Falsa coscienza

Se c’è qualcosa che manda in crisi la scienza è il concetto di coscienza umana: impossibile sia da negare che da spiegare.

Lo scienziato che se ne occupa parte sempre con le fanfare, ovvero con premesse che ci fanno ingolosire (finalmente sapremo!), ma finisce regolarmente deragliando e parlando d’altro, ovvero di una “falsa coscienza” che ben poco ha a che vedere con cio’ che intendiamo noi tutti per “coscienza”.

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Cos’è la coscienza umana?

Se lo chiede David Chalmers, e nessuno è più titolato di lui a rispondere.

Cominciamo con l’osservare che sarebbe impresa disperata negarne l’esistenza

… Non c’è niente che conosciamo più intimamente dell’esperienza cosciente, ma non c’è niente che sia più difficile da spiegare…

L’indagine scientifica sembra essere impotente a trattare l’oggetto…

… Negli ultimi anni, tutti i tipi di fenomeni mentali hanno ceduto all’indagine scientifica, ma la coscienza ha caparbiamente resistito…

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I problemi che si incontrano parlando di “coscienza” sono molti. Alcuni sono di facile soluzioni…

… I problemi facili della coscienza riguardano quelli che spiegano i seguenti fenomeni: La capacità di discriminare, categorizzare e reagire agli stimoli ambientali; L’integrazione dell’informazione mediante un sistema cognitivo; La riferibilità degli stati mentali; La capacità di un sistema di accedere ai propri stati interiori; La focalizzazione dell’attenzione; Il controllo deliberato del comportamento; La differenza tra la veglia e il sonno…

In questi casi la scienza fa il suo corso senza grandi problemi…

… Nessuno mette in discussione che questi fenomeni possano essere spiegati scientificamente. Ognuno di loro è chiaramente suscettibile a una spiegazione in termini di meccanismi computazionali o neurali…

Facciamo l’esempio del sonno

… Per descrivere il sonno e la veglia, sarà sufficiente un’appropriata descrizione neurofisiologica dei processi responsabili dei differenti comportamenti dell’organismo in ognuno di questi stati…

Poi però c’è il vero problema, quello difficile, quello legato all’esperienza…

… Il problema difficile della coscienza è il problema dell’esperienza… Come ha sostenuto Nagel2, c’è qualcosa come essere un organismo conscio. Questo aspetto soggettivo è l’esperienza. Quando vediamo, ad esempio, abbiamo esperienza di sensazioni visive: la qualità percepita del rosso, l’esperienza del buio e della luce, la qualità della profondità in un campo visivo… Ad esempio la qualità del blu scuro o la sensazione del do centrale?…

Come si passa dalla fisicità all’interiorità, ma soprattutto: perchè questo passaggio?

… Perché un processo fisico dovrebbe dare origine in generale a una vita interiore? Oggettivamente, sembra immotivato che ciò debba avvenire e tuttavia accade…

Giova distinguere tra coscienza e consapevolezza, tanto per distinguere tra problemi facili e problemi difficili

… Un’altra maniera utile per evitare confusioni3 è riservare il termine «coscienza» per i fenomeni dell’esperienza, utilizzando il termine meno insidioso di «consapevolezza» per i fenomeni descritti prima, la cui evidenza è più riconoscibile. La comunicazione risulterebbe molto più agevole… Molte volte sia i filosofi che gli scienziati che trattano dell’argomento sfruttano l’ambiguità del termine «coscienza»…

Di solito, quando la scienza parla di coscienza sta bluffando: dice di affrontare il problema “difficile” e poi, piano piano, slitta senza dir niente sui  problemi “facili”…

… Capita spesso di trovare un articolo sulla coscienza che inizia invocando il mistero della coscienza, per mettere poi in rilievo la peculiare intangibilità e ineffabilità della soggettività e concludere esprimendo la preoccupazione di non avere ancora una teoria di questo strano fenomeno. Chiaramente qui si sta parlando del problema difficile: il problema dell’esperienza. Nella seconda parte dell’articolo, il tono si fa più ottimista e viene presentata la teoria che l’autore ha sulla coscienza. Dopo averla esaminata, si comprende che questa teoria riguarda uno dei più evidenti fenomeni come la riferibilità, l’accesso introspettivo o simili. Alla fine l’autore dichiara che la coscienza si è rivelata essere un problema tutto sommato trattabile, ma il lettore sente di essere stato vittima di un raggiro. Il problema difficile rimane inalterato…

I problemi facili di solito sono di tipo funzionale

… I problemi facili sono facili proprio perché riguardano la spiegazione delle capacità e delle funzioni cognitive. Per spiegare la funzione cognitiva, abbiamo bisogno solo di specificare un meccanismo che può assolvere la funzione. I metodi delle scienze cognitive sono adatti per questo genere di spiegazione e quindi sono adatti per i problemi facili della coscienza…

In casi del genere basta descrivere un meccanismo

… Come possiamo spiegare l’assolvimento di una funzione? Spiegando il meccanismo che assolve la funzione. A questo fine i modelli neurofisiologici e cognitivi sono perfetti…

In alcuni casi “ridurre” la spiegazione alla descrizione di un meccanismo funzionale è operazione impeccabile. Facciamo il caso che sia necessario spiegare cos’è un gene

… per spiegare il gene abbiamo avuto bisogno di individuare il meccanismo che immagazzina e trasmette le informazioni ereditarie da una generazione all’altra. Si è così scoperto che questa funzione è svolta dal Dna…

Ma nel caso della coscienza si chiede di andare oltre poiché le medesime cose potrebbero “funzionare” anche senza coscienza

… Quando si tratta dell’esperienza cosciente, questo tipo di spiegazione fallisce. Ciò che rende difficile e pressoché unico il problema difficile è che esso va oltre i problemi sull’assolvimento delle funzioni…

La coscienza è una presenza non necessaria. In altri termini, perché non siamo degli zombi ma esseri coscienti? Perché l’assolvimento di certe funzioni è accompagnato dall’esperienza? Non c’è un’altra questione analoga.

Nel fare certe cose emerge una coscienza, il perché non si sa.

Abbiamo bisogno di un nuovo approccio…

***

Ma vediamo i casi più noti di fallimento esplicativo.

Crick e Koch…

… Negli ultimi anni numerosi lavori hanno trattato del problema della coscienza dalla prospettiva delle scienze cognitive e delle neuroscienze… Il primo è la «teoria neurobiologica della coscienza» elaborata da Crick e Koch…

Oscillazioni neuronali e coscienza…

… Questa teoria si concentra su alcune oscillazioni neurali del valore di 35-75 Hz nella corteccia cerebrale; Crick e Koch ipotizzano che queste oscillazioni siano alla base della coscienza. .. permetterebbe di legare i contenuti delle informazioni. Il «legare» è il processo mediante cui pezzi di informazioni riguardanti una singola entità e rappresentati separatamente vengono riuniti per essere usati in processi futuri…

In una spiegazione del genere il difetto è evidente…

… Una teoria simile sarebbe preziosa, tuttavia non ci direbbe niente sul perché facciamo esperienza dei contenuti più importanti…

Si parla ci “correlati neuronali” ma i correlati non spiegano l’esperienza…

… Crick e Koch propongono di vedere in queste oscillazioni i correlati neurali dell’esperienza… rimane aperta la questione esplicativa: perché le oscillazioni producono esperienza?… Se non sappiamo perché il legame e l’immagazzinamento dovrebbero produrre esperienza, non può essere di nessun aiuto parlare delle oscillazioni. Se invece sapessimo perché il legame e l’immagazzinamento producono esperienza, i dettagli neurofisiologici sarebbero solo la ciliegina sulla torta…

Il problema “difficile” della coscienza non è scalfito da Crick e Koch…

… Non credo che Crick e Koch, da ultimo, intendano affrontare il problema difficile, per quanto alcuni li abbiano interpretati altrimenti…

Altro tentativo…

… Il secondo esempio riguarda un approccio al livello della psicologia cognitiva. Si tratta della teoria della coscienza come spazio di lavoro globale elaborata da Bernard Baars nel suo libro Un teoria cognitiva della coscienza…

Anche qui i limiti sono evidenti…

… Il massimo che la teoria è in grado di fare è dire che l’informazione viene esperita perché è accessibile globalmente. Ora però la questione emerge, seppur in forma diversa: perché l’accessibilità globale dovrebbe dare luogo all’esperienza cosciente?…

Altre spiegazioni che non spiegano: Edelman

… Una critica simile potrebbe essere mossa a qualsiasi lavoro che negli ultimi anni ha adottato un approccio cognitivo o neuroscientifico nello studio della coscienza. Il «darwinismo neurale» di Edelman, ad esempio, affronta le questioni concernenti la consapevolezza percettiva e la concezione di sé, senza dir nulla però sul perché dovrebbe esserci anche un’esperienza…

Nemmeno con Daniel Dennett  facciamo passi avanti…

… Il modello degli «abbozzi multipli» di Dennett9 è perlopiù diretto a spiegare la possibilità della narrazione di determinati contenuti mentali…

Altro fallimento…

… La teoria del «livello intermedio» di Jackendoff10 offre una descrizione di alcuni processi computazionali che sostengono la coscienza, ma Jackendoff stesso sottolinea che la questione di come questi processi «si proiettino» nell’esperienza cosciente rimane avvolta nel mistero…

Il lavoro di questi autori non è inutile ma nessuno esplicita che sta affrontando solo problemi “facili” e non il vero problema…

… Gli studiosi che utilizzano questi metodi spesso sono ambigui sulla loro concezione del problema dell’esperienza cosciente, sebbene talvolta assumano una posizione chiara in merito…

Alcuni fanno semplicemente finta di niente

… La prima strategia consiste semplicemente nello spiegare qualcos’altro…

Altri negano l’esistenza di un problema irrisolto

… La seconda opzione consiste nell’adottare la linea dura e negare il fenomeno. (Variazioni su questo approccio sono presenti in Allport, Dennett e Wilkes11)… Alcuni negano esplicitamente il fenomeno, sostenendo ad esempio che ciò che non è verificabile esteriormente non può essere reale…

Altri annunciano che intendono prendere di petto il problema ma poi lo eludono…

… Nella terza opzione, alcuni studiosi dichiarano che spiegheranno l’esperienza nel suo significato autentico… Tuttavia, di solito si sorvola rapidamente sul momento centrale della spiegazione e si finisce con il trovarsi davanti a una specie di magia…

Alcuni credono di interessarsi al problema ma poi si interessano solo al sostrato fisico del problema…

… una ragionevole strategia consiste nell’isolare il sostrato dell’esperienza. In fin dei conti, quasi tutti concedono che l’esperienza sorge in un modo o in un altro dai processi cerebrali e ha senso quindi identificare il tipo di processo da cui nasce. Crick e Koch, ad esempio, sviluppano la loro ricerca isolando il correlato neurale di coscienza… la strategia è chiaramente incompleta…

***

Alcuni autori hanno capito che per non eludere il vero problema occorre introdurre nell’analisi un elemento extra.

Per certi è la nozione di caos

… Non c’è carenza di proposte su quale dovrebbe essere l’ingrediente extra. Alcuni suggeriscono un’iniezione di caos e dinamica non lineare…

Per altri l’elemento extra deve essere ricavato dalla fisica quantistica, oppure dalle nuove scoperte in ambito neurofisiologico…

… Altri ancora si appellano alle prossime scoperte nel campo della neurofisiologia. Alcuni, invece, ipotizzano che la chiave del mistero si troverà al livello della meccanica quantistica…

È facile capire perché si avanzino tutte queste proposte. Dato che nessuno dei vecchi metodi funziona, la soluzione deve trovarsi in qualcosa di nuovo.

Alcuni autori si limitano a prendere atto: noi non possiamo capire certe cose…

… A questo punto alcuni vorrebbero rinunciare, essendo convinti che non avremo mai una teoria dell’esperienza cosciente. McGinn16, ad esempio, sostiene che il problema è troppo difficile per le nostre menti limitate; rispetto al fenomeno da indagare, siamo «cognitivamente refrattari»…

COMMENTO PERSONALE

La posizione pessimista sembrerebbe essere la più ragionevole: noi non possiamo capire cosa sia la coscienza… senza introdurre una presenza divina: Dio dona all’uomo la coscienza per la sua felicità e la sua realizzazione. No coscienza, no party. Se le cose stanno in questi termini, il problema della coscienza è il problema di Dio, almeno per come puo’ comprenderlo l’ateo. In altri termini: solo un solido teismo può spiegare in modo attendibile cosa sia la coscienza umana. Ma questa è un’altra storia.

occhio

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