Ora che il Sindacato non va più di moda

Per noi giovani cresciuti nel mito Reagan/Thatcher i sindacati dei lavoratori erano la causa di tutti i mali. Una verità lapalissiana da non mettere nemmeno in discussione.

Anche per questo, a distanza di tempo, in epoca dove questa eresia sta diventando ortodossia (al punto che i sindacati agonizzano), mi viene voglia di metterla in discussione.

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Autori come Jacob S. Hacker e Paul Pierson, per esempio, ritengono che i sindacati promuovano la classe media

… unions promote a strong middle class… unions are a strong political force that lobbies for pro-middle-class policies…

Di per sé non è una gran difesa, almeno per chi crede ai sindacati come impegnati nella difesa del più debole. Il più debole, infatti, è il povero, non “a “classe media”.

Lo vediamo del resto con lo sciopero organizzato dai sindacati dei tassisti. I più pensano ai tassisti, alle loro tariffe esose, ai loro macchinoni bianchi… e non simpatizzano.

Ad ogni modo sarebbe più corretto precisare che i sindacati difendono i loro iscritti, non tanto la classe media.

In genere lo fanno sfruttando i non iscritti piuttosto che i “padroni”.

Se c’è una storia che noi italiani non fatichiamo a comprendere è proprio questa, quella del doppio mercato del lavoro: da una parte gli ipergarantiti, dall’altra i precari. Se ci sono i primi è grazie ai secondi.

I giovani (=precari) hanno cominciato ad intuirlo, da qui la caduta in disgrazia del sindacato (che, fiutando l’aria, si è buttato sugli affari da CAF piuttosto che sul suo core business abituale: la difesa dei lavoratori).

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Il sindacato è un monopolio (lo ammettono anche economisti pro-union come Richard Freeman e James Medoff) e gli economisti vedono con sfavore roba del genere. Oggi, a distanza di decenni dall’ “epoca d’oro” del sindacato, anche l’uomo comune scopre perché.

In più trattasi di monopolio legale: non esisterebbe senza leggi che istituiscono un privilegio.

Niente tasse per loro, niente legge antitrust. Obbligo per i datori di lavoro di trattare con loro e di rendere disponibili un tot di risorse per la loro attività. Potere di rappresentanza anche per i dissenzienti. Potere di raccogliere fondi con modalità privilegiate (e di usarli anche a fini politici). Eccetera…

… Like other successful cartels, they depend on government patronage… Worker cartels grew in surges during the two world wars and the Great Depression… the Railway Act of 1926 (amended in 1934), the Davis-Bacon Act of 1931, the Norris-LaGuardia Act of 1932, the National Labor Relations Act of 1935, the Walsh-Healy Act of 1936, the Fair Labor Standards Act of 1938, various war labor boards, and the Kennedy administration’s encouragement of public-sector unionism in 1962— all added to unions’ monopoly power…

Il sindacato prospera nel settore pubblico, un po’ meno in quello privato. Quante più regole ci sono laddove opera, tanto più prospera. Lacci e lacciuoli sono il suo terreno di cultura…

… Even within the private sector, the highest unionization rates (23.8 percent) are in transportation (airlines, railroads, trucking, urban transit, etc.) and public utilities (21.8 percent), two heavily regulated industries…

La logica è chiara: più regole, meno concorrenza, più extraprofitti da spartire con l’ azienda.

Anche per questo le richieste del sindacato possono sintetizzarsi in una sola: più regole, più stato, meno concorrenza, meno mercato.

Ma cosa succede quando un monopolio viene creato laddove c’era un libero mercato? Perché gli economisti suonano subito l’allarme?…

… unions drive wages above competitive levels, they cause some of the workers to be put out of work…

Si sottoproduce la risorsa monopolizzata, nel caso del sindacato il lavoro. Sindacato forte, lavoro scarso.

I lavoratori espulsi dal mercato sindacalizzato vanno in altri settori aumentando la competizione e diminuendo le paghe dei  settori non-sindacalizzati.

Gregg Lewis su sindacato e dualismo del mercato del lavoro…

… one of the main findings of the late H. Gregg Lewis, the famous labor economist at the University of Chicago, is that unions in their heyday, the 1950s and early 1960s, caused union wages to be 10 to 15 percent higher and non-union wages to be 3 to 4 percent lower…

Ma quando il frutto dell’azione sindacale è il precariato, possiamo dirci fortunati: in genere sindacato => disoccupazione di massa.

Molto sindacato, molta disoccupazione, specialmente giovanile.

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Anche l’economista del lavoro Bryan Caplan vede chiaro il nesso sindacato=>disoccupazione.

Per migliorare le condizioni dei lavoratori c’è una sola via: migliorare le prestazioni dei “lavoratori”…

… The way to improve conditions for workers in general, and not just lucky members of successful unions, is to raise worker productivity. Instead of burning up energy fighting with employers, most workers would be better off learning English and acquiring more job skills…

La scorciatoia sindacale è pia illusione.

Quando va bene, i sindacati migliorano la condizione dei loro iscritti a spese degli altri lavoratori o dei consumatori (che spesso sono i loro iscritti).

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I sindacati sono celebrati dai cantanti folk ma non dagli economisti. Perché?

Morgan O. Reynolds è uno dei massimi esperti del sindacato americano, è stato a lungo capo economista al Ministero del Lavoro. Una persona con le carte in regola per rispondere.

Il sindacato spinge i salari oltre il livello competitivo limitando così l’offerta di lavoro. La legge della domanda e dell’offerta fa il resto… Ecco tre ricerche empiriche ad ampio raggio che fissano il fenomeno…

… In 2002, full-time nonunion workers had usual weekly earnings of $ 587, 21 percent lower than the $ 740 earned by union members. H. Gregg Lewis’s 1985 survey of two hundred economic studies concluded that unions caused their members’ wages to be, on average, 14– 15 percent higher than wages of similarly skilled nonunion workers… Other economists— Harvard’s Freeman and Medoff, and Peter Linneman and Michael Wachter of the University of Pennsylvania— claimed that the union premium was 20– 30 percent or higher during the 1980s… In a recent National Bureau of Economic Analysis study, David Blanchflower and Alex Bryson found a union wage differential of 18 percent, a relatively stable premium from 1973 through 1995…

Il premio sindacale in termini di salario varia dai settori. Per alcuni è minimo…

… Unions representing garment workers, textile workers, white-collar government workers, and teachers seem to have little impact on wages…

In questi settori il premio non è in termini salariali. In alcuni casi il sindacato, infatti, mira a massimizzare gli iscritti. Non si puo’ certo dire che gli stipendi degli insegnanti siano elevati. Però abbiamo una marea inutile di insegnanti (iscritti). Nel pubblico, dove l’iscrizione è o era quasi automatica, conviene puntare su premi diversi dal salario.

Settori ad alto premio

… But wages of unionized mine workers, building trades people, airline pilots, merchant seamen, postal workers, teamsters, rail workers, and auto and steel workers exceed wages of similarly skilled nonunion employees by 25 percent or more…

I sindacati sono penalizzati dal boom dell’economia (i termini del contratto sono fissi per diversi anni)…

… Union wage agreements tend to be relatively rigid for three years, so gains lag behind the more responsive and flexible nonunion sector during a boom… The reverse happens during an employment slump…

Ma sono favoriti nel corso delle crisi. Tutela dei licenziamenti e stipendio fisso sono un ottimo ombrello in questi casi.

Ecco due fattori premiano gli iscritti al sindacato…

… advantage enjoyed by union members results from two factors. First, monopoly… Second, nonunion wages fall because workers priced out of jobs by high union wages…

Il sindacato è particolarmente avverso ai “deboli”…

… unions have blocked the economic advance of blacks, women, and other minorities…

Donne, giovani e neri hanno sofferto la sua presenza come attore economico. Di fronte alle sue richieste, questi soggetti sono stati i primi a subire l’esclusione dei datori di lavoro.

Si tratta di dinamiche ammesse anche dai progressisti, come per esempio l’economista Ray Marshall, Ministro del Lavoro sotto la presidenza Carter: è lui ad aver documentato l’esclusione dei neri negli anni 30 e 40 (nero=krumiro)…

… Marshall also wrote of incidents in which union members assaulted black workers hired to replace them during strikes. During the 1911 strike against the Illinois Central, noted Marshall, whites killed two black strikebreakers and wounded three others at McComb, Mississippi. He also noted that white strikers killed ten black firemen in 1911 because the New Orleans and Texas Pacific Railroad had granted them equal seniority. Not surprisingly, therefore, black leader Booker T. Washington opposed unions all his life, and W. E. B. DuBois called unions the greatest enemy of the black working class…

Un fatto molto interessante…

… the “union label” was started in the 1880s to proclaim that a product was made by white rather than yellow (Chinese) hands…

Il sindacato era il motore delle politiche populiste.

La pansindacalizzazione è un’utopia poiché i privilegi dei lavoratori sindacalizzati devono essere pagati dai lavoratori non-sindacalizzati (o dai disoccupati). Non possono esistere i primi senza i secondi…

… Linneman and Wachter, along with economist William Carter, found that the rising union wage premium was responsible for up to 64 percent of the decline in unions’ share of employment in the last twenty years…

L’esempio delle ferrovie

… The average union wage premium for railroad workers over similarly skilled nonrailroad workers, for example, increased from 32 percent to 50 percent between 1973 and 1987; at the same time, employment on railroads declined from 520,000 to 249,000. By 2002, railroad employment had slipped to 216,000, down 13 percent since 1987, while total nonfarm employment grew 26 percent during the same period…

Nei periodi storici in cui questa dinamica è più palese, la fama del sindacato declina…

… According to a Louis Harris poll commissioned by the AFLCIO in 1984, only one in three U.S. employees would vote for union representation in a secret ballot election. The Harris poll found, as have other surveys, that nonunion employees are more satisfied than union workers with job security, recognition of job performance, and participation in decisions that affect their jobs…

Ma il declino del sindacato dipende anche da altri fattori: piccoli imprenditori sempre più numerosi e alta tecnologia. Il sindacato prospera quando il lavoro è non specializzato e di massa. In USA…

… peaked at 17 million in 1970 and had fallen by nearly half— to 8.8 million— by 2002….

Ma come rimpiazzare il sindacato? Un’idea…

… “Worker associations” that lack legal privileges… voluntary worker associations could…

Sarebbe un ritorno alle origini. I sindacati potrebbero vigilare sul campo l’applicazione delle leggi antitrust. E’ la concorrenza tra aziende che impedisce lo sfruttamento dei lavoratori.

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Due dogmi marxisti: 1) lavoratori e padroni sono in perenne conflitto e 2) i padroni hanno molto più potere contrattuale.

Finora abbiamo sviscerato il primo dogma, che dire del secondo?

Il marxista vuole aiutare il lavoratore in balia del suo padrone. In questo senso è inevitabile che catturi la simpatia della gente comune.

Ma non puo’ esserci sfruttamento in un’economia competitiva!

In concorrenza è il concorrente del padrone a controllare le pratiche del padrone stesso. Ma il fatto rilevante è che un controllore del genere adempie al delicato compito senza gli inconvenienti registrati fin qua analizzando l’azione sindacale. In concorrenza non esistono quegli extraprofitti che il sindacato vorrebbe erodere gridando allo sfruttamento.

Il miglior modo per difendere i lavoratori è vigilare sulla reale competizione dei padroni, rimuovere, per esempio, le barriere all’entrata (licenze, patenti…)…

… A “powerful” employer cannot depress labor prices… because other firms are attracted by the cheaper labor… if employer clout depresses wage rates in one location, labor supply will decrease as mobile workers leave…

Anche l’immagine storica del “padrone delle ferriere” andrebbe ridimensionata…

… Nineteenthcentury Appalachian coal miners, for example, were highly mobile, and literally hundreds of companies competed in the same coal and labor markets in both company-owned and independent towns. In fact, extensive mineral deposits mined by a single company are rare…

Chi sfrutta chi tra lavoratore e padrone?

Il lavoro è risorsa più flessibile, specie quando non è specializzata: ci si ricicla da un giorno all’altro. I padroni, al contrario, una volta che hanno investito, hanno anche delle risorse immobilizzate, non possono fare marcia indietro, la loro è una condizione più “rigida”.

Non solo, spesso l’azienda investe sul lavoratore e immobilizza nella sua formazione non poco capitale…

… Firms gives workers training, access to crucial information, personal contacts (including clients they can steal), etc…

Come minimo il “monopolio” è in entrambe le direzioni.

Una parabola tratta dl mondo dello sport

… Sports teams at both the collegiate and professional levels offer rare examples of durable underpayment. Today, colleges still maintain a successful cartel to suppress the pay of college athletes below competitive levels. While there are tremendous advantages to cheating, thereby spawning “under-the-table” benefits to recruit superior athletes, the NCAA system suppresses member violations by sanctions and ultimately threatening termination of academic accreditation, thereby cutting off the elaborate network of subsidies each college depends on…

***

Il sindacato deprime la produttività? Non è detto, a volte – in modo indiretto – puo’ addirittura aumentarla. Questa l’opinione dell’economista Arnold Kling…

… In the private sector, a union should raise wages. When it raises wages, the firm should substitute capital for labor, raising productivity…

Il sindacato è una tassa sul lavoro che spinge gli investimenti in tecnologia. Questi investimenti a lungo termine migliorano la produttività del lavoro stesso.

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Ma i sindacati hanno anche funzioni positive che vanno oltre i loro effetti indiretti. Jacob Levy ne indica un paio. Innanzitutto il controllo svolto sui manager (che spesso sfruttano sia i lavoratori che la proprietà)…

… indispensable for the mitigation of workplace power imbalances between managers and employees; they provide due process protections, protection against favoritism and nepotism and retaliation and harassment sexual and otherwise, protection against unjust dismissal…

Il secondo motivo è di tipo empirico: se i lavoratori vogliono il sindacato e ai padroni il sindacato non piace,  un motivo ci sarà…

… The fact that workers have so often and in so many places sought to organize, and the fact that firms have so often and in so many places resorted to illiberal restrictions on freedom of association if not outright violence to prevent them from doing so, itself looks like prima facie evidence from the world in unions’ favor….

***

L’economista Bryan Caplan riflette sulla regola del “se non ti piace vai per la tua strada” meglio nota da noi “o mangi sta minestra o salti dalla finestra”…

… Suppose your boss screams all the time, has extremely bad breath, or requires all his employees to speak in a faux British accent. Even today, the law usually offers you no recourse Even today, the law usually offers you no recourse – except, of course, for “If you don’t like it, except, of course, for “If you don’t like it, quit.”…

In molti casi la regola ci piace, in altri no. Perché? Doppio standard o ragioni vere?

Perché il contratto di lavoro, per esempio, non dovrebbe essere libero? Risposta standard…

… “consent” to at-will employment is, in many instances, neither voluntary nor informed…

Potere contrattuale” e “asimmetria informativa” minerebbero questa libertà, quindi.

Partiamo con il concetto di “potere contrattuale diseguale”: il padrone ne avrebbe più che il lavoratore.

La risposta più logica: embè? E’ logico che sia così, ognuno ha cose diverse da offrire.

Se proibissimo i contratti con potere contrattuale diseguale dovremmo proibire il mercato.

Passiamo al concetto di “asimmetria informativa”. Meglio ripassarlo perché spesso è confuso…

… the effect is not to “favor” parties with more information, but to scare off parties with less information, leading to fewer trades and making both sides poorer. The upshot: If the law somehow solved the asymmetric information problem, the result would be a big increase in labor supply…

In altri termini, AI minaccia la chiusura del contratto. Ma non è certo questo che spaventa i difensori del sindacato, altrimenti sarebbero degli sponsor indefessi del libero mercato con meno regole possibili (è il luogo dove si chiudono più contratti). Evidentemente, il concetto di AI c’entra ben poco in questa sede.

C’è poi un altro problema che un’analogia preziosa mette chiaramente in evidenza…

… Why don’t the same arguments make you want to tightly regulate the dating market?… modern dating markets are based on a strong version of “If you don’t like it, break up.”…

Perché chi invoca la regolazione del mercato del lavoro non invoca la regolazione dei fidanzamenti?: “Potere diseguale” e “asimmetria informativa” sono presenti in entrambi.

Qualcuno opina che le relazioni lavorative sono più complesse. Ma ne siamo veramente sicuri?…

… You could say we have a double standard because personal relationships, unlike work relationships, are too complicated to regulate. Maybe so, but I doubt it. Work relationships are incredibly complex, too…

Un’altra obiezione comunemente avanzata…

… reason for what you call the “double standard.” To put it simply, a job is a necessity

Ma anche la vita affettiva è importante, se non necessaria. Oppure no? Ad ogni modo la vita affettiva ha anche importanti ripercussioni finanziarie…

… many romantic relationships include financial support…

La soluzione più ragionevole, a questo punto, è accettare la realtà del doppio standard.

 

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In parole povere, anche secondo il filosofo Jason Brennan, per difendere il sindacato la sinistra è costretta ad un’ammissione: certe libertà (quelle economiche) valgono meno di altre (quelle civili).

In caso contrario il concetto di “potere contrattuale diseguale” non avrebbe senso.

Un caso che denuncia il doppiopesismo della sinistra ce lo forniscono due filosofi eminenti come Murphy e Nagel nel loro saggio “The Myth of Ownership”. La loro critica della proprietà è la seguente…

… Murphy and Nagel point out (as if libertarians didn’t already know this) that the current scheme of income, property ownership, and wealth would not exist without the government and taxes that support it…

Insomma: poiché la proprietà non esisterebbe senza governo, il governo ha sempre diritto a limitarla o conculcarla.

Nello “stato di natura” il mio reddito sarebbe inferiore, quindi… altri hanno diritto a gran parte del mio reddito.

Di solito l’argomento va sotto il nome di Institutional Dependency Argument( IDA).

Ma è un argomento estremamente insidioso, sarebbe meglio lasciarlo da parte… infatti si puo’ applicare a tutto.

Con questo argomento potremmo difendere la schiavitù

… liberalism holds that people have a special claim to their bodies… Why can’t the government set up a corvée— a tax paid by labor—… I do not own my pre-corvée time any more than I own my pre-tax income…

Si puo’ andare anche oltre: nello “stato di natura” la mia speranza di vita sarebbe più breve. Questo significa che il governo puo’ prendersi quegli anni che mi “regala” con la sua azione virtuosa?…

… in the state of nature (which Murphy and Nagel use as a baseline to judge our benefit from government), I would not have 80 + years of expected life…

Ovviamente no. Nagel e Murphy sarebbero i primi a trovare orribile questa conclusione, ma discende pari pari dal loro amato IDA.

I due filosofi progressisti semplicemente non vedono la similitudine perché – per quanto siano riluttanti ad ammetterlo – per loro le libertà economiche non sono preziose quanto quelle civili. Punto.

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L’espressione “potere contrattuale” è usato come uno slogan, anche per questo risulta difficile comprendere cosa significhi. L’economista Don Boudreaux cerca di spiegarlo attraverso una tipica sperimentazione da laboratorio il bargaining game.

A 15 studenti/cavie viene data una dotazione iniziale di beni chiedendo loro di fornirne una valutazione soggettiva. Poi si fanno partire gli scambi volontari…

… each of 15 students in a room– is given an initial endowment… Each paper bag contains an assortment of different everyday items… each student is asked to examine the contents… proctor asks each student to rank, on a scale of oneto-ten… One” is “hate!”; ten is “love!”… A typical number for a group of 15 student might be, say, 71… Then the proctor invites– not orders, simply invites- the students to bargain… presumably makes every party to the exchanges better off…. When the time for bargaining and exchanging expires (many minutes later), the game’s proctor asks each student to again rank… the ‘aggregate utility’ or ‘total reported satisfaction’ after trading is completed is always higher…

Lo scambio migliora la tua condizione finale in termini di soddisfazione, ma ai nostri fini vale la pena di notare un’altra cosa: chi sta bene non commercia

… But one thing that I’ve noticed every time that I’ve seen the game played– which is probably 50 or 55 times– is that the players who are lucky enough to get unusually good initial endowments– for example, the student who gets the bag with the bottle of beer and premium chocolate– are less likely to trade than are students with lesser-valued initial endowments…

Qual è la lezione: il libero mercato fa bene ai poveri e a chi non sta bene in generale. Bill Gates non ha bisogno di libero mercato…

… The market– people’s ability to trade more or less freely– was necessary for Bill Gates to acquire his fortune; it is less (which isn’t to say un) necessary for Bill Gates to keep and to enjoy his fortune…

Poteva averne bisogno un tempo, quando se la passava male. Oggi no.

Ebbene, il potere contrattuale ce l’ha chi è indifferente al libero mercato. Gates come il bonzo tibetano.

Del libero mercato ha bisogno il povero, del mercato senza regole il poverissimo. E’ difficile che il sindacato – così amante delle regole e così avverso al libero mercato – possa mai giovare a costoro.

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In fin dei conti a cosa serve un sindacato? Se lo chiede Giorgio Bianco ne “Il Libro Grigio del Sindacato”.

A parole quello di tutelare il  peso dei lavoratori nella contrattazione. Inizialmente la cosa riguardavano un’ élite di lavoratori.

Il sindacato si rafforza nelle fabbriche urbane e con lavoratori concentrati e tutti uguali. Era invece debole nel mondo contadino fatto di lavoratori dispersi e in condizioni sempre diverse. In questo senso il sindacalismo è un frutto del capitalismo più che un suo nemico.

Ciò induce ad interrogarsi sul peso effettivo del sindacato nel miglioramento delle condizioni lavorative.

Tra le risposte, una delle più accurate ci viene fornita da Edward H. Brown e Margaret H. Brown nello studik “A Century of Pay 1860-1960”.

Analizzano un secolo di salari in cinque paesi: Francia, Germania, Svezia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Conclusione…

… la progressiva diffusione del sindacalismo… ha avuto un’ influenza pressoché irrilevante sulla crescita del reddito dei lavoratori… il quale è aumentato soprattutto a causa dell’aumento di produttività…

Sergio Ricossa…

… è possibile che i sindacati siano stati di giovamento ai lavoratori in modo indiretto… obbligando gli imprenditori ad aguzzare l’ingegno per ottenere una sempre più alta produttività in modo di rimediare al rincaro del lavoro stesso… anche si condizioni concorrenziali gli stimoli ad innovare non mancano…

Sarebbe come dire che una tassa sul lavoro incentiva l’innovazione: l’imprenditore si sposta su attività capital-intensive innovando. Un argomento sottolineato anche da Arnold Kling più sopra.

Nella storia gli imprenditori non aspettano i sindacati per alzare le paghe in corrispondenza di un aumento di produttività. Appartiene ad Henry Ford la politica degli alti salari (era anche un modo per consentire ai lavoratori di acquistare le macchine che producevano).

Sergio Ricossa sulle origine della Rivoluzione Industriale

… scoppiò in Gran Bretagna piuttosto che in Francia anche perchè i migliori salari degli inglesi consentivano a quei lavoratori di acquistare i tessuti, le scarpe, gli articoli domestici che producevano… in Francia si restò fermi a quell’artigianato che produceva beni di lusso per la corte… bellissime cose come le tabacchiere ma non adatte al decollo di un economia industriale…

Il nesso stipendi più alti/consumi più alti è contingente e non costituisce una difesa dal sindacato, lo storico, comunque, fa bene a ricordarlo.

Per il resto non esiste un chiaro nesso tra sindacato e aumento della produttività, molto più legata al progresso tecnologico.

Sono uomini come Watt e Boulton, la cultura individualista che consentì loro di agire, la presenza di inventori e imprenditori animati di spirito prometeico che dobbiamo ringraziare per lo sviluppo e l’avanzamento materiale della società umana. Watt contribuì al benessere dei lavoratori molto più che il sindacalista più abile.

Anche i benefici extra salariali non sono quasi mai un frutto della sindacalizzazione. Scriveva Sergio Ricossa nel 1974…

… gli orari di lavoro nell’ industria sono scesi di oltre un terzo in poco più di mezzo secolo: fino alla prima Guerra si lavorava oltre tremila ora l’anno, attualmente circa duemila. Ma di questo beneficiano anche gli industriali poiché molti consumi si realizzano nel tempo libero… per utilizzare la sua auto l’operaio ha bisogno di soldi ma anche di vacanze

Piero Melograni…

… nel 1877 in Italia la giornata lavorativa era fissata dalla libera contrattazione… le operaie del setificio Gavazzi… molte di 10 e 9 anni… lavoravano ancora 14 ore nei mesi estivi… nella fabbrica di carta e stracci dei Fratelli Testa di Genova i turni erano di 16 ore… nelle fabbriche di Capriglia si arrivava alle 17 ore estive… ma vigeva una legge ferrea: glj orarj diminuivano laddove la tecnologia era migliore… alle fonderie di ghisa di Pavia l’orario, che era stato di 12 ore nel 1847, ed era calato a 11 nel 1859, si era ridotto a 10 nel 1877… la causa fu di ordine economico e tecnologico

***

Come concludere alla luce di quanto detto all’inizio? Sebbene abbia dedicato una sezione ad esporre i benefici diretti del sindacato, nonché abbia fatto riferimento qua e là a qualche beneficio indiretto, il giudizio sommario maturato anni fa puo’ essere ripetuto senza sostanziali variazioni: i sindacati sono una minaccia per i lavoratori più deboli e per la società tutta. A volte i sindacati operano in società prospere, ma la loro presenza è un lusso che quelle società si concedono, una forma di esibizionismo. Le società che vogliono crescere e stanno crescendo non possono concedersi lussi del genere, e lì il sindacato ha vita dura. In genere il sindacato non porta ricchezza, è la ricchezza che porta i sindacati. Guai se una società avesse bisogno di crescere e – magari per un malinteso – si concedesse lussi che in realtà finirebbero per farla stagnare fino all’affondamento.

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