Vaccinazioni obbligatorie?

Ieri risistemavo i miei ritagli di giornale e mi è capitata sottomano una prima pagina del Corriere della sera risalente al 23 marzo 2065 con l’ormai famoso editoriale a firma dell’illustre luminare dottor Stranamore. Ad anni di distanza ancora fa un certo effetto. Ve lo ripropongo perché puo’ essere utile nel dibattito sulle vaccinazioni.

Siamo nel 2065. Non dare ai vostri bambini il potenziamento che ormai ci consente la terapia di manipolazione embrionale (cosiddetto “baby design” o CRISPR III) non deve più, al pari di quel che accade ormai in tutta Europa, essere considerata una “scelta”. Chi rifiuta l’intervento “migliorativo” sulla prole non è una persona che sta scegliendo ma, molto più semplicemente, un cattivo genitore e un pessimo cittadino.

Sono stato troppo duro? Forse.

Ma considerate l’ultima statistica secondo la quale il 5% dei genitori ancora rifiuta il miglioramento genetico della prole e continua ad opporsi ad ogni intervento di baby design, per altro possibile fino all’età prescolare. Ebbene, queste statistiche ci dicono che non siamo di fronte a “poveri” che non possono permettersi una terapia, per altro resa disponibile dal Servizio Sanitario Nazionale. Si tratta di persone benestanti, con un’ istruzione sopra la media, che abita nei centri urbani e che pensa di dover accogliere i propri figli come “naturali”, ovvero privi di quelle difese offerte da un innalzamento delle facoltà cognitive e non cognitive ottenibile attraverso interventi di progettazione embrionale. Giusto ieri su questo stesso giornale abbiamo letto l’intervista a quella mamma di Legnano (per altro medico): “non penso sia corretto immettere vettori retrovirali nel corpo di mio figlio per mutarlo rispetto a quel che è e che dio mi ha dato in sorte, non penso nemmeno che pensare in questi termini mi renda una bigotta fanatica invasata dai dogmi religiosi”. Altri genitori, riferendosi ad uno studio del 2048, sosteneva  che gli interventi retrovirali nel primo anno di vita aumentano il rischio di certe tipologie di cancro, ma si tratta di uno studio screditato da tempo!

Le associazioni di genitori che si oppongono al “miglioramento embrionale obbligatorio” fanno appello alla “libertà personale”. Tuttavia, anche accettando che i genitori siano in diritto di sacrificare il proprio figlio destinandolo ad una vita statistica più problematica,  rifiutare il baby design e la manipolazione dell’embrione non è affatto una scelta personale. È una questione di salute pubblica che tocca l’intera società.

Nel 2064 abbiamo avuto nel nostro paese ben 200 omicidi, nel 2060 erano stati 50. Perché questa recrudescenza di un fenomeno che ritenevamo ormai debellato? I criminologi sono unanimi nel pensare che all’origine ci sia il rallentamento nelle “progettazioni embrionali”, il timing tra i due fenomeni è sorprendente. Inoltre, carattere neurotico e IQ bassi fotografano il classico omicida medio. Siamo di fronte a tratti della personalità su cui interviene con efficacia il “baby design”. Non possiamo allora considerare parte in causa anche quei genitori che trattano la scienza come un optional?

L’anno scorso in Italia si sono registrati una dozzina di incidenti automobilistici mortali. Il problema sono gli automobilisti “non potenziati” da piccoli e privi di quei riflessi che noi ormai diamo per scontati. Tutto cio’ è aggravato dal fatto che in loro la probabilità di bere prima di mettersi alla guida si alza notevolmente. Non solo: in loro l’alcol ha effetti mediamente più deleteri, specie sulle facoltà necessarie ad una guida sicura. Purtroppo dobbiamo aspettarci ancora molte morti inutili, almeno finché genitori irresponsabili continueranno a snobbare la scienza.

Anche le recenti epidemie di morbillo vengono fatte risalire ad un rallentamento delle vaccinazioni ma la notizia sta nel fatto che i bambini non vaccinati sono figli di genitori “non migliorati”, ovvero gente priva di quell’ottimizzazione cognitiva che rende intuitivi i meccanismi base della psiconeuroimmunologia, ovvero gente più facilmente  preda di vulgate ripetutamente confutate come quella “vaccinazione-autismo”.

Quindi, no, la terapia di manipolazione genetica non è un “scelta personale”. E’ un dovere di base per ogni genitore e per ogni cittadino responsabile. Gente che vive in India, a Neo-Shangai e sulle colonie di Venere fa grandi sacrifici per accedere ad un baby design che migliorerà la vita dei loro figli. Chi come noi abita la parte più avanzata del mondo e ha già il privilegio di vivere in mezzo a individui geneticamente potenziati non puo’ permettersi di dire “no, grazie”.

Per tutto questo mi piacerebbe si smettesse di dire “… ma la mia libertà”. Ai bambini non manipolati dovrebbe essere interdetta la scuola pubblica, dovrebbe essere proibito guidare e dovrebbe essere proibito anche l’accesso in molti locali pubblici dove causano problemi. Ai genitori che rifiutano la manipolazione embrionale dovrebbe essere tolta la patria potestà, così come viene già fatto a chi causa sofferenze ingiustificate ai figli quando puo’ evitarle a costo zero, o quasi. Questo perché non manipolare geneticamente vostro figlio non è “una scelta”, è un abuso infantile!

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Perché ho riportato questo articolo?

Perché voglio rendere obbligatoria la progettazione embrionale?

Perché voglio rendere obbligatorie le vaccinazioni?

No, perché laddove le intuizioni confliggono c’è sempre “cibo per la mente”.

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In realtà l’articolo è stato ideato da Scott Alexander e appare nel saggio “Nel mondo in cui tutto cio’ che non è obbligatorio è proibito”.

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Qualche ulteriore considerazione a cura dell’economista David Friedman.

Sia la “progettazione embrionale” obbligatoria che le vaccinazioni obbligatorie sono politiche fatte per combattere il fenomeno delle esternalità. Le esternalità giustificano un intervento coercitivo dell’autorità poiché la loro presenza incentiva comportamenti opportunistici. Tuttavia, i problemi legati alle esternalità  sono problemi di grado, non di esistenza. Troppo spesso ce ne dimentichiamo…

… One point that gets ignored in arguments about whether vaccination or the like should be mandatory is that externalities are a matter of degree. Almost everything we do has at least some external effects, positive or negative. But if I am paying 99% of the cost of a decision and getting 100% of the benefit, the decision that is optimal for me will almost always be optimal for us. Given that individuals are much better at making decisions for themselves than the political system is at making decisions for them, that’s a strong argument for leaving such a decision unregulated… The argument is a lot weaker if I am paying 10% of the cost or getting only 10% of the benefit…

E nel caso  delle vaccinazioni?

… In the case of vaccination, my guess is that most of the benefit goes to the kid and his parents, and only a small fraction to others… In the case of vaccination, my guess is that most of the benefit goes to the kid and his parents, and only a small fraction to others. There is no benefit to either unless, if unvaccinated, he would have gotten infected. If he does get infected, in a world where most of those around him are vaccinated and so highly, although not perfectly, resistant, he suffers the disease with certainty (aside from the special case of carriers), and it is possible but not terribly likely that someone else catches it from him and suffers. But I don’t have any data–this is all speculation.

Viaggio nel mondo segreto delle mance

Con le mance al ragazzo delle pizze sento sempre un certo imbarazzo.

L’interazione sociale mi mette a disagio e non sono mai sicuro se e quanto dare. Alla fine, qualsiasi cosa faccia, mi vorrei sotterrare.

Michael Lynn è la persona migliore per scoprire tutti i segreti legati al mondo delle mance, sembra impossibile ma ha scritto 51 articoli scientifici sull’argomento, roba del tipo “Are Christian/ Religious People Poor Tippers?”.

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Da dove cominciare? Dalla gente come me (e come Lynn), ovvero da coloro che, pur di evitare l’imbarazzo del momento/mancia, fanno di tutto per portarsi la valigia de sé o passare di persona a ritirare le pizze d’asporto

… Whenever there’s someone doing a job that deserves to be tipped or that socially we think should be tipped, it’s always my inclination to not let them do their job. So I always want to carry my own bags in airports…

Un comportamento del genere non è certo il massimo quando l’efficienza del sistema si fonda sulla divisione dei compiti!

A chi si dà la mancia? Di solito a chi vediamo “messo male”. In questo senso la mancia è una specie di elemosina

… I do routinely tip people who work hard for a living, especially when they’re not getting paid all that well…

Do a chi mi porta la valigia ma non al tipo della  reception. Perché? Che ne so, chi mi porta la valigia mi sembra “messo peggio”. Ed ecco che spunta la natura di elemosina della mancia.

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Ma cos’è davvero una mancia? Un dono, un pedaggio, una tassa?

A quanto pare assomiglia più a un dono (o elemosina), tanto è vero che laddove prevale la “cultura del dono”, la mancia è più diffusa.

L’entità delle mance è ragguardevole, il fenomeno merita un’analisi. Qui non stiamo a giocare…

… 40 billion a year is tipped in the United States… the budget for NASA is under $ 20 billion…

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Il sistema delle mance è discriminatorio. Prendiamo ad esempio l’aspetto fisico del beneficiato…

… Attractive waitresses get better tips than less attractive waitresses. Men’s appearance, not so important… Yes, blondes get better tips than brunettes. Slender women get better tips than heavier women. Large breasted women get better tips than smaller breasted women…

Stranezza…

… women in their 30s get better tips than either younger or older women…

I camerieri fanno la parte del leone…

… restaurant servers since they take in about 70 percent of all tips…

Cosa serve fare per avere mance più generose? Mistero… il mondo delle mance è zeppo di misteri, per questo diffonde incertezza e disagio in molti…

… Even the tipping sage cannot master the game. This is a complicated art, no?…

Qualche trucco? (dopo 51 papers qualcosina si puo’ dire).

Per esempio, cercare un leggero contatto fisico col cliente. Gli addetti che hanno un contatto fisico ricevono mance più cospicue. Senza esagerare, eh.

E poi sorridere, sorridere, sorridere…

… smiley faces have been shown to increase tips of waitresses, not of waiters…

Porgere la sedia e presidiare il commensale giova…

… Squatting down next to the table, or pulling up a chair and sitting at the table if there’s room will increase tips…

Capito ora perché la mancia c’impoverisce?: nel mondo delle mance generose avremo camerieri sorridenti ma poco abili sul lavoro.

Infatti, la qualità del servizio non migliora molto con le mance, questo è un punto cruciale…

… What about the big issue: how good is the service? The conventional wisdom says that good service brings a good tip and vice versa. True? Not true, says Michael Lynn… a consistent finding is that there is a relationship, people do tip more the better the service they get. But that relationship is very weak. It’s a correlation… The average correlation is 0.2. That means about 4 percent of the variability of the differences in the percentage tips left by different dining parties can be explained by their service ratings. So…

Chi dà mance innesca un meccanismo che non migliora la qualità del servizio e produce incertezza.

La mancia discrimina anche al contrario

… Blacks tip less than whites in this country. They’re more likely to leave without tipping at all… and… Both groups, black and whites, will tip a white server more than a black server… Hispanics tip less than whites… Asians tip less than whites…

Discrimina anche sul reddito

… people with higher incomes and educations tend to tip more…

Il gender gap è trascurabile, per fortuna…

… In general there’s no sex difference…

Age gap notevole, però. I vecchi non si fanno fregare…

… Older customers tend to tip less…

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Che fare? Abolire. Non c’è altra via se si vuole evitare tutti questi inconvenienti.

Obiezione: c’è un problema redistributivo. Senza mance chi sta peggio starà ancora peggio e chi sta meglio starà ancora meglio…

… You could make the argument that tipping is a condition of employment that has an adverse impact on a protected class

Tuttavia, senza mance è prevedibile che molti stipendi siano ritoccati al rialzo. Inoltre, senza mance c’è più certezza: gli affari prosperano meglio e la discriminazione patisce…

… I want to avoid unfairness and I also want my business to prosper… we’re getting rid of tipping because it’s inefficient, sloppy and potentially discriminatory…

Esempio della lotta alle mance

Linkery, has gone so far as to ban tipping. If you leave extra money on top of the Linkery’s 18% service charge, it will be donated to charity…

Lo studioso Thor Torfason ha trovato una forte correlazione tra mance e corruzione…

… The more tipping you see in a given country, the more corruption you generally see in that country as well… collecting information about tipping in some 33 different countries and in 33 different service professions. These are waiters, hairdressers, taxi drivers and so on… we then control for a number of other factors such as GDP, the culture in a country in general, homicide rates and other measures of legal enforcement— and this relationship stayed significant…

E’ il lato oscuro delle mance…

… across countries we see a different pattern where these norms that encourage tipping, which is a form of informal payment for services, may be leaking over into other forms of exchange…

Che poi è lo stesso lato oscuro del dono.

Nulla di nuovo sotto il sole: dicevamo prima dei robusti legami tra mancia e dono, due pratiche che appartengono alla stessa cultura, che è poi anche quella della raccomandazione e della corruzione.

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L’inspiegabile felicità

Michel Booth è un inglese che vive a Copenaghen da decenni.

Nell’apprendere la notizia che i suoi concittadini sono le persone più felici del mondo è rimasto sconcertato. Al punto che c’ha scritto su un libro: The Almost Nearly Perfect People: Behind the Myth of the Scandinavian Utopia”.

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A dare la sorprendente notizia era stato il dipartimento di psicologia della “University of Leicester”. In realtà la dà ogni anno o quasi quando elabora il “Satisfaction with Life Index”.

Lo diffondono verso marzo, non il primo aprile come viene naturale sospettare.

La reazione tipica dell’immigrato britannico a Copenaghen…

… A man at a university had said it, so it must be true…. Well, they (scandinavians) are doing an awfully good job of hiding

A Copenaghen un inglese – ma un europeo qualsiasi – è costantemente a disagio. Da quando interagisce (o tenta di farlo) con la cassiera del minimarket…

… had rung up the cost of my prohibitively expensive, low-grade produce without acknowledging my existence…

A quando attraversa fuori dalle strisce una normalissima strada deserta destando l’indignazione generale…

… I’d crossed the street on a red light; there was no traffic, but in Denmark… is a provocative…

Ma poi, alla sera, c’è la pallosissima e arretrata TV danese (a metà tra la svizzera e croda, anche se ora è decisamente migliorata)…

… The evening’s prime-time TV entertainment had consisted of a programme on how to tackle excessive chafing of cow udders, followed by a ten-year-old episode of Taggart, and then Who Wants to Be a Millionaire?…

I danesi possono essere tutto ma proprio tutto… tranne che felici…

… Back then, I had come to think of the Danes as essentially decent, hard-working, law-abiding people, rarely prone to public expressions of . . . well, anything much, let alone happiness…

Si tratta di gente “luterana per natura”. Ostentare è il demonio…

… they shunned ostentation, distrusted exuberant expressions of emotion… they were a frosty, solemn bunch… the least demonstrably joyful people on earth, along with the Swedes, the Finns and the Norwegians…

I barlumi di felicità sembrano perlopiù dovuti al Prozac che assumono massicciamente…

… Perhaps it was all the antidepressants they were taking that was fogging their perception… in Europe, only the Icelanders consumed more happy pills… Was Danish happiness nothing more than oblivion sponsored by Prozac?…

Eppure, anche per l’ Eurobarometro la Danimarca vince sempre…

… more than two-thirds of the thousands of Danes who were polled claimed to be ‘very satisfied’ with their lives…

Cos’ha di tanto particolare questa gente? Questa gente che lascia i bambini fuori dal supermercato come i cani…

… ‘people leave their children in buggies outside of cafés, that you aren’t worried…

Vivono una vita zeppa di fastidi… tempo, tasse, code ovunque, negozi sempre chiusi…

… the punishing weather, the heinous taxes, the predictable monoculture… weather still shitty? Check. Tax rate still over 50 per cent? Yep. Shops closed whenever you need them? Oh yes… standing for half an hour waiting to be served at my local chemists…

Il fuori norma è il demonio, tutto deve essere omologato…

… the fear of anything or anyone different from the norm… the distrust of ambition and disapproval of success…

La gentilezza non è un piacere ma un cappio al collo…

… the appalling public manners, and the remorseless diet…

Altri sondaggi sconcertanti…

… I shook my head in disbelief when, for example, the country topped the Gallup World Poll, which asked a thousand people over the age of fifteen in 155 countries to rate, on a scale of 1 to 10, both their lives now and how they expected them to pan out in the future… The answers revealed that 82 per cent of Danes were ‘thriving’ (the highest score), while only 1 per cent were ‘suffering’… in 2012, the United Nations’s first ever World Happiness Report, compiled by economists John Helliwell, Richard Layard and Jeffrey Sachs,… And, guess what? Belgium came first! No, I’m joking. Denmark was once…

La Danimarca sembra non avere rivali…

… to win one happiness survey may be regarded as good fortune, to win virtually every one since 1973 is convincing grounds for a definitive anthropological thesis….

E’ evidente che qualcosa non va.

E quando non trionfa la Danimarca la palma passa ad un altro paese scandinavo…

… the Scandinavians were not only the happiest and most contented people in the world, but also the most peaceful, tolerant, egalitarian, progressive, prosperous, modern, liberal, liberated, best-educated, most technologically advanced, and with the best pop music, coolest TV detectives and even, in the last few years, the best restaurant, to boot… Denmark, Sweden, Norway, Finland and Iceland – could boast the best education system in the world (Finland); a shining example of a properly secular, multicultural, modern industrial society (Sweden); colossal oil wealth, being invested in sensible, ethical, long-term things rather than silly tall buildings or Park Lane call girls (Norway); the most gender-equal society in the world, the longest-living men, and lots of haddock (Iceland); and ambitious environmental policies and generously funded welfare state systems (all of them)…

Sarà per questo che per breve tempo in tutto il mondo è scoppiata la “febbre scandinava”?…

… Swedish crime authors Henning Mankell and Stieg Larsson began to shift millions of books, and Danmarks Radio (DR), the Danish national broadcaster, sold three series of its miserablist crime epic, Forbrydelsen (The Killing), to 120 countries, and even saw it remade for American TV. The company’s follow-up, the political drama Borgen (‘The Castle’ – the nickname given to the Danish parliament building), won a BAFTA and a million viewers on BBC4; and even Broen (The Bridge), a Danish–Swedish crime series, was a hit. (No matter that there was little original about Forbrydelsen other than its setting – we had seen tough female cops many times before; no matter that Borgen was a third-rate West Wing, albeit with better lampshades; or that The Bridge was actually really, really rubbish.) Suddenly Danish architects, most notably Bjarke Ingels, were knocking out major international building projects as if they were made out of Lego blocks, and works by artists like Olafur Eliasson were appearing everywhere from Louis Vuitton window displays to the Turbine Hall at Tate Modern… Danish films had a major moment, winning Oscars and awards at Cannes with directors such as Thomas Vinterberg, Lars von Trier, Susanne Bier and Nicolas Winding Refn becoming among the most acclaimed of the current era, and the actor Mads Mikkelsen (Casino Royale, The Hunt, Hannibal) became such a regular figure on Danish and international screens that these days he calls to mind John Updike’s famous couplet on a similarly ubiquitous French actor: ‘I think that I shall never view/A French film without Depardieu’. And, of course, there was the New Nordic food ‘revolution’ and the journey of the Copenhagen restaurant Noma from obscure joke to international trendsetter, named best restaurant in the world three times in a row and making its head chef, René Redzepi, a Time magazine cover star… Meanwhile Sweden continued its domination of our high streets with H&M and Ikea, and of our airwaves with pop producers and singers too numerous to list here, as well as giving us Skype and Spotify; Norway kept the world supplied with oil and fish fingers; and the Icelanders embarked on their extraordinary fiscal buccaneering spree…

Eppure il dubbio rimane. Anche perché, nonostante la febbre, la Scandinavia resta una trascuratissima “Terra Incognita”…

… why wasn’t everyone flocking to live here? Why did people still dream of a house in Spain or France?… Why can no one you know speak Swedish… Name the Danish foreign minister. Or Norway’s most popular comedian. Or a Finnish person. Any Finnish person… Scandinavia, though, really is terra incognita. The Romans didn’t bother with it… Charlemagne couldn’t care less… Even today the lack of interest is deafening… comparatively few of us ever travel in this part of the world… the cost of visiting Scandinavia coupled with its discouraging climate… Where is the travel writing on the North?… the truth is that we learn more from our schoolteachers, televisions and newspapers about the lives of remote Amazonian tribes than we do about actual Scandinavians and how they actually live… Even British cabinet reshuffles make the news in Denmark….

Gli scandinavi non sono certo dei gran parlatori in grado di farsi pubblicità…

… Socialise with Scandinavian males of a certain age, for instance, and the conversation will at some point almost certainly turn to the sketches of Monty Python… Scandinavians are not very forward when it comes to coming forward: they aren’t ones to boast…

Tipico giudizio di un danese sui danesi…

… ‘We are all so boring and stiff.’…

Tuttavia, per i mediocri, la Sacandinavia resta un paradiso…

… ‘If you had to be reborn anywhere in the world as a person with average talents and income, you would want to be a Viking,’… Scandinavia, as a wag in The Economist once put it, is a great place to be born — but only if you are average

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Cerchiamo di fare un quadro più coerente.

Dunque, per molta Sinistra europea la Scandinavia è un modello da seguire: ecco la litania consueta…

… Look to Denmark, the country that routinely leads the world in happiness surveys. It’s also notable for having the highest taxes on Earth, plus a comfy social safety net: Child care is mostly free, as is public school and even private school, and you can stay on unemployment benefits for a long time. Everyone is on an equal footing, both income-wise and socially…

Tuttavia, alcuni elementi stonano: come mai paesi tanto “interessanti” non attraggono nessuno?…

… Why does no one seem particularly interested in visiting Denmark? (“ Honey, on our European trip, I want to see Tuscany, Paris, Berlin and . . . Jutland!”)…

Danimarca = antidepressivi + alcol = felicità…

… Denmark suffers from high rates of alcoholism. In its use of antidepressants it ranks fourth in the world…

In Danimarca il bestialismo è legale e diffuso. Buon segno?…

… Some 5 percent of Danish men have had sex with an animal… Bestiality has traditionally been legal in Denmark, though a move to ban it is under way. Until recently, several “bestiality brothels”advertised their services in newspapers, generally charging clients $ 85 to $ 170 for what can only be termed a roll in the hay…

Anche l’economia sembra oggi meno solida. Lavorare non sembra affatto in cima alle priorità…

… productivity is in decline, its workers put in only 28 hours a week, and everybody you meet seems to have a government job…

La Danimarca è anche la capitale mondiale del cancro.

C’è dunque un mistero nella felicità danese?…

… So how happy can these drunk, depressed, lazy, tumor-ridden, pig-bonking bureaucrats really be?…

E’ chiaro che le classifiche internazionali della felicità soffrono di un bug che le invalida alla radice…

… Those sky-high happiness surveys, it turns out, are mostly bunk. Asking people “Are you happy?” means different things in different cultures…

La cultura pesa troppo. In Giappone dirsi felici è una vanteria da sbruffoni…

… In Japan, for instance, answering “Yes” seems like boasting…

Per un danese dirsi infelice è come suonare il clacson: una vergogna irrimediabile.

In Danimarca non dirsi felici, praticamente, è un tradimento della patria…

… in Denmark, it’s considered “shameful to be unhappy,”…

E i danesi, come tutti gli scandinavi, sono soldatini obbedienti: tutti uguali e tutti coesi sempre in formazione “tartaruga” con gli scudi alzati…

… Denmark is a land of 5.3 million homogeneous people. Everyone talks the same, everyone looks the same, everyone thinks the same…

L’orgoglio nazionale è qualcosa che noi italiani – in confronto – ci siamo scordati.

Questa coesione ha un nemico: l’individualista non conformista (che si lamenta e vuole uscire dal mucchio). Costui deve essere abbattuto…

… Any rebels will be made to conform; tall poppies will be chopped down to average…

La coesione sociale spiega anche il carattere introverso e musone…

… Perché gli svedesi sono timidi, introversi, inibiti e ansiosi?
L’ ipotesi antropologica più accreditata: perché hanno vissuto a lungo in un gruppo omogeneo. Il linguaggio che emerge in un gruppo omogeneo è estremamente sofisticato e ogni minimo segnale viene colto ed interpretato. Cio’ aumenta le possibilità di conflitto e richiede il massimo self control tra i componenti…

Le società nordiche sono essenzialmente barbare, conservano l’egalitarismo delle bande nomadi…

… “Hunter-gatherer societies —which are similar to prehistoric societies —are highly egalitarian. And if someone starts to take on a more domineering position, they get ridiculed or teased or ostracized…

Nelle società nomadi e cacciatrici non c’era modo di arricchirsi molto rispetto agli altri se non con il ladrocinio. Il ricco era quindi un ladro da punire e da ricondurre a normalità.

L’essenza primitiva di questi popoli giustifica anche il bestialismo (vedi sopra) e la diffusa violenza contro le donne sono tanto diffuse.

La dimensione barbarica di queste società spiega anche la scarsa corruzione percepita. Gaspard Koenig:

“… I paesi scandinavi sono scolaretti diligenti nella lotta contro la corruzione, buona parte dei loro successi sono verosimilmente da accreditare al retroterra barbarico che ancora permea una certa mentalità nordica e che produce quell’attitudine quasi militaresca con cui vengono accolti taluni precetti che suonano a dir poco stravaganti quando giungono alle orecchie dei popoli con una civiltà pregressa più corposa… Così come certo folclore politically correct, anche il dogma dell’incorruttibilità richiede, per essere assimilato, una prolungata astinenza dalle tentazioni mondane, una mente naif che si offra come tabula rasa da “indottrinare senza residui” ai comandamenti della nuova “religione laica”, in questo senso non c’è niente di meglio di una tribù vichinga abituata a contemplare da sempre il nulla delle distese boschive e dei ghiacci… Ricorrendo ad un’analogia forse un po’ azzardata potremmo chiederci: dove nel XX secolo trovò più completa applicazione la “modernissima”
dogmatica marxista? Semplice, nel barbaro oriente russo, e ancor di più in Cina o in Cambogia: quanto più predomina il selvatico, quanto più ci si inoltra nella tundra o nella giungla, tanto più la regola è applicabile in modo “puro” e senza mediazioni… Non a caso già il Braudel di “Civiltà e Imperi” evidenziava come la civiltà fiorisca nella ricerca impulsiva e caotica della libertà dei singoli… un certo caos vitale è prerogativa della grande civiltà, affermava lo storico, perché solo una grande civiltà puo’ permettersi di annoverare tra le sue fila individui abbandonati a se stessi, ai propri errori, alla propria follia, alla propria ricerca… è tra costoro che troveremo i grandi nomi di domani… al contrario, più si fa sentire il peso di una religione soffocante, del moralismo, del politicamente corretto, più l’individuo è sorvegliato, protetto, coccolato, più l’influsso della passata barbarie è destinato a stagnare…”

Il politically correct austero è una caratteristica militaresca che i barbari osservano religiosamente. Quando si è in compagnia non è tollerata la minima contraddizione, il minimo accenno al conflitto. Il che, non c’è bisogno di dirlo, rende la vita di compagnia estremamente noiosa… e allora vai con i fiumi di alcol…

… even the Danes describe Danes as boring…

Ma questa coesione sociale ha un altro risvolto negativo: la xenofobia

… The flip side of the famous “social cohesion” is that outsiders are unwelcome. Xenophobic remarks are common…

L’immigrazione è un problemone, specie in Svezia. Il welfare crea ghetti e rivolte…

… Scandinavian cohesion may not work in conjunction with massive immigration: Almost one-third of the Swedish population was born elsewhere. Immigration is associated in the Swedish mind with welfare (housing projects full of people on the dole) and with high crime rates (these newcomers being more than four times as likely to commit murder). Islamist gangs control some of the housing projects. Friction between “ethnic Swedes”and the immigrants is growing…

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E la vita quotidiana del buon danese-tipo?

I prezzi sono salatissimi: un libro è un lusso

… Danes have to pay more for just about everything. Books are a luxury item…

Anche la sanità – a suo modo – è costosissima…

… Health care is free —which means you pay in time instead of money… Services are distributed only after endless stays in waiting rooms…

Il medico che deve metterti quattro punti te ne mette due e poi sparisce perché “ha un appuntamento”. Torna dopo due-ore-due a finire il lavoro. Questo il tipico pronto soccorso danese.

Code ovunque.

… Pharmacies are a state-run monopoly, which means getting an aspirin is like a trip to the DMV…

Ogni paese scandinavo ha le sue rogne da grattarsi. Islanda

… Iceland’s famous economic boom turned out to be one of history’s most notorious real estate bubbles…

Norvegia

… The success of the Norwegians — the Beverly Hillbillies of Europe — can’t be imitated… Colossal offshore oil deposits spawned a sovereign wealth fund that pays for everything…

Finlandia

… Finland, which tops the charts in many surveys (they’re the least corrupt people on Earth, its per-capita income is the highest in Western Europe and Helsinki often tops polls of the best cities), is also a leader in categories like alcoholism, murder (highest rate in Western Europe), suicide and antidepressant usage…

Il maggior regista finlandese:

… Their leading filmmaker, Aki Kaurismaki, makes features so “unremittingly morose they made [Ingmar] Bergman look like Mr. Bean,”…

Svezia…

… Geert Hofstede… dubbed the least masculine country on Earth…

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E la variabile suicidi?…

… Though suicide figures are notoriously unreliable (Catholic countries tend to be more reluctant to declare a death a suicide, for instance), according to the World Health Organisation Finland has the highest suicide rate in the Nordic region: 17.6 people per 100,000 per year, compared with 11.9 for Denmark, which is the lowest scorer in the region (the US rate is 11.8 (con armi che circolano liberamente), the UK’s 6.9). Could this, too, be at least in part alcohol-related?…

Ma perché tanti suicidi? Un’ipotesi autorevole…

… In his book Suicide and Scandinavia US psychiatrist Herbert Hendin observed that the Swedish approach tended to encourage independence in their children at a very early age. Swedish children were, he said, taught that to be dependent on another person – even one’s own mother – is a failing. ‘Children are encouraged to separate from their mothers early on, socially and psychologically,’ agrees Åke Daun in The Swedish Mentality. ‘They deny the existence of any such need and mask it behind an ostensible self-reliance.’…

I problematici rapporti mamma/figlio confermano la tendenza al distacco…

… Ulf Nilson has also written of the pressures that Swedish women feel to conform to social norms by depositing their spawn at the kindergarten on their way to the office every morning: ‘Feminists start to more or less criminalise women who want to stay at home with their toddlers rather than leave them in the nurseries.’…

Non si puo’ escludere che questo “distacco” prematuro sia all’origine di un fenomeno poco noto che affligge la Svezia: la diffusa delinquenza giovanile di piccolo cabotaggio

… Could this be part of the reason why Sweden suffers from comparatively high rates of juvenile delinquency and petty crime, for instance?…

Forse l’ipotesi di Hendin è esagerata ma molti lo hanno seguito per quella via…

… Few would go as far as Hendin and claim that Swedish mothers did ‘not experience the same joy in being together with their children as mothers in certain other cultures’ (after all, a certain class of English mother thinks nothing of packing her progeny off to boarding school at the age of eight), but he isn’t the only one to have questioned the indecent rapidity with which Swedish society moves to separate its young from their parents. Writing in the mid-1980s, child psychiatrist Marianne Cederblad commented: ‘In Sweden we have . . . extreme expectations from an early age regarding self-sufficiency in children, and parents see the defiance of children during their refractory periods as positive and desirable.’ In a similar vein, Daun quotes a proposal on after-school care written in the seventies by the National Board of Health and Welfare as stating its responsibility was to ‘support the children in their release from close dependence upon adults’. I think it is safe to say the ‘earth mother’ is not a common Swedish archetype…

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La violenza contro le donne è un’altra  specialità scandinava. Enrique Garcia e Juan Merlo l’hanno studiata a fondo giungendo a formulare il cosiddetto “Nordic Paradox”: più eguaglianza, più violenza…

… The Nordic countries are the most gender equal nations in the world, but at the same time, they also have a disproportionately high rate of intimate partner violence against women. This is perplexing because logically violence against women would be expected to drop as women gained equal status in a society. A new study explores this contradictory situation, which has been labeled the ‘Nordic paradox.’… Denmark clocks in at about 32%, Finland at 30%, and Sweden at 28%; Denmark and Finland by the way should disabuse you from blaming this phenomenon on immigrants…

C’è chi obbietta che le donne scandinave denuncino di più. No, Garcia e Merlo controllano anche questa variabile…

… …the same FRA survey provides data suggesting lower levels of disclosure of IPV [intimate partner violence] to the police by women in Nordic countries as compared to other EU countries.  For example the average percentage for the EU of women indicating that the most serious incident of IPV came to the attention of the police is 20%, whereas for Denmark and Finland is 10% and 17% for Sweden.  In any case, the ‘higher disclosure’ explanation, however, would not solve the Nordic paradox, as these more ‘reliable’ levels of disclosure would rather reinforce the paradox posited by very high levels of IPV prevalence (prevalence rates around 30% is by all means disproportionate) in countries with high levels of gender equality….

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In economia la Danimarca ha investito molto per rendere la sua società più dinamica, e all’apparenza sembra esserci riuscita: il sogno danese sembra aver sostituito quello americano…

… The standard social mobility statistic measures how much each generation’s income is determined by its parents’ income. By that measure, northern Europe and Scandinavia have the highest social mobility in the advanced world, and Denmark tops the list…

Ma in questi dati c’è qualcosa che non va, a smentirli è nientemeno che il premio Nobel James Heckman, il quale si concentra sulla sorte dei bambini danesi…

… But this Danish Dream is a “Scandinavian Fantasy,” according to a new paper by Rasmus Landersø at the Rockwool Foundation Research Unit in Copenhagen and James J. Heckman at the University of Chicago. Low-income Danish kids are not much more likely to earn a middle-class wage than their American counterparts. What’s more, the children of non-college graduates in Denmark are about as unlikely to attend college as their American counterparts…

A rendere “ricchi” i “poveri” sono i generosi sussidi e non il fatto che hanno realizzato il “loro sogno”…

… If that’s true, how does Denmark rank number-one among all rich countries in social mobility? It’s all about what happens after wages: The country’s high taxes on the rich and income transfers to the poor “compress” economic inequality within each generation…

La mobilità sociale raggiunta dai danesi è solo un effetto ottico

… Its high social mobility is not the result of an economy that is uniquely good at helping poor children earn middle-class salaries. Instead, it is a country much like the U.S… Social mobility in Denmark and the U.S. seem to be remarkably similar when looking exclusively at wages…

E i grandi investimenti danesi nell’istruzione? Pagano solo nei primissimi anni della carriera scolastica e solo per chi parte da molto in basso e viene da famiglie problematiche…

… The second big idea in the paper is that Denmark’s large investment in public education pays off in higher cognitive skills among low-income children, but not in higher-education mobility… a tiny share of Denmark’s college graduate population comes from homes where neither parent finished high school…

Ma c’è di più: il generoso welfare danese riduce l’incentivo ad andare all’università…

… Denmark makes it more comfortable to be poor and less lucrative to be rich, so many young people decide to end their education after high school…

Questa realtà puo’ essere letta in due modi. Da destra: nonostante i colossali investimenti nulla cambia. E da sinistra: il welfare non distrugge la società…

… Democrats can say: Despite conservative arguments that a welfare state could destroy poor young people’s ambition, Denmark’s educational mobility is no worse than the U.S. But Republicans can say: Despite liberal arguments that Denmark is so much better than the U.S. at social mobility, its poor kids are no more likely to go to college. “There is something here for the Republicans and for the Democrats,” Heckman told me…

Conclusione…

Equality of opportunity is a fantasy. It does not exist in the U.S., it does not exist in Denmark, and it probably doesn’t exist anywhere…

Se il sogno americano zoppica, quello danese è una fantasia statistica

… For the government to make equality of opportunity its singular and absolute policy goal would probably mean breaking up neighborhoods, forcing arranged marriages, enrolling all children in a unified curriculum, and having them all taught by a mass-produced robot; that would eliminate neighborhood effects, assortative mating, peer effects, curricular differences, and the problem of unequal teaching quality…

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Ma gli scandinavi hanno una testa da economisti, questo è indubbio. Riescono a ragionare in termini di efficienza e di politiche razionali, spesso anche a livello di popolazione.

Questo a volte costituisce un “problemone” etico: tanto è vero che hanno flirtato come nessun altro popolo (tranne i nazisti) con l’eugenetica, e si parla di anni settanta non di anni trenta! Sul punto rinvio al sempre prezioso libro di Luca Dotti: “L’utopia eugenetica del welfare state svedese (1934-1975)”.

Altre volte, però, questa inclinazione alle soluzioni razionali è stata provvidenziale, per esempio quando  sono riusciti a salvare buona parte dell’invidiabile welfare privatizzandolo

… When its welfare state became unsustainable (something savvy Danes are just starting to say), it went on a privatization spree and cut government spending from 67 percent of GDP to less than half…

La “testa da economisti” ha consentito a Svezia e Danimarca di organizzare una delle economie più libere e aperte del mondo, e di questo dà atto ogni anno l’Index of Economic Freedom della Heritage Foundation. Un’ economia del genere produce una certa ricchezza, se a cio’ aggiungiamo una certa capacità di spendere, capiamo come parte della felicità scandinava possa venire anche da lì. Nel dibattito italiano, purtroppo, si notano solo le generose spese e si incita all’imitazione. Ma sarebbe come  prendere a modello un miliardario di successo pensando che se acquistassimo una Ferrari anziché la 500 che possiamo permetterci saremo tutti felici quanto lui. 

sv

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Follia!

Come rapportarsi con la malattia mentale? Cos’è esattamente? Come deve essere intesa?

Bryan Caplan nel saggio “THE ECONOMICS OF SZASZ PREFERENCES, CONSTRAINTS AND MENTAL ILLNESS” difende una visione economicista.

Tesi…

… il modello che postula il malato mentale come un tale con preferenze estreme è il migliore…

Vantaggio: un soggetto del genere rientrerebbe nel modello economico tradizionale. Il che significa società più efficienti e prospere.

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I due piloni centrali del modello economicista…

… nella teoria economica le scelte sono determinate da due fattori: preferenze e vincoli di bilancio. Le scelte del malato mentale sarebbero da inquadrare come “preferenze” piuttosto che come “vincoli”…

Vincoli e preferenze. Non esiste altro nel mondo dell’economia. Cos’è cio’ che chiamiamo “disturbo mentale”? Un vincolo ai nostri comportamenti o una preferenza che li guida?

Ebbene, nel modello economicista il “malato mentale” è solo un soggetto con “preferenze estreme”.

L’obiezione più scontata si puo’ sintetizzare in questo esempio…

… Sandy si barcamena tra due lavori spiacevoli che rendono poco, non ce la fa più ad andare avanti fino al giorno in cui si sente stanca e svuotata, va dal medico che gli diagnostica una depressione, poi torna a casa e sta a letto tutto il giorno. Bob è un manager di successo che vuole partecipare alla maratona di Boston ma questa settimana è stracarico di lavoro, quando rientra a casa si ritrova stanco e demotivato, va dal medico che gli diagnostica un’influenza. il giorno dopo anziché allenarsi per la maratona se ne sta a letto. Da notare che influenza e depressione possono avere un’origine molto simile: un corpo stressato che abbassa l’azione del sistema immunitario. Orbene: perché dovremmo credere che quella di Sandy è una scelta mentre quella di bob un vincolo esterno?

Una risposta plausibile…

… il fenomeno fisico non è rilevante finché non stabiliamo il nesso causale: è lo spirito che aziona i corpi o sono i corpi che determinano l’azione dello spirito? Nella storiella ci sono chiari indizi che i nessi siano diversi: Bob in fondo rinuncia ad un compito piacevole (la maratona), senza contare che per lui il lavoro stesso è gratificante e in qualche modo piacevole. Sandy invece “rinuncia” alla tortura dei suoi due lavori…

Seconda obiezione

… ammettiamo di entrare di nascosto nella stanza di John e iniettargli mentre dorme la sostanza X che tra i suoi effetti collaterali induce depressione. Quando si sveglia John è fortemente depresso e torna a letto. Qui non c’è stata scelta di sicuro, eppure c’è depressione!…

Risposta…

… infatti qui sappiamo con certezza che non c’è stata scelta ma questo è un caso che non somiglia affatto a quelli da noi considerati…  In condizioni normali è più ragionevole che sia il libero arbitrio a determinare il comportamento apatico… Uno potrebbe entrare di soppiatto nella mia camera da letto e iniettarmi una sostanza che, una volta sveglio, mi indurrà ad andare verso il frigo e mangiare la tavoletta di cioccolato che ho comprato ieri… cio’ non toglie che quando di solito mangio il cioccolato lo faccia per una mia libera scelta…

Terza obiezione

… perché allora chi soffre di “disturbati mentali” chiede aiuto e si dice malato e infelice per la loro condizione?…

Risposta…

… è una buona tattica per ricevere aiuto a buon mercato nel momento del bisogno…

Quarta obiezione

… se quelle dei disturbati sono solo “preferenze estreme” dobbiamo concludere che sono preferenze molto disordinate: ora vogliono abusare di una certa sostanza, poi vogliono smettere, poi ancora vogliono tornare alla sostanza…

Risposta…

… forse in alcuni casi estremi bisogna anche concludere in questo senso, ma non esattamente come viene descritto nell’ obiezione. Cosa c’è che non fila in un alcolista che ragiona così: “ora, nelle condizioni in cui sono, scelgo di bere, lo trovo piacevole. Poi, lo so già, toccherò il fondo, un punto in cui nemmeno il bere è più piacevole, sarò una “merda”… Ebbene, in quel momento chiederò aiuto dicendo che voglio smettere, la gente si impietosirà e mi soccorrerà. Quando tornerò nella condizione in cui sono ora tornerò a bere. Ben inteso: se durante il mio recupero dovessi per caso giungere ad una condizione più piacevole di quella attuale (magari con tanti amici, magari con una posizione di rispetto negli alcolisti anonimi…) non posso certo escludere a priori di optare per conservarla anziché per rovinarmi di nuovo con la bottiglia”…

Naturalmente chi riflette su una simile ipotesi tende a scartarla dicendo: “francamente non ho mai conosciuto in vita mia gente che ragionasse in questi termini”.

Ma qui il “ragionare”  deve intendersi come metafora. E’ il corpo che “ragiona” così più che la nostra testa. Noi ci limitiamo a dare una sorta di “via libera”.

Se dico che il sole ha “pensato” bene di tramontare anche oggi, uso il termine in senso metaforico.

In altri parole, è la selezione naturale che ci facilita le cose poiché ha sperimentato queste strategie di sopravvivenza come vincenti.

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Vediamo più nello specifico qualche caso problematico.

Come si puo’ formalizzare in termini economici, per esempio, il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività o ADHD? Non è così difficile…

… Overall, the most natural way to formalize ADHD in economic terms is as a high disutility of work combined with a strong taste for variety. Undoubtedly, a person who dislikes working will be more likely to fail to ‘finish school work, chores or duties in the workplace’. Similarly, a person with a strong taste for variety will be ‘easily distracted by extraneous stimuli’. symptoms of inattention are worded to sound more like constraints. However, each of these is still probably best interpreted as descriptions of preferences…

***

Vediamo altre obiezioni all’approccio economicista.

Al fondo della concezione proposta ci sono assunti sulla filosofia della mente che qualcuno potrebbe ritenere delle forzature. Non è così, giusto uno scientista potrebbe dissociarsi ma lo scientismo non è l’unica filosofia della mente…

… What about all the contrary scientific evidence?  It’s not really contrary.  The best empirics in the world can’t resolve fundamental questions of philosophy of mind…

C’è poi chi fa notare che il cervello dei matti potrebbe presentare degli squilibri a livello chimico? E’ per questo che assumono medicine. Qui si va sul concetto di malattia, un concetto problematico…

… critics often cite findings of ‘chemical imbalances’ in the mentally ill. The problem with these claims, from a Szaszian point of view, is not that they find a connection between brain chemistry and behavior. The problem is that ‘imbalance’ is a moral judgment masquerading as a medical one

Ma come distinguere un vincolo da una preferenza?…

… make such a big deal about the difference between preferences and constraints. If you literally CAN’T do something, it makes sense to say you have a “disorder.” If you’re perfectly able to do something but don’t like it, it doesn’t. How can you tell the difference? As I say in the paper, see if sufficiently strong incentives change behavior. If you do X given sufficient motivation, you CAN do X…

Più nello specifico, c’è un metodo semplice semplice…

… chiedersi sempre se con la proposta di un compenso Tizio è in grado di variare il suo comportamento. Se sì, allora PUO’ variarlo e possiamo così dire che è in grado di scegliere… esempio… se ti offro una somma di denaro affinché tu ti astenga dal bere e tu riesci a guadagnartela, allora, cio’ indica che se solo lo volessi tu POTRESTI astenerti…

 

follia

La dottrina della Grazia

Se c’è una dottrina cristiana lontana dal senso comune è quella della Grazia. Non quella della Trinità, come molti ritengono, ma quella della Grazia. Le sue forzature rendono piuttosto oscuri anche molti passaggi sul libero arbitrio costringendoci su innaturali posizioni “compatibiliste”. Tanto è vero che molti cristiani hanno preferito virare verso un più coerente determinismo.

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Andrew Pinsent nel saggio “What’s Amazing About Grace?” ci introduce al tema partendo da una domanda

… Does God determine everything else, or can the actions of God also be determined, in some way, by created beings, such as ourselves?…

Il problema non è solo della persona con scrupoli religiosi. Esiste una sua versione secolare

… but those who are non-religious and the irreligious face some surprisingly similar challenges…

Come si riconciliano le Leggi della Natura con il libero arbitrio?

Il problema possiede anche una declinazione politica

… Imagine also that this supreme ruler happens to be all-wise and wholly untouched by vice (we can be creative in thought experiments). Should anyone else then get a say in how society works… should society be like a perfectly designed and operated machine, or like a garden that includes spontaneity and voluntary…

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Il mondo può essere immaginato come un organismo, ovvero con molte cause concomitanti all’opera, oppure come un meccanismo, ovvero con un’unica causa originaria. La storia dell’uomo va dalla prima posizione alla seconda…

… For the ancient Greek philosophers until the end of the Middle Ages, the root metaphor of the world was usually organic, inspired by living and growing things… with the development of mechanical clocks and the success of early modern science in explaining the orbits of the planets by simple laws, the root metaphor of reality became that of the machine in a Cartesian box-like space…

Ma postulare Dio come unica causa confligge con molti passi della scrittura e con la nostra introspezione, che almeno in parte ci fa pensare di essere padroni del nostro destino…

… This concentration has the benefit of simplicity, but conflicts with the picture that emerges from many theological texts, including the Bible, in which human beings appear to be players… This approach also conflicts with our self-understanding…

Eppure, cedere alla multicausalità ha i suoi inconvenienti…

… One of the cornerstones of Christian doctrine is that salvation comes from God, not from us. What role then do we play in our salvation?... … If there is just one kind of cause, then the problem of the understanding divine and human contributions risks becoming a zero-sum game in which our contribution, if any, fills up a deficiency in God’s contribution… it makes the human and divine contributions differ only in degree, not in kind…

In altri termini, dove arrivo io recede lui (gioco a somma zero). Se siamo in presenza di più cause difficilmente potremo ancora definire Dio come onnipotente, onnisciente e perfettamente buono. In questo senso certo luteranesimo si comprende perfettamente: il Dio cristiano non tollera il libero arbitrio nell’uomo.

Come salvare entrambe le cose, ovvero il Dio-onnipotente, onnisciente e perfettamente buono e la nostra libertà?

Con la Grazia. La Grazia rende “compatibili” due aspetti all’apparenza opposti.

La Grazia viene da Dio e ci indirizza verso la giustizia e la verità

D’altro canto, la Grazia siamo noi, la Grazia non va pensata come qualcosa di esterno  a noi…

… As a special divine action, grace is an unmerited gift from God. But it is not something merely external to us…

Ricordate la parabola del seminatore? Forse aiuta a capire…

… All the ground needs to do is to cease to resist the seed, and a plant will start to grow…

La Grazia siamo noi, in questo senso l’espressione “uomini di buona volontà” è imprecisa, basta essere neutrali – non offrire resistenza – per andare verso il bene. Lo sottolinea il filosofo Eleonore Stump

… we don’t have to begin with a good will; all we need is to have the will in a “neutral position,” to cease to resist grace…

COMMENTO PERSONALE

Come riconciliare Dio e la libertà umana? Oppure, come riconciliare le leggi di natura e la libertà umana? Il problema è antico e in molti esimi pensatori, sia religiosi che laici, hanno trovato rifugio su posizioni “compatibiliste”: entrambe le cose possono convivere.

A me questa posizione sembra cervellotica, sono disposto a rinunciare a qualcosa pur di evitarla.

Devo ammettere che ho sempre avuto problemi a capire la posizione cattolica sulla libertà dell’uomo: da un lato si afferma che l’uomo è libero, dall’altro che non lo è più nel momento in cui sceglie il male.

Cerchiamo di comprendere in senso più generale – non riferito alla religione – la posizione “compatibilista”?

Il “compatibilista” afferma che l’uomo è libero di realizzare o meno un suo desiderio ma non è libero di desiderare quel che vuole.

La posizione “compatibilista” si concretizza in un determinismo morbido: da un lato i desideri che nutriamo sono determinati all’esterno, dall’altro è chiaro che ciascuno di noi sceglie di realizzare i desideri che nutre e solo quelli, sarebbe illogico pensare il contrario. In ultima analisi sono i comportamenti stessi ad essere determinati, solo che lo sono attraverso i desideri.

Per il “compatibilista” l’uomo puo’ rinunciare a perseguire un desiderio ma solo se nutre un desiderio alternativo e più potente

Per il compatibilista l’uomo potrebbe anche scegliere – in teoria e solo in teoria – di non perseguire il suo desiderio più potente, in questo senso è ANCHE libero (oltre che determinato). Allo stesso modo, per il cattolico l’uomo avrebbe anche potuto realizzare il male se lo avesse scelto, in questo senso è ANCHE libero.

Tuttavia, il “compatibilista” non si trova mai di fronte all’imbarazzo di dover in qualche modo definire l’uomo che nei fatti non realizza i suoi desideri: costui non esiste in pratica, è una mera ipotesi teorica. Se all’apparenza qualcuno sembra comportarsi in questa maniera si puo’ sempre dire che i suoi desideri REALI fossero altri.

Ma di uomini che fanno il male, invece, ce ne sono in abbondanza. E sono reali, non “teorici”! Come definirli? Infatti, l’uomo realmente libero puo’ fare solo il bene. Il cattolico, che non puo’ vantare le protezioni logiche del compatibilista,  deve necessariamente considerarli uomini non-liberi.

Si viene a creare un cortocicuito – una situazione ostica per il senso comune: di fronte alle opzioni A e B io sono libero, ma se scelgo B (il male) non sono più libero.

La posizione libertaria – ovvero l’alternativa al compatibilismo – è più vicina al senso comune: se scelgo B sono ancora un uomo libero che – molto semplicemente – ha scelto male. Insomma, il libertario non lega la libertà alla verità.

Per il “compatibilista” religioso: “la Verità vi farà liberi”. Per il libertario non è così. Sì, è vero, più conosco meglio sceglierò,  ma la libertà e bontà della scelta non vanno necessariamente insieme: posso essere libero e scegliere male, così come posso essere schiavo e scegliere bene.

Ma affinché il cristianesimo difenda il libero arbitrio adottando un approccio libertario anziché “compatibilista”, occorre rinunciare a parte dell’onnipotenza e dell’onniscienza divina: Dio non puo’ opporsi alle nostre decisioni (tanto è vero che non puo’ salvarci contro la nostra volontà), Dio non ci conosce mai perfettamente (tanto è vero che deve sottoporci ad una prova per giudicarci). Personalmente, a questo scambio ci sto. Ma questo scambio implica anche una revisione nella dottrina della Grazia.

grazia

La Bibbia del pendolare

Per chi passa buona parte della sua giornata su strade e autostrade il libro da leggere è “Traffic” di Tom Vanderbilt. Un “must”.  Contiene tutti i segreti che si celano nel traffico urbano ed extraurbano.

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Perché, per esempio, la fila che ci sta accanto avanza più velocemente?

Semplice, è solo un’impressione: le macchine che ci superano procedono in modo sgranato mentre le macchine che superiamo sono allineate in modo compatto: passiamo molto più tempo ad essere superati che a superare.

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Se la strada passa da due a una corsia quando è meglio “rientrare”?

Risposta: il più tardi possibile.

Motivo: così si contribuisce ad occupare più razionalmente la strada e si evitano gli sprechi di asfalto.

Un esempio iperbolico chiarisce. La Gallarate-Varese termina con un maledetto “collo di bottiglia” che di fatto trasforma l’autostrada a due corsie in una bretella a corsia unica. In altri termini, la corsia di sinistra dell’autostrada viene gradualmente eliminata. Supponiamo ora che il restringimento sia segnalato già a Gallarate e che la gente voglia convergere “il prima possibile” oppure “quando ne ha l’opportunità”, ben presto tutti viaggerebbero sulla corsia di destra e l’autostrada si trasformerebbe di fatto in una strada a corsia unica. Che spreco assurdo!

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Perché in macchina diciamo cose irripetibili all’indirizzo degli altri autisti imbranati?

Qui la risposta è facile, specie dopo l’avvento dei social: l’isolamento e il senso di anonimato ci disinibisce e ci rende più aggressivi.

Ma c’è si più.

Il fatto è che noi ci muoviamo su mezzi del XX secolo ma nella testa siamo ancora tanti Fred Flinstones

… Jay Phelan, an evolutionary biologist who works a few buildings over from Jack Katz at UCLA, often thinks about traffic as he pilots his motorcycle through Los Angeles. “We evolved in a world in which there were about a hundred people in the group you were in,” he says. “Every person you saw you had an ongoing relationship with.” Was that person good to you? Did they return the spear they borrowed last week? This way of getting along is called “reciprocal altruism.” You scratch my back, I’ll scratch yours; we each do it because we think it will benefit us “down the road.” What happens in traffic, Phelan explains, is that even though we may be driving around Los Angeles with hundreds of thousands of anonymous others, in our ancient brains we are Fred Flintstones (albeit not driving with our feet), still inhabiting our little prehistoric village. “So when someone does something nice for you on the road, you’re processing it like, ‘Wow, I’ve got an ally now.’ The brain encodes it as the beginning of a long-term reciprocal relationship.”…

La nostra aggressività è in realtà un comportamento altruistico: cooperiamo d’istinto con la nostra banda.

Perché infatti dovremmo “punire” uno che non vedremo presumibilmente mai più? C’è solo un motivo: perché in futuro si comporti bene con gli altri…

… This sense of fairness might cause us to do things in traffic like aggressively tailgate someone who has done the same to us. We do this despite the costs to our own safety (we might crash, they might be homicidal) and the fact that we will never see the person we are punishing again… The Swiss economist Ernst Fehr and his colleagues have proposed a theory of “strong reciprocity,”36 which they define as “a willingness to sacrifice resources for rewarding fair and punishing unfair behavior even if this is costly and provides neither present nor future material rewards for the reciprocator.”… So perhaps, as the economist Herbert Gintis suggests, certain forms of supposed “road rage” are good things…

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Come migliorare i rapporti con gli altri automobilisti?

Cercando i loro occhi

… When you need to do something like change lanes, however, eye contact is a key traffic signal…

Gli occhi dell’altro sono importanti. Ne volete una prova?…

… Because eye contact is so absent in traffic, it can feel uncomfortable when it does happen. Have you ever been stopped at a light and “felt” someone in a neighboring car looking at you? It probably made you uneasy. The first reason for this is that it may violate the sense of privacy we feel in traffic…

La forza dello sguardo

… Many studies have confirmed this: Eye contact greatly increases the chances of gaining cooperation in various experimental games (it worked for Seinfeld’s George, by the way). Curiously, the eyes do not even need to be real. One study showed that the presence of cartoon eyes on a computer screen made people give more money to another unseen player than when the eyes were not present.40 In another study, researchers put photographs of eyes above an “honor system” coffee machine in a university break room…

Gli occhi dovrebbero essere cercati ogni volta che è possibile, specie dai ciclisti.

Sei un ciclista e devi cambiare corsia? Girati e guarda indietro, magari non incrocerai gli occhi dell’auto che ti segue e che ti sta superando ma darai l’impressione di gettare uno sguardo e la cosa la farà senz’altro rallentare.

A proposito di ciclisti, come circolare in modo sicuro?

Mantenere la destra senza schiacciarsi ma prendendosi un buon margine, il che aumenta l’attenzione di chi vi sorpassa. Simulare poi qualche  leggera sbandatina aiuta nello scopo di sviluppare una maggiore prudenza nell’automobilista in arrivo.

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Guidare è facile?

No, è incasinatissimo. Forse è la cosa più difficile che facciamo nella vita, anche più difficile del nostro lavoro…

… For those of us who aren’t brain surgeons, driving is probably the most complex everyday thing we do…

Tanto è vero che i robot non riescono ancora a farlo.

Guidare ci sottopone ad una serie di dilemmi. Ecco il dilemma del semaforo…

… Engineers call the moment when we’re too close to the amber light to stop and yet too far to make it through without catching some of the red phase the “dilemma zone.” And a dilemma it is… In traffic, these sorts of dilemma zones occur all the time…

Guidare è difficile ma ci viene bene. Per quello che a molti piace guidare, perché una cosa che ci rende felici è fare cose difficili che ci vengono naturali (teoria del “flow”).

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Perché non riusciamo a capire come guidiamo?

Perché mancano i feedback. Sono rarissimi.

Qualcuno propone un meccanismo reputazionale come su ebay…

… What if there was an eBay-like system of “reputation management” for traffic? This idea was raised in a provocative paper by Lior J. Strahilevitz…

C’è anche chi ha preso sul serio la cosa…

… Less ambitious and official versions of this have been tried.16 The Web site Platewire.com, which was begun, in the words of its founder, “to make people more accountable for their actions on the roadways in one forum or another,” gives drivers a place to lodge complaints about bad drivers, along with the offenders’ license plate numbers; posts chastise “Too Busy Brushing Her Hair” in California and “Audi A-hole” in New Jersey. Much less frequently, users give kudos to good drivers…

Poi c’è la psicologia: se nessuno che rispettiamo ci dice ripetutamente che facciamo schifo noi crediamo di essere bravi…

… Monty Python: “We Are All Above Average!” Psychologists have called this phenomenon “optimistic bias” (or the “above-average effect”), and it is still something of a mystery why we do it. It might be that we want to make ourselves out to be better than others in a kind of downward comparison, the way the people in line in the first chapter assessed their own well-being by turning around to look at those lesser beings at the back of the queue. Or it might be the psychic crutch we need to more confidently face driving, the most dangerous thing19 most of us will ever do…

In sé non è negativo: avere fiducia in se stessi forse ci fa guidare meglio. Certo che un giudizio più credibile rassicurerebbe.

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La strada non è certo il nostro ambiente naturale, le illusioni cognitive si susseguono e ci mettono in pericolo.

Stare sempre attenti è quasi impossibile, il blind spot è la norma…

… You realize, with a mixture of wonder and horror, that you cannot remember what you have been doing for the past few moments—nor do you know how long you have been “out.”…

Cosa ho fatto nei 10 secondi precedenti? Boh, di certo andavo a 140 all’ora in autostrada. Speriamo in bene.

La chiamano “ipnosi dell’autosrada”.

Il problema è che noi non sappiamo bene quanta attenzione dedicare alla guida…

… What is also unclear is how much attention we were actually paying to the road while under the spell of highway hypnosis…

Il problema è che la guida non merita TUTTA la nostra attenzione (siamo bravissimi) e a volte un’attività complementare non è disponibile.

Spiego meglio. L’abitudine è il nostro pilota automatico…

… Driving, for most of us, is what psychologists call an “overlearned” activity. It is something we’re so well practiced at that we’re able to do it without much conscious thought… the better we become at it, the less we think of each individual step… The more overlearned an activity becomes, the less cognitive workload it imposes…

Ci resta una riserva (finita) di attenzione. Come impiegarla per raggiungere il giusto bilanciamento? Qualcuno non la impiega e si annoia, il che non è bene…

… Too little workload has its own problems. We get bored. We get tired. We lapse into highway hypnosis. We may make errors…

Qualcuno trova altri impegni

… Most driving rarely requires our full workload. So we listen to the radio, look out the window, or, increasingly, talk on the cell phone or read text messages—in the case of one fatal crash in California, the driver may have been operating a laptop computer as he drove…

Sia chiaro: ogni attività assorbe parte delle nostre risorse di attenzione, non ci sono “pasti gratis”. Se guidiamo e parliamo saremo dei cattivi conversatori…

… This raises another point: Researchers look at how driving is affected when people do other things, but research also shows that secondary tasks suffer as well. We become worse drivers and worse talkers… It’s like speed-reading. You think you can read really fast but your comprehension disappears…

In questo senso il multitasking è un mito…

… we buy into the myth of multitasking with little actual knowledge of how much we can really add in or, as with the television news, how much we are missing…

Se il (difficile) calcolo delle attività complementari è fatto male… sono guai…

… The sources of distraction inside a car have been painstakingly logged by researchers. We know that the average driver adjusts their radio 7.4 times per hour of driving, that their attention is diverted 8.1 times per hour by infants, and that they search for something—sunglasses, breath mints, change for the toll—10.8 times per hour.8 Research has further revealed just how many times we glance off the road to do these things and how long each glance takes: In general, the average driver looks away from the road for .06 seconds9 every 3.4 seconds…

E’ la distrazione che causa incidenti, non l’incapacità. Un guidatore incapace al massimo fa incazzare chi lo segue.

Gli incidenti si fanno quasi sempre vicino a casa.

Dice: ovvio. Sono le strade che battiamo di più. No, resta vero anche se teniamo conto di questo fatto. E’ che nelle zone familiari l’attenzione cala.

Difficilmente faremo mai un incidente guidando su una strada di montagna che non conosciamo bene.

Da qui il noto paradosso del volante: più una strada è pericolosa, più è sicura.

O meglio: le strade più pericolose sono quelle che “appaiono” più sicure.

Mettere qua e là degli ostacoli, anche artificiosi, rende più prudenti. Gli automobilisti si adattano alla strada.

Insomma, calcolare e redistribuire in modo oculato l’eccesso di attenzione è il problema maggiore di chi guida…

… The drivers were redistributing workload. With more of their attention devoted to a cell phone conversation, they may have had to work just a bit harder to stay in their lane… Something similar happens with very new drivers on highways: So much of their mental concentration is devoted to simply staying in the lane, they have trouble paying attention to their speed…

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In movimento noi non vediamo la realtà per come è. Esperimento: calcola la distanza tra le linee tratteggiate di mezzaria…

… Try to picture, for a moment, the white stripes that divide the lanes on a major highway. How long would you guess they are? How much space would you say lies between each stripe? When first asked this question… I use this as a simple example of how what we see is not always what we get as we move in the unnaturally high speeds of traffic…

Il falcone pellegrino, lui sì che sa guardare mentre viaggia (a 130 km orari)…

… As the naturalist Robert Winkler points out, creatures like hawks, whose eyes possess a much faster “flicker fusion rate” than humans’, can track small prey from high above as they dive at well over 100 miles per hour.50 The short answer is that we cheat…

Ecco un buon adesivo da mettere sul retro della vostra auto…

IF YOU CAN READ THIS, YOU’RE TOO CLOSE

E’ il movimento delle cose ci frega, le illusioni ottiche si moltiplicano…

… the spokes on a car’s wheels sometimes seem to be moving “backward.” This so-called wagon-wheel… we perceive the world not as a continuous flow but in a series of discrete and sequential “frames.”…

Quando usciamo dall’autostrada piombiamo come falchi sulla città pensando di essere quasi fermi (speed adaptation)…

… in some places, engineers have tried to exploit this by employing “illusory pavement markings”54 to make drivers think they are going faster than they are… These experiments have been focused on exit ramps because they are a statistically dangerous part of the highway… The longer we drive at high speeds, the harder it is for us to slow down…

Delle colonnine frequenti ai lati possono essere utile a realizzare quanto succede realmente.

D’altronde, ingombrare i lati ci fa sempre rallentare (a parità di spazi nella carreggiata). Le barriere acustiche, per esempio, producono un rallentamento.

In molti centri urbani si invitano i bar a mettere la terrazza anche a fianco delle strade per rallentare il traffico. Le macchine procederanno a passo d’uomo.

A Varese quando si vuole pedonalizzare una strada prima la si riempie di tavolini e sedie. Il traffico è ancora aperto, la carreggiata esattamente come prima ma le auto sono molto più timide, vanno a passo d’uomo e si sentono fuori luogo.

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Il traffico delle formiche è il traffico perfetto. Come lo gestiscono loro non lo gestisce nessuno…

… the New World army ant, or Eciton burchellii, and these insects may just be the world’s best commuters. Army ant colonies are like mobile cities, boasting populations that can number over a million. Each dawn, the ants set out to earn their trade. The morning rush hour begins a bit groggily, but it quickly takes shape…

Perché non lo imitiamo?

Perché le formiche hanno un obbiettivo comune, noi uno per ogni automobilista. Per loro è più facile collaborare…

… The secret to the ridiculous efficiency of army ant traffic is that, unlike traveling locusts—and humans—the ants are truly cooperative…That Oscar afternoon was a small but perfect illustration of how complicated human traffic is when compared to ant traffic…

Poi loro viaggiano da millenni, noi da poco…

… Ants have evolved over countless centuries to move with a seamless synchronicity that will benefit the entire colony…

Prendi un lamento comune: “ma perché non sincronizzano i semafori in modo che siano tutti verdi?”…

… Take traffic signals. It’s common to hear drivers in Los Angeles, as elsewhere, lament, “Why can’t they time the signals so they’re all green?” The obvious problem with so-called synchronized signals is that there is a driver moving in a different direction asking the same thing… Engineers can use sophisticated models to squeeze as much “signal progression” as possible out of a network, to give the driver the “green wave.”…

Ovvia risposta: perché c’è gente che va in direzioni diverse. Si fa quel che si puo’, non siamo formiche che collaborano.

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Il segreto delle formiche è la velocità costante.

Il senso comune non riesce a rendere quanto giovi questo fatto, ovvero quanto sia problematico un blocco del traffico: un minuto di blocco, cinque di ritardo…

… Engineers at Caltrans say that as a rule of thumb, for every one minute a highway lane is blocked, an additional four to five minutes of delay are generated… The economist Thomas Schelling points out that when each driver slows to look at an accident scene for ten seconds, it does not seem egregious because they have already waited ten minutes. But that ten minutes arose from everyone else’s ten seconds…

Perché? Perché tra le auto c’è una specie di “attrito” anche quando non si toccano, basta la contiguità.

Sì, c’è anche se non si toccano. La vicinanza alle altre auto innesca problemi di comunicazione e crea incertezza.

Prendi i tempi di reazione: se ci fermiamo e ripartiamo più veloci impieghiamo più tempo rispetto a chi viaggia in un flusso a velocità costante.

Una colonna di macchine ferme che riparte accumula tutti i ritardi insiti nei vari tempi di reazione di chi è chiamato di volta in volta a muoversi. i singoli ritardi sono minimi ma il cumulo è notevole

Per questo si dice che “il traffico lento va più veloce”. per questo fioccano i sensi unici e i ring nelle nostre città.

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Perché certe autostrade vengono chiuse (ramp meters) anche quando scorrono?

Perché scorrono grazie all’ingresso selezionato.

Il motivo è quello di prima: fare in modo che la velocità costante prevalga sulla “fisarmonica”.

L’attrito tra macchine (o car following) è forse l’elemento chiave della circolazione…

… The first efforts merely tried to model the process known as “car following.” This is based on the simple fact that the way you drive is affected by whether or not someone is in front of you, and how far away or close they are… you’re influenced by the driver ahead… Do you feel uncomfortable driving next to someone else, and therefore speed up or slow down? Are you sometimes willing, for no apparent reason, to ride quite close to the car in front, before gradually drifting back?…

Il car following è responsabile delle code a sinistra

… You may have experienced this: Drivers seem reluctant to abandon the passing lane and join the lane of trucks chugging uphill, even when they are being pressured by other drivers, and even when the other lane is not crowded. What’s going on? Drivers may not want to give up the fast lane for fear of having trouble returning to it. They may also be unsure whether the person behind truly wants to go faster or is just keeping a tight space to prevent someone else from passing…

O del cosiddetto “sorpasso passivo”…

… One of the idiosyncrasies I have noticed in traffic flow is something I call “passive-aggressive passing.” You’re in the passing lane when suddenly the driver behind you pressures you to move into the slower right-hand lane. After you have done so, they then move into your lane, in front of you, and slow down, thus forcing you to pass them…

I blocchi non moltiplicano solo i ritardi ma anche i cambi di corsia: in vista di un blocco si corre a prendere la corsia reputata migliore.

La vicinanza delle altre auto, inoltre, ci spaventa e ci fa reagire in modo esagerato. E’ il problema degli innesti

… A line of cars waiting to exit an off-ramp can trigger this same chain reaction, one study showed, even when all the other lanes were flowing nowhere near critical density…

Ma il vero problema dell’attrito si manifesta nei “colli di bottiglia”.

Sì, il problema dei colli di bottiglia non è il restringimento della strada – come molti credono – ma il problema dell’attrito.

Per capirlo giova l’analogia del riso:

… A simple way to see this in action involves rice. Take a liter of rice and pour it, all at once, through a funnel and into an empty beaker. Note how long it takes. Next, take the same rice and pour it not all at once but in a smooth, controlled flow, and time that process. Which liter of rice gets through more quickly?… Rice has more to do with traffic than you might think. Many people use water analogies when talking about traffic, because it’s a great way to describe concepts like volume and capacity…

L’imbuto ha sempre la stessa larghezza ma se noi ci rovesciamo dentro l’intera scatola di riso scorrerà meno velocemente rispetto ad un dosaggio alla fonte più moderato e costante. Perché?…

… The inflow of rice exceeds the capacity of the funnel opening. The system gets denser and denser. Particles spend more time touching one another. More rice touches more rice… Pouring less rice at a time—or moving fewer cars—keeps more space, and fewer interactions, between the grains…

Nel caso del riso si tratta di un attrito reale, nel caso delle auto di un attrito psicologico, il risultato non cambia.

Il problema dell’attrito fa sì che le rotonde funzionino meglio dei semafori…

… The “slower is faster” idea shows up often in traffic. The classic example concerns roundabouts… a properly designed roundabout can reduce delays by up to 65 percent over an intersection with traffic signals or stop signs. Sure, an individual driver who has a green light may fly through a signalized intersection much more quickly than through a roundabout. Roughly half the time, however, the light will not be green; and even if it is green there is often a rolling queue of vehicles just starting up from the previous red. Add to this such complications as left-turn arrows, which prevent the majority of drivers from moving, not to mention the “clearance phase,” that capacity-deadening moment when all lights must be red, to make sure everyone has cleared the intersection… The first cars in a queue squander an average of two seconds each, two seconds that would not have been lost had the car sailed through at the “saturation-flow” rate…

Le rotonde realizzano una velocità più regolare dei semafori neutralizzando i tempi di reazione. Oltretutto mantengono anche più alta l’attenzione.

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E’ curioso notare come in ogni parte del mondo ci si impieghi circa un’ora per arrivare sul posto di lavoro: dallo sperduto villaggio africano alla metropoli più intasata nulla cambia.

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Perché sono le donne a creare il traffico?

Perché prima non guidavano. Oggi si sono aggiunte al (poco) traffico che c’era un tempo…

… One striking thing the numbers seem to reveal is that women now make the largest contribution to congestion… Many of us can remember or envision a time when the typical commute involved Dad driving to the office while Mom took care… American families had only one car… in 1950 women made up 28 percent of the workforce. Today, that figure is 48 percent… you wouldn’t see these astonishing increases in traffic congestion in all indices of travel if women weren’t in the labor force, driving.”…

Niente donne, niente traffico.

Ma c’è un’altra ragione: prima si viaggiava quasi solo per andare al lavoro

… In the 1950s, studies revealed that about 40 percent of daily trips per capita were “work trips.” Now the nationwide figure is roughly 16 percent.10 It’s not that people are making fewer trips to work but that they’re making so many other kinds of trips. What kinds of trips?…

Oggi si viaggia con altre motivazioni, specie il pomeriggio…

Taking the kids to school or day care or soccer practice, eating out, picking up dry cleaning. In 1960, the average American drove 20.64 miles a day. By 2001, that figure was over 32 miles…

Si tratta di motivazioni che vedono impegnate soprattutto le donne.

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Come cerchiamo parcheggio?

Come parcheggiano le auto davanti all’Esselunga? Basta guardare posizionandosi lì la mattina…

… The next time you find yourself at a shopping mall or a store with a large parking lot where the store entrance more or less divides the lot in half by width, take a moment to observe how the cars are arrayed. Unless the lot is completely filled, you may be able to observe a common pattern. Chances are, the row that is dead opposite the store entrance will be the most filled, with cars stretching far out along the row. In each adjacent row, there are likely to be slightly fewer cars. This pattern will continue sequentially in each row so that if one were able to gaze down at the lot from above (as anyone can with Google Earth), the cluster of cars might look, depending on the lot’s occupancy, like a giant Christmas tree or, perhaps, like a bell….

Sostanzialmente i posti privilegiati sono quelli davanti all’ingresso.

Magari nelle file lontane ma davanti all’ingresso.

Parcheggiare un po’ a lato ma nella prima fila abbrevierebbe le distanze ma noi parcheggiamo davanti all’ingresso, anche se la fila è lontana.

Perché?

Perché inizialmente decidiamo di parcheggiare nel punto ottimo ottimo, ma poi, quando percorriamo una corsia del parcheggio decidiamo di parcheggiare nel punto ottimo di quella corsia.

Questa strategia ha un nome, si chiama “satisficing” e si contrappone alla strategia del “parcheggio ottimo”…

… The Nobel Prize–winning economist Herbert Simon has suggested, in a seminal theory he called “satisficing” (a mix of satisfying and suffice), that because it is so hard for humans to always behave in the optimal way, we tend to make choices that leave us not with the “best” result but a result that is “good enough.”58 To take the bell-curve parking patterns described earlier as an example, drivers may have entered the lot with a general goal of getting the “best” spot, that is, in the row closest to the entrance. Once they were in the row, however, the goal changed to getting the best spot in that row…

E’ una strategia sviluppata andando a caccia. Oggi cerchiamo parcheggio ma un tempo cercavamo le prede da mettere sul fuoco.

E’ provato che chi parcheggia in posizione ottimale perde complessivamentepiù tempo (lo devo comunicare a mio suocero)…

… Whatever the case, something curious happens in parking lots. It seems that the people who actively look for the “best” parking place inevitably spend more total time getting to the store than those people who simply grab the first spot they see. This was the conclusion that Andrew Velkey, a psychology professor at Virginia’s Christopher Newport University, came to after he studied the behavior of parkers at a Wal-Mart in Mississippi…

Nelle strategie di parcheggio c’è un curioso gender gap…

… Velkey wondered if a “gender effect” existed in the way women and men perceived distance and travel time (previous studies have arrived at mixed conclusions on this),51 So he gathered a group of subjects and had them estimate the distance to an object at varying locations, and then asked them to estimate the time it would take them to walk there. Men seemed to underestimate how long it would take to walk, while women seemed to overestimate it—which might explain the differences in parking strategies…

Ci sono parcheggiatori attivi (condor) e parcheggiatori passivi (gufi)…

… Velkey saw two kinds of behavior emerge: an active and a passive search strategy. Some people would drive around the lot looking for a space, while others would sit at the head of a row and wait for someone to leave. In terms of the avian foraging models Velkey usually studied, the active searchers were like condors, soaring and looking for prey; the passive searchers, meanwhile, were like barn owls, perched and lying in wait… In our daily lives as parkers, we face these foraging questions. We must decide whether to act like condors or barn owls…

Chi vince? Dipende dagli orari, una strategia ottima non c’è. Il gufo va bene alla sera, quando la gente se ne va, il condor il giorno, quando la gente arriva.

Lo sapevate che 1/3 del traffico che vi fa bestemmiare in città è costituito da chi cerca parcheggio? Sappiatevelo…

… What you may not realize, when you find yourself driving on a crowded city street, is that many of your fellow drivers on that crowded street are simply cruising for parking…

DONALD SHOUP è lo studioso che più ha insistito sui parcheggi a pagamento con tariffe di mercato.

Concordo: quando giro per i paesini liguri con i parcheggi gratuiti mi viene da prendere l’assessore e appenderlo.

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Più strade meno traffico?

No: spesso più strade, più traffico.

C’è una domanda latente di strade. Una domanda che si manifesta solo quando la nuova strada è costruita.

Il traffico è una bestia strana, una bestia con grande capacità di adattamento. Gli ingegneri del traffico hanno un motto “Venerdì sarà tutto normale”. Per dire, il Lunedì possono partire mille lavori, puo’ scatenarsi anche la rivoluzione del traffico urbano con i giornali locali che riportano tutto in prima pagina… ma per Venerdì sarà tutto normale.

Questa capacità di assorbire il negativo si manifesta purtroppo anche sul positivo.

Il dilemma di fondo è chiaro…

… Do we build more roads because there are more people and more traffic, or does building those roads create a “special traffic all its own”?…

Sentenza…

… studies suggest that induced travel is real… If you do not believe that new roads bring new drivers, consider what happens when roads are taken away…

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Ma c’è un altro modo attraverso cui la costruzione di una nuova strada puo’ essere dannosa….

… the Braess paradox

Lo ha messo in luce il matematico tedesco Dietrich Braess. Cosa afferma?…

… the paradox he discovered says that adding a new road to a transportation network, rather than making things better, may actually slow things down for all its users (even if, unlike in the “latent demand” example, no new drivers have been induced onto the roads)…

Come intuirlo?…

… First, imagine there are two roads running from one city to another. There is Sure Thing Street, a two-lane local street that always takes an hour. Then there is Take a Chance Highway, where the trip can be half an hour if it’s not crowded, but otherwise also takes an hour. Since most people feel lucky, they get on Take a Chance Highway—and end up spending an hour. From the point of view of the individual driver, this behavior makes sense… If you cannot improve your situation, why move to a different road?… when everyone does what is best for him- or herself, they’re not doing what is best for everyone… On the other hand, if a traffic cop stood at the junction of the two roads and directed half the drivers to Sure Thing Street and half to Take a Chance Highway, the drivers on Sure Thing Street would get home no sooner, but the highway drivers would get home twice as fast. Overall, the total travel time would drop… imagine again the two hypothetical roads I mentioned, but this time imagine that halfway between the two cities, Take a Chance Highway (where the trip takes less than an hour by however many fewer drivers choose it) becomes like Sure Thing Street (always an hour), and vice versa… But now imagine that a bridge is built connecting the two roads, right at the halfway point where Take a Chance becomes Sure Thing, and vice versa. Now drivers who began on Take a Chance Highway and found that it was not so good take the bridge to the other Take a Chance Highway segment. Meanwhile, drivers who began on Sure Thing Street are not about to cross the bridge and move to the other Sure Thing Street when, instead, they could stick around as their road becomes Take a Chance Highway (who knows, they might get lucky). The problem is that if everyone tries to do what they think is the best thing for themselves, the actual travel time for all drivers goes up! The new link, designed to reduce congestion, has made things worse. The reason lies in what computer scientist Tim Roughgarden has called “selfish routing.”…

Riassumendo: due autostrade: 1) la lenta sicura (1 ora di tempo); e 2) la veloce a rischio (1 ora di tempo se intasata, altrimenti 1/2 ora). Entrambe portano in città.

Ovviamente tutti scelgono 2) e arrivano in città in un’ora.

Postuliamo ora due autostrade siffatte: 3) la prima metà come 1 la seconda come 2 e 4) la prima metà come 2 la seconda come 1.

Quale prenderanno i pendolari per andare in città? E’ indifferente, tireranno la monetina e si distribuiranno in parti uguali sulle due autostrade. Tempo del viaggio? Un po’ meno di 1 ora poiché tutti percorreranno metà del percorso sulla 2 (veloce) e con traffico limitato.

Ammettiamo ora che tra la 3 e la 4 venga costruito un ponte a metà strada in modo da poter cambiare autostrada. Cosa succederà? Che a metà strada chi era su 4 passa su 3. I tempi medi aumentano. Risultato: una strada in più (il ponte) aumenta i tempi di percorrenza.

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Come risolvere il problema del traffico?

Con i trasporti pubblici?

I pendolari sono entusiasti di questa soluzione:…

… 98% OF U.S. COMMUTERS FAVOR PUBLIC TRANSPORTATION FOR OTHERS —headline in the Onion…

Anche la risposta canonica: costruite più strade è fallata, lo abbiamo appena visto.

Non resta che il pedaggio

… Later, the Nobel Prize–winning economist William Vickrey led a long, lonely crusade to get people to accept the idea that urban roads are a scarce resource and should be priced accordingly. After all, as Vickrey pointed out in 1963, hotels charge more for in-season rooms, railways and airlines charge more for peak travel periods, and telephone companies charge more during the times when more people are likely to call—why should roads not cost more when more people want to use them?42 (Vickrey was a bit ahead of his time: Told in the early 1960s that there was no way to track where people drove, or how much they drove, Vickrey, the story goes, built a cheap radio transmitter and installed it in his car, displaying the results to friends.)43 Congestion charging, in cities like London and Stockholm, has been shown to work because it forces people to make a decision…

Il pedaggio vince sulla pigrizia

… Once the tolls kicked in, things really began to change: People left sooner, took different routes, took buses, “collapsed” trips into shorter bundles. “The reality which is emerging is that I think people are very intelligent agents, working on their own behalf,” he said. “They understand the unique trade-off they face between time and money. The range of response is extremely broad. For instance, my willingness to pay to save ten minutes today might be very different than tomorrow.”..

Da sempre c’è una città che insegna a tutte le altre: Disneyland

… Early on, Disney realized that as the park grew in popularity, managing the queues of people would prove difficult, particularly on the marquee attractions like Space Mountain. What could you do? Disney could take the approach of our traffic networks, which is simply to let an inefficient kind of equilibrium take hold. Let people wait, and if the line is too long, they may decide on their own not to get in line (or get on the highway), and thus be diverted to other rides (roads). The queue will regulate itself…. Disney tried a form of congestion pricing. It issued ticket books in which the tickets’ values reflected the capacity of the rides. Popular rides like Space Mountain required E tickets, which were more expensive than A tickets, good for tamer attractions like the Horseless Carriage on Main Street. The idea was not only to prevent people from simply lining up for the top attractions but to spread people out across the park, avoiding traffic jams at places like Space Mountain… Disney finally hit upon the ultimate solution in 1999, when it introduced the FastPass, the system that gives the customer a ticket telling them when to show up at the ride. What FastPass essentially does is exploit the idea that networks function both in space and in time. Rather than waiting in line, the user waits in a “virtual queue,” in time rather than space, and can in the meantime move on to other, less crowded rides (or buy stuff). People can take a chance on the stand-by line, or they can have an assured short wait if they can simply hold off until their assigned time. Obviously, FastPass could not literally work on the highway. Drivers do not want to pull up to a tollbooth and be told, “Come back at two-thirty p.m.” But in principle, congestion pricing works the same way, by redirecting demand on the network in time…

Qualcuno propone: più informazione agli utenti delle strade!

Nooo, per carità, scatta il paradosso Onda Verde

… Shreckenberg calls this the “self-destroying prognosis.” In his office at the University of Duisburg-Essen, he points to a highway map with its roads variously lit up in free-flowing green or clogged red. “The prognosis says that this road becomes worse in one hour,” he says. “Many people look at that and say, ‘Oh, don’t use the A3.’ Then they go somewhere else. The jam will not occur since everyone turned to another way. This is a problem.” These sorts of oscillations could happen with even short lags in information, in what Shreckenberg calls the “ping-pong effect.” Imagine there are two routes. Drivers are told that one is five minutes faster. Everyone shifts to that route. By the time the information is updated, the route that everyone got on is now five minutes slower. The other road now becomes faster, but it quickly succumbs to the same problem…

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Il traffico è cultura. Avete mai guidato a Dehly in mezzo ai 48 tipi di autoveicoli?…

… “Delhi has forty-eight modes of transport, each struggling to occupy the same space on the carriageway. What other city is like this?”…

Un maelstrom motorizzato.

Una cacofonia di clacson che non smettono mai…

… They lurch, belch smoke, and ceaselessly toot their pressure horns….

Adesivi sui camion…

“Horn Please” originally invited following drivers to honk if they wanted to pass the slower-moving, lane-hogging trucks on the narrower roads of the past, and I was told that it endures merely as a decorative tradition…

E laddove il traffico è più intenso, ecco comparire una vacca seduta tra le corsie…

… The most striking feature of Delhi traffic is the occasional presence of a cow or two, often lying idly in the median strip, feet away from traffic…

Difettucci dell’autista tipico di Dehly…

… Delhi drivers have a chronic tendency to stray between lanes, most alarmingly those flowing in the opposite direction… There are nearly 110 million traffic violations per day in Delhi…

Come si limitano gli incidenti in condizioni tanto estreme? Semplice, rendendo l’inatteso atteso. Tutti sanno che un’ Ape puo’ piombare sulla strada principale da una strada secondaria.

Quando sono stato a NY ho notato come i pedoni passino col rosso e attraversino fuori dalle strisce. A Copenaghen non succederebbe mai: il traffico è cultura. Un colpo di clacson a Roma ha significati diversi che a Stoccolma…

… It’s the reason a horn in Rome does not mean the same thing as a horn in Stockholm, why flashing your headlights at another driver is understood one way on the German autobahn and quite another way on the 405 in Los Angeles, why people jaywalk constantly in New York and hardly at all in Copenhagen…

Guarda al traffico e comprendi il grado di corruzione della città…

… In 1951, some 852 people were killed on the roads in China. In the United States in that year, 35,309 people were killed in traffic. In 1999, traffic fatalities in China had risen to nearly 84,000.31 The U.S. figure, meanwhile, was 41,508. The population of both countries had almost doubled in that time. Why did fatalities rise so much higher in China than in the United States? The answer lies in the number of vehicles in each country. In 1951, there were about 60,000 motor vehicles in China, while in the United States, there were roughly 49 million.32 By 1999, when China had 50 million vehicles, the United States had over 200 million—four times as many… What Smeed’s law showed was that, across a number of countries, ranging from the United States to New Zealand, the number of people killed on the roads tended to rise as the number of cars on the road began to rise—up to a point—and then, gradually if not totally uniformly, the fatality rates began to drop, as, generally, did the absolute numbers of fatalities… The nations that rank as the least corrupt—such countries as Finland, Norway, New Zealand, Sweden, and Singapore—are also the safest places in the world to drive…

Traffico caotico e incidenti mortali sono tipici dei paesi che si arricchiscono (legge di Smeed), si tratta proprio di quei paesi dove fiorisce la corruzione.

Traffico ordinato e incidenti in calo sono tipici dei paesi stagnanti. In questi paesi la corruzione percepita è minima.

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Problema: noi non valutiamo bene i rischi della strada

… Semiconscious Fear: How We Misunderstand the Risks of the Road…

Viaggiare in auto è un continuo calcolo del rischio

… When we are in traffic, we all become on-the-fly risk analysts. We are endlessly having to make snap decisions in fragments of moments, about whether it is safe to turn in front of an oncoming car, about the right speed to travel on a curve, about how soon we should apply the brakes when we see a cluster of brake lights in the distance. We make these decisions not with some kind of mathematical probability in the back of our heads—I have a 97.5 percent chance of passing this car successfully—but with a complicated set of human tools…

Molte cose ci ingannano. Per esempio, i camionisti sembrano poco raccomandabili ma in realtà gli incidenti con i camion sono quasi sempre colpa degli automobilisti (che ci lasciano le penne)…

… In most cases, when cars and trucks collide, the car bears the greater share of what are called “contributory factors.” This was the surprising conclusion that Daniel Blower, a researcher at the University of Michigan Transport Research Institute, came to after sifting through two years’ worth of federal crash data… the reason trucks are dangerous seems to have more to do with the actions of car drivers…

L’istinto del rischi ci tradisce: il camion ci intimorisce e noi cambiamo corsia inutilmente…

… It was smart of the Detroit driver to feel risk from the truck next to him, but the instinctual fear response doesn’t always help us…

Quand’ero piccolo e andavo in vacanza in montagna ricordo i morti per “investimento di cervo”. mi dicevo “in effetti il cervo è un bestione”. Ora scopro l’arcano: quella gente è morta per aver tentato di evitare un cervo più che per averlo investito. Ha calcolato male il rischio: è più rischioso evitare che investire.

… In collisions between cars and deer, for example, the greatest risk to the driver comes in trying to avoid hitting the animal…

Per questo in molti luoghi di montagna campeggia il cartello…

DON’T VEER WHEN YOU SEE A DEER

Sulla strada non abbiamo feedback che ci dicono quanto rischiamo…

… This is why, it has been argued, it has long been difficult to convince people to drive in a safer manner. Each safe trip we take reinforces the image of a safe trip…

Ogni volta che arriviamo sani e salvi pensiamo “non è poi tanto rischioso”.

Eppure…

… “traffic fatalities are by far the most important contributor to the danger of leaving home.”…

Se non è rischioso guidare non è rischioso quasi niente!

Ma guidare non è sempre rischioso, ci sono alcuni momenti in cui è molto rischioso: il Sabato e la Domenica notte

… In other words, just two nights accounted for a majority of the week’s deaths in that time period… fatal crashes occur much less often during rush hours… 8 of every 1,000 crashes that happened outside the peak hours were fatal, while during the rush hour the number dropped to 3 out of every 1,000… What’s so striking about the massive numbers of fatalities on weekend mornings is the fact that so few people are on the roads, and so many—estimates are as high as 25 percent—have been drinking…

Quanto multare l’ubriaco?…

… The economists Steven D. Levitt and Jack Porter have argued that legally drunk drivers between the hours of eight p.m. and five a.m. are thirteen times more likely than sober drivers to cause a fatal crash, and those with legally acceptable amounts of alcohol are seven times more likely. Of the 11,000 drunk-driving fatalities in the period they studied, the majority—8,000—were the drivers and the passengers, while 3,000 were other drivers (the vast majority of whom were sober). Levitt and Porter argue that the appropriate fine for drunk driving in the United States, tallying up the externalities that it causes, should be about $8,000…

E la velocità, come incide sui rischi?…

… The most important risk factor, one that is subtly implicated in all the others, is speed. In a crash, the risk of dying rises with speed…

La curva di Solomon

… Solomon found after examining crash records on various sections of rural highway, seemed to follow a U-shaped curve: They were lowest for drivers traveling at the median speed and sloped upward for those going more or less than the median speed… “low speed drivers are more likely to be involved in accidents than relatively high speed drivers.”…

Chi va troppo veloce è un pericolo pubblico, ma anche chi va troppo lento: il vero pericolo sono i differenziali di velocità

… It’s not the actual speed itself that’s the safety problem, they insist, it’s speed variance…

La gente calcola male i rischi. Che fare? Imporre? Imporre la cintura di sicurezza?

La soluzione ha un inconveniente: l’effetto Peltzman

… the insides of cars have been made radically safer. In the United States (and most other places), fewer people in cars die or are injured now than in the 1960s, even though more people drive more miles. But in an oft-repeated pattern with safety devices from seat belts75 to air bags, the actual drop in fatalities did not live up to the early hopes…Were drivers trading a feeling of greater safety for more risk?… Describing what has since become known as the “Peltzman effect,” he argued that despite the fact that a host of new safety technologies—most notably, the seat belt—had become legally required in new cars, the roads were no safer. “Auto safety regulation,” he concluded, “has not affected the highway death rate.”… the increase in car safety had been “offset” by an increase in the fatality rate of people who did not benefit from the safety…

Siamo dominati dai comportamenti compensativi: se mi togli il rischio da una parte me lo prendo da un altra. Il mio rischio lo decido io.

Anche per questo la montagna di misure di sicurezza partorisce il topolino.

C’è poi un altro fattore: se metto una norma di sicurezza la rispetterà chi già guida in modo sicuro…

… This gap between expected and achieved safety results might be explained by another theory, one that turns the risk hypothesis rather on its head. This theory, known as “selective recruitment,” says that when a seat-belt law is passed, the pattern of drivers who switch from not wearing seat belts to wearing seat belts is decidedly not random. The people who will be first in line are likely to be those who are already the safest drivers…

Come capire se l’effetto Peltzman agisce anche su di voi…

… I have always considered the act of wearing my seat belt not so much an incentive to drive more riskily as a grim reminder of my own mortality (some in the car industry fought seat belts early on for this reason). This doesn’t mean I’m immune from behavioral adaptation. Even if I cannot imagine how the seat belt makes me act more riskily, I can easily imagine how my behavior would change if, for some reason, I was driving a car without seat belts…

Non guardare a come guidi quando i tuoi figli hanno seggiolino e cinture ma a come guidi quando non li hanno.

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Michael Wolf fotografa i pendolari di Tokyo.

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Anatomia di una crisi

Come si esce da una crisi economica?

Cominciamo col dire che ci sono due tipi di crisi economiche.

C’è la crisi da domanda: la gente non spende più perché impaurita, per esempio da uno shock finanziario.

C’è poi la crisi da offerta: le imprese non vendono perché, per esempio, fanno a mano ciò che i concorrenti fanno con i robot.

Fortunatamente, l’economia canonica prescrive la stessa rivetta per uscire da entrambe le crisi: abbassare i salari.

Salari più bassi consentono di abbassare i prezzi e invogliare i clienti in modo da superare le crisi di domanda.

Salari più bassi sollecitano la migrazione dei lavoratori verso settori più produttivi in modo da superare le crisi dell’offerta.

Che ci vuole ad abbassare un salario? Semplice, no?

No. Abbassare i salari non è affatto semplice cosicché le crisi perdurano per decenni interi, come la Grande Depressione che colpì l’ America negli anni trenta.

Il salario di solito si esprime come W (wage). Ma il salario deve tener conto dei prezzi (P) affinché possa indicare il potere d’acquisto. Il salario reale è quindi W/P.

Il salario può essere abbassato in due modi: abbassando W o alzando P.

Per abbassare W dobbiamo contare sull’imprenditore. Ma gli imprenditori deludono: non abbassano!

Non si sa perché ma non abbassano. Forse vogliono evitare il conflitto oppure non intendono demoralizzare i dipendenti, sta di fatto che preferiscono chiudere piuttosto che abbassare W. Questo è un dato di fatto, ognuno ci costruisca su la sua teoria.

Per alzare P dobbiamo invece contare sulla banca centrale. È lei che di solito che ha in mano le armi per creare non dico inflazione ma almeno aspettative inflazioniste (bastano quelle in fondo). Eppure, l’inflazione non è un fenomeno facile da controllare, se scappa di mano sono guai, per cui a volte la banca centrale – specie in quei paesi scottati in passato dall’inflazione -ci va con i piedi di piombo.

Keynes conclude: rassegniamoci, i salari sono incomprimibili. L’imprenditore non abbassa (minimo vitale) e la banca centrale è impotente (trappola della liquidità). Bisogna precedere altrimenti abbandonando il paradigma classico.

La sua proposta si fonda su un assunto forte: esistono solo crisi di domanda, le crisi di offerta sono illusorie (e comunque trascurabili).

Non può che partire da lì poiché la sua ricetta prevede di superare le crisi di domanda trasformandole in una crisi di offerta. In questo modo, se le crisi di offerta non esistono, il problema puo’ ben dirsi risolto.

Facciamo un esempio per capire. Supponiamo che il sistema sia in piena crisi: disoccupazione, povertà, sfiducia. Keynes propone: lo stato crei una domanda artificiosa (a debito), per esempio impegnandosi nella costruzione di autostrade. La proposta ha successo, tutti cominciano a costruire autostrade, tutti diventano asfaltatori ed esperti in bitumi: piena occupazione, ricchezza, fiducia… alé!

Poi il debito sale alle stelle e di autostrade c’è sovrabbondanza. Non c’è più bisogno di asfaltatori ma noi ormai siamo tutti asfaltatori specializzati in asfalti drenanti. Che si fa? Nulla, una crisi del genere è una crisi dell’offerta (sistema produttivo inadeguato alle reali esigenze della popolazione) ma le crisi dell’offerta non esistono per definizione. Keynes è un pragmatico: sposta in avanti il problema nella speranza che in qualche modo la rinnovata fiducia di sistema lo risolva da sé, il lungo periodo non lo interessa (“sul lungo periodo saremo tutti morti”).

Pesa di più il pragmatismo o la miopia keynesiana? Nel corso degli anni trenta Mussolini e il suo allievo Hitler hanno speso forte secondo la ricetta keynesiana. Non in autostrade ma in armamenti. La crisi che ha atterrato mezzo mondo è stata da loro brillantemente schivata. E poi? E poi è partita la guerra: l’apparato produttivo che si ritrovava la Germania, per esempio, era l’ideale per sostenere una simile impresa, la riconversione sarebbe costata lacrime e sangue sfociando nell’inevitabile crisi dell’offerta tipica della ricetta keynesiana. Guardando alla storia europea degli anni successivi possiamo ben dire che in questo caso ha pesato di più la miopia.

Molti studiosi ritengono che Keynes ci faccia cadere dalla padella nella brace e che sia necessario un passo indietro. In altri termini, forse non è poi così vero che i salari siano incomprimibili. Uno di questi studiosi è Scott Sumner.

Per Scott Summer, in particolare, la banca centrale può agire  su P in modo efficace e la politica del lavoro può almeno limitare l’aumento di W tenendo a bada i sindacati, o perlomeno non fornendo loro canali privilegiati attraverso cui agire.

L’esperimento naturale dove da sempre si fronteggiano le varie scuole macroeconomiche è costituito dalla Grande Depressione Americana seguita alla crisi di borsa del 1929. E’ su questo decennio che si concentra l’attenzione di Sumner.

Sumner – sulla base della sua analisi di quel periodo storico – ritiene che i keynesiani abbiano preso un granchio colossale nel giudicare inefficaci le politiche monetarie espansive, questo perché le hanno valutate nel momento in cui erano più esposte all’effetto controbilanciante (offsetting) delle politiche del lavoro tese ad incoraggiare W attraverso una forte azione sindacale e governativa.

E’ chiaro che se aumentano sia W che P l’effetto globale su W/P è nullo. 

La visione di Sumner è esposta nel dettaglio nel libro The Midas Paradox: Financial Markets, Government Policy Shocks, and the Great Depression

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Una delle cause del tracollo nell’analisi di Sumner…

… Many economists now see the initial contraction as being caused, or at least exacerbated, by monetary policy errors and/or defects in the international gold standard

Si noti che il gold standard limita l’azione della banca centrale: per alzare P occorre emettere moneta, ma in regime di gold standard la cosa è possibile solo possedendo una adeguata riserva aurea. L’oro esiste in quantità limitata e, specie in periodi dove anche i privati intendono detenerlo come bene rifugio, avere riserve adeguate è difficile.

Quel che manca nei precedenti studi

… But we still lack a convincing narrative of the many twists and turns in the economy between 1929 and 1940…

Il periodo americano dal 1929 al 1940 è una miniera di informazioni con i suoi 17 schock nella produzione industriale.

Tesi…

… I will show that if we take the gold market seriously we can explain much more about the Great Depression than anyone had thought possible…

I cambiamenti cruciali…

… changes in central bank demand for gold, private sector gold hoarding, and changes in the price of gold…

Poi c’ è la politica (New Deal)…

… remaining output shocks are linked to five wage shocks that resulted from the New Deal…

La borsa registra fedelmente i cambiamenti di politica monetaria…

… financial market responses to the policy shocks of the 1930s were consistent with a gold market approach…

In questo senso è un termometro attendibile.

L’illustre precedente…

… In 1963, Friedman and Schwartz’s Monetary History of the United States seemed to provide the definitive account of the role of monetary policy in the Great Depression…

Ma il capolavoro ha un difettino

… Friedman and Schwartz paid too little attention to the worldwide nature of the Depression, especially the role of the international gold standard…

Non sembra valorizzato il vero nodo

… the complex interrelationship between gold, wages, and financial markets during the 1930s….

Ciò a consentito che ancora oggi circolino bufale sulla grande depressione. Almeno tre.

Prima…

… Assuming causality runs from financial panic to falling aggregate demand (rather than vice versa)…

Seconda…

… Assuming that sharply falling short-term interest rates and a sharply rising monetary base meant “easy money.”…

Terza…

… Assuming that monetary policy became ineffective once rates hit zero…

La spiacevole conseguenza di miti del genere…

… the view that Fed policy was “easy” during late 2008 was almost universal… we congratulate the Fed for avoiding the mistakes of the 1930s, even as it repeats many of those mistakes….

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Il problema dei nessi è il problema eterno dello statistico. Qui, fortunatamente, abbiamo una risorsa che aiuta…

… financial markets respond immediately… there was an especially close correlation between news stories related to gold and/or wage legislation and financial market prices…

La sentenza individua due chiari colpevoli del disastro…

… The demand shocks were triggered by gold hoarding (or changes in the price of gold), and the supply shocks were caused by policy-driven changes in hourly wage rates….

A livello internazionale la “stretta monetaria” dell’ottobre 1929 appare chiara…

… World monetary policy (as measured by changes in the gold reserve ratio) was stable between June 1928 and October 1929, and then tightened sharply over the following twelve months. It was this policy switch, perhaps combined with bearish sentiment from the reduced prospects for international monetary coordination, which triggered a sharp decline in aggregate demand…

La crisi tedesca del 1931 non va trascurata…

… The German economic crisis of 1931 was a key turning point in the Depression. It led to substantial private gold hoarding, and between mid-1931 and late 1932 strongly impacted U.S. equity markets…

L’errore di Keynes

… Keynes suggested that the Fed’s spring 1932 open market purchases might have been ineffective due to the existence of a “liquidity trap.”… The open market purchases were associated with extensive gold hoarding, and this prevented any significant increase in the money supply…

Un errore del genere ha impedito ai keynesiani di capire gli anni settanta facendo così sparire un’illustre scuola macroeconomica (ormai Keynes piace solo ai politici spendaccioni e a qualche editorialista d’assalto)…

… A misinterpretation of two key policy initiatives, the open market purchases of 1932 and the NIRA, had a profound impact on macroeconomic theory during the twentieth century. Because early Keynesian theory was based on a misreading of these policies, it could not survive the radically altered policy environment of the postwar period…

Altro insegnamento: le aspettative contano più dei fatti…

… President Roosevelt instituted a dollar depreciation program in April 1933 with the avowed goal of raising the price level back to its 1926 level. This program was unique in U.S. history and was the primary factor behind both the 57 percent surge in industrial production between March and July 1933 and the 22 percent rise in the wholesale price level in the twelve months after March 1933. The initial recovery was triggered not by a preceding monetary expansion, but rather by expectations of future monetary expansion….

La sciagura delle politiche dei salari alti

… The National Recovery Administration (NRA) adopted a high wage policy in July 1933, which sharply increased hourly wage rates. This policy aborted the recovery, led to a major stock market crash, and helped lengthen the Depression by six to seven years…. a second “Great Depression” began in late July 1933…

Le politiche espansive minate dall‘incertezza dei comportamenti ondivaghi…

… The gold-buying program of late 1933… was essentially a monetary feedback rule aimed at returning prices to pre-Depression levels… Although the program helped promote economic recovery, it eventually became a major political issue and led key economic advisors to resign from the Roosevelt Administration…

L’uscita dal gold standard: una finta per almeno due anni…

… Although the conventional view is that Franklin D. Roosevelt took America off the gold standard, U.S. monetary policy became even more strongly linked to gold after 1934 than it had been before 1933. A recovery in the United States finally got underway when the Supreme Court declared the NIRA to be unconstitutional in mid-1935….

Per ogni politica buona c’è una politica cattiva: offsetting everywhere

… During 1937, the expansionary impact of gold dishoarding began to be offset by wage increases, which reflected the resurgence of unions after the Wagner Act and Roosevelt’s landslide reelection…

Casi esemplari di offsetting…

… Because the expansionary impact of dollar depreciation was largely offset by the contractionary impact of the NIRA wage codes, economic historians have greatly underestimated the importance of each shock considered in isolation…

Si tratta di compensazioni che fanno saltare l’edificio keynesiano

… it is a model based on two assumptions, the ineffectiveness of monetary policy and the lack of a self-correcting mechanism in the economy. The first assumption confuses the two (unrelated) concepts of gold standard policy constraints and absolute liquidity preference. And Keynes’s stagnation hypothesis falsely attributes problems caused by government labor market regulations to inherent defects in free-market capitalism…

Averli trascurati troppo ha ripercussioni ancora oggi nella mentalità di molti analisti che ripetono gli errori di allora nel diagnosticare la crisi attuale…

… If the monetary model in this book is correct, then we have fundamentally misdiagnosed the stock and commodities market crashes of late 2008,… Unfortunately, just as contemporaneous observers misdiagnosed those earlier crashes, our modern policymakers attributed the current recession to financial market instability, rather than to the deeper problem of falling nominal expenditures caused by excessively tight monetary policy….

Come giudicare il New Deal di Roosevelt? Male. Timido in politica monetaria e disastroso in politica del lavoro. Schizoide tra passività e interventismo, senza un piano comprensibile ai mercati. Di fatto ha trascinato la crisi per un decennio, poi le guerre mondiali hanno spazzato via tutto…

… At the deepest level, the causes of the Great Depression and World War II are very similar—both events were generated by policymakers moving unpredictably between passivity and interventionism…

La variabile chiave dei salari

… high frequency fluctuations in real wages during the 1930s were tightly correlated with movements in industrial production. Understanding real wage cyclicality is the key to understanding the Great Depression…

I gravi errori di Roosevelt

… New Deal legislation led to five separate nominal wage shocks, which repeatedly aborted promising economic recoveries…

Ma perché un’analisi incentrata sul gold standard è tanto utile?…

… is even more useful during the first five years after the United States departed from the gold standard. Under an international gold standard, the domestic money supply, the interest rate, and gold flows are not reliable indicators of domestic monetary policy…

Solo guardando all’oro capiamo la cosa più difficile da capire in macroeconomia: se siamo in presenza di politiche monetarie espansive.

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Torniamo al problema metodologico della causalità. Di solito il prima e il dopo è l’unica bussola che possediamo…

… Economists often look for leads and lags…

Per noi il problema è quello di identificare gli schock monetari.

Assumendo emh (efficient market hypothesis) i mercati finanziari – che reagiscono istantaneamente – forniscono il segnale più affidabile circa la politica monetaria.

Ma per molti emh è problematica, lo abbiamo visto quando – nel 2008 – si è interpretato il crollo sui mercati come l’esplosione di una bolla immobiliare anziché come un segnale di politiche monetarie restrittive.

Ad ogni modo anche molti simpatizzanti di emh invocano un approccio più eclettico, per esempio Deirdre McCloskey. Il riferimento è sempre al capolavoro…

… the most relevant example would be Friedman and Schwartz’s Monetary History. Their work combined an extremely detailed narrative, insightful theoretical analysis, and a wealth of descriptive statistics…

Le ragioni dell’ecclettismo sono fondate: nel momento in cui le aspettative contano più delle azioni il mondo dei media e delle notizie diventa cruciale…

… I develop a narrative of the Great Depression that relies heavily on the relationship between policy news and the financial markets…

Difficile capire i mercati senza conoscere le voci di corridoio che circolano in un Ministero.

Certo, per la statistica sarebbe meglio studiare 100 crisi piuttosto che una sola, ma la crisi americana degli anni trenta presenta una volatilità che ci mette a disposizione una varietà di situazioni che per lo studioso sono una manna, inoltre, occupando un intervallo ben definito consente di isolare le notizie e il “sentiment”…

… It is easy to imagine finding a spurious correlation for a single observation; it is less obvious that it would be easy to do so for many dozens of observations that all exhibit a common causal relationship… It has been my good fortune that stock prices during the Depression were unusually volatile, and unusually closely related to policy-oriented news events linked to the world gold market and also to federal labor market policies….

Inoltre, la bussola dei mercati finanziari, ci mette a disposizione un segnale rapidissimo e affidabile di quel che avviene nel mondo opaco della politica (monetaria e no). I mercati reagiscono in un tempo medio che va dai 4 agli 8 minuti. Non è un modo di dire…

… A recent study of the U.S. Treasury bond market showed that if one divides the trading day into five-minute intervals, virtually all of the largest price changes occur during those five-minute intervals that immediately follow government data announcements…

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Sul piano dei salari abbiamo 5 schock autonomi…

… On the supply side, there were five autonomous wage shocks during the New Deal, each of which led to higher nominal wage rates…

Sul piano della moneta è possibile registrare altrettante variazioni…

… On the demand side, a series of gold market shocks produced a highly unstable price level, which then impacted real wage rates…

Il mix di questi eventi spiega praticamente tutto…

… The mixture of gold market and labor market shocks can explain the high frequency changes in industrial production, and indeed can explain the Great Depression itself…

Si noti come una causa cruciale del tracollo sia la mancata collaborazione internazionale tra banche centrali, risorsa particolarmente preziosa in regime di gold standard. Il perché è chiaro: visto che l’oro ė disponibile in quantità limitate è bene che sia messo nelle mani della banca centrale più bisognosa. Se invece si crea una corsa all’accaparramento – sia da parte dei privati che da parte delle altre timorose banche centrali – gli inconvenienti sono facilmente prevedibili…

… I concentrate most of the analysis on how a lack of policy cooperation led to central bank gold hoarding and how devaluation fears triggered private gold hoarding… If I were to choose a metaphor for the approach taken in Part II, it might be something like “the Midas curse”—that is, a world impoverished by an excessive demand for gold…

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Come possiamo concludere? Forse così: il modello classico (domanda e offerta) è perfettamente in grado di spiegare un evento anomalo come la Grande Depressione – e a maggior ragione la crisi del 2008. Il ricorso al confuso pragmatismo informale dei keynesiani non è necessario, sperare che poi le cose vadano “a posto da sole” non è obbligatorio, il convento passa di meglio. Le alternative ci sono e gli economisti le conoscono: meno timidezze nella politica monetaria e briglie al sindacato. La conferma che le cose stiano in questi termini? La conversione dei keynesiani in neo-keynesiani, ovvero in economisti che fondamentalmente accolgono queste critiche.

uovo