Emanuele Severino contro “Emanuele Severino”

Emanuele Severino non smette mai di pensare, la cosa traspare chiaramente da ogni sua foto. Se poi consideriamo il fatto che pensa sempre la stessa idea comprendiamo meglio il livello di profondità che ha raggiunto la sua elucubrazione. Anche per questo propongo la mia critica in modo timido e mettendo avanti le mani: si tratta di qualcosa che è poco più di uno scherzo :-). Eppure, non posso esimermi in nome del principio per cui “i nemici dei miei amici sono miei nemici”.

Ma chi sono i nemici di Emanuele Severino (ovvero i miei amici)? Essenzialmente uno: “Emanuele Severino”. O meglio, le virgolette (“”). La sua pluridecennale battaglia contro le virgolette lo ha lentamente condotto  verso uno scontro ancora più terribile: Emanuele Severino (ES) contro il Buon Senso (BS). E, si badi bene, non si tratta di una rappresentazione denigratoria poiché il Buon Senso gode di pessima fama in filosofia.

{… Disclosure: 1) io sono grande amico del BS, 2) non ho mai letto un libro di ES fino in fondo (nemmeno un suo articolo) e 3) a scuola non ho mai studiato queste materie…}

LA MANIA DI TIRARE TUTTO FUORI DAL TEMPO

Che differenza c’è tra l’osservazione che “Socrate è castano” e il fatto che Socrate è castano?

BS ci fa dire che la prima è una frase, il secondo un… fatto, per l’appunto.

Ora, che differenza c’è tra una frase e un fatto?

Ci sono tante differenza, la principale è che la prima “abita” fuori dal tempo, il secondo nel tempo. I concetti, in altri termini, non cambiano, gli oggetti sì. Un triangolo, tanto per dire, non invecchia, tu sì.

Le frasi sono un po’ come etichette poste fuori dal tempo che noi preleviamo e utilizziamo per facilitare la vita che trascorriamo nel tempo: sono utili, anzi, indispensabili. Oserei dire che il linguaggio è una peculiarità umana.

Ebbene, attraverso le virgolette noi esprimiamo questa differenze; cose da un lato, etichette dall’altro. Ma ES sembrerebbe odiare le virgolette, vorrebbe che non esistessero, lui è un razionalista e siccome la differenza tra A e “A” è difficile da descrivere a parole, allora, nei suoi piani, sarebbe meglio non esistesse del tutto.

Nella foga di eliminare le virgolette ES finisce per assimilare un po’ troppo la frase “Socrate è castano” e il fatto per cui  Socrate è castano. A volte, per esempio, sembra che entrambe queste due “cose” debbano dimorare entrambe fuori dal tempo, una dimensione del tutto naturale per la frase “Socrate è castano”, un po’ meno per il fatto per cui Socrate sarebbe castano. Che succede infatti quando Socrate invecchia e la canizie sopravanza? Il tempo, infatti, sembra agire eccome su Socrate, altro che “fuori dal tempo”. Come uscirne? Con la pillola universale, quella che a militare curava tutte le malattia. In filosofia la pillola universale è la categoria dell’illusione: se qualcosa c’ è ma non dovrebbe esserci allora è un’illusione. Ecco, per ES il tempo è un’illusione: il Socrate castano è in realtà eterno, non puo’ finire nel nulla (nichilismo!) per essere sostituito d’emblé da un Socrate imbiancato. L’occidente, sempre secondo Severino, ha firmato la sua condanna nel momento stesso in cui ha cominciato a “pensare” in questo modo distorto e intimamente nichilistico: così facendo, infatti, ha pensato quel nulla che mette in tutti i suoi pensieri e finirà per inghiottirlo. A supporto cita Einstein, che gode di buona stampa. Sono trent’anni che sento Severino maledire il “divenire” e dire che il nulla si porterà via l’occidente intero. Non vorrei che prima o poi anche lui, come gli orologi rotti, possa dire: “avete visto che avevo ragione?” (in realtà lo dice ogni volta che la borsa cala di 3 punti). E il Socrate imbiancato? In che relazione sta il Socrate imbiancato con il Socrate castano? Personalmente, non l’ho capito molto bene, probabilmente i due coesistono fuori dal tempo in una dimensione preservata dall’azione corruttrice del mondo come ci appare, esattamente come le due frasi “Socrate è castano” e “Socrate è bianco”.  Non capisco cosa questo possa significare in concreto – forse dovremmo farci buddisti o abbracciare non so quale misticismo parmenideo – ma affinché i conti di ES quadrino deve essere così.

Ma quali sono i vantaggi che ci regala una simile posizione? No perché io rinuncio a BS solo se vengo remunerato a dovere, sia chiaro. Sì, certo, leviamo di mezzo il tempo, e in filosofia se si puo’ levare di mezzo qualcosa è sempre un successo. Tuttavia, il tempo, nei fatti della vita, è un’evidenza talmente potente che nel mio resoconto, anche se resta, non mi dà particolare fastidio. C’è poi la questione del nichilismo, che però non ho afferrato fino in fondo. Il fatto che le cose finiscano puo’ essere spiacevole ma renderle tutte eterne per evitare l’inconveniente mi sembra decisamente poco riconciliabile con l’esperienza quotidiana. Non c’è un rimedio meno radicale e più conforme al BS? Per me sì, ma qui non è la sede adatta per discuterne.

LA MANIA DI TIRARE TUTTO NEL TEMPO

Ma torniamo alle virgolette di cui sopra, ES le odia a tal punto che quando non riesce a neutralizzarle portando le cose della vita fuori dal tempo cerca di portare i concetti nel tempo.

Qualcuno ricorda per esempio il problema filosofico dei futuri contingenti? Forse chi ha fatto il liceo avrà una reminiscenza, si tratta di un imbarazzante problema logico che sorge quando si considerano quelle affermazioni che predicono un evento futuro né inevitabile né impossibile. Se dico “questo post avrà una conclusione” (si notino le virgolette), posso ben considerare vera una frase del genere (leggetelo tutto e constaterete che in effetti ha una fine). Domanda: oggi questa affermazione è vera, ok, ma lo era anche ieri? Evidentemente sì. Magari io, ieri, non sapevo con esattezza che lo fosse ma lei era vera ugualmente. Ora, l’imbarazzo sta nel fatto che se l’affermazione era vera “anche ieri”, allora il semplice evento che io abbia concluso questo post non è una mia libera scelta ma qualcosa di determinato a priori. Infatti, già ieri poteva dirsi con certezza che la cosa si sarebbe verificata. ES, razionalista impunito e purissimo, non oppone resistenza e cede alla logica paradossale dei futuri contingenti: considera legittimo questo ragionamento e conclude che sì, è così, noi tutti siamo :determinati” (eterni e determinati, dunque). Ma il BS, a cui tutto questo puzza tremendamente, si oppone eccome e replica: no, io ho concluso liberamente il mio post, se solo avessi voluto non lo avrei fatto, quindi il ragionamento di cui sopra è in qualche modo fallace. In realtà, esistono buoni argomenti per sostenere le conclusioni del buon senso,  basta riabilitare l’uso delle virgolette, ovvero differenziare la frase “questo post avrà una conclusione” da fatto che questo post avrà una conclusione: la prima esiste fuori dal tempo, il secondo nel tempo. E’ chiaro che se qualcosa esiste fuori dal tempo dire che esiste oggi o esiste ieri non ha senso (i filosofi dicono che indicizzare l’eterno  è illecito), cosicché chiedersi se la frase “questo post avrà una fine” era vera IERI è una domanda senza senso poiché è privo di senso far viaggiare avanti e indietro nel tempo una frase che è sensata solo se considerata in una dimensione atemporale.

RITENTA. SARAI PIU’ FORTUNATO

Nella canonica distinzione tra intellettuali-volpe (che sanno molte cose) e intellettuali-ricci (che ne sanno una sola ma grande), ES appartiene chiaramente alla seconda categoria: ogni volta che lo leggo va a parare sempre lì! Eppure non convince mai: il suo tentativo di “tirare tutto fuori dal tempo” mi sembra uno sforzo innaturale nonché sterile, per chi non investe tutto il suo tempo a “pensare” e adora la semplicità è troppo; il suo tentativo di “tirare tutto nel tempo” mi sembra addirittura illegittimo. Direi, almeno per ora, di stare fedeli al Buon Senso, domani si vedrà.

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5 pensieri su “Emanuele Severino contro “Emanuele Severino””

  1. Il fatto è che Severino non nega la variazione del mondo, egli nega l’interpretazione nichilistica della variazione del mondo, ossia nega il divenire inteso come diventar altro (si tenga presente che non sono sperimentabili né l’annientamento né l’esistenza del libero arbitrio): per Severino il divenire è il sopraggiungere degli eterni.

  2. Proprio per questo mi chiedevo come potessero coesistere un “Socrate castano” e “un Socrate bianco”. Ovvero, sono ben consapevole che nessuna delle due esistenze venga negata, e che cio’ che viene negato è solo il fatto che si succedano una all’altra. Ovviamente, tutto cio’ ripugna al buon senso, che non a caso ha inventato le virgolette per distinguere due mondi: quello temporale e quello atemporale.

  3. Sì, per Severino tutte le fasi della nostra vita coesistono, tuttavia tale coesistenza non vuol dire simultaneità (non mi risulta che il filosofo bresciano stia negando l’esistenza di una distanza temporale tra, tanto per restare all’esempio, un Socrate castano e un Socrate bianco, anche perché l’apparire empirico segue la logica del “prima” e del “poi”).
    Il buon senso a cui lei fa appello non attesta l’annientamento del Socrate castano ma si limita a testimoniare l’assenza di un contenuto che prima era presente.

  4. Il fatto è che dissociare coesistenza e simultaneità ha delle conseguenze sull’identità: come posso essere contemporaneamente due cose diverse? Di solito è grazie al divenire che riconcilio le mie varie condizioni ma in Severino questa via viene interdetta, a mio parere in assenza di motivazioni valide.

  5. L’ontologia della necessità severiniana è già stata ampiamente confutata e messa alla berlina in un dialogo tra lui e il filosofo Alessandro Di Chiara dal titolo: oltre l’uomo e oltre dio. Si tratta di una pubblicazione che ha creato molto “prurito al mondo accademico e per ciò apprezzata solo dagli spiriti liberi…

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