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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

I bamboccioni dell’ Expo

I nostri giovani sono schizzinosi nelle loro scelte lavorative?

L’ argomento è tornato di attualità recentemente:

“Per gli uomini di Expo reclutare le seicento persone da mettere al lavoro durante il periodo dell’esposizione non è stata una passeggiata, in particolare se si guarda alla fascia sotto i 29 anni, giovani ai quali veniva proposto un contratto di apprendistato:parliamo di 1.300-1.500 euro al mese suppergiù, comprensivo di festivi e notturni come da contratto nazionale. Dunque, il 46 per cento dei primi selezionati è sparito al momento alla firma. Sparito anche nel senso letterale del termine: qualcuno non ha neppure mandato una mail per dire «Grazie, ci ho ripensato»”

A queste “insinuazioni” è stato replicato per le rime ma non è certo mia intenzione fare il conticino della serva per verificare se Tizio o Caio siano o meno bamboccioni. Vorrei invece svolgere qualche considerazione generale.

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Probabilmente i ragazzi di oggi sono più “bamboccioni” ma non più stupidi rispetto ai ragazzi di ieri, il loro opportunismo, qualora ci fosse, sarebbe razionale.

Viviamo in un mondo molto più ricco rispetto a quello passato, concedersi qualche vizietto sarebbe naturale.

Inoltre viviamo in un mondo in cui i vecchi hanno redditi superiori ai giovani: i genitori mantengono i figli anziché viceversa, come invece è sempre stato nella storia dell’ uomo. E’ chiaro che qualcuno approfitti di questa situazione per indugiare nel calduccio della propria cameretta.

Ma oltre all’ “opportunismo razionale” c’è anche la “scelta razionale” di attendere, un merito, non un vizio.

Facciamo il caso di un laureato in giurisprudenza che cerca di collocarsi.

Ora, immaginate un mondo dove ogni avvocato è destinato a lavorare per 2000 euro al mese in condizioni che non variano granché da un posto all’ altro. In un mondo simile si accetta la prima proposta ricevuta, perché attendere oltre? Solo il vizio e l’ opportunismo potrebbero giustificare un rifiuto.

Ebbene, il mondo immaginato ha qualche somiglianza col mondo passato ma non c’è nulla di più distante rispetto al mondo attuale.

Guardo solo alla mia città: nella ristrettissima cerchia della classe dirigente gli avvocati sono sovra-rappresentati. D’altro canto, anche il “sottoproletariato” precario e malpagato è zeppo di avvocati che bivaccano in tribunale in cerca di una causa da pietire.

Morale: se parti con una laurea in giurisprudenza non sai ancora nulla del tuo destino: probabilmente entrerai nel sottoproletariato ma non puoi escludere un ruolo ai vertici. In queste condizioni il primo passo deve essere particolarmente oculato, una tattica attendista paga.

Lo sa bene chi organizza le “pesche” in oratorio: se vuoi vendere molti biglietti il montepremi deve essere variegato e andare dalla ciofeca di plastica alla crociera. Premi di buon valore ma omogenei fanno vendere poco: chi con un biglietto è quasi certo di accaparrarsi una torta di ribes non ne compra un altro se in palio ci sono solo torte di ribes o succedanei delle torte di ribes.

Chi rifiuta un lavoro è come se acquistasse un ulteriore biglietto alla pesca: con un montepremi strutturato nella maniera che ho descritto è naturale aspettarsi vendite massicce.

Obliqua difesa di Fabio Volo

Dopo i successi riscossi in radio e in televisione quel simpaticone di Fabio Volo ha cominciato a scrivere libri dominando ben presto le classifiche con oltre 5 milioni di copie vendute.

Il dibattito si è subito aperto: per molti la fama letteraria di Fabio Volo è un chiaro sintomo del degrado culturale in cui è precipitata la nostra editoria, d’altronde non poteva che finire altrimenti quando il dio denaro detta legge anche nel sacro tempio della cultura.

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E’ difficile difendere il ragazzone bergamasco, specie se non hai letto i suoi libri, tuttavia si puo’ tentare di farlo in modo obliquo, difendendo quel mondo di cui Fabio Volo rappresenta l’ esito obbligato: la cultura commerciale. Nel mondo della cultura commerciale meriti e fama viaggiano separati, è chiaro che in casi del genere ti becchi tonnellate di Fabio Volo e anche di peggio.

Parto subito con un’ammissione: se il vostro obbiettivo è quello di educare il prossimo la cultura commerciale non è lo strumento ideale. Si tratta di un difetto così grave? Non penso: difficile educare un ventenne che entra in libreria, ormai è tardi. Vale la pena di ricordare il motto dei gesuiti: “dateci un bambino di sei anni e ne tireremo fuori un uomo”. Per loro è tardi anche a sette anni! Se la cultura educa poco vorrà dire che ci penserà la scuola o qualcos’altro, vi sembra davvero una richiesta tanto bizzarra?

Ecco, molti si fermano qui: se la cultura non educa allora che me ne faccio? La scarsa capacità educativa della cultura commerciale è senz’altro un costo ma in un’analisi costi/benefici bisognerebbe dare un’occhiata anche ai secondi.

La cultura commerciale esalta le scelte del consumatore e se hai delle tare nella testa queste si trasferiscono anche nelle tue scelte. Il lato buono della faccenda è che perlomeno sarai più motivato in quel che fai. La motivazione non è cosa da poco, è la premessa necessaria per fare un’esperienza autentica. Così come molti hanno le loro poche ma reali esperienze estetiche guardando la pubblicità, molti avranno le loro uniche sincere emozioni letterarie impugnando un libro di Volo. Meglio che niente, lo deve ammettere anche chi immagina facilmente standard più elevati.

Tra le virtù della “celebrità” c’è quella di convivere bene col “merito”.

La celebrità si limita ad essere celebre, non vuole accollarsi alcun merito, lo lascia volentieri ad altri, anzi, in un mondo complicato le chiare leggi della celebrità ci orientano, e orientano anche chi è ossessionato dai “meriti”. Quando il fine letterato entra in libreria sa già dove trovare i libri di Osip Ėmil’evič Mandel’štam di cui è sempre in caccia: nell’ angolo in fondo a destra (quello con la muffa incipiente) a fianco di Bolano e Sebald, giammai in vetrina o sul bancone centrale, da cui gira debitamente alla larga senza perder tempo. In fondo l’ importante non è dove sta il suo tesoretto ma saperlo reperire alla svelta. Nel mondo dei fan di Volo posso leggere Dante in santa pace, ne posso disporre a poco prezzo, in tempo reale e in quantità elefantiache; nel mondo dei fan di Dante (per esempio la scuola obbligatoria) posso leggere Volo solo sottobanco, anzi, sotto il banco. Il paradosso è che in quel mondo scarseggia persino “Dante”, è razionato con cura ed elargito dall’alto ad un’élite ristretta.

L’esistenza delle celebrità migliora il mondo anche facilitando le relazioni. Se voglio attaccare bottone con una ragazza posso buttar lì qualcosa su Volo, funziona! Funziona sia con l’analfabeta che con l’ esegeta di Paul Celan. Grazie a Volo non dobbiamo sempre ricorrere al tempo atmosferico, è un  gran passo avanti!

Ma la separazione tra fama e merito ha un pregio che s’ impone su tutti: moltiplica la varietà. La varietà ci fa digerire meglio l’ abbondanza.

Nel mondo del merito oggettivo i Sacerdoti vergano  un unico canone letterario con al vertice una ristretta élite: la (ormai) sparuta schiera dei consumatori di libri registra e legge (spesso annoiandosi), quella dei produttori potenziali di libri registra e per una vita si rode  il fegato dall’ invidia.

Nel mondo dove fama e merito convivono, invece, ognuno puo’ cercare la sua nicchia e lì dentro realizzarsi. Ci sono nicchie ovunque.

Andy Warhol disse che c’è un quarto d’ora di celebrità per tutti. Un quarto d’ora dura poco ma di quarti d’ora ce n’è una caterva.

Avete presente quanto è voluminoso Il libro dei Guinness? Trovate il vostro record e primeggiate se ne avete voglia, e così anche in letteratura.

Cercate la vostra specialità! Il mondo è talmente vario che primeggia anche mia nonna: in parrocchia nella gara delle torte di ribes vanta una striscia di successi non indifferente e vive beata nella sua nicchia dove puo’ sfoggiare uno status invidiabile, tutti si scappellano quando passa sul sagrato, anche se la gara delle torte ormai si perde indietro nel tempo.

E allora, basta rosicare! Cercate la vostra nicchia e coltivate lì una vostra rispettabilità. Un mondo vario ci salva dalle umiliazioni della “gerarchia unica” dove avrete inevitabilmente un posto infame.

I libri di volo vi offendono? Chiamateli libroidi e continuate a vivere tranquilli leggendo cio’ che vi esalta, c’è posto per tutti nel grande mondo della cultura commerciale.

Senza contare che la varietà ha anche un valore sperimentale, a volte fai delle scoperte che neanche un pool di critici super-selezionati avrebbe potuto mai preventivare: alcuni videogame sono vere opere d’arte! Chi l’avrebbe detto? In fondo la cultura USA (una delle più commerciali) non ha prodotto solo schifezze, e uso un eufemismo, regge bene il confronto con la cultura sussidiata di stampo europeo (troppo spesso una ridistribuzione di reddito dai poveri ai ricchi). Certo, noi abbiamo un grande passato ma spesso dimentichiamo che persino gran parte di quel passato era “cultura commerciale” sponsorizzata da mecenati.

Per tirare le somme mi sembra proprio che i benefici compensino i costi, scelgo allora il mondo della cultura commerciale, scelgo il mondo che scinde fama e meriti, scelgo il mondo della varietà, scelgo il mondo che consacra Fabio Volo. E’ il mondo migliore, forse, anche per leggere Dante.

Leggendo "Sei ricco, Coniglio" di John Updike

Tassellando il melone:

updike

  1. Lavoratori con esperienze estetiche nel week end: fu colto da una beatitudine bovina…
  2. Elettrodomestici parlanti: lo sgraziato risucchio quando si apre o si chiude la porta del frigo…
  3. La mente è un muscolo: quella dannata difficoltà di pensare alla fine della giornata…
  4. Un tenero ricordo del padre: era stato tanto gentile da morire al momento giusto…
  5. La grande verità a proposito dei morti: è che lasciano spazio…
  6. Una vita per la fabbrichetta: con quella sua vocetta stridula che sembrava una mola da arrotino, spaccava le palle tutto il tempo con consigli per la resa ottimale…
  7. In concessionaria: l’odore di auto nuova presente perfino nei depliants…
  8. In officina: la vasta pace squadrata di questo posto maschile insaporito dall’andirivieni delle ragazze dell’amministrazione…
  9. Il boss guarda l’ orizzonte: mentre se ne sta lí nella sua propria pelle, conscio dell’ombra che si getta alle spalle…
  10. Dal sarto: centoquattro di vita, ha cercato di dirgli il commesso di Kroll finché lui non ha tirato in dentro la pancia e l’uomo, con estrema riluttanza, ha stretto un po’ il metro…
  11. Il Tempo del Maschio scorre: quel progressivo recedere delle tempie…  e quando si rade, lo specchio riflette un caos di bargigli e mollezze sotto il mento, che non sopportano di essere guardati tanto da vicino…
  12. Sarcasmo: emise la solita risatina monosillabica…
  13. Tipi non del tutto affidabili: l’aria perbene e disidratata di un ubriacone redento…
  14. L’ annuncio della malattia: un giorno cominciò a notarsi ancora di piú il suo teschio…
  15. Piccoli momenti di trascurabile felicità: Gesù, l’ altro giorno  se n’è andato perfino John Wayne… Coniglio è felice semplicemente perché è vivo… si accontenta di trotterellare per la concessionaria mentre pensa: “questi fanatici dello stare in forma cadono secchi nei parchi come mosche”.
  16. Il Direttore ha comunicazioni importanti da fare: attaccò come se parlasse col modulo sul tavolo…pronunciando con estrema cura la parola cruciale…
  17. Guardando Piero Angela in TV: si inoltrò a tentoni nella storia, che per lui è immersa nella nebbia, con una suddivisione in secoli non piú precisa. Qualche data spuntò inattesa qua e là…
  18. Il Cliente ha sempre ragione 1: non sta bene lasciare i clienti da soli a sentirsi scemi… Sono timidissimi, i clienti, peggio dei cerbiatti…
  19. Il Cliente ha sempre ragione 2: se ne sta piantato lí grosso e stolido, e Harry deve girargli attorno a passettini veloci…
  20. Scena sexy: notò il gonfiore della carne dove premono le spalline del top… mentre tremolano nelle due piccole amache del reggiseno
  21. Rinvenuto un vecchio mazzo di chiavi dietro il mobile: fra cui alcune che su questa terra non aprono piú niente…
  22. Difetti delle auto asiatiche: I giapponesi avranno tutte le virtú ma sono corti di gamba…
  23. Quando esci dalla concessionario con l’ auto nuova di zecca: palpò il volante alla vana ricerca del clacson…
  24. Corteggiamento: ha paura di spaventarla, e di distruggere anche la propria vibrante eccitazione di fronte a una possibilità ancora da verificare…
  25. Il venditore di razza: si stupisce lui stesso di come la sua lingua snocciola misure in centimetri…
  26. Topologia del fascino: c’è qualcosa di sexy nelle sue palpebre inferiori, con la scarsità di sonno che le ombreggia…
  27. Pericolo giallo in concessionaria: dipendesse da me, venderei le auto americane al grossista appena entrano da noi. Non le vuole nessuno tranne i negri e i portoricani, e prima o poi si sveglieranno anche loro…
  28. Congedo tipico tra maschi all’ aperitivo: andrò a vedere cos’ha bruciato Janice per cena…
  29. Rientro in casa dopo il lavoro: parcheggia e struttura nella mente la frase d’ esordio…
  30. Autoradio anni 70: ragazze negre con acute voci metalliche cantano frasi insensate su una base ritmica elettrica martellante e gli piace, gli piace pensare a queste negrette, di Detroit probabilmente, i loro fidanzatini alle prese con la catena di montaggio…
  31. Cambio di stazione: la disco-music si trasforma nei Bee Gees, uomini bianchi che sono riusciti nella miracolosa impresa di cantare come donne nere. Stayin’ Alive spara il suo martellante ritmo amplificato e quello strano gemito nasale sullo sfondo…  E John Travolta… Coniglio lo considera sempre il Vinnie Barbarino dei Ragazzi del sabato sera, ma per un certo periodo l’estate scorsa gli Usa sono stati suoi al cento per cento, e non c’era figa sotto i quindici anni che non sognasse di essere scopata da un tamarro sul sedile posteriore di una macchina parcheggiata a Brooklyn…
  32. Cambio stazione: i capelli arricciati della Streisand e il suo naso ebreo…
  33. Cambio stazione (e trovi la Gruber): arriva il giornale radio. Lo legge una giovane voce femminile in tono annoiato, come se sapesse benissimo di farci perdere tempo…
  34. Sorpasso con occhiataccia: la vecchia guida con entrambe le mani ben strette al volante e sul viso l’espressione di chi si aspetta che dentro il cofano scoppi una bomba…
  35. Il borghese e il telegiornale: la sua indignazione di fronte a un pomposo finocchio che la passa liscia…
  36. Immigrazione all’ angolo della strada: ragazzi scuri che pensano in lingue che usano solo loro…
  37. Mogli: ha sempre avuto la carnagione olivastra e ancora prima di luglio è già abbronzata come una selvaggia… Dal calore che emana, si capisce che ha litigato con la madre… È ricco grazie alla sua eredità e questa comune consapevolezza li tiene uniti come una particolare forma di sessualità, comoda e sorniona…
  38. Reazioni alla prima portata: avanzi e insalata, il mio menu preferito!
  39. Il Regno della Suocera: poi va nel muffoso salotto dove le tapparelle sono sempre abbassate, il regno dei musi lunghi di mamma Springer…
  40. Quando ci si prepara come si deve si è in grado di affrontare qualsiasi cosa: risponde freddo, sentendosi dentro nuovi spazi creati dal gin…
  41. Ogni tanto un diversivo è utile: Harry innesca un dietrofront e marcia in sala da pranzo, facendo fremere i vetri piombati della vetrinetta antica…
  42. Arriva la suocera!: La signora Springer scende con le sue dolenti gambe idropiche… diffida del pavimento della sala da pranzo… Quel sorrisetto infido e improvviso da commerciante…
  43. Annuncio: il nipote è fidanzato: scommetto che è nera. – Oh mamma, non tirar fuori tutti i tuoi pregiudizi! Il piccolo Arnold e gli altri telefilm di neri li guardi alla Tv, no?
  44. Liti tra donne: È pazzesco quel loro flagellarsi reciprocamente usando dei fantasmi di uomini, papà che è morto, Nelson che è via, e perfino Harry è una specie di fantasma, visto che parlano di lui come se non ci fosse…
  45. Visto che non lo cagano, sparecchia: il colapasta di alluminio piacevolmente leggero da portare…
  46. Si giunge in cucina passando per il corridoio: abitato da silenziose presenze vegetali…
  47. Ricordo del figlio sparito nei vari campus: l’ha visto diventare un liceale con un misero ciuffo di baffetti che si vedeva solo se ci batteva la luce…
  48. Il dopo-cena dei litiganti: la serata trascorre in uno stagnante crepitio televisivo misto a risentimento inespresso…
  49. Azione e reazione: quando lei si alza per andare di nuovo a riempirsi il bicchiere, lui passa sulla partita dei Phillies…
  50. Consapevolezza femminile: e in piú la morte comincia a sbocconcellarle il corpo quel tanto da farle capire che non è poi quella preziosissima coppa e che non c’è nessun superman per cui conservarlo…
  51. Infine, l’ amore: un atto talmente glorioso ridotto a questo confuso raspare di due vecchi corpi, uno assonnato e uno ubriaco…
  52. Il posto delle suocere: digerisce il broncio dormendo oltre una fetta di cemento…
  53. Scoperte trascurabili: intuisce l’intelligenza in lei, ma l’intelligenza nelle donne non gli è mai interessata…
  54. I limiti della vita da scapolo: le ragazze che si tira dietro Buddy sono una buona lezione per Harry sui limiti della vita da scapolo: piccole segretarie indurite, direttrici di ristorante, ex figlie dei fiori con l’aria da streghe, code di cavallo brizzolate e seni piatti coperti di gioielli Navajo, ragazzone sovrappeso vice capo del personale in uno di quei torvi nuovi palazzi di uffici senza finestre, dove passano le giornate a gettare i tabulati dei computer nel cestino della carta straccia. Donne pescate nel dimenticatoio, gambe gessose e facce lievemente storte, come se fossero state spinte nella trentina da una brutta botta laterale.
  55. Appena dopo la prima vera esperienza: la donna stanca che diventerà si sta già facendo largo sul suo viso.
  56. In posa: con quel sorriso sbilenco per la macchina fotografica…
  57. In ascolto della moglie: accendendosi un’altra sigaretta per rendere teatrale la sua pazienza,  inclina la lunga testa con un occhio chiuso a difesa dal fumo…
  58. La storia riferita entra nel vivo: la voce scende a un sibilo cospiratorio…
  59. Segnali: forse con piccole e inesplicabili fitte come questa gli uomini cominciano a morire…
  60. I genitori riflettono sul figlio pelandrone e fuori corso: be’… in fondo è ancora all’università… “Non si direbbe”, sente la necessità di urlare.
  61. Tensione al funerale: stanno litigando sottovoce: molti enfatici bisbigli da parte di Peggy, a cui Ollie risponde con stoici borbottii sempre guardando fisso davanti a sé… dopo l’ultimo furibondo bisbiglio di Peggy Fosnacht tutto si quieta…
  62. Funzioni della musica liturgica: l’organista scarabocchia gli andirivieni di una fuga per dar modo a tutti di tossire e cambiare l’incrocio delle gambe…
  63. Cerimonie: la piccola folla dei consanguinei…
  64. Parenti mal messi rivisti dopo secoli: probabilmente fa il ladro, nei momenti liberi…
  65. In fila per la Comunione: il collo muto e fragile di Nelson…
  66. Trucchetti coniugali: accende la radio per spegnere la conversazione…
  67. Il bicchiere mezzo pieno: Dio, è sempre tonta… una consapevolezza che lo consola…
  68. Incinta: quella sontuosa e lenta compostezza delle donne che non portano solo sé stesse…
  69. Vani tentativi di riguadagnare la pace: Janice segue la curva per restargli con la bocca attaccata all’orecchio…
  70. Nonna: bismamma…
  71. Quasi pronto in tavola: nel forno cuociono dei qualcosa avvolti in pancetta…
  72. Controtenore: durante l’ intervallo hanno fatto cantare uno di quelli che sanno fare la voce alta come le donne…
  73. La distrazione sempre in agguato quando ascolti lo zio monologante: una rosetta in un sopracciglio che manda una sventagliata di peli nella direzione sbagliata…
  74. Predestinate: Ha già la bella andatura dritta della cameriera…
  75. Il palinsesto della suocera: a quest’ ora macina lo sceneggiato su Mosè, a giudicare dall’intonazione biblica delle voci, che urlano e rombano intervallate da musica in crescendo…
  76. Giovani: si presentaronocome se si fossero appena beccati un masso sulla testa e fosse stata un’esperienza fantastica…
  77. In Sacrestia per accordarsi sul compenso del Prevosto: una versione in sordina del suo vocione da cerimonia…
  78. Vendette a vuoto: gli occhi scuri sporgenti non tradiscono alcuna consapevolezza della scortesia di Harry…
  79. Pettegolezzi interiori: tutti i peli che non ha in testa li ha sulle braccia, come fa Thelma a sopportarlo?
  80. Jitterbug: quella pausa di una battuta sui calcagni prima della giravolta…
  81. Convenevoli: la stretta di mano di Ollie è floscia, fibrosa e micragnosa
  82. Le virgole nella conversazione: si volta per rivolgergli quel suo sorriso essiccato ma stranamente perfetto, un sorriso come quelli che guizzavano nei vecchi film in bianco e nero, pudichi e sicuri di sé, un sorriso che è un filo di pura melodia e che quando era giovane doveva sembrare il tramite per una vita molto piú elevata di quella a cui si è fermata…
  83. Coca: il pfff della lattina che si apre non vale piú niente da quando hanno messo quella piastrina di sicurezza per impedire agli idioti di soffocarsi…
  84. Misticismo: Il mio pensiero sulla religione è che… che se non ne hai un poco, sprofondi…
  85. Rigenerazione: il riposino comincia a entrargli nelle ossa e si sente piú di buon umore…
  86. Il sentimento dominante: sembra che abbia nostalgia della vita mentre ancora sta vivendo…
  87. Il travaglio della gravidanza: adesso Pru scoreggia perché il bambino la scombussola tutta là dentro…
  88. L’ espressività della suocera: non ha detto granché ma le è venuta la gola a chiazze e si è capito benissimo che per lei era un affare di stato…
  89. Rospi espettorati: con quelle labbra chiuse frettolosamente come se avessero appena pronunciato una dolente verità e non avessero intenzione di rimangiarsela.
  90. Muri: la tappezzeria, col suo complicato disegno di cose che entrano ed escono da altre cose…

Sterilofobia

Consideriamo tre coppie unite in matrimonio:

  1. Coppia A. Si tratta di una coppia omosessuale (necessariamente senza figli)
  2. Coppia B. Si tratta di una coppia eterosessuale con un figlio.
  3. Coppia C. Si tratta di una coppia eterosessuale con tre figli.

Ammettiamo adesso che la situazione ambientale sia la stessa per tutti e la condizione finale imputabile alla libera scelta degli individui coinvolti.

Come si orienta il giudizio della Chiesa?

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Ultimamente ci si concentra sulla condanna alla coppia A, e a causa di questa condanna la Chiesa viene spesso definita “omofoba”.

In realtà la Chiesa non condanna l’ omosessualità ma l’ esplicita scelta di sterilità.

Nota bene che per un omosessuale è difficile avere figli in modo naturale ma non impossibile: con grande sforzo – di cui la Chiesa nel suo giudizio deve tener conto – anche l’ omosessuale maschio, per esempio, puo’ sposarsi con una donna e avere figli.

Ora consideriamo la coppia B, anch’ essa compie una scelta di sterilità: anziché avere tre figli sceglie liberamente di averne uno, eppure in questo caso non sembra risuonare alcuna condanna. Perché?

E’ ben vero che la coppia B non sia completamente sterile, d’ altro canto, se misuriamo il differenziale di trattamento riservato dalla Chiesa ad A e B con quello riservato a B e C i conti non tornano.

Perché allora il primo differenziale ci sembra più ampio del secondo quando il secondo dovrebbe essere doppio rispetto al primo?

Forse la fecondità non è l’ unico valore di cui si tiene conto. Ma che altro valore si protegge? La stabilità di coppia?

Non penso, anche la coppia A è sposata. Inoltre, empiricamente, le coppie lesbiche sono anche più stabili di quelle eterosessuali eppure la condanna coinvolge anche loro.

La mia ipotesi è un’ altra: nella coppia omosessuale il peccato di sterilità è più visibile.

Nel momento in cui due omosessuali decidono di sposarsi fanno pubblicamente una scelta di sterilità (*) mentre se una coppia etero decide di avere un figlio anziché tre fa questa scelta in privato, il pubblico non puo’ facilmente entrare nella loro intimità e scandalizzarsi per il peccato che compiono.

Francamente non saprei se tutto cio’  giustifichi i diversi trattamenti che ricevono dalla Chiesa i vari peccatori, io penso di no, ad ogni modo è una spiegazione plausibile di quanto succede.

(*) anche una coppia omosessuale puo’ avere dei figli con metodi “non naturali”, senonché la Chiesa  condanna proprio quei metodi. Ad ogni modo qui si va su un altro terreno e per non finire fuori tema lascio cadere l’ argomento.

Diclosure: avrei potuto avere almeno 4/5 figli e invece ne ho fatti solo 2. (Ammetto di sentirmi colpevole ma solo previa ragionamento).

Leggendo “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio

Solo quelli che non hanno rischiato nulla abusano della parola. Vale all’ ippodromo come in letteratura.
Qualche lampo:
  1. Il candidato partigiano visto dai conoscenti: la sua vaga, gratuita, reputazione d’impraticità.
  2. Il rientro inatteso dello sbandato: la scultorea stupefazione del padre.
  3. Finalmente nei panni borghesi: quella ritrovata attillatezza, comodità e pulizia (basta la leva per capire al volo).
  4. Finalmente la lettura dei giornali: quarti d’ora e piú su un dettaglio…
  5. In cerca di un rifugio per imboscarsi: la villetta era stupida e pretenziosa
  6. Trasferimento a piedi sulle colline langarole: sotto un sole guasto.
  7. La stressante inattività: il guadagno fatto col dormire diurno si dilapida nell’insonnia notturna.
  8. Il padre: e la sua voce opaca, irrimediabilmente anarrativa (vengono in mente le fiction italiane).
  9. Spettacoli raccapriccianti: la faccia meteca del gerarca.
  10. L’ imboscato in missione: nell’ ora atramente propizia.
  11. Voce dalla radio americana: affascinante nella sua correttiva vibrazione twang (ricordi la la twang guitar di Dick Dale?).
  12. La guerra che torna in mente: il distante ricordo gliela magnificava.
  13. Fiorello La Guardia parla alla nazione: intollerabile nella sua sbracata inflessione siculo-inglese.
  14. I devoti di Radio Londra: l’orecchio teso a districare e tesaurizzare l’ultimo urlio di Churchill.
  15. Lo zio è nervoso: trema in tutta la sua mole gelatinosa… smania sudoroso col fare dell’omone dalla respirazione fischiante.
  16. Arriva l’ autunno: si spande una nera tristezza piombata sulle colline derubate dei naturali colori.
  17. Brulichio accelerato della folla di paese vista a distanza: e nel ridicolo era una clandestina punta d’angoscia, viperina.
  18. Come onorare un genitore degno: l’unica maniera di ripagarlo sarebbe stata d’amare suo figlio come il padre aveva amato lui: al padre non ne verrà niente, ma il conto sarà pareggiato nel libro mastro della vita.
  19. Propaganda: quei sorrisi di esplodente fiducia… i sentimenti elementari a galla, che congelavano tutti i protagonisti in una antichissima iconicità, annullando secoli di progresso nell’atteggiamento.
  20. Un ricordo tra tanti: la bovina, esangue faccia del Duce liberato.
  21. Giornali che cadono dal tavolino: angoscioso planare di uccelli sparati.
  22. Presentimenti del genitore: tante ne succederanno che non ne avremo mai piú gli occhi asciutti.
  23. Un padre visto da lontano: scendeva il sentiero con l’accentuazione delle sue congenite spalle curve
  24. Imprevisti: e uno stimolo sessuale, repentino e clamoroso, giunse a complicare tutto.
  25. Continua.

Leggendo “L’Imitazione di Cristo” di Tommaso da Kempis

Tra i libri di devozione, il mio preferito. Che stile!
Passaggi che vorrei rimeditare:
  1. Precedenze: preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire.
  2. Effetti collaterali perniciosi: coloro che sanno desiderano apparire.
  3. Invito allo svuotamento cerebrale: quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato.
  4. Il fascino dell’ ombra: cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla.
  5. La minaccia della passione: Che cosa ti lega e ti danneggia di più dei tuoi desideri non mortificati?
  6. Diffidare: un consiglio domina gli altri, fatti guidare da uno migliore di te.
  7. Cosa cercare: anela alla verità, fuggi la bellezza.
  8. Il covo del maligno:  l’eleganza della parola.
  9. L’ edificazione impedita: ci è di ostacolo la nostra smania di indagare.
  10. Un destino di sofferenze: attende colui che non è perfettamente morto a se stesso.
  11. Prossimità della follia: chi mette la sua fiducia negli uomini e nelle altre creature è un insensato.
  12. Nelle relazioni: la familiarità non è affatto necessaria. Se impari a non curarti della gente, questa lascerà che tu attenda tranquillamente a te stesso.
  13. Da meditare: stare sottomessi, vivere soggetti a un superiore e non disporre di sé è cosa grande e valida. E’ infatti molto più sicura la condizione di sudditanza, che quella di comando. Corri pure di qua e di là; non troverai pace che nell’umile sottomissione sotto la guida di un superiore.
  14. Rapporto con l’ attualità: stai lontano dall’agitarsi che fa la gente, l’occuparsi delle faccende del mondo è un grosso impaccio, ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima.
  15. Temprarsi: è bene per noi che incontriamo talvolta difficoltà e contrarietà, proprio quando la gente attorno a noi ci offende e ci scredita, noi aneliamo con maggior forza al testimone interiore, Iddio.
  16. Vanità dell’ agitarsi: non puoi vincere semplicemente con la fuga, punta invece sulla sopportazione.
  17. Trappole intellettuali: stai attento a non giudicare, è poi difficile liberarsi da vecchie posizioni.
  18. Attitudini religiose: non è cosa facile stare in un monastero, devi considerarti esule, devi farti stolto.
  19. La virtù dell’ isolamento:  è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo.
  20. Continua.

Leggendo “Per i sentieri dove cresce l’erba” di Knut Hamsun

Sembra più un precursore di Hemingway che un ardente nazista, ma tant’è.

Passaggi da rimeditare in treno:

  1. Le piccole soddisfazioni del saccheggiato: ho come deluso tutti quelli che avevano sperato che esistesse un “ingente patrimonio” a cui dare un’annusatina.
  2. Nella testa del braccato: anche questa, che vada come vuole. Non mi applico né per il bene né per il male, ma lascio che tutto segua il suo corso. Io voglio quel che vuole la polizia. 
  3. Giudizi di un sordastro: molto cortese, ma non parlava abbastanza forte per me.
  4. Soddisfazioni di un sordastro: la sua voce non era forte, ma sembrava adattarsi all’orecchio e riusciva a penetrarvi.
  5. L’ ennesima galera: mi pare un buon posto per stare in santa pace come uno scemo, guardare le formiche e diventare saggio.
  6. Il surrealismo che s’ insinua: si dà il caso che il mio denaro si trovi in stato d’arresto, proprio come me.
  7. Esperimenti con se stesso: allora smetterò di fumare: basta. L’ho già fatto tre volte in passato, ogni volta per un anno. Voglio essere abbastanza padrone di me stesso da smettere. Bene. Ma poi ricomincio, e a che serve allora tutto questo? Voglio essere abbastanza padrone di me stesso anche da ricominciare.
  8. L’ arte di liberarsi dagli scocciatori: mi ritiro come se mi fosse venuto in mente qualche affare urgente da sbrigare nel mio ufficio.
  9. Compagne di viaggio per un attimo: un paio di mucche legate sul pendio sono scontente della loro situazione.
  10. Pensiero fisso: non colare a picco senza stile e senza dignità.
  11. Non è che dopo lo choc manchi la memoria, è che: tutti gli anni passati sono ugualmente lontani.
  12. Geni incompresi: leggo dei colori complementari nella teoria dei colori di Goethe non capendoci un’acca.
  13. Stoicismo o stanchezza?: in me scorre un fiume di parole che potrei adoperare per la mia difesa, ma me le terrò dentro.
  14. Le afasie dello scrittore: mi capita per esempio di bloccarmi in maniera così disperata su una parola che intendo usare, che per dire una cosa sono costretto a dirne un’altra prima.
  15. Rifiuti editoriali: non lessi più oltre e restituii l’agenda a Martin, che ci rimase male. Altra reazione ben nota: non riescono a convincersi che uno voglia evitare di leggere fino in fondo: non può mica essere peggio di tutto il resto!
  16. Fase ricorrente (anche nei lettori forti): dei libri veri mi stancavo presto.
  17. Richiesta di consolazione spirituale: non ero ancora in grado di formulare pensieri profondi e rimasi lì impalato.
  18. Morte all’ ospizio: noialtri vecchi finalmente ora abbiamo qualcosa di serio su cui pigolare.
  19. Le cose accadono da sé, i talenti strabordano: Un, due, tre, quattro. Eccomi qui seduto a scrivere storielline per il mio uso esclusivo.
  20. Arte senza sforzo: c’è una falla in me che lascia sfuggire caute parole, sono come un rubinetto che gocciola: uno, due, tre, quattro.
  21. Degenerazioni: il suo corpo si paralizzava sempre di più.
  22. Quando i vecchietti ci sorprendono: non so dire da dove tirasse fuori simili risposte, probabilmente dai giornali dentro i quali aveva sempre il naso.
  23. Avvisi per aspiranti suicidi: ora non è il caso che noi disillusi ci mettiamo a far tragedie.
  24. L’ inizio della fine: penso sempre più spesso “l’anno passato l’avrei fatto”.
  25. Lo sguardo del vicino: di certo ha letto sul giornale che hanno dovuto sottopormi a una perizia psichiatrica.
  26. Relazioni interpersonali: Non risposi. Non ne avevo voglia.
  27. Continua.

MRS. Sulle politiche retoriche per la salvaguardia dell’ ombelico

Carlo Freccero (esaltato): “… perché io non voglio un mercato senza regole, sia chiaro…”

Massimo Cacciari (stizzito): “… forse che io voglio un mercato senza regole?!…”

Lilli Gruber (annoiata): “… nessuno vuole un mercato senza regole, è chiaro…”

Otto e Mezzo (una puntata qualsiasi)

Ci sono modi di dire che hanno la virtù taumaturgica di allontanare i disturbatori, di sanare i dissensi, di riportare la calma nel piccolo gruppo di sodali, e con la calma la possibilità di tornare a mirarsi l’ ombelico.

ombelic

Che cosa intende chi usa come un trapano l’ ambigua espressione “Mercato Senza Regole”?

Forse un mercato in cui non si rispettano i contratti? Difficile poiché il mercato “è fatto” di contratti, ovvero di scambi volontari.

Forse un mercato in cui non si rispetti la proprietà altrui? Difficile visto che il contenuto di quei contratti è proprio la proprietà.

Forse un mercato privo di competizione? Un mercato senza competizione è come un “coltello senza manico a cui manca la lama”, qualcosa di difficile da inquadrare.

A volte sono tentato dal tradurre l’ espressione “Mercato Senza Regole” con l’ espressione “Mercato senza Mercato“. Un omaggio a Ionesco, insomma.

Altre volte invece la traduco con l’ espressione “Bidibibodibibu“, ovvero una parolina magica gettata lì per “evocare” più che per “dire”. Un artificio parolaio che impressioni gli altri e se stessi.

Ad uscire rinfrancato, infatti, è soprattutto quel “se stesso” che contempla estasiato l’ assurdità delle vie alternative a quella d’ elezione. Fuori dal sentiero che illumina la sua fiaccola, ora che pronuncia le parole “Mercato Senza Regole”, non vede altro che vite brevi, violente, sofferenti, soggette all’ arbitrio del più forte.

Ammetto comunque che contesti più seri di quelli in epigrafe richiamano “traduzioni” più serie. E’ il principio di carità, bellezza.

E allora direi che il “Mercato Senza Regole” non è altro che il mercato con regole uguali per tutti. Ovvero con “regole astratte” (che non identificano il soggetto a cui si applicano per il semplice fatto che si applicano a tutti indistintamente).

Di solito, in questi casi, si parla di “regole del gioco“, si perché la gran parte dei giochi vive su regole di questo tipo.

Avete presente le regole del “ce l’ hai”? Ebbene, valgono per tutti i giocatori, non c’ è distinzione tra maschi/femmine, bambini/adulti, biondi/mori o alti/bassi.

Lo stesso dicasi per i Cento Metri o il Salto in Alto.

Sembra che le regole astratte rendano le cose più divertenti, non a caso si dice che chi ne propone l’ applicazione anche fuori dal cortile coltivi una “concezione ludica della società” anziché una “concezione moralistica”.

Alla regola astratta si oppone quella concreta: ogni caso è a sé. Chi respinge l’ idea del Mercato Senza Regole sta dicendo: non c’ è niente di più ingiusto che fissare regole uguali per soggetti diversi.

Non che la regola concreta sia priva di pericoli: apre la strada alla discrezione. Non a caso, oltre ad essere amata dagli idealisti, raccoglie i consensi dei figli di papà, specie dei figli di papà legislatori.

Per carità, si tratta comunque di una posizione degna di attenzione, perorata persino dal Filosofo per eccellenza. Discutiamone, ma si eviti di fare la caricatura di quella opposta in modo da restare soli con il proprio ombelico.

Perché gli intellettuali odiano il liberalismo?

Forse perché l’ idea liberale è sbagliata. Tuttavia, esistono una ventina di spiegazioni alternative.

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  1. Perchè l’ organizzazione socialista richiede una pianificazione e cio’ significa lavoro e prestigio per l’ intellettuale.
  2. Perché nelle società libere gli intellettuali sperimentano più di altri un frustrante regresso sociale, ovvero quando passano dal mondo della scuola, dove primeggiano, a quello lavorativo, dove arrancano.
  3. Perché l’ intellettuale-tipo indugia sulla dicotomia oppresso/oppressore, oppure su quella civiltà/barbarie piuttosto che su quella che oppone libertà a coercizione.
  4. Molti regimi socialismi, a cominciare da quello ipotizzato da Gramsci, richiedono egemonia culturale e quindi investimenti in cultura, il che significa centralità del lavoro intellettuale.
  5. Scuole e università sono perlopiù statali e cio’ marca indelebilmente l’ intellettuale che in quegli ambienti ha vissuto gran parte della sua vita attiva.

  6. L’ intellettuale è più soggetto alla fatal presunzione: “so ciò che è meglio per te”. E’ quindi più adatto a concepire e  istituire un comando centralizzato e paternalistico.

  7. E’ vero che gli intellettuali in generale pendono a sinistra ma se restringiamo la cerchia agli intellettuali specifici che si occupano di politica, questo non è più vero.

  8. In una società di mercato innovativa la produttività intellettuale e artistica non tiene il passo con quella media, il che, peggiorando la condizione relativa degli operatori culturali, alimenta il loro risentimento.

  9. La “tradizione” non fa notizia quanto la “rivoluzione“, e il narcisismo dell’ intellettuale lo orienta verso la seconda opzione.

  10. Per aggirare la semplice “smentita dei fatti” occorre una nutrita batteria di teste d’ uovo.

  11. Poiché il mestiere dell’ intellettuale consiste essenzialmente nella critica, è normale che tale critica si eserciti sul sistema vigente.

  12. Intelligenza e autoinganno sono correlate: le persone più intelligenti sono anche le più soggette a “overconfidence bias” e questo spiega la sicumera con cui ci si avventura in discipline che non si conoscono a fondo. Il classico “intellettuale di sinistra” spesso s’ incarna in un sociologo che fa una “critica all’ economia” o in uno psicologo che si occupa di politica, oppure in uno scienziato che opina in materia di diritto costituzionale. E lascio perdere attori e cantanti.

  13. I conservatori sono più interessati al denaro e, quindi, si dedicano a professioni più lucrose.

  14. Presso gli intellettuali si è formato un “nucleo duro” orientato a sinistra, un giovane conservatore che pensi ad una carriera in quell’ ambito ragiona così: “perché sgobbare e fare la gavetta per poi avere accesso ad un ambiente ostile?”.

  15. L’ intellettuale medio non pensa da economista e fraintende il concetto di egoismo: lo concepisce in termini psicologici anziché metodologici.

  16. L’ intellettuale tipo puo’ essere definito dalla psicologia evolutiva come nomade poiché il suo bene più prezioso è facilmente trasportabile. E’ quindi plausibile che possieda un animo arcaico, tipico dell’ antenato cacciatore/raccoglitore, poco ancorato alla proprietà privata e all’ individualismo moderno.

  17. Guardiamo a come si correlano “professioni” e “ideologia”: chi fa mestieri dove il livellamento è elevato tende a destra mentre che fa un mestiere in cui il successo arride a pochi tende a sinistra. Ma quest’ ultimo è proprio il campo in cui opera l’ intellettuale: poche superstar e molti scribacchini.

  18. L’ università, ovvero il brodo di cultura dell’ intellettuale, è un’ istituzione che nasce elevando lo status delle famiglie borghesi, le quali, per affrontare il complesso d’ inferiorità rispetto all’ aristocrazia dell’ epoca, cominciano ad emularne il disprezzo per il denaro e i commerci.

  19. L’ artista è fondamentalmente un inetto nella vita comune; si occupa dell’ inutile e, forse perché frustrato, odia istericamente l’ “utile” e il pragmatico. Da Mann a Svevo, la galleria degli “inetti” con velleità artistiche è notevole.

  20. Le università sono istituzioni in cui si tramanda il sapere ma anche, e forse soprattutto, palestre dove far mostra dei propri “muscoli”, o meglio, la propria capacità teorizzatrice. Per questo l’ intellettuale muscoloso/vanitoso non puo’ accettare il liberalismo fondato su un insipido senso comune, deve rimpiazzarlo con teorie più cervellotiche. Esempio tipico: il 1968. Poiché era impossibile negare le maggiori libertà del capitalismo rispetto a quelle del socialismo sovietico, si cominciò a sostenere che si trattava solo di libertà illusorie; ecco allora che la scuola di Francoforte – particolarmente cervellotica – conobbe il suo momento d’ oro.

  21. La militanza produce distorsioni cognitive e tra gli intellettuali i militanti sono sovra-rappresentati. Spesso la prima presa di posizione è meramente emotivo, dopodiché si razionalizza senza poter più tornare indietro. Ebbene, l’ idea socialista è, dal punto di vista emotivo, più seduttiva rispetto a quella liberale, il socialismo utopico è glamour, ha maggiore presa ideale rispetto al prosaico realismo dei valori liberali.

Il Cortegiano sull’ Intercity

Piccolo manuale pratico del conversatore accorto.

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Ricorda sempre che:

  1. Nessun pasto è gratis. Corollario: Babbo Natale non esiste.

  2. Devi pensare al margine. Corollario: l’ assoluto è una “direzione” non uno “stato” e noi dobbiamo decidere sul prossimo passo.

  3. Gli incentivi contano. Corollario: l’ uomo prima o poi impara la lezione.

  4. Si migliora realmente solo quando tutti stanno meglio. Corollario: la soluzione del problema consiste in uno scambio.

  5. La conoscenza è decentralizzata. Corollario: nella nostra testa entra al massimo il 10% delle informazioni necessarie per risolvere un problema.

  6. Le conseguenze non intenzionali dominano l’ azione umana. Corollario: “errore” è sinonimo di “abuso di conoscenza”.

  7. Non è detto che la verità stia “nel mezzo”. Corollario: se il “nazi” vuole bruciare 100 ebrei e tu vorresti astenerti da ogni azione, puo’ darsi che 50 non sia affatto un numero congruo.
  8. Tutto è in concorrenza con tutto. Corollario: non si migliora migliorando l’ esistente ma mutando paradigma.

  9. In ogni discussione si formano due fronti (great divide), partecipa solo a quelle in cui non sai dove collocarti, oppure fai in modo che la linea del fronte si sposti affinché tu non sappia dove collocarti.
  10. Tutt’ e tre le principali ideologie sono rispettabili. Te le ricordo: il progressista giudica sull’ asse oppresso/oppressore, il liberale sull’ asse libero/coartato e il conservatore sull’ asse civile/barbaro. Corollario: adotta l’ asse della controparte e porta rispetto.

  11. Esiste un principio di carità. Corollario: evita le caricature.

  12. I piaceri sono soggettivi. Corollario: evitare le soluzioni che richiedono un confronto.

  13. Ricchezza e lavoro sono cose diverse. Corollario: la distinzione parassiti/produttori è sempre fruttuosa e non coicide con quella lavoratori/non lavoratori.

  14. Non abbiamo a disposizione che le nostre intuizioni. Corollario: quando ne critichi una ricordati che ti stai basando su un’ altra.

  15. Devi pensare in termini di distribuzione probabilistica. Corollario: le accuse di “sessismo” e “razzismo” sono perdite di tempo.

  16. Il concetto di “mercato senza regole” non esiste poiché “mercato” è l’ espressione stenografica di due regole ben precise: rispetto dei contratti e della proprietà.
  17. Hitler ha fatto tante cose buone. Corollario: evita di discutere con chi non sottoscrive.

  18. Devi sottoporti al test di Turing ideologico (simulare in modo credibile l’ appartenenza al partito avverso) . Corollario: meglio limitarsi a criticare le idee in cui si è creduto fermamente.

Esercizio: tutti i consigli precedenti sono errati in quanto espressi in forma stenografica e quindi apodittica. Il buon conversatore, applicando il nono consiglio, cerchi di pensare la forma corretta a cui i consigli rinviano.

Chissà che il manuale “da treno” non sia riciclabile anche sui social dove il veleno circola in dosi massicce.

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