La trappola della bellezza

Estate, afa, bonaccia, voglia di andarsene.

Il viaggiatore è protagonista assoluto della stagione e i due viaggiatori per antonomasia sono il migrante e il turista: il primo si affida a barconi e ONG, il secondo ad aeroporti e agenzie.

Migranti straccione e turisti modaioli, due viaggiatori completamente diversi.

Eppure qualcosa li unisce, perlomeno quando pensano alla bellezza. Ascoltiamoli.

***

“Com’era bella la mia valle” (altro che questo squallore dove sono capitato), sospira quasi subito il migrante nostalgico.

“Che posti meravigliosi ho visto” (altro che questa mediocrità che mi tocca), pensa e dice a tutti trasognato il turista di ritorno.

Eppure il migrante scarta risoluto l’ipotesi di tornare tra le “bellezze” in cui si culla, così come il turista non prende nemmeno in considerazione un trasloco nel “paese delle meraviglie” che occupa i suoi sogni.

Perché? Scoprirlo ci dice qualcosa sulla “trappola della bellezza”.

Propongo allora tre ragioni:

  1. Perché il “visibile” batte l’ “invisibile” e noi di primo acchito tendiamo a privilegiarlo. Un fenomeno ha 150 conseguenze ma noi vediamo solo le due più immediate. Ebbene, la bellezza più di altre caratteristiche appartiene al regno delle apparenze immediatamente visibili, non sorprende quindi l’incoerenza di chi “vanta ma non compra”. In questo ambito parole e fatti divergono.
  2. Perché esiste il cosiddetto “‘adattamento edonico”: alcune felicità sono fugaci, e quelle che regala la bellezza – dicono gli psicologi – lo sono in modo sorprendente. Chi ha un bel quadro in casa – tanto per dire – cessa di vederlo dopo pochi giorni, ma anche chi vive in una bella casa è presto indifferente a questo privilegio. I bambini che giocano in discarica sono felici quasi quanto quelli che pernottano una settimana a Disneyland.
  3. Perché vantare un contatto con la bellezza innalza il nostro prestigio sociale per cui l’ostentazione in questo campo ci porta vantaggi a prescindere dalla sua fondatezza.

 

 

AAA

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