Vivere in una bolla

Henry David Thoreau cercò scampo nel bosco.

Lo stilita si accucciò su una colonna e smise di parlare.

Paul Gauguin e Robert Louis Stevenson fuggirono nelle lontane isole del Sud.

Ma il passato non ha l’esclusiva di gesti del genere: ho appena letto il milanese  Paolo Cognetti, per lui l’occasione di ritirarsi dal mondo è la vita in baita a quota duemila. E nessuno oggi spiega meglio le ragioni per farlo.

In questi casi la solitudine è ricercata con uno sforzo eroico.

***

Oggi non è più necessario, la tecnologia ci consente di tagliare i ponti con tutto e tutti riducendo al massimo i costi. Lo si puo’ fare da casa, stando seduti comodamente in poltrona.

Ognuno, in altri termini,  puo’ creare la propria bolla col minimo sforzo. Ma come procedere?

Diventa importante eludere ogni notizia del mondo esterno, specie se di cronaca o di politica.

Abbandonare al più presto ogni interesse concreto per i problemi sociali, affrontare solo quelli che vi interessano e farlo come se ve li proponesse la settimana enigmistica. In altri termini: quando date la vostra onesta soluzione (o quando vi stufate di cercarla) mollate tutto.

Parallelamente, evitare anche la pubblicità commerciale, oggi ci sono degli aggeggini che consentono di farlo a poco prezzo. Per realizzare tutto questo, non è necessario rinunciare alla TV, che è fonte di molte gioie per chi vive nella bolla, basta saperla manovrare sapientemente. Il telecomando deve diventare la vostra colt.

Nella vostra bolla siete voi a stabilire le proporzioni, ricordatevelo. Nella mia, per esempio, Guido Vitiello conta mille volte più di Mattarella, della cui esistenza trapela giusto qualche precario indizio.

Ma perché farsi una bolla? Perché mettere tanta distanza tra voi e il mondo?

Perché tanto il mondo tanto non vi ascolta, inutile perdere tempo ed energie costruendo una relazione.

Tuttavia, bolla e misantropia sono cose molto differenti: anche se “il mondo non  ascolta” è possibile nutrire una simpatia di fondo verso gli altri: vadano pure per la loro strada, non me ne curo ma li benedico, in fondo siamo simili. Arrivo persino a dire che siamo fratelli.

Costruirsi una bolla significa divorziare con la società. Ma si tratta di un un divorzio consensuale, amichevole. Si resta pur sempre in cordiali rapporti.

Una bolla è tanto più bolla quanto più evitate ogni relazione esterna. I moderati che non amano l’isolamento completo mantengano per lo meno un rapporto solo con chi condivide i loro interessi, non commettano imprudenze.

Riducete al minimo gli amici di Facebook, i follower di Twitter e i gruppi Whatsapp in cui siete coinvolti. Niente mailinglist. Meno contatti, meno perdita di tempo. Più selezione, più stimoli.

Mantenersi sempre nel perimetro della vostra sub-sub-cultura. Andare oltre riserva sorprese spiacevoli.

Procuratevi un animale (poco impegnativo). Portare a spasso il cane nelle ore più impensate vi consente di svuotare la testa favorendo i sogni ad occhi aperti. L’animale, diversamente dai bambini, non riserva sorprese spiazzanti, facilita l’istituzione di rituali, ovvero tempi vuoti che potete riempire con le vostre fantasticherie arbitrarie.

Cercatevi un lavoro da pendolari, meglio se col treno. Il tempo passato a “pendolare” è tempo vuoto che potete destinare piacevolmente all’arredo della  vostra bolla. Inoltre, è un tempo necessariamente speso in ozio, e quindi riduce i sensi di colpa. Se poi una volta era facile essere disturbati da chi ha la fissa di “scambiare quattro chiacchiere”, oggi non è più così: ognuno guarda il suo telefonino. In fondo, anche chi non conosce l’arte della bolla è giocoforza spinto dalla tecnologia verso una sua realtà virtuale, per quanto povera.

Ogni tanto concedetevi una visita al mondo esterno. Ma breve, e soprattutto non allontanatevi: un passo deve essere sufficiente per riparare al sicuro nel calduccio della vostra bolla.

Non create mai occasioni di scontro, solo così si puo’ vivere in tranquillità. Meglio girare al largo dalle tentazioni che cercare di superarle in modo eroico.

Qualcuno potrebbe chiedersi  perché “esprimersi” se nessuno “ascolta”? Perché è bello. Se a voi non piace non è un obbligo, probabilmente nemmeno siete tipi da bolla.

Il patrono delle bolle è Epicuro: vivi nascosto. La popolarità è un cattivo test della verità.

La preghiera di chi vive in una bolla:

Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare,

il coraggio di cambiare le cose che posso,

e la saggezza per conoscere la differenza.

Bolla e autarchia non sono sinonimi: chi sta nella bolla puo’ fruire delle comodità che vengono da fuori, ce le si puo’ procurare con interazioni anonime. Si puo’ vivere in una bolla continuando ad essere dei perfetti “consumisti”.

***

Dubbio: forse l’eroismo di Thoerau, Gauguin, Stevenson e Cognetti è una componente essenziale per la  loro felicità.

E’ un dubbio lecito, forse non si cerca tanto la solitudine quanto il gesto eroico, il gesto che faccia parlare di noi. In questo caso una solitudine senza eroismo è inservibile poiché ancora non si è realmente convinti che “il mondo non ti ascolta”.

Altro dubbio: forse ritirarsi dal mondo è una vigliaccata. Forse sfruttare al meglio le comodità del mondo moderno è una forma di tradimento. Qualcuno non capirà ma un cattolico capisce eccome.

Dubbio lecito, infatti è prudentee confessare la costruzione della bolla come un peccato, uno dei tanti.

P.S. Un peritoso costruttore di bolle è Bryan Caplan, una parte di questi suggerimenti vengono da lui e dal suo blog.

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