La scimmia nuda

Un famoso autore definiva così l’uomo enfatizzando in questo modo la sua parentela stretta con gli altri animali.

Ma cosa ci dice oggi la scienza sull’unicità dell’uomo?

Risponde Joseph Henrich “The Secret of Our Success: How Culture Is Driving Human Evolution, Domesticating Our Species, and Making Us Smarter“.

Guardate bene vostro fratello e confrontatelo con gli altri animali. Innanzitutto notiamo che fisicamente è molto debole, estremamente vulnerabile…

… our ancestors spread across the globe, from the arid deserts of Australia to the cold steppe of Siberia, and came to inhabit most of the world’s major land-based ecosystems—more environments than any other terrestrial mammal. Yet, puzzlingly, our kind are physically weak, slow, and not particularly good at climbing trees….

Sempre a livello meramente fisico, siamo pieni di difetti

… Compared to other mammals of our size and diet, our colons are too short, stomachs too small, and teeth too petite. Our infants are born fat and dangerously premature,…

Ma la sorpresa maggiore si ha quando rivolgiamo l’attenzione alla nostra intelligenza: sì, non è disprezzabile, ma non è poi granché…

… Perhaps most surprising of all is that despite our oversized brains, our kind are not that bright, at least not innately smart enough to explain the immense success of our species…

Al gioco del “sopravvissuto sull’isola deserta“, tanto per dire, perdiamo con la scimmia cappuccina, il nostro genio tanto rinomato non sembra trarci d’impaccio…

… Suppose we took you and forty-nine of your coworkers and pitted you in a game of Survivor against a troop of fifty capuchin monkeys from Costa Rica. We would parachute both primate teams into the remote tropical forests of central Africa. After two years, we would return and count the survivors on each team. The team with the most survivors wins… Let’s face it, chances are your human team would lose, and probably lose badly, to a bunch of monkeys, despite your team’s swollen crania and ample hubris….

Ma a che ci serve allora una testa tanto grossa? Non sembra affatto che serva a contenere una quantità spropositata di intelligenza visto che nel “problem solving” la spuntiamo di misura con l’orango.

No. Abbiamo un cervello enorme perché deve contenere un’intera cultura. È la cultura il nostro punto di forza…

… the reason why your team would lose to the monkeys is that your species—unlike all others—has evolved an addiction to culture. By “culture” I mean the large body of practices, techniques, heuristics, tools, motivations, values, and beliefs that we all acquire while growing up, mostly by learning from other people…

La cultura, ovvero il sapere cumulativo, differenzia l’uomo dagli altri animali. Noi “cumuliamo”, gli altri cominciano sempre daccapo.

L’illuminista con la sua ragione è solo uno “scimmione dotato”, ma un uomo qualsiasi – magari il vecchietto sgranarosari – impregnato di una cultura millenaria è qualcosa di talmente straordinario che anche dal punto di vista scientifico si fa fatica a considerare ancora come un animale.

La selezione naturale privilegia chi riesce a connettersi più facilmente con la tradizione dei Padri.

La cultura incide sull’ambiente che, inevitabilmente, si riflette sull’evoluzione naturale. Insomma, cultura e geni coevolvono

… This interaction between culture and genes, or what I’ll call culture-gene coevolution, drove our species down a novel evolutionary pathway…

La nostra abilità non si concretizza tanto nell’intelligenza quando nell’inclinazione ad imparare selezionando i nostri maestri (ovvero coloro da cui imparare)…

… our capacities for learning from others are themselves finely honed products of natural selection. We are adaptive learners who, even as infants, carefully select when, what, and from whom to learn. Young learners all the way up to adults (even MBA students) automatically and unconsciously attend to and preferentially learn from others based on cues of prestige, success, skill, sex, and ethnicity. From other people we readily acquire tastes, motivations, beliefs, strategies, and our standards for reward and punishment…

Infanzia e vecchiaia sono per l’uomo due stagioni della vita cruciali poiché è in quelle fasi che si impara e si insegna…

… creating the extended childhoods and long postmenopausal lives that give us the time to acquire all this know-how and the chance to pass it on…

In linea con il precetto visto sopra della coevoluzione, persino il nostro fisico è segnato dalla nostra cultura…

… Along the way, we’ll see that culture has left its marks all over our bodies, shaping the genetic evolution of our feet, legs, calves, hips, stomachs, ribs, fingers, ligaments, jaws, throats, teeth, eyes, tongues, and much more…

Figuriamoci la nostra psicologia

… Psychologically, we have come to rely so heavily on the elaborate and complicated products of cultural evolution for our survival that we now often put greater faith in what we learn from our communities than in our own personal experiences or innate intuitions….

Il costrutto del prestigio sociale designa – attraverso un’aura particolare – chi è preposto da “insegnare”, chi deve essere imitato.

L’uomo è essenzialmente un “uomo obbediente“.

O per meglio dire, un “uomo conformista“. Il conformismo è alla base di ciò che siamo, il ruolo dell’immaginazione segue…

… cultural evolution initiated a process of self-domestication, driving genetic evolution to make us prosocial, docile, rule followers…

Questa considerazione ci fa comprendere come la pratica del “rito” sia inscindibile dalla nostra natura.

E qui si svelano alcuni misteri che ci si ripropongono ogni giorno al punto che abbiamo smesso di interrogarci: perché certe persone rispettano il semaforo rosso anche nel deserto? Perché tanta enfasi su taluni irrilevanti errori ortografici? Perché insegnare e imparare a  scuola tante cose che non ci serviranno mai nella vita? Nell’era dell’ “efficientismo” questi sono misteri.

Possiamo ora ipotizzare che chi compie strafalcioni ortografici, magari non infligge un danno sostanziale a chicchessia, magari non pregiudica la sua “efficienza” comunicativa, ma dimostra comunque di non onorare quelle convenzioni che costituiscono la cultura che ci unisce, e forse è anche incline a tradirla, evidentemente non ha capito fino in fondo quanto sia preziosa per noi tutti! Il nostro istinto è quindi quello di punirlo mettendolo in ridicolo (è impressionante come i bambini puniscano chi viola una regola che hanno imparato a menadito senza saper nulla sull’efficienza o sull’equità di quella stessa regola).

Anche della scuola capiremo sempre poco se non riconosciamo tra le sue funzioni anche (e soprattutto) quella di essere la garante del conformismo dei ragazzi che escono dai suoi banchi.

… How did rituals become so psychologically potent, capable of solidifying social bonds and fostering harmony in communities?… why does careful reflection cause greater selfishness? Why do people who wait for the “walk signal” at traffic lights also tend to be good cooperators?…

C’è un’altra domanda a cui ora possiamo rispondere: perché siamo al contempo tanto cooperativi da vivere in vaste comunità pacifiche e tanto cattivi da scatenare guerre terrificanti?

… How did our species become the most social of primates, capable of living in populations of millions, and at the same time, become the most nepotistic and warlike?…

Il nostro punto di forza non è la mente individuale ma quel “cervello collettivo” che ci coordina. È questa la tecnologia più sofisticata a nostra disposizione.

Da dove emerge la scienza, per esempio…

…it emerge not from singular geniuses but from the flow and recombination of ideas, practices, lucky errors, and chance insights among interconnected minds and across generations…

E l’innovazione?…

… innovation in our species depends more on our sociality than on our intellect, and the challenge has always been how to prevent communities from fragmenting and social networks from dissolving…

Senza innovazione non c’è cultura. La cultura è sapere cumulato ma c’è poco da cumulare in assenza di incremento e innovazione.

Nei bambini vediamo concentrato al massimo questo mix esplosivo: immaginazione al culmine (il bambino è sempre con la testa persa nel suo mondo immaginario) e conformismo spinto (tra i bambini il “diverso” se la passa particolarmente male).

La cultura forgia anche il nostro linguaggio

… Like our fancy technologies and complex sets of social norms, much of the power and elegance of our languages come from cultural evolution… Why are languages from people in warmer climates more sonorous? Why do languages with larger communities of speakers have more words, more sounds (phonemes), and more grammatical tools?…

È la cultura che ci rende intelligenti e non viceversa. E’ la cultura che c’ingrossa il cervello e non viceversa. Il problema dell’uovo e della gallina sembra risolta…

… However, as you’ll see, we don’t have these tools, concepts, skills, and heuristics because our species is smart; we are smart because we have culturally evolved a vast repertoire of tools, concepts, skills, and heuristics. Culture makes us smart… cultural evolution has influenced the development of our brains, hormonal responses, and immune reactions, as well as calibrating our attention, perceptions, motivations, and reasoning processes to better fit the diverse culturally constructed worlds in which we grow up…

La cultura è un’arma talmente potente da trasmutare il dolore in piacere e il disgustoso in prelibato.

***

L’uomo è un animale trasformativo: ha rimodellato un terzo del pianeta in cui vive. Non c’è paragone con gli altri animali. Siamo una specie “ecologicamente dominante”…

… Not only did ancient hunter-gatherers expand into most of the earth’s terrestrial ecosystems, we probably also contributed to the extinction of much of its megafauna—that is, to the extinction of large vertebrates like mammoths, mastodons, giant deer, woolly rhinos, immense ground sloths, and giant armadillos, as well as some species of elephants, hippos, and lions…

Possiamo schioccare le dita e decidere che domani non esisteranno più leoni sulla terra. Possiamo anche decidere che non esisterà più la vita sul pianeta! Siamo i padroni del globo: non dobbiamo montarci la testa ma neanche negarlo.

Molti animali fisicamente più potenti di noi si sono estinti in un amen. Ciò non significa, attenzione, che la sopravvivenza ci contrassegni, le formiche sopravvivono come e anche meglio di noi…

… Other species have also spread widely and achieved immense ecological success; however, this success has generally occurred by speciation, as natural selection has adapted and specialized organisms to survive in different environments. Ants, for example…

Ma noi abbiamo smesso da tempo di adattarci all’ambiente. Al contrario, adattiamo l’ambiente a noi. Per questo viaggiamo in lungo e il largo insediandoci ovunque. Per contro, tra gli animali, anche la specie più resistente, se la sposti di un centinaio di chilometri rischia l’estinzione…

… more than 14,000 different species with vast and complicated sets of genetic adaptations.5 Meanwhile, humans remain a single species…

Questo è talmente vero che le variazioni genetiche tra gli uomini sono minime, non esistono sottospecie. Cosa che non è già più vera per le scimmie…

… We have, for example, much less genetic variation than chimpanzees and show no signs of splitting into subspecies. By contrast, chimpanzees remain confined to a narrow band of tropical African forest and have already diverged into three distinct subspecies…

Alcuni studiosi hanno identificato la nostra unicità nella capacità di utilizzare degli strumenti…

… Most would agree that it traces, at least in part, to our ability to manufacture locally appropriate tools…

Ma non siamo gli unici ad utilizzare strumenti.

Altri hanno puntato sulla capacità di cooperare

… Many researchers also point to our cooperative abilities and diverse forms of social organization…

Ma api e formiche cooperano molto più di noi.

Altri hanno puntato sulla nostra intelligenza

… Why can’t other animals achieve this? The most common answer is that we are simply more intelligent. We have big brains with ample cognitive processing power and other souped-up mental abilities…

Steve Pinker ha sottolineato la flessibilità della nostra intelligenza…

… humans evolved “improvisational intelligence,” which allows us to formulate causal models of how the world works…

Altri hanno sottolineato la nostra intelligenza specifica

… An alternative, though perhaps complementary, view is that our big brains are full of genetically endowed cognitive abilities that have emerged via natural selection to solve the most important and recurrent problems faced by our hunter-gatherer ancestors… these cognitive mechanisms take in problem-specific information and deliver solutions…

C’è chi ha esteso il concetto di intelligenza (intelligenza emotiva, intelligenza sociale…) nello sforzo disperato di individuare qualcosa di specifico nella scimmia-uomo…

… A third common approach to explaining our species’ ecological dominance focuses on our prosociality, our abilities to cooperate intensively across many different domains and extensively in large groups…

Ma tutte queste ipotesi, in un modo o nell’altro, sembrano lacunose

… However, as I’ll show, none of these approaches can explain our ecological dominance or our species’ uniqueness without first recognizing the intense reliance we have on a large body of locally adaptive, culturally transmitted information that no single individual, or even group, is smart enough to figure out in a lifetime….

Per capirlo meglio, torniamo alla condizione dell’ esploratore esploratore disperso

… In chapter 3, lost European explorers will teach us about the nature of our vaulted intelligence, cooperative motivations, and specialized mental abilities…

Una condizione miserabile, perché un uomo da solo – per quanto intelligente – senza una cultura a sostegno è un essere “miserabile”, almeno in natura.

È ora utile fare mente locale su “quanto” siamo più intelligenti degli altri animali.

Ebbene, sì, lo siamo, ma non poi così tanto

… I want to warm up by shaking your confidence on just how smart our species really is relative to other primates…

Non è tanto l’intelligenza ad essere rilevante quanto ciò che le nostre intelligenze mettono in comune generazione dopo generazione. Questo patrimonio di conoscenze possiamo battezzarlo “cultura”…

… our cultural learning abilities give rise to “dumb” processes that can, operating over generations, produce practices that are smarter than any individual or even group. Much of our seeming intelligence actually comes not from raw brainpower or a plethora of instincts, but rather from the accumulated repertoire of mental tools…

Apprendere una cultura è ben diverso rispetto ad imparare una formula. Richiede innanzitutto l’abilità di comprendere da chi imparare…

… Cultural learning refers to a more sophisticated subclass of social learning abilities in which individuals seek to acquire information from others, often by making inferences about their preferences, goals, beliefs, or strategies and/or by copying their actions or motor patterns…

Vediamo più nel dettaglio cosa distingue l’uomo dalla scimmia in termini di abilità cognitive…

… Showdown: Apes versus Humans Let’s begin by comparing the mental abilities of humans with two other closely related large-brained apes: chimpanzees and orangutans…

Il paragone più illuminante è quello tra bambino e scimmia

… it might be misleading to compare apes to fully culturally equipped adults, who, for example, know fractions… researchers often compare toddlers to nonhuman apes (hereafter just “apes”)…

L’esito degli studi più significativi

… In a landmark study, Esther Herrmann, Mike Tomasello, and their colleagues at the Institute for Evolutionary Anthropology in Leipzig, Germany, put 106 chimpanzees, 105 German children, and 32 orangutans through a battery of 38 cognitive tests…

Possiamo ben dire che le prestazioni non differiscono granché

… On all the subtests of mental abilities, except social learning, there’s essentially no difference between chimpanzees and two-and-a-half-year-old humans, despite the fact that the two-and-a-half-year-olds have much larger brains…

Ma c’è qualcosa in cui i bambini vincono a mani basse: nel copiare

… By contrast, for the social learning subtest, the averages shown in figure 2.2 actually conceal the fact that most of the two-and-a-half-year-olds scored 100% on the test, whereas most of the apes scored 0%…

Tra le scimmie, infatti, non esiste il “vecchio saggio” da cui lo scimmiotto copia…

… Interestingly, however, older apes do not generally do better on these tests than younger apes—quite unlike humans. By age three, the cognitive performances of chimpanzees and orangutans—at least in these tasks—are about as good as they get…

Confrontiamo ora scimpanzé e universitari concentrandoci sulla memoria. Ma ci sono diversi tipi di memoria

… Let’s consider first the available data comparing humans and chimpanzees in (1) working memory and information processing speed, and then in (2) games of strategic conflict…

Ebbene, la persona intelligente fa un grande uso della “working memory“, o memoria RAM., oltreché della velocità con cui processa le informazioni..

… If you take an intelligence test, you may hear a list of numbers and then be asked to recall those numbers in reverse order. This measures your working memory. Working memory, along with information processing speed, are often considered two of the foundations of intelligence…

Ci si aspetterebbe che gli universitari facciano bene in questi test.

Ebbene, sì, i loro risultati sono buoni, ma non staccano affatto le scimmie, specie quelle più dotate…

… we might expect adult humans to significantly outperform any chimpanzees in head-to-head competition… Two Japanese researchers, Sana Inoue and Tetsuro Matsuzawa, set up just such a chimp-versus-human showdown… These chimps faced off against university students.16 For working memory, our species did well… However, when the numeral flashes got quicker and the task got tougher, Ayumu beat all the humans. Interestingly, as the flash of numbers sped up, Ayumu’s performance remained consistent whereas the humans’ performance, as well as that of the other chimps, rapidly degraded… Every chimpanzee was faster than every human, and their speed did not vary with their performance. By contrast, faster human responses tended to be less accurate… The young chimps, who actually outperformed their mothers, would probably defeat any group of young kids… the point stands that the humans did not obviously dominate their fellow apes on either working memory or information processing speed, despite our much larger brains…

Un’ipotesi alternativa afferma che la nostra intelligenza è “machiavellica“, ovvero specializzata nell’interagire con altre intelligenze. Potremmo parlare di “intelligenza strategica“…

… This view emphasizes that our brains and intelligence are specialized for dealing with other people and argues that our brain size and intelligence arose from an “arms race” in which individuals competed in an ever-escalating battle of wits to strategically manipulate, trick, exploit, and deceive each other…

Se fosse così dovremmo essere particolarmente abili nei giochi strategici. È così?

I test sono abbastanza semplici poiché esistono una marea di giochi strategici.

Scimpanzé e uomini hanno giocato, per esempio, al “gioco dell’incontro” (un gioco strategico tra i più noti). Come è andata?…

… A research team from Caltech and Kyoto University tested six chimpanzees and two groups of human adults: Japanese undergraduates and Africans from Bossou, in the Republic of Guinea. When chimpanzees played this asymmetric variant of Matching Pennies (figure 2.4), they zoomed right in on the predicted result, the Nash equilibrium. Humans, however, systematically and consistently missed the rational predictions, with Mismatchers performing particularly poorly…

È andata malino, l’uomo non domina. La differenza più percepibile non è tanto nell’esito quanto nei tempi di riflessione prima di operare la scelta: la scimmia è più rapida, quasi che l’uomo voglia frenare un istinto…

… A final insight into the humans’ poor performance comes from an analysis of participants’ response times, which measures the time from the start of a round until the player selects his move… It’s as if the humans were struggling to inhibit or suppress an automatic reaction. This pattern may reflect a broader bug in human cognition…

Ma soprattutto: gli uomini, di fronte a scelte complesse, tendono a copiare. Chi viene dopo imita…

… the slower player sometimes unconsciously imitates the choice of his or her opponent.21 The reason is that we humans are rather inclined to copy—spontaneously, automatically, and often unconsciously. Chimpanzees don’t appear to suffer from this cognitive “bug,” at least not nearly to the same degree…

Gran parte della letteratura sulle dissonanze cognitive è riconducibile a questo istinto di copiare…

… I could have also tapped the vast literature in psychology and economics, which tests the judgment and decision-making of undergraduates against benchmarks from statistics, probability, logic, and rationality. In many contexts, but not all, we humans make systemic logical errors…

I ratti non credono nel fenomeno della “mano calda” (l’appassionato di basket sa di cosa parlo). Hanno ragione, ma questo, probabilmente, è anche il motivo per cui resteranno ratti fino alla loro estinzione…

… basketball betters see certain players get the “hot-hand,” even when they are actually seeing lucky streaks that are consistent with the player’s typical scoring percentage. Meanwhile, rats, pigeons and other species don’t suffer from such reasoning fallacies…

Conclusione: è grazie a questa pulsione conformista, a volte irrazionale, che noi onoriamo il nostro passato, i nostri avi, nonché la cosa più preziosa che abbiamo: quel sapere accumulato che chiamiamo cultura e che ci rende unici. E’ da lì che dobbiamo partire applicando la nostra fenomenale immaginazione. L’uomo non “crea”, “migliora” e “diversifica”.

***

Addomesticare significa puntare su quel conformismo che ci consente di valorizzare la cultura. In questa sezione vediamo più da vicino l’ ”addomesticamento dell’uomo”.

Partiamo da una domanda che coglierà qualcuno alla sprovvista.

Come giudicate chi dopo una bella giornata passata con la propria amante le “ammolla” cinquecento euro? E chi invece le regala  l’anello che lei ha sempre desiderato?

I due giudizi saranno molto diversi, anche se nella sostanza non esiste differenza tra i due comportamenti.

Nessuna differenza nella sostanza ma nessuno che sia disposto all’equiparazione.

Perché?

Probabilmente il nostro cervello non ragiona bene: si è formato migliaia di anni fa per risolvere i problemi che avevamo allora, i problemi di oggi sono così diversi che lui arranca, cosicché fa parecchi errori. Il fenomeno ha un nome: “maladaptation”. E’ il brodo in cui sguazza lo psicologo evoluzionista.

Oppure chi paga in contanti viola una convenzione sociale tanto arbitraria quanto significativa. Le due risposte non sono poi così diverse, la “convenzione” non ha nulla di sostanziale ma cio’ non vuol dire che sia irrilevante.

In realtà è talmente importante che noi siamo “nati” per creare, rispettare e punire chi viola le convenzioni sociali, anche le più gratuite.

Provate a mettere davanti a dei bambini di tre anni una persona autorevole che maneggi con maestria un aggeggio misterioso dalle funzioni arcane. Ripetete l’operazione per più volte, magari con i genitori dei bimbi che stupiscono ed applaudono la persona autorevole. Se poi consegnate quello stesso oggetto ai bambini cercheranno di ripetere i gesti che hanno visto. Infine, presentate sulla scena un individuo buffo che maneggi goffamente lo stesso arnese ma in modo alquanto differente; i bambini avranno un soprassalto e protesteranno in modo veemente contro l’uso anomalo. Disprezzo e dissociazione saranno i sentimenti più naturali tra loro.

Il “diverso” è da noi contestato, ostracizzato e in casi estremi soppresso.

I bambini sono tremendi: provano piacere ad imparare e condividere una regola (anche del tutto inutile), ma soprattutto provano piacere a punire chi la viola. Un neuroscienziato vi dirà che nel loro cervello accade la stessa cosa quando imparano e quando castigano.

Prendi il fenomeno del bullismo. E’ chiaro che il primo colpevole delle vessazioni è il bullo stesso. Qualcuno coglie anche delle responsabilità nella vittima debole e con la tendenza ad isolarsi. Di solito però si evita di incolpare il gruppo (quel gruppo in cui la vittima non si è integrata). Eppure, spesso, è il gruppo stesso a spingere il bullo verso la vittima deviante che fatica ad uniformarsi. Oppure ancora è il bullo che intende esibire le sue prodezze avendo il gruppo come spettatore.

Nelle storie i personaggi preferiti sono i castigatori del “mostro” (mostro = diverso). L’eroe che aiuta il mostro messo a malpartito non viene capito molto, lascia un po’ interdetti, anche se un comportamento del genere fa capolino in alcuni libri dell’infanzia contemporanei.

I bambini sono dei veri moralisti: imparano molto meglio se la cosa è spiegata loro in termini di “doveri”! Se dico che il sole “deve” tramontare capiscono al volo il fenomeno. Meglio che se mi limitassi a proporre una mera descrizione del tipo “il sole tramonta”.

Il nostro cervello è una macchinetta in cerca di qualcuno a cui ubbidire, in cerca di doveri da rispettare o da far rispettare. Possiede anche una singolare abilità nello scovare i modelli più appropriati per noi: non tutti i maestri sono uguali.

I bambini sono nati per essere addomesticati. Mike Tomasello ha studiato a fondo la faccenda: secondo lui la nostra mente ci spinge di default a selezionare e imitare un modello (qualunque cosa faccia), poi anche a castigare i devianti. I devianti ci disturbano più che se ci pestassero un piede. Abbiamo un pro-social bias che nei bambini è già sviluppatissimo. Il conformismo è la regola aurea.

Mentre la regola si impara, la punizione del diverso no: quella ci viene proprio naturale.

Il modello è decisivo. Occorre una cattedra con tanto di pedana che lo elevi e che lo renda tale. Occorre il rispetto degli altri adulti. Occorre che già condivida con me altre convenzioni come il linguaggio o i gusti. Già a 5/6 mesi noi prestiamo più attenzione a chi ha un accento affine a quello della mamma. Esistono meccanismi raffinati attraverso i quali selezioniamo i modelli.

Viviamo in un mondo di convenzioni, molte delle quali arbitrarie, e ci controlliamo a vicenda circa il loro rispetto. Le sanzioni vanno dal pettegolezzo sfrontato all’esecuzione sommaria.

Anche la reputazione è una specie di patente a punti. Presso i bimbi il meccanismo della reputazione è già pienamente operativo.

Con la vergogna sto dicendo: “temo le convenzioni e sono pronto a rispettarle”. Dan Fessler è andato ancora più a fondo: la vergogna è un ordinatore sociale, un modo per riconoscere il proprio posto e la dominanza altrui: il bambino ha vergogna della maestra, e lo svergognato è un deviante da punire. Nella punizione dovuta allo svergognato maestra e compagni collaborano.

Il rispetto delle convenzioni è una sorta di giuramento di fedeltà al gruppo e la competizione tra gruppi è decisiva per la razza umana.

Quanto più la convenzione è difficile da onorare, tanto più il giuramento è difficile da falsificare: se infibulo mia figlia o circoncido mio figlio puoi fidarti di me, sono uno dei tuoi, non farei mai una cosa del genere se non per un motivo realmente importante come giurare fedeltà al gruppo.

In questo senso ci si inventa di tutto: crani da deformare, colli da allungare, piedi da accorciare, digiuni da osservare, vacanze improbabili da sopportare… Ogni cultura ha i suoi giuramenti.

I lupi divennero cani eliminando i riottosi. Con l’uomo vale la stessa cosa: solo chi ha un cervello idoneo ad uniformarsi puo’ sopravvivere. Solo chi conosce l’arte del giuramento ha qualche chance. Chi compie la gaffe di pagare in contanti la propria amante non si puo’ certo dire che conosca l’arte del giuramento: verrà lasciato dalla sua amante e disprezzato dagli altri.

I cervelli più affidabili sono quelli che non fanno calcoli e ubbidiscono per principio, un tedesco attende il verde anche nel deserto. In questo senso, è bene che la razionalità ceda alle convenzioni. Per questo chi paga in contanti non è come chi regala una pelliccia, anche se la ragione non vede sostanziali differenze.

Essere acritici ci protegge meglio dalle tentazioni, ci evita carichi cognitivi ma soprattutto ci fa apparire più affidabili. Mia mamma sta dalla mia parte, lo so per certo perché se vede che ho bisogno non si metterà mai a soppesare le  mie colpe eventuali prima di tendermi la mano.

Ci vuole un certo sforzo cognitivo per violare le norme, dal che discende il fatto che le persone più intelligenti siano anche le più infide: vanno bene per interagire con lo straniero a nome del gruppo, potranno ingannarlo traendo profitti per tutti.

Questo intreccio di convenzioni in cui viviamo ha un nome, si chiama “cultura”. Non è inamovibile, si puo’ e a volte si deve cambiare.

Geni e cultura “coevolvono”. Cio’ non significa che esiste una “cultura naturale”. Cio’ che esiste in natura è un cervello in grado di apprendere, imitare ed escludere gli eccentrici, un cervello che genera culture quando agisce interagendo con gli altri. La norma sociale specifica puo’ esse la qualunque.

Nella nostra cultura se paghi in contanti la tua amante la degradi a prostituta recandole un’offesa imperdonabile: i nostri cervelli hanno interiorizzato questa mera convenzione. In altre culture – per esempio a Samoa – porgere un pacchettino di banconote alla donna per cui spasimi è invece segno di vero amore: i loro cervelli hanno interiorizzato questa convenzione. Ci sono molte somiglianze tra i nostri e i loro cervelli: entrambi sanno interiorizzare delle norme sociali.

La norma sociale ci marchia: nel rispettarla diciamo tante cose e ci rendiamo prevedibili. L’essere prevedibili migliora la vita del gruppo coordinandolo. Se l’incertezza è un male per tutti, la prevedibilità è un bene per tutti.

Lo stereotipo rende la vita più vivibile e gli fa aumentare di valore. Siamo degli indefessi costruttori di stereotipi. Grazie agli stereotipi possiamo programmare la nostra esistenza.

Quando facevo il militare a Mondovì la movida era il Giovedì sera, c’era questa usanza arbitraria, si era creato questo stereotipo gratuito. La cosa era però molto utile: se volevi una serata tranquilla evitavi il Giovedì, se volevi una serata eccitante sapevi per certo che il Giovedì era il giorno migliore.

Se posso prevedere che guiderai la destra, a mia volta terrò la destra evitando terribili incidenti. La convenzione è arbitraria ma su roba del genere una comunità prospera. Se sei un tipo tanto originale e restio ai “giuramenti”, c’è il rischio che trasgredirai anche la convenzione sulle direzioni di marcia. Questo rende tutto più incerto e mi fa rinunciare alla macchina: è gente come te che manda in malora la nostra comunità!

Quanto più è necessario coordinarsi, tanto più il rispetto delle convenzioni sociali è importante. La guerra è l’atto che richiede il maggior coordinamento sociale (non a caso i  battaglioni devono marciare a ritmo perfetto: un-due, un-due).

Le persone che hanno vissuto la guerra sono le più irrazionalmente altruiste, le più disposte a sacrificare il loro bene per osservare convenzioni arbitrarie ma unificanti. E quanto più la guerra le ha toccate (per esempio con un lutto in famiglia), tanto più sono generose e disposte a “marciare seguendo il ritmo” senza nessun motivo apparente, solo come segno di disponibilità a sacrificarsi per il gruppo.

La pace fomenta la razionalità e l’egoismo. Ogni richiesta avanzata in tempo di pace suscita un “perché?”, un “chi me lo fa fare?”, un “a chi giova?”. In tempo di pace la comunità è giusto uno sfondo o “io” sono il protagonista. Peter Turchin ha teorizzato come le dinamiche della pace siano necessariamente prodromiche alla guerra.

La pace porta il progresso e il progresso è un altra fonte di egoismo. Se prima il gruppo era la nostra assicurazione ora – con il progresso – possiamo stipulare una polizza che sostituisca le reti relazionali: meno necessità del gruppo, meno necessità dei giuramenti, meno necessità di altruismo.

A chi rimpiange i bei tempi non resta che sperare in guerre, carestie, siccità e saccheggi.

Nela battaglia contro il razzismo si dice continuamente che “non esistono razze ma solo etnie”. Lo si dice in buona fede per evitare i conflitti, senza capire che i veri conflitti si hanno tra etnie differenti e non tra razze differenti.

Lasciamo perdere la questione dell’esistenza delle razze, non stiamo parlando di questo. Molto più semplicemente, si definisce “differenza etnica” una differenza culturale e “differenza razziale” una differenza morfologica. Il vero scontro tra gruppi si ha solo nel primo caso.

Se un nero parla in milanese io mi sento rassicurato. Se un bianco parla un dialetto a me incomprensibile sto sul chi va là.

La natura ci predispone unicamente al conflitto etnico (tra culture), è a livello culturale che si realizza la competizione tra gruppi. Le razze sono irrilevanti se non come segnalatori esterni di possibili differenze culturali.

Ora sappiamo perché le guerre civili sono più crudeli, o perché i conflitti etnici scatenino un vero odio. Spesso non si puo’ nemmeno dire che il razzista odi le razze che reputa inferiori, a volte c’è nei loro confronti una specie di paternalismo, sebbene l’equivoco abbia avuto nella storia esiti tremendi come  la schiavitù.

Ora sappiamo perché il marxismo era destinato al fallimento: la differenza di classe pesa poco rispetto a quella etnica. Se un Signorotto mille volte più ricco di me frequenta come me la Santa Messa di Natale io lo sento come un mio simile e mi vanto della sua “amicizia”.

Ma sappiamo anche perché non sia certo la mera unione politica a garantire la pace (in tempo di brexit sempre meglio ricordarlo). Molto più semplicemente, se ce ne sono le premesse, l’unione politica genererà guerre civili anziché tradizionali, il che forse è ancora peggio.

Nonconform

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2 pensieri riguardo “La scimmia nuda”

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