Guerre nel cervello

Il lavoro di  Daniel Kahneman e Amos Tversky sui bias cognitivi – oltre a procurare un meritato Nobel – ha avuto molte ricadute sulle discipline economiche e politiche.

Ma anche sull’editoria!: da una decina di anni assistiamo ad un profluvio di saggi che hanno per tema i nostri “errori di ragionamento” (con il rischio di far passare l’uomo per uno scemotto). Un filone fiorente da cui, se proprio dovessi estrarre un testo divulgativo, opterei per il sempre spassoso Rolf Dobelli: L’arte di pensare chiaro: (e di lasciare agli altri le idee confuse).

Ecco una cinquantina di illusioni cognitive da evitare accuratamente.

1. LA DISTORSIONE DELLA SOPRAVVIVENZA (SURVIVORSHIP BIAS)

Sapevate che il cimitero dei “chitarristi falliti” è il più grande del mondo? Sarebbe bene che vostro figlio lo visitasse…

… Reto fonda un gruppo musicale. Ce la farà? Le probabilità sono pochissime. Come molti altri prima di lui, finirà verosimilmente al «cimitero dei falliti», dove si trovano molti più suonatori che sui palcoscenici. Ma nessun giornalista si interessa di loro, con un’unica eccezione: le star cadute in rovina. Per questo il cimitero degli sconosciuti è invisibile…

2. L’ILLUSIONE DEL CORPO DEL NUOTATORE (SWIMMER’S BODY ILLUSION).

Harvard è una buona università? Forse, ma attenti a valutare bene la cosa. Qui nuotatori e modelle hanno qualcosa da insegnarci…

… I nuotatori professionisti non hanno quel corpo perfetto perché si allenano tutti i giorni. Semmai è vero il contrario: sono buoni nuotatori perché sono ben costruiti. Il fisico è il criterio di selezione, non il risultato della loro … Le modelle fanno spesso da testimonial per i cosmetici, per cui alcune consumatrici pensano che quei prodotti funzionino… Harvard ha la fama di essere una delle migliori università del mondo. Molte persone di successo hanno studiato lì. Questo significa che Harvard è una buona scuola? Non ci è dato saperlo. La scuola in sé potrebbe anche essere scadente, ma attira i migliori studenti del mondo…

È anche il motivo per cui gli infelici non scrivono mai libri di auto-aiuto

… Per capire quello che sto dicendo, procuratevi un buon numero di libri di self-help. Vi accorgerete che sono tutti scritti da individui con una naturale propensione alla felicità. A ogni pagina vi regalano un consiglio. Che poi ci siano miliardi di persone per le quali quei consigli non funzionano mai, non viene specificato in alcun luogo: gli infelici non scrivono certo libri di self-help…

3. L’EFFETTO OVERCONFIDENCE

E la cosa più sorprendente è che gli esperti sopravvalutano le proprie capacità più dei non esperti…

… l’84 per cento degli uomini francesi intervistati dice di essere un amante sopra la media. Al netto dell’effetto overconfidence sarebbero il 50 per cento…

Tre dettagli di questo errore…

… a) l’overconfidence non ha un contrario, non esiste un effetto underconfidence; b) negli uomini l’effetto overconfidence è più pronunciato che nelle donne, le quali hanno una minore tendenza a sopravvalutarsi; c) non sono solo gli ottimisti a soffrire dell’effetto overconfidence…

4. LA RIPROVA SOCIALE (SOCIAL PROOF)

Se milioni di persone hanno un’opinione stupida non vuol dire che è vera. Era il modo in cui lo scrittore Somerset Maugham riassumeva il concetto.

Effetto gregge

… Per strada vi imbattete in un gruppo di persone che guardano in aria. Senza pensarci alzate lo sguardo anche voi. Perché? Riprova sociale. A metà del concerto, dopo un pezzo eseguito in modo magistrale, qualcuno batte le mani, e all’improvviso l’intera sala esplode… A concerto finito, siete in coda al guardaroba per ritirare il cappotto. Vi accorgete che le persone in fila davanti a voi mettono una monetina sul piatto, anche se ufficialmente il guardaroba è compreso nel prezzo del biglietto….

Dietro le bolle finanziarie c’è quasi sempre un effetto gregge.

Group thinking…

… Il semplice esperimento di Solomon Asch, condotto per la prima volta nel maggio del 1950, mostra come la pressione del gruppo comprometta un sano esercizio della ragione da parte del singolo…

Riso contagioso

… Le commedie e i talk show fanno leva sulla riprova sociale quando fanno partire le risate in determinati punti della trasmissione, inducendo al riso…

5. LA FALLACIA DEI COSTI SOMMERSI (SUNK COST FALLACY)

Non voltarti mai indietro.

Quelli che non escono mai dal cinema

… Il film era orrendo, quindi, a un’ora dall’inizio, sussurrai nell’orecchio a mia moglie: «Dai, andiamocene a casa». E lei: «Ma no! Vuoi buttare via 30 euro di biglietti?». «Ma che vuol dire? I 30 euro li abbiamo già persi. Sei vittima della fallacia dei costi sommersi.»…

Sentimenti

… «Ho impegnato così tante energie, dal punto di vista emotivo, in questa relazione che mi sembra sbagliato uscirne proprio adesso»…

Poi ci sono quelli che finiscono anche i libri più pallosi. È un modo per sembrare coerenti: l’ho iniziato, lo devo finire.

I francesi e il loro Concorde…

… Il Concorde è l’emblema di un progetto statale deficitario. Anche quando si erano già rese conto che non avrebbero mai ammortizzato le cifre investite per l’aereo supersonico, Inghilterra e Francia continuarono a investire ingenti somme di denaro, solo per salvaguardare l’orgoglio nazionale…

6. LA RECIPROCITÀ

Mai farsi offrire un aperitivo: ogni dono è una finzione. Non sappiamo gestire il senso di colpa se non ricambiando (Robert Cialdini)…

… Qualche anno fa mia moglie e io fummo invitati a cena da un’altra coppia che conoscevamo già da tempo; gente a modo, ma non certo interessante. Non ci venne in mente nessuna scusa plausibile, e accettammo l’invito. E le cose andarono come temevamo: fu una serata noiosa. Tuttavia, ci sentimmo in dovere di ricambiare qualche mese dopo, invitandoli a casa nostra…

Tecnica Hare Krishna per la raccolta fondi: prima ti donano qualcosa, poi battono cassa. Molte ONG in questo superano i maestri.

Un Gesù contronatura…

… C’è anche un lato oscuro della reciprocità: la vendetta. Che, a sua volta, chiama vendetta, per cui si finisce per ritrovarsi in mezzo a un conflitto sempre più grande. Mettere in pratica il monito di Gesù – porgere l’altra guancia per rompere un circolo vizioso – ci riesce così difficile perché da più di cento milioni di anni la reciprocità fa parte delle nostre strategie di sopravvivenza…

7. LA BIAS DI CONFERMA (CONFIRMATION BIAS)

…Gehrer vuole dimagrire. Inizia la dieta X. Ogni mattina sale sulla bilancia. Se è dimagrito rispetto al giorno precedente, sorride e attribuisce il risultato al successo della dieta. Se è ingrassato, pensa che si tratti di una normale oscillazione e se ne dimentica presto…

Le cose non smettono di esistere solo perché le ignoriamo. Ecco una verità che non ci entra mai in testa.

Warren Buffett…

… : «Siamo bravissimi a filtrare le nuove informazioni in modo da non mettere in questione le nostre convinzioni»…

Esempio…

… Un professore propone ai suoi studenti la serie numerica 2-4-6 e chiede loro di trovare la regola che la genera, scritta sul retro di un foglio, e di dire il numero successivo della sequenza. Gli studenti propongono ognuno un numero, e il professore risponde semplicemente «rientra nella regola» o «non rientra nella regola». Possono sottoporre tutti i numeri che vogliono, ma la regola si può enunciare una sola volta. La maggior parte degli studenti dice «8», e il professore risponde «rientra nella regola». Per sicurezza provano anche con «10», «12» e «14», e ogni volta il professore risponde «rientra nella regola». Gli studenti arrivano quindi alla facile conclusione per cui la regola è: aggiungere 2 all’ultimo numero. Il professore scuote la testa. «Non è questa la regola che ho scritto sul retro del foglio.» Solo uno studente, in maniera astuta, cerca di risolvere il problema diversamente. Prima dice «4». E il professore: «Non rientra nella regola». Poi «7». «Rientra nella regola.» Lo studente prova con una serie di altri numeri: «–24», «9», «–43». Chiaramente ha un’idea ben precisa, e sta tentando di falsificarla. Quando rimane a corto di esempi, dice: «La regola è: il numero successivo dev’essere superiore a quello che precede». Allora il professore gira il foglio: risposta esatta…

9. LA BIAS DELL’AUTORITÀ

Non ubbidire è una buona regola….

… Il primo libro della Bibbia mette bene in chiaro quel che succede se non si ubbidisce all’autorità: si viene espulsi dal giardino dell’Eden. È quello che vogliono farci credere anche autorità molto meno importanti: politologi, scienziati, medici, amministratori delegati, economisti, capi di governo, commentatori sportivi, consulenti d’azienda, guru dell’economia…

Non fidarsi dei medici

… Fino ai primi del Novecento era provato che, in caso di malattia, era meglio non andare dal medico, perché questi avrebbe solo peggiorato la situazione (per la mancanza d’igiene, i salassi e altre pratiche fallimentari)…

Chi riconosce l’autorità perde progressivamente la capacità di pensare in modo autonomo…

… Nel 1961, il giovane psicologo Stanley Milgram lo dimostrò con un esperimento. Ai soggetti-cavia veniva chiesto di somministrare scosse di corrente sempre più forti a una persona seduta dall’altra parte del vetro. Si cominciava con 15 volt, poi si saliva a 30, a 45 e così via, fino a una scarica mortale da 450 volt. Anche quando la persona torturata cominciava a urlare e tremare per il dolore (in realtà non veniva data alcuna scossa, era tutta una messa in scena) e il soggetto-cavia chiedeva di interrompere l’esperimento, il professor Milgram, senza scomporsi, diceva: «Prosegua, l’esperimento lo prevede». E la maggior parte dei soggetti ubbidiva…

10. IL PRINCIPIO DI CONTRASTO

Per lei sarebbe meglio non uscire mai con le sue amiche fotomodelle.

… Nel suo libro Le armi della persuasione, Robert Cialdini racconta la storia di due fratelli, Sid e Harry, proprietari di un negozio di abbigliamento nell’America degli anni Trenta. Sid serviva i clienti e Harry gestiva la sartoria. Ogni volta che al cliente davanti allo specchio piaceva davvero l’abito che stava provando, Sid faceva finta di essere un po’ sordo. Quando il cliente chiedeva il prezzo, Sid chiamava suo fratello: «Harry, quanto costa questo vestito?». Harry alzava lo sguardo dal tavolo da cucito e rispondeva: «Per quel bel vestito di cotone sono 42 dollari», un prezzo davvero eccessivo per l’epoca. Sid faceva finta di non aver sentito, e chiedeva: «Quanto?». E Harry ripeteva il prezzo: «42 dollari!». Allora Sid si rivolgeva al cliente: «Dice 22 dollari»…

Perché quando comprate la macchina vi spennano con gli optional?…

… Ordinate i sedili in pelle per l’auto perché costano 3.000 euro, che, paragonati ai 60.000 che avete speso per comprare la macchina, sono una sciocchezza…

Quelli che girano per supermercati…

… Alcuni esperimenti mostrano che le persone fanno dieci minuti di strada in più pur di risparmiare 10 euro su un prodotto alimentare. Nessuno però ha mai pensato di farlo per un vestito, che a un capo della strada costa 979 euro e all’altro 989. È un comportamento irrazionale, perché dieci minuti sono sempre dieci minuti, e 10 euro sono sempre 10 euro…

11. LA BIAS DELL’ACCESSIBILITÀ (AVAILABILITY BIAS)

… Nella lingua tedesca sono di più le parole che iniziano o quelle che finiscono con la lettera R? Risposta: quelle che finiscono con R. Perché la maggior parte di coloro a cui viene posta questa domanda risponde in modo errato? Perché le parole che iniziano con R ci vengono in mente prima. Ovvero: sono più facilmente accessibili…

La disponibilità di esempi e analogie modellano la nostra visione del mondo.

Come moriremo?…

… Grazie alla bias dell’accessibilità la nostra percezione del pericolo è falsata. Per cui sopravvalutiamo regolarmente il rischio di perdere la vita in un incidente aereo o automobilistico, o per mano di un assassino, mentre sottovalutiamo la probabilità di morire di diabete o di cancro allo stomaco…

Una balla ripetuta diventa verità…

… Quante volte i leader nazisti ripeterono «questione ebraica» finché le masse non si convinsero che si trattava di un problema reale? Basta ripetere con la necessaria frequenza ufo, «energia vitale» o karma, e finiamo per crederci…

Lo cantava anche Frank Sinatra:

…  «Oh, my heart is beating wildly / And it’s all because you’re here / When I’m not near the girl I love, / I love the girl I’m near». Bias dell’accessibilità da manuale….

12. I CASI IN CUI ANDRÀ-PEGGIO-PRIMA-DI-ANDARE-MEGLIO

Se qualcuno parla di “percorso doloroso” o di “sacrifici“, fate suonare un campanello d’allarme.

Con i medici è un classico…

… Qualche anno fa ero in vacanza in Corsica, e mi ammalai. I sintomi mi risultavano nuovi, e ogni giorno il dolore aumentava. Finalmente mi decisi a farmi visitare. Capitai da un giovane medico, che mi auscultò, mi palpò, mi fece pressione sul ventre, sulle spalle e sulle ginocchia. Tastò vertebra per vertebra. A un certo punto cominciai a sospettare che non ci capisse un bel niente. Ma non ero sicuro e sopportai la tortura fino alla fine. Per segnalarmi che la visita era finita, il giovane medico estrasse il ricettario e disse: «Antibiotici. Una compressa tre volte al giorno. Prima che possa avvertire un miglioramento, ci sarà un peggioramento». Felice di avere qualcosa in mano, me ne tornai in albergo. I dolori, in effetti, si acuirono. Quindi il medico sapeva il fatto suo, pensai. Ma quando, dopo tre giorni, il dolore permaneva invariato, lo richiamai. «Aumenti la dose a cinque compresse. Comunque avrà male ancora per un po’.» Dopo due giorni, chiamai il soccorso aereo. In Svizzera, il medico mi diagnosticò un’appendicite e mi operò d’urgenza…

È molto più facile vendere sciagure che sogni. Perchè? Semplice…

… Un esperto che in realtà sa poco della sua materia ha buon gioco nel ricorrere a simili trucchi. Se le cose continuano ad andare male, le sue previsioni vengono confermate. Se invece migliorano inaspettatamente, il cliente è felice, e l’esperto dirà che è merito suo. In ogni caso, ha sempre ragione…

Dirigenti d’azienda

… Prendiamo ora un altro caso: un amministratore delegato non sa che pesci pigliare. Le vendite vanno malissimo, i venditori sono demotivati, le operazioni di marketing non funzionano. Disperato, ingaggia un consulente, che per qualcosa come 5.000 euro al giorno analizza lo stato dell’azienda e se ne esce con la seguente diagnosi: «Il suo reparto vendite è privo di progettualità, e il suo marchio non ha una collocazione chiara. La situazione è complicata. Posso aiutarla a rientrare in carreggiata, ma non da un giorno all’altro. Siamo davanti a un problema complesso e bisogna stare molto attenti a prendere le misure adeguate. Prima che si possa notare un miglioramento, le vendite subiranno un ulteriore calo»….

Anche in politica le illusioni non sono le speranze…

… Mettiamo che diventiate presidente di uno stato e non abbiate la minima idea di come si governa. Che fate? Prospettate «anni difficili», chiedete ai vostri concittadini di «tirare la cinghia» e promettete un miglioramento della situazione solo dopo «una fase terribile» di «pulizia», «disintossicazione» e «ristrutturazione»….

Insidie del cristianesimo

… La prova del successo di una simile strategia si trova nel cristianesimo: prima che sulla terra ci sia il paradiso, il mondo dev’essere distrutto. Catastrofe, diluvio universale, fuoco e fiamme, morte: tutto fa parte di una volontà superiore, così dev’essere. Il credente accetterà ogni peggioramento come conferma della profezia, e ogni miglioramento come un dono divino…

13. LA FALLACIA NARRATIVA (STORY BIAS)

Se una balla non può essere “narrata” non verrà mai creduta.

Provate a raccontare la vostra vita

… Il verbale della vostra vita sarebbe costituito da una successione di osservazioni come «beve caffè, due cucchiaini di zucchero», «cammina su una puntina da disegno, tira bestemmie», «sogna di baciare la vicina», «prenota le vacanze, Maldive, care come il fuoco», «pelo nell’orecchio, prontamente rimosso» ecc. A partire da questo caos di particolari noi formuliamo un racconto. Vogliamo che la nostra vita abbia un filo conduttore, che si possa seguire. Molti lo definiscono «senso»….

La mitologia è la madre della filosofia…

… Le nostre narrazioni sono incerte, ma non possiamo farne a meno. Perché? Non lo sappiamo. Sappiamo però che gli uomini hanno cominciato a spiegare il mondo con le narrazioni prima ancora di sviluppare un pensiero scientifico. La mitologia è più antica della filosofia…

I media ci campano su questo bias…

… Questa è la fallacia narrativa. I racconti distorcono la realtà, la semplificano. Rimuovono tutto ciò che non si adatta alla situazione. Per i media la fallacia narrativa è un vero e proprio flagello…

Esempio di notizia…

… Per esempio: un’auto sta attraversando un ponte quando all’improvviso questo crolla. Cosa leggeremo il giorno seguente sui giornali? La storia dello sventurato guidatore: sapremo da dove veniva e dove era diretto. Verremo a conoscenza della sua biografia: nato a, cresciuto a, lavorava come. Se sopravvive e concede interviste, ci racconterà per filo e per segno che cosa ha provato quando è crollato il ponte. La cosa assurda è che nessuno di questi racconti è davvero importante. Rilevante è la struttura del ponte, non la storia di quel poveretto…

L’importanza di ricordarsi le cose…

… Dei seguenti racconti, a) è morto il re, poi è morta la regina; b) è morto il re, poi la regina è morta di crepacuore, quale vi ricordereste con più facilità? Se ragionate come la maggioranza delle persone, ricorderete con maggiore facilità il secondo…

14. LA DISTORSIONE RETROSPETTIVA

Perché tenere un diario è importante.

… Ho trovato i diari del mio prozio. Nel 1932, lasciò Lenzburg e partì alla volta di Parigi per tentare la fortuna nel mondo del cinema. Nell’agosto del 1940, un mese dopo che i tedeschi avevano occupato la città, scriveva: «Qui tutti credono che se ne andranno alla fine dell’anno. Me lo confermano anche gli ufficiali tedeschi. L’Inghilterra cadrà subito, come la Francia. E poi, finalmente, torneremo al nostro trantran parigino, anche se saremo parte della Germania». Chi, oggi, prenda in mano un libro sulla seconda guerra mondiale leggerà una storia completamente diversa…

Andate a rileggere sul vostro blog quel che scrivevate prima della crisi del 2008.

15. IL SAPERE DA AUTISTA

L’ autista del dr. Planck

… Dopo aver vinto il premio Nobel per la fisica nel 1918, Max Planck partì per una tournée in Germania. Ovunque venisse invitato, teneva la stessa conferenza sulla nuova meccanica quantistica. Dopo un po’ il suo autista l’aveva imparata a memoria. «Professor Planck, non si annoia a ripetere sempre le stesse cose? Le faccio una proposta: a Monaco potrei salire io sul palco al posto suo, mentre lei siederà in prima fila e indosserà il mio berretto da autista. Così cambiamo un po’, sia io sia lei.» Planck accettò divertito, e fu così che l’autista tenne la lunga conferenza sulla meccanica quantistica davanti a un pubblico di specialisti. Poi giunse il momento delle domande, e intervenne un professore di fisica. L’autista rispose: «Non avrei mai pensato che in una città progredita come Monaco mi avrebbero posto una domanda così semplice. Chiederei al mio autista di rispondere»…

C’è la conoscenza reale e conoscenza orecchiata…

… Per Charlie Munger, uno dei più validi investitori del mondo – è lui che mi ha raccontato la storia di Planck –, ci sono due tipi di conoscenza. Una è quella vera, ottenuta con grande dispendio di tempo e di energie intellettuali. Poi c’è il sapere da autista. Gli autisti, per Munger, sono persone che fanno finta di sapere qualcosa….

16. L’ILLUSIONE DEL CONTROLLO

Avete meno controllo sugli eventi di quanto pensiate.

Dadi…

… Al casinò, chi vuole ottenere un numero alto di solito getta i dadi con forza; se invece desidera un numero basso, il lancio sarà debole. È assurdo, proprio come il movimento di mani e piedi dei tifosi di calcio, che si comportano come se in campo ci fossero loro…

Il pulsante del semaforo (se già lo sospettavate, ve lo confermo)…

… A Manhattan, chi schiaccia il pulsante accanto al semaforo per attraversare la strada non sa che quel dispositivo in realtà non funziona. E allora a che serve? A far credere ai pedoni di poter influenzare la segnaletica. È provato che così riescono a sopportare meglio l’attesa…

Fare, fare, fare… agire, agire, agire… Se non facciamo qualcosa ci sembra di perdere il controllo…

… I grandi banchieri e i ministri dell’economia hanno a disposizione un’intera tastiera di pulsanti placebo. Che poi questi siano inutili si è capito da circa vent’anni in Giappone, e da qualche tempo anche negli Stati Uniti…

17. LA TENDENZA ALL’INCENTIVE SUPERRESPONSE

Perché non pagare mai il proprio avvocato a prestazione.

… governo coloniale francese di Hanoi promulgò una legge: chi consegnava un topo morto veniva ricompensato in denaro. Si pensava così di debellare i roditori. Ma il risultato fu che la popolazione cominciò ad allevarli…

Incentivi maldestri in azienda…

… Ora, poniamo che il consiglio di sorveglianza di un’azienda X abbia promesso ai suoi manager un bonus per il conseguimento di un determinato obiettivo. Che cosa succede? I manager si impegnano per stabilire obiettivi che ritengono raggiungibili, invece di lavorare per massimizzare i guadagni…

Metti l’ingegnere sotto il ponte

… Nei buoni sistemi di incentivazione, stimoli e intenzioni vanno di pari passo. Per esempio, nell’antica Roma, gli ingegneri stradali dovevano rimanere sotto il ponte che veniva inaugurato. Così avevano interesse a costruire ponti il più possibile stabili….

18. LA REGRESSIONE VERSO LA MEDIA

Se fa bello, pioverà…

… Mettiamo il caso che dove abitate si sia appena registrato un record di freddo. Con tutta probabilità, le temperature aumenteranno e rientreranno nella media stagionale….

Borsa

… Prestazioni straordinarie sono spesso seguite da altre meno sorprendenti. L’azione migliore degli ultimi tre anni probabilmente non resterà tale nei tre che seguiranno…

Il recupero dei peggiori non è poi così prodigioso… anzi, è scontato…

… Un ultimo esempio: a Boston, alle scuole con i risultati peggiori è stato destinato un pacchetto di incentivi. Dopo un anno, quelle scuole non erano più le ultime in classifica: merito degli incentivi, hanno dichiarato le autorità statali, e non della naturale regressione verso la media…

Meglio incoraggiare o punire? Attenzione a non sbagliarsi quando si giudica tra il bastone e la carota…

… Lo studente con i risultati migliori viene lodato. Quello con i risultati peggiori è invece punito. All’esame successivo – in base a semplici calcoli stocastici –, altri saranno i migliori o i peggiori. E il professore penserà: le punizioni aiutano, gli elogi rovinano. Conclusione errata…

19. LA TRAGEDIA DEI BENI COLLETTIVI

Si sa, se un bene è di tutti non è di nessuno

… Immaginatevi che un bell’appezzamento di terra venga messo a disposizione dei contadini del paese. C’è da aspettarsi che tutti vi portino le proprie mucche a pascolare. E tutto funziona finché l’erba non si esaurisce o non si diffondono malattie. Insomma, finché non si supera un certo numero di mucche e la terra non è sottoposta a uno sfruttamento eccessivo. Quando queste condizioni (erba sufficiente e salubrità del luogo) vengono a mancare, quello che era un racconto edificante sui beni collettivi si trasforma in tragedia

L’errore più grave è pensare di risolvere il problema con un appello o una predica alle coscienze anziché con un riallineamento degli incentivi…

… L’errore più grave è sperare di poterla superare grazie all’istruzione, alle campagne di informazione, ad appelli ai «sentimenti sociali», alle bolle papali o alle parole di una popstar. Non funziona così. Se si hanno veramente a cuore i beni collettivi, ci sono solo due possibilità: la privatizzazione o la gestione. Che cosa significa, in concreto? L’appezzamento di terreno deve essere affidato a un privato, o comunque è necessario regolamentarne l’accesso. Altrimenti, come ha dimostrato il biologo americano Garrett Hardin, si va in rovina. La gestione può avvenire per mezzo di un regolamento statale: per esempio, introducendo una tassa di utilizzo, o un limite di tempo; oppure si può dare la precedenza in base al colore degli occhi (del contadino o della mucca). La privatizzazione è la soluzione più semplice, ma anche la gestione ha i suoi vantaggi. Ma allora perché entrambe ci sembrano così difficili da accettare? Come mai restiamo aggrappati all’idea dei beni collettivi? Perché l’evoluzione non ci ha preparati ad affrontare un simile dilemma sociale. E questo per due motivi: primo, storicamente, l’uomo ha quasi sempre avuto a disposizione un numero illimitato di risorse; secondo, fino a diecimila anni fa si viveva in gruppi di non più di cinquanta persone. Ci si conosceva tutti. Chi guardava solo al proprio tornaconto e approfittava della collettività veniva subito individuato, diventava oggetto di vendetta ed era sottoposto alla peggiore delle punizioni: veniva dileggiato pubblicamente…

20. LA BIAS DEL RISULTATO (OUTCOME BIAS)

Non prendete mai una decisione sulla base dei risultati già ottenuti.

Una scimmia di successo

… Vi propongo un piccolo esperimento. Poniamo che un milione di scimmie giochino in Borsa. Comprano e vendono azioni con grande disinvoltura, ma a caso. Che succederà? Dopo un anno, circa metà delle scimmie avrà ricavato utili dai propri investimenti, mentre l’altra metà avrà subìto perdite. L’anno successivo si riproporrà più o meno lo stesso quadro. E così via. Dopo dieci anni le scimmie che avranno fatto investimenti «giusti» saranno circa mille. Dopo vent’anni ne resterà solo una: miliardaria. La chiameremo «scimmia di successo». Come reagiranno i media?…

Medici e campioni non rappresentativi

… Dovete valutare le prestazioni di tre cardiochirurghi e affidate a ognuno cinque operazioni difficili. Negli anni, il tasso di mortalità per simili interventi si è attestato su una media del 20 per cento. Vediamo i risultati del nostro esperimento: con il chirurgo A non muore nessun paziente, con il chirurgo B ne muore uno e con il chirurgo C due. Come valuterete le loro prestazioni? Se ragionate come la maggioranza delle persone, A sarà il migliore, B il secondo e C il peggiore. Ed ecco che siete caduti nella bias del risultato. Avrete forse già capito per quale motivo: i casi analizzati sono troppo pochi, quindi il risultato è irrilevante….

Potete dare un giudizio accurato solo se conoscete il loro lavoro e se osservate attentamente la preparazione e l’esecuzione dell’intervento.

21. IL PARADOSSO DELLA SCELTA

Perché più è meno.

Avete mai scelto le piastrelle del bagno?…

… Mia sorella e suo marito hanno comprato casa a Rohbau. Da allora non riusciamo più ad avere una normale conversazione con loro. Da due mesi, infatti, gira tutto attorno alle piastrelle del bagno. Ceramica, granito, marmo, metallo, pietra artificiale, legno, vetro, laminato: la scelta è infinita. Raramente ho visto mia sorella così angosciata…

Paralisi interiore e infelicità…

… Nella sua Guida all’infelicità, lo psicologo americano Barry Schwartz offre una spiegazione del fenomeno, che secondo lui ha tre motivazioni. Primo: troppa scelta porta a una paralisi interiore. Un supermercato ha offerto 24 tipi di marmellata in prova. I clienti potevano assaggiarle a piacimento e acquistarle a prezzo ridotto. Il giorno successivo venivano offerte solo 6 marmellate. Risultato: rispetto al primo giorno sono state vendute dieci volte più marmellate. Perché? Se la scelta è troppo vasta, il cliente non riesce a decidersi e finisce per non comperare nulla…

Crescono i costi opportunità

…  troppa scelta porta a prendere decisioni sbagliate. Se si chiede a un campione di giovani che cosa reputino importante in un partner, risponderanno tutti con le solite qualità: l’intelligenza, le buone maniere, un grande cuore, la capacità di ascolto, il senso dello humour e la bellezza fisica. Ma sono davvero questi i criteri di scelta? Un tempo, in un paese di medie dimensioni, ogni uomo poteva scegliere fra circa venti donne della stessa età…

22. LA SIMPATIA (LIKING BIAS)

Agiamo in modo irrazionale perché vogliamo essere amati.

Commesse simpatiche…

… Kevin ha comperato due casse di Margaux d’annata. Non è un gran bevitore, men che meno di Bordeaux. Ma la commessa gli è sembrata molto simpatica; non era per nulla scontata, né provocatrice, semplicemente simpatica. Per questo Kevin ha comprato quelle casse…

Il più grande venditore del mondo…

… Joe Girard è il migliore venditore d’auto del mondo. Il segreto del suo successo: «Non c’è tecnica più efficace di far credere al cliente che lo si ama»…

La tecnica del mirroring

… Il «rispecchiamento» (mirroring) è una delle tecniche più usate dai venditori, che cercano di imitare i gesti, il modo di parlare e la mimica di chi hanno davanti… Il cosiddetto multilevel marketing (vendita attraverso gli amici) funziona esclusivamente in base alla simpatia…

I depliant del WWF

… Avete mai visto un depliant del WWF con ragni, vermi, alghe o altri batteri? Probabilmente sono a rischio di estinzione tanto quanto i panda, i gorilla, i koala e le foche… le bestie devono essere il più possibile simili a noi. La Thyreophora cynophila si è estinta? Che peccato!…

23. L’EFFETTO PROPRIETÀ (ENDOWMENT)

Non attaccatevi alle cose.

La mia BMW…

… La BMW scintillava nel parcheggio del concessionario di auto usate. Aveva già fatto un bel po’ di chilometri, ma sembrava in condizioni impeccabili. Peccato che costasse 50.000 euro, troppo per me. Me ne intendo di auto usate; e per me quella valeva al massimo 40.000 euro. Ma il venditore non si era lasciato convincere. Quando una settimana dopo mi chiamò per dirmi che me la lasciava a 40.000 euro, mi precipitai da lui. Il giorno successivo mi fermai a una pompa di benzina. Il proprietario mi si avvicinò e propose di comprarmi la macchina per 53.000 euro, in contanti. Lo ringraziai e declinai l’offerta. Solo quando mi fui rimesso in viaggio capii di essermi comportato in modo assolutamente…

Ciò che possediamo ci sembra avere un valore maggiore di ciò che non è nostro.

Abbandonare e accumulare…

… Abbandonare le cose ci riesce molto più difficile che accumularle. Questo spiega non solo perché abbiamo la casa piena di cose inutili, ma anche perché gli appassionati di francobolli e di orologi o i collezionisti d’arte scambino così di rado i propri pezzi…

L’inganno delle aste…

… È così che prosperano le case d’asta come Christie’s e Sotheby’s. Chi offre fino all’ultimo ha l’impressione che l’opera d’arte sia già sua (o quasi)…

24. IL MIRACOLO

La necessità degli eventi inverosimili.

Casi quotidiani di telepatia

… Per un qualche motivo, la settimana scorsa mi sono ricordato di un mio compagno di scuola, Andreas, di cui da tempo non avevo notizie. All’improvviso è suonato il telefono: Andreas. «Telepatia!» ho esclamato sorpreso. Telepatia o caso?… Dato che passiamo circa il 90 per cento del nostro tempo a pensare agli altri, è un po’ assurdo credere che non succeda mai che due persone pensino l’una all’altra e alzino la cornetta… Quindi, i casi improbabili consistono proprio in questo: sono eventi rari, certo, ma possono accadere. E non bisogna stupirsi quando succede. Sarebbe sorprendente il contrario…

Abbiamo uno stramaledetto bisogno di senso: se guardiamo una nuvola la sua forma deve dirci qualcosa, raccontarci una storia (vedi punto 13), rinviarci a qualche oggetto familiare (apophenia). Questo anche se in realtà non ha senso alcuno e la sua forma è meramente casuale.

25. GROUPTHINK

Perché il consenso può essere pericoloso.

Il rompiballe

… Vi siete mai trattenuti dall’esprimere il vostro parere durante una riunione? Sicuramente sì. Si tace, si annuisce a ciò che viene proposto: non si vuole certo fare la figura dei rompiballe…

Il modo più comune di fallire…

… Irving Janis, docente di psicologia, ha studiato un’ampia casistica di fallimenti e ha scoperto un dato comune a tutti: i membri di un gruppo di complici sviluppano uno «spirito di squadra», alimentando così illusioni…

Swissair

… Il groupthink si ritrova anche in ambito economico. Un classico esempio è il collasso della Swissair nel 2001, nel quale il gruppo, estremamente compatto, composto da consulenti e dall’amministratore delegato, in preda all’euforia per i successi ottenuti fu in grado di costruire un consenso tale che chi nutriva dubbi sugli alti rischi della strategia di espansione dell’azienda non provò nemmeno a esprimerli…

26. LA SCARSA CONSIDERAZIONE PER LA PROBABILITÀ

Perché i jackpot sono in costante aumento.

… Potete scegliere tra due giochi: nel primo, in palio ci sono 10 milioni di euro; nel secondo, 10.000 euro. Quale scegliete? Se vincete al primo, vi cambia la vita: mollate il lavoro e vivete di rendita. Se invece vi aggiudicate il jackpot del secondo, potrete concedervi una bella vacanza ai Caraibi, ma nulla più. Nel primo caso, la possibilità di vincere è di uno su cento milioni, nel secondo di uno su diecimila. Quindi? Che fate? A seguire la pancia, sceglieremmo tutti il primo, anche se il secondo, da un punto di vista oggettivo, è molto meglio. Ecco perché i jackpot aumentano costantemente: milioni, bilioni, trilioni; poco importa quali siano le reali possibilità di vincita…

Il nostro cervello non sembra attrezzato per trattare le probabilità in modo naturale.

27. LA BIAS DEL RISCHIO ZERO

Il rischio zero ha un prezzo troppo alto ma molti non se ne accorgono.

Il gioco della roulette russa ce lo fa capire…

… Mettiamo il caso che dobbiate giocare alla roulette russa. Il tamburo del vostro revolver può contenere fino a sei cartucce. Lo girate come la ruota della fortuna, vi puntate la pistola alla tempia e premete il grilletto. Prima domanda: se sapete che ci sono quattro cartucce, quanto sareste disposti a pagare per toglierne due? Seconda domanda: se invece sapete che ne rimane solo una, quanti soldi spendereste per toglierla? Per molte persone la risposta è ovvia: sono disposte a sborsare più denaro nel secondo caso, perché il rischio di morte verrebbe completamente eliminato. Ma da un punto di vista puramente statistico ciò non ha alcun senso, perché nel primo caso le probabilità di morte si riducono a due sesti, mentre nel secondo caso solo a un sesto…

Inquinamento

… Due ricercatori dell’università di Chicago hanno dimostrato come il campione di persone da loro studiato temesse l’inquinamento chimico a prescindere dal tasso di rischio, che poteva oscillare tra l’1 e il 99 per cento. Si tratta di una reazione irrazionale, ma è la più frequente. A quanto pare, cerchiamo solo il rischio zero…

Cancro

… L’esempio classico è la legge americana sugli alimentari del 1958, che ha messo fuori legge i cibi che contengono sostanze cancerogene. A un primo sguardo, questo divieto totale (rischio zero) ci sembra sensato, ma in realtà ha fatto sì che venissero impiegate sostanze ancora più pericolose…

28. L’ERRORE DELLA SCARSITÀ

Perché, se sono pochi, i biscotti sono più buoni.

La biglia blu…

… Ero a casa di un’amica a bere un caffè. I suoi tre figli ci scorrazzavano intorno, mentre noi cercavamo di proseguire nella conversazione. Allora ricordai di avere con me delle biglie, un sacchetto pieno di biglie. Lo agitai, sperando che i marmocchi avrebbero giocato in pace. Mi sbagliavo di grosso: scoppiò subito una rissa. Non capii che cosa stesse succedendo finché non li osservai attentamente. Tra le tante biglie ce n’era una blu, e i bambini se la contendevano…

Selezione all’ingresso

… venni a sapere che Google avrebbe lanciato un servizio di posta elettronica «molto selettivo» e solo «su invito», feci di tutto per ottenere un account e alla fine ci riuscii. Ma perché ci tenevo tanto? Non certo perché avessi bisogno di un altro indirizzo mail…

Cercando casa

… La mia amica – la madre dei tre bambini – fa l’agente immobiliare come secondo lavoro. Ogni volta che ha per le mani un compratore che non si decide, gli telefona e gli dice: «Un medico di Londra ha visitato l’appartamento ieri. È molto interessato. Lei ha preso una decisione?». Il medico di Londra – che a seconda delle volte è un professore o un banchiere – ovviamente è un personaggio inventato. Ma l’effetto che fa è quanto di più reale ci sia: spinge il cliente a prendere una decisione…

Biscotti

… Per valutare la qualità di alcuni biscotti, il professor Stephen Worchel divise degli assaggiatori in due gruppi. Il primo riceveva una scatola intera, mentre al secondo venivano dati solo due biscotti. Risultato: i membri del secondo gruppo diedero una valutazione nettamente superiore…

Marketing

… «Fino a esaurimento scorte», si legge sulle pubblicità. «Solo per oggi!» su un manifesto, poi più niente. I galleristi hanno imparato a mettere un bollino rosso sotto la maggior parte dei quadri, come a dire: li ho venduti quasi tutti….

In psicologia si parla anche di “effetto Romeo e Giulietta”: l’amore dei due adolescenti shakespeariani è fortissimo proprio perché proibito.

29. LA SCARSA CONSIDERAZIONE PER LA FREQUENZA DI BASE

Mozartiani

… Markus è magrolino, porta gli occhiali e gli piace Mozart. Quindi è più probabile che a) Markus sia un camionista o che b) Markus sia un professore di letteratura a Francoforte? La maggioranza sceglierebbe b). Sbagliato. In Germania i camionisti sono molti di più dei professori francofortesi. Per cui è molto più probabile che Markus sia un camionista, anche se gli piace Mozart…

Delinquenza

… Secondo esempio: durante una rissa un ragazzo viene ferito a morte. È quindi più probabile che a) l’assassino sia un bosniaco che possiede illegalmente un coltello da combattimento o che b) l’assassino sia un giovane tedesco appartenente alla media borghesia? Ormai avete capito come funziona il ragionamento: la risposta b) è molto più verosimile perché ci sono molti più giovani tedeschi che importatori di coltelli bosniaci…

Proverbi

… Negli Stati Uniti ai futuri medici viene ripetuto fino alla nausea: «Se siete in Wyoming e sentite uno scalpiccio di zoccoli e pensate di vedere strisce bianche e nere, si tratta con tutta probabilità di un cavallo»…

30. LA DISTORSIONE DELLO SCOMMETTITORE

Perché il destino non è mai controbilanciato.

Montecarlo

… Nell’estate del 1913, al casinò di Montecarlo, si verificò un evento eccezionale. La gente si accalcò intorno al tavolo della roulette, incredula. Era la ventesima volta che la pallina finiva sul nero. Molti giocatori pensarono di sfruttare il momento e puntarono sul rosso. Ma, ancora una volta, uscì il nero. Arrivarono altre persone, e puntarono tutte sul rosso. Doveva pur uscire! Invece niente, ancora nero. E poi un’altra volta, e un’altra ancora. Solo al ventisettesimo giro la pallina si fermò finalmente sul rosso. Ma ormai i giocatori avevano perso tutto…

31. L’ANCORAGGIO

Spara alto e ti arricchirai…

… un professore ha collocato sul tavolo una bottiglia di vino sconosciuta e ha chiesto a delle persone che si trovavano con lui di scrivere su un foglietto le ultime due cifre del loro codice fiscale, chiedendo loro se avrebbero speso quella cifra per la bottiglia di vino. Poi ha messo la bottiglia all’asta. Le persone con i numeri più alti hanno offerto quasi il doppio rispetto a quelle con le cifre più basse. I numeri hanno fatto da àncora, anche se purtroppo le persone non se ne sono accorte e sono state tratte in inganno…

Ruota della Fortuna

… Lo psicologo Amos Tversky si è procurato una ruota della fortuna e ha fatto un esperimento. Ai partecipanti veniva domandato quanti fossero gli stati membri dell’ONU. Le persone risposero in base al numero che avevano ottenuto girando la ruota: più era alto, più erano gli stati membri…

La nostra mente è in cerca di ancoraggi: meglio sparare una parcella altissima che una parcella moderata che contempla poi piccoli aumenti. Allo scattare dell’aumento il secondo soggetto si lamenterà più del primo pur pagando molto meno. È l’ancoraggio, baby.

32. L’INDUZIONE

La triste storia dell’oca

… Un’oca viene nutrita. All’inizio, povera bestia, è dubbiosa, si chiede: «Perché mi danno da mangiare? Ci dev’essere qualcosa sotto». Passano le settimane, e ogni giorno il contadino le porta nuovo cibo. E l’oca è sempre meno dubbiosa. Dopo qualche mese è sicura: «Mi vogliono bene!» e ogni giorno le sue certezze vengono confermate, si rafforzano. Convinta della buona fede del contadino, rimane basita quando, il giorno di Natale, questi entra nell’aia e la uccide. L’oca di Natale è rimasta vittima del pensiero induttivo…

Basta una sola osservazione che contraddica le nostre supposizioni a cancellare teorie confermate da migliaia di fatti.

33. L’AVVERSIONE ALLE PERDITE

Loss aversion: perché siamo più sensibili alle storie brutte che a quelle belle?

Guardiamoci indietro…

… Nelle fasi precedenti della nostra evoluzione quest’impressione era ancora più forte. Un minimo errore poteva costarci la pelle. Qualunque cosa poteva escludere dal «gioco della vita» – una distrazione durante la caccia, una corda che prendeva fuoco, l’esclusione dal gruppo. Chi non era abbastanza attento o correva rischi troppo grossi o moriva prima che i suoi geni potessero passare alla generazione successiva. E chi rimaneva – i prudenti – sopravviveva. Sono loro i nostri antenati. Non c’è da stupirsi, quindi, se siamo più sensibili alle perdite che ai guadagni…

Se perdete 100 euro, il costo in termini di felicità è maggiore che nel caso in cui ve ne regalassero altrettanti.

Se volete convincere qualcuno, non gli presentate i possibili guadagni, ma le perdite che potrebbe evitare.

Cancro

… Vengono distribuiti due volantini. Il volantino A dice: «Fatevi visitare una volta all’anno. Solo così è possibile diagnosticare un cancro e intervenire per tempo»; mentre nel volantino B si legge: «Se non vi fate visitare ogni anno, rischiate di non scoprire per tempo un possibile cancro e di non potere più intervenire». Su entrambi i volantini c’è un numero di telefono per chi desidera ulteriori informazioni. L’analisi dei dati ha mostrato che le donne che avevano ricevuto il volantino B chiamavano più di frequente…

In Borsa gli investitori tendono a non realizzare le perdite ma a temporeggiare nella speranza che i loro titoli rimontino.

34. L’OZIO SOCIALE (SOCIAL LOAFING)

Il lavoro di squadra è sempre pigro.

L’illuminazione osservando i cavalli da tiro

… Nel 1913, l’ingegnere francese Maximilien Ringelmann misurò le prestazioni dei cavalli. Scoprì che la forza di due bestie da tiro, attaccate entrambe a una carrozza, non era il doppio di quella di un cavallo solo… Solo gli psicologi non si stupiscono di simili risultati. Il termine scientifico che li descrive è «ozio sociale». Questo entra in gioco quando la prestazione del singolo non è direttamente individuabile, ma si perde in quella del gruppo…

Si tratta di un comportamento razionale…

… L’ozio sociale è un comportamento razionale: perché spendere tante forze se con la metà si ottiene lo stesso risultato e nessuno si accorge di nulla? Insomma, l’ozio sociale è una forma di inganno, e ne siamo tutti colpevoli. Spesso, però, non lo facciamo apposta. La truffa è inconscia, come nei cavalli. Non stupisce tanto il fatto che la prestazione individuale sia inversamente proporzionale al numero di persone che tirano la fune. Curioso è piuttosto che non sia mai pari a zero. In fondo, perché non abbandonarsi alla pigrizia totale? Gli altri se ne accorgerebbero, e questo avrebbe conseguenze ben precise, come l’esclusione dal gruppo o un danno alla nostra immagine…

Tutta colpa dei giapponesi…

… Ma allora perché da anni sentiamo ripetere che le squadre sono un modello migliore rispetto ai lottatori solitari? Forse è colpa dei giapponesi, che trent’anni fa invasero il mercato con i loro prodotti. I commercianti si misero a studiare quel miracolo e capirono che nelle fabbriche giapponesi si lavorava in squadra. Così copiarono il loro modello per filo e per segno, con esiti diversificati. Quello che in Giappone funzionava perfettamente (la mia tesi è che lì l’ozio sociale praticamente non esiste) non sortì lo stesso risultato né in Europa né in America…

35. LA CRESCITA ESPONENZIALE

Il potere del foglio piegato su se stesso.

Esempio…

… Un foglio di carta viene piegato a metà, poi ancora a metà, poi ancora, e ancora. Quale sarà il suo spessore dopo cinquanta pieghe? Prima di proseguire nella lettura, scrivete la vostra stima su un pezzo di carta. Seconda domanda. Avete la scelta tra: a) nel prossimo mese vi regalerò ogni giorno 1.000 euro; b) nel prossimo mese vi regalerò il primo giorno 1 centesimo, il secondo 2, il terzo 4, il quarto 8 e così via. Scegliete senza pensarci troppo: a) o b)? Ci siete? Bene: se supponiamo che un foglio di carta abbia uno spessore di un decimo di millimetro, dopo cinquanta pieghe sarà di cento milioni di chilometri. Tanto quanto la distanza della Terra dal Sole, come potrete facilmente calcolare con una calcolatrice. Per la seconda domanda, conviene rispondere b), anche se a) fa più gola. Se rispondete a), alla fine del mese avrete guadagnato 30.000 euro, mentre con b) saranno più di 10 milioni…

Storiella persiana

… Che il nostro cervello fatichi a comprendere la crescita percentuale, lo sapevano già gli antichi persiani, i quali inventarono una favola: c’era una volta un cortigiano scaltro, che regalò una scacchiera al suo sovrano. Il re gli chiese: «Dimmi come posso ringraziarti». «Non voglio nulla, nobile signore mio, se non che voi riempiate la scacchiera di riso. Mettete un chicco sulla prima casella, e il doppio su ogni casella successiva. Quindi due sulla seconda, quattro sulla terza e così via.» Il re si stupì: «Un desiderio così modesto ti fa onore, caro cortigiano». Di quanto riso ci sarebbe stato bisogno? Al massimo un sacco, pensò il re. In verità ce ne sarebbe voluto ben più di quanto ce ne fosse sulla terra…

36. LA MALEDIZIONE DEL VINCITORE

Chi vince l’asta è perduto…

… La maledizione del vincitore funziona così: il vincitore di un’asta spesso è il vero perdente. Gli analisti industriali hanno dimostrato che le aziende che si sono aggiudicate aste nel settore petrolifero hanno sistematicamente speso troppi soldi e, dopo qualche tempo, sono fallite. Il che è comprensibile. Se le stime oscillano tra 10 e 100 milioni, il valore reale si collocherà più o meno a metà. Nelle aste, l’offerta maggiore è spesso – in modo sistematico – troppo alta, a meno che l’offerente non abbia un vantaggio di informazione… Seguite il consiglio di Warren Buffett: «Non partecipate mai alle aste». Impossibile? Lavorate in un settore in cui sono inevitabili? Allora stabilite un’offerta massima e sottraete un 20 per cento per l’effetto della maledizione del vincitore…

37. L’ERRORE FONDAMENTALE DI ATTRIBUZIONE

Non chiedete mai a uno scrittore se il suo romanzo è autobiografico.

Non riusciamo a pensare se non attribuendo meriti e colpe

… Aprite il giornale e leggete che un amministratore delegato ha dovuto dimettersi perché gli affari andavano male. Arrivati alla pagina sportiva, apprendete che la vostra squadra del cuore ha vinto il campionato grazie al giocatore X o all’allenatore Y. «Non c’è storia senza personaggi»: questa è la regola d’oro delle redazioni. I giornalisti (e i loro lettori) commettono entrambi l’errore fondamentale di attribuzione, ossia la tendenza, nella spiegazione degli eventi, a sopravvalutare in modo sistematico l’influenza delle persone a scapito dei fattori situazionali…

Panpoliticizzazione

… Nel 1967, i ricercatori della Duke University eseguirono il seguente esperimento. Un oratore teneva un discorso appassionato a favore di Fidel Castro. Ai soggetti-cavia veniva detto che il discorso gli era stato assegnato a prescindere dalle sue idee politiche, ma la maggior parte degli ascoltatori era invece convinta che le rispecchiasse. Per loro il contenuto del discorso era da attribuire alla personalità dell’oratore, e non a fattori esterni, cioè a chi gliel’aveva messo in bocca. L’errore di attribuzione si manifesta con maggior forza nel caso di eventi negativi. Diamo alle persone la «colpa» dei conflitti: Hitler ha sulla coscienza la seconda guerra mondiale, e l’attentatore di Sarajevo la prima…

Tendiamo ad interpretare ogni evento come causato da una motivazione interiore dei protagonisti.

Il bambino che vede un tramonto pensa che il sole “voglia” scendere.  

La maledizione degli scrittori

… Essendo scrittore sono spesso vittima dell’errore fondamentale di attribuzione: dopo una lettura in pubblico (che già di per sé è un’impresa problematica) la prima domanda è sempre e irrimediabilmente: «Che cosa c’è di autobiografico nel suo romanzo?». Mi piacerebbe molto gridare al pubblico: «Non siamo qui a parlare di me, ma del libro, del testo, della lingua, della verosimiglianza della vicenda, cazzo!»…

38. LA FALSA CAUSALITÀ

Perché non credere alle cicogne.

Pompieri e pidocchi…

… Per gli abitanti delle Ebridi, l’arcipelago a nord della Scozia, i pidocchi erano una sicurezza. Se sparivano dalla testa di qualcuno, questi si ammalava e gli veniva la febbre; allora, perché la temperatura scendesse, alla persona venivano collocati di proposito pidocchi in testa. Il rimedio funzionava, e gli abitanti delle Ebridi si convincevano di aver ragione: non appena tornavano i pidocchi, il paziente migliorava. Uno studio condotto sul contingente dei vigili del fuoco di una città ha messo in luce un rapporto direttamente proporzionale fra gli incendi e il numero di unità impiegate sul territorio: più grande era il numero dei pompieri in servizio, più grande era anche quello degli incendi. Il sindaco, quindi, ordinò subito una riduzione dei contingenti in servizio e tagliò i fondi in bilancio. Entrambe le storie sono tratte dal libro Il cane che faceva le uova, e mostrano come tendiamo a confondere cause ed effetti. I pidocchi abbandonano la testa del malato perché ha la febbre, sentono bruciare la terra sotto i piedi e se la danno a gambe. Quando la febbre è scesa, sono invece ben contenti di tornare. E più incendi ci sono, più pompieri entrano in servizio: ovvio che non succeda il contrario…

39. L’EFFETTO ALONE (HALO EFFECT)

Perché i belli fanno più facilmente carriera.

“Effetto alone” significa che ci lasciamo ingannare da un solo aspetto e lo isoliamo dal quadro generale.

Basta una sola qualità positiva per creare contagio (alone)…

… Lo psicologo Edward Lee Thorndike ha scoperto l’effetto alone circa cent’anni fa. Basta una sola qualità positiva in una persona (per esempio la bellezza, lo status sociale, l’età) per dare un’impressione positiva o negativa, che finisce per oscurare tutte le altre e per influenzare quindi in modo determinante l’impressione generale. Numerosi studi hanno mostrato come le persone di bell’aspetto vengano considerate automaticamente più simpatiche, sincere e intelligenti. I belli, poi, fanno più facilmente carriera, e questo non ha nulla che a vedere con la leggenda (particolarmente diffusa tra la popolazione femminile) della «carriera fatta andando a letto con il capo»…

40. LE STRADE ALTERNATIVE

Controfattuali

… Che cosa sono le strade alternative? Tutto ciò che sarebbe potuto succedere ma che non è successo. Alla roulette russa cinque strade alternative avrebbero portato allo stesso risultato (la vincita dei 10 milioni) e una alla morte: fa una grande differenza…

Visibile e invisibile

… Le strade alternative sono invisibili, per questo ci pensiamo così di rado. Chi specula con titoli spazzatura, opzioni e credit default swaps, e guadagna così milioni, non dovrebbe mai dimenticare che si trascina dietro un sacco pieno di strade alternative pericolose, che potrebbero mandarlo in rovina da un giorno all’altro…

Bastiat: se rompo una finestra creo lavoro per il vetraio. Si tratta di una conseguenze che vedo. Cio’ che non vedo è l’impiego alternativo di quei soldi che spendo per il vetraio. Questa illusione è talmente forte che alcuni raccomandano di rompere le finestre, almeno in tempo di crisi.

41. L’ILLUSIONE DEI PRONOSTICI

La sfera di cristallo ci appanna la vista.

Philip Tetlock

… «Cambio di regime in Corea del Nord nei prossimi due anni.» «I vini argentini supereranno l’indice di gradimento di quelli francesi.» «Fra tre anni Facebook sarà il più grande mezzo di intrattenimento.» «L’euro crollerà.» «Fra dieci anni tutti potranno viaggiare a piacimento.» «Il petrolio si esaurirà nel giro di quindici anni.» Gli esperti ci bombardano quotidianamente con i loro pronostici. Ma possiamo davvero fidarci? Fino a pochi anni fa nessuno ne controllava la qualità. Poi è arrivato Philip Tetlock. Il professore di Berkeley ha analizzato 82.361 pronostici, per un totale di 284 esperti, su un periodo di tempo di dieci anni. Risultato: se fossero stati generati da una macchina in modo casuale, l’esattezza dei pronostici ne avrebbe risentito ben poco….

Peter Lynch

… Peter Lynch: «Negli Stati Uniti ci sono sessantamila laureati in economia. Molti di loro, per mestiere, dovrebbero prevedere crisi economiche e tassi d’interesse. Se solo azzeccassero due pronostici di fila diventerebbero miliardari. Ma a quanto mi risulta sono ancora tutti impiegati ligi al dovere»…

In altre parole: la nostra società concede un’opzione gratuita a quelle persone. Se il pronostico è sbagliato, non c’è alcun inconveniente; se invece è azzeccato i nostri guadagnano in termini di visibilità.

42. LA FALLACIA DELLA CONGIUNZIONE (CONJUNCTION FALLACY)

Indovinello…

… Klaus ha trentacinque anni. Ha studiato filosofia e fin da quando era a scuola si è interessato di questioni riguardanti il Terzo Mondo. Conclusi gli studi, ha lavorato due anni per la Croce Rossa in Africa occidentale, e altri tre anni nella sede centrale di Ginevra, dove è stato promosso a caposettore. Poi si è iscritto a un MBA e si è laureato con un tesi sulla «Responsabilità sociale delle imprese». Domanda: è più probabile che a) Klaus lavori per un grande istituto bancario o b) Klaus lavori nella fondazione dedicata al Terzo Mondo di un grande istituto bancario? Se ragionate come la maggior parte delle persone, direte b). Peccato che sia la risposta sbagliata, perché non implica solo che Klaus lavori per una grande banca, ma soddisfa anche un’altra condizione. Tuttavia, il numero di coloro che sono impiegati presso una banca e lavorano nella fondazione che la stessa banca ha costituito per aiutare il Terzo Mondo è irrisorio rispetto al numero totale degli impiegati bancari…

Si tratta di un errore di ragionamento ed è stato studiato dai premi Nobel Daniel Kahneman e Amos Tversky. Più il cooperante Klaus ci viene descritto in modo convincente, efficace e articolato, più aumenta il pericolo di cadere in errore. 

43. FRAMING

Definizione…

… «Ehi, il bidone della spazzatura è pieno!» oppure: «Amore, saresti così carino da svuotare il bidone della spazzatura?». C’est le ton qui fait la musique: è la tonalità a fare la musica. La stessa cosa, presentata in un modo o in un altro, è completamente diversa. In gergo psicologico si parla di framing. Framing («inquadramento», si parla anche di effetto framing) significa: reagiamo diversamente allo stessa situazione a seconda di come ci viene presentata…

Lotta alle epidemie

… Negli anni Ottanta, Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia nel 2002, e il suo collega Amos Tversky hanno condotto un sondaggio proponendo due strategie per la lotta contro le epidemie. In gioco c’era la vita di seicento persone. «L’opzione A salva la vita a duecento persone.» «L’opzione B ha una probabilità di un terzo di salvare tutte le seicento persone, e di due terzi di non salvare nessuno.» Anche se le due opzioni sono equivalenti (in entrambi i casi il tasso di riuscita è di duecento persone), la maggioranza sceglierebbe A, seguendo il proverbio «meglio un uovo oggi che una gallina domani»…

44. LA ACTION BIAS (BIAS DELL’IPERATTIVITÀ)

Perché aspettare con le mani in mano è una tortura.

Rigori

… I calciatori che devono tirare un rigore calciano per un terzo nel mezzo, per un terzo a sinistra e per un altro terzo a destra. E i portieri che fanno? Nel 50 per cento dei casi si buttano a sinistra, e nel restante 50 a destra. Ma in pochissimi casi rimangono fermi nel mezzo, anche se un terzo delle palle finisce proprio lì. Perché? Perché sembra loro preferibile e meno doloroso buttarsi dalla parte sbagliata invece di rimanere fermi come scemi e vedere sfrecciare la palla a sinistra o a destra. Questo comportamento si chiama action bias (traducibile con iperattività): agire anche quando non serve….

L’action bias è più forte nelle situazioni nuove o poco chiare.

Quindi: nelle situazioni incerte sentiamo il bisogno di fare qualcosa, qualunque cosa, poco importa se serve o meno. Ci fa sentire meglio, a prescindere dal fatto che la situazione sia migliorata. Spesso non lo è.

Pascal

… «La più grande sventura dell’umanità consiste nel fatto di non essere in grado di restarsene tranquilli nella propria stanza»…

45. LA BIAS DI OMISSIONE (OMISSION BIAS)

Mea culpa… pensieri, parole, opere e… e omissioni!…

… Ci sono due alpinisti. Il primo cade in un crepaccio. Potreste salvarlo chiamando i soccorsi, ma non lo fate e lui muore. Il secondo lo spingete nel crepaccio. In poco tempo muore anche lui. Quale dei due atti è più grave? Da un punto di vista razionale, sono entrambi riprovevoli. L’omissione di soccorso così come l’omicidio intenzionale: entrambi hanno causato la morte della persona coinvolta. Ma ci sembra che la prima sia meno grave. Quest’impressione illustra perfettamente la omission bias, ovvero la bias di omissione…

Farmaci

… Dovete decidere se autorizzare un farmaco per i malati terminali che ha pesanti effetti collaterali. È letale per il 20 per cento dei pazienti, che muoiono sul colpo, ma in tempi altrettanto rapidi salva la vita al restante 80 per cento. Qual è il vostro verdetto? Se ragionate come la maggior parte delle persone, negherete l’autorizzazione. La morte immediata di un quinto dei pazienti vi sembra più grave del fatto che l’80 per cento di essi potrebbe essere salvato. Decisione assurda, ma perfettamente in linea con l’omission bias…

Eutanasia e omissioni

… Per capire fino a che punto questa «distorsione morale» sia radicata in noi, basta considerare la legislazione in materia. Sebbene infatti rispecchi le volontà del morituro, l’eutanasia è passibile di sanzioni in Germania come in Svizzera, mentre la rinuncia deliberata alle misure di mantenimento in vita non lo è…

Omissioni e ‘68

… L’omission bias è molto difficile da riconoscere: la rinuncia all’azione è meno visibile dell’azione stessa. Il movimento del Sessantotto – questo bisogna concederglielo – l’ha capito, e l’ha combattuta con uno slogan ben chiaro: «Se non sei parte della soluzione, sei parte del problema»…

46. LA SELF-SERVING BIAS

Perché la colpa non è mai nostra.

Economia…

… se l’azienda ha avuto un buon rendimento nel corso dell’anno, l’amministratore delegato dirà che è merito di una serie di decisioni azzeccate, del suo instancabile operato e della dinamica cultura aziendale di cui lui stesso è il primo fautore. Se invece l’azienda esce da una pessima annata, la colpa sarà dell’euro forte, del governo, della concorrenza sleale dei cinesi, dei dazi doganali nascosti imposti dagli americani e, soprattutto, della cautela da parte dei consumatori…

Scuola…

… I voti alti erano sempre merito vostro, in fondo rispecchiavano le vostre conoscenze e le vostre capacità. Se invece prendevate un’insufficienza… era un puro caso? No, il compito era formulato in modo ingiusto…

Antidoto: fraternizzate con i nemici…

… Come contrastare la self-serving bias? Avete amici che vi dicono senza problemi la verità? In tal caso, ritenetevi fortunati. Altrimenti, avete almeno un nemico? Bene. Allora fatevi violenza e invitatelo a bere un caffè. Chiedetegli di dirvi spassionatamente quel che pensa di voi. Gli sarete eternamente grati…

47. LA FELICITÀ EDONICA (HEDONIC TREADMILL)

Perché conviene che il tragitto fino al lavoro resti breve.

Domande nient’affatto banali…

… Mettiamo che un giorno squilli il telefono: vi comunicano che avete vinto 10 milioni di euro alla lotteria. Come vi sentireste? E quanto durerebbe quella sensazione? Altro scenario: squilla il telefono e vi dicono che il vostro migliore amico è morto. Come vi sentireste? E quanto durerebbe quella sensazione?…

Felicità da lotteria

… Vincere 10 milioni alla lotteria ci renderà felici a lungo? Dan Gilbert, psicologo di Harvard, ha svolto ricerche in materia e ha concluso che l’effetto happiness ha una durata media di tre mesi…

Infelicità da pendolarismo

… Ricerche hanno dimostrato che il pendolarismo in auto è spesso causa di infelicità e che si fa fatica ad abituarvisi. Chi non vi è portato per natura soffrirà sempre…

Consigli per vivere felici…

… Vi do alcuni consigli, con scarso fondamento scientifico: 1) evitate gli effetti negativi a cui è difficile abituarsi anche dopo lungo tempo (pendolarismo, rumore, stress cronico); 2) dai beni materiali – auto, case, bonus, vincite al lotto, medaglie d’oro – aspettatevi solo effetti a breve termine; 3) gli effetti duraturi e positivi dipendono spesso da come organizzate il vostro tempo. Cercate di averne molto libero, e di muovervi in autonomia. Occupatevi di ciò che più si avvicina alle vostre passioni, anche se significa rinunciare a un po’ di guadagni. Investite nelle amicizie. Le donne ricavano un effetto happiness duraturo da una protesi al seno, mentre gli uomini dalla posizione lavorativa…

48. LA BIAS DELL’AUTOSELEZIONE (SELF-SELECTION BIAS)

Non meravigliatevi di esistere.

La fila vicino alla nostra viaggia sempre più spedita…

… Stavo viaggiando sull’autostrada da Basilea a Francoforte, quando mi ritrovai in coda. «Ma perché, dannazione, capita sempre a me?» imprecai guardando la corsia opposta, dove le macchine viaggiavano a velocità invidiabile verso sud… Davvero capitavo sempre nelle file lente (in banca, in posta, nei negozi), dove si avanzava a malapena? O mi ingannavo? Mettiamo che tra Basilea e Francoforte si formi una coda nel 10 per cento dei casi. La probabilità di rimanere bloccato non è maggiore di quella che la coda si formi, quindi del 10 per cento. Ma la probabilità di incontrare una coda a un certo punto del mio tragitto è maggiore del 10 per cento. Perché? In coda mi muovo molto lentamente e quindi vi trascorro un tempo proporzionalmente enorme. E poi: se il traffico è scorrevole, non ci penso….

Campionatura distorta…

… I miei conoscenti di sesso maschile si lamentano spesso del fatto che dove lavorano ci siano pochissime donne; mentre le mie conoscenze femminili del fatto che ci siano troppo pochi uomini. Peccato che ciò non abbia senso, perché chi si lamenta fa parte del campione d’analisi. La probabilità che un uomo qualsiasi lavori in un settore con eccedenza di manodopera maschile è alta…

Editoria

… La bias dell’autoselezione è onnipresente. I responsabili del marketing ci cascano spesso. Ecco un esempio: l’editore di una newsletter invia un questionario ai suoi abbonati, allo scopo di capire come la valutino. Peccato che a riceverlo siano solo gli abbonati che non si sono ancora disiscritti, quindi perlopiù clienti soddisfatti (gli altri sono depennati dal campione d’analisi)…

C’è chi si meraviglia di esistere

… non molto tempo fa, un amico mi ha fatto notare con grande enfasi che era fantastico che lui – sì, proprio lui – esistesse, era quasi un miracolo! Tipica vittima della bias dell’autoselezione. Un’osservazione del genere può farla solo chi esiste. Perché chi non esiste non può certo meravigliarsene. Comunque, ogni anno, non pochi filosofi incorrono nello stesso errore quando nei loro libri si dicono deliziati dal fatto che qualcosa di così geniale come la lingua abbia potuto evolversi. Provo una certa simpatia per il loro stupore, ma è assolutamente infondato. Se non ci fosse la lingua, quei filosofi non potrebbero meravigliarsi…

Attenzione: meravigliarsi di esistere è ingenuo, meravigliarsi dell’esistenza dell’uomo è legittimo (argomento antropologico).

49. LA ASSOCIATION BIAS (BIAS DELL’ASSOCIAZIONE)

Perché a volte l’esperienza rende scemi.

Il nostro cervello è una macchina associativa…

… Il nostro cervello funziona come una macchina associativa. Il che non è per forza negativo: se mangiamo un frutto sconosciuto e ci sentiamo male, eviteremo di coglierne altri da quella pianta e classificheremo i suoi frutti come tossici o comunque sgradevoli… Il primo a studiare il fenomeno associativo è stato Ivan Pavlov. Originariamente, lo scienziato russo voleva misurare la salivazione nei cani…

… e la Coca-Cola lo sa bene…

… Non vedrete mai una Coca-Cola associata a un volto triste o al corpo di un anziano. Le persone che bevono Coca-Cola sono giovani, belle, e si divertono da morire…

Dai miei impiegati voglio solo buone notizie

… Anche amministratori delegati e investitori hanno la tendenza (inconscia) a evitare questi presunti portatori di sventura. Risultato: ai piani alti giungono solo le buone notizie, che danno un quadro distorto della situazione. Warren Buffett conosce bene il problema: ha espressamente richiesto agli amministratori delegati delle sue aziende di non comunicargli le buone notizie, ma solo le cattive. E senza troppi giri di parole…

50. LA FORTUNA DEL DEBUTTANTE

Attenzione ai buoni inizi, sono ingannevoli…

… La fortuna del debuttante gioca un ruolo fondamentale in economia: l’azienda A acquisisce le aziende B, C e D. Ogni volta si tratta di operazioni riuscite. I vertici dell’azienda, quindi, si convincono di avere la mano fortunata nelle acquisizioni. Sull’onda dell’entusiasmo, l’azienda A compera anche la E, più grande di lei. Ma l’integrazione si rivela un disastro…

Un po’ di storia

… La fortuna del debuttante ha influenzato anche il corso della storia. Dubito che Napoleone o Hitler si sarebbero spinti fino in Russia se non avessero avuto alle spalle vittorie precedenti…

51. LA DISSONANZA COGNITIVA

Come sentirsi in pace grazie a qualche piccola bugia (detta a se stessi).

La volpe si autoinganna con l’uva…

… La favola del greco Esopo illustra uno degli errori di ragionamento più frequenti. C’è una discrepanza fra ciò che la volpe si è proposta di fare e ciò che è effettivamente accaduto. Questa contraddizione fastidiosa (dissonanza) può far reagire la volpe in tre modi diversi: a) può procurarsi l’uva in un altro modo; b) può ammettere di non possedere le capacità necessarie; c) può interpretare retrospettivamente l’accaduto. In quest’ultimo caso si parla rispettivamente di «dissonanza cognitiva» e di soluzione della stessa…

Pagati per mentire

… Leon Festinger e J. Merrill Carlsmith, della Stanford University, chiesero ai loro studenti di svolgere un compito noiosissimo per un’ora. Poi li suddivisero in due gruppi, in modo casuale. A ogni studente del gruppo A diedero un dollaro (siamo nel 1959) e chiesero di parlare con entusiasmo del lavoro svolto – in pratica, di mentire – al compagno che lo attendeva fuori dalla porta. Agli studenti del gruppo B venne fatta la stessa richiesta: questa volta, però, quella piccola bugia valeva 20 dollari. In seguito gli studenti dovettero confessare quanto il lavoro fosse stato effettivamente piacevole. Curiosamente, chi aveva ricevuto solo un dollaro descrisse il compito svolto come più gradevole e interessante di chi era stato ricompensato con 20 dollari. Perché? Mentire per un misero dollaro non aveva senso, quindi il lavoro non doveva essere stato così male. Coloro che invece avevano ricevuto 20 dollari non sentivano il bisogno di rivedere la propria interpretazione…

52. LA SVALORIZZAZIONE IPERBOLICA (HYPERBOLIC DISCOUNTING)

Meglio un giorno da leoni

… Il motto lo conoscete: «Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo». Lo trovate a ogni piè sospinto nelle riviste di tendenza, e fa parte del repertorio standard dei sedicenti maestri di vita. Il che non li rende più intelligenti. Immaginate che cosa succederebbe se decideste di non lavarvi più i denti, i capelli, di non fare più le pulizie, di lasciare il lavoro e di non pagare più le bollette: vi ritrovereste per così dire in braghe di tela, ammalati, e forse finireste in prigione…

Nella letteratura scientifica questo fenomeno si chiama hyperbolic discounting (svalorizzazione iperbolica). Cioè: il nostro “tasso di interesse emotivo” sale tanto più quanto le conseguenze di una decisione sono a noi vicine nel tempo.

E’ il tipico errore da “bestie”…

… Gli animali non sono in grado di rinunciare a un vantaggio oggi per realizzarne uno maggiore domani…

Avete un bimbo di 5 anni. Sottoponetelo al test del Marchmallow…

… E i bambini? Negli anni Sessanta, Walter Mischel ha condotto un test – che è passato alla storia – sul differimento della ricompensa. Potete guardarlo in YouTube, digitando «Marshmallow Test». Marmocchi di quattro anni venivano messi davanti a un marshmallow e dovevano scegliere se mangiarlo subito o riceverne due dopo qualche minuto. Sorpresa: solo pochi bambini riuscirono a resistere. Ancora più sorprendente: Mischel scoprì che la capacità di differire la ricompensa era un indicatore affidabile di quello che sarebbe stato il successo lavorativo dei bambini…

53. ATTRIBUZIONE ASIMMETRICA

Un classico di Facebook: crediamo di capire gli altri più di quanto glialtri capiscano noi

***

Cosa hanno di interessante questi errori? Almeno due cose:

1) sono sistematici: se verificano sempre nello stesso senso e quasi mai in quello opposto.

2) sono universali: ci cadono anche i soggetti più intelligenti. Anzi, soprattutto loro a causa del loro eccesso di fiducia. Bisogna infatti distinguere tra intelligenza e razionalità.

Gli errori si limitano con il pensiero razionale, alcuni lo esercitano più di altri (non sono le persone intelligenti). Purtroppo, il pensiero razionale è lento, faticoso e necessita di molte calorie (sotto forma di zuccheri nel sangue).

803f9ed79d9c4259b28337674e481c28

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fede & Ragione

Titolo scontato?

Evitiamo allora di entrare nel merito, di misurare col bilancino quanta fede c’è nella ragione e quanta ragione c’è nella fede. Guardiamo invece all’uomo religioso e all’uomo razionale. Si tratta di due tipi che possono convivere nella stessa persona?

Si occupa della faccenda Scott Alexander nel saggio “Analytical Thinking Style And Religion”.

Recentemente Gervais e Norenzayan hanno pubblicato uno studio dal titolo eloquente: ” Analytic Thinking Promotes Religious Disbelief“. Descrizione del loro primo esperimento…

… They make some people take the Cognitive Reflection Test (CRT), a set of questions designed so that intuition gives the wrong answer and careful thought gives the right one. Then they ask those people a couple of questions about their religious beliefs (most simply, “do you believe in God?”). They find that people who do better on the CRT (ie people more prone to logical rather than intuitive thinking styles) are slightly less likely to be religious…

Esito

… religion is associated with intuitive thinking styles, atheism with logical thinking styles…

Proseguivano poi constatando che un certo “priming” analitico (roba tipo osservare a lungo la scultura di Rodin “Il pensatore”!) diminuiva la credenza religiosa dei partecipanti.

Sentite una certa puzza di bruciato? Ebbene, l’hanno sentita anche i ragazzi del Reproducibility Project,  i quali hanno rifatto l’esperimento senza riuscire a replicarne i risultati. Anzi, ottenendo risultati negativi….

… replication of Study… It was essentially negative;… two out of their three measures of religion, there was no significant rationality/ atheism correlation… on the third it was much smaller than the original study, so small it might as well not exist…. Then they move on to their replication of Study 2… This is the one with Rodin’s The Thinker…. They found no effect of sculpture-viewing…

In realtà Gervais e Norenzayan hanno condotto contestualmente altri tre test che confermavano l’esito dei primi. Tuttavia…

… studies 3, 4, or 5. But Studies 3 and 4 have been investigated by a different group in a slightly different context (CRT on liberal/ conservative) and they find that the prime doesn’t even work…

***

Uno si chiede: che c’è di strano? È solo uno dei tanti esperimenti di psicologia che non si riesce a replicare. Sappiamo tutti che la psicologia ha un tasso di replicabilità degli esperimenti molto basso, molto più basso rispetto all’economia per esempio…

… Seven bajillion vaguely similar priming-related studies have failed replication before. Now it’s seven bajillion and one…

Di strano c’è che si tratta di un esperimento piuttosto semplice, difficile da falsificare o da “sbagliare”.

Di solito gli studi non replicati hanno caratteristiche differenti…

… My usual understanding of why these sorts of studies go wrong is a combination of overly complicated statistical analysis with too many degrees of freedom, unblinded experimenters subtly influencing people, and publication bias… These studies don’t have overly complicated statistical analysis. They’re really simple…

In questo caso tutto è abbastanza lineare

… Do a randomized experiment, check your one variable of interest, do a t-test, done…

Publication bias? Difficile. Oltre ai 5 esperimenti di cui si è detto ci sono anche due esperimenti pilota con risultati simili. Con così tante prove condotte un publication bias è difficile.

Un problema di proxy?…

… A commenter brings up that they used different measures of religious belief in each study,..

Forse, ma…

***

Il fatto cruciale non è tanto che il Reproducibility Project non abbia saputo replicare gli esiti, quanto il fatto che – come lo stesso RP ha dichiarato – la replica fallita si è avuta invece in abbondanza attraverso studi simili condotti prima e dopo…

… Pennycook et al (2016) does a meta-analysis of all the work in this area. He finds thirty-five different studies totaling over 15,000 subjects comparing CRT scores and religious beliefs. Thirty-one are positive. Two of the remaining four detected an effect of the same magnitude as everyone else, but didn’t have enough power to prove it significant. The remaining two negative studies are delightful and deserve to be looked at separately…

Gli unici due studi non allineati sono quello di McCutcheon e altri “Analytic Thinking Related To Celebrity Worship And Disbelief In Religion?”, e Finley e altri ” Revisiting the Relationship between Individual Differences in Analytic Thinking and Religious Belief: Evidence That Measurement Order Moderates Their Inverse Correlation”.

Finley nota una cosa interessante…

if you measure rationality first and then ask about religion, more rational people are less religious… But if you measure religion first and then ask about rationality, there’s no link…

Quasi che fosse all’opera una sorta di “priming”.

Ma la risposta è pronta…

… Pennycook responds by pointing out seven other studies in his meta-analysis that ask for religion before…

***

Riepiloghiamo…

… 31 good studies finding an effect and 2 good studies not finding it…

Di fronte a questi numeri facciamo pure la tara con le misure standard di “publication bias”, le conclusioni non mutano.

Tuttavia, può darsi che quel che è vero per gli universitari/cavia non sia vero per le altre categorie di persone. Anche qui la risposta è pronta…

… No. Browne et al look at 1053 elderly people’s CRT scores and religiosity, and find the effect at the same level…

C’è forse qualche interazione strana tra IQ e razionalità (che non sono la stessa cosa, anche se in correlazione tra loro)? È l’idea di Razmar e Reeve

… it’s not that more rational people are less religious, it’s that smarter people are both more rational and less religious…

Ma il solito Pennycook, nella sua meta-analisi, obbietta…

… both IQ and CRT are independently correlated with irreligion…

Sebbene l’IQ sembri più saldamente correlato con l’ateismo, anche la razionalità lo è.

***

Farei piuttosto un’altra osservazione: la credenza religiosa non è unica, ce ne sono tante. Anche la stessa credenza religiosa del cristianesimo può essere vissuta in modi diversi: formalmente, l’assidua vecchina con la terza elementare sempre presente in Chiesa in prima fila e Alvin Plantinga credono nello stesso Dio. Diciamo che gli “dei” sono molti e la gran parte di loro è decisamente naif. Tra i credenti i “semplici” sono sovra-rappresentati, in questo modo gli studi appena visti si spiegano facilmente. Anzi, mi sarei aspettato una differenziale ancor pèiù marcato.

***

Ma c’è qualcosa di ancora più interessante che emerge in questi test da laboratorio…

religious people take less time to solve problems, even when both sets of people get the right answer…

Questo cosa può indicare?…

… the idea that people naturally gravitate toward ideologies that match their level of cognitive complexity. Thus, according to this position, religious ideologies are less complex than secular ones, and, as a consequence, more likely to be held by less cognitively complex individuals…

Sbrigare velocemente una faccenda – nella quale pure ci si dimostra competenti – significa non appassionarsi troppo ad essa, non attribuirle troppa importanza.

Diciamo che i credenti prediligono soluzioni più semplici (rischiando il semplicismo), gli atei soluzioni complicate (rischiando l’astrusità). Questo a prescindere dalle loro capacità cognitive e dalla correttezza della soluzione fornita.

Diciamolo in altro modo: sia il credente che l’ateo di pari abilità prendono i loro rischi rischi, ma in questo senso hanno preferenze diverse: il credente preferisce rischiare di presentarsi come ingenuo, l’ateo come virtuoso difensore di cause perse.

Tra chi è più propenso all’ingenuità e chi è attirato dalle cause perse, è il secondo a mostrarsi più “innamorato” della razionalità (fino a sconfinare nel sofistico).

Ammettiamo che davanti ad un problema io abbia due scopi: 1) trovare la soluzione e 2) mostrare la mia potenza cognitiva. Tenderò a sbagliare per eccesso di astrusità. Ammettiamo invece che il mio duplice obbiettivo davanti ad un acrostico sia differente: 1) trovare la soluzione 2) togliermelo dai piedi il più presto possibile. Tenderò a sbagliare per semplicismo. Questo postulando che entrambi i candidati diano lo stesso numero di risposte esatte.

***

Un’ ultima considerazione sociologica: le battaglie culturali, di solito, sono combattute da un 20% della popolazione, quella mediamente più istruita e razionale. L’ 80% della popolazione è gregge conformista. Ammettiamo che l’élite (20%) si divida in due partiti: atei (10%) e religiosi (10%). Al momento – supponiamo – i religiosi prevalgono, per cui la popolazione è prevalentemente religiosa (90%). E’ chiaro che in questa fase la razionalità media del partito religioso – annacquata dai “conformisti” – è inferiore a quella del partito ateo. Supponiamo infine che fenomeni epocali (secolarizzazione) spostino lentamente gli equilibri con una trasmigrazione dei conformisti da un partito all’altro: si invertirebbe anche lo squilibrio tra intelligenze medie. A questo punto la domanda pertinente è: a che punto siamo con la secolarizzazione in questa fase storica?

***

In sintesi: 1) nello spettro delle soluzioni religiose quelle semplici sono sovra-rappresentate, 2) lo stile cognitivo  di una persona la attrae verso soluzioni più o meno complesse, 3) con chi stanno i conformisti al punto in cui siamo nei processi di secolarizzazione?

I tre punti spiegano forse la natura del nesso tra razionalità e fede, così come viene registrato dagli studiosi.

***

Cosa portarsi a casa da tutto ciò?

cognitive skills… probably increases likelihood of being an atheist and decrease the likelihood of being religious… The effect size seems pretty smallIQ probably also increases likelihood being an atheist… Openness To Experience…make people less fundamentalist… There’s no good evidence that “priming” analytical thinking style can make you more or less religious…

***

Questi studi lasciano  un dubbio: la credenza religiosa si porta sempre dietro un’intera cultura, un coacervo di fattori descrivibile solo con mille variabili. In questo senso la procedura random trial può non essere sufficiente a “ripulire” il campo dalle possibili interferenze.

Questo è tanto più vero quando il confronto è tra paesi anziché tra singoli. C’è chi vede una maggiore propensione all’ateismo per le nazioni caratterizzate da una migliore educazione e da un IQ medio più elevato.

Tuttavia, i fattori in gioco sono molti. Una nazione ricca, ad esempio, può dedicare maggiori risorse all’istruzione, venendo dunque caratterizzata da una cultura e da un QI medio più elevati. Allo stesso tempo la maggiore ricchezza può ottenere l’effetto di una minore religiosità.

Scrive Roberto Raggi commentando lo studio “Are Highly Theistic Countries Dumber? Critiquing the Intelligence-Religiosity Nexus Theory” di  Amir Azarvan…

… l’ateismo è correlato a fattori come l’avere un trascorso di dominio comunista, il maggiore reddito procapite, la libertà religiosa (di per sé positiva ma si pensi alle molte nazioni islamiche dove la religiosità è garantita e quasi imposta dallo stato), all’istruzione superiore (che può predisporre a un maggiore materialismo). Ma l’ateismo non risulta direttamente correlato in maniera significativa al QI medio…

Inoltre, ci sono studi –   Manuale di religione e salute (Oxford University Press, 2012) – che segnalano un nesso tra credo religioso e rendimento scolastico. In casi del genere, ammettiamolo, il ruolo di intelligenza e razionalità potrebbe essere secondario.

Ultimo input tanto per sottolineare ulteriormente la complessità del legame tra fede & ragione: segnalerei il lavoro di Flannelly–Galek-Kytle-Silton: “Religion in America–1972-2006: religious affiliation, attendance, and strength of faith”. I credenti americani con una fede più intensa sono anche i più istruiti (istruzione e intelligenza sono correlati in modo robusto)…

… Level of education was… directly related to frequency of religious service attendance and strength of faith among those who were affiliated…

Questo a prescindere dal fatto che gli atei siano mediamente più istruiti dei credenti.

rodin_theThinker

“Che” il rosso (sangue)

Appunti tirati giù in fretta nel corso della lettura del libro “The Che Guevara Myth and the Future of Liberty” di Alvaro Vargas Llosa.

***

  • Oggi il Che è un brand della società capitalista ma pochi conoscono la sua storia se non attraverso il classico panegirico hollywoodiano. Nulla di più sviante.
  • Chi era in realtà il Che? Risposta breve: un tipo violento, di una violenza romantica quanto ideologica, innamorato della morte (soprattutto di quella altrui). Per tutta la vita, di fronte ai problemi, vide e propose sempre la stessa soluzione: la rivoluzione sanguinosa.
  • Nelle sue lettere si dichiara continuamente “assetato di sangue”. Ha quasi una concezione estetica della morte, come certi fascisti europei, penso a Pierre Drieu La Rochelle.
  • Chiede a tutti i suoi collaboratori più crudeltà e attribuisce i fallimenti rivoluzionari all’ ingannevole pietà degli insorti. La rivoluzione non è un pranzo di gala.
  • Protagonista in prima fila in tutte le esecuzioni capitali. Ci tiene ad essere presente in certe occasioni.
  • Motto: “nel dubbio uccidi“. La rapina delle banche e l’esproprio forzoso appartenevano al suo modus operandi abituale.
  • Ma il suo meglio il Che lo dette come direttore della Cabana, dopo la Rivolucion cubana. Ha sulla coscienza dai 200 ai 1000 morti, si uccideva tutte le notti. Ci teneva a presenziare, anche per questo era amato dalla truppa psicopatica che più si sporcava le mani.
  • Capito il tipo? Come ci sono i mafiosi sanguinari che si commuovono all’opera, ci sono anche le macchine di morte in grado di sciogliere ispirati inni alla rivoluzione contro tutte le ingiustizie.
  • Noto è il suo puritanesimo, nonché quello che imponeva alle città via via conquistate alla Rivoluzione. Una specie di Sharia che regolava in modo stringente sesso, alcol e giochi. Una vera mania totalitaria, una passione per il controllo ipertrofico di tutto quanto accade nella società.
  • A Cuba si occupò personalmente della polizia segreta e dei campi di concentramento. Lo volle fortemente.
  • Il Che può essere inquadrato come un ortodosso. La sua ossessione era la controrivoluzione, che intendeva stroncare sul nascere. Vedeva controrivoluzionari ovunque, un po’ come Stalin. Su sta cosa non ci dormiva la notte.
  • Le sue vittime alla fine erano perlopiù: dissidenti politici, cattolici, omosessuali, testimoni Geova…
  • Se Castro fu un pragmatico opportunista, il Che fu l’ideologo puritano e intransigente, il fanatico della “sovietizzazione” a tutti i costi. Il suo modello dichiarato: il Nord Corea. In un certo senso i cubani, nella disgrazia, devono ringraziare il fatto che se ne andò sentendosi chiamato altrove e lasciando tutto in mano a Castro.
  • Finché rimase spinse di brutto per la “nuclearizzazione” di Cuba da parte dell’URSS. Si allontanò dai sovietici solo quando li reputò troppo arrendevoli nei trattati: Mao divenne il suo nuovo idolo. Inoltre, l’ URSS osava chiedere qualcosa in cambio dei colossali aiuti elargiti dimostrando agli occhi del Che una gretta “mentalità capitalista”.
  • Cuba, prima della Rivolucion, si collocava stabilmente tra i primi quattro paesi più ricchi del Sudamerica. Bastarono pochi mesi del Che alla Banca Nazionale e al Ministero dell’ Industria per far collassare un’intera economia e a stenderla per decenni. Ma in questo ambito, più che radicale, si dimostrò ignorante e i danni inferti dalle sue politiche sciagurate permanenti. Alla fine Cuba si rassegnò a vivere di sussidi sovietici. Come tutti i pasticcioni, ad un certo punto non seppe più che pesci prendere e decise di squagliarsela perché “la rivoluzione mondiale lo chiamava altrove”.
  • Fu per lo meno un abile guerrigliero? La cosa è ormai seriamente in dubbio. L’ unico suo successo – Cuba – sembra militarmente viziato dalle mazzette distribuite a destra e a manca agli ufficiali avversari per desistere (d’altronde, l’esercito di Fulgencio Batista era notoriamente corrotto e demotivato, non proprio un grande avversario). Altrove il Che fallì regolarmente conducendo a morte certa centinaia di persone, finché non ci lasciò le penne anche lui. Il risultato ottenuto dai suoi azzardi guerriglieri era sempre lo stesso: rinforzare il militarismo del tiranno e le ritorsioni verso una popolazione spesso innocente.
  •  Si dirà: ma forse non c’era alternativa in un contesto tanto atroce!? No, l’alternativa c’era: l’alter ego del Che potrebbe essere Juan Bautista Alberdi. Molti tratti in comune: viaggi, cosmopolitismo, sensibilità sociale. Senonché Alberdi non uccise mai una mosca battendosi per ottenere governo limitato,   immigrazione, commerci e proprietà privata. In questo modo rese grande l’Argentina. Una dinamica a cui s’ispirò anche il Cile di Pinochet, che nel giro di un decennio (tra i 70 e gli 80) divenne la democrazia punta di diamante del continente. Tanto per dire: le alternative c’erano e si conoscevano. Purtroppo latitavano le T-shirt su cui stampare la loro effige.

che-t-shirt

La miglior scuola in città

“Scusi Dr. Koretz, puo’ dirmi per cortesia la miglior scuola in città a cui iscrivere mio figlio?”

E’ questa la domanda che si sente fare tutti i giorni Daniel Koretz.

Poiché per vivere valuta le scuole attraverso i test scolastici – il suo libro “Measuring Up è una Bibbia – la cosa non dovrebbe destare meraviglia.

Ma la sua risposta ricevuta delude quasi sempre.

Di solito invita a valutare la descrizione dei programmi…

… the strength of the school’s music or athletic programs, some special curricular emphasis, school size, social heterogeneity, and so on…

Poi consiglia di visitare di persona le scuola per dare un’occhiata al posto per vedere se è promettente.

Osservare e descrivere, dunque. Una roba faticosissima.

Il genitore che ha interpellato Koretz di solito lo congeda velocemente e freddamente, è palpabile la sua insoddisfazione, vuole evidentemente qualcosa di meno complicato da un progettista di test. Qualcosa di meno ambiguo. Diciamolo chiaramente: vuole sapere qual è la scuola che fa meglio nei test…

… They wanted something simpler: the names of the schools with the highest test scores…

C’è una risposta standard da dare a questi scocciatori…

… “If all you want is high average test scores, tell your realtor that you want to buy into the highest-income neighborhood you can manage. That will buy you the highest average score you can afford.”…

Segui il denaro: andate nei quartieri alti della città, quelli a più alto reddito medio e lì troverete le scuole che fanno meglio nei test.

Ma il nervosismo registrato è frutto di un’incomprensione: c’è chi crede che conoscere l’esito di un test ci dica l’essenziale su uno studente o  una scuola.

Un’altra credenza malriposta è che progettare e somministrare un test sia una cosa semplice: detto, fatto.

Le parole del Presidente Bush presentando il programma “No Child Left Behind” tradiscono questa credenza…

… “A reading comprehension test is a reading comprehension test. And a math test in the fourth grade—there’s not many ways you can foul up a test … It’s pretty easy to ‘norm’ the results.”…

Sbagliato: non c’è niente di più facile che “sporcare” un test e renderlo inutile, nella fortunata ipotesi che il test non sia già fallato di per sé.

I test sembrano semplici ma sono difficilissimi da preparare e somministrare. Farlo in massa è praticamente impossibile.

Ormai si parla dei test scolastici anche al bar

… For many years, Parade magazine has featured a regular column by Marilyn vos Savant, who is declared by the magazine to have the highest IQ in the country. Rather than simply saying that Ms. vos Savant is one damned smart person, if indeed she is, the editors use the everyday vocabulary of “IQ”…

Ma pochi frequentatori di bar sanno cos’è l’ IQ e come si testa? C’è da dubitarne, il concetto non è affatto immediato.

Altro mito: credere che i test siano indicatori potentissimi

… it is just another way of saying that she is smart. But it does seem to give the assertion more weight, a patina of scientific credibility…

Sarebbe molto più appropriato dire che Tizio è un tipo intelligente (come facevano i nostri nonni) che far riferimento al suo IQ.

***

Cosa complica maledettamente le cose?

Innanzitutto il fatto che i test siano moltissimi, praticamente infiniti.

Non esiste un test che ci dia un’immagine completa del lavoro fatto da una scuola. E nemmeno tutti i test messi insieme riescono nell’impresa.

Innanzitutto perché considerano solo un sottoisieme degli scopi educativi. Poi perché non sono misurazione diretta di qualcosa ma semplici stime che utilizzano campionature.

Un test scolastico è come un sondaggio. Si guarda a poche cose per farsi un’idea del tutto.

***

Un problema dei test è la loro frequente invalidità: si presenta quando due test in teoria equivalenti danno esiti diversi. Un esempio:

… For example, for more than three decades the federal government has funded a large-scale assessment of students nationwide called the National Assessment of Educational Progress, often simply labeled NAEP (pronounced “nape”), which is widely considered the best single barometer of the achievement of the nation’s youth. There are actually two NAEP assessments, one (the main NAEP) designed for detailed reporting in any given year, and a second designed to provide the most consistent estimates of long-term trends. Both show that mathematics achievement has been improving in both grade four and grade eight—particularly in the fourth grade, where the increase has been among the most rapid nationwide changes in performance, up or down, ever recorded. But the upward trend in the main NAEP has been markedly faster than the improvement in the long-term-trend NAEP. Why? Because the tests measure mathematics somewhat differently,…

Invalsi, Pisa, Timss… le graduatorie su questo e quello cambiano sempre.

Cambiano anche nel tempo. Quando un test ha conseguenze sostanziali (carriera, stipendi…), guarda caso, i miglioramenti sono iperbolici. L’esempio del Texas…

… The experience in Texas during George Bush’s tenure as governor provides a good illustration. At that time, the state used the Texas Assessment of Academic Skills (TAAS) to evaluate schools, and high-school students were required to pass this test in order to receive a diploma. Texas students showed dramatically more progress on the TAAS than they did on the National Assessment of Educational Progress…

Ma si tratta di miglioramenti ben poco rassicuranti, in genere frutto della pratica “teaching to test”.

***

C’è poi un problema di attendibilità: studenti che fanno due volte lo stesso test e ottengono risultati differenti.

Il SAT si somministra più volte, per esempio. Ma non sempre è possibile fare prove ripetute, specie se la massa degli studenti sotto esame è cospicua.

Molti test progettati per essere “equivalenti” hanno contenuti diversi (è ovvio, non si puo’ sottoporre lo stesso identico test), ma i contenuti non sono mai neutrali.

Parte della fluttuazione è dovuta dallo stato di forma dell’allievo. Magari il soggetto è nervoso o ha dormito poco.

Morale, non ha senso dare grande peso a piccole differenze.

***

Poi ci sono i problemi di scala: come riportare gli esiti?

Noi siamo abituati con i voti: una scala arbitraria che rende chiaramente impossibile ogni confronti…

… We know that to obtain a grade of “A” can require much more in one class than in another…

Ma non è facile eliminare questo problema: scale diverse danno comunque rappresentazioni diverse della performance, quale sarà la più fedele?

***

Poi c’è il problema dei test lacunosi (o fallati): sono i test che non funzionano come dovrebbero.

Esempio di test fallato in sfavore degli immigrati

… For example, a mathematics test that requires reading complex text and writing long answers may be biased against immigrant students who are competent in mathematics but have not yet achieved fluency in English…

Qui si pongono problemi: se un test è perfettamente neutrale risulta fallato per i poveri. Che fare? La cosa desta imbarazzo e non ci sono posizioni unanimi in merito…

… For instance, if poor students in a given city attend inferior schools, a completely unbiased test is likely to give them lower scores because the inferior teaching they received impeded their learning…

E che dire dei test fallati contro le donne? Qui si entra in questioni filosofiche. Il fatto è che il test discrimina, è inevitabile: lo facciamo proprio per poter discriminare!

***

Poi c’è un problema di settaggio: un test deve essere mirato al suo scopo, di solito molto più angusto di quel che si crede.

Per esempio, voglio valutare la scuola o gli studenti? Occorrono test molto differenti a seconda dei due obbiettivi…

… For example, the assessment designs that are best for providing descriptive information about the performance of groups (such as schools, districts, states, or even entire nations) are not suitable for systems in which the performance of individual students must be compared. Adding large, complex, demanding tasks to an assessment may extend the range of skills you can assess, but at the cost of making information about individual students less trustworthy….

***

Riassumiamo i cinque problemi chiave: invalidità, attendibilità, rappresentazione, lacunosità e settaggio.

Si tratta di problemi che richiedono soluzioni complicate e fragili. Purtroppo, c’è sempre chi tende ad associare il “complicato” al “poco importante”.

***

Ma poi ci sono almeno un paio di problemi ancora più rilevanti, vediamoli.

Cos’è un test? Essenzialmente un sondaggio.

Per risolvere un certo problema, per esempio, noi attiviamo 1000 abilità differenti ma non possiamo misurarle tutte per prevedere così in modo attendibile la nostra performance. Tra queste è necessario selezionare un campione rappresentativo della totalità. Se sbagliamo campione, il test si puo’ buttare.

La logica dei test è la medesima dei sondaggi…

… ON SEPTEMBER 10, 2004, a Zogby International poll of 1,018 likely voters showed George W. Bush with a 4-percentage-point lead over John Kerry in the presidential election campaign. These results were a reasonably good prediction: Bush’s margin when he won two months later was about 2.5 percent…

A volte sondaggi del genere falliscono miseramente: un esempio storico è la corsa Dewey vs Truman. Ma anche di recente Trump e Brexit.

Eppure non possiamo farne a meno, di solito ci prendono. Una cosa è certa: la bontà del sondaggio dipende dal campione prescelto. Ma anche da come sono poste le domande. Esempio…

… Original question: “What is the average number of days each week you have butter?” Revised question: “The next question is just about butter. Not including margarine, what is the average number of days each week you have butter?”…

Questo qui sopra è il caso di due domande equivalenti a cui si è risposto in modo molto diverso.

Poi conta la voglia di rispondere in modo onesto. Ci sono domande che incentivano la “disonestà”; se chiedo a un tale quanto guadagna magari costui non ha voglia di dirmelo.

Onnipresente poi è il “social desirability bias”, ovvero la voglia di compiacere l’intervistatore dicendo la “cosa giusta”. Nei sondaggi nessuno è razzista o sessista, e tutti fanno volontariato…

… For example, a study published in 1950 documented substantial overreporting of several different types of socially desirable behavior. Thirty-four percent of respondents reported that they had contributed to a specific local charity when they had not, and 13 to 28 percent of respondents claimed to have voted in various elections in which they had not…

I test scolastici sono sondaggi e hanno dunque tutte le pecche dei sondaggi…

… Educational achievement tests are in many ways analogous to this Zogby poll in that they are a proxy for a better and more comprehensive measure that we cannot obtain… The full range of skills or knowledge about which the test provides an estimate—analogous to the votes of the entire population of voters in the Zogby survey—is generally called the domain by those in the trade…

***

Ma cosa misuriamo esattamente in un test scolastico? Quanto è rappresentativo il campione prescelto?

Qui comincia la diatriba che divide. Ci sono i critici

… there are some aspects of the goals of education that achievement tests are unable to measure…

E ci sono gli entusiasti…

… Tests measure what is important, their argument goes, and those who focus on other “goals” are softies…

I critici hanno molte frecce al loro arco, non si puo’ non riconoscere dei limiti alla capacità di quantificare l’istruzione passata nel discente.

A dirlo non è il sindacalista anti-meritocratico ma un padre della psicometria come E. F. Lindquist in un articolo dove oltre mezzo secolo fa c’era già tutto: “Preliminary Considerations in Objective Test Construction”.

Lindquist anticipò le controversie attuali affermando che gli scopi educativi sono vari e solo alcuni possono essere standardizzati.

Esempio di scopi non standardizzabili: la voglia di apprendere. Oppure: l’abilità nell’applicare in modo pertinente cio’ che si è appreso.

L’ esperienza ci dice che i test misurano variabili di grande importanza. Ma altre – non meno importanti – sono inevitabilmente trascurate.

Un esempio di atteggiamento accorto

… ITBS manual advises school administrators explicitly to treat test scores as specialized information that is a supplement to, not a replacement for, other information about students’ performance….

C’è poi un’altra lacuna…

… Second, Lindquist argued that even many of the goals of schooling that are amenable to standardized testing can be assessed only in a less direct fashion than we would like

Lo scopo dell’istruzione è troppo lontano e generico per capire se stiamo misurando le variabili giuste.

Per esempio, perché insegniamo l’algebra? Un’ipotesi…

… to teach students how to reason algebraically so that they can apply this reasoning to the vast array of circumstances outside of school to which it is relevant. This sort of very general goal, however, is remote from decisions about the algebra content to be taught in a given middle school this Thursday morning… curriculum designers and teachers must make a large number of specific decisions about what algebra to teach. For example, do students learn to factor quadratic equations? Many considerations shape these decisions, not just a subject’s possible utility in a wide range of work-related and other contexts years later…

Ma è un’ipotesi vaga: si rischia di misurare abilità che non verranno mai chiamate in causa o attivate dal soggetto.

Si possono imparare tante cose ma se poi non si sarà in grado di capire quando e come usare cio’ che si è imparato? Un aneddoto gustoso

… Many years ago, I had Sunday brunch in Manhattan with three New Yorkers. All were highly educated, and all had taken at least one or two semesters of mathematics beyond high school. In my experience, New York natives make their way about town in part by drawing on a prodigious knowledge of the location of various landmarks, such as the original Barnes and Noble store on Fifth Avenue. That Sunday morning, I found to my surprise that none of the three New Yorkers could figure out the location of the restaurant where we were to have brunch. It was on one of the main avenues, and they knew the address, but they could not figure out the cross street. I suggested that the problem might turn out to be a very simple one. I asked if they knew where the addresses on the avenues in that part of Manhattan reached zero and, if so, whether they reached zero at the same street. They quickly agreed that they did and gave me the name of the cross street. I then asked if the addresses increased at the same rate on these avenues, and if so, at what rate. That is, how many numbers did the addresses increase with each cross street? They were quite certain that the rate was the same, but it took a little more work to figure out what it was. Using a few landmarks they knew (including the original Barnes and Noble store), they figured out the rate for a couple of avenues. The rates were the same. At that point, they had the answer, although they had not yet realized it…

Per orientarsi gli studenti avrebbero dovuto risolvere una semplice equazione di promo grado. Non lo hanno capito, anche se di solito all’università risolvevano problemi matematici enormemente più difficili…

… All three were competent in dealing with algebra much more complex than this, but they had not developed the habit of thinking of real-world problems in terms of the mathematics they had learned in the classroom…

Nel mondo ideale dovremmo valutare le persone osservandole direttamente all’opera sui problemi che saranno chiamati ad affrontare anche dopo, ma i test scolastici sono lontanissimi dal mondo ideale della valutazione, ci si arrabatta quindi in qualche modo…

… a test author usually has to focus on the proximate goals of educators, even if these are only proxies for the ultimate social goals of education…

Lindquist raccomandava di testare le conoscenze specifiche

… Lindquist wanted as much as practical to isolate specific knowledge… tests to include tasks that focus narrowly on these specifics… attempting to create test items that present complex, “authentic” tasks more similar to those students might encounter out of school…

La tendenza è stata di segno opposto.

***

Come si puo’ concludere sulla base di queste considerazioni?

Che i test sono uno strumento utile ma incompleto.

Che è temerario abbinare all’esito dei test conseguenze così importanti come lo stipendio o la carriera (test high stake).

Che i giudizi vanno espressi tenendo conto dei test ma non solo (una componente tra le altre). Un po’ come fanno le migliori università

… they conduct a “holistic” review of applicants, considering not only SAT or ACT scores but also grades, personal statements, persistence in extracurricular activities, and so on…

studying

 

 

Quell’ idiota di Einstein (con un’appendice su quell’imbecille di Gödel)

Un genio, quando pontifica uscendo dal seminato, ha la nostra stessa possibilità di dire idiozie (l’intelligenza applicata alle cose è tremendamente “specifica”).

L’unica differenza è che lui le dirà, noi forse no.

L’essere più o meno inetti in tutti i campi ci rende umili (e silenziosi). L’essere geni anche solo in una materia rende sgradevolmente vociferanti.

***

Il libro che ha scritto Neven Sesardic è sorprendente perché di solito quando pensiamo al genio che spara “stronzate” pensiamo a figure sempre al limite del folkloristico come Jean Paul Sartre, Noam Chomsky o Dario Fo. Qui invece si punta al bersaglio nobile, alla “vacca sacra” del nostro immaginario.

Il libro si intitola When Reason Goes on Holiday: Philosophers in Politics  e si focalizza sull’ irrazionalità dei grandi filosofi allorché la “buttano” in politica. E molti di loro la “buttano” continuamente in politica poiché spesso primeggiano in discipline noiose, cosicché la politica diventa  un gradevole passatempo che finisce per coinvolgerli in modo malsano

***

Albert Einstein non è a rigore un filosofo ma la sua teoria della relatività è un fenomenale contributo sia alla scienza che alla filosofia. Anche per questo molti lo trattano da filosofo. Per esempio, la prestigiosa Library of Living Philosophers lo etichetta scienziato-filosofo. Quindi – anche se con una certa forzatura – puo’ rientrare nella categoria oggetto di indagine.

***

Einstein in America supportò attivamente la corsa alla presidenza Henry Wallace, ben conoscendo l’ infatuazione del candidato per  l’ Unione Sovietica.

Bisogna dire che spesso Einstein fu critico con l’ URSS ma molto più spesso tentò di giustificare o evitò di condannare: nutriva anche lui un debole per Lenin.

Al quinto anniversario della morte, spese per i dittatore queste ammirate parole…

… “In Lenin I admire a man who has thrown all his energy into making social justice real, at the sacrifice of his own person. I do not consider his method practicable. But one thing is sure: Men like him are the guardians and reformers of the conscience of mankind” (quoted in Grundmann 2005, 253)…

Cosa obiettava al regime? Di essere poco pratico. La parola usata fu “zweckmässig”, ovvero “poco adatto allo scopo”.

Nessuna condanna morale o dei metodi in sé.

Di solito quando uno sa che un politico ha sterminato migliaia di innocenti non si limita a obiettare la scarsa praticità del metodo utilizzato.

D’altronde, come veniva definito Lenin?…

… guardian and reformer of the conscience of mankind…

Forse non è chiaro che Einstein all’epoca aveva facile accesso a fonti attendibili che documentavano le atrocità di massa compiute dal dittatore.

Ecco una prima fonte…

… In 1924 a book titled The Red Terror in Russia, 1918–1923 appeared in Berlin (in German). The author, Sergei Melgunov, was sentenced to death by the Bolsheviks in 1919 and later, after his sentence was commuted to imprisonment, was forced into exile. The book contains a wealth of information about proclamations and actions of the Soviet government under Lenin…

Ecco una testimonianza ufficiale molto diffusa all’epoca di Martin Latsis, funzionario della Cheka…

… We are eradicating bourgeoisy as a class. Do not seek evidence during the investigation that the accused acted or spoke against [the] soviet government. The first question that you must ask would be—what class do you belong to, what is your background, upbringing, education or trade. These questions must seal the fate of the accused (Melgunov 1924, 45; emphasis added)…

Il capitolo 6 titolava “Bloody Statistics” e documentava gli orrori del regime nel dettaglio anno per anno.

Come concludere su questo punto? Che il giudizio di Einstein era un’idiozia difficilmente giustificabile…

… I am not suggesting that Einstein had to take Melgunov’s accusations at face value. My point is, rather, that in light of such and many other similar troubling reports about the Bolsheviks, a reasonable person should have been at the very least reluctant to call Lenin a “guardian…

Einstein, d’altronde, conosceva bene il peso delle sue parole sul pubblico. Non dico che fosse il papa ma quasi.

C’è poi un’altra fonte, il libro pubblicato a New York “Letters from Russian Prisons”…

… letters from many of those who had spent years under horrible conditions in labor camps just because they had expressed disagreement with the politics of the Soviet government (Berkman 1925)….

Il deludente e minimizzante commento di Einstein…

… If you study these accounts as a reader in a peaceful, well-regulated system of government, don’t imagine that those around you are different and better than those who conduct a regime of terror in Russia. Shudder to view this tragedy of human history where one murders out of fear that one will be murdered. It is the best, the most altruistic who are tortured and killed because their political influence is feared—but not just in Russia. All serious men owe a debt of gratitude to the editor of these documents. He will help to reverse this dreadful fate. After the publication of these documents the rulers of Russia will have to change their methods if they wish to continue their effort to gain moral credibility with civilized nations. They will lose all sympathy if they cannot show through a great and courageous act of liberation that they do not need to rely on bloody terror to lend support to their political ideals (in Rowe & Schulmann 2013, 412–13; emphasis added)…

Naturalmente Einstein condannava i campi ma non era disposto a vedere le ragioni di chi ad essi si ribellava. Il succo della sua reazione: “è sempre andata così”…

… “Don’t imagine that those around you are different and better than those who conduct a regime of terror in Russia!”…

Einstein optò per normalizzare il terrore e minimizzare l’indignazione delle vittime… Più tardi, però, non avrebbe normalizzato il terrore Nazi.

La sua litania era: “non succede solo in Russia…”.

Einsten sembrava preoccupato di una cosa: “i russi perderanno le simpatie degli osservatori se continuano con il loro  terrore”. Tuttavia, a giudicare da queste parole non rischiavano di perdere le sue.

***

Ma Einstein ebbe un debole anche per Stalin e per i suoi processi sommari, lo si evince, per esempio, dalla corrispondenza con Max Born…

… By the way, there are increasing signs that the Russian trials are not faked, but that there is a plot among those who look upon Stalin as a stupid reactionary who has betrayed the ideas of the revolution. Though we find it difficult to imagine this kind of internal thing, those who know Russia best are all more or less of the same opinion. I was firmly convinced to begin with that it was a case of a dictator’s despotic acts, based on lies and deception, but this was a delusion (quoted in Born 1971, 126)…

Einstein fu dapprima colpito dai processi dichiarandosi disposto a condannarli ma poi fece marcia indietro. Perché? Quale evidenza lo fece recedere? D’altronde, anche in questo caso, aveva facile accesso a molte fonti credibili.

L’opinione di Tony Judt: a quell’epoca bisognava essere proprio ottusi per non capire

… “the steady stream of absurd admissions of guilt . . . convinced only the most nakedly servile of Communist intellectuals” (Judt 1992, 102)…

Nel 1931 Einstein la combinò ancora più grossa usando la sua influenza per supportare in occidente l’idea di giustizia staliniana.

Dapprima si unì ad un gruppo di intellettuali in una campagna contro alcune persecuzioni staliniane, poi cambiò clamorosamente idea. Questa la sua giustificazione…

… I gave my signature at the time after some hesitation because I trusted in the competency and honesty of the persons who had approached me about this signature, and also because I considered it psychologically impossible that people bearing the full responsibility for implementing technical tasks of utmost importance could purposefully harm the cause they are supposed to be serving. Today I regret most profoundly that I gave this signature, because I have since lost confidence in the correctness of my views at that time. I was not sufficiently aware then that under the special conditions of the Soviet Union things were possible that are totally unthinkable to me under conditions familiar to me (Grundmann 2005, 254)…

Una spiegazione senza senso. Ce n’é abbastanza per sospettare che siano intervenute cause esterne e misteriose. Nessuna evidenza concreta viene presentata per il dietrofront.

Il caso specifico in oggetto era quello di 48 scienziati massacrati

… In the past September of 1930, there was an ominous rumbling across the land: forty-eight people—“wreckers in the food supply chain”—were sentenced to be shot. “Responses from workers” appeared in the newspapers: “Wreckers must be wiped from the face of the earth!” The front page of Izvestia proclaimed: “Crush the serpent beneath your heel!” and the proletariat demanded that the OGPU [the early name for the security and political police of the Soviet Union] be awarded the Order of Lenin (Solzhenitsyn 2011, 68)…

Uno scampato – Vladimir Tchernavin – scrisse più tardi un libro denso di particolari. Disse anche che il dietrofront di Einstein facilitò la macabra operazione.

Ma per quanto tempo Einstein mantenne questo atteggiamento ambiguo?

Risposta: per almeno sei anni.

***

Isaac Don Levine era amico stretto e interlocutore privilegiato di Einstein. Dopo l’assassinio nel 1934 di Sergei Kirov nelle purghe chiese allo scienziato di unirsi ad un protesta contro Stalin. Motivazioni del diniego…

… Einstein explained he could not join the protest because, in his opinion, its only probable effect would be in countries that were not friendly to Russia. Then he added: “Under the circumstances I regret your action and suggest you abandon it altogether.”…

Non solo Einstein si tirò fuori ma cercò di dissuadere l’amico dall’agire in tal senso.

Il fatto è che Einstein credeva in Stalin

… “Consider further that the Russians have proved that their only aim is really the improvement of the lot of the Russian people, and that they can in this regard already show important achievements” (quoted in Levine 1973, 172)…

La dolorosa risposta di Levine prima di rompere la decennale amicizia…

… “I was grieved to read your statement that the only aim of the Soviet rulers is the improvement of the people’s condition. How can one reconcile that belief with the fact that in 1933 from three to five million peasants were deliberately starved to death by the Stalin regime?” (ibid., 173)…

Nel 1948, di questi stessi fatti, Einstein dibatté pubblicamente con Sidney Hook.

Tornò di nuovo sui “grandi meriti” dei sovietici…

… I am not blind to the serious weaknesses of the Russian system of government and I would not like to live under such government. But it has, on the other side, great merits and it is difficult to decide whether it would have been possible for the Russians to survive by following softer methods (quoted in Hook 1987, 471)…

Per un esperto come Hook fu facile “inchiodarlo” alle sue idiozie…

… Precisely what methods have you in mind? I am puzzled on what evidence anyone can assert that cultural purges and terror in astronomy, biology, art, music, literature, the social sciences, helped the Russians to survive, or how the millions of victims in concentration camps of the Soviet Union, not to speak of the wholesale executions, contributed in any way to the Russian victory over Hitler…

***

Einstein non era un comunista, come mai prese parte attivamente a molte iniziative organizzate dagli “infiltrati”, per esempio la Peace Conference tenutasi nel 1949 a New York?

La Waldorf Peace Conference recava chiaramente il segno di un coinvolgimento del partito Comunista Sovietico.

Era uno sforzo della propaganda per presentare l’ URSS come la più grande forza di pace nel mondo. I prestigiosi partecipanti erano considerati degli “utili idioti”. ma qui Einstein era in buona compagnia: Rudolph Carnap, Thomas Mann, Arthur Miller, Charlie Chaplin, Linus Pauling, Leonard Bernstein…

Il Ministero USA per la sicurezza disse a chiare lettere e ufficialmente che la conferenza era manipolata…

… “none of the cultural leaders of Eastern Europe would be free to express any view other than that dictated by the political authorities in Moscow.”…

Esemplare fu il discorso del compositore Dmitri Shostakovich: lo lesse un interprete con il musicista seduto al suo fianco che “appariva nervoso e in difficoltà”. Nel discorso si affrontavano alcune critiche indirizzate al Maestro dal Comitato Centrale. Eccone un passaggio…

… “The criticism brings me much good. It helps me bring my music forward.” About Stravinsky, whose work had been condemned in the Soviet Union, Shostakovich concurred with the Party’s opinion, saying “Stravinsky betrayed his native land and severed himself from his people by joining the camp of reactionary modern musicians.”…

Shostakovich aveva fatto di tutto per disertare l’incontro (certificati medici, raccomandazioni…). Un giorno gli fu detto che avrebbe ricevuto una telefonata importante. Il telefono squillò, gli venne passato Stalin in persona che “con molta cortesia” gli chiese di partecipare assicurandosi che la linea non fosse disturbata e avesse compreso bene l’invito appena ricevuto.

Einstein, quella telefonata, non la ricevette di sicuro.

Anche il commediografo Arthur Miller partecipò. Ecco come il biografo Morris Dickstein sottolinea la patente idiozia di quella scelta…

… It was one thing . . . to be a radical in the 1930s. [But] to remain a fellow traveller throughout the 1940s, culminating in the notorious Stalinist-inspired Waldorf peace conference in New York in 1949, long after the crimes, purges, and repressions of Stalin had been exposed to the world, demanded a special kind of obtuseness (Dickstein 2009)….

D’altronde, lo stesso Einstein realizzò la cosa più tardi, anche se si guardò bene dal riconoscerlo pubblicamente…

… In answer to your cable I must frankly confess that, in view of my experience with the first congress of this kind in Wroclaw last August, and from what I have observed concerning the recent congress in New York, I have the strong impression that this kind of procedure does not really serve the cause of international understanding. The reason is simply that it is more or less a Soviet enterprise and everything is managed accordingly (in Rowe & Schulmann 2013, 481–82; emphasis added)…

Forse al ripensamento contribuì un articolo di Life uscito nel frattempo…

… Life magazine published a long article headlined “Red Visitors Cause Rumpus” that ridiculed the naïveté of those who supported the conference…

Ma come fu possibile per Einstein farsi irretire così ingenuamente in questa ragnatela? Un’ipotesi…

… an obvious suggestion would be that they, and possibly many others, had been wooed by acquaintances with moderate-sounding views who insisted that their politics were primarily progressive, resolutely anti-fascist and peace-oriented, and who carefully avoided any directly Soviet-style, crude rhetoric that could upset the people they were trying to recruit…

Nelle confessioni di Louis Budenz – una spia infiltrata – si parla di “operazione controllo remoto”. In cosa consisteva?…

… The relationships with [Thomas] Mann and Einstein were established by what the Communists called “remote control,” while I was still part of the Red leadership. The chain of communication with Mann ran through associates of his daughter Erika; while with Einstein, means of reaching him were set up at Princeton. In both instances, these men were persuaded to their pro-Communist stands by playing upon their hatred of Nazism. This I know from what I heard said in Politburo meetings. No more striking illustration could be found of the way well-known men and women of unquestionable integrity are deceived and exploited by the Communists (Budenz 1950, 211)…

Un “utile idiota” controllato a distanza come un pupazzo, questa la spiegazione più misericordiosa di certe sparate di Einstein. Questo anche se alcune connessioni del Nostro restano piuttosto inquietanti…

Frederick S. Litten describes the case of Hilaire Noulens, an official of the Communist International (Comintern), who was arrested in China… Einstein repeatedly intervened on Noulens’s behalf, and even sent telegrams to three U.S. senators… it is unlikely Einstein did not know Noulens… why did he intervene, given that the man was a Soviet agent working on behalf of Stalin?…

Altro evento che getta ombre su Einstein…

… An additional fact that might have justifiably raised suspicions about Einstein’s involvement is that the address he used in correspondence about the case was c/o Internationale Arbeiter Hilfe (Workers International Relief), an organization founded under the auspices of the Comintern by the notorious Communist propagandist Willi Münzenberg…

La conclusione di Litten sul caso: Einstein fu qualcosa di più che un “utile idiota”…

… Litten concludes: “I believe that, temporibus illis, Einstein had laid himself open to the possibility of being used as a relay by the Comintern and Soviet intelligence, although I don’t know to what extent he had been aware of it” (ibid.)…

Ognuno giudichi da sé.

***

Si minimizzava quanto avveniva in URSS per “massimizzare” quanto avveniva negli USA, un Paese praticamente prossimo alla nazificazione.

Einstein sul fascismo a stelle e strisce

… “We have come a long way toward the establishment of a Fascist regime. The similarity of general conditions here [in the United States] to those in the Germany of 1932 is quite obvious” (letter to W. Stern, January 14, 1954, quoted in Isaacson 2007, 533). “The separation [between Jews and Gentiles] is even more pronounced [in America] than it ever was anywhere in Western Europe, including Germany” (letter to Hans Mühsam, March 24, 1948, Einstein Archives 38-371; emphasis added)…

Si unisce al delizioso coretto la voce di Kurt Gödel

… The political situation developed wonderfully here during the holidays, and you only hear of defense of the homeland, compulsory military service, increase of taxes, increase of prices, etc. I think, even in the blackest (or brownest) Hitler Germany, things were not that bad (letter to his mother, January 8, 1951, quoted in Dawson 1997, 191; emphasis added)…

Stiamo parlando del massimo logico di quei tempi e forse di tutti i tempi. Un Genio non la G maiuscola. Ma anche un vero e proprio “idiota”.

Uno dice: colpa della testa nelle nuvole. L’altro aggiunge: poco tempo da dedicare alle faccende politiche.

No! No!

La politica era interesse primario per Kurt (e anche per Albert)…

… “For the last two months I have been so much occupied with politics, that I had almost no time for anything else” (quoted in Wang 1990, 118)… “Gödel reads Lenin and Trotsky, is for planned society and socialism, and interested in the mechanism of influences in society, e.g., that of finance capital on politics” (ibid., 91)…

L’erezione del Muro di Berlino entusiasmò Kurt, anche se in lui permaneva una preoccupazione: tutte quelle fughe di civili. Come impedirle?…

… “The wall that was erected in Berlin, this is really a culmination. But the Russians are probably right that spies and saboteurs were coming there from the West” (Gödel 2002, 203)…

Per Kurt, Hitler e de Gaulle pari sono…

… “Why do you ask me whether I like de Gaulle? His foreign policy has a lot of similarity with Hitler”…

John Kennedy era visto come un filo-nazista…

… With regard to the new president [Kennedy], one sees quite clearly already where his politics is leading: war in Vietnam, war in Cuba, the belligerent Nazis or fascists (in the form of “anticommunist” organizations) beginning to bloom, more rearmament, less press freedom, no negotiations with Khrushchev, etc. (April 30, 1961, quoted in Wang 1996, 53; emphasis added)…

L’ anti-comunista, per quanto soft, era equiparato in scioltezza a “belligerent Nazis or fascists.”.

E parliamo del Kurt che nel 1935 s’iscrisse al fascistissimo Fronte Patriottico!

Dice: lo fece per lavorare. Non proprio, a quel tempo aveva già formulato il teorema dell’incompletezza e aveva richieste d assunzione da tutte le università del mondo.

Nel 1938 – dopo l’ Anschluss – la moglie di Kurt entrò nel partito Nazista. A proposito di Anschluss, sul punto Kurt osservò un rigoroso silenzio…

… Of Gödel’s letter to [American mathematician Oswald] Veblen only a burnt fragment has survived; it is dated 26 March [1938], just thirteen days after Hitler’s Anschluß [309]. It would be interesting to know what, if anything, Gödel had to say about that event, or what immediate effect it had on his life or work, but, incredibly, there is no mention of the Nazi takeover in any of Gödel’s correspondence (ibid., 127)…

Quando il fisico Hans Thirring chiese a Kurt in partenza per l’America di avvisare Einstein che i Nazi stavano costruendo l’atomica, lui si guardò bene dal farlo.

Dagli USA Kurt cercò sempre di rientrare in patria. Ma perché? la nazificazione della società procedeva ovunque spedita! Eppure Kurt scriveva a tutti (chiudendo con l’ “Heil Hitler!” di prammatica) sollecitando il suo rientro.

Forse la domanda giusta è: perché scappò? Perché rischiava di essere arruolato dopo un inattesissimo esame medico che lo aveva dichiarato “idoneo”.

***

Come concludere, dopo aver assistito a questo mesto spettacolo di idiozia mista a codardia? Forse così…

… Now it is easy to understand that reasonable people could find some aspects of American politics in the late forties and early fifties worrying or deserving condemnation. Many would especially single out the methods of Senator Joseph McCarthy in his clumsy and counterproductive attempts to deal with the dangers of Communist infiltration. But to suggest that things in America were at that time worse than in the “blackest (or brownest) Hitler Germany” or that the separation of Jews and non-Jews was “even more pronounced” in America than in the Third Reich—this borders on insanity. No, this actually crosses the border. And yet these opinions come from two of the greatest minds of the twentieth century…

Einstein Fan Art Pencil Drawing Sketch Science Geek

 

Continua presto con altri idioti del calibro di…

Otto Neurath

Rudolf Carnap

Kurt Gödel

Ludwig Wittgenstein

Imre Lakatos

Jerry Cohen

Michael Dummett

Hilary Putnam

Donald Davidson

 

 

 

 

 

 

 

 

San Camillo

Cinque considerazioni sulla vicenda del San Camillo e sull’assunzione di medici non obiettori.

1) In Italia l’aborto è un diritto soggetto a dei limiti (come tutti i diritti). Per esempio, non posso abortire oltre il terzo mese dal concepimento. Oppure: non posso pretendere che un medico venga gratuitamente a casa mia e mi faccia abortire. Tra i limiti all’aborto c’è anche l’obiezione di coscienza dei medici.

2) Non capisco chi dice: “dobbiamo arginare l’obiezione di coscienza o il diritto all’aborto verrà di fatto limitato”. Ma l’obiezione di coscienza serve anche e soprattutto a quello: a limitare in modo legittimo il diritto all’aborto.

3) Un ospedale può licenziare un obiettore? Ammettiamo che possa. A cosa si ridurrebbe il mio diritto di obiezione? Al fatto che io medico obiettore  non posso essere rapito per strada e costretto a perpetrare un aborto? Ma questo diritto esiste già e ha un altro nome, non ha nulla a che fare con l’obiezione. Evidentemente, il diritto all’obiezione è qualcosa di diverso che si può esercitare senza il rischio di  licenziamento. Naturalmente ci sono anche ospedali che potrebbero tollerare la mia obiezione, ci sono anche ospedali che potrebbero tollerare anche la mia obiezione ad operare l’appendicite, se è per questo… ma il mio diritto ad obiettare sull’aborto me lo concede la legge, non l’ospedale.

4) Un ospedale può assumere un non-obiettore? Si, ma cio’ non gli dà poi il diritto di pretendere da lui aborti. La richiesta di praticare aborti sarebbe in sé legittima, ma cos’è l’obiezione di coscienza se non la disobbedienza ad un ordine di per sé legittimo. La legittimità dell’ordine è irrilevante. È legittimo ordinare ad un medico qualsiasi di praticare un aborto. Ma lui può sempre disubbidire. Non può farlo, invece, se gli viene chiesto di operare un’appendicite. Allo stesso modo, è legittimo ordinare ad un medico assunto con concorso apposito per non-obiettori di praticare un aborto. Ma lui può disubbidire, anche se la richiesta è conforma a quanto pattuito. Sia il primo medico che il secondo fanno esattamente la stessa cosa: disubbidiscono facendo obiezione di coscienza ad un ordine conforme ai patti. È vero però che nel secondo caso il medico potrebbe essere licenziato per aver mentito all’atto del concorso. Nella sostanza – non nella forma – però si ricadrebbe nella fattispecie di cui al punto precedente.

5) Il punto precedente è troppo cavilloso? Veniamo allora alla sostanza. La legge italiana chiede a chi considera l’aborto un crimine, non solo di tollerarlo ma anche di finanziarlo. Come contropartita dà solo l’obiezione di coscienza. E’ questa la via di mezzo che si è trovata. Si affida alla partita quotidiana obiezione/diritto di valutare dinamicamente gli umori del paese su questo tema. Se il piano di gioco viene inclinato a favore di uno dei due contendenti la partita viene irrimediabilmente falsata. Evitiamo i formalismi e i cavilli, lasciamo che la partita si giochi in modo onesto.

San-Camillo-de-Lellis-1550-1614-Sala-Capitolare-Casa-generalizia-Roma-2

A’ livella

Vi siete accorti che la distribuzione della ricchezza nel mondo è parecchio diseguale?

Finché la notizia occhieggia da un editoriale di Federico Rampini o ne parla il Papa in una predica di Santa Marta, uno non fa troppa attenzione, ma in questo caso lo certifica persino Walter Scheidel nel monumentale e attendibile The Great Leveler: Violence and the History of Inequality from the Stone Age to the Twenty-First Century…

… In 2015, the richest sixty-two persons on the planet owned as much private net wealth as the poorer half of humanity, more than 3.5 billion people… The previous year, eighty-five billionaires were needed to clear that threshold… in 2010, no fewer 388 of them had to pool their resources to offset the assets of the global other half…

Anche all’interno dei paesi non si scherza…

… The wealthiest twenty Americans currently own as much as the bottom half of their country’s households taken together, and the top 1 percent of incomes account for about a fifth of the national total…

La diseguaglianza, oltre a permanere, cresce

… in the United States, the best-earning 1 percent of the top 1 percent (those in the highest 0.01 percent income bracket) raised their share to almost six times what it had been in the 1970s even as the top tenth of that group (the top 0.1 percent) quadrupled it… The largest American fortune currently equals about 1 million times the average annual household income, a multiple twenty times larger than it was in 1982…

Nella storia, però, questi numeri non sono una stranezza, bensì la normalità.

Anche la protesta più o meno vociferante è un déja vu. Prendiamo per esempio lo slogan dell’ 1% tanto in voga nelle strade di NY e Boston, è roba da XIX secolo…

… In the 1850s, Nathaniel Parker Willis coined the term “Upper Ten Thousand” to describe New York high society…

Cresce la diseguaglianza e cresce l’ansia. L’ansia di Obama, per esempio…

… President Barack Obama elevated rising inequality to a “defining challenge”: And that is a dangerous and growing inequality and lack of upward mobility that has jeopardized middle-class America’s basic bargain—that if you work hard, you have a chance to get ahead. I believe this is the defining challenge of our time: Making sure our economy works for every working American…

Non parliamo di papa Francesco: un giorno sì e l’altro pure è alle prese con “denunce accorate”, quanto vane.

Il miliardario Warren Buffett dice indignato di pagare poche tasse (potrebbe sempre spedire un vaglia all’ Agenzia Entrate).

Libri pieni di grafici e tabelle come quello di Thomas Piketty diventano dei best seller…

… Within eighteen months of its publication in 2013, a 700-page academic tome on capitalist inequality had sold 1.5 million copies and risen to the top of the New York Times nonfiction hardcover bestseller list…

Politici imprenditori dell’odio sociale si presentano alle elezioni, vedi il senatore Bernie Sanders.

Persino i vertici della Repubblica cinese fanno più o meno finta di preoccuparsi della situazione.

***

Forse che i ricchi stanno diventando sempre più ricchi? Non proprio.

La fetta dei ricchi di oggi è pari, tanto per dire, a quella nel 1929. Ma anche a quella detenuta in moltissimi periodi del passato. Non si è battuto nessun record. La ricchezza complessiva è anche meno concentrata che allora.

Diamo un’ occhiata alla Gran Bretagna d’inizio secolo…

… England on the eve of the First World War, the richest tenth of households held a staggering 92 percent of all private wealth, crowding out pretty much everybody else; today their share is a little more than half…

Conclusione: la diseguaglianza c’è sempre stata nella storia, è sempre stata più o meno a questi livelli.

Romani

… largest Roman private fortunes equaled about 1.5 million times the average annual per capita income in the empire, roughly the same ratio as for Bill Gates and the average American today. For all we can tell, even the overall degree of Roman income inequality was not very different from that in the United States…

Ma dire “c’è sempre stata” è un’ iperbole. In alcuni momenti si è riusciti a ridurla. La storia dell’ Impero Romano è paradigmatica in questo senso…

… by the time of Pope Gregory the Great, around 600 CE, great estates had disappeared, and what little was left of the Roman aristocracy relied on papal handouts to keep them afloat. Sometimes…

Allorché è saltato in aria, è collassato anche l’indice Gini che misura le diseguaglianze: una gran quantità di ricchezza è andata distrutta e i ricchi né possedevano più dei poveri.

Un altro caso di lotta efficace alle diseguaglianze: la peste nera….

… Europe after the Black Death, where real wages doubled or tripled and laborers dined on meat and beer while landlords struggled to keep up appearances, is a famous example…

Pochi lavoratori superstiti, salari più elevati.

***

E’ stato scritto molto sulle forze della storia che determinano la diseguaglianza, meno su quelle che realizzano una maggiore eguaglianza. Manca una panoramica ad ampio respiro in grado di comparare le situazioni.

Il pre-requisito della diseguaglianza è l’abbondanza: se si possiede appena per sopravvivere non ci sarà mai una disparità visto che ciascuno di noi per sopravvivere richiede più o meno le medesime risorse.

In questo senso il vero eroe degli egalitaristi è l’uomo primitivo

… in the last Ice Age, hunter-gatherers found the time and means to bury some individuals much more lavishly than others. But it was food production—farming and herding—that created wealth on an entirely novel scale….

Con l’agricoltura fanno la loro apparizione i ricchi e i poveri: diventò possibile accumulare e conservare. Si crearono e si difesero i diritti di proprietà.

Cause di ricchezza e povertà…

… marital strategies and reproductive success, consumption and investment choices, bumper harvests, and plagues of locusts and rinderpest determined fortunes from one generation to the next…

Nelle società più illuminate furono previste anche istituti in grado di ribilanciare gli squilibri di ricchezza, ma l’evoluzione sociale era più potente, cosicché le tendenze alla diseguaglianza crescevano.

L’addomesticamento delle risorse procedeva con l’addomesticamento dell’uomo: la cultura aiutava i poveri ad accettare la loro condizione, l’organizzazione sociale imponeva rigide gerarchie sempre in pericolo in caso di malumori della base.

Perlopiù, lo stato agrario arricchiva i pochi fortunati e le diseguaglianze politiche si riflettevano in diseguaglianze sociali. La diseguaglianza raggiunse livelli elevati. Era questa una diseguaglianza “cattiva”

Ma la diseguaglianza dominante nella storia è perlopiù un fenomeno benigno, ovvero un portato della prosperità: più ricchezza, più diseguaglianze…

… And when more benign institutions promoted more vigorous economic development, most notably in the emergent West, they continued to sustain high inequality. Urbanization, commercialization, financial sector innovation, trade on an increasingly global scale, and, finally, industrialization generated rich returns for holders of capital. As rents from the naked exercise of power declined, choking off a traditional source of elite enrichment, more secure property rights and state commitments strengthened the protection of hereditary private wealth…

Diseguaglianza e stabilità sociale vanno a braccetto…

… For thousands of years, civilization did not lend itself to peaceful equalization. Across a wide range of societies and different levels of development, stability favored economic inequality… Violent shocks were of paramount importance in disrupting the established order, in compressing the distribution of income and wealth, in narrowing the gap between rich and poor…

***

Su chi puntare per ottenere maggiore equità economica? Chi puo’ attenuare le disparità?

In questo senso la storia parla chiaro: bisogna far ricorso ad uno dei 4 cavalieri dell’ Apocalisse…

… Four different kinds of violent ruptures have flattened inequality: mass mobilization warfare, transformative revolution, state failure, and lethal pandemics… they went forth to “take peace from the earth” and “kill with sword, and with hunger, and with death, and with the beasts of the earth.”…

Guerra, rivoluzioni, collassi sociali e pandemie. Ecco a chi porta eguaglianza, ecco chi fa un lavoro apprezzabile in questo senso.

***

Le guerre non sono tutte uguali, non tutte sono portatrici di uguaglianza…

… Only specific types of violence have consistently forced down inequality. Most wars did not… For war to level disparities in income and wealth, it needed to penetrate society as a whole, to mobilize people and resources on a scale that was often only feasible in modern nation-states. This explains why the two world wars were among the greatest levelers in history… Mostly concentrated in the period from 1914 to 1945, it generally took several more decades fully to run its course…

Per avere uguaglianza occorre una guerra con violenza diffusa, che coinvolga i civili in forme estese, con una mobilitazione di massa. Se la guerra è un affare tra militari manca la sua opera livellatrice.

In questo senso le guerre mondiali del Novecento sono state il massimo. Già Napoleone e la guerra civile americana hanno dato risultati ambigui.

Le guerre tra greci illustrano bene il punto…

… The ancient Greek city-state culture, represented by Athens and Sparta, arguably provides us with earliest examples of how intense popular military mobilization and egalitarian institutions helped constrain material inequality, albeit with mixed success…

Anche le rivoluzioni devono avere certi requisiti. Il conflitto intestino non basta: le guerre civili, per esempio, nel loro complesso tendono ad allargare le disparità.

Una rivoluzione, per essere egalitaria, deve essere eccezionalmente intensa, come quella sovietica del ‘17, per esempio. Il comunismo centrò in pieno il suo obbiettivo primario…

… Communists who expropriated, redistributed, and then often collectivized leveled inequality on a dramatic scale… The most transformative of these revolutions were accompanied by extraordinary violence…

Già la rivoluzione francese fu meno efficace.

Poi ci sono i collassi statali: lo stato, nel bene e nel male, fornisce un servizio di protezione alla proprietà. I ricchi poi hanno robuste connessioni con i potentati politici. Nel momento in cui tutto crolla, crollano anche protezioni e connessioni. Tutti soffrono, tutti perdono, ma i ricchi hanno più da perdere. Un esempio tratto dall’ antichità…

… The earliest known examples reach back 4,000 years to the end of Old Kingdom Egypt and the Akkadian empire in Mesopotamia

Oggi possiamo guardare alla Somalia per farci un’idea: più che una redistribuzione di ricchezza è una tabula rasa. Ma la storia adotta questo metodo per portare uguaglianza economica.

Poi ci sono le malattie: vaiolo, tifo, peste, malaria… hanno da sempre compiuto in modo eccellente la loro opera livellatrice.

Creano penuria di lavoratori e crescita di salari: il ricco paga e il povero incassa.

***

Viene da chiedersi, ma ci sono meccanismi più pacifici per ottenere risultati simili su larga scala?

No.

L’analisi delle e tendenze storiche è abbastanza chiara, anche se complicata da un effetto onda che coinvolge i vicini…

… mass wars and revolutions did not merely act on those societies that were directly involved in these events: the world wars and exposure to communist challengers also influenced economic conditions, social expectations, and policymaking among bystanders. These ripple effects further broadened the effects of leveling rooted in violent conflict. This makes it difficult to disentangle developments after 1945 in much of the world from the preceding shocks and their continuing reverberations…

Ci sono dei casi interessanti di egalizzazione non violenta che attendono di essere studiati, per esempio l’America Latina di inizio XXI secolo (Chavez, Morales, Correa, Kirchner…).

La democrazia non mitiga le diseguaglianze in modo apprezzabile…

… there is no compelling empirical evidence to support the view that modern economic development, as such, narrows inequalities…

I riformatori dei paesi ricchi hanno perlopiù una funzione rassicurante: le loro promesse di equità servono ad addomesticare la massa più che a conseguire gli obiettivi preposti. Talune politiche vengono implementate e pongono un freno superficiale a tendenze consolidate che continuano a marciare nella direzione data.

Anche le crisi economiche – per esempio quella del 2008 -colpiscono i ricchi avvicinandoli ai poveri, ma si tratta di un colpo dal quale si riprendono presto.

E’ giusto dunque ripetere il “no” iniziale…

… There is no repertoire of benign means of compression that has ever achieved results that are even remotely comparable to those produced by the Four Horsemen…

La pace e la stabilità prolungata di cui abbiamo goduto hanno avuto un ruolo decisivo nel favorire le diseguaglianze di cui ci lamentiamo…

… top tax rates and union density are down, globalization is up, communism is gone, the Cold War is over, and the risk of World War III has receded. All of this makes the recent resurgence of inequality easier to understand. The traditional violent levelers currently lie dormant…

Senza violenza su larga scala il trend è destinato a proseguire. La Storia parla chiaro.

four