Vale di più una sinfonia di Beethoven o dieci canzoni dei Beatles?

Ardua domanda, tralasciamo la risposta finale per concentrarci sul metodo più adeguato da seguire per giungervi.

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Urge analogia: quanto vale una tratta da 100 euro?

La tratta ha un valore potenziale, una probabilità d’incasso (che dipende da chi è il nostro debitore)   e un valore reale.

Poniamo che il debitore sia Wanna Marchi e la  probabilità d’incasso sia solo del 20%.

Il valore potenziale della tratta è 100 ma quello reale è 20.

Cerchiamo ora di identificare questi tre valori nel caso che ci interessa.

Per farlo immaginiamo che esista l’ascoltatore onnisciente, una figura immaginaria ma facilmente concepibile. Un tale che conosce tutto di tutto e ha fatto tutte le esperienze passate e futuribili che un uomo può fare.

Costui potrebbe dirci che il pacchetto di canzoni beatlesiane vale 50 e la sinfonia vale 80.

Ora sappiamo la bellezza potenziale delle opere ma qual è la loro bellezza reale?

Bisogna stabilire una “percentuale di realizzazione” e questa dipende necessariamente dal pubblico del momento in cui avviene la valutazione e dai condizionamenti storico-sociologici che riceve dall’ambiente in cui è immerso.

Nel nostro periodo storico ipotizziamo che la “percentuale di realizzazione” del pacchetto di canzoni sia 80% mentre quella della sinfonia sia  50%.

Se ne deduce che la bellezza reale delle canzoni uguaglia quella della sinfonia, entrambe le opere possiedono una bellezza reale pari a 40.

Sia le canzoni dei Beatles che la sinfonia di Beethoven (qui ed ora) liberano la stessa bellezza.

Questa conclusione tiene conto sia di elementi oggettivi (la bellezza potenziale) che da elementi soggettivi (il pubblico).

Come aumentare la bellezza presente sulla terra?

Qualcuno preferisce agire socialmente: plasmiamo la mente del pubblico in modo da alzare la % di di realizzazione delle musiche a più alto potenziale. Altri preferiscono agire artisticamente: realizziamo nuovi prodotti con la bellezza reale più elevata possibile.

Il secondo approccio è quello tipico delle società commerciali (dove la domanda comanda e l’offerta si adegua). E’ anche il mio preferito: la manipolabilità delle menti mi lascia sempre scettico, anche quando raggiunge qualche risultato parziale o si nasconde dietro parole più rispettabili come “educazione” o “istruzione”.

P.S. nel mio resoconto do per scontate alcune cose ma in particolare una premessa problematica che non tutti accettano: la bellezza non è una proprietà dell’oggetto artistico ma un’esperienza interiore di chi fruisce dell’opera.

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