Il divorzio tra scienza e fede

Abbiamo visto che probabilmente esiste un Dio, che probabilmente coincide con il Dio cristiano e che, anche se parliamo di un Dio d’amore, la presenza del male sulla terra è giustificato. Un Dio del genere probabilmente ci starà vicino facendosi uomo, allevierà la nostra condizione, ci indicherà un modello di perfezione conservandolo intatto nel tempo e rendendolo vivo. Ma l’uomo contemporaneo sarà in grado di intenderlo utilizzando la sua ragione?

A quanto pare le difficoltà non mancano.

Il divorzio fede/ragione si è consumato secoli fa patrocinato da spiriti illustri come Hume e Kant.

Oggi la frattura resta di fatto insanabile anche se gli argomenti originari si presentano a noi come vetusti, almeno secondo il Richard Swinburne di “Why Hume and Kant were mistaken in rejecting natural theology”.

Ma cos’è esattamente la teologia naturale, ovvero la base razionale della fede?…

… arguments from evident features of the natural world to the existence and nature of God…

Non è indispensabile padroneggiarla per vivere a fondo la fede ma è uno strumento a disposizione del dubbioso. Oggi che viviamo tra i dubbi sarebbe doppiamente preziosa ma su quella tradizione è stato gettato un discredito che perdura…

… this whole tradition became discredited among philosophers as a result of the similar arguments put forward by Hume and Kant about the bounds to what humans could understand and know…

L‘intelletto secondo Hume…

… all our ‘ideas’ are compounded of simple ideas, and that all simple ideas are derived from ‘impressions’…

Tutto il nostro sapere nascerebbe da impressioni meramente sensoriali…

… since, he assumes, humans have impressions only of certain sensible kinds, we can have ideas only of certain kinds…

Poichè le impressioni sono di un certo tipo, le idee sensate che possiamo concepire sono solo di un certo tipo. Esiste quindi un chiaro limite a ciò che possiamo conoscere.

Oltre ad avere un’idea delle cose materiali, possiamo concepire dei concetti che costruiamo combinando le idee di base…

… since, he assumes, humans have impressions only of certain sensible kinds, we can have ideas only of certain kinds…

Il motto di Hume ha un’ origine medievale…

… nil in intellectu quod non prius in sensu…

L’approccio di Hume nega gli universali, il che crea situazioni piuttosto problematiche visto che noi ci serviamo continuamente di universali…

… Suppose Hume has impressions of what are in fact eighteenth- century European humans. These impressions can give rise to an idea applicable to and only to eighteenth-century European humans. But they could also give rise to an idea applicable to and only to humans of any time and culture, and also to an idea applicable to and only to persons (i.e. any rational beings, including for example Martians)…

Ogni conoscenza legittima è specifica.

Ma vediamo in concreto come Hume tratta, per esempio, il concetto di “causa“…

… Hume claimed that we derive our idea of ‘cause’ from impressions of ‘constant conjunction’…

Noi costruiamo i concetti grazie alla logica induttiva, e la cosa è evidente nella costruzione del concetto di “causa”.

È un concetto rilevante per la teologia naturale poichè Dio è causa dell’universo.

Ma Dio è unico e inosservabile. Se conosciamo attraverso l’induzione come sarà mai possibile conoscere l’esistenza di un Dio unico e inosservabile? Cosa ci vorrebbe secondo Hume?…

… It would seem to follow that we would have to have observed many acts of will of many gods…

Il fatto è che nella filosofia di Hume tutto è unico e la conoscenza solo specifica. In questo senso non potremmo mai conoscere nulla: anche due atomi sono fondamentalmente diversi se considerati nello specifico: per assimilarli al fine di applicare l’induzione noi istituiamo necessariamente delle analogie…

… we can certainly speculate about states of atoms causing other states of atoms, even if we cannot learn much about causation at the atomic scale…

Di fatto Hume ricorre all’analogia per costruire il concetto di causa poichè accomuna realtà che giudica analoghe (esempio due atomi distinti)…

… But if the concept of causation is a concept of regular succession, it is plausible to suppose that it is meaningless even to speculate about single causes, causes which caused effects even though no similar objects causes similar effects…

A questo punto è bene aggiungere che noi sperimentiamo la causa anche in altro modo trascurato da Hume: osservando noi stessi.

Se alzo la mano so di aver causato io questo gesto, almeno fino a prova contraria (principio di credulità).

… Our primary awareness of causation is then an awareness of an agent (oneself)…

Ora è chiaro che se istituiamo un’analogia (operazione che a parole Hume non consente ma che di fatto fa per non ricadere nel nichilismo) tra uomo e Dio, noi possiamo elaborare poi su quest’ultimo concetto.

Magari l’analogia tra uomo e Dio non è fedele come quella tra due atomi ma poco conta: la cosa si riflette sulle probabilità non sulla possibilità di conoscere.

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Molti errori di Hume sono stati ereditati da Kant, anche se in questo caso parliamo di un filosofo più sofisticato.

L’intelletto concepito da Kant è fatto di intuizioni e categorie, la conoscenza con una fonte interiore non è quindi negata…

… inputs to our mental life are ‘intuitions’ and that these are interpreted by concepts… categories yield knowledge only insofar as they can be applied to such intuitions…

Il sapere dell’uomo nasce dall’applicazione delle categorie interiori all’intuizione che ci forniscono le esperienze possibili.

Dio non rientra tra le “esperienze possibili”, quindi non possiamo farne oggetto di ragionamento applicando ad esso il concetto di causa.

Prima domanda: cosa sono le “esperienze possibili”, ovvero gli “oggetti logicamente possibili”?

Domanda lecita visto che l’esempio fatto da Kant stesso è palesemente errato. Parla infatti di spazio “spazio unico”…

… we can represent to ourselves only one space…

Ha in mente lo spazio della geometria euclidea. Eppure i matematici hanno concepito come possibili e hanno ragionato a lungo su spazi non-euclidei. O si tratta di vaneggiamenti o Kant ha torto.

Ma aver sbagliato esempio non confuta di per sè la tesi gnoseologica di fondo. Vediamo una formulazione alternativa…

…  claim that since only the conditioned could be an object of possible experience, we can have no knowledge of the ‘unconditioned’… various attempts to acquire knowledge of the unconditioned land us in irresoluble conflicts…

Poiché non possiamo esperire l’incondizionato, quindi non possiamo parlarne. Segue elenco delle antinomie.

E qui arriviamo alla sostanza: quando Kant dice che “non possiamo conoscere” afferma di fatto che non possiamo conoscere con certezza. Ma oggi noi sappiamo che tutta la conoscenza è probabilistica.

Elencando le antinomie della ragione pura si afferma che ad ogni tesi emerge un’antitesi plausibile. Vero, tuttavia è possibile attribuire probabilità diverse a tesi ed antitesi.

Il Big Bang è un evento che non osserveremo mai ma che possiamo ipotizzare in modo plausibile. Anche un universo infinito è un’ipotesi possibile ma date certe leggi che osserviamo nell’universo la prima ipotesi resta più probabile.

Non sappiamo cosa abbia causato il Big Bang, tuttavia possiamo conoscere la sua realtà dagli effetti che ha prodotto….

… We do not have to suppose that every event of which we have knowledge has a cause

Kant sottovaluta il concetto di probabilità

… not have a clear idea of what are the criteria for observed data making probable a theory about the unobservable…

Si tratta di un concetto che combinato con l’analogia ci consente di conoscere cio’ che non possiamo osservare.

Kant morì nel 1804, peccato. Peccato perché con la teoria atomica di Dalton anche la scienza cominciò a postulare enti inosservabili attribuendo loro certi effetti… .

It was only in 1803 that the first version of an atomic theory of chemistry was proposed by Dalton which gave –by the criteria I expounded – a very probable explanation of the details of observed data (such as the fixed ratios by weight in which substances combined to form new substances). Before Dalton theories about the unobservable were simply unevidenced speculations. Since Dalton, scientists have produced evidence making probable detailed theories not merely about things too small, but about things too big, too old, and too strange to be observed. Kant had great respect for the physical sciences; if he had known of their subsequent history, he might have acknowledged great scope for human reason to acquire probably true beliefs about matters far beyond the observable…

Siccome Kant ammirava le scienze fisiche, questa loro evoluzione lo avrebbe portato a rivedere la sua filosofia della conoscenza. Una revisione che probabilmente avrebbe riabilitato la teologia naturale.

ragione

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