Il Diavolo e il suo apologeta

Arturo Sosa, Generale dei Gesuiti, ha affermato che «Il diavolo è una figura simbolica creata da noi». La sorprendente sortita è stata segnalata in modo preoccupato da Giuliano Guzzo sul suo blog.

La mia razione:

Caro Giuliano, devo ammettere che questo Papa (e molti suoi seguaci più realisti del re) faccia spesso vacillare la mia fede che puo’ dirsi oggi ai minimi storici. Tuttavia, devo altresì ammettere che l’affermazione “il diavolo non esiste” non riesce a turbarmi del tutto. Tra le mie imperfezioni di cattolico, infatti, c’è quella per cui non riesco a credere all’esistenza del Diavolo.

Attenzione: non credere nell’esistenza del Diavolo non significa non credere nell’esistenza del male, significa solo pensare al male come a qualcosa che deriva dalla nostra libertà (male umano) oppure da un Dio che vuole metterci alla prova in vista di un bene maggiore (male naturale). Del resto, anche la figura del Diavolo dipenderebbe in ogni caso da Dio (non siamo gnostici!).

A mio parere, senza il Diavolo la fede cattolica risulta più semplice e non meno completa. Evidentemente qualcosa mi sfugge.

***

Non sembra sia molto facile comprendere il mio messaggio. Infatti, capita che l’apologeta standard, oltre a non capire come una dottrina senza il Diavolo possa essere più semplice, reagisca con una sfilza di citazioni scritturali da cui si evince l’esistenza di Satana. Il tutto inquadrato secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica. In altre parole, non fa che esplicitare quanto ho detto, solo che, non si capisce il motivo, lo fa con il ditino alzato in segno di rimprovero. E’ come se il daltonico dicesse: “non riesco a vedere quando si accende la luce rossa nei semafori” e un solerte ottico lo rimproverasse dicendo che “nei semafori s’ accende una luce rossa!”. Il tono di rimprovero puo’ starci ma come questo ottico creda di essere d’aiuto con il suo intervento resta un mistero. 

***

Bariom (l’apologeta di cui sopra), grazie per la tua risposta articolata e ricca di citazioni. Ma…

Ma quando dico che “qualcosa mi sfugge” è proprio perché so benissimo che il CCC propone sul tema un orientamento diverso sulla figura del Diavolo, un orientamento più conforme alla lettera della Scrittura. Altrimenti, perché mai avrei parlato di “mie imperfezioni” denunciando la difficoltà ad uniformarmi? 

A far problema è proprio questa discrasia, non tanto le parole della Scrittura in sé che possono comunque essere  interpretate in senso metaforico, come del resto si fa in molte altre occasioni.

Quando poi dico che non postulare l’esistenza del Diavolo rende le cose più “semplici”, uso questo termine in senso logico/filosofico: tra due teorie che hanno pari potenza esplicativa va privilegiata quella che assume meno enti e/o meno relazioni tra enti. E’ una consuetudine della scienza.

Capisco poi che nell’immaginario di molti pensare al Diavolo come ad un’ esistenza reale faciliti emotivamente la comprensione del Male e induca alle giuste reazioni. Ma questo non deve pesare su chi cerca la verità e non le “facilitazioni” emotive per orientare una condotta.

devil

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1 commento su “Il Diavolo e il suo apologeta”

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