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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Luce d’agosto di William Faulkner

Qualche passaggio da rimeditare in vista di una recensione.

  1. Il paesaggio prevalente: butterato di ceppi con rosse forre annegate sotto le lunghe, quiete piogge autunnali.
  2. Lena: la perlina dimenticata di un filo rotto.
  3. Il sugo della storia (padri che se la svignano e madri che restano): “mi sa che una famiglia dovrebbe essere tutta insieme quando arriva un bambino”.
  4. A che servono le zie: … per quasi metà di ogni anno la sorella stava partorendo oppure rimettendosi dal parto…
  5. Segnali dell’adolescenza: stava cambiando forma.
  6. Sosta: con i muli addormentati nelle tirelle…
  7. Skills: solo un negro riesce a capire quand’è che un mulo sta dormendo o è sveglio.
  8. Salita: benché i muli arranchino in una fissa, instancabile ipnosi, il veicolo non sembra progredire.
  9. Aria di casa: per la prima volta i muli vanno rapidi di propria volontà. Fiutano il mais.
  10. Al mercato delle vacche: guardò il sole e offrì il prezzo che aveva deciso di offrire mentre era disteso a letto tre notti prima.
  11. Mogli al termine della parabola: con la sua fredda, dura faccia irascibile, che ha messo al mondo cinque figli in sei anni e li ha fatti crescere fino a diventare uomini e donne… il viso come quello di generali che sono stati sconfitti.
  12. Mogli che anzichè voltarsi a guardare quando entri in cucina… sbatacchiano malevole i fornelli.
  13. Vuoi essere gentile con la consorte?: “l’epoca che avevo bisogno d’una mano è passata da un bel po’».
  14. Donne sole: cammina goffa, con una certa attenzione, attraversa la batteria schierata di occhi d’uomo e entra nell’emporio.
  15. Chiedere info in Alabama: l’interpellato girò il viso e attraverso il fumo calante della sigaretta dette un’occhiata.
  16. È l’uomo per te: parlò in un tono e in un modo che era l’essenza stessa della persona, e che tradiva la sua abitudine al depistaggio… non fosse rimasto di lui neanche quanto bastava per riuscire a far bene lo scansafatiche… cercava, senza molto successo, di darsi un’aria di dissolutezza…
  17. Omelie esagitate: usava la religione come se si trattasse di un sogno… lassù sul pulpito con le mani che gli svolazzavano intorno… piegato in avanti con la mano ancora levata e il viso in delirio o congelato nella forma del tuonante periodo allegorico che non aveva completato…
  18. La donna non è mai colpevole: Dio sapeva benissimo che essere la moglie di qualcuno era già abbastanza complicato.
  19. Mamie: una balia negra che portava lenta a passeggio i bambini bianchi a lei affidati sillabando ad alta voce con la vacua idiozia della sua pigra razza analfabeta.
  20. Atti osceni: … se lo considerava contro Dio e contro natura una negra, doveva essere parecchio brutto…
  21. La creatura alza gli occhi… la faccia bell’e pronta a sorridere, la bocca bell’e pronta a dire il suo nome…
  22. I segni della consunzione: … la faccia è allo stesso tempo scavata e flaccida…
  23. Disturbo della quiete pubblica: … perfino il timbro prolungato di quella voce sembrava puzzare di whisky…
  24. Il disubbidiente: … riprendeva a colpirlo con quei colpi duri, lenti, misurati, come se glieli desse tenendo il conto…
  25. Una sigaretta per riflettere: … poi rimase in attesa del leggero suono da nulla che il fiammifero spento avrebbe fatto quando cadeva sul pavimento; e poi gli sembrò di averlo udito…
  26. Il femminicidio incombe: … se ne stava lì sotto la finestra buia a maledirla con lente, calcolate oscenità…
  27. L’inattendibilità dei testimoni: … la memoria crede prima che il conoscere ricordi. Crede più a lungo di quanto rammenti, più a lungo perfino di quanto il conoscere immagini…
  28. Il bimbetto della prostituta: …pensava senza particolare interesse o attenzione che era un’ora strana per andare a letto.
  29. La scoperta del dentifricio: … contemplò il fresco verme invisibile che gli si svolgeva sul dito e repentino, come di suo, gli strisciava dolce in bocca, imbrattandola…
  30. Vomito: ascoltando le proprie interiora, aspettando con stupefatto fatalismo quello che stava per succedergli. Poi successe.
  31. I bambini ci guardano: con la profonda, intenta aria interrogativa di un animale.
  32. Il bambino frustato: «Vieni» disse. Non si volse a guardare. Il bambino gli andò dietro…. Nelle loro schiene c’era una perfetta affinità di ostinazione, una sorta di somiglianza trasmessa… due schiene che nella loro rigida abiura di ogni compromesso erano più simili di quanto il sangue, in realtà, avrebbe potuto renderle…
  33. Durante la prima vergata: sulla sua faccia vi fu soltanto una smorfia, improvvisa, chiara, repentina, che fece saltar su gli angoli della bocca e mostrare per un istante i denti come se sorridesse. Poi la faccia tornò calma, imperscrutabile.
  34. Dopo la prima vergata: il viso rigido di orgoglio, forse, e di disperazione. O forse era vanità, la stupida vanità di un uomo.
  35. La nana: avevano constatato che la piccolezza non era dovuta a una esilità naturale bensì a una qualche corruzione interiore dello spirito stesso.
  36. Lo straniero entra al pub: lo guardarono  come se il respiro fosse cessato insieme ai discorsi, come se anche il fumo delle sigarette fosse cessato e adesso vagasse a caso, portato dal proprio peso…
  37. Fauna del pub: un grumo di loschi perdigiorno, cappelli e sigarette di sghembo sulle facce contorte nel fumo.
  38. La sveglia suona presto: … era nel corridoio senza avere il ricordo di essere passato dalla porta, e si trovò in un’altra camera mentre ancora sperava forse no credeva di dirigersi verso la cucina a preparare il caffè… guardava le proprie mani armeggiare con i fornelli, cercava di aiutarle, di persuaderle, di controllarle…
  39. L’ albino ha la pelle bianca ma… l’odore scuro, lo scuro e impenetrabile pensare ed essere dei negri.
  40. Vagabondo che non sei altro: Non possedeva nient’altro che il rasoio; una volta che se lo fu messo in tasca, era pronto per un viaggio di un miglio come di mille… E tuttavia, quando si avviò, fu verso la casa. Fu come se, appena scoprì che era là che i suoi piedi intendevano andare, li lasciasse fare, come lasciandosi portare, dandosi per vinto.
  41. Anche gli stupratori hanno una dignità... Andò alla porta della cucina. Si aspettava che anche quella fosse chiusa a chiave. Ma non si rese conto, finché scoprì che non lo era, che avrebbe voluto lo fosse. Quando scoprì che non era chiusa a chiave, fu come un insulto. Fu come se un nemico sul quale aveva riversato la più terribile violenza e le più terribili contumelie se ne stesse lì immobile, illeso e indenne, a contemplarlo con un assorto, insopportabile disprezzo.
  42. L’amore pagato in natura… dopo, in piena notte, nell’oscurità della sua camera, lei insisteva a raccontargli nei minimi, noiosissimi dettagli le cose da nulla della sua giornata e insisteva che anche lui le raccontasse la sua giornata… quell’imperiosa, insaziabile richiesta che i minimi dettagli delle sue giornate vengano messi in parole, senza alcun bisogno di stare ad ascoltare il racconto.
  43. Ferrari parcheggiate… Uomini e ragazzi a capo reclinato vi stavano attaccati con lo stesso stupefacente disprezzo delle leggi fisiche che hanno le mosche.
  44. Discorsi fra ragazze alla moda… punteggiati con un’infinità di duri tacchi sottili…
  45. I curiosi della carreggiata opposta… guardarono l’incendio, con quello stesso ottuso stupore che si erano portati dietro dalle vecchie caverne fetide dove era iniziata la conoscenza, quasi che, come la morte, non avessero mai visto il fuoco prima di allora… dopo un pò il semplice prolungarsi di fiamme vuote aveva cominciato a perdere interesse… Quando la folla si rese conto che lo sceriffo se ne stava andando, ebbe inizio un esodo generale…
  46. Una lezione esemplare: … teneva su Brown con una mano e con l’altra lo prendeva a schiaffi. Non sembravano sventole troppo forti. Ma la gente dice che quando la mano di Joe veniva via fra una sventola e l’altra vedeva il rosso anche attraverso la barba…
  47. Lo sceriffo: un uomo grosso come un cassettone, con l’inerzia totale e granitica di un cassettone.
  48. Voci blues: la voce era rauca, come se di recente avesse fatto un gran parlare o gridare senza essere ascoltato.
  49. Voglia di fare una piazzata: sentiva quelle parole aspre che gli si organizzavano nella mente, appena dietro la bocca.
  50. Nu simme lu sud: la gente dalla quale è sorto e in mezzo alla quale vive, che in questa sua terra e in questa sua storia non riesce mai a trovare un’occasione di piacere o di sofferenza o di fuga senza farne una ragione di rissa. Il piacere, l’estasi, essi non sembrano capaci di sopportarli: ne fuggono attraverso la violenza, bevendo, battagliando, pregando.
  51. La barzelletta del dilettante: si mette a ridere prima di potersi preparare a trattenersi.
  52. I giovani dello struscio: fermi in piedi oppure a parlare fra loro da un angolo della bocca.
  53. Byron Bunch: un uomo smilzo che nessuno guarderebbe mai una seconda volta.
  54. Postura tipica che tra i campagnoli segnala l’importanza del dialogo in corso: accovacciati sui calcagni.
  55. Lena bracca il padre del bimbo che ha in grembo… lo osservava tenere gli occhi fissi nei suoi come due animali sul punto di darsi alla fuga… Riusciva quasi a vedere la mente di lui che si dibatteva in continuazione da un punto all’altro del cranio… finché la sua voce maschile morì da qualche parte dietro gli occhi disperati… finché tutto l’orgoglio che gli rimaneva, quel tanto di misero orgoglio che era il desiderio di giustificarsi, gli fuggì via e lo lasciò nudo. Allora per la prima volta lei parlò. La sua voce era bassa, tranquilla, fredda. «Vieni qui» disse.
  56. Oggettistica d’altri tempi: una pipa di tutolo.
  57. Vecchie nere a spasso nel dì di festa: un essere tozzo e informe con la faccia come pasta poco cotta sotto una piuma bianca sudicia e cascante, in un vestito di seta dalla foggia fuori moda e di un moribondo colore regale.
  58. Quando ti nasce un bimbo… ti cade tutto addosso troppo in fretta. Troppa è la realtà che le mani e gli occhi non possono negare.
  59. La vecchia redingote di papà: la tirò fuori, e distese le pieghe accurate con cui era stata riposta da mani ormai morte.
  60. Manpower: aveva l’aria di un brav’uomo, il tipo che ha un lavoro e lo tiene per un sacco di tempo senza rompere le tasche a nessuno per farsi dare un aumento, basta che lo lascino lavorare in pace. Ecco il tipo che era. Era il tipo che a parte quando è al lavoro, sarebbe solo un qualcosa lì in giro.

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Homo Aestheticus

Da un lato ci sono gli “esteti estenuati”, quelli per cui “… la bellezza non s’interroga, regna per diritto divino”. Dall’altro i “modernisti”, quelli per cui il divorzio tra arte e bellezza vanifica ogni discorso su quest’ultima. Tutti si fanno belli tacendo sulla “bellezza”, o guardando male chi ha l’impudicizia di parlarne apertamente. In queste condizioni non è facile essere propositivi sull’argomento, ci vuole un bel coraggio per prendere la parola.

Spero che nessuno si offenda se provo ugualmente a porre 15 domande in merito e a selezionare le risposte che più mi hanno convinto.

  1. Come posso identificare (e valutare) la bellezza artistica? Un buon metodo consiste nel chiedersi se l’opera adempie in modo soddisfacente alla sua funzione.
  2. Grazie, ma il problema si è solo spostato: come posso identificare la funzione dell’opera artistica? Un buon metodo consiste nel chiedersi qual è la sua origine.
  3. Grazie ancora, ma il problema ha solo fatto un ulteriore passettino più in là restando intatto: come posso identificare l’origine dell’attività artistica? Non si è spostato invano visto che qui è già più agevole formulare delle ipotesi. La più attendibile vede l’attività artistica come un riciclo dei linguaggi scartati nel corso di quel processo evolutivo che ha poi selezionato i linguaggi naturali impiegati oggi dall’uomo.
  4. E perchè mai dovremmo “riciclare” dei materiali linguistici di scarto? Poiché  trattasi di linguaggi lacunosi causa la loro approssimazione, rappresentano una palestra ideale per chi intende dedicarsi ad “esercizi di vaghezza”.
  5. Non capisco proprio perchè mai l’uomo dovrebbe sentire la necessetà di applicarsi a questo genere di esercizi. Allora? Perchè la vaghezza, per quanto una sua presenza eccessiva deteriori la comunicazione, conserva pur sempre una funzione cruciale positiva anche nei linguaggi più sofisticati. Dominarla è un’abilità importante per colui che comunica.
  6. E qual è la funzione della vaghezza nei linguaggi naturali? Qui viene la parte difficile, una risposta sintetica è impossibile, mi limito a dire che la funzione è duplice (e ce la spiegano nel dettaglio i teorici dei giochi):1) corrobora la ricerca collettiva della verità e 2) consolida la coesione del gruppo. Ricerca e comunione.
  7. L’opera riuscita è dunque l’opera che scopre una verità? L’emersione della bellezza richiede “ricerca” più che “scoperta”. Richiede una ricerca infinita, un viaggio da scoperta in scoperta: non si risponde a quiz ma a domande esistenziali inesauribili del tipo: “chi sono io?“.
  8. Cos’è allora l’arte? Una ricerca di se stessi (ricerca identitaria) attraverso l’incontro con l’altro, ovvero l’artista.
  9. E la bellezza? L’esperienza di chi vive questo evento. Attenzione, la bellezza è dunque un’esperienza umana più che una proprietà formale dell’oggetto artistico.
  10. Ma queste considerazioni come si concretizzano, quali possono essere dei criteri specifici di giudizio? Qui posso solo fare congetture, non chiedermi di andare oltre. Io, per esempio, do un certo peso a tre elementi: ambiguità dell’opera, originalità e contaminazione.
  11. Perché l’ambiguità? Perché, come dicevo, è lo “specifico” del linguaggio artistico: l’opera non deve lasciarsi “fermare” da un’etichetta, deve invece sgusciare via e rinascere continuamente grazie alla sua vaghezza.
  12. Perché la novità? C’è un legame col punto precedente: se un’opera sfugge alle classificazioni si mantiene sempre fresca e nuova, cosicché quest’ultimo elemento diventa un sintomo della sua forza espressiva. Ma c’è un motivo ancora più importante: poiché l’esperienza artistica è un’esperienza essenzialmente identitaria – aderendo ad un’opera vogliamo dire “chi siamo” – e poiché ci riteniamo “unici”, cercheremo nell’opera qualcosa di “unico”, ovvero di “nuovo”. Cio’ che è vecchio e risaputo ci respinge poiché saremmo chiamati ad aderire a cio’ a cui hanno già aderito le generazioni passate mentre il processo identitario ci chiede uno smarcamento e una distinzione. La bellezza “inaugura”, questo elementare fenomeno è macroscopico nelle esperienze estetiche più “basse”, guarda solo alle classifiche dei dischi o dei libri, se la gente cercasse semplicemente “buona musica” o “buona letteratura” sarebbe assurda la netta prevalenza della novità. Guarda poi alla scuola: difficile sperimentare il bello quando, nel tempio dell’ortodossia consolidata, ti vengono proposte opere col “visto” ufficiale allegato. Ecco, questi sono solo esempi macroscopici (con tutte le eccezioni del caso), quello che mi interessa chiarire è l’interazione tra opera e fruitore: un processo che si realizza a tutti i livelli, sia “bassi” che “alti”.
  13. E perché la contaminazione? Perché la novità prende corpo per lo più con accostamenti inediti.
  14. Quindi cos’è un capolavoro, chi è un grande artista? Chi inaugura una genealogia, chi fa una proposta originale e fertile, una proposta in grado di produrre un seguito nella storia e ispirazioni a catena.
  15. L’arte ha il monopolio della bellezza? No, poiché la bellezza è un’ “esperienza” e non una “forma” particolare, noi possiamo provarla anche ammirando lo spettacolo della natura, per esempio. Ci sono poi alcune esperienze molto vicine all’esperienza estetica, quella religiosa, per esempio: arte e religione sono amiche da sempre, qualcuno arriva a dire che sono due facce della stessa medaglia. Da quanto detto si evince anche che la bellezza non esiste senza un uomo che la esperisca: uno spettacolo naturale, quindi, non potrà mai essere definito “bello” senza l’ammirazione dell’uomo che lo contempla, esattamente come il crocifisso cessa di essere sacro con l’estinzione degli adoratori.
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EXPO 2015: nutrire il pianeta.

L’ Expo 2015 affronta il tema dell’alimentazione e quindi, indirettamente, anche quello eterno della fame sul pianeta terra. Le prime 15 cose che mi vengono in mente nel merito:

  1. Rallegriamoci: abbiamo vissuto nel periodo storico in cui la fame nel mondo ha raggiunto il picco di minimo, e anche in quello dove la velocità di decremento del fenomeno ha raggiunto il suo picco di massimo. Un filotto niente male, non resta che augurarsi di prolungare il trend.
  2. Tuttavia, la fame nel mondo continua a rappresentare un problema. Anzi, “il problema” per chi ragiona sull’ alimentazione del pianeta (con buona pace degli obesi che reclamano attenzione).
  3. Diffidate di chi a questo punto attacca col refrain della “sovra-popolazione”: le città – più popolose – sono molto meno colpite delle campagne, non a caso la migrazione degli “affamati” va dalle seconde alle prime.
  4. Diffidate di chi attacca la solfa del “colonialismo“: tra i paesi poveri, quelli che hanno conosciuto il colonialismo non sono certo messi peggio degli altri, anzi…
  5. Una causa certa della fame è la guerra, e il miglior vaccino contro la guerra sono i commerci, la rendono costosa. Per i paesi autarchici le guerre sono a buon mercato, avendo tutto in casa rinunciano a poco. Come mai la Francia è diventata l’emblema del pacifismo nel corso dell’invasione irachena per poi trasformarsi in una nazione rapace quando si è trattato di invadere la Libia? Perché con l’ Iraq intratteneva fitti commerci, con la Libia no. Per i paesi affamati, allora, meno sussidi e più commercio: le loro politiche agricole sono disastrose, i sussidi garantiti spesso sono sussidi a inefficienti politiche autarchiche, con l’aggravante che l’autarchia corrobora la bellicosità di governanti desiderosi di stornare l’attenzione dei governati dal crescente impoverimento. Un paese in guerra, oltrettutto, diventa ancora più bisognoso e “meritevole” di sussidi. E’ un circolo vizioso da cui non si esce.
  6. Altra causa delle crisi più recenti: il signor Chang (ex contadino cinese), prima coltivava la terra, oggi si è trasferito in città diventando più ricco. Prima produceva parecchi prodotti alimentari e ne consumava pochi, oggi non ne produce affatto e ne consuma molti di più rispetto a prima. Il mondo è pieno di signori Chang. Al netto delle follie dell’etanolo, la recente impennata dei prezzi si deve all’arricchimento dei più poveri. Speriamo che il buon Dio ci mandi ancora tanti problemi di questo genere. L’ Egitto soffre? Già, soffre i prezzi elevati perché la sua economia è stagnante ma, ricordiamolo sempre, se soffre tanto è perché altri paesi – più aperti – si sono arricchiti e domandano molto più cibo di prima.
  7. La vostra mente è affollata di preoccupazioni e volete trattenerne una sola da rimuginare con calma, magari quella fondamentale su un tema come questo? Allora pensate alla produttività agricola nel mondo e a come migliorarla: dopo la rivoluzione verde di Norman Barlaug a cui dobbiamo i successi di cui al punto 1, le cose si sono un po’ impiantate: è auspicabile una seconda rivoluzione verde, e qui come allora un ruolo centrale sarà necessariamente giocato dall’agro-business e dalle multinazionali di settore. Mettiamo allora la strada in discesa a chi ha già fatto bene e puo’ fare ancora meglio, invochiamo chiarezza nei diritti di proprietà, specie in quei paesi sempre pronti all’”esproprio proletario”.
  8. Altra riforma: più strade. Che i governi si occupino di fare il loro mestiere anziché giocare a Robin Hood, la gente muore di fame non per mancanza di cibo ma per mancanza di strade: non si riesce a scovarla e a raggiungerla prontamente nelle remote contrade dove abita. Un km di strada carrozzabile salva più vite che un kg di mais.
  9. Altra riforma: cassare le soluzioni fallimentari. Per esempio: via i sussidi ai “bisognosi”: sostengono culture inefficienti, anche ambientalmente, culture che richiedono molta irrigazione sottraendo acqua a chi ne ha bisogno per sopravvivere.  Il “bisognoso” ha bisogno in primis che venga valorizzato il suo lavoro: il commercio, per esempio, spinge a concentrarsi sulle culture più adatte al luogo in cui si opera, sostituiamo il libero commercio all’elemosina che fa le piaghe purulente, riprendiamoci il frutto di una generosità pelosa e rinunciamo invece ai dazi: se la destra sapesse i guai che combina la sinistra lo faremmo subito.
  10. Diffidate di chi vede nella democrazia la soluzione di tutti i mali. La democrazia senza capitalismo è zoppa. Ok, la democrazia sensibilizza verso il problema perché “gli affamati” votano, ma poi produce cattive politiche, basta pensare al deleterio controllo dei prezzi durante le carestie. Inoltre, sebbene la democrazia tamponi l’ effetto pernicioso delle carestie non sembra all’ altezza di debellare la fame: l’ India è sempre stata la più grande democrazia del pianeta ma anche il paese più “affamato”. Solo le recenti riforme capitalistiche hanno invertito una tendenza consolidata da decenni.
  11. Altra riforma: largo agli OGM. Non hanno mantenuto tutte le promesse ma restano comunque una soluzione produttiva, nutriente ed economica. Paradosso: dagli anni 90 vengano consumati senza conseguenze dannose negli USA, il paese più ricco del pianeta, e sono invece banditi nei paesi più poveri, dove sarebbero più utili. Motivo? Il capriccetto di un continente invecchiato male: l’Europa. Sì perché se il masochismo europeo colpisse solo i suoi abitanti poco male, purtroppo per vie oblique colpisce anche i derelitti: 1) molte ONG chiudono il rubinetto dei sussidi a chi apre quello degli OGM ma soprattutto 2) perché aprire agli OGM quando una scelta del genere ostruirebbe lo sbocco sui mercati europei?
  12. Allarme: occhio ai fanatici slow food e KM0. Mangiare locale puo’ costare caro, soprattutto a terzi, soprattutto se bisognosi e meritevoli. E’ buona cosa, innanzitutto, rammentare che i trasporti (i “mangiatori locali” si vantano di abbatterli) incidono giusto un 3/10% sul costo del prodotto; inoltre, i trasporti a KM0 esistono comunque, non solo, sono più frequenti e spesso meno efficienti. Ma il vero punto è un altro: poiché la nostra dieta è varia, se la si vuole coprire con cibi a KM0 dobbiamo dedicarci a culture inadatte per il nostro ambiente, inefficienti quanto inquinanti. Tuttavia, questo resta un lusso che possiamo anche permetterci noi occidentali, lo capisco, ci sono anche hobby più costosi. Il fatto è che costringiamo a fare altrettanto anche coloro con cui ci rifiutiamo indirettamente di commerciare, ovvero i paesi poveri; per loro “cultura inefficiente” significa cultura da sussidiare e da irrigare in modo sovrabbondante. Tutta acqua sottratta a chi nel villaggio accanto muore di sete. Ricordatevi che il miglior modo di esportare acqua a buon mercato è attraverso “un pomodoro”: se consentite ad un paese di vendere il prodotto che coltiva in modo più efficiente – e quindi di concentrare i suoi sforzi su quello – consentirete anche di risparmiare quell’acqua che è vita per i derelitti. Ma i KM0 da quell’orecchio non ci sentono. Non è cattiveria, in un certo senso è analfabetismo economico che impedisce di calcolare le conseguenze dannose di un vezzo che magari nasce anche con buone intenzioni. Speriamo che EXPO sia un’occasione per riflettere.
  13. Volete approfondire? Non interpellate missionari e ONG, vedono le cose troppo da vicino. Non interpellate i giornalisti, vedono le cose troppo da lontano. Consultate chi si dedica allo studio del fenomeno da una vita cercando di interpretare la massa di dati che oggi abbiamo a disposizione in abbondanza, chi viene dal mondo accademico, chi ha fama di indipendenza e non lavora per dare titoli ai giornali.

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I bamboccioni dell’ Expo

I nostri giovani sono schizzinosi nelle loro scelte lavorative?

L’ argomento è tornato di attualità recentemente:

“Per gli uomini di Expo reclutare le seicento persone da mettere al lavoro durante il periodo dell’esposizione non è stata una passeggiata, in particolare se si guarda alla fascia sotto i 29 anni, giovani ai quali veniva proposto un contratto di apprendistato:parliamo di 1.300-1.500 euro al mese suppergiù, comprensivo di festivi e notturni come da contratto nazionale. Dunque, il 46 per cento dei primi selezionati è sparito al momento alla firma. Sparito anche nel senso letterale del termine: qualcuno non ha neppure mandato una mail per dire «Grazie, ci ho ripensato»”

A queste “insinuazioni” è stato replicato per le rime ma non è certo mia intenzione fare il conticino della serva per verificare se Tizio o Caio siano o meno bamboccioni. Vorrei invece svolgere qualche considerazione generale.

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Probabilmente i ragazzi di oggi sono più “bamboccioni” ma non più stupidi rispetto ai ragazzi di ieri, il loro opportunismo, qualora ci fosse, sarebbe razionale.

Viviamo in un mondo molto più ricco rispetto a quello passato, concedersi qualche vizietto sarebbe naturale.

Inoltre viviamo in un mondo in cui i vecchi hanno redditi superiori ai giovani: i genitori mantengono i figli anziché viceversa, come invece è sempre stato nella storia dell’ uomo. E’ chiaro che qualcuno approfitti di questa situazione per indugiare nel calduccio della propria cameretta.

Ma oltre all’ “opportunismo razionale” c’è anche la “scelta razionale” di attendere, un merito, non un vizio.

Facciamo il caso di un laureato in giurisprudenza che cerca di collocarsi.

Ora, immaginate un mondo dove ogni avvocato è destinato a lavorare per 2000 euro al mese in condizioni che non variano granché da un posto all’ altro. In un mondo simile si accetta la prima proposta ricevuta, perché attendere oltre? Solo il vizio e l’ opportunismo potrebbero giustificare un rifiuto.

Ebbene, il mondo immaginato ha qualche somiglianza col mondo passato ma non c’è nulla di più distante rispetto al mondo attuale.

Guardo solo alla mia città: nella ristrettissima cerchia della classe dirigente gli avvocati sono sovra-rappresentati. D’altro canto, anche il “sottoproletariato” precario e malpagato è zeppo di avvocati che bivaccano in tribunale in cerca di una causa da pietire.

Morale: se parti con una laurea in giurisprudenza non sai ancora nulla del tuo destino: probabilmente entrerai nel sottoproletariato ma non puoi escludere un ruolo ai vertici. In queste condizioni il primo passo deve essere particolarmente oculato, una tattica attendista paga.

Lo sa bene chi organizza le “pesche” in oratorio: se vuoi vendere molti biglietti il montepremi deve essere variegato e andare dalla ciofeca di plastica alla crociera. Premi di buon valore ma omogenei fanno vendere poco: chi con un biglietto è quasi certo di accaparrarsi una torta di ribes non ne compra un altro se in palio ci sono solo torte di ribes o succedanei delle torte di ribes.

Chi rifiuta un lavoro è come se acquistasse un ulteriore biglietto alla pesca: con un montepremi strutturato nella maniera che ho descritto è naturale aspettarsi vendite massicce.

Obliqua difesa di Fabio Volo

Dopo i successi riscossi in radio e in televisione quel simpaticone di Fabio Volo ha cominciato a scrivere libri dominando ben presto le classifiche con oltre 5 milioni di copie vendute.

Il dibattito si è subito aperto: per molti la fama letteraria di Fabio Volo è un chiaro sintomo del degrado culturale in cui è precipitata la nostra editoria, d’altronde non poteva che finire altrimenti quando il dio denaro detta legge anche nel sacro tempio della cultura.

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E’ difficile difendere il ragazzone bergamasco, specie se non hai letto i suoi libri, tuttavia si puo’ tentare di farlo in modo obliquo, difendendo quel mondo di cui Fabio Volo rappresenta l’ esito obbligato: la cultura commerciale. Nel mondo della cultura commerciale meriti e fama viaggiano separati, è chiaro che in casi del genere ti becchi tonnellate di Fabio Volo e anche di peggio.

Parto subito con un’ammissione: se il vostro obbiettivo è quello di educare il prossimo la cultura commerciale non è lo strumento ideale. Si tratta di un difetto così grave? Non penso: difficile educare un ventenne che entra in libreria, ormai è tardi. Vale la pena di ricordare il motto dei gesuiti: “dateci un bambino di sei anni e ne tireremo fuori un uomo”. Per loro è tardi anche a sette anni! Se la cultura educa poco vorrà dire che ci penserà la scuola o qualcos’altro, vi sembra davvero una richiesta tanto bizzarra?

Ecco, molti si fermano qui: se la cultura non educa allora che me ne faccio? La scarsa capacità educativa della cultura commerciale è senz’altro un costo ma in un’analisi costi/benefici bisognerebbe dare un’occhiata anche ai secondi.

La cultura commerciale esalta le scelte del consumatore e se hai delle tare nella testa queste si trasferiscono anche nelle tue scelte. Il lato buono della faccenda è che perlomeno sarai più motivato in quel che fai. La motivazione non è cosa da poco, è la premessa necessaria per fare un’esperienza autentica. Così come molti hanno le loro poche ma reali esperienze estetiche guardando la pubblicità, molti avranno le loro uniche sincere emozioni letterarie impugnando un libro di Volo. Meglio che niente, lo deve ammettere anche chi immagina facilmente standard più elevati.

Tra le virtù della “celebrità” c’è quella di convivere bene col “merito”.

La celebrità si limita ad essere celebre, non vuole accollarsi alcun merito, lo lascia volentieri ad altri, anzi, in un mondo complicato le chiare leggi della celebrità ci orientano, e orientano anche chi è ossessionato dai “meriti”. Quando il fine letterato entra in libreria sa già dove trovare i libri di Osip Ėmil’evič Mandel’štam di cui è sempre in caccia: nell’ angolo in fondo a destra (quello con la muffa incipiente) a fianco di Bolano e Sebald, giammai in vetrina o sul bancone centrale, da cui gira debitamente alla larga senza perder tempo. In fondo l’ importante non è dove sta il suo tesoretto ma saperlo reperire alla svelta. Nel mondo dei fan di Volo posso leggere Dante in santa pace, ne posso disporre a poco prezzo, in tempo reale e in quantità elefantiache; nel mondo dei fan di Dante (per esempio la scuola obbligatoria) posso leggere Volo solo sottobanco, anzi, sotto il banco. Il paradosso è che in quel mondo scarseggia persino “Dante”, è razionato con cura ed elargito dall’alto ad un’élite ristretta.

L’esistenza delle celebrità migliora il mondo anche facilitando le relazioni. Se voglio attaccare bottone con una ragazza posso buttar lì qualcosa su Volo, funziona! Funziona sia con l’analfabeta che con l’ esegeta di Paul Celan. Grazie a Volo non dobbiamo sempre ricorrere al tempo atmosferico, è un  gran passo avanti!

Ma la separazione tra fama e merito ha un pregio che s’ impone su tutti: moltiplica la varietà. La varietà ci fa digerire meglio l’ abbondanza.

Nel mondo del merito oggettivo i Sacerdoti vergano  un unico canone letterario con al vertice una ristretta élite: la (ormai) sparuta schiera dei consumatori di libri registra e legge (spesso annoiandosi), quella dei produttori potenziali di libri registra e per una vita si rode  il fegato dall’ invidia.

Nel mondo dove fama e merito convivono, invece, ognuno puo’ cercare la sua nicchia e lì dentro realizzarsi. Ci sono nicchie ovunque.

Andy Warhol disse che c’è un quarto d’ora di celebrità per tutti. Un quarto d’ora dura poco ma di quarti d’ora ce n’è una caterva.

Avete presente quanto è voluminoso Il libro dei Guinness? Trovate il vostro record e primeggiate se ne avete voglia, e così anche in letteratura.

Cercate la vostra specialità! Il mondo è talmente vario che primeggia anche mia nonna: in parrocchia nella gara delle torte di ribes vanta una striscia di successi non indifferente e vive beata nella sua nicchia dove puo’ sfoggiare uno status invidiabile, tutti si scappellano quando passa sul sagrato, anche se la gara delle torte ormai si perde indietro nel tempo.

E allora, basta rosicare! Cercate la vostra nicchia e coltivate lì una vostra rispettabilità. Un mondo vario ci salva dalle umiliazioni della “gerarchia unica” dove avrete inevitabilmente un posto infame.

I libri di volo vi offendono? Chiamateli libroidi e continuate a vivere tranquilli leggendo cio’ che vi esalta, c’è posto per tutti nel grande mondo della cultura commerciale.

Senza contare che la varietà ha anche un valore sperimentale, a volte fai delle scoperte che neanche un pool di critici super-selezionati avrebbe potuto mai preventivare: alcuni videogame sono vere opere d’arte! Chi l’avrebbe detto? In fondo la cultura USA (una delle più commerciali) non ha prodotto solo schifezze, e uso un eufemismo, regge bene il confronto con la cultura sussidiata di stampo europeo (troppo spesso una ridistribuzione di reddito dai poveri ai ricchi). Certo, noi abbiamo un grande passato ma spesso dimentichiamo che persino gran parte di quel passato era “cultura commerciale” sponsorizzata da mecenati.

Per tirare le somme mi sembra proprio che i benefici compensino i costi, scelgo allora il mondo della cultura commerciale, scelgo il mondo che scinde fama e meriti, scelgo il mondo della varietà, scelgo il mondo che consacra Fabio Volo. E’ il mondo migliore, forse, anche per leggere Dante.

Leggendo "Sei ricco, Coniglio" di John Updike

Tassellando il melone:

updike

  1. Lavoratori con esperienze estetiche nel week end: fu colto da una beatitudine bovina…
  2. Elettrodomestici parlanti: lo sgraziato risucchio quando si apre o si chiude la porta del frigo…
  3. La mente è un muscolo: quella dannata difficoltà di pensare alla fine della giornata…
  4. Un tenero ricordo del padre: era stato tanto gentile da morire al momento giusto…
  5. La grande verità a proposito dei morti: è che lasciano spazio…
  6. Una vita per la fabbrichetta: con quella sua vocetta stridula che sembrava una mola da arrotino, spaccava le palle tutto il tempo con consigli per la resa ottimale…
  7. In concessionaria: l’odore di auto nuova presente perfino nei depliants…
  8. In officina: la vasta pace squadrata di questo posto maschile insaporito dall’andirivieni delle ragazze dell’amministrazione…
  9. Il boss guarda l’ orizzonte: mentre se ne sta lí nella sua propria pelle, conscio dell’ombra che si getta alle spalle…
  10. Dal sarto: centoquattro di vita, ha cercato di dirgli il commesso di Kroll finché lui non ha tirato in dentro la pancia e l’uomo, con estrema riluttanza, ha stretto un po’ il metro…
  11. Il Tempo del Maschio scorre: quel progressivo recedere delle tempie…  e quando si rade, lo specchio riflette un caos di bargigli e mollezze sotto il mento, che non sopportano di essere guardati tanto da vicino…
  12. Sarcasmo: emise la solita risatina monosillabica…
  13. Tipi non del tutto affidabili: l’aria perbene e disidratata di un ubriacone redento…
  14. L’ annuncio della malattia: un giorno cominciò a notarsi ancora di piú il suo teschio…
  15. Piccoli momenti di trascurabile felicità: Gesù, l’ altro giorno  se n’è andato perfino John Wayne… Coniglio è felice semplicemente perché è vivo… si accontenta di trotterellare per la concessionaria mentre pensa: “questi fanatici dello stare in forma cadono secchi nei parchi come mosche”.
  16. Il Direttore ha comunicazioni importanti da fare: attaccò come se parlasse col modulo sul tavolo…pronunciando con estrema cura la parola cruciale…
  17. Guardando Piero Angela in TV: si inoltrò a tentoni nella storia, che per lui è immersa nella nebbia, con una suddivisione in secoli non piú precisa. Qualche data spuntò inattesa qua e là…
  18. Il Cliente ha sempre ragione 1: non sta bene lasciare i clienti da soli a sentirsi scemi… Sono timidissimi, i clienti, peggio dei cerbiatti…
  19. Il Cliente ha sempre ragione 2: se ne sta piantato lí grosso e stolido, e Harry deve girargli attorno a passettini veloci…
  20. Scena sexy: notò il gonfiore della carne dove premono le spalline del top… mentre tremolano nelle due piccole amache del reggiseno
  21. Rinvenuto un vecchio mazzo di chiavi dietro il mobile: fra cui alcune che su questa terra non aprono piú niente…
  22. Difetti delle auto asiatiche: I giapponesi avranno tutte le virtú ma sono corti di gamba…
  23. Quando esci dalla concessionario con l’ auto nuova di zecca: palpò il volante alla vana ricerca del clacson…
  24. Corteggiamento: ha paura di spaventarla, e di distruggere anche la propria vibrante eccitazione di fronte a una possibilità ancora da verificare…
  25. Il venditore di razza: si stupisce lui stesso di come la sua lingua snocciola misure in centimetri…
  26. Topologia del fascino: c’è qualcosa di sexy nelle sue palpebre inferiori, con la scarsità di sonno che le ombreggia…
  27. Pericolo giallo in concessionaria: dipendesse da me, venderei le auto americane al grossista appena entrano da noi. Non le vuole nessuno tranne i negri e i portoricani, e prima o poi si sveglieranno anche loro…
  28. Congedo tipico tra maschi all’ aperitivo: andrò a vedere cos’ha bruciato Janice per cena…
  29. Rientro in casa dopo il lavoro: parcheggia e struttura nella mente la frase d’ esordio…
  30. Autoradio anni 70: ragazze negre con acute voci metalliche cantano frasi insensate su una base ritmica elettrica martellante e gli piace, gli piace pensare a queste negrette, di Detroit probabilmente, i loro fidanzatini alle prese con la catena di montaggio…
  31. Cambio di stazione: la disco-music si trasforma nei Bee Gees, uomini bianchi che sono riusciti nella miracolosa impresa di cantare come donne nere. Stayin’ Alive spara il suo martellante ritmo amplificato e quello strano gemito nasale sullo sfondo…  E John Travolta… Coniglio lo considera sempre il Vinnie Barbarino dei Ragazzi del sabato sera, ma per un certo periodo l’estate scorsa gli Usa sono stati suoi al cento per cento, e non c’era figa sotto i quindici anni che non sognasse di essere scopata da un tamarro sul sedile posteriore di una macchina parcheggiata a Brooklyn…
  32. Cambio stazione: i capelli arricciati della Streisand e il suo naso ebreo…
  33. Cambio stazione (e trovi la Gruber): arriva il giornale radio. Lo legge una giovane voce femminile in tono annoiato, come se sapesse benissimo di farci perdere tempo…
  34. Sorpasso con occhiataccia: la vecchia guida con entrambe le mani ben strette al volante e sul viso l’espressione di chi si aspetta che dentro il cofano scoppi una bomba…
  35. Il borghese e il telegiornale: la sua indignazione di fronte a un pomposo finocchio che la passa liscia…
  36. Immigrazione all’ angolo della strada: ragazzi scuri che pensano in lingue che usano solo loro…
  37. Mogli: ha sempre avuto la carnagione olivastra e ancora prima di luglio è già abbronzata come una selvaggia… Dal calore che emana, si capisce che ha litigato con la madre… È ricco grazie alla sua eredità e questa comune consapevolezza li tiene uniti come una particolare forma di sessualità, comoda e sorniona…
  38. Reazioni alla prima portata: avanzi e insalata, il mio menu preferito!
  39. Il Regno della Suocera: poi va nel muffoso salotto dove le tapparelle sono sempre abbassate, il regno dei musi lunghi di mamma Springer…
  40. Quando ci si prepara come si deve si è in grado di affrontare qualsiasi cosa: risponde freddo, sentendosi dentro nuovi spazi creati dal gin…
  41. Ogni tanto un diversivo è utile: Harry innesca un dietrofront e marcia in sala da pranzo, facendo fremere i vetri piombati della vetrinetta antica…
  42. Arriva la suocera!: La signora Springer scende con le sue dolenti gambe idropiche… diffida del pavimento della sala da pranzo… Quel sorrisetto infido e improvviso da commerciante…
  43. Annuncio: il nipote è fidanzato: scommetto che è nera. – Oh mamma, non tirar fuori tutti i tuoi pregiudizi! Il piccolo Arnold e gli altri telefilm di neri li guardi alla Tv, no?
  44. Liti tra donne: È pazzesco quel loro flagellarsi reciprocamente usando dei fantasmi di uomini, papà che è morto, Nelson che è via, e perfino Harry è una specie di fantasma, visto che parlano di lui come se non ci fosse…
  45. Visto che non lo cagano, sparecchia: il colapasta di alluminio piacevolmente leggero da portare…
  46. Si giunge in cucina passando per il corridoio: abitato da silenziose presenze vegetali…
  47. Ricordo del figlio sparito nei vari campus: l’ha visto diventare un liceale con un misero ciuffo di baffetti che si vedeva solo se ci batteva la luce…
  48. Il dopo-cena dei litiganti: la serata trascorre in uno stagnante crepitio televisivo misto a risentimento inespresso…
  49. Azione e reazione: quando lei si alza per andare di nuovo a riempirsi il bicchiere, lui passa sulla partita dei Phillies…
  50. Consapevolezza femminile: e in piú la morte comincia a sbocconcellarle il corpo quel tanto da farle capire che non è poi quella preziosissima coppa e che non c’è nessun superman per cui conservarlo…
  51. Infine, l’ amore: un atto talmente glorioso ridotto a questo confuso raspare di due vecchi corpi, uno assonnato e uno ubriaco…
  52. Il posto delle suocere: digerisce il broncio dormendo oltre una fetta di cemento…
  53. Scoperte trascurabili: intuisce l’intelligenza in lei, ma l’intelligenza nelle donne non gli è mai interessata…
  54. I limiti della vita da scapolo: le ragazze che si tira dietro Buddy sono una buona lezione per Harry sui limiti della vita da scapolo: piccole segretarie indurite, direttrici di ristorante, ex figlie dei fiori con l’aria da streghe, code di cavallo brizzolate e seni piatti coperti di gioielli Navajo, ragazzone sovrappeso vice capo del personale in uno di quei torvi nuovi palazzi di uffici senza finestre, dove passano le giornate a gettare i tabulati dei computer nel cestino della carta straccia. Donne pescate nel dimenticatoio, gambe gessose e facce lievemente storte, come se fossero state spinte nella trentina da una brutta botta laterale.
  55. Appena dopo la prima vera esperienza: la donna stanca che diventerà si sta già facendo largo sul suo viso.
  56. In posa: con quel sorriso sbilenco per la macchina fotografica…
  57. In ascolto della moglie: accendendosi un’altra sigaretta per rendere teatrale la sua pazienza,  inclina la lunga testa con un occhio chiuso a difesa dal fumo…
  58. La storia riferita entra nel vivo: la voce scende a un sibilo cospiratorio…
  59. Segnali: forse con piccole e inesplicabili fitte come questa gli uomini cominciano a morire…
  60. I genitori riflettono sul figlio pelandrone e fuori corso: be’… in fondo è ancora all’università… “Non si direbbe”, sente la necessità di urlare.
  61. Tensione al funerale: stanno litigando sottovoce: molti enfatici bisbigli da parte di Peggy, a cui Ollie risponde con stoici borbottii sempre guardando fisso davanti a sé… dopo l’ultimo furibondo bisbiglio di Peggy Fosnacht tutto si quieta…
  62. Funzioni della musica liturgica: l’organista scarabocchia gli andirivieni di una fuga per dar modo a tutti di tossire e cambiare l’incrocio delle gambe…
  63. Cerimonie: la piccola folla dei consanguinei…
  64. Parenti mal messi rivisti dopo secoli: probabilmente fa il ladro, nei momenti liberi…
  65. In fila per la Comunione: il collo muto e fragile di Nelson…
  66. Trucchetti coniugali: accende la radio per spegnere la conversazione…
  67. Il bicchiere mezzo pieno: Dio, è sempre tonta… una consapevolezza che lo consola…
  68. Incinta: quella sontuosa e lenta compostezza delle donne che non portano solo sé stesse…
  69. Vani tentativi di riguadagnare la pace: Janice segue la curva per restargli con la bocca attaccata all’orecchio…
  70. Nonna: bismamma…
  71. Quasi pronto in tavola: nel forno cuociono dei qualcosa avvolti in pancetta…
  72. Controtenore: durante l’ intervallo hanno fatto cantare uno di quelli che sanno fare la voce alta come le donne…
  73. La distrazione sempre in agguato quando ascolti lo zio monologante: una rosetta in un sopracciglio che manda una sventagliata di peli nella direzione sbagliata…
  74. Predestinate: Ha già la bella andatura dritta della cameriera…
  75. Il palinsesto della suocera: a quest’ ora macina lo sceneggiato su Mosè, a giudicare dall’intonazione biblica delle voci, che urlano e rombano intervallate da musica in crescendo…
  76. Giovani: si presentaronocome se si fossero appena beccati un masso sulla testa e fosse stata un’esperienza fantastica…
  77. In Sacrestia per accordarsi sul compenso del Prevosto: una versione in sordina del suo vocione da cerimonia…
  78. Vendette a vuoto: gli occhi scuri sporgenti non tradiscono alcuna consapevolezza della scortesia di Harry…
  79. Pettegolezzi interiori: tutti i peli che non ha in testa li ha sulle braccia, come fa Thelma a sopportarlo?
  80. Jitterbug: quella pausa di una battuta sui calcagni prima della giravolta…
  81. Convenevoli: la stretta di mano di Ollie è floscia, fibrosa e micragnosa
  82. Le virgole nella conversazione: si volta per rivolgergli quel suo sorriso essiccato ma stranamente perfetto, un sorriso come quelli che guizzavano nei vecchi film in bianco e nero, pudichi e sicuri di sé, un sorriso che è un filo di pura melodia e che quando era giovane doveva sembrare il tramite per una vita molto piú elevata di quella a cui si è fermata…
  83. Coca: il pfff della lattina che si apre non vale piú niente da quando hanno messo quella piastrina di sicurezza per impedire agli idioti di soffocarsi…
  84. Misticismo: Il mio pensiero sulla religione è che… che se non ne hai un poco, sprofondi…
  85. Rigenerazione: il riposino comincia a entrargli nelle ossa e si sente piú di buon umore…
  86. Il sentimento dominante: sembra che abbia nostalgia della vita mentre ancora sta vivendo…
  87. Il travaglio della gravidanza: adesso Pru scoreggia perché il bambino la scombussola tutta là dentro…
  88. L’ espressività della suocera: non ha detto granché ma le è venuta la gola a chiazze e si è capito benissimo che per lei era un affare di stato…
  89. Rospi espettorati: con quelle labbra chiuse frettolosamente come se avessero appena pronunciato una dolente verità e non avessero intenzione di rimangiarsela.
  90. Muri: la tappezzeria, col suo complicato disegno di cose che entrano ed escono da altre cose…

Sterilofobia

Consideriamo tre coppie unite in matrimonio:

  1. Coppia A. Si tratta di una coppia omosessuale (necessariamente senza figli)
  2. Coppia B. Si tratta di una coppia eterosessuale con un figlio.
  3. Coppia C. Si tratta di una coppia eterosessuale con tre figli.

Ammettiamo adesso che la situazione ambientale sia la stessa per tutti e la condizione finale imputabile alla libera scelta degli individui coinvolti.

Come si orienta il giudizio della Chiesa?

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Ultimamente ci si concentra sulla condanna alla coppia A, e a causa di questa condanna la Chiesa viene spesso definita “omofoba”.

In realtà la Chiesa non condanna l’ omosessualità ma l’ esplicita scelta di sterilità.

Nota bene che per un omosessuale è difficile avere figli in modo naturale ma non impossibile: con grande sforzo – di cui la Chiesa nel suo giudizio deve tener conto – anche l’ omosessuale maschio, per esempio, puo’ sposarsi con una donna e avere figli.

Ora consideriamo la coppia B, anch’ essa compie una scelta di sterilità: anziché avere tre figli sceglie liberamente di averne uno, eppure in questo caso non sembra risuonare alcuna condanna. Perché?

E’ ben vero che la coppia B non sia completamente sterile, d’ altro canto, se misuriamo il differenziale di trattamento riservato dalla Chiesa ad A e B con quello riservato a B e C i conti non tornano.

Perché allora il primo differenziale ci sembra più ampio del secondo quando il secondo dovrebbe essere doppio rispetto al primo?

Forse la fecondità non è l’ unico valore di cui si tiene conto. Ma che altro valore si protegge? La stabilità di coppia?

Non penso, anche la coppia A è sposata. Inoltre, empiricamente, le coppie lesbiche sono anche più stabili di quelle eterosessuali eppure la condanna coinvolge anche loro.

La mia ipotesi è un’ altra: nella coppia omosessuale il peccato di sterilità è più visibile.

Nel momento in cui due omosessuali decidono di sposarsi fanno pubblicamente una scelta di sterilità (*) mentre se una coppia etero decide di avere un figlio anziché tre fa questa scelta in privato, il pubblico non puo’ facilmente entrare nella loro intimità e scandalizzarsi per il peccato che compiono.

Francamente non saprei se tutto cio’  giustifichi i diversi trattamenti che ricevono dalla Chiesa i vari peccatori, io penso di no, ad ogni modo è una spiegazione plausibile di quanto succede.

(*) anche una coppia omosessuale puo’ avere dei figli con metodi “non naturali”, senonché la Chiesa  condanna proprio quei metodi. Ad ogni modo qui si va su un altro terreno e per non finire fuori tema lascio cadere l’ argomento.

Diclosure: avrei potuto avere almeno 4/5 figli e invece ne ho fatti solo 2. (Ammetto di sentirmi colpevole ma solo previa ragionamento).

Leggendo “Il partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio

Solo quelli che non hanno rischiato nulla abusano della parola. Vale all’ ippodromo come in letteratura.
Qualche lampo:
  1. Il candidato partigiano visto dai conoscenti: la sua vaga, gratuita, reputazione d’impraticità.
  2. Il rientro inatteso dello sbandato: la scultorea stupefazione del padre.
  3. Finalmente nei panni borghesi: quella ritrovata attillatezza, comodità e pulizia (basta la leva per capire al volo).
  4. Finalmente la lettura dei giornali: quarti d’ora e piú su un dettaglio…
  5. In cerca di un rifugio per imboscarsi: la villetta era stupida e pretenziosa
  6. Trasferimento a piedi sulle colline langarole: sotto un sole guasto.
  7. La stressante inattività: il guadagno fatto col dormire diurno si dilapida nell’insonnia notturna.
  8. Il padre: e la sua voce opaca, irrimediabilmente anarrativa (vengono in mente le fiction italiane).
  9. Spettacoli raccapriccianti: la faccia meteca del gerarca.
  10. L’ imboscato in missione: nell’ ora atramente propizia.
  11. Voce dalla radio americana: affascinante nella sua correttiva vibrazione twang (ricordi la la twang guitar di Dick Dale?).
  12. La guerra che torna in mente: il distante ricordo gliela magnificava.
  13. Fiorello La Guardia parla alla nazione: intollerabile nella sua sbracata inflessione siculo-inglese.
  14. I devoti di Radio Londra: l’orecchio teso a districare e tesaurizzare l’ultimo urlio di Churchill.
  15. Lo zio è nervoso: trema in tutta la sua mole gelatinosa… smania sudoroso col fare dell’omone dalla respirazione fischiante.
  16. Arriva l’ autunno: si spande una nera tristezza piombata sulle colline derubate dei naturali colori.
  17. Brulichio accelerato della folla di paese vista a distanza: e nel ridicolo era una clandestina punta d’angoscia, viperina.
  18. Come onorare un genitore degno: l’unica maniera di ripagarlo sarebbe stata d’amare suo figlio come il padre aveva amato lui: al padre non ne verrà niente, ma il conto sarà pareggiato nel libro mastro della vita.
  19. Propaganda: quei sorrisi di esplodente fiducia… i sentimenti elementari a galla, che congelavano tutti i protagonisti in una antichissima iconicità, annullando secoli di progresso nell’atteggiamento.
  20. Un ricordo tra tanti: la bovina, esangue faccia del Duce liberato.
  21. Giornali che cadono dal tavolino: angoscioso planare di uccelli sparati.
  22. Presentimenti del genitore: tante ne succederanno che non ne avremo mai piú gli occhi asciutti.
  23. Un padre visto da lontano: scendeva il sentiero con l’accentuazione delle sue congenite spalle curve
  24. Imprevisti: e uno stimolo sessuale, repentino e clamoroso, giunse a complicare tutto.
  25. Continua.

Leggendo “L’Imitazione di Cristo” di Tommaso da Kempis

Tra i libri di devozione, il mio preferito. Che stile!
Passaggi che vorrei rimeditare:
  1. Precedenze: preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire.
  2. Effetti collaterali perniciosi: coloro che sanno desiderano apparire.
  3. Invito allo svuotamento cerebrale: quanto più grande e profonda è la tua scienza, tanto più severamente sarai giudicato.
  4. Il fascino dell’ ombra: cerca di essere ignorato e di essere considerato un nulla.
  5. La minaccia della passione: Che cosa ti lega e ti danneggia di più dei tuoi desideri non mortificati?
  6. Diffidare: un consiglio domina gli altri, fatti guidare da uno migliore di te.
  7. Cosa cercare: anela alla verità, fuggi la bellezza.
  8. Il covo del maligno:  l’eleganza della parola.
  9. L’ edificazione impedita: ci è di ostacolo la nostra smania di indagare.
  10. Un destino di sofferenze: attende colui che non è perfettamente morto a se stesso.
  11. Prossimità della follia: chi mette la sua fiducia negli uomini e nelle altre creature è un insensato.
  12. Nelle relazioni: la familiarità non è affatto necessaria. Se impari a non curarti della gente, questa lascerà che tu attenda tranquillamente a te stesso.
  13. Da meditare: stare sottomessi, vivere soggetti a un superiore e non disporre di sé è cosa grande e valida. E’ infatti molto più sicura la condizione di sudditanza, che quella di comando. Corri pure di qua e di là; non troverai pace che nell’umile sottomissione sotto la guida di un superiore.
  14. Rapporto con l’ attualità: stai lontano dall’agitarsi che fa la gente, l’occuparsi delle faccende del mondo è un grosso impaccio, ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima.
  15. Temprarsi: è bene per noi che incontriamo talvolta difficoltà e contrarietà, proprio quando la gente attorno a noi ci offende e ci scredita, noi aneliamo con maggior forza al testimone interiore, Iddio.
  16. Vanità dell’ agitarsi: non puoi vincere semplicemente con la fuga, punta invece sulla sopportazione.
  17. Trappole intellettuali: stai attento a non giudicare, è poi difficile liberarsi da vecchie posizioni.
  18. Attitudini religiose: non è cosa facile stare in un monastero, devi considerarti esule, devi farti stolto.
  19. La virtù dell’ isolamento:  è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo.
  20. Continua.

Leggendo “Per i sentieri dove cresce l’erba” di Knut Hamsun

Sembra più un precursore di Hemingway che un ardente nazista, ma tant’è.

Passaggi da rimeditare in treno:

  1. Le piccole soddisfazioni del saccheggiato: ho come deluso tutti quelli che avevano sperato che esistesse un “ingente patrimonio” a cui dare un’annusatina.
  2. Nella testa del braccato: anche questa, che vada come vuole. Non mi applico né per il bene né per il male, ma lascio che tutto segua il suo corso. Io voglio quel che vuole la polizia. 
  3. Giudizi di un sordastro: molto cortese, ma non parlava abbastanza forte per me.
  4. Soddisfazioni di un sordastro: la sua voce non era forte, ma sembrava adattarsi all’orecchio e riusciva a penetrarvi.
  5. L’ ennesima galera: mi pare un buon posto per stare in santa pace come uno scemo, guardare le formiche e diventare saggio.
  6. Il surrealismo che s’ insinua: si dà il caso che il mio denaro si trovi in stato d’arresto, proprio come me.
  7. Esperimenti con se stesso: allora smetterò di fumare: basta. L’ho già fatto tre volte in passato, ogni volta per un anno. Voglio essere abbastanza padrone di me stesso da smettere. Bene. Ma poi ricomincio, e a che serve allora tutto questo? Voglio essere abbastanza padrone di me stesso anche da ricominciare.
  8. L’ arte di liberarsi dagli scocciatori: mi ritiro come se mi fosse venuto in mente qualche affare urgente da sbrigare nel mio ufficio.
  9. Compagne di viaggio per un attimo: un paio di mucche legate sul pendio sono scontente della loro situazione.
  10. Pensiero fisso: non colare a picco senza stile e senza dignità.
  11. Non è che dopo lo choc manchi la memoria, è che: tutti gli anni passati sono ugualmente lontani.
  12. Geni incompresi: leggo dei colori complementari nella teoria dei colori di Goethe non capendoci un’acca.
  13. Stoicismo o stanchezza?: in me scorre un fiume di parole che potrei adoperare per la mia difesa, ma me le terrò dentro.
  14. Le afasie dello scrittore: mi capita per esempio di bloccarmi in maniera così disperata su una parola che intendo usare, che per dire una cosa sono costretto a dirne un’altra prima.
  15. Rifiuti editoriali: non lessi più oltre e restituii l’agenda a Martin, che ci rimase male. Altra reazione ben nota: non riescono a convincersi che uno voglia evitare di leggere fino in fondo: non può mica essere peggio di tutto il resto!
  16. Fase ricorrente (anche nei lettori forti): dei libri veri mi stancavo presto.
  17. Richiesta di consolazione spirituale: non ero ancora in grado di formulare pensieri profondi e rimasi lì impalato.
  18. Morte all’ ospizio: noialtri vecchi finalmente ora abbiamo qualcosa di serio su cui pigolare.
  19. Le cose accadono da sé, i talenti strabordano: Un, due, tre, quattro. Eccomi qui seduto a scrivere storielline per il mio uso esclusivo.
  20. Arte senza sforzo: c’è una falla in me che lascia sfuggire caute parole, sono come un rubinetto che gocciola: uno, due, tre, quattro.
  21. Degenerazioni: il suo corpo si paralizzava sempre di più.
  22. Quando i vecchietti ci sorprendono: non so dire da dove tirasse fuori simili risposte, probabilmente dai giornali dentro i quali aveva sempre il naso.
  23. Avvisi per aspiranti suicidi: ora non è il caso che noi disillusi ci mettiamo a far tragedie.
  24. L’ inizio della fine: penso sempre più spesso “l’anno passato l’avrei fatto”.
  25. Lo sguardo del vicino: di certo ha letto sul giornale che hanno dovuto sottopormi a una perizia psichiatrica.
  26. Relazioni interpersonali: Non risposi. Non ne avevo voglia.
  27. Continua.
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