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I migranti di Fahrenheit migrano ancora… (IV inbloggazione)

Perché gli intellettuali odiano il liberalismo?

Forse perché l’ idea liberale è sbagliata. Tuttavia, esistono una ventina di spiegazioni alternative.

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  1. Perchè l’ organizzazione socialista richiede una pianificazione e cio’ significa lavoro e prestigio per l’ intellettuale.
  2. Perché nelle società libere gli intellettuali sperimentano più di altri un frustrante regresso sociale, ovvero quando passano dal mondo della scuola, dove primeggiano, a quello lavorativo, dove arrancano.
  3. Perché l’ intellettuale-tipo indugia sulla dicotomia oppresso/oppressore, oppure su quella civiltà/barbarie piuttosto che su quella che oppone libertà a coercizione.
  4. Molti regimi socialismi, a cominciare da quello ipotizzato da Gramsci, richiedono egemonia culturale e quindi investimenti in cultura, il che significa centralità del lavoro intellettuale.
  5. Scuole e università sono perlopiù statali e cio’ marca indelebilmente l’ intellettuale che in quegli ambienti ha vissuto gran parte della sua vita attiva.

  6. L’ intellettuale è più soggetto alla fatal presunzione: “so ciò che è meglio per te”. E’ quindi più adatto a concepire e  istituire un comando centralizzato e paternalistico.

  7. E’ vero che gli intellettuali in generale pendono a sinistra ma se restringiamo la cerchia agli intellettuali specifici che si occupano di politica, questo non è più vero.

  8. In una società di mercato innovativa la produttività intellettuale e artistica non tiene il passo con quella media degli altri servizi, il che, peggiorando la condizione relativa degli operatori culturali, alimenta il loro risentimento.

  9. La “tradizione” non fa notizia quanto la “rivoluzione“, e il narcisismo dell’ intellettuale lo orienta verso la seconda opzione.

  10. Per aggirare la semplice “smentita dei fatti” occorre una nutrita batteria di teste d’ uovo.

  11. Poiché il mestiere dell’ intellettuale consiste essenzialmente nella critica, è normale che tale critica si eserciti sul sistema vigente.

  12. Intelligenza e autoinganno sono correlate: le persone più intelligenti sono anche le più soggette a “overconfidence bias” e questo spiega la sicumera con cui ci si avventura in discipline che non si conoscono a fondo. Il classico “intellettuale di sinistra” spesso s’ incarna in un sociologo che fa una “critica all’ economia” o in uno psicologo che si occupa di politica, oppure in uno scienziato che opina in materia di diritto costituzionale. E lascio perdere attori e cantanti.

  13. I conservatori sono più interessati al denaro e, quindi, si dedicano a professioni più lucrose. Difficile che investano nella carriera intellettuale.

  14. Presso gli intellettuali si è formato un “nucleo duro” orientato a sinistra, un giovane conservatore che pensi ad una carriera in quell’ ambito ragiona così: “perché sgobbare e fare la gavetta per poi avere accesso ad un ambiente ostile?”.

  15. L’ intellettuale medio non pensa da economista e fraintende il concetto di egoismo: lo concepisce in termini psicologici anziché metodologici.

  16. L’ intellettuale tipo puo’ essere definito dalla psicologia evolutiva come nomade poiché il suo bene più prezioso (l’idea) è facilmente trasportabile. E’ quindi plausibile che possieda un animo arcaico, tipico dell’ antenato cacciatore/raccoglitore, poco ancorato alla proprietà privata e all’ individualismo moderno.

  17. Guardiamo a come si correlano “professioni” e “ideologia”: chi fa mestieri dove il livellamento è elevato tende a destra mentre che fa un mestiere in cui il successo arride a pochi tende a sinistra. Ma quest’ ultimo è proprio il campo in cui opera l’ intellettuale: poche superstar e molti scribacchini.

  18. L’ università, ovvero il brodo di cultura dell’ intellettuale, è un’ istituzione che nasce elevando lo status delle famiglie borghesi, le quali, per affrontare il complesso d’ inferiorità rispetto all’ aristocrazia dell’ epoca, cominciano ad emularne il disprezzo per il denaro e i commerci.

  19. L’ artista è fondamentalmente un inetto nella vita comune; si occupa dell’ inutile e, forse perché frustrato, odia istericamente l’ “utile” e il pragmatico. Da Mann a Svevo, la galleria degli “inetti” con velleità artistiche è notevole.

  20. Le università sono istituzioni in cui si tramanda il sapere ma anche, e forse soprattutto, palestre dove far mostra dei propri “muscoli”, o meglio, della propria capacità teorizzatrice. Per questo l’ intellettuale muscoloso/vanitoso non puo’ accettare il liberalismo fondato su un insipido senso comune, deve rimpiazzarlo con teorie più cervellotiche. Esempio tipico: il 1968. Poiché era impossibile negare le maggiori libertà del capitalismo rispetto a quelle del socialismo sovietico, si cominciò a sostenere che si trattava solo di libertà illusorie; ecco allora che la scuola di Francoforte – particolarmente cervellotica – conobbe il suo momento d’ oro specializzandosi in questo genere di salti mortali.

  21. La militanza produce distorsioni cognitive e tra gli intellettuali i militanti sono sovra-rappresentati. Spesso la prima presa di posizione è meramente emotiva, dopodiché si razionalizza (in modo anche geniale) senza potere/volere più tornare indietro. Ebbene, l’ idea socialista è, dal punto di vista emotivo, più seduttiva rispetto a quella liberale, il socialismo utopico è glamour, ha maggiore presa ideale rispetto al prosaico realismo dei valori liberali.

p.s. bibliografia da richiedere in separata sede.

Una risposta a “Perché gli intellettuali odiano il liberalismo?

  1. Pingback:Il trionfo dello statalismo è inevitabile | fahreunblog

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