a mystical book entitled Divine Benevolence, laying forth the original causation and ultimate purpose of the universe. The book is commonly attributed to Bayes, though it is said that no author appeared on the title page, and the entire work is sometimes considered to be of dubious provenance. Most mysterious of all, Bayes’ Theorem itself appears in a Bayes manuscript presented to the Royal Society of London in 1764, three years after Bayes’s supposed death in 1761! Despite the shocking circumstances of its presentation, Bayes’ Theorem was soon forgotten, and was popularized within the scientific community only by the later efforts of the great mathematician Pierre-Simon Laplace. Laplace himself is almost as enigmatic as Bayes; we don’t even know whether it was “Pierre” or “Simon” that was his actual first name. Laplace’s papers are said to have contained a design for an AI capable of predicting all future events, the so-called “Laplacian superintelligence”. While it is generally believed that Laplace never tried to implement his design, there remains the fact that Laplace presciently fled the guillotine that claimed many of his colleagues during the Reign of Terror. Even today, physicists sometimes attribute unusual effects to a “Laplacian Operator” intervening in their experiments. In summary, we do not know the real circumstances of Bayes’s birth, the ultimate origins of Bayes’ Theorem, Bayes’s actual year of death, or even whether Bayes ever really died. Nonetheless “Reverend Thomas Bayes”, whatever his true identity, has the greatest fondness and gratitude of Earth’s scientific community…

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Ma perché ci si entusiasma tanto per Bayes?

Cerchiamo di capirlo con un esperimento: facciamoci una domanda

… Do you believe that a nuclear war will occur in the next 20 years? If no, why not?”…

Si può rispondere in tanti modi. Eccone uno…

… One EFNetter [la domanda era stata posta su EFNet] who answered replied “No” to the above question, but added that he believed biological warfare would wipe out “99.4%” of humanity within the next ten years. I then asked whether he believed 100% was a possibility. “No,” he said. “Why not?”, I asked. “Because I’m an optimist,”…

Oppure questa…

… Another person who answered the above question said that he didn’t expect a nuclear war for 100 years, because “All of the players involved in decisions regarding nuclear war are not interested right now.” “But why extend that out for 100 years?”, I asked. “Pure hope,” was his reply…

Non si può giustificare una risposta sulla base di una speranza o sulla base del proprio ottimismo. E’ irrazionale! Ora, con Bayes, possiamo dimostrarlo matematicamente…

… as we have earlier seen, when the two conditional probabilities are equal, the revised probability equals the prior probability…

Lo abbiamo visto prima: quando p(B<=A)=pB non ci sono informazioni aggiuntive, e quindi nemmeno giustificazioni per una nuova tesi.

Ammettiamo però che la risposta che tira in ballo ottimismo e speranza sia più sofisticata,  e in essa si  sostenga che l’ ottimismo abbia certe conseguenze in qualche modo rilevanti per il nostro problema…

… “Ah, but since I’m an optimist, I’ll have renewed hope for tomorrow, work a little harder at my dead-end job, pump up the global economy a little, eventually, through the trickle-down effect, sending a few dollars into the pocket of the researcher who ultimately finds a way to stop biological warfare – so you see, the two events are related after all, and I can use one as valid evidence about the other.” In one sense, this is correct – any correlation, no matter how weak, is fair prey for Bayes’ Theorem…

Si potrebbe dire che in un mondo complesso “tutto c’entra con tutto“, ma di questo Bayes tiene conto! Se la giustificazione dell’ottimista ha anche solo un minuscolo fondamento, Bayes lo coglie e lo soppesa.

Per il bayesiano non ha senso, per esempio, l’avvocato che in tribunale eleva il suo grido di battaglia: “obiezione vostro onore!“. Questo perché, per l’appunto, “tutto c’entra con tutto”, non ci sono domande fuori luogo o non pertinenti, basta soppesarle con la sensibilissima bilancia di Bayes.

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La scienza non è altro che un caso speciale del teorema di Bayes.

L’evidenza sperimentale va trattata con bayesianamente…

… when you perform an experiment and get evidence that “confirms” or “disconfirms” your theory, this confirmation and disconfirmation is governed by the Bayesian rules. For example, you have to take into account, not only whether your theory predicts the phenomenon, but whether other possible explanations also predict the phenomenon….

Se il giornale riporta uno studio scientifico effettuato con tutti i crismi secondo il quale fumare 15 sigarette al giorno aumenta dell’88% il rischio medio di cancro al polmone, di quanto aumenterà il vostro rischio medio di cancro al polmone, visto che fumate esattamente 15 sigarette al giorno? Ora che conosciamo Bayes, ora che finalmente siamo individui razionali, possiamo rispondere correttamente senza incorrere in errori marchiani.

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Poiché la scienza si può pensare correttamente solo in una cornice bayesiana, non sorprenderà sapere che Bayes ha detronizzato Popper e il suo falsificazionismo riducendolo ad un caso particolare del bayenesimo…

… Karl Popper’s idea that theories can be definitely falsified, but never definitely confirmed, is yet another special case of the Bayesian rules; if p( X | A) ~ 1 [il simbolo | sta qui per il nostro <=] – if the theory makes a definite prediction – then observing ~ X very strongly falsifies A. On the other hand, if p( X | A) ~ 1, and we observe X, this doesn’t definitely confirm the theory; there might be some other condition B such that p( X | B) ~ 1, in which case observing X doesn’t favor A over B. For observing X to definitely confirm A, we would have to know, not that p( X | A) ~ 1, but that p( X | ~ A) ~ 0, which is something that we can’t know because we can’t range over all possible alternative explanations…

Bayes sta a Popper come Einstein sta a Newton

… For example, when Einstein’s theory of General Relativity toppled Newton’s incredibly well-confirmed theory of gravity, it turned out that all of Newton’s predictions were just a special case of Einstein’s predictions…

Per Popper una conferma non è una verifica e una falsificazione è una confutazione: tra le due cose c’è asimmetria. C’è un’asimmetria logica tra i due eventi.

Bayes mette la logica in secondo piano, per lui tutto è probabilità: una falsificazione può pesare molto di più di una conferma – come implica il paradigma di Popper – ma si tratterebbe solo di un caso particolare tra i tanti possibili…

… Bayes’ Theorem shows that falsification is very strong evidence compared to confirmation, but falsification is still probabilistic in nature…

Non c’è una differenza qualitativa tra conferma e falsificazione. La cosa ci aiuta a comprendere meglio la storia concreta della scienza e del suo avanzamento (che alla luce del rozzo schema popperiano ci rimane estranea).

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Bayes ci spiega la scienza, ci dice come leggere un lavoro scientifico, come interpretare un esperimento, ci dice come la ragione si applica al reale, coniuga la mente con la realtà concreta, ci dice quanto conti il nostro cuore, la nostra esperienza pregressa conscia e inconscia… adesso penso che sia chiaro perché ho parlato di “rivoluzione” neoilluminista. Ora anche voi siete pronti per entrare nel club dei bayesiani.

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La crisi spirituale dei super-ricchi

Allarmi! Tra i  super-ricchi/super-fortunati del pianeta – parlo dell’1% che sta più in alto – è in atto una crisi. Un’insoddisfazione strisciante che rischia di erodere le conquiste materiali ottenute con l’ingegno e il duro lavoro.

Si occupa del problema Julián Carrón – dal 2005 alla guida, dopo la scomparsa del fondatore Luigi Giussani, del movimento di Comunione e Liberazione (CL) – nel libro “La bellezza disarmata”.

Che cosa sta accadendo agli europei? E, in particolare, che cosa sta accadendo ai cristiani europei nell’era della globalizzazione?

Un veleno tossico è in circolo. La società del piagnisteo non ha mai piagnucolato tanto: è una sorta di perdita di fiducia verso la propria esperienza di vita.

La vita ci appare poco seducente, quasi quasi la temiamo. Quasi quasi – magari con l’aiuto dei social – optiamo per costruirci una bolla dalla quale non uscire mai più.

Questo, anche se i mezzi che abbiamo per affrontarla superano di gran lunga quelli dei nostri padri e dei nostri nonni.

Ma se i mezzi ci sono, mancano i fini.

È possibile iniziare daccapo recuperando la fede e l’entusiasmo dei nonni? Bisognerebbe rimettere al centro il loro frasario: “persona, lavoro, materia, progresso e libertà”.

Ma quel frasario oggi è depotenziati, facciamo fatica a ripensarlo, abbiamo perduto il senso profondo di queste parole. Prendiamo la parola “persona”…

… «Duemila anni fa l’unico uomo che aveva tutti i diritti umani era il civis romanus. Ma il civis romanus da chi era stabilito? Il potere determinava il civis romanus. Uno dei più grandi giuristi romani, Gaio, distingueva tre tipi di utensili che il civis [romanus], cioè l’uomo con tutti i diritti, poteva possedere: gli utensili che non si muovono e non parlano; gli utensili che si muovono e non parlano, cioè gli animali; e gli utensili che si muovono e parlano, gli schiavi»…

Cosa c’è che non va? Perché sono parole che non sentiamo più “vibrare”?

Forse tutto è iniziato quando abbiamo tentato di rendere autonome quelle fondamentali acquisizioni. Autonome dal loro fondamento divino, intendo.

Un’operazione inaugurata dall’ Illuminismo, così inquadrato nelle parole di Papa Ratzinger a Subiaco…

… «nella contrapposizione delle confessioni e nella crisi incombente dell’immagine di Dio, si tentò di tenere i valori essenziali della morale fuori dalle contraddizioni e di cercare per loro un’evidenza che li rendesse indipendenti dalle molteplici divisioni e incertezze delle varie filosofie e confessioni»… Si sviluppò così il tentativo illuministico di affermare quelle convinzioni, la cui evidenza sembrava si potesse sostenere da sé, a prescindere da un cristianesimo vissuto… «La ricerca di una tale rassicurante certezza, che potesse rimanere incontestata al di là di tutte le differenze, è fallita. Neppure lo sforzo, davvero grandioso, di Kant è stato in grado di creare la necessaria certezza condivisa. […] Il tentativo, portato all’estremo, di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio ci conduce sempre di più sull’orlo dell’abisso, verso l’accantonamento totale dell’uomo.»…

La ricerca di una “morale laica” ha proceduto a tentoni senza mai trovare un approdo stabile.

Nella cultura illuminista la libertà diventa misura di tutto, ma quando giungono le difficoltà, dove si poggia? La libertà da sola rischia di diventare una gabbia asfittica.

Ma c’è di più: è lo stesso spirito moderno ad entrare in conflitto con la nozione più semplice di libertà. Un esempio? Il contrasto tra la voglia di libertà della donna e il diritto alla vita del nascituro.

Ma l’esempio più eclatante è la lotta ossessiva alle discriminazioni. Il rabbioso divieto a “discriminare” si trasforma presto in una proibizione a tappeto che coinvolge ogni aspetto della nostra vita. La libertà è negata alla radice, a cominciare dalla libertà di opinione e da quella religiosa.

Non sorprende che Papa Ratzinger abbia parlato di “una confusa ideologia della libertà”.

Alla radice di queste contraddizioni sta una ragione distaccata dal suo fondamento ultimo, che poi è l’uomo con i suoi desideri e con la sua fede. L’esito di questo distacco:

… Si assiste così a un singolare e significativo rovesciamento: quel radicale distacco della filosofia illuminista dalle sue radici cristiane, che doveva assicurare una piena e autonoma affermazione dell’uomo, «diventa, in ultima analisi, un fare a meno dell’uomo»…

La vera contrapposizione nel mondo dei super-ricchi…

… «la vera contrapposizione che caratterizza il mondo di oggi non è quella tra diverse culture religiose, ma quella tra la radicale emancipazione dell’uomo da Dio, dalle radici della vita, da una parte, e le grandi culture religiose dall’altra»…

L’Illuminismo, secondo Ratzinger, è di origine cristiana, bisognerebbe allora ricomporre la frattura, e la Chiesa deve fare il suo.

In realtà la Chiesa un passo importante l’ha fatto pronunciando il suo ““sì” fondamentale all’età moderna” nel Concilio Vaticano II.

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In Europa oggi abbiamo due anime: la prima riguarda una ragione astratta che intende negare il soggettivo ed emanciparsi così dall’uomo. La diatriba sul Crocifisso nelle scuole è sintomatica…

… Se ne ha una significativa documentazione nella prima sentenza di Strasburgo sul Crocifisso. Essa «era un esempio di questa ragione astratta che vuole emanciparsi da tutte le tradizioni, dalla storia stessa…

E l’altra anima?…

… «È quella che possiamo chiamare cristiana, che si apre a tutto quello che è ragionevole, che ha essa stessa creato l’audacia della ragione e la libertà di una ragione critica, ma rimane ancorata alle radici che hanno dato origine a questa Europa, che l’hanno costruita nei grandi valori, nelle grandi intuizioni, nella visione della fede cristiana.»…

Il rischio dell’Europa è quello di distruggere l’umano, il suo desiderio, il suo essenziale rapporto con l’infinito. Negare l’umano è negare la ragione più autentica.

È questa la natura della crisi scatenata dal progressivo sbiadirsi dell’evidenza di un Fondamento.

L’errore: ci distraiamo nel dibattito sulle conseguenze, dimenticando che queste hanno origine.

Rispondere a tale urgenza non vuol dire tornare a uno Stato confessionale. Guai!

Ciò andrebbe contro la natura stessa del cristianesimo in quanto “religione dei perseguitati”.

Da dove partire dunque?

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Ecco una testimonianza della crisi dei super-ricchi: parla un ragazzo impaurito e quindi già vecchio…

… A un certo punto lui mi dice: “Non metterò mai al mondo un figlio. Con che coraggio condanno un altro poveretto all’infelicità? Non mi prendo questa responsabilità”. E poi aggiungeva: “Ho paura della mia libertà, nel migliore dei casi non serve a niente e nel peggiore dei casi posso causare dolore a qualcuno. Quello che mi aspetto dalla vita è di cercare di fare meno male possibile”…

Un cumulo di paure che ci paralizza, dunque.

In uno spirito siffatto manca una grande convinzione che faccia spiccare il salto. Un punto di appoggio su cui fare leva.

La crisi dei super-ricchi è anche un’opportunità per ricostruire. Ripetiamo allora la tesi di questo appunto…

… Dunque, piuttosto che un pretesto per un lamento e una chiusura, tutti questi punti problematici della vita comune in Europa rappresentano una grande occasione per scoprire o riscoprire le grandi convinzioni che possono assicurare la convivenza stessa…

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Noi cerchiamo un compimento della nostra personalità ma nella società contemporanea “tutto cospira a tacere di noi”. Come tornare protagonisti?

Le via più battuta per realizzarsi è la ricerca dei “nuovi diritti”.

Si piange in piazza per rivendicare l’elemosina di un diritto con tanto di decreto legge. La loro matrice è quella brama di liberazione che è stata l’anima del Sessantotto.

Il lamento piazzaiolo ha comunque  qualcosa di umano, ricordiamolo a chi vive queste richieste come un affronto.

Autodeterminazione (assoluta) e non-discriminazione sono diventate le parole chiave di questa ricerca che pensa di poter evitare o rendere superfluo il dibattito sui fondamenti.

Ma ottenere un diritto ci rende felici? No, è come ricevere una mancia o un aumento di stipendio. La nostra realizzazione è di breve durata, poi tutti i problemi tornano ad assediarci. Sono le illusioni del “dirittismo” o permissivismo…

… Il dramma della nostra cultura, dunque, non sta tanto nel fatto che all’uomo sia tutto permesso, quanto nelle false promesse e nelle illusioni che quel permissivismo reca con sé…

Poi si resta soli con il proprio diritto alla mancetta (per altro malvisto da molti). Nessuna legge giusta di per sé è riuscita a impedire la deriva.

T.S. Eliot

… «Essi cercano sempre d’evadere / Dal buio esterno e interiore / Sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono»…

Non si risolvono le questioni umane con le procedure, occorre approfondire la natura del soggetto.

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Don Giussani ha dedicato una vita per portare alla luce questa natura

… «il senso religioso […] la radice da cui scaturiscono i valori. Un valore, ultimamente, è quella prospettiva del rapporto tra un contingente e la totalità, l’assoluto…

La natura non è qualcosa di lontano e astratto, tenerne conto ci risolve il quotidiano

… «La soluzione dei problemi che la vita pone ogni giorno», avverte don Giussani, «non avviene direttamente affrontando i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto che li affronta.» In altri termini, «il particolare lo si risolve approfondendo l’essenziale»…

L’ emergenza educativa si dà nel momento in cui l’umano sparisce (e con esso la ragione e la libertà dell’umano).

Anche il desiderio dell’uomo viene ridotto. Ridotto a consumismo.

Come si ridesta un desiderio? Come ci si motiva? Non con un ragionamento ma con un incontro.

A scuola, per esempio, l’incontro con un prof stimolante è decisivo, più ancora dell’incontro con la materia a cui dedicheremo la nostra vita.

Incontrare un uomo senza paure ci stimola, ci seduce, vogliamo sapere come fa. Quando siamo con lui non abbiamo paura neanche noi. Le parole di Giussani sull’incontro…

… «Quella che sto per dare non è una risposta [adatta solo] alla situazione in cui versiamo […]; quello che sto dicendo è una regola, una legge universale da quando [e fino a quando] l’uomo c’è: la persona ritrova se stessa in un incontro vivo [come abbiamo appena sentito descrivere: “È questo che invidiamo di più in te, che non hai paura… Vediamoci”], vale a dire in una presenza in cui si imbatte e che sprigiona un’attrattiva, […] provoca al fatto che il cuore nostro, con quello di cui è costituito […], c’è, esiste».23 Questo cuore tante volte è addormentato, sepolto sotto mille macerie, sotto mille distrazioni, ma viene ridestato e provocato a un riconoscimento: c’è, il cuore c’è, il tuo cuore c’è…

L’ “altro” da spaventoso diventa àncora di salvezza: è nell’incontro con lui che siamo motivati, è affrontandolo che ci mettiamo alla prova. L’altro non è più una minaccia, ma un bene per la realizzazione del nostro io.

Per papa Francesco: “la verità è una relazione!”.

Il cristiano ha le chiavi della crisi dei super-ricchi, per lui questa è un’ occasione…

… Noi cristiani non abbiamo alcuna paura a entrare, senza privilegi, in questo dialogo a tutto campo. Questa è, per noi, un’occasione preziosa per verificare la capacità dell’avvenimento cristiano di reggere davanti alle nuove sfide, poiché ci offre l’opportunità di testimoniare a tutti che cosa accade nell’esistenza quando l’uomo intercetta l’avvenimento cristiano lungo la strada della vita…

Cerchiamo motivazioni piuttosto che leggine. Cerchiamo di motivare il nostro prossimo piuttosto che bacchettarlo se viola una leggina: il motivato impara, c’è un ordine per cui le motivazioni interiori precedono l’apprendimento.

La retorica dei “valori non negoziabili” rischia di invertire il nesso genetico tra i fattori…

… nel mondo cattolico, la battaglia per la difesa dei valori è divenuta nel tempo così prioritaria da risultare più importante rispetto alla comunicazione della novità di Cristo, alla testimonianza della sua umanità. Questo scambio tra antecedente e conseguente documenta la caduta “pelagiana” di tanto cristianesimo odierno…

L’alternativa alla Legge (valori non negoziabili) non è la fuga spiritualistica ma la testimonianza della propria felicità.

Consiglio per il politico cristiano…

… Chi è impegnato sulla scena pubblica, in campo culturale o politico, ha il dovere, da cristiano, di opporsi alla deriva antropologica odierna. Ma questo è un impegno che non può coinvolgere tutta la Chiesa in quanto tale, la quale ha l’obbligo, oggi, di incontrare tutti gli uomini, indipendentemente dalla loro ideologia o appartenenza politica, per testimoniare l’«attrattiva Gesù»…

***

Il Concilio Vaticano II ha riconosciuto la liberta religiosa modificando una prassi durata secoli. In altri termini: il giusto non puo’ essere imposto.

Si è compiuto un passo per riconciliarsi con quell’illuminismo cristiano alle sue origini. Si è capita meglio la natura del cambiamento e della conversione, che non tollera forzature.

E ricordiamolo ancora: non siamo di fronte ad una novità ma ad un ritorno al passato…

… Era questa la ferma persuasione della Chiesa nei primi secoli, la grande rivoluzione cristiana fondata sulla distinzione tra le due città, tra Dio e Cesare. Una persuasione destinata ad attenuarsi dopo l’Editto di Tessalonica (380 d.C.) ad opera dell’imperatore Teodosio…

Il nostro Dio tollera solo la lode dell’uomo libero. Per indurre un uomo libero alla lode del nostro Dio occorre convincerlo, e la testimonianza, prima ancora che gli argomenti, sono l’arma più efficace che possediamo.

***

Il crollo delle sicurezze un tempo garantite dalla fede è di vecchia data. Un fenomeno che potremmo chiamare “crollo delle evidenze”.

Un crollo delle antiche sicurezze religiose. Un “collasso del senso di umanità”.

Le origini sono lontane e nobili, si parte da Kant

… Se Kant, negando la conoscibilità di Dio nell’ambito della pura ragione, aveva mantenuto a Dio il ruolo di un postulato della ragione pratica, implicata nell’agire morale, dopo di lui si è sviluppato il tentativo «di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio»….

Lo studioso meritevole di attenzione che ha sondato il fenomeno è il nostro Romano Guardini…

… ha colto con chiarezza la radice del fenomeno descritto, rimarcando il nesso storicogenetico tra l’affermazione dei valori fondamentali dell’umano e un cristianesimo vissuto: «Abbiamo visto che dall’inizio del tempo moderno si viene elaborando una cultura non-cristiana. Per lungo tempo la negazione si è diretta solo contro il contenuto stesso della Rivelazione; non contro i valori etici, individuali o sociali, che si sono sviluppati sotto il suo influsso…

Kant usava un’analogia

… Kant paragona la traiettoria storica che conduce all’Illuminismo alle tappe evolutive di un individuo dall’infanzia all’età adulta. L’umanità è dapprima come un bambino, che ha bisogno di padre e madre, poiché non ha autonomia di pensiero e non sceglie da solo. Ma diventando adulto può prescindere da questo legame e vivere autonomamente. È l’uscita dallo stato di minorità….

Ecco, l’età adulta sembra molto lontana e l’ottimismo di Kant confutato. Abbiamo fatto tanta strada, siamo i super-ricchi del pianeta, ma versiamo in una crisi da non sottovalutare.

Il nostro errore?: affermare i valori indipendentemente da ciò che li ha fatti germinare nella storia.

Guardini sui valori

… quei valori fondamentali sono «legati alla Rivelazione», sono entrati nella storia con Cristo, per la potenza della sua testimonianza e per la sua capacità di ridestare la ragione e la libertà dell’uomo. Attraverso il cristianesimo «si liberano nell’uomo forze che in sé sono “naturali”, ma che al di fuori di quella relazione non si realizzerebbero»…

Come dicevamo prima, il gusto per la vita si recupera in un incontro.

L’AIDS in Africa e il gusto per la vita…

… Penso in questo senso alla vicenda di un gruppo di donne africane malate di AIDS che ho incontrato a Kampala. C’è qualcosa di più evidente del valore della salute e della vita (per non parlare dell’istinto di sopravvivenza)? Eppure quelle donne non erano interessate ad assumere le medicine di ultima generazione che avrebbero dato loro ampia prospettiva di sopravvivenza. Quei valori sembravano assenti, svaniti. È stato l’incontro con un’infermiera a farle ritornare a “vedere”. Essa ha comunicato loro un gusto di vita, la sua testimonianza ha rimesso in moto un desiderio di vivere che era sopito…

O pensiamo anche solo alla vicenda di Eluana. Non bastava dire: “La vita ha un valore assoluto”. Bisognava testimoniarlo…

… ci vorrebbe «una carezza del Nazareno» per poter scoprire che la vita vale sempre e comunque. È la testimonianza offerta ogni giorno da tanti medici e infermieri, che entrano nelle stanze dei malati terminali, dove quasi più nessuno ha il coraggio di entrare, portando lo sguardo che hanno ricevuto e ricevono nell’incontro cristiano…

Papa Francesco ci invita a concentrarci sull’ essenziale, e questo infastidisce i formalisti.

Ma è rischioso insistere solo su questioni legate alla morale, si dà vita ad una  trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine.

***

Al “crollo delle evidenze” si appaia il “primato della libertà”.

La libertà è valore fondativo anche per il cristiano: si puo’ dire di “sì” o di “no”, È questo il rischio che il Mistero ha voluto correre. Il nostro è un Dio libertario

… come nella nota parabola, si vorrebbe togliere la «zizzania» dal campo, perché essa è pericolosa per la libertà. Il padrone del campo ha invece un pensiero ben diverso: Egli lascia crescere tutto, perché sa che il positivo sarà vincitore…

Il rischio è quello di difendere i valori cristiani imponendoli.

Ci sono altre vie: l’esempio di San Paolo sulla schiavitù

… Un primo esempio riguarda la schiavitù. San Paolo finisce in carcere e si trova in cella con uno schiavo, Onesimo, arrestato perché aveva tentato di scappare dal padrone. La schiavitù al tempo era una pratica corrente. Che cosa ha fatto dunque Paolo? Ha scritto un biglietto al padrone – la Lettera a Filemone è questo – per convincerlo a perdonare e a riaccogliere Onesimo… è stato separato da te per un momento perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello carissimo… Il gesto di san Paolo sembra un nulla nell’oceano infinito della schiavitù, un nulla con tutta la zizzania intorno. Chi avrebbe potuto scommettere su questo semplice fatto? Invece è stato un inizio che, nel tempo, secondo un disegno imprevedibile, ha portato all’eliminazione della schiavitù…

Non maledice lo schiavista, non lo forza: getta un seme destinato a germinare nel cuore e nella mente di chi sbaglia.

Altro esempio: l’aborto

… Un secondo esempio riguarda l’aborto. La Lettera a Diogneto, uno degli scritti più belli del primo cristianesimo, dedica una riga, anzi mezza, alla questione. Che cosa vi si dice? I cristiani si «sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati». Punto. A capo. L’inizio dell’affermazione di certi valori, come quello della vita fin dalla nascita, ha seguito questa dinamica…

In passato, la tentazione egemonica è stata fatale per i cristiani…

… Nel 380, infatti, con l’Editto di Tessalonica, l’imperatore Teodosio afferma che il cristianesimo è l’unica religione lecita…

Ma si poneva in netto contrasto con il cristianesimo dei primi secoli.

Il simbolo di questo travaglio è stato Agostino, mai chiaro su questo punto. Nell’Epistolario giustificava la violenza…

… «Dapprima ero del parere che nessuno dovesse essere condotto per forza all’unità di Cristo, ma si dovesse agire solo con la parola, combattere con la discussione, convincere con la ragione, per evitare d’avere tra noi come finti cattolici coloro che avevamo già conosciuti tra noi come critici [eretici] dichiarati».17 Ma, dopo le reiterate ed efferate violenze perpetrate dai donatisti,18 cambia idea e dichiara che per evitare il male è lecito usare la forza…

Ne La Città di Dio sembrava invece negare tale giustificazione.

Prevalse il primo: il pensiero cristiano successivo, a partire dall’età carolingia, rileggerà il De Civitate Dei alla luce dell’epistolario…

… Per tanti secoli, con alti e bassi, non vi sarà un esplicito ripensamento della questione della libertà di religione. Anche con la Riforma di Lutero, durante la controversia che divide cattolici e protestanti, in ambedue gli schieramenti permane l’idea che una società cristiana non può tollerare eretici e scismatici. Anzi, gli sviluppi della Riforma protestante (considerata nelle sue diverse espressioni: luterana, calvinista, valdese e anche anglicana), invece che allargare gli spazi della libertà religiosa, li restringono, poiché consolidano ulteriormente l’intreccio fra potere politico e potere religioso, che conduce alle cosiddette guerre di religione. La pace di Westfalia del 1648, che doveva costituire una risposta alla situazione di scontro che si era creata, sancisce infine il principio «cuius regio, eius et religio», che obbliga il suddito a conformarsi alla religione del proprio principe…

Sarà il Concilio Vaticano II a ripristinare l’antica dottrina: se l’errore non ha diritti, una persona ha dei diritti anche quando sbaglia. La libertà religiosa viene così affermata.

Questo ritorno al passato viene inquadrato da Ratzinger come “novità nella continuità”. La Chiesa ha recuperato al proprio sguardo il contributo dell’Illuminismo…

… In questo senso l’illuminismo è di origine cristiana ed è nato non a caso proprio ed esclusivamente nell’ambito della fede cristiana». D’altro canto, poiché «il cristianesimo, contro la sua natura, era purtroppo diventato tradizione e religione di Stato», è stato precipuo «merito dell’illuminismo aver riproposto questi valori originali del cristianesimo e aver ridato alla ragione la sua propria voce…

Il percorso di maturazione compiuto ha portato la Chiesa a riconoscere come più fedeli alla sua verità l’affermazione e il rispetto della libertà.

Con la libertà l’unica nostra arma è “convincere”. Diventa centrale la testimonianza…

… Ecco, allora, la domanda necessaria, se vogliamo porci di fronte alle sfide attuali senza ideologiche contrapposizioni e senza intimistici ripiegamenti: come può la libertà essere di nuovo «conquistata per il bene», dato che «la libera adesione al bene non esiste mai semplicemente da sé»? Solo attraverso la testimonianza, come accadde agli inizi…

Solo la testimonianza della verità può raggiungere il cuore dell’uomo. Come osserva acutamente Lobkowicz.

La Chiesa non vuole più rivendicare alcun diritto a qualsiasi forma di potere ma solo raggiungere i cuori delle persone vivendo nel reale…

… possiamo essere come un seme. «In una società come questa non si può creare qualcosa di nuovo se non con la vita: non c’è struttura né organizzazione o iniziative che tengano…

COMMENTO PERSONALE

Due osservazioni. Primo: la storia ci dice che la Chiesa è libertaria quando è debole e autoritaria quando è forte. Tutto cio’ non è un po’ sospetto? La vera sfida: forti e libertari. Secondo: nel distinguere tra razionalità oggettiva e soggettiva sembrerebbe forse che la seconda sia in realtà una forma di irrazionalità. Sbagliato! Si tratta invece della razionalità applicata. Per pensarla al meglio ci si riferisca alla razionalità probabilistica: ogni verdetto probabilistico, per quanto rigoroso, ha una componente soggettiva fritto delle esperienze pregresse. Qui qualche ulteriore chiarimento.

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Andare a Messa fa bene alla salute (e non solo)

Siamo bombardati da tante Pubblicità Progresso che ci intimano di mantenere uno stile di vita salubre (non fumare, non bere, non giocare…), come mai neanche una che ci inviti a convertirci e ad andare a Messa?

Eppure andare a Messa fa molto bene alla salute, allunga la vita, ce lo ricorda ricorda Tyler J. VanderWeele nel suo “Does Religious Participation Contribute to Human Flourishing?”

***

Un esempio di Pubblicità Progresso veritiera:

“contro il logorio della vita moderna, contro le ansie del precariato e la pressione dello stress… convertiti!”.

Oppure si potrebbe scrivere sui pacchetti di sigarette:

“Non fumare, vai in Chiesa!”

Il messaggio – per quanto suoni un po’ ridicolo – è fondato, nessuno avrebbe da ridire in termini fattuali. Perché non si procede allora? Perché la medicina della fede non viene pubblicizzata a dovere? In fondo non c’è da forzare nessuno, solo divulgare un consiglio paternalistico come ce ne sono tanti. 

Forse perché – qualcuno potrebbe pensare – la religione ci inclina anche alla violenza e alla ristrettezza mentale?…

… Communal forms of religious participation sometimes come under criticism for promoting narrow-minded perspectives or even contributing to violence…

Difficile, d’altronde, che la politica si incarichi di spingere verso una dimensione esistenziale che si considera prioritaria rispetto alla politica.

Eppure – dalla mortalità ai rischi legati a suicidio e depressione – praticare una religione ha molte ricadute positive per la  persona…

… recent research published in the Journal of the American Medical Association’s JAMA Internal Medicine and JAMA Psychiatry and in the Annals of Behavioral Medicine indicates that regular religious-service attendance is associated with a number of positive outcomes, including: a roughly 30 percent reduction in mortality over 16 years of follow-up; a five-fold reduction in the likelihood of suicide; and a 30 percent reduction in the incidence of depression… data from the Nurses’ Health Study, a long-term study of approximately one hundred thousand nurses with data collected over several decades…

Qualcuno ha obbiettato sulla direzione del nesso

… However, prior studies had come under criticism for not considering the possibility of “reverse causation.” Perhaps only those who are healthy can attend religious services…

Nuove ricerche pubblicate sull’ American Journal of Epidemiology hanno affrontato questa difficoltà (seguendo singoli individui per molti anni), fino a confermare la robustezza del legame religione/salute…

… The associations between religious-service attendance and longevity, suicide, and depression all remained robust…

Una precisazione: quel che pesa di più è la partecipazione attiva ai servizi religiosi prima ancora che una generica spiritualità

… service attendance itself— rather than self-assessed religiosity or spirituality or even solitary spiritual practice— is the most reliable predictor of health…

Altri benefici: matrimoni stabili, relazioni umane intense, realizzazione interiore, senso di soddisfazione, relazioni sociali più diffuse, più generosità e più volontariato e impegno civico

… other positive outcomes. These include: greater likelihood of healthy social relationships and stable marriages; an increased sense of meaning in life; higher life satisfaction; an expansion of one’s social network; and more charitable giving, volunteering, and civic engagement…

Praticare una religione è una vera e propria profilassi da prescrizione sanitaria, anche se molti medici non osano procedere…

… these findings may help health-care providers by giving insight into how religious participation can be a powerful social determinant of health… but many physicians feel uncomfortable doing so…

Tuttavia, un medico che ha a cuore la salute dei suoi pazienti non puo’ trascurare un fattore tanto importante. Naturalmente, non si puo’ precedere a tappeto senza un’adeguata sensibilità. Ecco una serie di domande che ci consentirebbero di sondare il soggetto…

… Is faith (religion or spirituality) important to you in this illness? Has faith been important to you at other times in your life? Do you have someone to talk to about religious matters? Would you like to explore religious matters with someone? Answering such questions may help a health-care provider assess whether religious faith plays an important role in a patient’s life…

Nemmeno si puo’ “prescrivere” la Messa con una ricetta ma si puo’ però incoraggiare certe pratiche qualora il paziente sia già incline…

… for those who do already identify as religious, service attendance might be encouraged, even in the clinical setting, as a form of meaningful social participation…

Ma perché tanto benessere dalla pratica religiosa? Un fattore è il supporto sociale che si riceve…

… Why is it that communal religious participation appears to have such powerful health effects? One obvious explanation is social support: By attending religious services, one develops social support…

Facciamo il caso del minor rischio di fumare e del maggior ottimismo implicito nel credente…

… the social and behavioral norms associated with religious services appear to lead to a reduced likelihood of smoking, which, of course, may positively affect health. Another possible explanation concerns one’s outlook on life. Those who attend religious services appear to have higher levels of optimism…

Probabilmente, dare un senso forte alla propria vita e inserirsi in un vasto progetto favorisce l’autocontrollo. Non a caso molte comunità di recupero sono di stampo religioso.

Come si vede non è solo il supporto sociale a produrre il meccanismo virtuoso, c’è qualcosa di specifico che – se presente – fa della comunità una comunità di stampo religioso…

… careful consideration of how religious services may affect various aspects of one’s life suggests that the role of religion may, in fact, be important…

In ambito religioso la comunità assume un’importanza che in ambito secolare non puo’ avere…

… Of course, social support is present in numerous secular contexts. But within the religious context, the concept of community often takes on singular practical and theological importance…

La condivisione di valori e credenze diventa decisiva…

… If the communal experience of common worship and common values have religious content, perhaps the resulting communal support is both social and religious in nature…

Un conto è un ottimismo caratteriale, un altro l’ottimismo indotto da una speranza trascendentale: quest’ultima agisce a prescindere dal punto di partenza…

… Similarly, while the concept of optimism is not inherently religious, the message of faith and hope present in religious preaching, readings, and music is central to many religious groups…

Se riconosciamo nel nostro corpo il Tempio di Dio (con tanto di maiuscola), smettere di fumare diventa più facile, diventa un gesto inserito in un circuito di senso…

… giving up smoking may partly be explained by the emphasis of some religious groups on vice or the idea that the human body is a temple of God….

Dare un significato alla propria vita è qualcosa che possono fare tutti ma è chiaro che in una dimensione religioso tutto diventa più semplice e naturale…

… Likewise, hypothesized mechanisms of a shared sense of meaning or purpose in life, or a shared communal outlook shaped by faith, hope, and love, are both religious and social….

Non c’è modo allora di separare il religioso dal comunitario: le due dimensioni sono inestricabili, e la prima gioca un ruolo importante per generare tutti i potenziali benefici indotti dalla seconda.

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Il valore statistico delle nostre povere vite

Come si calcola?

In tanti modi.

La storia che sta dietro a questi calcoli è interessante, la traccia H. Spencer Banzhaf nel saggio “The Cold-War Origins of the Value of Statistical Life”.

Il problema di fondo è semplice: per decidere in modo oculato bisogna caricare con attenzione due piatti della bilancia (il piatto “pro” e il piatto “contro”). Ma quel che ci mettiamo su deve avere un peso. Se la decisione implica delle potenziali vittime bisogna sapere come si pesano queste vite umane.

Facciamo due casi comuni…

… Common applications include the estimation of benefits of highway traffic safety measures and reductions in air pollution

Sicurezza autostrade e inquinamento. Quanto siamo disposti a spendere per aumentare la sicurezza delle autostrade? Quanto siamo disposti a spendere per diminuire l’inquinamento urbano? Sono domande che dipendono da come monetizziamo una vita umana.

La letteratura sul tema comincia ad essere cospicua…

… Ashenfelter (2006), Blomquist (forthcoming), Hammitt (2000), Viscusi (2011), and Viscusi and Aldy (2003)…

Ma l’eroe di questa storia ha un nome preciso: Thomas Schelling. Così come l’articolo decisivo ha un titolo preciso: “The Life You Save May Be Your Own”.

In precedenza due approcci si contendevano il primato.

Innanzitutto il “metodo del capitale umano”, consisteva nell’attualizzare i flussi di ricchezza che la vittima avrebbe prodotto se non fosse morta.

Il secondo era il “metodo sociale”: la quantificazione veniva demandata alla politica.

Ma i due approcci erano evidentemente lacunosi

… Both approaches were unsatisfactory: the first was plagued with ethical problems; the second seemed circular, as it would use policy decisions to inform policy decision making (Banzhaf 2009)…

Il primo aveva problemi etici, il secondo era una soluzione circolare.

Nel 1968 Schelling ebbe l’intuizione cruciale: focalizzarsi su come nella vita di tutti i giorni la persona comune scambia di fatto denaro e piccoli rischi esistenziali. Esempio dell’inquinamento…

… For example, a policy to reduce air pollution in a city of one million people that reduces the risk of premature death by one in 500,000 for each person would be expected to save two lives over the affected population. But from the individuals’ perspectives, the policy only reduces their risks of death by 0.0002 percentage points. This distinction is widely recognized as the critical intellectual move supporting the introduction of values for (risks to) life and safety into applied benefit– cost analysis (Ashenfelter 2006; Hammitt and Treich 2007)…

Questi temi sono stati a lungo terreno di controversia. Un esempio di grossolanità pre-Schelling…

… For example, in 2003 the US Environmental Protection Agency (EPA) set a lower value for the VSLs of elderly citizens than for younger citizens…

A molti sembrò provocatorio valutare la vita dei vecchi meno di quella dei giovani.

Ma la madre di tutte le controversie era quella militare

… the intellectual origins of the VSL can be traced back another 20 years to a controversy in which the US Air Force (USAF) forced the RAND Corporation to think about the role of lives in its optimization framework for military decisions, a problem that eventually would attract Schelling’s attention…

Ed è proprio in questa occasione che Schelling scese in campo. Ma forse è meglio partire dall’inizio.

***

Due decenni prima del saggio di Schelling, nel 1946, la RAND corp. (una specie di think-tank ante litteram) cominciava le sue attività all’interno della Douglas Aircraft Company con il supporto anche della Ford Foundation.

Obbiettivo

… reimagine the nascent operations research methods of World War II… throught… modern technical expertise… focus on science and engineering…

Si trattava di elaborare strategie razionali nel campo delle azioni militari aeronautiche. Tra gli esperti c’erano anche economisti di vaglia. Il capo della baracca allora era Warren Weaver.

Ecco una tipica commissione per la RAND…

… explore “to what extent it is possible to have useful quantitative indices for a gadget, a tactic or a strategy, so that one can compare it with available alternatives and guide decisions by analysis . . .”

Si formò un gruppo ristretto, l’ “Aerial Combat Research Room”, coadiuvato da John von Neumann, che faceva largo uso della teoria dei giochi.

Nel 1949 l’ URSS detonò la sua prima atomica. I servizi della RAND divennero particolarmente richiesti in quell’ambito. Le strategie della guerra fredda erano in una fase embrionale…

.. The US Air Force asked RAND to apply systems analysis to design a first strike on the Soviets. The “Strategic Bombing Systems Analysis,” led by Edwin Paxson, attempted to use operations research methods to find the optimal mix of atomic bombs and bombers… Specifically, it sought to solve a classic problem formulated in terms of choosing bombs and bombers to maximize damage, subject to a fixed dollar budget…

La RAND cominciò a lavorare su un modello decisionale di “prima mossa” che comprendeva 400.000 configurazioni diverse di bombe e bombardieri. Il sistema era di oltre cento equazioni. Raccomandazione partorita…

… Completed in 1950, the study recommended that the United States fill the skies with numerous inexpensive and vulnerable propeller planes, many of them decoys carrying no nuclear weapons, to overwhelm the Soviet air defenses…

Evidentemente si raggiungeva l’obbiettivo ma il prezzo in termini di vite umane era altissimo. La vita dei componenti l’equipaggio non era stata tenuta nel debito conto. Il modello si rivelò disastroso e i generali ne approfittarono per ridicolizzare i “sedicenti” esperti.

Da quel disastro la RAND uscì con tre mosse: innanzitutto divenne più umile. Basta con tutta quella matematica che poggiava su assunti semplicistici. I nuovi rapporti, tanto per dire, non dovevano superare le 16 pagine.

Barlow, il nuovo capo, ormai ammetteva…

… factors which we aren’t yet in a position to treat quantitatively tend to be omitted from serious consideration”…

I nuovi rapporti usciti dalla RAND dovevano segnalare le omissioni volute, a quel punto la tara e la parola finale spettava al committente, la RAND si sarebbe limitata a calcolare il calcolabile.

In secondo luogo, la RAND si distaccò dalle forze armate cominciando ad impegnarsi su temi dove la vita umana era meno in primo piano…

… natural resources, health, education, and other areas… The earliest nonmilitary work seriously occupying RAND staff appears to have been applied work on water resources (DeHaven and Hirshleifer 1957; Hirshleifer, DeHaven, and Milliman 1960), followed by projects in transportation and education begun around 1960 (Goldstein 1961)…

Ma quella che a noi interessa di più è la terza risposta: cercare di dare un peso alle perdite umane delle azioni militari. Quantificare il danno, insomma.

La prima ipotesi qui fu avanzata da Hirshleifer

… airplane crews can be priced by the cost of training and replacing them…

Un po’ rozza ma perlomeno inquadrava il problema. Il fatto è che, per usare le stesse parole di Hirshleifer…

… there is a limit to the materials or machines we will sacrifice to save the man…

Il dilemma nelle vivide parole di Armen Alchian

… In many respects lives and dollars are incommensurable, but unfortunately the planners must compare them… In our society, personnel lives do have intrinsic value over and above the investment they represent. This value is not directly represented by any dollar figure because, while labor services are bought and sold in our society, human beings are not. Even so, there will be some price range beyond which society will not go to save military lives…

***

Di fatto la RAND aveva deposto l’ambizione di una teoria generale focalizzandosi su piccoli problemi collaterali

… The idea, known as “sub-optimization,” was to isolate a smaller portion of the system and maximize the objective over those variables, taking the other variables as fixed constraints in the problem…

Si parlava in questi casi di strategia subottima, ovvero ottima se non ci fossero stati quei “problemini” che si preferiva accantonare.

Di fatto era un rinvio alla politica

… Alchian et al. (1951, p. 29) argued that, once the efficient frontier is identified, Presumably it will be the responsibility of the Air Force or the [ Joint Chiefs of Staff] to select one of the points as the most sensible one… it is the responsibility of the US Air Force to make the tradeoffs between lives and machines, not RAND…

Fu a questo punto che fece la sua discesa in campo Thomas Schelling con il suo allievo Jack Carlson.

TS si era laureati a Berkeley nel 1944 con un PhD ad Harvard nel 1951.

Al suo tempo il calcolo più sofisticato per monetizzare una vita umana seguiva il metodo del “capitale umano”…

… person’s life was valued either by their gross earnings or their net earnings after subtracting personal consumption…

Ma in questo modo la vita di un ricco vale di più di quella di un povero, quella di un giovane di più di quella di un vecchio.

Tuttavia, il metodo era ampiamente utilizzato nei tribunali.

Il metodo CU rifletteva il contributo materiale della vittima. Trascurava invece sia il contributo non materiale che le preferenze della vittima stessa.

Gli economisti, già allora, sapevano che tutti noi barattiamo tutti i giorni piccoli rischi esistenziali con denaro. Ma nessuno aveva pensato di partire da lì per inferire una stima monetaria soggettiva della nostra intera vita.

Avere una stima dell’interessato è estremamente prezioso. Ma qui sorge un problema.

Il valore di una vita statistica è cruciale nelle politiche generali, sia civili che militari…

… consider an applied problem like measuring the benefits of a highway safety improvement… asking how many lives it would save… what is the value of those lives?…

La stima dell’interessato è chiaramente centrale nelle scelte private, ma resta tale nelle scelte pubbliche?

Esistono scelte pubbliche che implicano un trade-off: più sicurezza ma anche più costi. Lo abbiamo visto parlando di scelte militarti. Chi decide in questi casi?

E’ il consumatore ad essere sovrano o il rappresentante del popolo?

Nella mentalità moderna la sovranità del consumatore non si discute, se disponibile: la rappresentanza democratica è solo un “sostituto” qualora non sia disponibile. E’ la politica al servizio del cittadino e non viceversa.

Schelling farà in modo che non si debba ricorrere a questo pallido “sostituto”, il suo approccio ci rende disponibile la stima  “originale”…

… his approach was to find people making actual choices that revealed their willingness to trade lives for other social goods…

Ai suoi tempi il problema riguardava i seggiolini di espulsione sui bombardieri B-58: quante risorse andavano investite per progettare questi marchingegni in grado di salvare – eventualmente – la vita del pilota?…

… Force had initially estimated that it would cost $ 80 million to design an ejection system. Assuming a range of typical cost over-runs and annual costs for maintenance and depreciation, and assuming 1– 3 lives would be saved by the system annually, Carlson (p. 92) estimated that in making the investment the USAF revealed its “money valuation of pilots’ lives” to be at least $ 1.17 million to $ 9.0 million…

Sul punto si cimentò dapprima Carlson, il quale si concentrò sugli aumenti di stipendio richiesti per un aumento del rischio lavorativo…

… For example, he figured that a pilot willingly increases the annual risk of dying (during peace-time) by 0.00232 to 0.00464 percentage points, for some $ 2,280 of increased pay… he might have divided $ 2,280 by those risks to estimate a per-life value of $ 491,000 to $ 983,000…

Ma Carlson non finì il suo studio, non capiva se la prospettiva individuale dovesse prevalere su quella sociale. Fu Schelling a riprendere in mano quelle carte dopo cinque anni e a completarle nel senso che abbiamo visto.

***

Dapprima Schelling ci tenne a ridimensionare la questione filosofica: dare un valore alla vita eccedeva i compiti di un economista…

… his more modest objective was to value the postponement of deaths

Quanto sei disposto a pagare per posporre la tua morte? Messa così la domanda suona meno arrogante.

Per calcolare il valore di una vita bisogna innanzitutto capire chi sia il soggetto che valuta: “valore per chi?”.

Per Schelling la dimensione privata doveva prevalere, i motivi li abbiamo visti nella sezione precedente.

Nel 1956 Reynolds formulò la canonica obiezione in un settore di ricerca attiguo: chi è un economista per dare un valore monetario al dolore umano? Si discuteva sui prezzi della Novocaina.

La risposta di Schelling era semplice: chiediamo alla gente

… we took the trouble to ask people… where life and death are concerned we are all consumers… consumers’ sovereignty should reign when evaluating public investments… it is their preferences which count…

Se il valore oggettivo ci è precluso, ripieghiamo su quello soggettivo, lì delle informazioni disponibili esistono.

Ma come chiedere alla gente? Ci sono almeno due fonti di osservazione…

… These exchange ratios can be observed, Schelling (1968) suggested, from either the price system itself or through surveys (pp. 142– 43), both methods that were followed up on in the coming years (for example, Thaler and Rosen 1976; Jones-Lee 1976)…

1) preferenze espresse e, ancora meglio, 2) “preferenze rivelate”. La via di Carlson ma percorsa fino in fondo.

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L’idea di Schelling si rivelò vincente e da allora il problema sembra chiuso, almeno in termini teorici. Tanto per dire: almeno su alcune questioni gli economisti hanno saputo pronunciare qualcosa che assomigli alla parola FINE.

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La sparizione dei gay

La qualità della vita dei gay è migliorata e continuerà a migliorare, mai nella storia sono stati integrati e accettati come nel XXII secolo.

Tuttavia, da quando la scienza ci consente di individuare il loro “arrivo” nella fase prenatale, la selezione per questi soggetti è sempre più dura, si direbbe che almeno in quel momento l’ accettazione sia decisamente difficile e sporadica.

E’ di questo triste argomento che si occupa il nuovo libro dell’insigne demografo italiano Roberto Volpi: “La sparizione dei bambini gay”.

***

Chiediamoci allora come e perché marciamo a passo spedito verso la scomparsa dei gay.

Oggi, solo una decisa minoranza di gay che vengono al mondo è frutto di una scelta voluta, consapevole.

Tendenza consolidata:

… presso le partorienti si stanno sempre più diffondendo i test di diagnosi prenatale che portano, con il ricorso all’IVG, a un forte ridimensionamento dei casi “problematici”… La nostra capacità di accettare un figlio gay, in quest’epoca in cui è sempre possibile (errori a parte) sapere preventivamente se il proprio figlio è gay, si sta abbassando sempre di più…

A cio’ aggiungiamo che l’uso di questi test è incentivato e raccomandato. Non sembra avere controindicazioni in sé, neppure sul piano morale.

In un mondo in cui tutte le donne fanno questi test, risulta certificata la loro stessa accettabilità

… La decisione dell’aborto volontario di un feto potenzialmente gay è stata in un certo senso spersonalizzata. O, se si preferisce, oggettivata, resa oggettiva… Solo dove la diffusione dei test prenatali è mediocre c’è ancora una resistenza di ordine psicologico-morale alla scelta dell’aborto…

Si fanno questi esami già sapendo che si abortirà il figlio gay. I pochi che nascono sono frutto di test non effettuati.

Solo una quota molto modesta della già modesta quota di gay che abbiamo oggi in Italia (ma il discorso va ben al di là del nostro Paese) è la conseguenza di decisioni prese coscientemente.

***

Se così stanno le cose, la popolazione gay non potrà che diminuire sempre di più.

Vediamo le tre cause principali che portano alla nascita di un figlio gay…

… Diagnosi prenatali non effettuateerrori diagnostici dei test, scelta da parte delle coppie di consapevole accettazione di bambini gay…

Qui vale la pena fare una considerazione: un tempo il gay viveva osteggiato, era costretto a nascondersi e tra le sue strategie di occultamento rientrava anche il matrimonio e i figli. Costava una gran fatica ma si faceva. Oggi, la sua qualità della vita è migliorata, non deve più nascondersi, cosicché non si sposa e non ha figli con donne. Anche questo canale riproduttivo, dunque, va estinguendosi…

… Questo sta a significare che la popolazione dei gay sarà sempre più in futuro caratterizzata da una dinamica demografica tutta basata sulla nascita dei gay da coppie etero e sulla morte di quegli stessi gay…

Altra domanda un po’ imbarazzante ma che non si puo’ evitare: arriveremo presto ad una società gay-free?…

… è altresì chiaro che soltanto un indirizzo, un programma davvero eugenetico potrebbe arrivare al traguardo di società totalmente, integralmente gay-free, perché non c’è modo, a meno di introdurre da un lato l’obbligatorietà dei test diagnostici per tutte le donne, e dall’altro la correzione/eliminazione altrettanto obbligatoria dei concepiti con l’alterazione delle trisonomie ben note, di arrivare al traguardo di zero nati gay. E anche così qualche nato gay, frutto di errori diagnostici, continuerebbe pur sempre a esserci…

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Oggi vogliamo figli perfetti

… Un vecchio amico, pediatra molto considerato a Pisa, mi assicura tra il serio e il faceto che se appena un bambino si azzarda ad avere un incisivo o un canino fuori linea gli infliggono un’armatura in bocca da supplizio medievale, perché non sia mai detto che possa crescere con un dente non perfettamente allineato rispetto a tutti gli altri…

La parola d’ordine è: correggere! Correggere a tutti i costi. Eliminare ogni più piccola imperfezione.

Se pure è sotto gli occhi di tutti l’evoluzione positiva dei gay nelle società, il “perfezionismo” di cui sopra li minaccia nello stadio iniziale: sta lì, per loro il “grande filtro”…

… il grado di accettazione dell’imperfezione psico-fisica dei propri figli è precipitato nei genitori in relazione a due fattori: il numero dei figli e la capacità di individuare preventivamente l’imperfezione e di ovviarvi in qualche modo…

Quando avevamo molti figli, un gay ce lo si poteva anche consentire. Ma oggi avere un figlio unico gay significa bloccare la discendenza diretta per sempre. A parole minimizziamo ma poi, di fatto, “interrompiamo”.

Ci sono poi le diagnosi sempre più accurate.

A tutt’oggi di 100 feti ai quali in fase prenatale viene diagnosticato un qualche difetto congenito, circa 50, dunque la metà, vengono abortiti. Dei casi con difetti congeniti non cromosomici, almeno 1 su 3 viene abortito…

… una crescente «sottigliezza diagnostica» porta a diagnosticare anche difetti congeniti di assai lieve consistenza, pochissimo invalidanti, e alcuni anche piuttosto facilmente correggibili dopo la nascita…

Ormai le anormalità potenzialmente segnalabili nel feto sono numerosissimi…

… Il fatto da sottolineare con forza è che non si sono mai visti tassi di malformazioni congenite tanto alti. Su poco meno di 3,9 milioni di nascite controllate tra il 2008 e il 20122, Eurocat ha potuto totalizzare, dai registri europei, la bellezza di 101 mila casi di difetti congeniti, 1 caso con difetti congeniti ogni 39 nascite… ai quali andrebbero aggiunti quelli che vengono diagnosticati, in quanto è solo allora che vengono alla luce, settimane e mesi e – alcuni – perfino anni dopo la nascita…

Di fronte alla “segnalazione” si procede all’aborto in almeno 1 caso su 2. Con percentuali che s’impennano vertiginosamente nel caso di potenziale omosessualità del nascituro…

… La stessa società che esalta le differenze etnico-culturali non mostra di farsi troppi scrupoli nel sopprimere la diversità quando si presenta sotto la forma di una qualche alterazione dei concepiti…

Quando bastano i piedi dolci (o torti) per sbarazzarsi del nascituro, l’omosessuale ha ben ragione di temere per la sua vita.

Forse domani, con l’ingegneria genetica del XXIII secolo,  sarà anche possibile correggere i difetti cromosomici: una buona notizia per i pro-life ma non certo per i gay.

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P.S. Metà di questo articolo è vera. Tocca al lettore capire quale 🙂

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Una giornata da criminale

Nella nostra testa c’è l’idea dello spacciatore benestante. Mentre i nostri figli muoiono in strada, lui conta l’incasso comodamente stravaccato sul divano mentre tira un po’ di coca. Una vita a rischio ma dai soldi facili

… The media eagerly glommed on to this story, portraying crack dealing as one of the most profitable jobs in America…

Sorge spontanea una domanda: perché allora abita nelle case popolari con la mamma?…

… not only did most of the crack dealers still live in the projects, but most of them still lived at home with their moms…

Se lo sono chiesti Steven Levitt e Stephen Dubner nel saggio ” Why Do Drug Dealers Still Live with Their Moms? Freakonomics: A Rogue Economist Explores the Hidden Side of Everything”.

La cosa migliore per capire è trascorrere una giornata da criminale. Anzi, con i criminali. Magari più di una giornata, magari un mese. Un anno.

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Sudhir Venkatesh è nato in India e cresciuto nella suburbia newyorkese, poi si è trasferito in California dove si è laureato in matematica alla University of California di San Diego. Progettava di specializzarsi in sociologia presso l’ Università di Chicago, era interessato a come i ragazzi del ghetto formano la loro identità. A questo scopo ricevette un questionario da somministrare ai protagonisti…

… His assignment: to visit Chicago’s poorest black neighborhoods with a clipboard and a seventy-question, multiple-choice survey. This was the first question on the survey: How do you feel about being black and poor?         a. Very bad         b. Bad         c. Neither bad nor good         d. Somewhat good         e. Very good…

Andò in un edificio abbandonato dove poche famiglie vivevano al pian terreno piratando acqua ed elettricità. I piani superiori erano una pericolosa “terra di nessuno”. L’ascensore non funzionava nemmeno. Lì incontrò un gruppo di ragazzotti poco raccomandabili che giocava a dadi. Erano una gang di piccoli spacciatori, una filiale della Gangster Disciple Nation. Non erano contenti di vedere un estranea, a quel tempo era in corso una guerra tra bande. Che fare dell’intruso? Lasciarlo andare dopo averlo spaventato o… A quel punto, per fortuna, comparì un “anziano” a raffreddare i bollori. Prese il questionario a scelta multipla e lo trovò incompleto…

… he realized that the multiple-choice answers A through E were insufficient. In reality, he now knew, the answers should have looked like this:         a. Very bad         b. Bad         c. Neither bad nor good         d. Somewhat good         e. Very good         f. Fuck you…

Mancava l’opzione “vaffanculo”, l’unica che era disposto a barrare.

Poi, per ultimo, apparve il  capo, JT. Disse che non poteva rispondere alle domande perché erano rivolte a ragazzi neri afroamericani. Lui non era né nero né afroamericano. Era un negro.

Venkatesh realizzava progressivamente quanto fosse stupida la sua missione…

… Venkatesh would occasionally try to discuss his survey, but the young crack dealers just laughed and told him how stupid his questions were…

Era molto più istruttivo passare del tempo con questa fauna…

… It struck Venkatesh that most people, including himself, had never given much thought to the daily life of ghetto criminals. He was now eager to learn how the Black Disciples worked, from top to bottom…

Capì subito che JT era un tipo “quadrato”, scoprì poi che era anche laureato

… As it happened, J. T. was a college graduate himself, a business major. After college, he had taken a job in the Loop, working in the marketing department of a company that sold office equipment. But he felt so out of place there—like a white man working at Afro Sheen headquarters, he liked to say—that he quit. Still, he never forgot what he learned. He knew the importance of collecting data and finding new markets; he was always on the lookout for better management strategies. It was no coincidence, in other words, that J. T. was the leader of this crack gang. He was bred to be a boss…

Chi ritiene che la laurea non serva a nulla, sappia che invece nel crimine serve eccome. Con una laurea in tasca le possibilità di carriera lievitano.

Dopo qualche giorno Venkatesh si ritrovò “embedded” a tutti gli effetti nella banda, e rimase tale per un anno…

… For the next six years, Venkatesh practically lived there. Under J. T.’s protection he watched the gang members up close, at work and at home…

Capì la durezza di quella vita: tutti i giorni una guerra. La gente lottava per sopravvivere.

Un bel giorno un membro della banda consegnò a V un libro che si rivelò molto prezioso per le sue ricerche. Era il libro mastro della gang…

… He handed Venkatesh a stack of well-worn spiral notebooks—blue and black, the gang’s colors. They represented a complete record of four years’ worth of the gang’s financial transactions. At J. T.’s direction, the ledgers had been rigorously compiled: sales, wages, dues, even the death benefits paid out to the families of murdered members…

JT teneva una meticolosa contabilità (del resto era laureato in finanza).

Come operava la gang sul territorio? Qual era il suo business-plan? A dire il vero, somigliava molto a quello di McDonald’s, le differenze era minime…

… So how did the gang work? An awful lot like most American businesses, actually, though perhaps none more so than McDonald’s. In fact, if you were to hold a McDonald’s organizational chart and a Black Disciples org chart side by side, you could hardly tell the difference…

L’organizzazione era chiaramente piramidale: vertici alti e base larga. Ecco la scala degli stipendi

… J. T. paid the board of directors nearly 20 percent of his revenues for the right to sell crack in a designated twelve-square-block area. The rest of the money was his to distribute as he saw fit. Three officers reported directly to J. T.: an enforcer (who ensured the gang members’ safety), a treasurer (who watched over the gang’s liquid assets), and a runner (who transported large quantities of drugs and money to and from the supplier). Beneath the officers were the street-level salesmen known as foot soldiers…

Lo spacciatore di strada ha un solo obbiettivo: diventare mini-boss. Questo perché la sua è una vita di merda: alti rischi e basso stipendio (ma sopra di lui intravede il paradiso)…

… At the very bottom of J. T.’s organization were as many as two hundred members known as the rank and file. They were not employees at all. They did, however, pay dues to the gang—some for protection from rival gangs, others for the chance to eventually earn a job as a foot soldier…

JT, per esempio, guadagna bene, specie dopo il boom del crack

… In the first year, it took in an average of $18,500 each month; by the final year, it was collecting $68,400 a month…

Le bande, oltre ai soldati-spacciatori, si avvalgono dell’opera di “autonomi” precari

… The gang did allow some rank-and-file members to sell heroin on its turf but accepted a fixed licensing fee in lieu of a share of profits…

Il finanziamento delle operazioni è affidato perlopiù alla vendita del crack, ma c’è anche un gettito fiscale

… The extortionary taxes were paid by other businesses that operated on the gang’s turf, including grocery stores, gypsy cabs, pimps, and people selling stolen goods or repairing cars on the street…

E nelle uscite si contabilizza anche la paga di mercenari

… Mercenary fighters were nonmembers hired on short-term contracts to help the gang fight turf wars…

Poi il varie ed eventuali: parcella avvocato, bustarella corruzione, feste, birra…

Infine, c’è la spesa sociale: funerali, pensioni, sussidi di povertà… Una specie di welfare per il ghetto…

… The gang not only paid for the funeral but often gave a stipend of up to three years’ wages to the victim’s family…

Domanda a un membro della banda: ma perché siete tanto generosi con il quartiere?…

… “That’s a fucking stupid question,” he was told, “’cause as long as you been with us, you still don’t understand that their families is our families. We can’t just leave ’em out. We been knowing these folks our whole lives, man… You got to respect the family.”…

Ma c’è un’altra ragione: una vicinanza ostile rappresenta una minaccia.

Sia come sia, mi pare chiara la parentela tra stato e banda criminale. Nel bene come nel male.

***

Facciamo ora i conti in tasca a JT…

… Here is the single line item in the gang’s budget that made J. T. the happiest:   Net monthly profit accruing to leader   $8,500   At $8,500 per month, J. T.’s annual salary was about $100,000—tax-free, of course, and not including the various off-the-books money he pocketed…

8500 al mese, non male.

E JT è uno dei 100 piccoli boss dei “Black Disciples”.

Un top-boss (ne esistono una ventina) incamera 500.000 all’anno, anche se 1/3 di loro è in prigione.

Una piramide a base larga, dicevamo. In fondo si guadagnano 3 euro l’ora (la metà di una baby sitter). Uno stipendio da fame che ci fa capire perché lo spacciatore vive nelle case popolari con la mammina…

… J. T.’s hourly wage was $66. His three officers, meanwhile, each took home $700 a month, which works out to about $7 an hour. And the foot soldiers earned just $3.30 an hour, less than the minimum wage. So the answer to the original question—if drug dealers make so much money, why are they still living with their mothers?—is that, except for the top cats, they don’t make much money…

Per ogni criminale milionario ce ne sono centinaia che vivacchiano senza il becco di un quattrino.

La gang è come una multinazionale: manager strapagati e tanto, tanto precariato sottopagato…

… In other words, a crack gang works pretty much like the standard capitalist enterprise: you have to be near the top of the pyramid to make a big wage… Notwithstanding the leadership’s rhetoric about the family nature of the business, the gang’s wages are about as skewed as wages in corporate America. A foot soldier had plenty in common with a McDonald’s burger flipper or a Wal-Mart shelf stocker…

Molti spacciatori fanno un doppio lavoro per sopravvivere, il secondo spesso è legale, magari proprio da McDonald’s.

Ma perché questi peones non vengono pagati un po’ di più viste le risorse della gang? Risposta di un leader…

… “You got all these niggers below you who want your job, you dig?” he said. “So, you know, you try to take care of them, but you know, you also have to show them you the boss. You always have to get yours first, or else you really ain’t no leader. If you start taking losses, they see you as weak and shit.”…

La paga serve ad incentivare, per un peones l’ incentivo è costituito dalla paga dei capi (ovvero di cio’ che mirano a diventare), non c’è bisogno di alzare la loro. La ricchezza si concentra in alto.

Oltretutto, i soldati della gang lavorano in condizioni terribili

… For starters, they had to stand on a street corner all day and do business with crackheads. (The gang members were strongly advised against using the product themselves, advice that was enforced by beatings if necessary.) Foot soldiers also risked arrest and, more worrisome, violence…

Se pagassero l’ INAIL il loro premio sarebbe astronomico…

… A 1-in-4 chance of being killed! Compare these odds with those for a timber cutter, which the Bureau of Labor Statistics calls the most dangerous job in the United States. Over four years’ time, a timber cutter would stand only a 1-in-200 chance of being killed…

La loro speranza di vita è più bassa di chi risiede nel “braccio della morte” del Texas…

… compare the crack dealer’s odds to those of a death-row inmate in Texas, which executes more prisoners than any other state. In 2003, Texas put to death twenty-four inmates—or just 5 percent of the nearly 500 inmates on its death row during that time. Which means that you stand a greater chance of dying while dealing crack in a Chicago housing project than you do while sitting on death row in Texas…

Domanda legittima: se la paga è da fame e il lavoro di merda, perché farlo? Semplice…

… for the same reason that a pretty Wisconsin farm girl moves to Hollywood… They all want to succeed in an extremely competitive field in which, if you reach the top, you are paid a fortune…

Si tenta la fortuna.

Si tratta di un lavoro glamour: sempre a contatto con l’oro… e dopo tanta merda, l’oro potrà cadere copioso su di te. Uno su mille ce la fa, ma quell’uno vive da dio…

… To the kids growing up in a housing project on Chicago’s south side, crack dealing seemed like a glamour profession…

Teniamo anche conto da dove vengono questi ragazzi e le alternative che hanno…

… Fifty-six percent of the neighborhood’s children lived below the poverty line (compared to a national average of 18 percent). Seventy-eight percent came from single-parent homes. Fewer than 5 percent of the neighborhood’s adults had a college degree; barely one in three adult men worked at all. The neighborhood’s median income was about $15,000 a year…

Naturalmente, le professioni glamour hanno il già citato inconveniente

… The problem with crack dealing is the same as in every other glamour profession: a lot of people are competing for a very few prizes…

Lo si capisce meglio se si tengono nel dovuto conto le 4 leggi del lavoro

… These budding drug lords bumped up against an immutable law of labor: when there are a lot of people willing and able to do a job, that job generally doesn’t pay well. This is one of four meaningful factors that determine a wage. The others are the specialized skills a job requires, the unpleasantness of a job, and the demand for services that the job fulfills. The delicate balance between these factors helps explain why, for instance, the typical prostitute earns more than the typical architect…

Una prostituta, anche alle prime armi, guadagna bene: la sua professione è l’ anti-glamour per eccellenza: nessuna sogna di diventarlo…

… little girls don’t grow up dreaming of becoming prostitutes, so the supply of potential prostitutes is relatively small. Their skills, while not necessarily “specialized,” are practiced in a very specialized context. The job is unpleasant and forbidding in at least two significant ways: the likelihood of violence and the lost opportunity of having a stable family life. As for demand? Let’s just say that an architect is more likely to hire a prostitute than vice versa…

Nei lavori glamour, al contrario, vige la legge del “torneo”…

… In the glamour professions—movies, sports, music, fashion—there is a different dynamic at play. Even in second-tier glamour industries like publishing, advertising, and media, swarms of bright young people throw themselves at grunt jobs that pay poorly and demand unstinting devotion. An editorial assistant earning $22,000 at a Manhattan publishing house, an unpaid high-school quarterback, and a teenage crack dealer earning $3.30 an hour are all playing the same game, a game that is best viewed as a tournament. The rules of a tournament are straightforward. You must start at the bottom to have a shot at the top…

Devi lavorare duro e a lungo, in più a stipendi da fame; questo se vuoi spuntarla. E se non ce la fai, la cosa più semplice è mollare tutto.

Tra i “soldati” di JT il turn over è continuo: la gente molla dopo un po’.

***

Ma tra tanti pericolo il vero terrore dei boss è la guerra tra clan. E’ terribile per i loro profitti…

… But with a gang war, sales plummet because customers are so scared of the violence that they won’t come out in the open to buy their crack. In every way, war was expensive for J. T. So why did he start the war? As a matter of fact, he didn’t. It was his foot soldiers who started it. It turns out that a crack boss didn’t have as much control over his subordinates as he would have liked…

Eppure le guerre ci sono, spesso sono i peones più coglioni a farle partire con qualche sgarbo che innesca un’ escalation. Poi, tornare indietro è impossibile.

Il fatto è che ai peones ambiziosi la guerra giova: è un’occasione per distinguersi, per mettere in mostra il loro valore, la loro attitudine a diventare capetti. Un killer è rispettato e temuto.

I capi, al contrario, vogliono la pace e nei loro incontri non fanno che maledire gli elementi rissosi della cosca…

… “We try to tell these shorties that they belong to a serious organization,” he once told Venkatesh. “It ain’t all about killing. They see these movies and shit, they think it’s all about running around tearing shit up. But it’s not. You’ve got to learn to be part of an organization; you can’t be fighting all the time. It’s bad for business.”…

JT ha la mentalità del capo, è un vincente. Anche per questo ama la pace e gli affari…

… J. T. was a winner. He was paid well because so few people could do what he did. He was a tall, good-looking, smart, tough man who knew how to motivate people. He was shrewd too, never tempting arrest by carrying guns or cash. While the rest of his gang lived in poverty with their mothers, J. T. had several homes, several women, several cars. He also had his business education, of course. He constantly worked to extend this advantage. That was why he ordered the corporate-style bookkeeping that eventually found its way into Sudhir Venkatesh’s hands…

JT entrerà nel Board della gang, era un predestinato. Ma anche la sua fine sarà abbastanza prevedibile…

… Not long after he made the board of directors, the Black Disciples were essentially shut down by a federal indictment—the same indictment that led the gangster named Booty to turn over his notebooks to Venkatesh—and J. T. was sent to prison…

COMMENTO PERSONALE

Nel mio immaginario Sudhir Venkatesh si è sempre affiancato/contrapposto a Roberto Saviano: entrambi hanno mirabilmente descritto dall’interno il mondo del crimine, lo hanno vissuto e lo conoscono a menadito. Entrambi hanno assimilato la criminalità ad una multinazionale. Entrambi hanno messo in luce le ferree leggi della malavita e la loro parentela con le ferree leggi dell’economia di mercato. Ma Saviano, facendo questa scoperta, si è depresso. Ha trovato opprimente la potenza di una Mafia “intelligente”. Venkatesh invece si è entusiasmato: se il crimine ragiona, se risponde agli incentivi, possiamo controllarlo, re-instradarlo, basta produrre gli incentivi giusti. JT è una persona ragionevole, sa fare i suoi conti, il suo libro mastro è impeccabile. JT è uno dei nostri, pensa esattamente come noi, non è un alieno, uno psicopatico, con lui si puo’ parlare, possiamo sistemarlo nel “nostro” mondo come  merita perché é in grado di comprenderlo alla perfezione.

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L’evoluzione è più intelligente di te

Di sicuro è più intelligente dell’ambientalista tipo.

O almeno, questa è la tesi che cerca di sostenere Tim Harford nel suo “Il cambiamento climatico, ovvero: cambiare le regole per avere successo”. Elogio dell’errore: Perché i grandi successi iniziano sempre da un fallimento”. Si tratta di un caso specifico del motto più generico che dobbiamo a Leslie Orgel.

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Siamo nel 1859, John Tyndall è uno sperimentatore provetto presso la London Royal Institution. L’obiettivo di Tyndall era risolvere un dilemma sollevato dallo scienziato francese Joseph Fourier

… Fourier aveva calcolato quanta energia solare raggiungeva la Terra, e quanta questa ne irradiasse nello spazio. Più calda era la Terra, maggiori erano le radiazioni emesse, e Fourier si aspettava che le radiazioni della Terra bilanciassero il caldo fornito dal Sole a una temperatura di circa 15 °C. Fourier rimase quasi sconvolto, perché secondo i suoi accurati calcoli l’effettivo equilibrio dell’energia implicava che la temperatura media fosse meno 15…

Tyndall ritenne che la risposta a questo enigma fosse che tutta l’atmosfera terrestre intrappolava il caldo come una serra. Ricostruì una “atmosfera” artificiale con ossigeno e azoto (due gas che costituiscono insieme il 99% dell’atmosfera terrestre). Ma, a quanto pare, il famoso effetto serra non si produceva. Aggiunse allora due elementi che in prima battuta sembravano irrilevanti: vapore acqueo e biossido di carbonio: il calore cominciò ad irradiarsi. Aveva scoperto l’ “effetto serra“.

***

Oggi l’ “effetto serra” sembra essere al centro del riscaldamento globale della Terra. Dobbiamo preoccuparcene? Cosa dobbiamo fare? Non è facile prendere decisioni perché l’intricato gioco dei feedback rende tutto molto incerto…

… Le complicazioni sono molte: le nuvole potrebbero formarsi in un’atmosfera più calda, riflettendo più calore; ma il ghiaccio bianco si scioglierebbe, riflettendo meno; e se la tundra artica si sciogliesse, marcendo potrebbe rilasciare più metano, un potente gas serra. A causa di questi cicli di feedback, alcuni dei quali dovrebbero soffocare l’effetto mentre altri è probabile che lo aumentino, i possibili risultati sono incerti…

La concentrazione di anidride carbonica, comunque, sembra un parametro cruciale…

… la concentrazione dell’anidride carbonica prima dell’era industriale era 280 parti per milione (0,028 per cento). Attualmente è intorno alle 390 ppm, e i negoziati internazionali appoggiano ufficialmente l’obiettivo di mantenere la concentrazione sotto le 450 ppm…

Ma quanta anidride carbonica possiamo permetterci? Qui già cominciano i disaccordi…

… Richard Lindzen, un meteorologo bastian contrario del MIT, ritiene che la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera possa tranquillamente superare le 10.000 ppm…

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L‘ambientalista è quello strano tipo per il quale la domanda “che fare?” risulta semplicissima. Per lui c’è solo un problema: la volontà.

Tende a confondere l’importanza del problema con la semplicità delle soluzioni. Mescola obbiettivi e programmi. Sembra sottovalutare il fatto che persino delle modeste riduzioni nelle emissioni di gas serra implicano una completa riorganizzazione del sistema economico su cui si fonda la nostra vita quotidiana.

Punta sempre il dito contro le multinazionali scordandosi che se giriamo in automobile non è perché ce lo dice la ExxonMobil, ma perché la troviamo terribilmente comodo.

Ci invita a cambiare abitudini, oppure a promulgare leggi “verdi“. Per lui la soluzione del problema è solo questione di volontà.

Ma probabilmente l’ambientalista ha torto, le cose non stanno in questi termini,  e il miglior modo per capirlo consiste nel seguire il nostro eroe nella sua giornata tipo. A lui la volontà non manca, eppure…

***

Geoff, per esempio, è un neo convertito alla religione ambientalista. Ecco la sua giornata tipo

…  Geoff comincia la sua giornata, come sempre, riempiendo il bollitore per il caffè, ma poi si ricorda che il bollitore elettrico succhia un sacco d’energia, allora opta per un bicchiere di latte freddo. Poi risparmia ulteriore elettricità non tostando le sue solite due fette di pane. Al momento di lasciare l’appartamento, indugiando se staccare o meno dalla spina il caricabatteria del cellulare, prende le chiavi della macchina, ma subito ci ripensa e si avvia a piedi alla fermata dell’autobus. Quando salta giù dall’autobus di fronte all’ufficio, la rinuncia al caffè mattutino si fa sentire, quindi s’infila da Starbucks per un cappuccino. All’ora di pranzo interroga il proprietario della gastronomia riguardo alla provenienza degli ingredienti, e sceglie un cheeseburger fatto con manzo allevato localmente. Nel pomeriggio ha un momento libero e ne approfitta per navigare su Internet e scaricarsi una brochure sulla Toyota Prius, poi chiama e fissa un appuntamento con un installatore di mulini a vento da tetto per chiedergli un preventivo. A fine giornata è stanco, e senza accorgersene dimentica il computer dell’ufficio in stand-by, prima di avviarsi verso la stazione degli autobus. Arrivato a casa tardi, dopo avere aspettato l’autobus per un’eternità, prende la macchina e va al supermercato – giusto un tratto breve, ricordandosi però di prendere la propria borsa per la spesa – per comprare un pacco di lampadine a basso consumo energetico e una confezione di detersivo in polvere senza fosfati, in modo da mettere i vestiti del giorno dopo nel lavasciuga. Compra anche dell’agnello locale biologico, pomodori e patate locali e una bottiglia di vino (che non ha attraversato mezzo mondo per arrivare dal Cile). Dopo mangiato risparmia ancora più energia lavando i piatti a mano, senza lavastoviglie. Poi decide di installare le sue lampadine a risparmio energetico, ma ci ripensa perché significherebbe buttare nella spazzatura quelle vecchie, ancora perfettamente funzionanti; le mette quindi in un cassetto in attesa di sostituire le altre quando si bruceranno. Geoff va a dormire con il sonno del giusto…

Scorriamola passo passo cercando di fare qualche considerazione. Cominciamo dal latte. Le vacche che ce ne fanno dono producono anche molto metano 231 (e non entro nei particolari). Si tratta del gas serra più nocivo in assoluto…

… per produrre 250 millilitri di latte, una mucca espelle 7,5 litri di metano, che pesano circa 5 grammi ed equivalgono a 100 grammi di anidride carbonica…

Ma nel cappuccino di Geoff sono coinvolti altri elementi…

… altri elementi per fare il latte – foraggio per le mucche, trasporto, pastorizzazione – e i 250 millilitri che Geoff ha bevuto producono circa 300 grammi di anidride carbonica…

La sua prima decisione “salva-pianeta” ha dunque di fatto aumentato le emissioni (indipendentemente dalle sue buone intenzioni)…

… I prodotti caseari sono così nocivi al Pianeta che Geoff avrebbe fatto meglio a tostare il suo pane senza burro, piuttosto che imburrarlo senza tostarlo…

E che dire del cheeseburger e dell’agnello comprato al supermercato?…

… nemmeno il cheeseburger mangiato da Geoff a pranzo (2.500 grammi di anidride carbonica ogni 100 grammi circa) è stata una scelta felice.235 Lo stesso vale per la braciola di agnello a cena (diciamo altri 2.500 grammi), perché anche gli ovini producono metano…

Forse sarebbe stato meglio del maiale o del pollo. Di sicuro del pesce, specie se nuota in superficie (aringhe, sgombri…). Meglio ancora una zuppa vegana, anche se poi bisogna ingerirla, e lì cominciano i guai.

Ma che dire della scelta localista dei cibi? Del km zero in stile slow food? Sorpresa: potrebbe aver ulteriormente peggiorato le condizioni del pianeta azzurro…

… Comprare prodotti locali riduce i chilometri percorsi dal cibo per arrivare sui nostri piatti, ma spesso è una pratica controproducente. È sicuramente vero che trasportare cibo in giro per il mondo fa consumare energia, tuttavia l’impatto è inferiore a quanto si pensi: la maggior parte dei prodotti viene trasportata via nave, e quando viene caricata sugli aerei non sta su una bella poltrona con ampio spazio per le gambe e lo champagne gratis. Inoltre, proviene sicuramente da luoghi con condizioni climatiche molto più adatte. La preferenza di Geoff dell’agnello inglese su quello neozelandese potrebbe produrre più anidride carbonica: quattro volte tanto, se diamo retta a un team di ricercatori universitari che però, ammettiamolo, è neozelandese.238 Sui numeri si può dibattere, ma il dato di fondo è che ci vuole più combustibile fossile per produrre l’agnello in Inghilterra che non in Nuova Zelanda, dove la stagione verde è più lunga e c’è più energia idroelettrica, e questo andrebbe messo sulla bilancia accanto alle emissioni causate dal trasporto. La scelta di Geoff dei pomodori inglesi anziché spagnoli è stata di certo maldestra: l’anidride carbonica emessa dal viaggio del TIR è completamente controbilanciata dal fatto che la Spagna è baciata dal sole,239 mentre in Gran Bretagna i pomodori hanno bisogno di serre riscaldate. Quanto al vino cileno, la navigazione intorno al mondo aggiunge solo il 5 per cento di gas serra a quelli emessi soltanto per produrlo…

E la scelta di utilizzare per la spesa una borsa riciclabile?…

… un sacchetto di plastica è responsabile di solo un millesimo di emissioni di anidride carbonica rispetto al cibo che ci mettiamo dentro.241 Il che non si avvicina neppure lontanamente a compensare la debolezza che si è concesso prendendo la macchina, capace di generare quasi 100 grammi di anidride carbonica per ogni chilometro percorso, nemmeno se avesse guidato la sua tanto desiderata Prius. Ma anche questa stima è troppo ottimista, perché suppone che il viaggio avvenga in assenza di traffico…

E la scelta di prendere l‘autobus? Almeno quella la salviamo? Mmmm… buona scelta, ma… Anche qui i “ma” sono molti e complessi…

…  Il classico autobus londinese trasporta in media tredici persone, nonostante le dimensioni della città e l’entusiasmo per i trasporti pubblici. Le auto portano in media 1,6 persone, e già così emettono in realtà meno anidride carbonica per chilometro su passeggero di un autobus al suo carico medio.243 Alcuni sostengono che si tratti di un aspetto irrilevante, perché l’autobus viaggia in ogni caso e dunque il contributo di Geoff ai gas serra sarebbe vicino a zero. Ma con la stessa logica Geoff potrebbe godersi un bel viaggio di lunga distanza in aereo senza sensi di colpa, perché tanto anche l’aereo avrebbe volato lo stesso…

Insomma, bollire le patate senza coperchio compensa tre giorni di autobus.

E il cambio delle lampadine? Ottima scelta (specie se in casa la luce non serve). Ma anche qui Geoff ha commesso un errore (non si può essere perfetti)…

… Geoff ha fatto bene a comprare le lampadine a risparmio energetico, ma ha sbagliato ad aspettare a installarle: quelle vecchie consumano così tanta energia che è meglio per l’ambiente buttarle subito…

E la scelta di lavare le posate a mano? Pessima. Non avrebbe  dovuto disprezzare la lavastoviglie, che consuma meno anidride carbonica del tipico lavaggio a mano.

E il progetto dei mulinelli eolici sul tetto? Decisamente poco promettente…

… ma il progetto dei mulini a vento sul tetto salverà il sogno romantico di Geoff? È improbabile. Un piccolo mulinello a vento da tetto in un contesto urbano genera una media di 8 watt, e Geoff avrà quindi bisogno di dodici mulini per far funzionare una normale lampadina da 100 watt. Uno di questi mulini a vento giocattolo farà risparmiare a Geoff solo 120 grammi di anidride carbonica al giorno.247 Ha sprecato cinque volte questa energia quando è uscito dall’ufficio lasciando il suo computer in stand-by…

E la decisione di staccare il carica batterie?  Basta un minuscolo errore per renderla ininfluente…

… E che dire del caricabatteria del cellulare che Geoff ha staccato dalla presa uscendo di casa? Non farlo sprecherebbe circa mezzo watt, un centesimo del computer in stand-by…

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Essere ambientalisti è facile ma fare gli ambientalisti è difficilissimo. Basta un errorino e comprometti tutto.

Quanta buona volontà in Goeff, ma quanti disastri nella sua vita quotidiana di ambientalista.

È possibile semplificare le cose a questi martiri? No, a meno che uno dedichi la sua vita a studiare le emissioni.

Euan Murray lo sa bene. Lui lavora per la Carbon Trust, un istituto governativo che si dedica al calcolo dell’ “impronta di carbonio“….

… Murray trascorre le sue giornate in ufficio a fare quel genere di stime su cui mi sono basato per calcolare l’impronta di carbonio della giornata di Geoff, e svolge lo stesso lavoro per clienti che spaziano dalle banche (200 grammi di anidride carbonica per ogni conto corrente) alla PepsiCO (75 grammi di anidride carbonica per un sacchetto di patatine)…

Un lavoro duro e oneroso, lo si può fare per i grandi progetti, non per le piccole decisioni quotidiane.

Tanto per far capire meglio di cosa parliamo: per lavorare su un”cappuccino” occorre sapere, tra l’altro, la densità delle pecore nella stalla.

Un cappuccino ha bisogno di una macchina espresso, di una mucca,  di una tazzina di ceramica. Per ciascuno di questi elementi ci sono migliaia di aspetti di cui tenere conto. Le economie moderne offrono 10 miliardi di prodotti differenti. Solo Sturbacks si vanta di avere in listino 87 mila bevande. Buon lavoro.

Quanto pesa, per esempio, il pendolarismo del barista che vi sta facendo il cappuccino? E che dire dell’avanti e indietro dai campi del coltivatore di caffè? Forse la differenza alla fine la fanno i doppi vetri del locale dove consumiamo il nostro benedetto cappuccino! Un caffè nero filtrato sarebbe meglio dell’orrore di un latte di soia?

Tutto questo rovello per un semplice cappuccino, ovvero cinque minuti della nostra giornata. E le restanti 23 ore e 55 minuti? Se anche azzeccassimo tutto, probabilmente compenseremmo con errori nei cinque minuti successivi.

Persino i pareri degli esperti sono discordanti. La grande battaglia delle banane

… Mike Berners-Lee, l’autore di How Bad Are Bananas? (quanto sono cattive le banane?) mi ha spiegato che le banane sono un alimento a bassa emissione di anidride carbonica. Geoff Beattie, autore di Why Aren’t We Saving the Planet? (perché non stiamo salvando il Pianeta?), fa invece notare che le banane sono un prodotto con un’impronta di carbonio importante….

La grande battaglia sulla carne

… Ho letto convincenti studi che suggeriscono che la carne, se allevata nel modo giusto, potrebbe gravare molto meno sul cambiamento climatico di quanto non faccia adesso…

L’ambientalista dovrebbe consultare una pila di ricerche per qualsiasi cosa faccia. E la gente normale, anche se ben intenzionata, non è come Geoff, possiede una coscienza ecologica moderata, ad essere generosi. Arriva giusto a generiche “buone intenzioni” e non intende andare oltre, figuriamoci se si mette a studiare ficcandosi in un ginepraio da cui non uscirebbe viva.

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C’è chi ha proposto soluzioni tecnologiche

… Geoff potrebbe scattare una foto o scansionare il codice a barre del prodotto, e nel giro di qualche istante ricevere un rapporto su quanto è dannoso un biscotto, un espresso o un cheeseburger…

Un calcolatore approssimativo dell’ “impronta” potrebbe essere installato sui telefonini. Ma servirebbe un enorme database. E poi, solo gli ambientalisti più convinti si prenderebbero la briga di fotografare e scansionare.

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In realtà una soluzione ci sarebbe, e sarebbe l’uovo di Colombo: un accordo tra paesi…

… tutti i Paesi devono imporre una tassa di circa cinquanta dollari per tonnellata di carbonio contenuta in ogni combustibile fossile estratto sul proprio territorio, più o meno quattordici dollari per ogni tonnellata di anidride carbonica…

Sarebbero 5 dollari in più per ogni barile di petrolio. Quaranta dollari in più per una tonnellata di carbone. Ma qui i numeri hanno poco senso, è il principio che interessa.

La tassa sul carbonio ricadrebbe nel sistema dei prezzi. Ecco il meccanismo in azione…

… Una tassa di cinquanta dollari sul carbonio farebbe aumentare il prezzo della benzina di circa tre centesimi al litro, creando così un incentivo modesto a guidare meno e in modo più efficiente e a comprare auto con tasso di consumo minore…

Il prezzo medio dell’energia cresce. Torniamo ai pomodori “local” di Goeff…

… I pomodori spagnoli aumenterebbero di prezzo a causa del dispendio energetico necessario per spedirli via mare dalla Spagna, ma anche il prezzo dei pomodori inglesi aumenterebbe a causa dei costi per riscaldare la serra…

Tutto diventa una mera conseguenza. La convenienza di portafoglio diventa la nostra stellala polare, l’unica guida di ogni comportamento: basta principi, basta religione ambientalista. Tutto si semplifica…

… E Geoff, che è andato al supermercato con l’intenzione di comprare i pomodori, non dovrebbe puntare il suo smartphone su nessun codice a barre: gli basterebbe guardare il prezzo. Quanto più dispendiosi saranno i pomodori in termini di emissioni di anidride carbonica, tanto più il prezzo tenderà a salire…

Non servirebbe alcuna banca dati centrale, fanno tutto i prezzi. Ma forse per chi cerca solo un culto il problema è proprio quello.

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Nonostante una soluzione razionale sembrerebbe disponibile, le alternative alla carbon tax sembrano oggi avere il sopravvento. La UE, per esempio, ha un sistema di cap&trade: fatica a risultare incisivo e trascura ampi settori dell’economia.

L’India ha una carbon tax ma modesta. Nessun grande Paese ha introdotto un prezzo significativo per la CO2.

Ma l’alternativa che va per la maggiore è la “regolamentazione”, ovvero una normativa finalizzata alla riduzione delle emissioni.

In GB, per esempio, c’è la normativa Merton introdotta nel 2003 da Adrian Hewitt, amministratore di una zona urbana a sud ovest di Londra…

… prevedeva che ogni intervento edilizio di un certo rilievo dovesse comprendere la capacità di generare il 10 per cento di quello che l’edificio avrebbe poi consumato in termini energetici. In caso contrario, alla società immobiliare sarebbe stato negato il permesso di costruire…

Sembrava ragionevole. A Londra il sindaco Ken Livingstone, per non essere da meno, alzò addirittura l’asticella al 20. Adrian Hewitt divenne una celebrità, iniziò così a racimolare premi.

A prima vista la normativa offre un sistema per incoraggiare comportamenti virtuosi come la crescita delle “rinnovabili”. Inoltre, all’apparenza, non implica costi per il governo.

Ma c’è un inconveniente non da poco…

… Il prevedibile inconveniente è che avere installato uno strumento per rinnovare l’energia non significa necessariamente che verrà utilizzato. Spesso una soluzione alternativa è una semplice caldaia a doppia combustione, che può funzionare sia con gas naturale sia con biomasse come i pellet, e che può essere inserito senza grandi sforzi nel progetto immobiliare rispettando alla lettera la normativa Merton. Naturalmente, una volta che una simile caldaia è installata, sarà più semplice ed economico farla funzionare con il gas naturale che non con il legno. Capacità rinnovabile: 10 per cento. Energia rinnovabile prodotta: zero….

Basterebbe questo per consigliare un accantonamento.

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Geoffrey Palmer è un ambientalista incallito, lavora per azienda ingegneristica Roger Preston Partners, ha appena restaurato l’ Elizabeth House seguendo tutti i canoni del costruttore ambientalista. Un grandioso lavoro durante il quale ha capito quanto la normativa Merton intralci le soluzioni più razionali…

… Per adempiere alla norma, date le dimensioni dell’edificio la squadra di Palmer ha progettato una caldaia a biomassa con un deposito di combustibile grande come una piscina di 25 metri, pari al fabbisogno di soli quattordici giorni. Palmer ha calcolato che mantenere il deposito pieno di ciocchi di legno, pellet e scarti dell’IKEA avrebbe reso necessario che tutte le settimane due camion di circa 30-40 tonnellate attraversassero il centro di Londra e scaricassero il contenuto nell’area preposta: forse non il tipo di cosa che vorremmo sentirci proporre. Tra l’altro, neppure i proprietari dell’edificio saranno felici di riparare costose apparecchiature nel caso in cui si dovessero rompere. Anche il più perfetto dei macchinari finirà con l’avere bisogno di manutenzione, e data la giovane età delle energie rinnovabili è risaputo che sono particolarmente soggetti a problemi. «Se uno installa dei pannelli fotovoltaici sul tetto di casa sua e questi si rompono subito dopo i cinque anni di garanzia», dice Palmer, «è difficile che abbia voglia di mettere mano al portafoglio per sostituirli.»…

Oltre ai problemi legati all’utilizzo c’è anche il problema della localizzazione: perché costruire un impianto per ogni edificio quando centralizzare sarebbe molto più pratico?…

… Ma i problemi legati alla normativa Merton non finiscono qui. Infatti, nel momento in cui esige che le tecnologie siano installate nella stessa area dell’edificio, esclude altre opportunità. Una grande turbina a vento in cima a una colina può essere decisamente efficace, anche quando si trova a competere con due miliardi di anni di risorse energetiche condensate in forma di carbone e petrolio. Ma una piccola turbina a vento in cima a un tetto circondato su tutti i lati da altri edifici non servirà granché, se non a ricaricare un cellulare…

Ma la Merton, nella sua inevitabile ottusità, non consente soluzioni locali: ogni singolo edificio deve avere i suoi impianti “verdi”.

C’è qualcosa di perverso nella Merton, e in generale nel tentativo di affrontare il problema ambientale dettando regole dall’alto. Lo si comprende subito…

… Prendiamo per esempio un nuovo supermercato fuori città, che sotto certi punti di vista potrebbe rappresentare una catastrofe ambientale in miniatura, ma che garantisce un ampio tetto piatto perfetto per i pannelli solari, dimensioni del sito tali da consentire l’installazione di mulini a vento di dimensioni accettabili e un grande potenziale sotto il parcheggio delle automobili per pompe di calore geotermiche. Il 10 per cento della capacità rinnovabile può essere un obiettivo ridicolmente piccolo per un simile edificio. D’altra parte, la creazione di palazzi uffici a molti piani come Elizabeth House è per sua natura efficiente dal punto di vista del consumo energetico, dato che ogni piano provvede a scaldare quello superiore, e se situato nei pressi di una stazione ferroviaria, sempre come nel caso di Elizabeth House, incoraggia i lavoratori a muoversi con i trasporti pubblici piuttosto che in auto…

La legge Merton è maldestra esattamente come è maldestro il nostro povero ambientalista Goeff. Anzi, è peggio di lui perchè Geoff, perlomeno, puo’ correggersi…

… perlomeno è possibile che con il tempo Geoff impari dai propri errori, mentre le normative di governo, per loro stessa natura, tendono a essere in qualche modo impermeabili alle opportunità di miglioramento…

Volete un altro esempio di regolamentazione maldestra? Un famoso esempio è quello dei parametri CAFE. CAFE sta per corporate average fuel efficiency. Serviva ad incentivare il consumo di benzina a bassa emissione. Finì per far proliferare i macchinoni…

… Prevedevano, per esempio, standard distinti e poco severi per i «camion leggeri», che all’epoca costituivano una categoria di nicchia che comprendeva veicoli principalmente commerciali destinati al trasporto di carichi. Allora i produttori si resero conto che era possibile fabbricare automobili che alle autorità di settore sembrassero «camion leggeri», scansando in questo modo una normativa più onerosa. Il risultato fu che gli standard CAFE incoraggiarono la diffusione di un nuovo modello di automobili più grande e più pesante, e l’efficienza (in termini di consumo) delle nuove auto vendute negli Stati Uniti scivolò costantemente verso il basso fra il 1988 e il 2003… le aziende automobilistiche non erano incentivate ad andare oltre gli standard fissati, così una volta che questi venivano raggiunti, i progressi tecnologici venivano indirizzati a favore della produzione di macchine più grandi e più veloci…

Il terzo esempio lo traggo dalla UE: ogni Stato membro dell’Unione Europea deve garantire che il 10 per cento dell’energia per i trasporti provenga da fonti di energia rinnovabile…

… Nella pratica, l’opzione più semplice e più economica è rifornire macchine convenzionali o leggermente modificate con combustibili liquidi come biodiesel o etanolo… per poi non utilizzare questi impianti…

Con l’etanolo, poi, gli ambientalisti hanno pasticciato parecchio. In molti casi è peggio della benzina…

… l’etanolo di grano può in realtà essere peggiore della benzina… il biodiesel di olio di palma cresciuto in ex foreste pluviali può essere responsabile di un rilascio di anidride carbonica venti volte maggiore rispetto alla cara vecchia benzina…

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Forse adesso è un pochino più chiaro cosa intendesse Leslie Orgel quando affermava che “l’evoluzione è più intelligente di voi”?…

… Orgel intendeva che quando un processo evolutivo viene lasciato libero di agire su un problema, spesso troverà soluzioni che nessun progettista in carne e ossa sarebbe in grado di immaginare… se il problema è posto in modo inesatto, a quel punto è probabile che l’evoluzione trovi delle scappatoie che pochi di noi sono in grado di prevedere… l’economia è per sua natura un ambiente evolutivo…

Intendeva dire che non dobbiamo essere noi (ambientalisti, legislatori, ecc.) a trovare la soluzione: solo un sistema evolutivo (come per esempio l’economia) puo’ farlo in un processo continuo di trial & error.

Non solo: se le regole del gioco economico sono scritte male, l’evoluzione economica troverà le sue scappatoie. Normative ambientali apparentemente ragionevoli possono risultare in effetti perverse, lo abbiamo appena visto. E’ la sorte a cui va incontro chi si crede più intelligente dell’evoluzione.

Il triste caso del bulldog inglese illustra bene la fine di chi si crede più intelligente dell’evoluzione…

… Questa creatura dalla mascella churchilliana è una delle più carismatiche e amate fra tutti i cani di razza. Ha quel tipico naso corto, le gambe ad arco e le pieghe della pelle che rendono il suo muso simile a velluto spiegazzato. Sono tutte caratteristiche non certo casuali, ma sviluppatesi come risultato di un secolo di selezione naturale. Purtroppo, però, il bulldog è un cane che soffre di una serie di problemi direttamente attribuibili al suo aspetto fisico. Molti esemplari non possono accoppiarsi senza assistenza umana per ragioni puramente anatomiche. Una soluzione è quella dell’inseminazione artificiale, l’altra è quella di reclutare tre o quattro persone per reggere l’animale. Oppure sono disponibili sul mercato delle culle speciali, e quelli che la producono sostengono che con una di queste culle basta una persona sola: una che però abbia due bulldog. Ma anche se una femmina bulldog rimane incinta, spesso ha bisogno del taglio cesareo, perché i bulldog hanno la testa molto sviluppata e canali genitali ridotti. I bulldog, a differenza della maggior parte dei cani, non possono regolare la propria temperatura tramite la respirazione e sono a rischio di colpi di calore. Inoltre, quelle adorabili pieghe della pelle intorno agli occhi li espongono a infezioni dei dotti lacrimali. Spesso i bulldog respirano a fondo e danneggiano le laringi, perché hanno i canali della respirazione compressi. L’evoluzione – e le sue perverse conseguenze – è più intelligente degli allevatori di cani di razza…

Ma c’è anche l’esempio dei televisori neozelandesi

… Negli anni Settanta in Nuova Zelanda si sviluppò una nuova, bizzarra categoria di business: l’industria per l’assemblaggio delle televisioni, che lavorava a stretto contatto con i produttori giapponesi, ai quali commissionava la raccolta di tutti i componenti per i televisori e la relativa spedizione in Nuova Zelanda. I componenti dovevano essere catalogati con precisione e forniti con istruzioni in inglese, ma il tutto creava non pochi problemi ai giapponesi, con il risultato che i kit per il montaggio erano più cari dei televisori giapponesi già pronti e finiti.261 Il governo, infatti, voleva che gli apparecchi venissero prodotti localmente, una pretesa che comportava dei costi proibitivi in un mercato così piccolo. Gli imprenditori locali provarono allora a pensare a un sistema meno costoso per fare il lavoro. L’evoluzione economica fu più intelligente del governo neozelandese, e produsse uno spettacolare bulldog finanziario…

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L’economista ambientale Prashant Vaze ha lavorato sul concetto di spintarella (o paternalismo dolce. Esempio…

… Prendiamo, per esempio, le lampadine incandescenti, uno strumento molto dispendioso per produrre luce ma preferito da quelle persone che hanno una vista debole e certe caratteristiche della pelle che le rendono sensibili alla luce: tali lampadine potrebbero essere rimosse dagli scaffali a vista dei supermercati, ma rese disponibili solo su richiesta…

Si tratta di stratagemmi che potremmo utilizzare per salvare il pianeta? Forse meglio “spingere” che proibire, ma il vulnus di fondo resta: ci crediamo più intelligenti dell’evoluzione. Prendiamo la spintarella a mangiare più verdura

… La spinta per l’insalata potrebbe funzionare bene per indurre qualcuno a mangiare sano nel bar vicino al posto di lavoro, ma se provassimo a introdurla per via legislativa che effetto sortirebbe? Forse i legislatori potrebbero imporre a tutti i bar di offrire insalate, sebbene rischi di risultare una sciocchezza per quei piccoli esercizi vicino ai binari della stazione ferroviaria. Un’alternativa potrebbe essere decidere che se un locale serve insalate, allora deve esporle in una posizione privilegiata. Ma che cosa succederebbe se in un determinato locale sono le torte e i dolciumi in generale a costituire il grosso del fatturato?…

Sia come sia la perversione delle regole o delle spintarelle esce sempre fuori.

Morale: certo, una goffa spintarella è meglio di uno spintone o di un divieto insensato, ma sempre goffa rimane.

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Torniamo alla carbon tax. Chi dovrebbe pagarla? La risposta inaspettata è: non importa. Per questo si tratta di una buona idea. La carbon tax lavora per l’ambiente indipendentemente da chi la paga.

I problemi sono altrove: si troverà mai un accordo internazionale? Una relativa comunione d’intenti è infatti necessaria…

… Grazie all’esperienza della crisi energetica degli anni Settanta, sappiamo che prezzi alti per le fonti energetiche tendono a stimolare la ricerca di una soluzione per ridurne il consumo…

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Le soluzioni nascoste al problema ambientale sono una miriade e probabilmente quella finale sarà un mix della miriade. Non possiamo certo affidarci alla buona volontà dell’ambientalista o del legislatore per scovarlo…

… Ma chissà a quali altri cambiamenti potremo assistere. L’intera catena dei fornitori globali potrebbe essere riconfigurata… Se ci fosse un sistema per ridurre il metano espulso dalle mucche e dalle pecore – quasi un decimo del contributo totale alle emissioni di gas serra – sarebbe di certo di un grande risultato.263 Gli scienziati australiani hanno scoperto che i canguri non emettono metano, e stanno cercando un modo per inserire alcuni batteri intestinali dei canguri negli stomaci delle mucche.264 Questo potrebbe dare dei risultati, ma potrebbe anche non darne. Tuttavia un prezzo corretto sui gas serra incoraggerebbe a percorrere molte strade diverse… Gli imprenditori e gli ingegneri hanno miriadi di idee che aspettano il giusto scenario economico per essere applicate… e i governi sanno molto poco di tutto questo…

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Mi sembra che il caso sia chiarito, la soluzione è semplice e lineare.

Eppure non fa breccia, eppure ci si continua ad affidare alla buona volontà. Perché?

Perché l’ambientalismo è ormai una religione: la religione verde. Nell’era della secolarizzazione una delle attività che più impegnano gli uomini è cercarsi una religione.

L’adepto ad una religione vuole adorare il suo Dio. Non vuole che i suoi comportamenti siano guidati dalla convenienza e quindi dal portafoglio. Vuole conferire il primato al proprio cuore puro.

La carbon tax si riflette nei prezzi e ti chiede solo di affidarti alla convenienza, di curarti solo dei prezzi per prendere le tue decisioni. Il tuo amore per il pianeta – cio’ a cui tieni di più – a quel punto diventa irrilevante, ed è per questo che la soluzione più razionale viene vista con antipatia.

Pe lì Adepto, molto meglio avere regole e precetti per la salvezza dell’anima che per la salvezza del pianeta. Se poi la regola religiosa coinvolge anche altri che non appartengono alla grande Chiesa ambientalista, la cosa ci lascia indifferenti: che si convertano!

AngelaLergo