fahreunblog

I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Riscaldamento globale: prendere atto

Per me il riscaldamento globale è una bufala mentre per il mio amico siamo sull’orlo di una catastrofe ambientale. Grande saggio, chi ha ragione?
 
Perchè invece di profetizzare non sentite cosa dicono in merito  gli esperti e prendete atto?
 
Ma noi non profetizziamo, noi approfondiamo e leggiamo moltissimo su questo tema.
 
Capisco, purtroppo chi “approfondisce per conto suo” di solito assume poi le posizioni più estreme: più si approfondisce, più ci si polarizza. “Approfondire” di fatto significa cercare dati e ragioni a sostegno della propria idea. Meglio sarebbe che ci si limitasse ad ascoltare i professionisti.
 
E che dicono sul riscaldamento della terra? Esiste?
 
Sembrerebbe di sì.
 
E l’uomo c’entra qualcosa?
 
Molto probabilmente sì.
 
Che fare?
 
Nulla.
 
GLOBAL
 
Non ti seguo.
 
Ormai è tardi, le azioni efficaci sono troppo costose.
 
Vedo però molta gente che si dà da fare per ridurre l’impatto del riscaldamento. Tutti scemi?
 
Meglio allora dire che al punto in cui siamo “adattarsi” costa quanto “mitigare“.
 
Ma allora, tutto questo attivismo è ideologico?
 
Non saprei. La politica del “non far nulla” è perdente (in tutti i campi). Pensa a un politico che proclami con orgoglio “non farò nulla per risolvere questo problema“. Anche la natura umana sembra ripudiare l’immobilismo, per quanto la ragione magari non lo condanni.
 
Ma non abbiamo un dovere verso le generazioni future?
 
Nel 2100 il reddito medio sarà otto volte il nostro. Che doveri hanno i poveri nei confronti dei ricchi? Non moltissimi.
 
Non esiste un principio di precauzione?
 
Chiediti come mai non lo applichiamo mai, né a livello individuale né a livello comunitario.
 
Come “non lo applichiamo mai“?, io mi reputo un tipo prudente, per esempio.
 
Un conto è essere prudenti, un altro applicare il principio di precauzione.
 
Cosa intendi dire?
 
Medita su questo esempio: cerchi lavoro e ne scopri uno più bello e redditizio di quello che fai attualmente, ma comporta attraversare una strada in più alla mattina quando ti rechi in sede, è forse  questo sgradevole particolare qualcosa che puo’ farti desistere dal cambiare? No, eppure attraversare una strada in più comporta pur sempre piccoli rischi aggiuntivi di una catastrofe, come l’investimento da parte di un’auto.
 
Non puoi paragonare le due cose: una scelta è privata, l’altra è collettiva.
 
Se non ti basta ti faccio un altro caso: esiste una piccola probabilità  che il nostro pianeta impatti con un asteroide vagante, sarebbe una catastrofe. Quanti trilioni di euro investiresti per sventare la minaccia o ridurla in modo significativo? Almeno 10, se applicassimo il principio di precauzione. Ma non lo facciamo, ovviamente. Di solito trascuriamo i piccoli rischi di grandi catastrofi, riteniamo razionale fare così quando i costi sono alti.
 

Lettura consigliata: The End of Doom: Environmental Renewal in the Twenty-first Century di Ronald Bailey

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: